AEHRA-MIBA: accordo per una batteria europea green e hi-tech

Una batteria smontabile che permette di andare a sostituire e riciclare solo le parti danneggiate, salvaguardando e riutilizzando quelle intatte. E al tempo stesso una batteria più leggera, con una gestione termica ottimizzata, che garantisca una ricarica rapida per un numero maggiore di cicli.
Sono i punti salienti della partnership siglata tra AEHRA, il marchio globale italo-americano di auto elettriche di alta gamma, e il gruppo MIBA, che sviluppa e produce soluzioni per batterie nella sua VOLT Factory in Austria.

Partnership per lo sviluppo e la produzione di pacchi batteria, per veicoli elettrici ad alte prestazioni, che conferma la filosofia di AEHRA di agire come una sorta di hub delle migliori tecnologie disponibili per il comparto dell’elettrico, lavorando in stretta collaborazione con i partner, per sviluppare insieme innovazione e arrivare anche a generare brevetti condivisi.

“Questo accordo con Miba – spiega Stefano Mazzetti, AEHRA Head of Purchasing and Procurement – sottolinea come i nostri partner vedano in noi una solidità tecnica e commerciale per potersi spingere in innovazioni focalizzate sull’incremento dell’efficienza e della sostenibilità. Questi saranno due tra i principali KPI dei prossimi decenni per quanto riguarda l’automotive”. 

Mazzetti sottolinea inoltre come AEHRA abbia deciso di puntare con convinzione sull’Europa per quanto riguarda lo sviluppo della vettura: “La scelta di partner europei è per noi fondamentale. È in Europa che vogliamo condurre e portare avanti questo tipo di innovazione”. Un processo di sviluppo che potrebbe allargarsi anche all’Italia, in particolare per quanto riguarda la leggerezza, utilizzando materiali che oggi non vengono impiegati nelle batterie.

AEHRA e MIBA intendono creare insieme una batteria – con un’architettura a 900+V – caratterizzata dall’integrazione dell’innovativa tecnologia FLEXcooler. la soluzione di raffreddamento per la batteria più leggera, efficiente e performante. Inoltre i due partner puntano ad avere una ricarica rapida ed efficiente nel tempo, come sottolinea Franco Cimatti, Chief Engineering Officer, approdato da pocpop in AEHRA, dopo una lunga carriera in Ferrari e Lotus: “Tanti parlano di ricarica veloce, 350 kilowatt è un numero di riferimento per l’industria e si può sostenere finché la batteria tiene la temperatura. Se non è in grado di gestire quest’ultimo fattore, la velocità di ricarica rallenta. Noi stiamo cercando di realizzare una batteria che è allenata a sopportare quello sforzo nel processo di ricarica, così da poterla mantenere per più tempo possibile”.

Una ricarica dunque più efficiente e un sistema di batterie progettato di comune accordo per essere scomponibile, così da ridurre il loro impatto ambientale, riducendo l’impronta di CO2 e favorendo il riciclo e il riutilizzo delle sue componenti interne. È uno dei principali obiettivi che AEHRA intende raggiungere insieme a Miba, attraverso un approccio assistibile che permetta di scomporre nella fase di fine vita della batteria la parte che ha avuto problemi (destinata a essere riciclata), salvaguardando gli altri elementi. “Un approccio – sottolineano i manager di AEHRA – che porterà a una complicazione della progettazione, ma che consente di riparare e riutilizzare la batteria, e che al tempo stesso viene apprezzato dai fornitori, perché si differenzia da quello tradizionalmente utilizzato dai grandi player dell’automotive”.

“Oggi – continua Cimatti – vediamo molta enfasi nel cercare di alleggerire la batteria, togliendo elementi e per certi versi semplificando il montaggio. Una batteria costruita invece con le nostre specifiche, permetterà di sostituire le celle e di utilizzare il resto della struttura, della parte di raffreddamento, così come cablaggi e centraline. Prendere e buttare è una pratica tipica dei nostri tempi, ma con l’avvento della sostenibilità sta tornando l’importanza di aggiustare e riparare”. 

Ulteriore elemento della batteria è rappresentato dalla bidirezionalità, una caratteristica che conferma la filosofia di AEHRA di creare tecnologie che possano aprire nuove prospettive e scenari, anche nel campo dell’energia elettrica, utilizzando la batteria allo scopo di alimentare per esempio la propria abitazione. “Un impianto fotovoltaico di una casa – spiega Cimatti – ha una batteria di accumulo di circa 10 kilowattora, se si ha una vettura che ha più di 100 kilowattora in caso di emergenza si può alimentare per qualche giorno l’abitazione grazie alla batteria dell’auto”. 

