Auto elettriche al palo: i concessionari spiegano perché

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"
di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor
 

In gennaio sono state immatricolate in Italia 133.692 autovetture con un calo del 5,9% sul 2024 e del 19,1% sul gennaio 2019, cioè sulla situazione ante-crisi da coronavirus e le prospettive per i prossimi mesi non appaiono particolarmente felici. La possibilità di ritornare in tempi ragionevoli ai livelli ante-crisi è infatti assolutamente remota per non dire della possibilità di ritornare ai livelli dell’inizio del secolo. Basti pensare che nel gennaio 2001 le immatricolazioni furono 272.126 e su questi livelli si mantennero fino alla grande crisi innescata dal fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008.

Per completare il quadro vi è da dire, poi, che dall’inchiesta congiunturale condotta dal Centro Studi Promotor a fine gennaio sui concessionari auto emerge che ben il 70% degli interpellati giudica basso il livello di acquisizione di ordini in gennaio e questo è un fatto assolutamente negativo perché i primi mesi dell’anno sono sempre stati molto importanti per la raccolta di ordini e a ciò si aggiunge che i livelli delle giacenze di auto invendute sono alti per il 48% dei concessionari.

Molto interessanti, poi, sempre nell’inchiesta congiunturale di dicembre del Centro Studi Promotor, sono le indicazioni fornite dai concessionari sui fattori che ostacolano la diffusione delle auto elettriche, diffusione per la quale l’Italia lo scorso anno si è aggiudicata ancora una volta la maglia nera tra i grandi paesi dell’Unione Europea con una quota sulle immatricolazioni del 4,2%.

Al primo posto tra le ragioni del ritardo dell’Italia nella transizione energetica i concessionari pongono i prezzi troppo elevati delle auto elettriche, seguiti dall’insufficiente dotazione di punti di ricarica e dalla limitata autonomia dell’auto elettrica. E a tutto questo si aggiunge che la stagione degli incentivi sembra definitivamente tramontata e che il Governo ha adottato recentemente provvedimenti penalizzanti per gli automobilisti.

A proposito del Governo va però segnalato che la posizione dell’Italia sulla transizione energetica acquista consensi tra gli altri Paesi dell’Unione Europea e che, anche per le pressioni dell’Italia, è stato finalmente stabilito che in marzo nell’Unione si aprirà un confronto sulla transizione energetica, che potrebbe portare a posizioni meno intransigenti anche se probabilmente ancora lontane anni luce da quello che succede e da quello che succederà al di fuori dell’Unione e in particolare negli Stati Uniti dove la politica del presidente Donald Trump non pare certo orientata a tenere conto delle preoccupazioni degli ambientalisti.

Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor
 

Piano di azione UE: ben vengano gli incentivi paneuropei

Transizione energetica: accelerare con misure concrete
di Michele Crisci, presidente UNRAE
 
È un dato positivo che si stia valutando l’introduzione di incentivi paneuropei, anziché affidarsi solo a misure nazionali che creano una frammentazione del mercato. Inoltre, accogliamo con favore la disponibilità della Commissione a introdurre della flessibilità nell’applicare le sanzioni per lo sforamento dei target sulle emissioni di CO2. Chiediamo che questi interventi vengano definiti con tempestività e chiarezza, per evitare il rischio di effetti irreversibili.
L’attuale regime fiscale sulle auto aziendali è inadeguato e penalizzante rispetto agli altri Paesi europei. Diviene sempre più urgente rivedere la detraibilità IVA e la deducibilità dei costi in base alle emissioni di CO2, oltre a ridurre il periodo di ammortamento a 3 anni. Solo così sarà possibile accelerare il passaggio verso veicoli a basse e/o zero emissioni, incentivando pertanto le imprese a investire in una mobilità più sostenibile.
 
