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Italiani e auto elettriche: ecco le ragioni dell’insuccesso

Incentivi esauriti: per l'auto elettrica brusca frenata

di Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia

 

Quello italiano rimane un mercato poco attratto dalle auto elettriche (nel 2023 hanno chiuso al 4,22% di quota, la più bassa di tutta Europa, mi viene da dire “resistente” alla crescita delle auto elettriche, con la maggior parte degli esperti di mercato che imputano all’infrastruttura la maggior colpa di questo ritardo. Eppure, io resto convinto che non sia l’infrastruttura il problema più grande, il problema è nel racconto che di questa storia si continua a fare e chi lo amplifica. Semplicemente credo che oggi l’elettrico non sia ancora superiore all’endotermico nel bilancio complessivo di utilizzabilità e fruibilità.

 

Sono altrettanto certo che arriverà il tempo nel quale le vetture elettriche saranno superiori a quelle ICE sotto tutti gli aspetti, ma oggi non è così ed esaurita l’onda degli “early adopters” qualsiasi persona di buon senso non è disposta a pagare anche il 50% in più per un prodotto che, se davvero volesse diventare oggi prodotto di massa, dovrebbe costare il 30% in meno.

 

Vai a vedere che l’Italia, fanalino di coda in Europa su questo tema, sia invece la più intelligente, quella che alla fine, grazie al silenzio dei consumatori che non comprano, farà capire che il percorso di transizione non si può fare con slogan politici e soprattutto a spese della gente, della qualità e sostenibilità delle loro vite

Mercato auto Italia: incentivi presto o si rischia la paralisi

Transizione energetica: accelerare con misure concrete

di Michele Crisci, presidente di UNRAE

 

Alla luce dei tempi burocratici di approvazione e ratifica da parte delle istituzioni coinvolte e della necessità di aggiornare la Piattaforma Invitalia, è molto forte e preoccupante il rischio che i nuovi incentivi non siano operativi in tempi brevi, situazione che porterebbe a un ulteriore rallentamento o alla paralisi del mercato.

 

Il nuovo provvedimento dovrebbe, a quanto sembra, aver comunque accolto le richieste di UNRAE, che riguardano l’estensione dell’incentivo a tutte le imprese con bonus a importo pieno; l’aumento degli importi dell’Ecobonus; il riporto al 2024 dei fondi inutilizzati nel 2022 e, nel corso dell’anno, anche quelli del 2023 (complessivamente oltre 600 milioni); il probabile allungamento dell’orizzonte temporale di applicazione dell’Ecobonus al 2025.

 

Sul fronte del progresso verso la transizione energetica, intanto, il 2023 si conferma un anno perso come mostrano i dati sulle auto green: a dicembre le BEV hanno raggiunto quota 6,0% e le PHEV il 4,0%, ma l’intero anno ha chiuso con le BEV ferme al 4,2% e le PHEV al 4,4%, lontane dalle quote più elevate non solo dei Major Markets d’Europa ma anche di Paesi con Pil pro capite a parità di potere di acquisto inferiore rispetto all’Italia.

 

Tale ritardo ha avuto conseguenze negative sulle emissioni medie di CO2 che, contrariamente al trend di riduzione imposto dalle norme europee, sono addirittura cresciute nell’intero 2023 a 119,5 g/km (+0,7%).

 

Si ricorda che, comunque, non è sufficiente agire solo sugli incentivi. I Decreti attuativi della Delega Fiscale rappresentano un’occasione immediata per prevedere una revisione del regime fiscale delle auto aziendali in uso promiscuo, agendo su detraibilità IVA e deducibilità dei costi in funzione delle emissioni di CO2 e riducendo il periodo di ammortamento a 3 anni. Ciò favorirebbe il rilancio di un settore utile anche a un accelerato rinnovo del parco, considerato il veloce ricambio dei veicoli aziendali.

Mercato auto Italia: occorrono almeno 1,8 milioni di vetture l’anno

L'auto nel quadrimestre: solo il 12% dell'immatricolato è prodotto in Italia

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

Nell’ultimo mese dell’anno appena concluso, il mercato auto italiano si mantiene positivo, ma – anche a causa di due giorni lavorativi in meno a dicembre 2023 rispetto a dicembre 2022 (18 giorni contro 20) – rallenta la crescita (+5,9%) .
Il 2023 totalizza così poco più di 1.560.000 immatricolazioni complessive, ovvero il 19% in più rispetto al 2022 (-18,3% su gennaio-dicembre 2019).

