Incentivi europei in arrivo? Bene, ma si faccia presto

Transizione energetica: accelerare con misure concrete

di Michele Crisci, presidente di UNRAE

È un dato positivo che si stia valutando l’introduzione di incentivi europei, ma è determinante fare presto per scongiurare il pericolo di un blocco della domanda. Inoltre, è ugualmente necessario

introdurre con tempestività e chiarezza la revisione per le sanzioni per lo sforamento dei target sulle emissioni di CO2, per evitare il rischio di effetti irreversibili.
Per raggiungere gli obiettivi di transizione energetica e rinnovo del parco circolante, a livello nazionale, devono essere stanziati fondi sufficienti per rivedere il regime fiscale in Italia, che è inadeguato e penalizzante rispetto a quello degli altri paesi europei.
UNRAE evidenzia, infine, come sottolineato nel Rapporto sulla Competitività presentato da Mario Draghi alla Commissione Europea lo scorso 9 settembre e ribadito dall’ACEA e da
altre Associazioni,
che, per lo sviluppo della mobilità a zero emissioni, è necessario accelerare la diffusione di una rete di ricarica adeguata, attualmente del tutto insufficiente a livello europeo e a livello nazionale.
UNRAE, ritiene fondamentale introdurre un credito d’imposta al 50% per gli investimenti privati in infrastrutture di ricarica fast (oltre 70 kW) nel triennio 2025-2027.
Foto da ufficio stampa UNRAE

“Dialogo strategico” con l’UE: la solita tiritera sull’elettrico in crisi

"Dialogo strategico" con l'UE: la solita tiritera sull'elettrico in crisi

Nel primo incontro del dialogo strategico dedicato alla decarbonizzazione, le case automobilistiche e i fornitori chiedono soluzioni fattibili per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica, mentre la diffusione dei veicoli elettrici rallenta e la leadership industriale europea si trova ad affrontare una pressione senza precedenti.

 

Sottolinea una nota di ACEA e CLEPA: il settore automobilistico europeo si trova in una fase critica: quest’anno deve far fronte alla crescente pressione degli obiettivi normativi sulle emissioni di CO2 e al contempo deve fare i conti con il calo della competitività globale.

 

Nella prima delle sessioni tematiche del dialogo strategico dedicata alle infrastrutture e alla domanda, i produttori e i fornitori di veicoli europei hanno affrontato preoccupazioni comuni e delineato azioni fattibili per porre rimedio alla diffusione più lenta del previsto di veicoli a emissioni zero, continuando nel contempo a sostenere la decarbonizzazione del trasporto su strada con un quadro tecnologico aperto a lungo termine.

 

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, il ritmo di installazione di punti di ricarica e rifornimento rimane troppo lento e non sufficiente a coprire la domanda prevista. Ad esempio, quasi il 60% di tutte le stazioni di ricarica si trova in soli tre Paesi. Nel caso dei veicoli pesanti, non c’è quasi disponibilità di infrastrutture di ricarica e rifornimento. Allo stesso modo, i produttori di veicoli chiedono l’introduzione di incentivi fiscali e di acquisto nazionali e paneuropei per aumentare la domanda.

 

“L’UE ha bisogno di una politica guidata dal mercato, non dalle sanzioni, se vuole stimolare la domanda di emissioni zero, superando al contempo la crisi di competitività che sta affrontando l’industria automobilistica europea”, ha affermato Sigrid de Vries, direttore generale dell’ACEA. “Oggi abbiamo ribadito la nostra richiesta di un immediato sollievo dalle imminenti sanzioni per la CO2 e di una revisione ambiziosa del Regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi dell’UE, che è ancora molto carente. Abbiamo anche sostenuto l’introduzione di un regime di incentivi paneuropeo”.

 

“È fondamentale far funzionare l’elettrificazione. L’infrastruttura di ricarica e gli incentivi per i veicoli sono leve importanti. Tuttavia, abbiamo bisogno di un approccio che faccia davvero la differenza, offrendo soluzioni che soddisfino le esigenze dei consumatori e riducano le emissioni. Non possiamo permetterci di discriminare le tecnologie che contribuiscono agli obiettivi climatici. Per raggiungere più rapidamente la decarbonizzazione del trasporto su strada è necessario sfruttare la leadership ingegneristica e l’innovazione dell’Europa“, afferma Benjamin Krieger, Segretario generale del CLEPA. “Abbiamo bisogno di una strategia coraggiosa per garantire che l’Europa sviluppi le catene di fornitura per la mobilità elettrica e per i combustibili rinnovabili sostenibili. Senza questo, rischiamo di limitare i percorsi praticabili verso la neutralità climatica.

