UE, cambio di passo: ecco quello che può succedere

UE, cambio di passo: ecco quello che può succedere

La nuova Unione europea sarà presto all’opera. Tanti i fatti nuovi, tra lo sgretolamento dell’asse franco-tedesco che ha sempre dettato legge, il forte ridimensionamento della componente verde e l’avanzata della Destra. In l’Italia cresce il partito del premier Giorgia Meloni e si conferma la coalizione al governo, in Francia il presidente Emmanuel Macron viene “doppiato” da Marine Le Pen, mentre perde quota anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

 

Riconferma del PPE, la cosiddetta “maggioranza Ursula”, che però dovrà confrontarsi con uno scenario completamente rivoluzionato. E assisteremo anche a una prova della verità viste le recenti dichiarazioni di apertura di Ursula von der Leyen in tema di neutralità tecnologica per il settore automotive, mentre il presidente dello stesso Partito popolare europeo, Manfred Weber, nel dicembre 2023 aveva affermato che “se vinciamo le elezioni niente sto dal 2035 ai motori termici”. 

 

Ora non resta che tener fede a queste dichiarazioni, ancor di più alla luce dei nuovi equilibri politici europei. Ci sarà battaglia, ma alla fine la ragione prevarrà. Decisivo sarà il 2025, una volta costituiti e operativi al 100 per 100 i nuovi organismi UE.

 

E adesso come reagiranno le Case automobilistiche, cosa dirà ACEA, l’associazione europea che le rappresenta?

 

E i dazi per frenare l’invasione di auto elettriche dalla Cina? Saranno confermati, rimodulati? E i tanto sbandierati 250 miliardi di investimenti sull’elettrico da parte dei costruttori?

 

È certo che a Bruxelles ci sarà una riconsiderazione generale sul “Green Deal” e che le sorprese non mancheranno. Come non mancheranno possibili riassetti ai vertici dei gruppi automobilistici. In questo caso fari puntati su Parigi e soprattutto su Renault, di cui lo Stato francese è azionista con il 15%, in particolare sul “macroniano” Luca De Meo. Del resto, è la legge della politica.

 

Addio Ginevra: che errore perdere il Salone, ecco perché

UE, cambio di passo: ecco quello che può succedere

Un vero peccato che il mondo automotive abbia lasciato morire il Salone dell’Auto di Ginevra. È indubbiamente una perdita gravissima, soprattutto nel momento in cui a regnare sono incertezze, speculazioni, confusione e strategie miliardarie decise dai costruttori che più il tempo passa più si rivelano lacunose e affrettate.

 
L’organizzazione della rassegna – che fino a prima del Covid-19, nonostante i segnali di declino (e qui i responsabili non hanno saputo o non hanno voluto, per superficialità, ritoccare il format), è stata sempre considerata la più importante a livello internazionale – hanno dato la colpa anche ai nuovi eventi di Parigi e Monaco di Baviera, che vedono i gruppi automotive locali impegnati in prima persona, mentre a Ginevra solo Renault ha presentato l’offerta occidentale. E non è bastata l’adesione di alcuni gruppi asiatici  e carrozzieri.
 
E così il Salone dell’Auto di Ginevra ha esalato l’ultimo respiro subito dopo aver spento la candelina dell’edizione numero 100. Peccato, veramente. Resta viva la manifestazione in Qatar, organizzata sempre dagli svizzeri, ma il Qatar è un altro mondo e i temi portanti di quel ricchissimo Paese non coincidono con quelli europei.
 
Peccato, dicevo, perché il Salone di Ginevra, svolgendosi in campo neutro – la Svizzera – avrebbe potuto ancora di più essere il vero e interessante terreno di confronto tra due mondi, quello occidentale e quello asiatico (leggasi ora cinese), riproponendo in chiave attuale i passati “duelli” tra europei, americani, giapponesi e coreani.
 
Quello di Ginevra, sarebbe potuto essere un grande Salone “diffuso” tra Palexpo e il magnifico Lungolago della città, con dibattiti, esposizioni e confronti sulla mobilità e i suoi cambiamenti. Le elezioni UE di giugno e quelle USA di novembre avrebbero dovuto essere al centro dell’evento svoltosi a inizio 2024, mettendo di fronte i vari schieramenti e facendo incontrare pubblicamente i capi delle aziende automotive sui temi scottanti: green, digital, sicurezza e intelligenza artificiale. Per noi giornalisti sarebbe stata la manna, come è sempre stato il Salone elvetico negli anni d’oro, quando permetteva al mondo dell’informazione (quella vera) di interagire di persona con presidenti e amministratori delegati.
 
