Cardinali (UNRAE): i costruttori e la transizione “green”

di Pierluigi Bonora

 

Al dibattito organizzato in Regione Lombardia a Milano da Federmotorizzazione sul tema “Mobilita”,  con l’obiettivo, non semplice, “di fare il punto sulla transizione ecologica avviata, ma che viaggia a velocità differenti a livello nazionale, continentale e globale”, ha parlato anche Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE, l’associazione che rappresenta i costruttori di veicoli esteri in Italia.

 

Ecco il punto di vista di UNRAE, espresso dal direttore generale Cardinali, sulla transizione energetica che coinvolge l’intero settore automotive e che vede i costruttori puntare decisi verso l’elettrico. Da parte della UE, comunque, c’è stata l’apertura anche ai carburanti sintetici, mentre l’Italia continua a premere affinché si accenda la luce verde anche per i biocarburanti.

L’auto in Europa: nell’elettrico l’Italia non è l’unica ad arretrare

i concessionari mostrano cautela

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

Dati positivi dal mercato dell’auto dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK). In aprile sono state immatricolate 964.932 autovetture con una crescita del 16,1% sullo stesso mese del 2022. Il consuntivo dei primi quattro mesi si chiude invece con 4.201.918 immatricolazioni ed una crescita del 17,2% rispetto allo stesso periodo del 2022.

Questi dati confermano l’andamento favorevole delineatosi da agosto per effetto di una maggiore disponibilità di auto dovuta al miglioramento della situazione delle forniture di componenti essenziali per la produzione di autoveicoli. La carenza di prodotto aveva fortemente penalizzato le forniture alle concessionarie e quindi agli utilizzatori finali. Il ritorno verso la normalità negli approvvigionamenti delle Case automobilistiche ha avuto un impatto immediato sul mercato.

Nonostante la ripresa in atto le vendite di auto nell’Europa Occidentale sono però ancora molto lontane dai livelli ante-crisi. Le immatricolazioni del primo quadrimestre di quest’anno accusano infatti un calo di ben il 23,5% rispetto allo stesso periodo del 2019, cioè alla situazione precedente la crisi da Coronavirus. Per tornare alla normalità, oltre ai problemi di fornitura, è necessario superare anche gli altri fattori di freno manifestatisi dal 2020 in poi ed in particolare l’impatto psicologico e concreto della guerra in Ucraina e anche la ricomparsa dell’inflazione che ha inciso pure sui prezzi di listino delle autovetture.

Sta inoltre emergendo in molti dei principali Paesi dell’area, e anche in Italia, un nuovo elemento di preoccupazione. La ripresa in atto interessa soprattutto gli acquisti delle aziende piuttosto che quelli dei privati. Per quanto riguarda l’Italia nel primo quadrimestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le immatricolazioni a privati sono aumentate dell’11,3%, mentre il resto del mercato è cresciuto del 46,5%.

Il quadro è analogo negli altri maggiori mercati dell’Europa Occidentale. E una delle ragioni di questa situazione viene indicata nell’incertezza nella scelta di una nuova auto legata alla prospettiva della transizione energetica che induce molti privati a rimandare acquisti già maturi in attesa che emergano nuovi elementi per poter operare la scelta più opportuna. In particolare, secondo Mike Hawes, amministratore delegato di SMMT, l’associazione ingle­se dei produttori di autoveicoli, “l’ansia per la ricerca del punto di ricarica sta iniziando a gettare una nuvola sull’entusiasmo del mercato di adottare la mobilità a zero emissioni”.

Tra i cinque maggiori mercati europei quello che ha la quota dell’elettrico più alta nel primo quadrimestre 2023 è comunque proprio il Regno Unito con il 15,4%, seguito dalla Francia con il 14,8%, dalla Germania con il 14,3%, dalla Spagna con il 4,5% e dall’Italia con un misero 3,7% che, nel contesto dell’Europa Occidentale, fa si che peggio dell’Italia facciano solo Croazia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

PNRR e rete di ricarica elettrica: criticità tecniche eccessive

“L’Italia rischia di non poter sfruttare i fondi PNRR destinati alla rete di ricarica per le auto elettriche. I bandi appena pubblicati dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, per finanziare con oltre 270 milioni di euro l’installazione di 6.500 infrastrutture, presentano una serie di criticità tecniche, che allo stato attuale rendono impossibile la messa a terra delle risorse a disposizione: in primis le tempistiche, poi la poca chiarezza delle definizioni usate nei decreti e l’ampiezza degli ambiti di gara”, così, in una nota, Motus-E, l’associazione delle imprese dell’auto elettrica.