Questa e altre innovazioni, spiega il gruppo MIBA, contribuiranno in modo significativo all’obiettivo di AEHRA di portare sul mercato il veicolo più efficiente nel segmento dei veicoli high premium.

Un accordo dunque che vede AEHRA confermare l’importanza di far assumere all’Europa e all’Italia un ruolo trainante per innovare il mondo della mobilità elettrica.  

BORGO 4.0: tra i protagonisti di EUCAD 2023

In occasione di EUCAD, 4a edizione della Conferenza Europea  sulla guida connessa e autonoma che si è svolta a Bruxelles, presso il  Charlemagne Conference Centre, su iniziativa della Commissione europea, insieme alla European  Partnership on Connected, Cooperative and Automated Mobility (CCAM), ANFIA Automotive  presenterà ai rappresentanti della Commissione Europea, alle istituzioni nazionali degli Stati  Membri e alle più importanti imprese e università che stanno investendo nello sviluppo di queste  tecnologie, gli sviluppi del progetto Borgo 4.0, piattaforma tecnologica per la mobilità sostenibile e  sicura.

Alle sessioni istituzionali di alto livello e alle sessioni tecniche in ambito CCAM previste dalla  Conferenza, infatti, si affiancherà un evento di networking presso l’Autoworld Museum la sera del  3 maggio, con un’area espositiva che ospiterà i più interessanti progetti europei e nazionali.

“E’ un onore essere stati selezionati tra i 5 migliori progetti europei sulle tecnologie di guida  autonoma e connessa – commenta Paolo Scudieri, presidente di ANFIA . ma più che una sorpresa,  è il riconoscimento dell’unicità di un’iniziativa strategica, con investimenti pubblici e privati per  oltre 73 milioni, che vede coinvolte 52 imprese, 5 università e 3 centri ricerca pubblici, e che grazie al  sostegno della Regione Campania e del comune di Lioni (AV), stanno sviluppando 16 progetti (4  infrastrutture di ricerca, 6 progetti di ricerca, 6 progetti di sperimentazione) strettamente  interconnessi tra loro, contribuendo così alla creazione di una piattaforma tecnologica in  ambiente reale unica nel suo genere”.

L’evento di quest’anno ha visto la partecipazione di circa 500 esperti internazionali ed è stato l’ occasione di confronto e networking sulle traiettorie tecnologiche della nuova mobilità e sulle  implementazioni infrastrutturali necessarie a creare un ecosistema in grado di agevolare lo  sviluppo e la diffusione della guida autonoma e connessa.

I numeri 

Partenariato: 52 imprese, 5 università, 3 centri ricerca pubblici, 200 ricercatori coinvolti. Tematiche progetto Borgo: Guida autonoma, Connettività, Mobilità condivisa, Mobilità  elettrica, in linea con i temi di EUCAD,  4 infrastrutture di ricerca, 6 progetti di ricerca, 6 progetti di sperimentazione, 3 azioni di  diffusione. Costo complessivo (circa 73 milioni di euro)

Hyundai negli USA: camion a celle a combustibile e visione sull’idrogeno

In occasione dell’Advacend Clean Transportation (ACT) Expo, Hyundai ha presentato il camion XCIENT Fuel Cell, modello elettrico 6×4 a celle a combustibile di classe 8 (trasporto pesante) commercializzato nel mercato statunitense dei veicoli commerciali (CV). L’ACT Expo è il più grande evento sul mercato, dedicato alle tecnologie di trasporto avanzate e alle flotte pulite del Nord America, che si tenuto all’Anaheim Convention Center di Anaheim (California) .

Ken Ramirez, Executive Vice President e Head of Global Commercial Vehicle e Hydrogen Fuel Cell Business di Hyundai, ha sottolineato come il raggiungimento della neutralità carbonica sia una tappa fondamentale nella realizzazione della visione dell’azienda “Progress for Humanity”. Ha parlato inoltre del forte impegno dell’azienda per lo sviluppo della mobilità a idrogeno e ha condiviso l’ambizione di promuovere lo sviluppo di un ecosistema pulito basato su questa fonte energetica.