 

Foto da ufficio stampa ACEA

 

 

 

Giornata della Mobilità sostenibile e Smart cities: DEKRA c’è e ci sarà

Sicurezza stradale: una strategia integrata per ridurre l'incidentalità
di Toni Purcaro, Executive Vice President DEKRA Group e Presidente DEKRA Italia
 
Oggi, 12 febbraio 2025, in occasione della Giornata Nazionale della “Mobilità sostenibile e Smart cities”’ è importante ribadire come sostenibilità e innovazione siano due pilastri fondamentali per la trasformazione della mobilità nel nostro Paese e a livello globale. Ora, più che mai, è necessario un approccio collaborativo tra aziende, istituzioni e stakeholder per accelerare la transizione verso soluzioni di mobilità sicure, efficienti e a ridotto impatto ambientale.

Come DEKRA, specializzata a livello mondiale nel settore della mobilità sicura, siamo impegnati a supportare l’evoluzione della mobilità sostenibile attraverso il nostro know-how. La transizione verso uno sviluppo urbano intelligente rappresenta non solo una necessità, ma una straordinaria opportunità per migliorare la qualità della vita di milioni di cittadini.Occorre che le città del futuro siano progettate per essere inclusive, connesse e rispettose delle risorse del pianeta.

Seguendo questa visione, le sfide normative e di mercato impongono scelte strategiche, coraggiose e mirate: solo attraverso un confronto aperto e un obiettivo condiviso potremo definire un percorso chiaro verso il 2030, in linea con gli SDGs delle Nazioni Unite. Attraverso il nostro impegno e l’esperienza consolidata nella sicurezza, continueremo a supportare istituzioni, aziende e cittadini nel creare spazi urbani che siano all’altezza delle sfide globali, senza mai perdere di vista la centralità dell’essere umano.

 
In DEKRA, siamo convinti che il progresso tecnologico debba sempre camminare di pari passo con la sostenibilità, la responsabilità sociale ed individuale delle persone. Solo così potremo costruire città intelligenti in grado di garantire un futuro migliore per le generazioni di oggi e di domani.

LoJack e Mercedes-Benz: insieme per contrastare i furti d’auto in Europa

LoJack e Mercedes-Benz: insieme per contrastare i furti d’auto in Europa

La lotta ai furti d’auto compie un passo avanti con l’accordo tra LoJack, azienda leader nelle soluzioni di sicurezza e recupero veicoli rubati, e Mercedes-Benz Connectivity Services GmbH. La partnership introduce un’innovativa integrazione dei dati tra i veicoli connessi e il sistema di tracciamento LoJack, offrendo una protezione senza precedenti contro i furti.

Questa collaborazione, attiva in tutta Europa, non solo migliorerà la sicurezza per i proprietari di auto private, ma avrà un impatto significativo anche per compagnie di assicurazione e flotte aziendali, fornendo strumenti avanzati per il monitoraggio in tempo reale e il recupero rapido dei veicoli sottratti.

 

Un sistema di sicurezza basato sui dati

Grazie alla sinergia tra i dati di Mercedes-Benz Connectivity e le piattaforme di LoJack, i veicoli dotati di questo sistema potranno essere monitorati e localizzati con maggiore precisione in caso di furto. I dati vengono raccolti in tempo reale e visualizzati attraverso dashboard intuitive, accessibili direttamente dai proprietari o dai gestori di flotte.

I principali vantaggi dell’integrazione includono: tracciamento avanzato del veicolo, con aggiornamenti in tempo reale sulla posizione; accesso diretto ai dati attraverso portali dedicati e personalizzabili; maggiore velocità di intervento grazie alla connessione con le centrali operative LoJack, attive 24 ore su 24; tassi di recupero elevati, con tecnologie che migliorano la localizzazione anche in caso di tentativi di schermatura del segnale GPS.