L’organizzazione del Salone di Ginevra avrà le sue colpe, ma ritengo gravissima la decisione della maggioranza delle Case europee di aver snobbato l’evento, affondandolo definitivamente. Una mossa, inoltre, offensiva anche per il mercato, quei consumatori fino a ora lasciati in disparte sia dalle scelte politiche di questa UE sia dagli stessi costruttori che solo ora si sono accorti che le strategie vanno fatte considerando chi tiene vivo il business – gli automobilisti – e non demagogie e ideologie.
 
E così il recente Auto Show di Pechino ha fatto il pieno, spostando ancora di più a Oriente il peso del settore automotive. Sarebbe bastato poco per dare uno scossone forte: puntare ancora su Ginevra in massa, lanciando in questo modo un forte segnale di avvertimento ai concorrenti asiatici, affrontandoli di petto in casa nostra. Certi fondamentali, non devono essere persi di vista. 

#FORUMAutoMotive e scenari che cambiano: noi, da 5 anni con la barra sempre dritta

UE, cambio di passo: ecco quello che può succedere

Il pragmatismo e la costante attenzione alla realtà dei fatti, senza mai farsi ingannare da mode e speculazioni, con la conseguenza di passare per bastian contrario (annessi e connessi), sta premiando #FORUMAutoMotive. Sin dall’inizio della nostra missione, quello di andare “controcorrente” ed essere una voce “fuori dal coro”, è stato il vero nostro punto di forza e di differenziazione con le altre iniziative sui temi automotive.

Personalmente, provo un profondo disagio, per non dire di peggio, quando vedo che istituzioni importanti si fanno condizionare da movimenti politici, lobbistici o essere manovrate da poteri forti, senza rendersi conto che certe decisioni, fatte passare per vitali e a senso unico, raggiungono solo certi scopi, utili ad altri, e non fanno altro che danneggiare il frutto del lavoro di anni e anni di un Continente, il nostro.

Guardando all’automotive e riconoscendo che i problemi ambientali ci sono e vanno contrastati, quello che è accaduto riguarda un fatto ineluttabile che, per i diretti interessati, fa esclamare che la missione è andata a buon fine. Significa che i temi ambientali sono stati trasformati in un grande business. C’è, infatti, chi si arricchisce, chi ne fa una modo per crescere politicamente e conquistare posti di potere; e c’è chi decide che esiste una sola soluzione – e ci riferiamo al settore automotive – per vincere la battaglia: puntare unicamente sulla tecnologia dell’elettrico.

 

Così è stato e all’esca hanno abboccato in tanti, ma non tutti. Purtroppo, tra coloro che hanno abboccato ci sono quasi tutti i costruttori che nel gareggiare su chi investe di più e su offrire solo auto elettriche addirittura 8 anni prima del limite, quel 2035 sempre più barcollante, fissato dall’UE, non si sono resi conto di aver dimenticato una cosa basilare: il mercato, lo stesso che ora sta reagendo, spinto dai venti contrari dettati dal buonsenso, con la conseguenza che tante Case automobilistiche si vedono costrette a fare dietrofront sul “tutto elettrico” e offrire prodotti, ugualmente virtuosi, che più sposano le necessità della clientela. Una innegabile brutta figura.

Non vogliamo incensarci per la serie “l’avevamo detto“, ma è innegabile che #FORUMAutoMotive, ripercorrendo i temi che hanno animato tavole rotonde e talk show, dal 2020 a ora, ci ha azzeccato. Aver tenuto la barra sempre dritta, nonostante critiche, polemiche, attacchi e insulti sui social (che continuano anche adesso), alla fine fa capire che avevamo visto giusto. Avanti così, allora, nel segno di una realtà che deve essere democratica nel verso senso della parola, cioè che consenta al cittadino di scegliere l’auto con la motorizzazione che desidera. E a difendere l’ambiente non esiste solo quella elettrica (se poi si guarda al ciclo di vita completo… ), ma anche i nuovi carburanti, il biometano e poi l’idrogeno.

