Cina amica, anzi no: quelle strategie contraddittorie dei big UE dell’auto

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Cinesi sì, anzi no. Diamogli addosso, però non possiamo farceli nemici. Eppure… Tra i top manager dei gruppi europei dell’auto dominano nervosismo e confusione. Da una parte, i capi azienda di Renault e Stellantis, viste le recenti dichiarazioni di Luca De Meo, a capo dell’ex Régie e anche di ACEA, ma anche di Carlos Tavares (Stellantis), si sottolinea l’importanza di stringere accordi con i big cinesi per poter affrontare nel modo migliore una transizione verso l’elettrico sempre più onerosa nonché oggetto di critiche, perplessità e retromarce. Stellantis progetta pure di portare in Italia, a Mirafiori (e sarebbe un vero toccasana per lo stabilimento), la produzione di vetture elettriche del partner cinese LeapMotor.

 

Dall’altra parte, però, come riportato dall’agenzia “Bloomberg”, riferendosi ad alcune affermazioni di De Meo, pensano (insieme anche a Volkswagen) di arrivare a un maxi accordo, paragonato a quello che ha dato origine al colosso dei cieli Airbus, proprio per contrastare l’avanzata dei costruttori di Pechino. In pieno contrasto, dunque, con la strategia forzata del “volemose bene”. Delle due, l’una.

 

E loro? I cinesi? In questa situazione ci sguazzano e ne approfittano per assimilare sempre più know how dalle Case occidentali, soprattutto nel campo dei motori endotermici, così da chiudere il cerchio. Bravi e più che mai competitivi nell’elettrico, pronti a sferrare l’attacco anche in quella che è sempre stata il punto di forza europeo: la tecnologia legata ai motori tradizionali. E questo grazie a loro (i super manager) sempre più in difficoltà e restii ad ammettere di aver sottovalutato i risvolti negativi che certe decisioni affrettate avrebbero preso. 

 

Ed eccoci ora alla resa dei conti e al caos completo, viste anche le imminenti elezioni in Europa e negli Stati Uniti. In mezzo a tutto questo c’è un mercato sempre più indeciso e farbitro vero di tutta questa situazione, un parco circolante (quello italiano soprattutto) che si distingue per vetustà e tanti lavoratori che temono per il proprio posto.

Auto e voto UE alle porte: il festival dei passi indietro è cominciato

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Si avvicinano – finalmente – le elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento. E quello che mi lascia senza parole è l’atteggiamento dei vertici della Commissione UE, da una parte, e di alcuni gruppi automobilistici, dall’altra. Partiamo dai primi: è bastato che 1.300 trattori sfilassero a Bruxelles, per non parlare delle manifestazioni di protesta degli agricoltori in tutta Europa, per indurre la presidente Ursula von del Leyen a fare retromarcia e ritirare la proposta di regolamento sui pesticidi.

 

Il voto è alle porte e anche i fautori di un “Green Deal” chiaramente dannoso per l’economia del Continente e pieno di contraddizioni, visto il vento ormai fortemente contrario, fanno ammenda sulle decisioni prese temendo la non rielezione. Una vera figuraccia perché se veramente l’Autorità ritiene giusto quello che ha deciso di normare, piuttosto che ritirare il provvedimento, dovrebbe restare nelle sue convinzioni e, vista la sconfitta, togliere il disturbo. Invece, il potere della poltrona prevale sempre.

 

Ma anche i grandi capi del settore auto, rei di aver sottovalutato i problemi che sarebbero insorti una volta dato il via libera al “tutto elettrico” dal 2035, ogni giorno che passa manifestano non pochi imbarazzi e malumori. I risultati delle elezioni in Europa e negli Stati Uniti, quest’anno a distanza di pochi mesi, potrebbero segnare, in caso di cambiamento dei rispettivi scenari politici, una revisione generale e improntata sul pragmatismo di quanto era stato affrettatamente deliberato.

 

E parliamo di top manager che guadagnano montagne di soldi e sulle cui spalle ci sono i destini di milioni di famiglie. Fino a poco tempo fa facevano la voce grossa, rimproverando alla politica UE di decidere le strategie industriali per conto delle aziende, invece di limitarsi a indirizzare il settore verso gli obiettivi da raggiungere, in questo caso legati alla decarbonizzazione.

