È inverno: punto sulla sicurezza energetica dell’Europa

Mark Lacey, Head of Global Resource Equities, Schroders

di Mark Lacey, Head of Global Resource Equities, Schroders

La sicurezza energetica dell’Europa rimane una preoccupazione fondamentale, nonostante i progressi compiuti dalla regione per svincolarsi dalle importazioni di gas dalla Russia. Nel corso del 2022 e del 2023, i Paesi europei hanno aumentato in modo significativo la loro dipendenza da fonti energetiche alternative, riducendo la loro dipendenza dal gas naturale russo e ricostituendo rapidamente i loro livelli di stoccaggio di gas.

Allo stesso tempo, il clima relativamente mite dello scorso inverno ha fatto sì che la domanda di combustibili fossili rimanesse bassa, aiutando gli sforzi di transizione energetica in molti Paesi. Tuttavia, ci si domanda se tutti questi preparativi saranno sufficienti per affrontare i prossimi mesi. L’Europa sarà in grado di affrontare le potenziali sfide che il mercato energetico potrebbe presentare nel 2024 e negli anni successivi?

Chi fornisce l’energia all’Europa oggi?

Dopo i timori che l’Europa potesse rimanere senza gas nel 2022, oggi la sua posizione energetica appare molto più stabile.

La Norvegia ha sostituito la Russia come principale fornitore di gas, mentre la combinazione di temperature invernali miti, prezzi dell’energia più bassi e aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) da parte di fornitori internazionali hanno fatto sì che l’Europa sopravvivesse all’inverno passato e potesse pianificare il suo futuro.Tutti questi fattori hanno permesso agli impianti di stoccaggio del gas in tutto il continente europeo di raggiungere il 90% della capacità ad agosto, quasi tre mesi prima della scadenza del 1° novembre.

L’Europa ha fatto passi da gigante anche nella transizione energetica. Nell’ambito della normativa sulla riduzione della domanda di gas stabilita dal piano REPowerEU, il consumo di gas è diminuito di oltre il 19% (il 15% era il requisito minimo) tra agosto 2022 e gennaio 2023, rispetto allo stesso periodo di cinque anni prima.

Crescita delle rinnovabili: la transizione energetica europea è sulla buona strada?

Dopo l’annuncio del Green Deal nel 2019, che mira a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l’Europa è rimasta indietro nella corsa globale alle tecnologie pulite. Alcuni progetti e obiettivi politici in materia di energie rinnovabili sono stati forse troppo ambiziosi.

In questo momento il Paese più lungimirante e sicuro dal punto di vista energetico sono gli Stati Uniti. Nel prossimo futuro saranno leader nell’ambito delle batterie, del solare e anche nel gas come combustibile di transizione, che esporteranno in Europa. Tuttavia, è nel Vecchio continente che vediamo il maggior potenziale di cambiamento. Con il Recovery Fund, l’Unione Europea si era posizionata come leader nella transizione energetica, ma ora è rimasta indietro.

Nel Regno Unito esiste un problema in termini di politica energetica: ci sono connessioni di rete scadenti, aste di parchi eolici poco efficienti e un’incertezza che blocca i progetti. Nonostante ciò, crediamo che in Europa nel corso dei prossimi sei-dodici mesi la situazione cambierà e che ci sarà uno slancio politico positivo, motivo per cui in questo momento preferiamo un’esposizione europea rispetto a quella statunitense.

Nel 2022, per la prima volta, le energie rinnovabili in Europa hanno generato più elettricità del gas fossile. L’energia eolica e solare ha generato il 22,3% dell’elettricità dell’UE nel 2022, superando il gas fossile (20%), secondo il think tank specializzato in politiche energetiche Ember.

Quale sarà il futuro della sicurezza energetica dell’Europa? 

L’approvvigionamento energetico dell’Europa presenta ancora dei rischi. La nuova dipendenza dal Gnl farà sì che i prezzi dell’energia europea siano più sensibili alle interruzioni dell’approvvigionamento a livello globale. Ciò include la concorrenza con la Cina, che ha riaperto il suo mercato dopo la pandemia e richiede più energia, nonché la continua dipendenza dalla Russia per il Gnl, attualmente il secondo più grande esportatore di questa risorsa dopo gli Stati Uniti.

Ci aspettiamo che il mercato dell’energia in Europa continui a essere fragile. I prezzi del gas continueranno a essere volatili poiché sia la guerra in Ucraina che il conflitto in Israele minacciano l’approvvigionamento globale. Le possibili ulteriori interruzioni delle forniture di Gnl dovute agli scioperi dei lavoratori australiani delle piattaforme di gas offshore aumentano le preoccupazioni nel breve termine.

L’Europa è in concorrenza diretta con l’Asia per i carichi di Gnl provenienti dal Qatar e dagli Stati Uniti. L’Asia sta mettendo a disposizione una quantità sproporzionata di capacità di importazione fissa di Gnl, rispetto all’intera capacità variabile dell’Europa. Il Vecchio Continente ha un bisogno disperato di queste importazioni nei prossimi tre o quattro anni e questa è una delle sfide della transizione energetica. Assistiamo a un continuo aumento dei prezzi dell’energia nel lungo periodo, ciò significa che i rendimenti migliori inizieranno a confluire nel settore delle rinnovabili, dove la domanda sta accelerando.

Quali settori sono ben posizionati per questa transizione?

Stiamo cambiando il modo in cui utilizziamo l’energia nel mondo, e non sarà un’unica tecnologia a realizzare tutto questo: avremo bisogno di energia eolica, solare e batterie di accumulo. Abbiamo anche bisogno di infrastrutture di rete per far fronte all’aumento del carico elettrico intermittente delle fonti rinnovabili. Assisteremo a un’accelerazione della crescita di settori consolidati come l’eolico, il solare e la rete elettrica, ma anche di tecnologie più recenti come lo stoccaggio delle batterie, la cattura dell’anidride carbonica, l’idrogeno e l’energia nucleare.

Con oltre 100.000 miliardi di dollari da spendere nelle diverse catene di valore entro il 2050, l’opportunità di investimento è enorme e molti settori potranno trarre vantaggio dalla trasformazione che ci attende. Spetta agli investitori identificare i segmenti e le aziende al loro interno che possono meglio sfruttare questo capitale e convertirlo in crescita sul fronte azionario.

 

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