 

Un impatto positivo per automobilisti e aziende

L’accordo tra LoJack e Mercedes-Benz non è solo una garanzia di maggiore sicurezza, ma rappresenta un valore aggiunto per il mercato automobilistico e assicurativo. Massimo Braga, vicepresidente e direttore generale di LoJack: “Questa collaborazione con Mercedes-Benz Connectivity Services pone le basi per una mobilità più sicura e connessa. L’integrazione dei dati dei veicoli in una piattaforma intuitiva potenzia la sicurezza in caso di furto e migliora la gestione delle flotte aziendali”.

Il sistema di LoJack sarà disponibile in tutti i principali Paesi europei, offrendo un ulteriore strumento di protezione per i clienti delle due aziende.

 

Un “mercato” in continua evoluzione

Negli ultimi anni, i furti d’auto hanno subito un aumento significativo in Europa, con tecniche sempre più sofisticate che mettono in difficoltà i sistemi di sicurezza tradizionali. Solo in Italia, nel 2024 sono stati rubati oltre 120.000 veicoli, con un tasso di recupero inferiore al 40% per i modelli più appetibili sul mercato nero.

L’utilizzo di soluzioni avanzate basate sulla tecnologia telematica e sulla connessione tra veicoli rappresenta quindi un elemento chiave per contrastare questo fenomeno. LoJack, con la sua esperienza nel recupero veicoli rubati, e Mercedes-Benz, leader nell’innovazione dei sistemi di connettività, offrono una risposta concreta a questa emergenza.

 

La nuova era della sicurezza automobilistica

L’accordo tra LoJack e Mercedes-Benz segna un passo decisivo nella trasformazione del settore automotive. L’integrazione tra intelligenza artificiale, connettività e sicurezza sta ridefinendo il concetto di protezione dei veicoli, offrendo agli automobilisti una maggiore tranquillità e un controllo più avanzato sui propri mezzi.

Con questa partnership, il settore si avvicina sempre più a un modello di mobilità predittiva, dove le tecnologie di bordo non solo proteggono dai furti, ma permettono anche una gestione ottimizzata dei veicoli e delle flotte aziendali.

LoJack e Mercedes-Benz stanno così delineando il futuro della sicurezza automobilistica intelligente, unendo innovazione e protezione per rispondere alle sfide della mobilità moderna.

 

Foto da ufficio stampa Lojack

Settore in crescente difficoltà: l’UE agisca in fretta

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA
di Roberto Vavassori, presidente ANFIA
 
Il mercato auto italiano apre il 2025 con il segno meno (-5,9%), registrando il sesto calo mensile consecutivo, complice anche un giorno lavorativo in meno rispetto a gennaio 2024 (21 giorni contro 22). È evidente che le politiche europee continuino ad impattare la nostra realtà nazionale, con un mercato interno debole – ricordiamo che l’anno appena trascorso ha chiuso a -0,5% sul 2023 e a -18,7% sul 2019 – e una filiera produttiva in difficoltà.
 
Elementi, questi, che rimarcano la necessità di adottare un piano europeo di guida razionale verso gli obiettivi del 2035, come discusso anche in occasione del Dialogo strategico sul futuro dell’industria automotive europea avviato lo scorso 30 gennaio dalla Presidente della Commissione UE.
 
Bisogna intervenire in fretta, agendo su più fattori: prevedere flessibilità nella regolamentazione sui target emissivi, stimolare il local content europeo e incentivare l’innovazione tecnologica della filiera per proteggerne e accrescerne la competitività nello scenario globale.

Pensieri e parole… scritte: UE, 2035 ciao ciao

uto, pensieri e parole… scritte: UE, il “Tavolo” del fallimento
Pensieri e parole… scritte: UE, 2035 ciao ciao
di Mario Verna, manager automotive
Presto, virare, un iceberg! Si svegliano l’Unione Europea e tutti gli automobilari: il 2035 duro e puro, quello senza SE e senza MA, ha qualche problemino di attuazione.
Eppure la rotta era chiara fin dal principio, ma in troppi hanno fatto finta che portasse altrove. Il baccanale del più green del reame, la vanità per un talk show e un’intervista, ha fatto dimenticare, anche a chi di automotive se ne intende, le regole di un business che vive – da sempre – perché ascolta i clienti e che ha regole industriali che non possono essere ignorate.
Ai burocrati, ai profeti, agli esperti dovremmo chiedere risarcimenti e scuse, perché le stupidaggini costano e a pagare sono altri, sono quelli più deboli.