“Un problema – si legge – che senza un intervento tempestivo metterà a rischio non solo la prima tornata di gare, con soli 28 giorni a disposizione per presentare le proposte, ma l’intero progetto del PNRR di installare 21.000 infrastrutture di ricarica in tutta la Penisola. In ballo ci sono 713 milioni di euro – in grado di mettere in moto investimenti superiori ai 2 miliardi di euro – che l’Italia rischia di perdere per sempre”.

“Purtroppo – osserva il  segretario generale di Motus-E, Francesco Naso – nonostante i numerosi appelli dell’ultimo anno, siamo arrivati alla prima scadenza dei termini con un impianto normativo che conferma le problematiche già sollevate a più riprese e in parte ereditate dal precedente esecutivo. Apprezziamo molto l’impegno di questo Governo per conseguire le milestone del PNRR per la mobilità elettrica e condividiamo appieno l’esigenza di uno sforzo comune evocata dal ministro Gilberto Pichetto. Proprio per questo, ribadiamo la nostra massima disponibilità per individuare insieme alle istituzioni una soluzione che scongiuri la dispersione delle ingenti risorse disponibili”.

Acea striglia l’UE contro l’Euro 7: meglio tardi che mai

(da “il Giornale” del 23 maggio 2023)

 

La Commissione Ue è stata respinta all’esame Euro 7 per il mondo automotive, la nuova stretta sulle emissioni delle motorizzazioni che dovrebbe entrare in vigore dal 1° luglio 2025 e dal 1° luglio 2027 per i mezzi pesanti. In un documento, Acea (Associazione europea dei costruttori) denuncia infatti che l’aumento dei costi per il settore risulta da 4 a ben 10 volte superiore rispetto alle stime «ottimistiche» di Bruxelles.


Per la Commissione e il suo vicepresidente Frans Timmermans, artefice del piano che dal 2035 prevede la produzione e la vendita di soli veicoli elettrici, si tratta di un nuovo passo falso, vista la recente retromarcia con l’apertura anche ai carburanti sintetici e, come auspicato dal Governo italiano, in futuro ai biocarburanti.

Il documento di Acea che si basa su uno studio di Frontier Economics (2mila euro in più per vetture e furgoni rispetto a 180-450 euro messi in conto da Bruxelles; 12mila euro l’aggravio per camion e bus Diesel contro i 2.800 euro preventivati dagli «esperti» della Commissione), arriva contemporaneamente all’invio alla presidente di turno dell’Ue di un «non paper» siglato da 8 Paesi: Bulgaria, Cechia, Francia, Italia, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria.

 

Per gli 8 Stati, inoltre, “un’estrema riduzione dei limiti provocherebbe un significativo dirottamento delle risorse dagli investimenti verso tecnologie a emissioni zero e, di conseguenza, rallenterebbe la transizione verso la neutralità climatica; da qui un aumento estremo del prezzo dei veicoli nuovi, con il conseguente tasso di rinnovo del parco circolante notevolmente inferiore”.

Acea, al cui vertice siede l’italiano Luca De Meo, numero uno di Renault, fa anche sapere che i costi aggiuntivi evidenziati “non corrispondono ai prezzi di acquisto, ma fanno aumentare ulteriormente il valore per gli utenti finali; l’aumento dei prezzi sarebbe quindi probabilmente superiore alle cifre citate nello studio. L’industria automobilistica europea è impegnata a ridurre ulteriormente le emissioni a beneficio del clima, dell’ambiente e della salute. Tuttavia, la proposta Euro 7 non è semplicemente il modo giusto per farlo, in quanto avrebbe un impatto ambientale estremamente basso a fronte di un costo estremamente elevato”.

Tutti aggravi che si aggiungerebbero al costo totale di un veicolo, ponendo ulteriori pressioni finanziarie sui consumatori e sulle imprese in un periodo di alta inflazione e di caro-energia.