 

Da un po’, invece, sono proprio loro – i top manager – a voler imporre l’auto elettrica, annunciando pericolosamente (per loro) la produzione di soli veicoli a batteria addirittura prima della fine del quinquennio. Auguri.

 

Ma se sono veramente convinti di questo passo, dovranno mantenere fede ai loro propositi, e non, come è già accaduto, affiancare frettolosamente alla mancata “regina” elettrica anche versioni ibride e a benzina, assumendosi così tutte le responsabilità del possibile flop. I concorrenti cinesi, in questa situazione, fanno e faranno solo festa.

 

Quattro domande al ministro Valditara: educazione stradale, crediti per la patente, social…

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Educazione stradale, comportamenti e rispetto, utilizzo negativo dei social. Il tutto legato a più consapevolezza e più sicurezza per sé e per gli altri. Abbiamo chiesto a Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, che abbiamo incontrato durante l’evento annuale del quotidiano “il Giornale” dedicato ai lettori, che si è svolto ad Abano Terme, di rispondere ad alcune domande su questi temi di estrema attualità.

 

MInistro Valditara, l’educazione stradale entrerà come materia nelle scuole?

“L’educazione stradale l’abbiamo inserita all’interno dell’educazione civica, introducendo anche un’innovazione molto importante: chi frequenta questi corsi e li frequenta con impegno avrà dei crediti per la patente. I ragazzi, inoltre, potranno portare agli altri giovani le loro testimonianze, il tutto indirizzato al rispetto delle regole”.

 

Già, il rispetto delle regole e degli insegnanti…

“Per me è fondamentale introdurre nelle scuole la cultura del rispetto verso le persone e, più in generale, delle regole. Ridare, insomma, autorevolezza ai docenti e ripristinare all’interno della nostra  scuola e della nostra società il concetto dell’autorità democratica e legittima che va rispettata”.

 

Il rapporto tra i giovani e i social, gli stessi che portano addirittura a sfidare la morte anche alla guida di automobili…

“Purtroppo, spesso i social hanno l’effetto di lasciare libero campo alle pulsioni di aggressività, di odio e di violenza. La scuola deve educare attraverso il rispetto di una persona che passa anche per un uso maturo ed equilibrato dei social”.

 

Ministro Valditara, nei suoi piani c’è anche il coinvolgimento educativo delle famiglie…

“Credo molto in una grande alleanza tra famiglia e scuola, con la possibilità di coinvolgere le famiglie stesse nel percorso scolastico dei figli. Quando sono stato a Napoli, in una scuola, ho visto una trentina di mamme. Cosa facevano? Stavano imparando l’informatica per poter poi insegnare ai figli. Una bellissima cosa”.

Ministro Giuseppe Valditara e Pierluigi Bonora-Foto archivio Forumautomotive 2024

Addio Piero: il giornalista gentiluomo amato da tutti

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Piero Evangelisti ci ha lasciati. Un grande amico, un grande giornalista, un grande comunicatore e soprattutto un grande uomo, un fantastico papà e nonno. Da tempo era malato, ma con coraggio aveva affrontato il destino, sottoponendosi alle terapie e mascherando con il solito spirito i tanti disagi e sofferenze che lo affliggevano. Con Piero sono stato legato da una sincera amicizia fin dai tempi in cui dirigeva la comunicazione di Volvo Italia, poi quando è diventato collaboratore di punta e firma autorevole delle pagine Motori de “il Giornale”.

 

Era stato l’allora direttore dei Servizi speciali del quotidiano, Luigi Cucchi, a volerlo nella squadra. Mi ricordo ancora quel giorno: “Da oggi Evangelisti collabora con noi, mi raccomando… “, mi disse. Da allora, erano gli anni ’90, non so quanti pezzi ha scritto. È stato il mio punto di riferimento, viste le conoscenze nel settore, la sua esperienza, i consigli, l’ottimo inglese che parlava e l’umiltà che lo ha sempre contraddistinto. Proprio come suo papà Athos, pure giornalista e inviato della “Gazzetta dello Sport”, uno dei “Grandi Vecchi” che mi hanno fatto crescere professionalmente. E poi sua mamma che, ironia della sorte, si chiamava Bonora, il cagnolino Texas…

Telefonavo a Piero almeno una volta alla settimana per sapere come andava e fare quattro chiacchiere. E lui, seppure con la voce provata, sempre festoso e pronto, nel caso, a rendersi utile. I suoi articoli erano sempre perfetti in tutto e per tutto. E la bravura di Piero è stata quella di adattarsi ai nuovi tempi, senza mai tradire i fondamentali della professione. Finché ha potuto non ha mai fatto mancare il suo prezioso apporto a #FORUMAutoMotive.