Anche la recente modifica della normativa sul fringe benefit, che rischia addirittura di premiare anche le motorizzazioni più emissive, necessita di aggiustamenti: va reimpostata in base alle emissioni di CO2 come la precedente, con una progressività più graduale nelle aliquote per non tradursi unicamente in un aumento del gettito
fiscale.
Foto uff stampa UNRAE
 

Mercato auto italiano, parte male il 2025: a gennaio -5.9%

Mercato auto italiano, parte male il 2025: a gennaio -5.9%

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

 

Il mercato dell’auto italiano comincia il 2025 in negativo, segnando un calo significativo rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. A gennaio, infatti, sono state immatricolate 133.692 vetture, un 5,9% in meno rispetto alle 142.010 del gennaio 2024. L’anno precedente si era chiuso con una lieve flessione dello 0,5%, ma le previsioni per il 2025 non sono affatto rosee con l’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) che rivede al ribasso le stime per il 2025, prevedendo  1.550.000 immatricolazioni, in ulteriore flessione rispetto al 2024.

Elettriche sempre peggio

In un contesto economico incerto, l’industria dell’auto continua ad affrontare difficoltà, anche sul fronte della transizione energetica. Nonostante gli sforzi per promuovere i veicoli a basse emissioni, il mercato italiano rimane debole. La quota di mercato delle auto elettriche pure (BEV) è calate dal 5,5% di dicembre 2024 al 5% di gennaio 2025. Sebbene il dato sia superiore rispetto allo scorso anno, quando la quota era scesa al minimo storico del 2,1% a causa dell’attesa per gli incentivi, il 2025, che sarà privo di incentivi governativi, non fa intravedere particolari segnali di speranza di un’inversione di tendenza. In questo scenario, l’UNRAE spera che il “Dialogo Strategico” tra l’UE e il settore auto porti a un programma di aiuti che supporti concretamente la transizione ecologica.

Canali e alimentazioni

Analizzando i dati di gennaio 2025, si nota che la quota di auto vendute ai privati è pari al 63%, mentre le auto immatricolazioni rappresentano l’8,3% del totale. Il noleggio a lungo termine continua a segnare un forte calo, scendendo al 19,7% di quota, mentre il noleggio a breve termine arriva al 3,3%. In termini di alimentazione, le auto a benzina detengono il 26,9% del mercato, mentre il diesel crolla al 9,3%. Le auto ibride rappresentano il 45% del totale, con una divisione tra full hybrid (11,5%) e mild hybrid (33,5%). Le auto elettriche pure si fermano al 5%, mentre le plug-in raggiungono il 3,6%.

I principali costruttori

Per quanto riguarda i gruppi automobilistici, Stellantis segna una flessione del 15,95%, con solo Alfa Romeo col segno positivo (+17,68%), mentre gli altri marchi del gruppo registrano un calo. Segno negativo anche per il Gruppo Volkswagen (-3,06%) con le performance peggiori fatte segnare dai brand Volkswagen e Seat. In crescita, invece, il Gruppo Renault con un +8,78%, frutto dell’incremento dei volumi dei marchi Renault (+4,66%) e Dacia (+11,12%).

Foto da archivio di Motorionline

 

 

Messaggio ACEA all’UE: soluzioni rapide per ridurre le emissioni di CO2 entro il 2025

“Pacchetto Automotive”: serve un'azione urgente sulla flessibilità per auto e furgoni

Foto: Sigrid de Vries, direttore generale dell’Associazione europea dei costruttori di automobili

Nuovo messaggio di ACEA alla Commissione UE: il settore punta a una conformità graduale e a un meccanismo di conformità media per allentare le regole del 2025 ed evitare rischi di sanzioni dovute alla stagnazione della diffusione dei veicoli elettrici.

I produttori di auto e furgoni rischiano di incorrere in potenziali multe fino a 16 miliardi di euro o in significativi costi di conformità, tra cui opzioni come pooling, prezzi o riduzione delle impronte di produzione. I produttori – si legge in una nota di ACEA – sono anche gli unici soggetti a pesanti multe per condizioni che sono al di fuori del loro controllo, come l’insufficiente implementazione di infrastrutture di ricarica e rifornimento di idrogeno. Il settore non vede l’ora che la Commissione concluda il dialogo strategico sul futuro dell’industria automobilistica per risolvere la questione delle sanzioni del 2025 per auto e furgoni. Le decisioni di investimento critiche vengono prese ora, non tra mesi.