 

Nissan e Università Federico II di Napoli: a caccia di talenti

Foto: Marco Toro (Nissan Italia), tra i due docenti

 

Nissan avvia una partnership con il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell’Informazione (DIETI) dell’Università degli studi di Napoli Federico II per avvicinare i giovani al settore Automotive e alle nuove tecnologie per una mobilità sostenibile, sicura e connessa.

La collaborazione tra Nissan e il Dipartimento dell’ateneo partenopeo mira alla individuazione di figure professionali altamente specializzate nell’ingegneria, favorendo un dialogo diretto tra università e industria automotive.

In quest’ottica, Nissan ha concordato con il Corso di Laurea in Ingegneria Elettrica Magistrale un percorso articolato in diverse fasi, dalla formazione in aula tramite un seminario di approfondimento sulla mobilità elettrica sostenibile, sicura e connessa alla sperimentazione su strada e in laboratorio delle tecnologie con il test drive dei crossover elettrificati Nissan, dalla ricerca attraverso una borsa di studio sulla ricarica statica a induzione per le vetture elettriche all’inserimento nel mondo del lavoro con due stage per neolaureati presso Nissan Italia nel settore tecnico e commerciale.


Formazione teorica e sperimentale

L’iniziativa ha preso il via con il Seminario “La mobilità del futuro”, organizzato da Nissan in collaborazione con il DIETI. A presentare il seminario sono stati Marco Toro, presidente e amministratore delegato di Nissan Italia; il direttore del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell’Informazione, prof. Fabio Villone; il coordinatore del Corso di Studi in Ingegneria Elettrica, prof. Santolo Meo e il prof. Carlo Petrarca, docente di Elettrotecnica e promotore dell’evento.

Durante questo primo incontro, Nissan ha dedicato ampio spazio ai temi dell’elettrificazione e delle tecnologie intelligenti per un approccio sostenibile alla mobilità, in linea con la visione aziendale Ambition 2030 per un mondo più pulito, sicuro e inclusivo.

Inoltre, per sperimentare le tecnologie più innovative disponibili sulle vetture Nissan, i ricercatori del DIETI e gli studenti, diretti dai ricercatori, potranno effettuare test di laboratorio e test drive di Nissan Ariya, il Crossover Coupé 100% elettrico, e Qashqai e-Power, l’elettrico senza spina esclusivo Nissan, che saranno concessi in comodato d’uso gratuito per un mese.


Opportunità di ricerca in ambiti innovativi e sfidanti

Un laureando o laureanda del Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettrica del DIETI, che avrà effettuato un percorso di studio e di ricerca sulla ricarica statica a induzione per le vetture elettriche e che concluderà il ciclo di studi tra ottobre 2023 e giugno 2024, avrà inoltre la possibilità di accedere ad una borsa di studio del valore di 1.200€, offerta da Nissan.


Opportunità di lavoro per giovani laureati

La collaborazione di Nissan con il mondo accademico napoletano proseguirà con due stage retribuiti per laureati magistrali, nei settori tecnico e commerciale dell’Azienda, che prevedono un percorso di training on the job, per stimolare i nuovi ingegneri all’inserimento in azienda e facilitarne l’accesso.

Marco Toro, presidente e amministratore delegato di Nissan Italia, ha dichiarato: “Stiamo studiando soluzioni tecnologiche sempre più all’avanguardia che portino Nissan a un futuro di “zero emission” e “zero fatality”, investendo nella sostenibilità ambientale e qualità dell’aria e nelle forme di assistenza alla guida di livello avanzato che condurranno alla piena sicurezza e controllo del veicolo in guida autonoma”.

“Per fare tutto questo – ha aggiunto Toro – abbiamo bisogno di menti giovani e aperte che sappiano interpretare i cambiamenti in atto e quelli futuri. Poter disporre di ingegneri specializzati in nuove tecnologie applicate all’automotive, rappresenta linfa vitale per lo sviluppo del nostro settore. Per questo motivo riteniamo fondamentale dare sostanza e voce a iniziative come questa”.

Attacco cinese: 800mila auto dalla Grande Muraglia all’Europa

di Davide D’Amico, presidente e ad di PressMediaLAB

Se a oggi la vendita di automobili di produzione cinese in Europa è ancora abbastanza limitata e resta confinata a una nicchia di mercato, nel giro di un paio d’anni la situazione potrebbe cambiare significativamente. Per quale motivo? La scelta dell’Unione Europea di limitare entro il 2035 la produzione di motori a combustione interna. O meglio, di fare in modo che il combustibile che li alimenta sia carbon neutral, ovvero che nell’intero processo di produzione le emissioni di carbonio siano pari a zero.