Lo dimostrano i big cinesi del settore, alle prese ora con il secondo atto dell’invasione del mercato europeo: non solo con le auto elettriche, ma anche con quelle endotermiche, ovviamente di ultima generazione, e a prezzi concorrenziali. Anche numerosi scettici e tra coloro che inizialmente avevano condiviso la svolta con la “scossa”, media compresi, sono tornati sui loro passi. #FORUMAutoMotive ha invece sempre tenuto, come sottolineato all’inizio. la barra dritta. Ecco, a seguire, titoli e temi dei nostri dibattiti sin dal 2020. La migliore testimonianza della nostra visione.

 

2020

“L’autunno bollente dell’auto: il motore dell’economia tra incertezze e speranze”

“Mobilità e Fase 2, se l’ideologia detta legge”

“Confronto aperto tra amministratori, ambientalisti e addetti ai lavori. Tra chi è contro e chi è a favore delle quattro ruote. E chi è per la libertà di scelta. Alla ricerca del giusto equilibrio”

 

2022

“Fare sistema per rompere il muro dell’ideologia”

“La mobilità che cambia: gli italiani nel caos. Occorre informare e formare”

“Transizione energetica: fretta, parole e pochi fatti. Ma andrà tutto come prevede l’Ue?

“Crociata green e sostenibilità sociale: quali rischi senza un vero equilibrio”

“Come cambia l’offerta in Italia. Cinesi pronti all’invasione”

 

2023

“Mobilità e futuro, è scontro con l’UE”

L’esigenza di avere una visione realistica dei cambiamenti in atto, privilegiando la neutralità tecnologica, le eccellenze industriali e l’indipendenza energetica. Verso un mondo più “green”, ma con trasparenza e buon senso

“Transizione green, industria automotive e occupazione. Il buon senso come priorità”

“Confronto aperto tra amministratori, ambientalisti e addetti ai lavori. Tra chi è contro e chi è a favore delle quattro ruote. E chi è per la libertà di scelta. Alla ricerca del giusto equilibrio”

“Missione Green: parola d’ordine neutralità tecnologica. Soluzioni a confronto”.

“#FORUMAutoMotive per una Europa forte e pragmatica. La mobilità come leva di sviluppo sostenibile, economico e occupazionale. Stop a ideologie e condizionamenti”.

 

2024

“Sistema Auto e battaglia per l’ambiente. L’UNIONE fa la forza”

Le Euro Tribune politiche di #FORUMAutoMotive

L’auto tra evoluzione e transizione: rischio di appiattimento, l’eccezione Ferrari

UE, cambio di passo: ecco quello che può succedere

Restare fedeli alla tradizione è in questo momento la sfida più difficile per un costruttore di auto. Sul mercato sono arrivati i costruttori cinesi con modelli di qualità, moderni, tecnologici, elettrici (ma non solo), competitivi e con un buon design. Il problema è che si assomigliano molto. E lo stesso vale per i big occidentali che, in nome delle piattaforme comuni e dell’elettrificazione, con maggiore frequenza propongono novità lontane dalle radici, tradendo i punti di forza del marchio con il disappunto dei fedelissimi.

Tra i pochi a salvarsi c’è la Ferrari. L’ultimo esempio si chiama “12Cilindri”, sia berlinetta sia Spider, freschissima di lancio in quel di Miami Beach con i suoi 830 cavalli tutti da godere (0-100 in 2,9 secondi e 340 orari di velocità massima). La “12Cilindri” non è stata battezzata così per caso. Per Enzo Ferrari il motore a 12 cilindri era sacro. Ecco perché a Maranello hanno deciso di investire e tenere in vita il mitico V12. Anche il «non Suv» Purosangue, tra l’altro, viaggia a tutto V12.

Chissà se il Drake, ai suoi tempi, avrebbe immaginato che un giorno il suo Cavallino potesse prendere la “scossa”. Chissà, ma il mondo evolve a velocità supersonica. A Maranello, intanto, mentre si prepara il lancio nel 2025 della prima supercar elettrica, ingegneri e progettisti sono consapevoli che la sfida da vincere è la seguente: “Sviluppare una vettura che sia 100% Ferrari anche se con una tecnologia innovativa”. Già, e il rumore?