“Le soluzioni sul tavolo per i veicoli leggeri sono flessibilità e non un’inversione a U nella politica di decarbonizzazione. Non c’è ritorno alla transizione: oltre 250 miliardi di euro di investimenti da parte dei produttori di veicoli in tecnologie a zero emissioni ne sono la migliore testimonianza“, ha affermato Sigrid de Vries, direttore generale dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA).

Considerata la situazione specifica del mercato dei veicoli commerciali leggeri e la situazione ancora più difficile con l’adozione sul mercato dei furgoni elettrici finora, saranno introdotte diverse flessibilità (almeno sia il principio di introduzione graduale che quello di una media quinquennale) per il segmento dei furgoni, al fine di salvaguardare l’agevolazione del 2025 ed evitare di pagare sanzioni dovute alla non conformità dei furgoni.

È fondamentale che una soluzione su misura per il 2025 per auto e furgoni non impedisca una revisione completa delle normative sulla CO2 nel 2025. Questa revisione consentirà una discussione più ampia sugli adeguamenti strutturali al quadro sulla CO2 e una strategia più coesa per garantire una transizione verde e competitiva.

Foto fornita da uff stampa ACEA

 

Palombella (Uilm) a Bruxelles: “Automotive, l’UE si fermi o sarà una catastrofe”

Palombella (Uilm) a Bruxelles

Il 5 febbraio, organizzata dal sindacato unitario IndustriAll Europe, si è svolta a Bruxelles una grande manifestazione con oltre 10mila partecipanti sotto la sede del Consiglio Europeo, in place Jean Rey, per rivendicare un concreto piano industriale europeo. Erano presenti i sindacati e i lavoratori dell’industria di tutta Europa. È la prima manifestazione di questo genere in cui i sindacati di tutta Europa, compatti, chiedono un cambio di rotta all’UE rispetto alle politiche industriali.

“La transizione ecologica – le parole di Rocco Palombella, segretario generale UILM – deve essere gestita e non può rappresentare la fine della manifattura, la messa in discussione di diritti, occupazione e dignità di milioni di lavoratori. Le istituzioni europee lo devono capire e fermarsi finché si è in tempo. Se non lo capiranno, glielo faremo capire noi in ogni modo e con ogni mezzo“.

Mazda MX-5 35th Anniversary Edition: speciale buon compleanno per la piccola roadster

Mazda MX-5 35th Anniversary Edition

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

 

La Mazda MX-5 Miata 35th Anniversary Edition, presentata in anteprima alla 24 Ore di Daytona, negli Stati Uniti, è una versione esclusiva e limitata della celebre e amata roadster giapponese. Saranno solo 300 gli esemplari prodotti di questo modello che celebra il 35° anniversario della MX-5, distinguendosi per un design raffinato e una dotazione di serie che la rende ancora più esclusiva.

Design tra eleganza e sportività

La Mazda MX-5 Miata 35th Anniversary Edition si fa notare e riconoscere per la sua carrozzeria in tinta Red Artisan Metallic, un colore che le conferisce un aspetto sofisticato e accattivante. A completare l’aspetto elegante della vettura ci pensa il tettuccio beige che aggiunge un tocco di classe. Tra gli altri dettagli distintivi vanno segnalati lo spoiler posteriore in tinta carrozzeria, il badge con numero di serie sul parafango posteriore e i cerchi in lega da 17 pollici con finitura lucida.

Dettagli di lusso negli interni

L’abitacolo della MX-5 Miata 35th Anniversary Edition è un perfetto mix di comfort e raffinatezza. I sedili sono rivestiti in pelle Nappa beige, con poggiatesta impreziositi dal logo “35th Anniversary” in rilievo. I dettagli in Red Artisan impreziosiscono gli interni, mentre il volante in pelle nera, con cuciture beige a contrasto, aggiunge un elemento sportivo. Il pavimento in beige e il vano portaoggetti in pelle Nappa completano un ambiente all’insegna dell’esclusività.