Ci siamo incontrati, dopo tanto tempo, lo scorso ottobre nella sua Bologna in occasione del Salone Auto e Moto d’Epoca. Con la sua macchina era venuto a prendermi alla stazione. Ci siamo abbracciati e siamo stati insieme mezza giornata. Mi ha accompagnato in albergo, abbiamo preso un caffè, mi ha fatto vedere la casa del figlio Edoardo, parlando del nipotino in arrivo che purtroppo non riuscira’ a vedere, quindi di Arianna, pure giornalista, e dell’amata Anna. Era felice e orgoglioso.

Ci siamo salutati dopo una lunga chiacchierata, davanti alla Fiera, ricordando i bei tempi del Motor Show. Avrebbe voluto rimanere, ma era stanco. Da allora ci siamo sentiti ancora per telefono fino a Natale. Poi uno strano silenzio, non da lui.

 

Di qualche giorno fa la telefonata di Arianna: “Papa’ è alla fine…”. Oggi il messaggio che non avrei mai voluto leggere: “Papà non c’è più…”.  Come ricordo, oltre alla foto di Piero, allego la pagina Motori de “il Giornale” del 20 settembre 2023, con il suo suo ultimo pezzo, sempre scritto magistralmente. Addio Peter, grazie di tutto. Da te una lezione di vita e di vera amicizia. Un abbraccio forte ad Arianna, Anna ed Edoardo.

Intelligenza artificiale: a rischio la sicurezza, anche stradale

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Faccio una confessione a cuore aperto: l’Intelligenza Artificiale, di cui si parla tantissimo da un po’ di tempo, mi mette ansia. Mi fa paura. La tv ci mostra come questa “AI” può essere manipolata facilmente, traendo in inganno l’opinione pubblica anche attraverso i social. Ascoltiamo e soprattutto vediamo personaggi appartenenti alla politica, all’industria, al mondo dello spettacolo dire cose che non corrispondono alla realtà. Sono loro che parlano, il labiale corrisponde alle parole pronunciate, ma nella realtà è tutto finto e opera di una regia occulta. Basta un fraintendimento, una sovrapposizione, a questo punto, per scatenare il finimondo.

 

Guardiamo al settore automotive, per restare nei nostri argomenti, sempre più esageratamente proiettato in visioni quasi fantascientifiche. E se la manipolazione, come è già avvenuto con gli hacker per i sistemi di assistenza alla guida, facesse un ulteriore balzo in avanti? Non oso pensare alle conseguenze.

 

E lo stesso vale per il sistema dei trasporti pubblici, aerei, navali e ferroviari. Insomma, si corra rapidamente ai ripari. Qui si rischia tantissimo. E non solo, come afferma giustamente il premier Giorgia Meloni, per quanto riguarda l’occupazione con la persona umana messa definitivamente all’angolo.

 

La questione sta diventando un vero caso di sicurezza, anche stradale. Pensiamo ai pericoli derivanti da false comunicazioni e veicoli resi ingovernabili. Insomma, occorrono un quadro di regole per fare in modo che questa “AI” sia ben governata, sicura e tracciabile. Ma era proprio necessario arrivare a questo punto?

#FORUMAutoMotive: sarà un 2024 tosto. E noi sempre spina nel fianco

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Eccoci di nuovo con voi, carissimi e affezionati amici. Non siamo scappati, né abbiamo deposto le armi (giornalistiche, si intende). Ci mancherebbe altro. Nel periodo di “assenza” abbiamo dato una sistematina al magazine online, delegando ai social in cui #FORUMAutoMotive è presente, di far sentire la nostra voce.

Eccoci di nuovo, dunque. E, innanzitutto, buon anno a tutti. Il 2024 si preannuncia tosto per tante cose. In giugno le elezioni per il rinnovo del Parlamento UE indicheranno la strada che il mondo della mobilità dovrà imboccare: ci si aspettano novità nella direzione del pragmatismo in caso di svolta politica dalle elezioni.