“Crediamo fermamente che l’idrogeno sia una delle soluzioni più potenti e pragmatiche per realizzare la nostra vision, con la mobilità a zero emissioni come pilastro fondamentale per una società sostenibile”, ha dichiarato Ramirez. “La nostra tecnologia a celle a combustibile a idrogeno è stata pioniera nel settore, con un’esperienza comprovata nel mondo reale di efficienza e durata. Stiamo sfruttando questi risultati per trasformare ulteriormente il trasporto basato sull’idrogeno per una gamma di applicazioni di mobilità sempre più ampia – compresi i veicoli commerciali, le navi e persino la mobilità aerea. Ora guardiamo oltre la mobilità, per puntare a un ecosistema integrato dell’idrogeno, dalla produzione allo stoccaggio, fino al trasporto e alla consegna. Hyundai è in una posizione unica per coprire tutti i passaggi e fornire una soluzione senza soluzione di continuità lungo tutta la catena del valore”.

Hyundai mira a promuovere partnership e attività future per fornire soluzioni di gestione delle flotte ai clienti dei camion a idrogeno ed espandere la catena del valore dell’idrogeno negli Stati Uniti, utilizzando il suo ingresso nel mercato come testa di ponte. A questo scopo, Hyundai ha condiviso il progetto di incubazione di imprese CV ecologiche presso lo Hyundai Motor Group Metaplant America (HMGMA), stabilimento dedicato ai veicoli elettrici in costruzione in Georgia. Il progetto è incentrato sullo sviluppo di una catena del valore della mobilità a idrogeno.

 

La collaudata affidabilità e capacità di XCIENT Fuel Cell

Lanciato nel 2020, XCIENT Fuel Cell è stato distribuito in cinque Paesi, tra cui Svizzera, Germania, Israele, Corea e Nuova Zelanda, e ha accumulato con successo oltre 4 milioni di km percorsi sulle strade. È l’unico modello elettrico a celle a combustibile per veicoli pesanti con una comprovata esperienza di applicazione nel mondo reale e di affidabilità tecnologica. Il modello presentato all’evento è un camion 6×4 equipaggiato con due sistemi di celle a combustibile a idrogeno da 90 kW (per una potenza totale di 180 kW) e un motore elettrico da 350 kW. Il suo peso complessivo lordo è di massimo 82.000 libbre e offre un’autonomia di guida di oltre 450 km per singola carica e anche a pieno carico.

 

Il potenziale dell’idrogeno nel settore dei veicoli commerciali e non solo

Hyundai considera l’idrogeno come la soluzione energetica pulita per i veicoli commerciali, compresi gli autocarri pesanti ad alta intensità energetica, grazie ai suoi diversi vantaggi nella produzione, nel trasporto, nella distribuzione e nello stoccaggio. L’idrogeno è un vettore energetico ad alta densità che consente agli FCEV di fornire una produzione di energia sostenuta adatta alla guida a lungo raggio e al trasporto di carichi pesanti. Gli FCEV migliorano l’efficienza del lavoro e delle infrastrutture rispetto ai veicoli elettrici a batteria (BEV), riducendo al minimo i tempi di inattività grazie a un rifornimento più rapido.

Con il significativo sostegno del governo statunitense e l’ingresso di un maggior numero di operatori nel mercato dell’idrogeno, Hyundai è convinta che il costo totale di proprietà dei FCEV diminuirà notevolmente e che i cambiamenti climatici e le questioni legate alla catena di approvvigionamento accelereranno la transizione verso le fonti di energia pulita.

Hyundai Motor Group intende inoltre promuovere lo sviluppo di un ecosistema di idrogeno pulito attraverso la formula “Waste-to-Energy”, in cui il sistema di produzione dell’idrogeno utilizza il biogas estratto da rifiuti organici come scarti alimentari, letame e fanghi di depurazione. L’idrogeno pulito viene applicato in vari settori, tra cui i trasporti, l’edilizia e la produzione di energia. Il Gruppo sta attualmente sottoponendo questo modello di business a un’amministrazione locale coreana e valuta la possibilità di estendere la fase dimostrativa anche a città al di fuori della Corea.

Hyundai Motor Group sta inoltre studiando un modello di business per l’energia da idrogeno che integri l’intera catena del valore, dalla produzione di idrogeno pulito attraverso il “Waste-to-Energy” alla cattura, all’utilizzo, allo stoccaggio del carbonio (CCUS), al trasporto, alla fornitura e alle applicazioni finali.