La parola al “Terzetto”: c’è da fidarsi di Ursula?

La parola al "Terzetto": c'è da fidarsi di Ursula?
Torna il “Terzetto” per dire la sua sugli ultimi avvenimenti riguardanti il mondo automotive, in particolare la possibilità che la Commissione UE modifichi le normative capestro varate dalla precedente legislatura e che vedono ora la stessa confermata presidente Ursula von der Leyen cercare di porvi rimedio.
 
Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive; Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility; Andrea Taschini, manager e advisor automotive, affrontano il possibile cambiamento all’orizzonte, ma con estrema prudenza, ricordando tutte le mosse sbagliare sia da parte di certa politica sia parte dei costruttori che prevedono, per “salvare” il pianeta, la solo motorizzazione elettrica dal 2035, mentre le multe salatissime, già entrata in vigore, se confermate, darebbero il colpo di grazia a un’industria che in Europa dà lavoro a oltre 13 milioni di persone e vale il 7,5% del PIL.
 

Dal 2035 auto elettriche ma anche auto plug-in e “range extended”? Si vedrà, intanto ecco pro e contro

Dal 2035 auto elettriche ma anche auto plug-in e "range extended"?

di Marco Marelli, giornalista esperto di automotive

 

Dal 2035 l’Unione europea potrebbe consentire, con le vetture elettriche, la vendita anche di auto ibride plug-in e di modelli elettrici dotati di “range extended”, ovvero vetture elettriche con un piccolo motore a combustione utilizzato unicamente per ricaricare la batteria. Lo ha riportato nei giorni scorsi il settimanale tedesco “Der Spiegel” in merito al “Dialogo strategico” avviato a Bruxelles dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, con le parti (non tutte – però – interessate). L’esito di questo confronto con i relativi interventi si conoscerà il 5 marzo.

 

“Range extended” come funziona e pro/contro

Letteralmente significa autonomia estesa. Si compone di un motore termico usato come generatore di corrente che serve un pacco batteria da cui prende energia elettrica un motore sempre elettrico per generare il moto. È una soluzione tecnica vista nella Fisker che poi è fallita e sempre una decina di anni fa anche con GM sui modelli Opel Ampera e Chevrolet Volt che si sono rivelati un fiasco assoluto. Oggi il sistema è in uso sulla Nissan Qasquai e-power e Audi lo ha sperimentato nelle corse vincendo la “Dakar”, ma soprattutto lo hanno molte auto cinesi.

Vantaggi: avendo il motore termico come generatore i rifornimenti avvengono in poco tempo; le dimensioni della batteria sono contenute e quindi i costi sono bassi.

Svantaggi: la fisica dice che ogni volta che si converte energia, una parte va perduta; quindi, se uso benzina per fare energia elettrica, che poi metto nella batteria, dalla quale poi si serve il motore elettrico per il moto, ho troppi passaggi e troppa perdita; il motore elettrico deve essere di generose dimensioni perché è quello che assicura il movimento  a tutte le velocità (alto peso e costo). Importante: il sistema “range extended” può essere anche affiancato da un sistema plug-in se viene utilizzata una batteria più grande offrendo, quindi, la possibilità anche della ricarica alla spina; avendo un motore a combustione può essere a benzina, Diesel, Gpl, metano…

 

Ibrido plug-in, come funziona

Il sistema ibrido plug-in prevede un motore termico, un motore elettrico e una batteria che si può caricare attraverso una presa di corrente per garantire dai 30 ai 50 km e anche di più (dipende dalle dimensioni della batteria che viene scelta) di autonomia 100% elettrica. Il motore elettrico non è di elevata potenza, pertanto le prestazioni sono più contenute di quello termico. Su alcune vetture la carica della batteria può avvenire solo con la spina e il recupero nei rallentamenti anche attraverso l’uso dei freni (si recupera molto poco); su altre vetture in aggiunta si può usare il motore termico per caricare la batteria. La maggior parte delle auto plug-in è a benzina, ma ci sono anche delle Diesel.