A partire dal 2025, dunque, l’influenza della Cina sul mercato automobilistico europeo, soprattutto per quanto riguarda le auto elettriche, potrebbe aumentare notevolmente. Si stima che circa il 18% delle auto elettriche circolanti in Europa, e quindi circa 800.000 veicoli, saranno di provenienza cinese. Il che trasformerebbe la Cina in un vero importatore di automobili.

La motivazione sarebbe da rintracciare in una transizione all’elettrico più lenta da parte delle Case automobilistiche europee, al contrario di quelle cinesi dove il mercato sarebbe già abbastanza consolidato. Ed è proprio per questo che la Cina si starebbe orientando sempre di più all’Europa, proponendo diversi modelli a prezzi accessibili.


Potrebbe quindi essere questo il fattore di vantaggio per le automobili di produzione cinese: una differenza di prezzo significativa che porterebbe la fascia media dei consumatori a indirizzarsi sempre di più verso questi modelli che, oltre al prezzo, presentano caratteristiche favorevoli anche a livello di efficienza e standard di qualità e di sicurezza.

Federauto al ministro Salvini: “Ecco la strategia per centrare gli obiettivi green”

Dazi di Trump e conseguenze: ridare certezze alla rete

Foto: Plinio Vanini

La sessione di apertura del recente Automotive Dealer Day è stata l’occasione per presentare direttamente al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, nel corso dell’incontro con le associazioni automotive, i punti salienti su cui concentrare l’azione del Governo per sostenere e stimolare adeguatamente la transizione verso le emissioni zero, con uno sguardo attento agli aspetti ambientali, sociali ed economici.

In particolare, il vicepresidente di Federauto, Plinio Vanini, ha illustrato i temi della proposta dela Federazione per far sì che possa essere raggiunta, entro i prossimi tre anni, la quota di 1 milione di auto elettriche in circolazione con una rappresentatività sul mercato almeno del 10%: oggi il circolante di auto elettriche non arriva all’1% e da inizio anno la quota di mercato delle BEV è pari ad un effimero 3,7%, molto al di sotto dei valori registrati, invece, negli altri grandi mercati europei che già raggiungono oltre il 14% di quota.

Per Federauto la strategia di accompagnamento verso gli obiettivi fissati dall’Europa deve basarsi su: l’allineamento della fiscalità dell’auto aziendale a quella degli altri Paesi europei; l’introduzione di un nuovo credito d’imposta pari al 20% per quanti, privati, professionisti e imprese, acquistano un’auto o un veicolo commerciale leggero; il recupero dei fondi Ecobonus avanzati nel 2022 (quasi 300 milioni) da destinare ai contributi della fascia 61-135 g/km di CO2; l’adeguamento alla normativa comunitaria sul credito al consumo finalizzato; l’attivazione di un tavolo operativo permanente tra Governo e filiera dell’auto, sui temi della transizione sostenibile e dell’accompagnamento del settore e dei consumatori verso la mobilità elettrica.

Partendo proprio dall’ultima richiesta formulata, il ministro Salvini si è mostrato disponibile a confrontarsi sulle istanze avanzate dalla Federazione che saranno approfondite in un prossimo tavolo tecnico che, oltre alle altre Associazioni automotive, vedrà la partecipazione del Ministero dell’economia e delle finanze.

Autotrasporto e PNRR: ora si acceleri sulle infrastrutture per l’idrogeno

di Luca Sra,  delegato ANFIA per il trasporto merci. 

 

Nel mese di aprile si riconferma un andamento positivo nel mercato degli autocarri, come già registrato precedentemente e pur a dispetto delle perduranti  incertezze economiche globali. Tuttavia, le rilevazioni complessive sul parco circolante restituiscono una fotografia dell’età mediana di questo segmento che si attesta sui 19 anni.