La mobilità nell’era del software: Bosch riorganizza il business automotive

Oggi più che mai le innovazioni nel campo automotive vengono realizzate attraverso codici informatici. Bosch risponde al nuovo trend dell’ingegneria automobilistica basata sul software con una riorganizzazione del proprio business relativo alle forniture per l’automotive: all’interno di Robert Bosch GmbH, Bosch Mobility sarà gestito come struttura organizzativa autonoma. Stefan hartung, presidente del Cda di Bosch, lo ha comunicato in occasione della conferenza stampa annuale. L’obiettivo è quello di essere in grado di rispondere meglio e più velocemente alle richieste dei clienti nuovi e di quelli già esistenti grazie a tecnologie e soluzioni personalizzate gestite da un’unica fonte. Con ben 230.000 collaboratori in oltre 300 sedi in 66 Paesi nel mondo, Bosch Mobility sarà il più grande dei quattro settori di business di Bosch.

“In futuro, il software non cambierà solo il modo in cui usiamo e viviamo le nostre auto, ma trasformerà anche il modo in cui vengono progettate. Già da diverso tempo, Bosch è di fatto anche un’azienda che fornisce software per la mobilità. Oggi, per rispondere alle esigenze della clientela, la nostra struttura si riorganizzerà per essere più in linea con questa realtà e aprirsi a una ulteriore crescita”, ha dichiarato Markus Heyn, membro del Cda di Bosch e presidente del board di Bosch Mobility, composto da cinque responsabili. Dal punto di vista organizzativo, a partire dal 1° gennaio 2024 alcune divisioni del settore di business saranno delineate diversamente, mentre a tutte saranno assegnate responsabilità anche a livello orizzontale e inter-divisionale. Con questa nuova struttura Bosch punta a generare un fatturato di oltre 80 miliardi di euro a livello mondiale entro il 2029 derivante dal solo business della mobilità.

La prima ondata di veicoli definiti dal software è attesa per la metà del decennio

 

Un elemento portante di questa crescita sarà il mercato delle soluzioni software per l’automotive. Spinto dalla tendenza verso i veicoli definiti dal software, entro il 2030 questo business raggiungerà probabilmente un volume ben superiore ai 200 miliardi di euro: il triplo rispetto al 2020. Attualmente la crescita di Bosch in questo ambito si attesta su valori a due cifre. L’intera industria automobilistica si sta concentrando sullo sviluppo del software, la cui quota nei costi di sviluppo arriverà a circa il 30% entro il 2030. In Bosch questa percentuale è già più alta. Più del 50% di tutti i collaboratori impegnati in ricerca e sviluppo per Bosch Mobility, infatti, sono ingegneri informatici.

 

I veicoli definiti dal software offrono due importanti vantaggi. Il primo è la velocità di sviluppo: in futuro, per implementare nuove funzioni nei sistemi esistenti non serviranno anni, ma pochi giorni. Il secondo è la separazione dello sviluppo del software da quello dell’hardware, che consentirà di mantenere le auto come nuove più a lungo grazie agli aggiornamenti software. “Gli automobilisti di tutto il mondo vogliono poter integrare facilmente i loro veicoli nel loro mondo digitale”, ha spiegato Heyn. “Dopotutto, siamo già abituati agli aggiornamenti costanti e all’aggiunta di nuove funzionalità nei nostri smartphone. Questo concetto verrà applicato anche alle auto”. Bosch prevede che i veicoli definiti dal software saranno introdotti su vasta scala a partire dal 2025.

Il nuovo trend dell’ingegneria per l’automotive

 

La gestione della dinamica del veicolo è un esempio di come la riorganizzazione di Bosch Mobility e l’intensificazione della collaborazione inter-divisionale favoriscano questo nuovo trend dell’ingegneria per l’automotive. Ciò include un nuovo concetto di controllo che permette di stabilizzare il veicolo con ancora più rapidità e precisione. Questo sistema è in grado di intervenire non solo sul sistema frenante, ma anche sul sistema di propulsione e sul sistema sterzante elettrico, contribuendo ad abbreviare lo spazio di frenata, così che l’azione correttiva richiesta al guidatore si riduca fortemente e, di conseguenza, aumenti la sicurezza su strada. La base tecnica è costituita dall’ESP10, il sistema di controllo dei freni di ultima generazione di Bosch unito alla funzione software Vehicle Dynamics Control 2.0.

L’intuizione geniale è che il nuovo sistema di controllo non deve necessariamente far parte della centralina elettronica dell’ESP, ma può essere integrato anche nel computer centrale del veicolo e, in futuro, sarà disponibile anche come pacchetto software a sé. Ma questo non è che l’inizio. Bosch prevede che le applicazioni software aumenteranno del triplo e quelle che potranno accedere al cloud saranno dieci volte di più.