Ma la battaglia si preannuncia dura: le lobby ambientaliste e di interessi vari difficilmente accetteranno di vedere crollare il loro castello ideologico che, sino ad alcuni mesi fa, sembrava solidissimo. Quelli del “tutto elettrico e basta” stanno sicuramente approntando una controffensiva spalleggiati dai loro amici “eco-talebani” di Bruxelles.

Eppure, quello che si cerca di far passare non è altro che il concetto di scelta democratica tra le varie soluzioni green disponibili, opzione elettrica ovviamente inclusa.

Ma anche il risultato delle elezioni negli Stati Uniti del prossimo novembre per il nuovo inquilino della Casa Bianca avranno un impatto su tutto questo. Quindi, le guerre in Ucraina e in Medio Oriente e le continue ripercussioni sul resto del mondo e in ambito energetico.

Il 2024, inoltre, dovrebbe segnare la fase di maggior attacco commerciale all’industria dell’auto europea da parte dei big cinesi. Lo sbarco del colosso BYD in Ungheria con un grande polo produttivo di auto elettriche e ibride plug-in, ma anche di batterie, rappresenta il primo esempio concreto. E da non sottovalutare.

Da vedere, poi, se funzionerà la strategia relativa agli ecobonus messa a punto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Il tutto dovrebbe partire in febbraio. Come risponderà il mercato italiano? L’auto elettrica forzatamente super incentivata sarà oggetto di interesse?

Insomma, come dicevo, il 2024 si presenta con tanti punti di domanda. E noi di #FORUMAutoMotive, come da tradizione, parteciperemo al dibattito e diremo la nostra. Gli scenari, per ora, hanno sempre dato ragione alla nostra visione “controcorrente”. Buon anno a tutti.

Ginevra sarà un Salone “cinese”: altro regalo e perdita di contatto con la realtà per i big europei

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Al ritrovato, dopo 4 anni, Salone internazionale dell’auto di Ginevra, in programma dal 28 febbraio al 3 marzo 2024, a tenere alta la bandiera europea (e francese) del settore sarà principalmente il gruppo Renault guidato dall’italiano Luca De Meo. E gli altri? In buona parte (Stellantis, Volkswagen Audi, Volvo, Bmw, Mercedes-Benz e Ferrari) hanno dato forfait. Un’occasione d’oro per i big cinesi che, a questo punto, saranno i protagonisti assoluti della rassegna che, tra l’altro, vede snobbato anche il suo 100° anniversario.

 

Già ora l’organizzazione del Salone fa sapere che oltre il 70% delle adesioni è arrivato proprio dai colossi cinesi che, a quel punto, monopolizzeranno l’intera kermesse. In qualità di presidente di Acea, l’Associazione dei costruttori europei di veicoli, sarà interessante conoscere il pensiero di Luca De Meo sulla «cinesizzazione» anche di quello che, fino all’annullamento forzato nel 2020 a causa della pandemia e gli stop delle edizioni successive, era considerato il più importante e irrinunciabile Salone dell’auto nel mondo.

 

Prove generali di «cinesizzazione» dei Saloni sono già avvenute con successo quest’anno, a Monaco di Baviera, in occasione dell’Exo dedicata alla mobilità, a Monaco di Baviera, e alla lussuosa kermesse di Doha, in Qatar, la cui organizzazione ha stabilito un asse con Ginevra. In Baviera, inoltre, per la prima volta fuori dai confini nazionali, le varie associazioni cinesi hanno organizzato il loro congresso su transizione ecologica e tecnologie automotive. Un segnale di forza, ma anche di sfida.

Porte spalancate in Europa anche per i Saloni, dunque. in particolare quello di Ginevra dove i top manager dei gruppi mondiali illustravano strategie e lanciavano dagli stand le anteprime. Il testimone passa ai concorrenti cinesi (e vietnamiti) che porteranno al Palexpo ginevrino le loro novità elettriche, ma anche anche con quelle equipaggiate con motori endotermici, gli stessi che da sempre rappresentano il fiore all’occhiello dell’industria europea.

 

Indubbiamente sono stati bravi ad attingere il meglio del know how occidentale, grazie agli accordi con i costruttori europei) e chiamare, lautamente retribuiti, i migliori stilisti, soprattutto italiani, a disegnare i modelli attuali e futuri. Ignorare una rassegna centrale per l’Europa come quella di Ginevra per snobismo, campanilismo o per risparmiare significa allontanarsi ulteriormente dalla realtà e soprattutto dalla gente comune, la stessa che avrà modo di apprezzare i modelli asiatici, non solo elettrici, soprattutto nei prezzi.