Tecnologia e dotazione di serie al top

La Mazda MX-5 Miata 35th Anniversary Edition vanta anche una dotazione tecnologica di alto livello. Tra gli equipaggiamenti di serie troviamo sedili riscaldati, il sistema d’infotainment con display da 8,8 pollici dotato di navigazione GPS e connettività Android Auto e Apple CarPlay. L’impianto audio Bose assicura un’esperienza sonora di qualità, mentre il climatizzatore automatico e lo specchietto retrovisore antiriflesso HomeLink elevano ulteriormente il comfort a bordo.

Sportività accentuata

Sotto il cofano della compatta due posti giapponese troviamo il motore 2.0 litri a 4 cilindri che sviluppa 184 CV e una coppia massima di 205 Nm. Questo propulsore è abbinato esclusivamente a un cambio manuale a 6 marce e alla trazione posteriore, con il differenziale a slittamento limitato che esalta la guida sportiva. Per accentuare ulteriormente le performance e il dinamismo, questa speciale versione della Mazda MX-5 beneficia anche di ammortizzatori Bilstein rinforzati con taratura sportiva, che incrementano le caratteristiche di maneggevolezza, agilità e stabilità.

foto ufficiale di Mazda 

Autostrade per l’Italia: al via dal Museo STEP di Milano il tour nelle scuole sulla guida sicura

Autostrade per l'Italia: al via dal Museo STEP di Milano il tour nelle scuole sulla guida sicura

Si è tenuto al Museo STEP Futurability District, a Milano, il primo di un nuovo ciclo di 15 incontri che Autostrade per l’Italia terrà con più di 1.000 alunne e alunni che frequentano Istituti situati su tutto il territorio attraversato dalla rete ASPI, per sensibilizzare i più giovani al rispetto delle regole e delle norme sulla sicurezza stradale.

 

L’iniziativa di Autostrade per l’Italia, a supporto delle istituzioni scolastiche e delle famiglie, ha già coinvolto, anche grazie al contributo della Polizia di Stato, più di  220 istituti scolastici e circa 19.000 ragazze e ragazzi che frequentavano gli ultimi anni della scuola secondaria di secondo grado. In questa nuova fase il progetto è stato arricchito con un quiz digitale che aiuterà i giovani a comprendere come valutare correttamente la variabile “tempo”. Perché sulle strade l’unica velocità consentita è quella del pensiero! Sono proprio le nuove generazioni infatti la parte più recettiva degli utenti alla guida e anche la categoria che secondo l’Osservatorio “Non chiudere gli Occhi” di Skuola.net e Autostrade per l’Italia, sulla scorta del cattivo esempio che viene dagli adulti, tende ad assumere comportamenti scorretti. Dei 2.124 ragazze e ragazzi – di età compresa tra i 16 e i 24 anni – intervistati nell’ambito dell’Osservatorio, 1 su 5 ha causato incidenti per colpa propria. E 4 su 5 hanno accettato il passaggio di un conducente in stati alterati quando si è presentata l’occasione.

 

L’evento al Museo Step di Milano ha visto la partecipazione di circa cento studenti, in particolare, le ragazze e i ragazzi dell’Istituto Ikaros di Buccinasco, dell’Istituto Moreschi di Milano e dell’Istituto Enaip di Magenta. Erano presenti, inoltre, la Presidente di Autostrade per l’Italia, Elisabetta Oliveri e il Direttore del Tronco di Milano di Aspi, Alessandro Bevilacqua.


“STEP è un luogo di consapevolezza nato per connettere le persone con il futuro e con la trasformazione digitale che pervade velocemente ogni ambito della nostra vita personale e professionale. Siamo felici e orgogliosi di collaborare con Autostrade per l’Italia in questo percorso di divulgazione e formazione dedicato ai giovani sulla sicurezza stradale, perché anche in questo ambito così importante per le vite di tutti noi la tecnologia gioca un ruolo chiave”, ha dichiarato la direttrice del Museo STEP Futurability District, Cristina Paciello.