 

C’è una prima risposta: «Stiamo cercando quelle cose che consentano di controbilanciare questo aspetto con altri plus che la tecnologia elettrica offre. Siamo confidenti, sarà il mercato a giudicare. Il motore elettrico non ha il sound del 12 cilindri, ma si può trovare qualcosa di interessante, così come l’emozione che scatenano una cambiata oppure una scalata». Si ipotizza, in proposito, che il suono riprodotto possa arrivare direttamente da un componente dell’alimentazione elettrica e cambi di intensità in base alla velocità.

In verità, di primi importanti riscontri gli esperti di Maranello ne hanno avuti parecchi, sia dai clienti sia dai media di tutto il mondo, grazie alle supercar ibride plug-in SF90 Stradale (V8 e tre motori elettrici per 1.000 cv in tutto) e 296 GTB (V6 da 663 cv accoppiato a un propulsore elettrico per ulteriori 167 cv).

 

Su queste auto, però, il guidatore può optare tra il motore endotermico (e il suo sound) e l’utilizzo, soprattutto in città, della modalità a zero emissioni con 25 chilometri di autonomia. Ma per il vero responso, in particolare quello del purista Ferrari, bisogna attendere il 2025 quando, con la nuova supercar elettrica, non ci saranno alternative di scelta. Una vera prova del nove. “Vogliamo che sia il cliente a poter scegliere e che sia il mercato a poter dire qual è il futuro e qual è la direzione che un’azienda deve prendere”, la regola in Ferrari.

Il rispetto della tradizione e il mantenimento del legame con il pensiero di Enzo Ferrari sono al centro della strategia del Cavallino rampante, ovviamente tenendo presente l’evoluzione continua delle tecnologie e dei materiali. Punto fermo, comunque, come precisa il direttore del Centro stile, Flavio Manzoni, è che “una nuova Ferrari parte sempre da un sogno” e che deve essere “sempre in grado di emozionare e di emozionarci”. Peccato che in tanti, guardando oltre Maranello e Oltreconfine, se ne siano dimenticati.

 

Il caso Alfa Romeo: personalmente avrei tenuto “Milano”

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In questo periodo è successo di tutto, a partire dal colpo di scena sul nuovo crossover di Alfa Romeo. Battezzato “Milano”, in onore della città meneghina da dove ha avuto origine il mito del Biscione, il modello, giorni dopo il lancio, è stato ribattezzato “Junior” a seguito di polemiche soprattutto politiche. In pratica, perché chiamare “Milano” un’Alfa Romeo che viene prodotta in Polonia? Una sorta di offesa al “made in Italy” e alle sue eccellenze automobilistiche. Sarebbe come spacciare – come avviene – per Parmigiano Reggiano il “clone” Parmesan commercializzato all’estero con l’intenzione di confondere le idee del consumatore.

 

Presentato in mondovisione, con la diretta online, e in pompa magna alla sede ACI di Milano, al cospetto del presidente dello stesso ACI Milano, Geronimo La Russa; del sindaco Beppe Sala; dell’ad di Stellantis, Carlos Tavares; con il capo di Alfa Romeo, Jean-Philippe Imparato, a fare gli onori di casa, il crossover con la denominazione “Milano” è comunque rimasto in bella mostra sulla cartellonistica ben visibile nelle vie centrali della metropoli.

 

È stato ribattezzato “Junior”, ma quello che più conta sono il modello e i suoi contenuti. E il nuovo nome diventa un dettaglio. A dire il vero, che si chiamasse “Milano” il nuovo modello di Alfa Romeo era noto a tutti da metà dicembre, come anche che sarebbe stato prodotto in Polonia, nell’ex fabbrica Fca di Tychy. E nessuno aveva detto niente fino a pochi giorni prima e in concomitanza del lancio ufficiale.

 

Quindi si è scatenato l’inferno, con un’ondata di polemiche sempre più aspre parallelamente al progressivo crescere delle tensioni tra Stellantis e il Governo italiano a causa del modo con cui l’ad Tavares gestisce il sistema produttivo del Paese e l’assenza di una visione chiara sui futuri modelli da destinare alle fabbriche.