Secondo ANFIA, per garantire un fisiologico rinnovo del parco circolante – caratterizzato, a fine 2022, da un’età media di 12 anni e 6 mesi e da una quota di oltre il 50% di vetture ante-Euro 5 – è necessario raggiungere almeno 1,8 milioni di auto immatricolate ogni anno.


Nella direzione del ricambio del parco vanno anche le misure del Tavolo Sviluppo Automotive, con l’obiettivo di raggiungere quanto prima e in maniera sostenibile il target di 1 milione di autoveicoli leggeri prodotti nel nostro Paese.
Sul fronte delle vendite, siamo a favore di una rimodulazione dello schema di incentivazione che renda più attrattive, anche dal punto di vista del contributo economico all’acquisto, le misure a sostegno delle vendite di auto ricaricabili (BEV e PHEV), in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Unione Europea e in modo tale da recuperare il ritardo dell’Italia sulla quota di mercato delle vetture
elettriche,
 appena il 4% contro il 15% circa degli altri maggiori mercati europei.

Fondamentale, inoltre, l’apertura degli incentivi a tutte le persone giuridiche, a eccezione dei concessionari.

Industria dei veicoli elettrici: per ACEA occorre una strategia UE

Industria dei veicoli elettrici, foto di Ernest Ojeh su Unsplash

Il predominio della Cina nella catena di fornitura dei veicoli elettrici (EV) e i rafforzati incentivi del governo statunitense per le Case automobilistiche nazionali rischiano di mettere l’UE in secondo piano nei suoi sforzi per sostenere la produzione europea di veicoli elettrici, hanno osservato i produttori europei di automobili ‘Associazione (ACEA). Lo si legge in una nota di ACEA, l’Associazione dei costruttori europei di veicoli.

Un nuovo rapporto dell’École Polytechnique ha rivelato l’immensa portata delle sfide che l’UE deve affrontare nello sviluppo di una catena di fornitura di veicoli elettrici. Il rapporto avverte che mentre altre regioni globali avanzano con ambiziose strategie industriali che stimolano le industrie nazionali, la competitività della produzione europea di veicoli elettrici rischia di essere erosa.
Secondo il rapporto, la politica strategica e olistica della Cina che comprende estrazione mineraria, raffinazione, produzione, reti di ricarica, energia a basso costo, incentivi all’acquisto e riciclaggio lungo l’intero ciclo di vita dei veicoli elettrici ha notevolmente rafforzato il suo vantaggio competitivo. In netto contrasto, l’UE ha adottato un approccio normativo frammentario alla politica industriale, regolando fasi specifiche della catena del valore.Il rapporto – continua la nota di ACEA – segnala anche il crescente slancio verso la creazione di un hub di produzione per la catena del valore dei veicoli elettrici negli Stati Uniti. Obiettivi di vendita ambiziosi in stati come la California e a livello federale, combinati con finanziamenti senza precedenti previsti dall’Inflation Reduction Act (IRA), stanno dando impulso all’industria automobilistica nazionale, mettendo a dura prova la competitività dei produttori automobilistici europei in uno dei mercati di esportazione più preziosi per i veicoli elettrici .“A differenza della Cina e degli Stati Uniti, l’UE non dispone di una solida strategia industriale per sostenere la produzione di veicoli elettrici”, ha affermato Sigrid de Vries, direttore generale di ACEA. “Un’industria europea vivace dei veicoli elettrici è vitale per raggiungere gli obiettivi climatici. L’Europa vuole stabilire il ritmo globale per la decarbonizzazione, ma deve fare di più per sostenere le industrie critiche che fanno parte della soluzione in modo sincronizzato e coerente”.

Sebbene il rapporto evidenzi i progressi nella produzione di celle batteria in Europa, lo sviluppo di una catena del valore delle batterie a monte non sta tenendo il passo con la domanda, portando a una continua dipendenza dalla Cina. “Siamo incoraggiati dai recenti segnali provenienti dall’UE che riconoscono le immense sfide e le minacce alla competitività che il nostro settore deve affrontare. La recente proposta di estendere le norme di origine UE-Regno Unito per i veicoli elettrici è indicativa di ciò, ma troppo spesso l’UE mette il carro normativo davanti ai buoi, a scapito delle sue industrie critiche”, ha aggiunto de Vries.