 

“Per il nostro Gruppo . afferma la presidente di Autostrade per l’Italia, Elisabetta Oliveri – la sicurezza delle persone è il primo valore della cultura aziendale. Non potremmo gestire la complessità delle attività che affrontiamo quotidianamente senza tenere come obiettivo-guida la sicurezza di chi ogni giorno viaggia sulla nostra rete e, al contempo, quella di chi ogni giorno lavora sulla stessa rete per migliorare la sicurezza. Sicurezza stradale significa sicurezza fisica delle infrastrutture e, insieme, rispetto del Codice della strada. Sono numerosissime le iniziative e i progetti che Aspi porta avanti per sensibilizzare sull’importanza di una guida sicura e per richiamare attenzione su un obiettivo che deve essere di tutti: azzerare le vittime sulla strada. In particolare, crediamo che dedicare tempo, entusiasmo e attenzione proprio alle nuove generazioni, così come questo incontro ci consente di fare, sia il miglior investimento per cambiare le cose”.

La Regione Lombardia vanta un’infrastruttura autostradale tra le più complesse del Paese. Nello specifico, la Direzione di Milano di Aspi gestisce circa 300 km di autostrada – tra cui la A1 nel perimetro di interconnessione tra Milano e il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo, la A8/A9 (parte del corridoio Reno-Alpi) e l’A4 (parte del corridoio Mediterraneo) dove – tra Milano e Dalmine – è percorribile la IV corsia dinamica, il primo tratto di smart road del Paese.

 

foto da uff stampa AUTOSTRADE

 

 

Fornitori e transizione green: in Europa persi più posti che durante la pandemia

Il Dialogo strategico del 12 settembre: CLEPA dà l'ultima sveglia

di Matthias Zink, presidente di CLEPA

I fornitori hanno annunciato la perdita di 54mila posti di lavoro nel 2024. Più che durante la pandemia. Non si tratta più di un fulmine a ciel sereno: l’impatto è reale e sta accadendo ora. I fornitori del settore automobilistico hanno bisogno di un’azione urgente. Chiediamo una ricalibrazione normativa, con un’attenzione specifica a un approccio multitecnologico. Una soluzione per la pressione a breve termine creata dall’obiettivo del 2025 è importante. Ma questa dovrebbe presentarsi sotto forma di un pacchetto, con una visione a lungo termine: un quadro tecnologico aperto fino al 2035 e oltre. Le soluzioni a breve termine non sono sufficienti. Abbiamo bisogno di una strategia a lungo termine che garantisca competitività industriale, investimenti e posti di lavoro.

L’UE ha iniziato a costruire la casa dal tetto in giù. Le politiche climatiche sulla decarbonizzazione dovrebbero invece concentrarsi sulle fonti energetiche e sulla riduzione dei combustibili fossili, piuttosto che prescrivere tecnologie specifiche o prodotti finali. Con il 2035 che si avvicina rapidamente, l’Europa rischia di rimanere indietro a meno che non abbracci un ponte tecnologico più ampio verso l’elettrificazione, inclusi ibridi plug-in, estensori di autonomia, idrogeno e combustibili sostenibili.

CLEPA apprezza gli sforzi della Commissione Europea per promuovere il dialogo e creare un quadro per il futuro del settore. Tuttavia, le discussioni sul Dialogo Strategico devono portare a misure concrete che allineino gli obiettivi climatici con le realtà industriali. CLEPA e le sue aziende associate si impegnano a collaborare con la Commissione Europea per sostenere le priorità chiave che sono essenziali per mantenere la competitività del settore. Ecco le priorità in sintesi.

Ampliare le normative sulla CO2 e abilitare più opzioni tecnologiche: garantire un approccio aperto alla tecnologia integrando PHEV, estensori di autonomia, idrogeno e carburanti sostenibili insieme all’elettrificazione.

Allineare le politiche alla competitività industriale
: semplificare gli strumenti normativi in un quadro coerente che consenta la trasformazione e riduca l’onere burocratico per le imprese, in particolare le PMI.

Garantire un’elettricità accessibile e a basse emissioni di carbonio e l’accesso alle materie prime essenziali: rafforzare le infrastrutture energetiche e le catene di approvvigionamento per garantire prezzi dell’elettricità competitivi e un accesso affidabile alle materie prime essenziali, sostenendo gli obiettivi industriali e climatici dell’Europa.