“Report” fa come San Tommaso: altro che tutta “green” l’auto elettrica

L'editoriale di Pierluigi Bonora

L’Italia resta sempre il fanalino di coda nella vendita di veicoli con la sola spina. L’auto elettrica non convince e non è solo a causa degli ecobonus mal distribuiti. Infatti, fondi residui e consistenti restano da mesi ancora inutilizzati. Listini elevati a parte, questo tipo di mobilità risulta poco gradito agli italiani in quanto forzato e, sin dall’inizio, sponsorizzato da messaggi tutti “green”, sia politici sia da lobby varie sia da parte industriale. Che continuano imperterriti, ricorrendo anche a influencer pagate profumatamente per zittire chi osa pensarla diversamente. Ma come si permette? “Green” a parole, ma non nei fatti. Lo si sostiene da tempo, ma come San Tommaso, l’apostolo dell’incredulità insegna, occorre toccare con mano e verificare le cose con i propri occhi. Proprio come hanno fatto i bravi inviati di “Report”, trasmissione andata in onda domenica 19 novembre su Rai 3.

Una testimonianza che lascia una profonda piaga e deve far riflettere dopo le tante ipocrisie di cui siamo tutti i giorni alle prese tra dichiarazioni da ogni dove, spot tv e fake news di fake news.

Argomento del lungo e dettagliato servizio: dove e come sono estratte le materie prime indispensabili per le batterie e, soprattutto, i gravi problemi ambientali e sociali che ne derivano. “Deforestazione, centrali a carbone, interi villaggi sgomberati con la forza, scarti chimici nelle acque, schiavi bambini, fauna e flora devastate e incidenti mortali rappresentano il prezzo nascosto dell’automobile elettrica. Se la transizione avverrà senza tenere in conto i costi umani e ambientali, rischia di essere solo una tinta di verde che copre ogni sorta di abusi“, spiega la nota Rai a commento del programma.

Gli autori del programma si sono concentrati soprattutto sulla filiera del nichel. È stata così documentata la sua estrazione in Indonesia con i gravi impatti sui diritti umani, la salute e l’ambiente circostante, in particolare l’acqua del mare più calda e melmosa, senza più coralli e che si presenta di colore marrone. Intanto, anche in Germania crescono polemiche e timori per la presenza della fabbrica di Tesla.

Il servizio è adesso al centro di accese discussioni sui social tra chi denuncia l’altra faccia della transizione «green», imposta dalla Commissione Ue, e chi difende la scelta della «scossa», mettendo sull’altro piatto della bilancia i danni causati dal fossile, per altro mai negati e più volte venuti drammaticamente alla ribalta.

Il servizio di “Report” ha fatto innervosire non poco i “tutto elettrico” che, in evidente difficoltà anche alla luce dei nuovi scenari politici a Bruxelles, definiscono come “boiate” tutto quanto va contro il loro dogma. Dovrebbero, a questo punto, fare come San Tommaso e vivere una giornata in miniera, dormire in una baracca insieme agli altri operai, lavarsi nel mare marrone e poi rendicontare il tutto, magari con un certo affanno respiratorio.

La situazione è palesemente sotto gli occhi di tutti. A prevalere dev’essere la ragione, che non vuol dire solo fossile e stop o solo elettrico e stop. Ma chiarezza e trasparenza, si dica basta allo sfruttamento delle persone e alle imposizioni dettate da fini che, di giorno in giorno, si rivelano tutt’altro che nobili, rischiando di far franare l’economia e nuocere paradossalmente proprio alle persone e all’ambiente, come “Report” ha denunciato con i fatti, in tutta la loro gravità e drammaticità. Che non sono semplici “boiate”.

Giovani, educazione e sicurezza stradale: i genitori tornino a fare i genitori

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Tornare a parlarsi fa bene anche alla sicurezza stradale. E questo soprattutto in famiglia. Troppo spesso si vedono in giro genitori e figli, magari seduti al tavolo di un bar, impegnati a guardare lo smartphone: non una parola. E se è così al bar, durante un momento di ricreazione, chissà cosa accade tra le mura domestiche.