E ancora de Vries: “Il quadro normativo dell’UE manca di un approccio olistico all’elettrificazione dei veicoli. Un mosaico di normative – al ritmo di otto o nove in media all’anno – dirotta fondi vitali e indebolisce la competitività. Per affrontare il cambiamento climatico e dare slancio alla fiorente industria europea dei veicoli elettrici, l’UE deve sviluppare un quadro normativo e finanziario su misura per creare un ambiente imprenditoriale favorevole”

 

Due ruote: eccellenza e innovazione generano lavoro e gettito

EICMA 2025: punto di riferimento imprescindibile

di Paolo Magri, presidente di ANCMA

 

Emergono con vigore le prerogative vincenti dei prodotti della nostra industria delle due ruote, quali accessibilità, velocità degli spostamenti, sostenibilità, ma anche piacere di guida e libertà, che hanno favorito la diffusione di questi veicoli, di fronte alla quale abbiamo chiesto particolare accortezza anche nel processo di revisione del Codice della Strada.

 

Il mercato è mosso ancora dalla passione e al suo interno convivono svariati utilizzi e motivazioni d’acquisto, ma è anche la capacità del comparto con la sua filiera di offrire tanto e interpretare i bisogni degli utenti a trainarlo. Questo è un valore grande, perché dietro ci sono storie di eccellenza e innovazione, che generano occupazione, indotto, gettito ed investimenti e di cui è necessario tener conto con più consapevolezza.

#FORUMAutoMotive: Pressi (A2A) e i piani per le colonnine

#FORUMAutoMotive: Pressi (A2A) e i piani per le colonnine

Tra gli speaker intervenuti nell’ultima tappa di #FORUMAutoMotive era presente anche Fabio Pressi, amministratore delegato e presidente di A2A E-Mobility. Il quale ha fatto il punto sulla sviluppo della mobilità elettrica con un focus, ovviamente, sul futuro: “Parlare di mobilità elettrica a Milano è abbastanza facile, perché A2A da dieci anni investe sul territorio ed è stato tra i primi operatori a installare colonnine – le sue parole -. I milanesi lo sanno bene, tant’è che il numero di auto elettriche in Milano e provincia è relativamente più alto rispetto a tutto il resto d’Italia. Abbiamo un piano importante di installazione di 22.000 colonnine da qui al 2030, tutte alimentate da energia rinnovabile, quindi la mobilità elettrica realmente sostenibile”.

 

Non è solo la ricarica su strada che interessa però ad A2A: “La ricarica pubblica, ovviamente è una necessità – prosegue ancora Fabio Pressi – teniamo conto che è un mercato che sta cambiando anche le aziende, perché la ricarica entra in azienda dove le persone possono provare le auto elettriche. Noi sulla mobilità elettrica abbiamo una visione interessante soprattutto per le città, perché pensiamo che le nostre città debbano avere soluzioni anche per chi non ha il garage”. L’intervista completa nel video.

O𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 mo𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ e𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚: la visione al 2030 dell’Osservatorio TEA

O𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 mo𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ e𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚

(dal sito SicurAUTO diretto da Claudio Cangialosi)

La transizione verso la mobilità elettrica rappresenta una svolta epocale nell’industria automobilistica, con potenziali impatti significativi sull’occupazione. Il primo rapporto dell’𝐎𝐬𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐓𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐄𝐜𝐨𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐀𝐮𝐭𝐨𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐞 (TEA) dell’Università Ca’ Foscari Venezia esplora le implicazioni per l’Italia entro il 2030, cercando di comprendere rischi e opportunità in questa rivoluzione.

𝐎𝐬𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐓𝐄𝐀

Il TEA, formato da enti come il Center for Automotive and Mobility Innovation CAMI, Motus-E e 𝐈𝐑𝐂𝐫𝐄𝐒 (Istituto di Ricerca sulla Crescita
Economica Sostenibile),
analizza le trasformazioni nel settore automotive italiano per sostenere la transizione verso una mobilità sostenibile.

𝐀𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐎𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐀𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐈𝐂𝐄, 𝐁𝐄𝐕 𝐨 𝐌𝐢𝐬𝐭𝐞

Lo studio, basato su oltre 2.500 aziende, rivela che solo l’8% dei fornitori automotive italiani produce componenti esclusivamente per veicoli a combustione interna (ICE), limitando l’esposizione al rischio di uscita dal mercato.

𝐒𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢 oc𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧ali

L’analisi prevede diversi scenari occupazionali, con il 40% degli occupati concentrato in imprese con fatturato superiore a 250 milioni di euro. Le regioni più coinvolte sono Piemonte e Lombardia.