Ridurre i rischi degli investimenti verdi e digitali: ampliare i finanziamenti pubblici per sostenere l’industrializzazione delle tecnologie pulite, garantendo la leadership dell’Europa nella mobilità sostenibile.

Potenziare le infrastrutture e la preparazione della forza lavoro: accelerare gli investimenti nelle reti di ricarica, nell’idrogeno, nelle infrastrutture digitali e nello sviluppo delle competenze per consentire una transizione di successo.

Garantire finanziamenti consistenti per la ricerca e sviluppo nel 10° PQ: mantenere i finanziamenti a livello di Orizzonte Europa per la ricerca precompetitiva e collaborativa per sostenere la leadership dell’Europa nell’innovazione.

Garantire una concorrenza leale e un mercato funzionante per la digitalizzazione: stabilire un quadro normativo che promuova un accesso equo ai dati dei veicoli, stimolando l’innovazione, una migliore ingegneria e nuove opportunità di mercato.

Rafforzare la competitività dell’UE nel commercio globale : rafforzare la posizione dell’Europa come polo manifatturiero e di investimento per garantire la competitività globale a lungo termine dell’industria delle forniture automobilistiche.

 

Foto Matthias Zink da ufficio stampa CLEPA

 

 

 

Automotive World (“Auto.it”): 10a serie al via con Ghenzer e Bonora

Automotive World ("Auto.it"): 10a serie al via con Ghenzer e Bonora
Quarto anno e decima serie per “Automotive World” su Auto.it. dal prossimo 26 febbraio. Massimo Ghenzer, presidente di Areté e ideatore dell’iniziativa, con Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, commentano i virgolettati di personaggi del mondo automotive e non solo. La nuova serie, presentata dal direttore di “Auto” e “Auto.it”, Andrea Brambilla, insieme allo stesso Ghenzer, sarà online su “Auto.it” dal 26 febbraio e per i 5 mercoledì successivi-.
 
Nella prima puntata della 10a serie, Ghenzer e Bonora si concentrano sulle frasi pronunciate da Luca De Meo, CEO di Renault ed ex presidente di ACEA; Ola Kallenius, presidente attuale di ACEA; Sergio Marchionne, ex CEO di FCA e di Ferrari; Roxana Minzatu, vicepresidente esecutiva della Commissione UE; Akio Toyoda, presidente di Toyota Motor Company; Henry Ford, fondatore di Ford Motor Company.

Osservatorio TEA: in Italia metà delle aziende auto non prevede investimenti in novità e processi

Osservatorio TEA: in Italia metà delle aziende auto non prevede investimenti in novità e processi
In Italia quasi la metà delle aziende automotive non prevede investimenti significativi in nuovi prodotti e, tra chi investe, la maggioranza intende farlo nella mobilità elettrica, che si pone anche come l’unico comparto dell’industria con prospettive di crescita occupazionale.
 
È quanto emerge dall’analisi presentata al ministero delle Imprese e del Made in Italy dall’Osservatorio TEA, l’osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive italiano, guidato dal Center for Automotive & Mobility Innovation dell’Università Ca’ Foscari Venezia (CAMI) e dal CNR-IRCrES, nell’ambito dell’evento “Mobilità elettrica e industria italiana: i risultati della survey 2024”.
 
La ricerca si basa sulle risposte a una survey condotta nel 2024 a cui hanno partecipato 397 delle oltre 2.100 imprese mappate dall’Osservatorio, rappresentative dell’ecosistema industriale automotive italiano. Dalle risposte emerge che il 48,1% delle aziende rimarrà sostanzialmente fermo a livello di investimenti nel triennio 2024-2027, rinunciando a sviluppare nuovi prodotti in scia al clima di incertezza che si è generato in Italia sulla
transizione tecnologica dei trasporti. A livello numerico, le aziende che continueranno a investire lo faranno guardando più alla mobilità elettrica (31% dei rispondenti) che alle motorizzazioni endotermiche (20,9%).
 