Bisogna assolutamente tornare a parlarsi e, soprattutto, che i genitori tornino a fare i genitori con l’insegnamento ai figli di come ci si deve comportare una volta fuori casa, tra la gente e con gli amici. E invece no: tutto questo è venuto meno. I social, ormai, fungono sempre più spesso da papà e mamma. E i risultati si toccano con mano tutti i giorni, anche drammaticamente.

Lo smartphone e i sociali non si potranno mai sostituire alla famiglia e alla scuola, che pure deve tornare a essere quella di una volta: insegnare l’educazione civica e il rispetto, insieme alle altre materie.

L’esempio di come si deve attraversare la strada, viaggiare in bicicletta e anche in monopattino deve arrivare dall’alto, nel pieno rispetto del Codice della strada e soprattutto del buon senso.

E guai a giustificare alla stregua di bravata – come è accaduto – la guida di un veicolo alla pari quella di un autoscontro. Sfidare la morte per il semplice desiderio di apparire sui social non è concepibile. Atti del genere andrebbero puniti con la massima severità, anche aprendo un’indagine a monte, allo scopo di verificare perché un giovane arriva a quel punto.

Qualche giorno fa nella palestra che frequento mi sono complimentato personalmente con un papà di 38 anni. Con lui c’era il figlio tredicenne. Li ho visti entrambi cimentarsi nei vari esercizi, senza alcun smartphone o cuffietta di rito. Solo parole, sorrisi e fatica fisica. Se la scena, un esempio di vita più normale che mai, mi ha colpito, vuol proprio dire che siamo messi male.

Ideologia UE scardinata: nulla è impossibile, basta far valere la ragione

L'editoriale di Pierluigi Bonora

È incredibile come uno scenario, giudicato fino a poco tempo fa blindato, possa invece essere scardinato e cambiare in poco tempo. E’ successo per il dogma del “tutto elettrico” a partire dal 2035, con la successiva apertura ai carburanti sintetici, prima, e ai biocarburanti poi. E, buon ultima, anche l’assurdità dell’Euro 7, come impostata inizialmente, è stata ribaltata.

 

Colpi di bacchetta magica? No, solo la volontà di far valere il buon senso e di guardare al bene dell’industria automotive europea, dei suoi occupati con le rispettive famiglie. In parole povere, chi ha governato l’Italia negli ultimi anni si è subito arreso al diktat ideologico di Bruxelles.

 

È vero che c’è stata la pandemia con tutte le conseguenze traumatiche e drammatiche che ha cambiato le priorità. Purtroppo, però, c’è chi ne ha approfittato per preparare la trappola “pseudo-green” in cui, alla fine, sono caduti tutti senza battere ciglio, attratti dalla visione di un mondo impossibile da realizzare.

 

La guerra in Ucraina, la crisi energetica e delle materie prime, i forti sbilanciamenti dei già fragili equilibri politico-economici e l’inflazione alla stelle, hanno fatto il resto. Il settore automotive ha imboccato la via imposta de Bruxelles senza pensare ai possibili ostacoli che, inevitabilmente, si sarebbero trovati di fronte. E gli stessi Governi, Italia compresa, hanno fatto altrettanto con i risultati che ora tocchiamo con mano.

 

La concorrenza cinese si rafforza proprio sul territorio europeo in virtù di un singolare lasciapassare non contraccambiato (i dazi) e l’automobile, da mezzo di libertà e movimenti per tutti, sta diventando sempre più un lusso con il risultato che le famiglie si tengono ben stretto il veicolo anche di 10 anni perché non ci sono i soldi per cambiarlo.

 

Ma ora, sentendo aria di bocciatuta alle urne al elezioni europee del 2024, è suonata la sirene di allarme. E chi ha fatto spallucce fino a ieri si è accorto del grossimo problema che ha contribuito a creare.

 

Ecco, allora, i nuovi importanti e tangibili segnali di cedimento dell’impalcatura ideologica messa in piedi dalla Commissione UE sullo spinoso problema della eco-mobilità. E qui parliamo del nuovo regolamento sullo standard Euro 7. L’Italia del Governo Meloni ha fatto la voce grossa e la linea impostata è stata seguita da altri Paesi, Francia compresa.

 

È la chiara dimostrazione che bastava svegliarsi prima e che nulla è impossibile. Ma, forse, è stato più opportuno lasciare suonare a vuoto la sveglia. Qualcuno, però, una volta ristabili gli equilibri, dovrà pagare il conto.