Vantaggi: possibilità di avere un tot. di km a mobilità 100% elettrica, in pratica si hanno due auto in una, una elettrica per i piccoli spostamenti e un’auto termica per i lunghi viaggi.

Svantaggi: costo (anche più di un 20%), peso (circa 200 kg) in più, complessità tecnica; consumi più elevati (per il maggior peso e quando la batteria esaurisce la carica deve fare tutto solo il motore termico); ingombri del sistema che spesso sacrificano abitabilità per persone e bagagli. Attenzione che fino a dicembre 2024 le emissioni ricavate dal ciclo omologativo WLTP per le plug-in erano molto basse, anche meno di 50 g/CO2 a km; dal 2025 con la Euro 6e-bis sono praticamente raddoppiate perché prima ritenute giustamente poco veritiere.

 

Conclusioni

Importante è ricordare che entrambe queste soluzioni sono molto complesse e con consumi e emissioni di CO2 reali non competitive con quelle delle auto a gasolio, ma anche di molte ibride “full”. Inoltre obbligando ad avere almeno 2 motori, un pacco batteria, un inverter di dimensioni adeguate… costano e sono complesse anche nella gestione nel tempo a livello di affidabilità e durata dei componenti. Henry Ford e Colin Chapman dicevano che più un’auto è semplice e leggera meglio è. Oggi si va nella direzione opposta, ma non di poco. E questo lascia davvero basiti anche perché per la sostenibilità del pianeta produrre auto con così tanti componenti significa impattare anche più del doppio sulle risorse sempre più rare.

E in più i prezzi delle auto vedranno un ulteriore rincaro. Difficile sarà vedere auto compatte a meno di 25mila euro, lo stesso prezzo di una versione elettrica. In poche parole cosa succederà? Che molti europei dovranno rinunciare all’auto nuova; chi la userà poco e solo in città si farà l’elettrica, gli altri la plug-in o range extender. Ci sarà un’invasione di auto dall’Oriente; i costruttori europei continueranno a perdere quote, ma ci sarà una più lenta caduta. Chi produce componenti come batterie, inverter, motori elettrici… si frega le mani. E chi lo sta facendo son quelli che stanno a Oriente!

 

“Dialogo Strategico” di Ursula: chiamati gli ambientalisti e non i concessionari, uno scandalo

Ora Elkann e De Meo criticano l'UE: il re è nudo
di Massimo Artusi, presidente Federauto
 
Ci troviamo in un momento decisivo per il futuro dell’automotive italiano ed europeo. Il dibattito sulla decarbonizzazione dei trasporti in atto all’interno delle istituzioni europee è segnato da due connotati: uno scontro durissimo tra i fautori del full electric e tra coloro che sostengono il mix di vettori energetici. Lo confermano – da ultimo – le recenti notizie riportate dal quotidiano olandese “De Telegraaf”. Quindi, il principale obiettivo di questa contrapposizione è la conquista del mercato delle automobili, o per alcuni il suo azzeramento, che per numeri e fatturati, sovrasta gli altri comparti del trasporto stradale.
 
Basti ricordare che Il rapporto tra autovetture e autocarri pesanti, in Italia, è schiacciante. Nel 2023 sono state immatricolate circa un milione e mezzo di autovetture contro quasi 29mila autocarri sopra le 3,5 ton. Il rapporto quindi, in Italia, è di 54 a 1. Con queste proporzioni in campo, la voce della filiera dell’autotrasporto giunge ai decisori più flebile di quella della filiera dell’automobile. Eppure, i problemi del camion – e dei suoi utilizzatori – sono diversi da quelli dell’automobile e l’approccio, qualunque sia il tema, non può essere lo stesso per entrambi i comparti. C’è un solo momento – ed è il più significativo – che accumuna questi due segmenti dell’automotive: il gradimento di un cliente, quindi, il mercato.
 
Oggi è la voce del mercato – di tutto il mercato, auto e camion compresi – che vuole giungere chiara e forte ai decisori. E chi meglio dei concessionari, abituati ad averne la responsabilità, può esprimere il sentimento del mercato? In Italia siamo più di mille, tutte imprese a capitale familiare di piccola media e grande dimensione che occupano oltre 90 mila dipendenti e un fatturato di 45 miliardi l’anno. Un centinaio di noi si occupa di mezzi pesanti. Tutti siamo rappresentati da Federauto e abbiamo tre caratteristiche peculiari: capillarità territoriale; capacità di interpretare tendenze, desideri e necessità del cliente; vocazione a crescere e a investire per la soddisfazione del cliente Il mercato parla chiaro, a chi sa leggere.
 