In termini di volumi di risorse, il 61,6% degli investimenti sarà rivolto a componenti che non sono collegati al tipo di alimentazione del veicolo, rispecchiando la natura fortemente invariante del portafoglio prodotti e delle competenze della filiera. Il 17,9% degli investimenti si concentrerà sullo sviluppo di componenti esclusivi per i veicoli elettrici, il 10,1% sui componenti peculiari per i veicoli endotermici, il 6,7% su ingegneria e design e solo il 3,8% sul software, che rappresenterà invece uno dei principali terreni di sfida dei prossimi anni.
 
Le aziende di maggiori dimensioni e con una più spiccata visione internazionale sono quelle che dimostrano la maggiore propensione all’innovazione, mentre le realtà medio- piccole, situate in molti casi nel Mezzogiorno e fortemente dipendenti da pochi grandi committenti, faticano a mantenere il passo.
 
Guardando alla transizione tecnologica in atto, il 66% delle imprese prevede che nel periodo considerato l’elettrificazione non avrà impatti sul portafoglio prodotti o non richiederà in ogni caso particolari adeguamenti, il 26,6% si appresta ad adottare un percorso specifico di adattamento e il 7,4% ipotizza di agire radicalmente sul proprio portafoglio prodotti o di concentrarsi su altre attività non collegate al settore automotive.
 
Accanto al tema dello sviluppo di prodotto, preoccupa la generalizzata carenza di investimenti anche sul versante dell’innovazione di processo: nonostante le politiche incentivanti esistenti, infatti, il 55,2% delle aziende non ha in programma investimenti di questo tipo.
 
Sotto il profilo occupazionale, l’analisi rileva che le imprese che investiranno nelle produzioni rivolte alla mobilità elettrica sono le uniche con outlook positivo, soprattutto per quanto riguarda le assunzioni nelle aree a maggior valore aggiunto, come ricerca e sviluppo (+5,6%) e sistemi informatici (+8%).
 
Cosa chiedono quindi le aziende per affrontare nel migliore dei modi la transizione e per preservare (o rilanciare) la propria competitività?
In cima alle preoccupazioni della filiera c’è il nodo dei costi dell’energia, seguito dall’esigenza di un’accelerazione sull’adozione delle fonti rinnovabili, percepita come un elemento di competitività rilevante per via delle certificazioni sull’impronta carbonica richieste ai fornitori di componenti. Inoltre, si invocano politiche per la diffusione dell’infrastruttura di ricarica, per facilitare assunzioni e formazione del personale e per stimolare la domanda di veicoli elettrici, agendo così indirettamente anche sulle economie di scala.
 
Si segnalano infine tra le priorità indicate dalla filiera le azioni orientate a favorire la realizzazione di nuovi impianti, il rientro in Italia di attività produttive, la collaborazione tra soggetti diversi, gli accordi di innovazione per l’automotive e l’attrazione di nuovi investitori.
 
“La ricerca rende il quadro di una filiera estesa che non è esposta in modo particolare all’elettrificazione del drivetrain” ,spiega il direttore dell’Osservatorio TEA, Francesco Zirpoli, “le crisi in atto sono da attribuire prevalentemente ad una diminuzione significativa e generalizzata delle commesse che riguarda prevalentemente i fornitori che hanno un alto volume d’affari con Stellantis. L’analisi identifica un numero molto significativo di imprese che presenta alte potenzialità di crescita nel prossimo triennio.
Sono quelle che investono più della media in innovazione e che dall’Italia sono cresciute verso l’estero”.
 
“Le imprese della filiera automotive estesa italiana investono maggiormente nei nuovi prodotti per l’elettrificazione del veicolo rispetto ai componenti per le motorizzazioni tradizionali e ciò si traduce per queste imprese anche i migliori performance occupazionali”, sottolinea il responsabile della survey e dell’analisi dati, Giuseppe
Calabrese, “perdurano tuttavia le difficoltà a trovare personale adeguato soprattutto per le posizioni più qualificate come è evidenziato dalla richiesta di politiche industriali. Inoltre, si segnala una carente relazione con le istituzioni finanziarie per favorire l’innovazione”.
Foto di Precondo CA su Unsplash