 

Eppure, che la baby Alfa Romeo, insieme alla baby Jeep Avenger, dovessero nascere in Polonia, se la memoria non mi inganna, era già stato deciso ai tempi della FCA. Decisione poi confermata anche dal management di Stellantis una bontà conclusa la fusione FCA-PSA. Tornando al cambio del nome, personalmente ritengo sbagliata la mossa di Stellantis. Io avrei mantenuto il nome Milano, lasciando perdere polemiche e critiche che, come accade sempre, nel giro di un paio di settimane sarebbero cadute nel dimenticatoio.

 

Una Alfa Romeo targata Milano avrebbe portato in giro per il mondo il blasone della metropoli, capitale della moda, del design, dell’economia e dell’innovazione. “Junior”? Mi ricorda la mitica GT 1300 Junior di quando ero ragazzo. Tutta diversa come caratteristiche rispetto al modello al quale è stato abbinato questo storico nome.

 

E poi, diciamo la verità, e allargando il discorso anche agli altri marchi, le auto di nuova generazione si assomigliano, per varie ragioni, in po’ tutte e mantenere i legami con le origini è un’operazione sempre più complessa. Il passato, con i suoi capolavori, che non torna più, e che personalmente, mi manca tantissimo.

Sicurezza e nuovo Codice stradale: basta divisioni e strumentalizzazioni

UE, cambio di passo: ecco quello che può succedere

La politica e i problemi delle persone, che poi sono quelle che vanno a votare ed esprimono le proprie preferenze. Da tempo è scontro aperto e a prevalere – nella stragrande maggioranza dei casi – sono gli interessi di partito, assurde ideologie e, pur di dare contro all’avversario politico, si boccia tutto per partito preso, cercando anche di influenzare e strumentalizzare associazioni ed enti interessati al problema.

 

Prendiamo il tema della sicurezza stradale: è assurdo che ci siano delle divisioni. E anche qui lo scontro è soprattutto politico. La prova: a votare a favore del testo che aggiorna il Codice della strada sono state le forze di maggioranza, contrarie le opposizioni, non un partito di questo schieramento che abbia fatto il contrario. Il testo, comunque, passa ora al Senato prima del via libera atteso per l’inizio dell’estate.

Tra i problemi maggiori evidenziati troviamo la gestione della cosiddetta mobilità dolce – cioè le biciclette, le e-bike e i monopattini – ma bisogna anche ragionare su come questo modo muoversi è stato impostato e “regolamentato” nelle città, in tanti casi all’insegna dell’improvvisazione e rendendo ancora più complessa la circolazione.

 

Per non parlare del costante mancato rispetto delle più elementari regole stradali di molti di questi utenti che viaggiano pericolosamente sui marciapiedi e se ne infischiano della segnaletica. La verità è che occorre maggiore consapevolezza da parte di tutti e soprattutto un’educazione stradale che diventi centrale nelle scuole dell’obbligo, resa obbligatoria e con tanto di giudizi che facciano media, preparando in questo modo la persona al suo approccio, quando sarà il momento, con i mezzi di mobilità  fino ai corsi delle scuole guida.

 

Sulla sicurezza stradale non si scherza e l’argomento deve sempre essere oggetto di un confronto costruttivo ed equidistante, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, ascoltando i loro punti vista, ma senza approfittare dello stato d’animo di chi è stato duramente colpito dal problema per farne una bandiera politica.

#FORUMAutoMotive 2024: perché l’UNIONE fa la forza (per il bene di tutti)

UE, cambio di passo: ecco quello che può succedere

Fin dalle sue origini, nove anni or sono, il movimento di opinione #FORUMAutoMotive si è dato come missione quella di favorire l’unione del settore che rappresenta la mobilità su gomma, affinché’ rispondesse con tutta la sua forza ai crescenti attacchi demagogici e alle strumentalizzazioni politiche. Una visione lungimirante visto quello che è successo e gli accanimenti continui nei confronti del mondo automotive.

#FORUMAutoMotive, in tutto questo periodo, ai suoi eventi è sempre riuscito a radunare i vertici delle varie associazioni allo scopo di dare alle controparti un forte segnale di unità di intenti, mettendo quindi a confronto queste realtà con esponenti del mondo politico nazionale ed europeo, sindacale, accademico e ambientalista. Lo scopo: far comprendere l’importanza e la centralità del comparto nonché l’impegno a beneficio di economia, occupazione, tutela dell’ambiente, sicurezza, ricerca e innovazione.