Chi proclama che i camion elettrici – compresi i plug-in – sopra le 3,5 tonnellate immatricolati nel 2024 sono aumentati del 115,2%, nasconde che questa percentuale corrisponde a soli 114 veicoli in più rispetto al 2023 e che i 213 immatricolati nel 2024 sono lo 0,7% del totale delle immatricolazioni del segmento. Per di più, questa piccola quota è concentrata nella fascia più bassa di peso. Sopra le 5 tonnellate i veicoli elettrici immatricolati lo scorso anno sono stati 43: lo 0,15% (3 ogni 2000 veicoli). Questo non è un mercato, è un deserto. Non siamo lontani dagli obiettivi indicati: siamo distanti anni luce!
 
Per di più, non stiamo parlando di privati che hanno prevalentemente motivazioni d’acquisto personali, ma di imprese per le quali il camion è lo strumento di lavoro. L’acquisto è una fase di un investimento che rientra in una programmazione d’impresa. Un investimento orientato dal Total Cost of Ownership (TCO) specifico di ciascuna impresa che non si ferma al costo del veicolo, ma mette nel conto economico anche tutto il suo processo di vita. Questo cliente oggi è perplesso, confuso, intimorito. Prezzi d’acquisto e di esercizio troppo elevati, incentivi incerti nella durata e farraginosi nell’erogazione, impianti di ricarica fast insufficienti (al 30 settembre scorso in Italia solo 3.566 sopra i 150 kW, non è dato sapere quanti funzionanti e connessi), tempi di rifornimento lunghi, autonomia inadatta alla natura dei viaggi generalmente variabili, necessità di attrezzature proprietarie per le ricariche, tra l’altro, estremante costose, obsolescenza prematura.
 
E i clienti responsabili, per andare sul sicuro, comprano i veicoli disponibili, nuovi o usati, con motori termici a bassissimo impatto di inquinanti e climalteranti. Questo scenario non può non far parte del “Dialogo strategico” sull’automotive che la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen ha aperto proprio in questi giorni per rispondere al “grido di dolore” che arriva a Bruxelles dalla filiera. Purtroppo, a questo “Dialogo” sono stati invitati i costruttori – ed è giusto – i ricambisti e fornitori – ed è giusto anche questo – e può essere anche giusto coinvolgere anche chi produce le colonnine elettriche. Ma che partecipino al «Dialogo», associazioni come Transport&Environment e non le reti concessionarie è uno scandalo che conferma il dirigismo, la miopia e una indifferenza al mercato che non ha parole per essere definita.
 
A questo “Dialogo”, tuttavia, Federauto vuole contribuire chiedendo alle nuove istituzioni europee un cambiamento di linea basato su tre punti: E+eliminazione delle multe alle case costruttrici; anticipo al 2025 della verifica prevista dal regolamento CO2; approccio basato sulla neutralità tecnologica per la decarbonizzazione dei trasporti.  Esaminiamo questi tre punti. Le multe si presentano come uno tsunami che si sta per abbattere sui produttori. I Regolamenti comunitari impongono già da quest’anno alle case – sia per le automobili che per i mezzi commerciali leggeri e pesanti anche se con parametri diversi- di rispettare percentuali di riduzione delle emissioni di CO2 dei veicoli immatricolati, sotto pena di pesanti sanzioni commisurate al superamento della quota stabilita, che varia a seconda del tipo di veicolo immatricolato.
 