𝐑𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐞 o𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 i𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞

Le aziende mono-componente ICE vedranno una diminuzione dell’occupazione del 41%, mentre quelle multi-componente (ICE + BEV) avranno variazioni da -21% a -6%, e aziende che producono componenti “invarianti” vedranno un aumento del 11% entro il 2030.

Il 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 si trova su SicurAUTO.it

Foto di Simon Kadula su Unspash

Safety21: acquisita iMoi (sicurezza urbana predittiva)

Safety21: acquisita iMoi

Foto: Gianluca Longo, Ceo e founder del Gruppo Safety21

Safety21 S.p.A., software provider italiano leader nel settore Smart Road e Smart City, controllato dal fondo di private equity BU (Bregal Unternehmerkapital) Funds (“BU”), annuncia di aver finalizzato l’acquisizione del 100% del capitale di iMoi S.r.l., startup innovativa italiana specializzata nel settore della sicurezza urbana predittiva. Nata nel 2019 a Pescara dall’idea di Silvio Foschi e Monica Di Sante, ed entrata a far parte nel 2020 del Gruppo Innovery – system integrator specializzato in cybersecurity e controllato da Wise Equity attraverso il fondo Wisequity IV – iMoi ha sviluppato diversi brevetti con l’obiettivo di utilizzare le nuove tecnologie, Big data, AI e Deep Learning, per migliorare efficacemente le decisioni operative quotidiane delle centrali operative di Polizia, incrementando i risultati attesi nella prevenzione del crimine e nella prevenzione e analisi dei sinistri stradali.

Attraverso l’acquisizione della società, Safety21, amplia l’ecosistema delle soluzioni pionieristiche legate alla piattaforma proprietaria Titan che consente di fornire alla Pubblica Amministrazione servizi innovativi per la digitalizzazione dei processi di accertamento delle violazioni e per i servizi ai cittadini, attraverso l’impiego delle più evolute tecnologie puntando su un utilizzo, sempre maggiore, di applicazioni di Intelligenza Artificiale
e analisi dei dati nella gestione della sicurezza stradale.

“L’acquisizione di iMoi permetterà l’integrazione di tecnologie di visione altamente sofisticate di mapping 3D, basate su intelligenza artificiale, all’interno dell’ecosistema proprietario Titan di Safety21. L’AI è già uno strumento utilizzabile in diversi ambiti e dopo la recente presentazione di Cerbero, il nostro sistema di mobile detection comportamentale installabile a bordo veicolo interamente basato su AI, iCam3D di iMoi è il passo
successivo per il supporto all’agente di Polizia fuori dal veicolo.” spiega Gianluca Longo, CEO e founder del Gruppo Safety21.


“iMoi è orgogliosa di entrare a far parte del Gruppo Safety21 che da subito ha dimostrato di essere in linea con la nostra mission, soprattutto per la capacità di innovazione tecnologica. Con il medesimo impegno con cui abbiamo rivoluzionato il nostro mercato vogliamo ulteriormente farlo nel settore Smart City e Smart Road, rimanendo fedeli ai valori su cui abbiamo fondato la nostra azienda. Con grande entusiasmo siamo pronti ad iniziare questo nuovo capitolo.” spiegano Silvio Foschi e Monica Di Sante.

Tra i servizi smart per strade e città più sicure sviluppati da iMoi, c’è iCam3D: una soluzione che permette di ricostruire in 3D e con applicazioni di AI, in pochissimi minuti, la scena di un incidente stradale, riducendo i tempi delle rilevazioni necessarie a chiarire le dinamiche dei sinistri stradali che passano da 90 a 3 minuti, senza errori. A questo si aggiunge Incidenti.Online, la piattaforma collaborativa e investigativa che consente
agli operatori di Polizia di concludere il rilievo direttamente in campo in formato digitale aiutando l’operatore a individuare autori e veicoli già coinvolti in pregressi incidenti.
Ancora una volta riducendo sensibilmente, grazie alla tecnologia, i tempi da dedicare alla gestione del sinistro.

I colori nel mondo dell’auto: oggi più sostenibili, il caso PPG

I colori nel mondo dell'auto, photo di Nick Karvounis _ Unsplash

di Luca Talotta (Talots.it)

Il 2023 si è concluso con «Limitless» e una nuova palette di colori nel mondo dell’auto lanciata da PPG: «Assolutamente sì – le parole di Rodolfo Saporiti, responsabile PPG Automotive Italia – qui parliamo di colore, quindi di qualcosa di bello che rende più piacevole, più bella nostra vita. E aggiungo che il lavoro che faccio ha un aspetto estremamente piacevole che è quello di vedere i miei prodotti tutti i giorni sulle strade. Che è una fortuna che non hanno tutti».