Protagonisti nell’hardware e nel software

 

I veicoli definiti dal software vanno di pari passo con una nuova architettura centralizzata elettrica ed elettronica (E/E). I più moderni veicoli di classe premium hanno oltre 100 centraline elettroniche e persino nelle moderne auto compatte ne sono installate un numero compreso tra 30 e 50. “Il nostro focus sarà quello di rendere la complessità dei sistemi elettronici il più possibile controllabile e affidabile”, ha annunciato Heyn. In futuro sarà possibile ridurre significativamente il numero di centraline elettroniche impiegando computer potenti per le varie aree del veicolo, come il cockpit e le funzioni di connettività, i sistemi di assistenza alla guida e la guida autonoma e il sistema di propulsione.

 

Per questo Bosch sta sviluppando un’architettura informatica per l’intero veicolo, dal cloud al computer centrale fino alle singole centraline elettroniche. Un importante vantaggio a favore di Bosch è la sua grande competenza tanto nel campo del software quanto in quello dell’hardware. Il fornitore di tecnologia e servizi sviluppa e produce tutti i componenti chiave dei veicoli moderni, che si tratti di freni, sistemi sterzanti o sistemi di propulsione sostenibili – per i quali Bosch adotta un approccio neutrale dal punto di vista tecnologico con motori fuel cell, a batterie e a idrogeno.

 

Ogni anno vengono prodotte oltre 250 milioni di centraline elettroniche, configurate con il software proprietario dell’azienda. Inoltre, Bosch è specializzata in un altro campo che sta acquisendo sempre maggiore importanza: l’integrazione di software provenienti da fonti diverse, frutto della collaborazione tra l’industria automotive e quella informatica. Bosch dispone anche di questa competenza integrativa che amplierà ulteriormente con la riorganizzazione del business.

Nissan Qashqai E-Power: elettrico, ma con la ricarica a benzina

Qashqai

a cura di Safe-Drive

Un sistema ibrido del tutto unico. È quello di Nissan che sotto la sigla E-Power offre una soluzione assai differente da quelle comunemente presenti sul mercato. In questo caso, Nissan Qashqai è dotata in particolare di un motore elettrico e di uno a benzina, ma quest’ultimo, un 1.5 turbo 3 cilindri, ha la funzione esclusiva di generatore, senza quindi andare mai in presa sulle ruote.

Il motore elettrico garantisce 190 cv di potenza e 330 Nm di coppia massima. Ottimi i consumi riscontrati, mai al di sopra dei 5 litri per 100 chilometri.

Esplosione a Milano: quelle norme non rispettate sulle merci pericolose

Pedaggi: nuova stangata sui pedaggi

di Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere

Le esplosioni e l’incendio avvenuto in zona Porta Romana a Milano impone di riaccendere i riflettori sul tema del trasporto delle merci pericolose nel nostro Paese. Nello specifico a Milano la Procura sta ora valutando l’iscrizione nel registro degli indagati del legale rappresentante della azienda di trasporto proprietaria del furgone utilizzato per la distribuzione delle  bombole di ossigeno poi esplose, ma è evidente che i controlli sono efficaci se eseguiti preventivamente e non a disastro ormai avvenuto.

Come noto il trasporto merci pericolose è disciplinato da una normativa (ADR) introdotta più di sessant’anni fa e integrata in Italia da alcuni Decreti Legge. Le merci pericolose sono individuate in una apposita tabella dalla normativa di riferimento e vanno dai fertilizzanti per l’agricoltura, ai carburanti, alle vernici, agli alcolici, ai profumi e anche ai gas come l’ossigeno. Merci che ogni giorno vengono movimentate e che per legge dovrebbero essere trasportate solo a determinate condizioni per garantire la loro stessa integrità e la sicurezza dell’intera filiera logistica e della collettività. Il punto però è che in Italia queste norme, sulla carta stringenti, sono di fatto in parte disattese per stessa ammissione delle Motorizzazioni che sarebbero gli enti chiamati ad effettuare i controlli.

In base al decreto legislativo 40 del 4 febbraio 2000 (poi integrato dal decreto 35 del 2010) alle Motorizzazioni Civili spetterebbe, ad esempio, la verifica della nomina, obbligatoria, del Consulente per la sicurezza dei trasporti di merce pericolosa ADR (figura assimilabile al responsabile della sicurezza) da parte delle imprese che effettuano questi tipi di trasporto. Teoricamente in caso di mancata nomina del consulente ADR il legale rappresentante della azienda è punito con la sanzione amministrativa da 6.000 euro a 36.000 euro e in caso di mancata comunicazione della nomina del consulente ADR presso gli uffici della Motorizzazione provinciale, sempre il legale rappresentante è punito con una sanzione da 2.000 euro a 12.000 euro.