 

Un altro nemico, intanto, si è fatto vivo approfittando dello sbandamento generale causato dalla pandemia: si chiama ideologia. E un risultato lo ha conseguito, quello di creare divisioni all’interno del settore e dell’opinione pubblica, portando come unico esempio vincente, nella lotta alla CO2, l’alimentazione elettrica, senza tenere conto dei tantissimi problemi annessi e connessi. Una manovra ben studiata i cui retroscena via via usciranno allo scoperto, con mille ringraziamenti da parte della Cina e di chi punta a indebolire l’industria automotive europea.

 

Inevitabilmente i nodi stanno venendo al pettine e a prevalere, con una serie di clamorose retromarce di sapore elettorale, è sempre più la volontà di affidarsi a un ventaglio di soluzioni per combattere le emissioni climalteranti: oltre all’elettrico, per i veicoli, ci sono altre opzioni come i bio-carburanti, i carburanti sintetici e, quando sarà il momento, l’idrogeno.

 

Ecco perché il mondo automotive è ora chiamato a ricompattarsi, per il proprio bene e quello delle comunità, in una visione realmente democratica e soprattutto pragmatica dei temi ambientali (non devono essere interpretati come un business anche politico), collaborando al proprio interno a favore del mercato e della sostenibilità sociale. Non è casuale il tema dominante del prossimo #FORUMAUtoMotive del 26 marzo a Milano: “Il Sistema Auto e la battaglia per l’ambiente. L’UNIONE fa la forza”.

 

Cina amica, anzi no: quelle strategie contraddittorie dei big UE dell’auto

UE, cambio di passo: ecco quello che può succedere

Cinesi sì, anzi no. Diamogli addosso, però non possiamo farceli nemici. Eppure… Tra i top manager dei gruppi europei dell’auto dominano nervosismo e confusione. Da una parte, i capi azienda di Renault e Stellantis, viste le recenti dichiarazioni di Luca De Meo, a capo dell’ex Régie e anche di ACEA, ma anche di Carlos Tavares (Stellantis), si sottolinea l’importanza di stringere accordi con i big cinesi per poter affrontare nel modo migliore una transizione verso l’elettrico sempre più onerosa nonché oggetto di critiche, perplessità e retromarce. Stellantis progetta pure di portare in Italia, a Mirafiori (e sarebbe un vero toccasana per lo stabilimento), la produzione di vetture elettriche del partner cinese LeapMotor.

 

Dall’altra parte, però, come riportato dall’agenzia “Bloomberg”, riferendosi ad alcune affermazioni di De Meo, pensano (insieme anche a Volkswagen) di arrivare a un maxi accordo, paragonato a quello che ha dato origine al colosso dei cieli Airbus, proprio per contrastare l’avanzata dei costruttori di Pechino. In pieno contrasto, dunque, con la strategia forzata del “volemose bene”. Delle due, l’una.

 

E loro? I cinesi? In questa situazione ci sguazzano e ne approfittano per assimilare sempre più know how dalle Case occidentali, soprattutto nel campo dei motori endotermici, così da chiudere il cerchio. Bravi e più che mai competitivi nell’elettrico, pronti a sferrare l’attacco anche in quella che è sempre stata il punto di forza europeo: la tecnologia legata ai motori tradizionali. E questo grazie a loro (i super manager) sempre più in difficoltà e restii ad ammettere di aver sottovalutato i risvolti negativi che certe decisioni affrettate avrebbero preso. 

 

Ed eccoci ora alla resa dei conti e al caos completo, viste anche le imminenti elezioni in Europa e negli Stati Uniti. In mezzo a tutto questo c’è un mercato sempre più indeciso e farbitro vero di tutta questa situazione, un parco circolante (quello italiano soprattutto) che si distingue per vetustà e tanti lavoratori che temono per il proprio posto.

Auto e voto UE alle porte: il festival dei passi indietro è cominciato

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Si avvicinano – finalmente – le elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento. E quello che mi lascia senza parole è l’atteggiamento dei vertici della Commissione UE, da una parte, e di alcuni gruppi automobilistici, dall’altra. Partiamo dai primi: è bastato che 1.300 trattori sfilassero a Bruxelles, per non parlare delle manifestazioni di protesta degli agricoltori in tutta Europa, per indurre la presidente Ursula von del Leyen a fare retromarcia e ritirare la proposta di regolamento sui pesticidi.