Rodolfo Saporiti, da questo punto di vista, come sta il mercato automotive per chi, come voi, promuove colori per le carrozzerie?

«Se guardiamo il mondo automotive, quindi tutti i costruttori, c’è una grande variabilità. Ci sono costruttori che periodicamente focalizzano più l’attenzione sul colore, qualcuno che magari va a scemare, ma mediamente i colori nel mondo dell’auto sono uno di quegli strumenti chiave per creare la brand identity, quindi l’identità di brand o per identificare un modello. Uno degli elementi chiave per qualsiasi costruttore è il colore, è per questo che è così importante per i nostri clienti avere questo tipo di supporto stilistico».

Un esempio?

«La Jeep Avenger appena lanciata. Tutti abbiamo in mente il giallo di accompagnamento, quello è il frutto del lavoro della nostra azienda».

Come si posiziona PPG nel settore?

«Siamo il leader di mercato a livello globale».

C’è qualche richiesta particolare di cui si può parlare per il futuro prossimo?

«Per definizione nel mondo automotive di futuro non si può parlare. Quindi quello che posso raccontare è che è sempre un po’ il tema di dover trovare il giusto equilibrio tra richiesta di effetti e colori innovativi che marchino in modo chiaro il brand o il modello; di solito dal centro stile del cliente spingono molto per avere effetti wow, ma bisogna immaginare tutto questo su una linee di produzione per migliaia di vetture al giorno. E quindi deve essere industrializzabile in un modo estremamente robusto. Spesso la novità e gli effetti estremi sono difficili da industrializzare in questo mondo e quindi è sempre per noi un tema di mantenere il giusto equilibrio».

In questo momento storico c’è molta attenzione a temi come la sostenibilità. C’è attenzione anche nella produzione dei colori nel mondo dell’auto a riguardo?

«Assolutamente sì. La ricerca che fa PPG è quasi esclusivamente volta a poter proporre coloriche siano più sostenibili di quelli che andiamo a sostituire. E non solo sul colore, il pigmento nero che arriva dal riciclaggio degli pneumatici, ma anche in termini di ciclo di verniciatura. Abbiamo portato a casa soprattutto con alcuni costruttori dei cicli di verniciatura che hanno eliminato l’esigenza di utilizzare tre forme di cottura per la vernice; oggi se ne utilizza uno solo, un gran risultato».

Photo di Nick Karvounis _ Unsplash

È inverno: punto sulla sicurezza energetica dell’Europa

Mark Lacey, Head of Global Resource Equities, Schroders

di Mark Lacey, Head of Global Resource Equities, Schroders

La sicurezza energetica dell’Europa rimane una preoccupazione fondamentale, nonostante i progressi compiuti dalla regione per svincolarsi dalle importazioni di gas dalla Russia. Nel corso del 2022 e del 2023, i Paesi europei hanno aumentato in modo significativo la loro dipendenza da fonti energetiche alternative, riducendo la loro dipendenza dal gas naturale russo e ricostituendo rapidamente i loro livelli di stoccaggio di gas.

Allo stesso tempo, il clima relativamente mite dello scorso inverno ha fatto sì che la domanda di combustibili fossili rimanesse bassa, aiutando gli sforzi di transizione energetica in molti Paesi. Tuttavia, ci si domanda se tutti questi preparativi saranno sufficienti per affrontare i prossimi mesi. L’Europa sarà in grado di affrontare le potenziali sfide che il mercato energetico potrebbe presentare nel 2024 e negli anni successivi?

Chi fornisce l’energia all’Europa oggi?

Dopo i timori che l’Europa potesse rimanere senza gas nel 2022, oggi la sua posizione energetica appare molto più stabile.

La Norvegia ha sostituito la Russia come principale fornitore di gas, mentre la combinazione di temperature invernali miti, prezzi dell’energia più bassi e aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) da parte di fornitori internazionali hanno fatto sì che l’Europa sopravvivesse all’inverno passato e potesse pianificare il suo futuro.Tutti questi fattori hanno permesso agli impianti di stoccaggio del gas in tutto il continente europeo di raggiungere il 90% della capacità ad agosto, quasi tre mesi prima della scadenza del 1° novembre.