 

A fronte di tale dato, si ritiene in primo luogo necessario intervenire tempestivamente con misure che supportino il rinnovo del parco, tra cui la messa in esercizio dei 25 milioni per l’acquisto di veicoli per l’autotrasporto stanziati per il 2023 dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e, soprattutto, la riattivazione del credito d’imposta sugli acquisti di beni strumentali tradizionali, strumento fondamentale che auspichiamo venga reintrodotto il prima possibile.

 

In una prospettiva di medio termine e in considerazione degli importanti impegni di decarbonizzazione che tutto il comparto è chiamato a sostenere, si rinnova inoltre l’invito a valutare l’istituzione di un fondo pluriennale per l’autotrasporto, caratterizzato da stanziamenti adeguati a supportare l’acquisto e il noleggio a lungo termine di veicoli a zero emissioni.

 

Al supporto diretto alla domanda, inoltre, dovrebbe affiancarsi l’impegno per la celere realizzazione delle infrastrutture necessarie all’operatività delle nuove tecnologie di propulsione, come ad esempio le stazioni per il rifornimento a idrogeno previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

PwC sull’elettrico: “Italia fanalino di coda, ma se aiutata può recuperare”

Educazione, cultura e conoscenza diretta del mondo nuovo, quella della mobilità elettrificata. L’evoluzione plug di Automotive.Lab, l’evento del Gruppo Amodei organizzato dal magazine “Auto”  per la prima volta fisicamente a Milano CityLife dopo le precedenti edizioni virtuali, offre un panorama completo  dell’attuale situazione relativamente alla nuova mobilità nella sua transizione verso le zero emissioni.

Il convegno “Mobilità elettrica, oggi per domani” ha definito il  quadro di un’evoluzione in corso, non semplice, con tanti problemi ma che ha una direzione chiara. A fotografare tutto lo studio presentato da Francesco Papi, Partner PwC Strategy & Italy Automotive Leader.

“L’Italia  è il fanalino di coda in Europa insieme alla Spagna in merito alla transizione verso l’elettrico. A marzo 2023 la quota di  autovetture BEV e ibride plug-in nel nostro Paese si è fermata all’8,2% delle immatricolazioni, rispetto al’19,8% di  Germania, 24,1% della Francia e al 26,7% del Regno Unito. Tra le principali ragioni che rallentano la crescita del  mercato dell’e-mobility figurano il costo iniziale del veicolo, un’offerta di prodotto ancora limitata e poco competitiva sui  segmenti delle city-car e delle utilitarie e la diffusione delle infrastrutture di ricarica pubblica, che rappresenta un fattore di  crescita rilevante, soprattutto per la domanda a più basso reddito che dispone meno di parcheggi privati e di sistemi di  ricarica domestica. Poi, non va sottovalutato un altro aspetto: la soddisfazione di chi ha già scelto l’elettrico, in oltre il  40% dei casi, determinata dal passaparola di amici e parenti. E a oggi chi compra elettrico mostra un trend di  soddisfazione in calo, comunque non su livelli inferiori rispetto a chi compra auto a combustione interna, principalmente  a causa dell’insoddisfacente gestione del processo di installazione dei sistemi di ricarica domestica. Serve l’aiuto delle  istituzioni”.

Buongiardino (Federmotorizzazione): “Elettrico, Europa, Cina e contraddizioni”

di Pierluigi Bonora

 

È stato l’intervento introduttivo di Simonpaolo Buongiardino, presidente di Federmotorizzazione, ad aprire i lavori di “Mobilita”, l’incontro organizzato dalla federazione nazionale aderente a Confcommercio Mobilità,  con l’obiettivo, non semplice, “di fare il punto sulla transizione ecologica avviata, ma che viaggia a velocità differenti a livello nazionale, continentale e globale”.

 

Per il padrone di casa, il presidente di Federmotorizzazione, Simonpaolo Buongiardino, “i sostenitori dell’elettrico subito non tengono conto che in 12 anni la tecnologia è destinata a una forte evoluzione e su questa strada il rischio è quello di creare un disastro: stiamo facendo tutto questo in Europa, che produce l’8 per cento della CO2 mondiale, mentre la Cina che ne genera oltre il 60 per cento sta realizzando nuove centrali a carbone. Lo stesso ex ministro Cingolani ha ammesso che si è sbagliato tutto, prima bisognava pensare a produrre energia con fonti rinnovabili”. Approfondiamo il tutto in questo botta e risposta.