Si tratta di quote palesemente irraggiungibili, che secondo le prime stime potrebbero far ammontare il totale delle multe a 15 miliardi di euro, un costo insostenibile per un settore il cui mercato vivacchia in uno stato larvale (specialmente in Italia, dove è sempre più urgente la revisione della politica fiscale dell’auto per allinearsi a quella degli altri Paesi europei acconsentendo la fine della stagione degli Ecobonus), che finirebbe inevitabilmente per ricadere sui concessionari, ma soprattutto sui clienti, rischiando di provocare una crisi di sistema. Per evitare di pagare queste pesanti sanzioni c’è chi chiede alla Commissione europea incentivi più massicci, ma l’Unione è ancora esitante, ci vorrà tempo e sarebbe a carico della collettività;  c’è chi acquista quote ETS da produttori cinesi (o americani?),  ma in questo modo si finanzia e si rinforza la concorrenza più agguerrita, certo non si rinforza la nostra industria continentale; c’è chi preme sui concessionari per far acquistare da loro veicoli elettrici, ma può essere una misura solo episodica e temporanea;  c’è chi sta riducendo la produzione di veicoli termici,  ma così si rinuncia a vendere i veicoli che hanno più diffusione e si accentua la crisi-
 
Federauto, responsabile della distribuzione e assistenza dei veicoli per i costruttori, è pronta ad affiancare le case nella richiesta di eliminazione delle multe, ma per essere forte questa richiesta dovrebbe essere unitaria e partire dalla realtà del mercato Secondo punto. Il Regolamento CO2 impone alla Commissione Europea di effettuare una verifica sull’efficacia delle misure ed eventualmente di proporre una loro modifica. Il governo italiano, con il “Non Paper” del ministro Adolfo Urso, ha chiesto l’anticipo di tale revisione al 2025. Sette stati membri si sono detti subito d’accordo, mentre altri hanno aperto a questa ipotesi. Un solo anno, per un’industria può voler dire vivere o morire.
 
Alla luce dell’attuale stato fallimentare del complesso dei regolamenti, perché non anticiparne la revisione anche alla luce della decisione della nuova amministrazione americana, che ha revocato proprio in questi giorni le norme sugli standard per la riduzione dei consumi di carburante? Per quanto riguarda l’autotrasporto, tuttavia, va ricordato che non c’è neppure bisogno di anticipare il check. Lo stesso Regolamento già prevede una verifica sulla possibilità di impiego dei biocarburanti sui veicoli pesanti entro il 2025. È un’opportunità da non perdere perché permetterebbe di adottare un Carbon Correction Factor (CCF) adeguato a stimolare una reale neutralità tecnologica e non – come è stato finora – un compromesso di facciata.
 
Terzo punto. La neutralità tecnologica, oltre che dal governo italiano, è stato sollecitato dall’ultimo Rapporto Draghi, e – alla fine dello scorso anno – dai presidenti delle Confindustria di Germania, Italia e Francia. Neutralità che dovrebbe essere garantita attraverso TUTTI i numerosi regolamenti che compongo il puzzle del “Green Deal”. Immergendoci in questo scenario, tuttavia, non dobbiamo fare l’errore di sottostimare il presente. Il programma utopistico imposto dall’Europa, concentrando attenzione, sforzi e investimenti su un traguardo lontano (il 2035), trascura la decarbonizzazione e la riduzione dell’impatto di gas a effetto serra che già oggi potrebbe essere ottenuta sostenendo i biocarburanti. Ciò è tanto più valido per i veicoli sopra le 3,5 ton. che hanno un’età media di 14,5 anni e per il 48% sono di una classe inferiore a Euro 4. È su questo parco, così obsoleto, inquinante e pericoloso che dovrebbero indirizzarsi fin da oggi interventi pubblici massicci, incentivi costanti e agevolazioni normative. Incentivi che sono soldi di tutti e devono essere impiegati per sostenere il mercato di tutti, non per creare un mercato per nessuno. 
Foto-Massimo Artusi Federauto © Francesco Vignali Photography
 

Il “Green Deal”? Va cancellato senza giri di parole

Incentivi esauriti: per l'auto elettrica brusca frenata
di Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia
 
Con un livello medio delle emissioni di CO2 delle auto immatricolate nel primo mese dell’anno di 119 g/km, a fronte di una media europea prevista per quest’anno di 93,6 g/km, e di 190 g/km per i veicoli commerciali, a fronte del target di 153,9 g/km, si capisce immediatamente lo scollamento dalla realtà di chi ha imposto le regole.
 
Sarebbe ora che si dicesse chiaramente e senza giri di parole che il Green Deal va cancellato. Deve essere il mercato a decidere cosa premiare, l’industria a decidere cosa produrre, le istituzioni preposte a indagare i responsabili di tale disastro.
Foto da ufficio stampa Dataforce Italia