 

Il voto è alle porte e anche i fautori di un “Green Deal” chiaramente dannoso per l’economia del Continente e pieno di contraddizioni, visto il vento ormai fortemente contrario, fanno ammenda sulle decisioni prese temendo la non rielezione. Una vera figuraccia perché se veramente l’Autorità ritiene giusto quello che ha deciso di normare, piuttosto che ritirare il provvedimento, dovrebbe restare nelle sue convinzioni e, vista la sconfitta, togliere il disturbo. Invece, il potere della poltrona prevale sempre.

 

Ma anche i grandi capi del settore auto, rei di aver sottovalutato i problemi che sarebbero insorti una volta dato il via libera al “tutto elettrico” dal 2035, ogni giorno che passa manifestano non pochi imbarazzi e malumori. I risultati delle elezioni in Europa e negli Stati Uniti, quest’anno a distanza di pochi mesi, potrebbero segnare, in caso di cambiamento dei rispettivi scenari politici, una revisione generale e improntata sul pragmatismo di quanto era stato affrettatamente deliberato.

 

E parliamo di top manager che guadagnano montagne di soldi e sulle cui spalle ci sono i destini di milioni di famiglie. Fino a poco tempo fa facevano la voce grossa, rimproverando alla politica UE di decidere le strategie industriali per conto delle aziende, invece di limitarsi a indirizzare il settore verso gli obiettivi da raggiungere, in questo caso legati alla decarbonizzazione.

 

Da un po’, invece, sono proprio loro – i top manager – a voler imporre l’auto elettrica, annunciando pericolosamente (per loro) la produzione di soli veicoli a batteria addirittura prima della fine del quinquennio. Auguri.

 

Ma se sono veramente convinti di questo passo, dovranno mantenere fede ai loro propositi, e non, come è già accaduto, affiancare frettolosamente alla mancata “regina” elettrica anche versioni ibride e a benzina, assumendosi così tutte le responsabilità del possibile flop. I concorrenti cinesi, in questa situazione, fanno e faranno solo festa.

 

Quattro domande al ministro Valditara: educazione stradale, crediti per la patente, social…

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Educazione stradale, comportamenti e rispetto, utilizzo negativo dei social. Il tutto legato a più consapevolezza e più sicurezza per sé e per gli altri. Abbiamo chiesto a Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, che abbiamo incontrato durante l’evento annuale del quotidiano “il Giornale” dedicato ai lettori, che si è svolto ad Abano Terme, di rispondere ad alcune domande su questi temi di estrema attualità.

 

MInistro Valditara, l’educazione stradale entrerà come materia nelle scuole?

“L’educazione stradale l’abbiamo inserita all’interno dell’educazione civica, introducendo anche un’innovazione molto importante: chi frequenta questi corsi e li frequenta con impegno avrà dei crediti per la patente. I ragazzi, inoltre, potranno portare agli altri giovani le loro testimonianze, il tutto indirizzato al rispetto delle regole”.

 

Già, il rispetto delle regole e degli insegnanti…

“Per me è fondamentale introdurre nelle scuole la cultura del rispetto verso le persone e, più in generale, delle regole. Ridare, insomma, autorevolezza ai docenti e ripristinare all’interno della nostra  scuola e della nostra società il concetto dell’autorità democratica e legittima che va rispettata”.

 

Il rapporto tra i giovani e i social, gli stessi che portano addirittura a sfidare la morte anche alla guida di automobili…

“Purtroppo, spesso i social hanno l’effetto di lasciare libero campo alle pulsioni di aggressività, di odio e di violenza. La scuola deve educare attraverso il rispetto di una persona che passa anche per un uso maturo ed equilibrato dei social”.

 

Ministro Valditara, nei suoi piani c’è anche il coinvolgimento educativo delle famiglie…

“Credo molto in una grande alleanza tra famiglia e scuola, con la possibilità di coinvolgere le famiglie stesse nel percorso scolastico dei figli. Quando sono stato a Napoli, in una scuola, ho visto una trentina di mamme. Cosa facevano? Stavano imparando l’informatica per poter poi insegnare ai figli. Una bellissima cosa”.

Ministro Giuseppe Valditara e Pierluigi Bonora-Foto archivio Forumautomotive 2024