L’Europa ha fatto passi da gigante anche nella transizione energetica. Nell’ambito della normativa sulla riduzione della domanda di gas stabilita dal piano REPowerEU, il consumo di gas è diminuito di oltre il 19% (il 15% era il requisito minimo) tra agosto 2022 e gennaio 2023, rispetto allo stesso periodo di cinque anni prima.

Crescita delle rinnovabili: la transizione energetica europea è sulla buona strada?

Dopo l’annuncio del Green Deal nel 2019, che mira a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l’Europa è rimasta indietro nella corsa globale alle tecnologie pulite. Alcuni progetti e obiettivi politici in materia di energie rinnovabili sono stati forse troppo ambiziosi.

In questo momento il Paese più lungimirante e sicuro dal punto di vista energetico sono gli Stati Uniti. Nel prossimo futuro saranno leader nell’ambito delle batterie, del solare e anche nel gas come combustibile di transizione, che esporteranno in Europa. Tuttavia, è nel Vecchio continente che vediamo il maggior potenziale di cambiamento. Con il Recovery Fund, l’Unione Europea si era posizionata come leader nella transizione energetica, ma ora è rimasta indietro.

Nel Regno Unito esiste un problema in termini di politica energetica: ci sono connessioni di rete scadenti, aste di parchi eolici poco efficienti e un’incertezza che blocca i progetti. Nonostante ciò, crediamo che in Europa nel corso dei prossimi sei-dodici mesi la situazione cambierà e che ci sarà uno slancio politico positivo, motivo per cui in questo momento preferiamo un’esposizione europea rispetto a quella statunitense.

Nel 2022, per la prima volta, le energie rinnovabili in Europa hanno generato più elettricità del gas fossile. L’energia eolica e solare ha generato il 22,3% dell’elettricità dell’UE nel 2022, superando il gas fossile (20%), secondo il think tank specializzato in politiche energetiche Ember.

Quale sarà il futuro della sicurezza energetica dell’Europa? 

L’approvvigionamento energetico dell’Europa presenta ancora dei rischi. La nuova dipendenza dal Gnl farà sì che i prezzi dell’energia europea siano più sensibili alle interruzioni dell’approvvigionamento a livello globale. Ciò include la concorrenza con la Cina, che ha riaperto il suo mercato dopo la pandemia e richiede più energia, nonché la continua dipendenza dalla Russia per il Gnl, attualmente il secondo più grande esportatore di questa risorsa dopo gli Stati Uniti.

Ci aspettiamo che il mercato dell’energia in Europa continui a essere fragile. I prezzi del gas continueranno a essere volatili poiché sia la guerra in Ucraina che il conflitto in Israele minacciano l’approvvigionamento globale. Le possibili ulteriori interruzioni delle forniture di Gnl dovute agli scioperi dei lavoratori australiani delle piattaforme di gas offshore aumentano le preoccupazioni nel breve termine.

L’Europa è in concorrenza diretta con l’Asia per i carichi di Gnl provenienti dal Qatar e dagli Stati Uniti. L’Asia sta mettendo a disposizione una quantità sproporzionata di capacità di importazione fissa di Gnl, rispetto all’intera capacità variabile dell’Europa. Il Vecchio Continente ha un bisogno disperato di queste importazioni nei prossimi tre o quattro anni e questa è una delle sfide della transizione energetica. Assistiamo a un continuo aumento dei prezzi dell’energia nel lungo periodo, ciò significa che i rendimenti migliori inizieranno a confluire nel settore delle rinnovabili, dove la domanda sta accelerando.

Quali settori sono ben posizionati per questa transizione?

Stiamo cambiando il modo in cui utilizziamo l’energia nel mondo, e non sarà un’unica tecnologia a realizzare tutto questo: avremo bisogno di energia eolica, solare e batterie di accumulo. Abbiamo anche bisogno di infrastrutture di rete per far fronte all’aumento del carico elettrico intermittente delle fonti rinnovabili. Assisteremo a un’accelerazione della crescita di settori consolidati come l’eolico, il solare e la rete elettrica, ma anche di tecnologie più recenti come lo stoccaggio delle batterie, la cattura dell’anidride carbonica, l’idrogeno e l’energia nucleare.

Con oltre 100.000 miliardi di dollari da spendere nelle diverse catene di valore entro il 2050, l’opportunità di investimento è enorme e molti settori potranno trarre vantaggio dalla trasformazione che ci attende. Spetta agli investitori identificare i segmenti e le aziende al loro interno che possono meglio sfruttare questo capitale e convertirlo in crescita sul fronte azionario.