Ebbene, queste multe non sono mai state comminate perché il ministero non ha mai dato istruzioni alle Motorizzazioni stesse su come effettuare le verifiche. Del resto l’assenza di sanzioni ha come prima conseguenza la stessa non applicazione di una norma fondamentale per la sicurezza di tutti. Quanto è accaduto a Milano dimostra come in ballo vi sia la sicurezza degli autotrasportatori e di tutti gli utenti della strada: l’esplosione di Milano è solo l’ultimo drammatico episodio di una lunga serie e testimonia come gli incidenti che coinvolgono mezzi che trasportano merci pericolose possano avere effetti devastanti. Ruote Libere ha più volte chiesto formalmente al ministero di intervenire sanando una situazione paradossale e gravissima, un appello che oggi rilanciamo al ministro Matteo Salvini e al viceministro Galeazzo Bignami con delega alla Motorizzazione.

Noleggio: e se ti danno un’auto elettrica?

di Luca Talotta

Un articolo con una domanda, perché dobbiamo anche provare a rispondere a delle domande per essere utili alla collettività. Già, pensate: andate in un’azienda di noleggio auto e vi danno una macchina elettrica! Panico: che faccio? Accetto? O cambio agenzia?

 

Nessun patema, questo può davvero accadere oggi. Ma, a rassicurare il cliente, ci pensa l’agenzia stessa. Perché, si sa, i problemi di chi si approccia a una guida elettrica sono principalmente due: ansia da autonomia e, di conseguenza, ansia da ricarica.

 

E se qualcuno, invece, togliesse questi problemi, la noleggereste un’auto elettrica? Hertz, azienda leader nel settore del noleggio che proprio quest’anno festeggia i suoi primi 105 anni di vita, ha pensato proprio a questo: da oggi, nella sua flotta, si potranno noleggiare anche vetture elettriche.

 

Nel dettaglio, Tesla Model 3, Polestar 2, Peugeot e2008, DS3 e-Tense, Fiat 500e e persino Renault Kangoo EV e Nissan TownStar EV. Ma, assieme alla vettura, vi verrà dato un token, che servirà per ricaricare la batteria dell’auto: nessuna app da scaricare, nessun processo complicato per far partire il tutto: solo agganciare il cavo di ricarica al connettore della colonnina.

 

Soluzione geniale. Ma, si sa, tra di noi c’è ancora chi storce il naso pensando all’elettrico. Quindi, per i più scettici, c’è anche la possibilità di poter noleggiare una vettura ibrida tra Alfa Romeo Tonale, Jeep Compass, Jeep Renegade e Link&Co 01.

Auto elettriche: le più vendute nel primo quadrimestre 2023

Foto: La Tesla Model Y

Il percorso verso il cambiamento sta correndo in ogni settore. La transizione verde si rende sempre più necessaria e ovviamente pure l’ambito automotive non può restarne escluso. Anzi, le vetture 100% elettriche rappresentano una delle colonne portanti di questo cambiamento.

Non c’è dubbio che anche l’evoluzione tecnologica sta facendo la differenza, portando in dote tutta una serie di novità. In effetti, anche in altri settori, come ad esempio quello dei casino online Svizzera giochi online, la tecnologia sta permettendo di fare dei passi in avanti da gigante, ma nell’ambito delle auto elettriche gli ultimi anni sono stati veramente impressionanti. Proprio per questo motivo, è interessante notare come diversi modelli di auto elettriche hanno fatto registrare un’impennata a livello di vendite sul mercato italiano. Scopriamo quali sono queste vetture che nel primo quadrimestre 2023 si sono fatte particolarmente notare.

 

Tesla Model Y

Il primo quadrimestre di quest’anno ha visto una Tesla Model Y raggiungere l’ambita vetta nella classifica delle auto elettriche più vendute. Sul mercato italiano, infatti, da gennaio ad aprile è stata registrata l’immatricolazione di ben 3340 modelli della Model Y. Un dato decisamente superiore in confronto al migliaio circa del primo quadrimestre 2022. Un modello dotato di una potenza pari a 325 cavalli, con un’autonomia che si spinge fino a 533 chilometri. Una soglia importante, come quella che si riferisce al consumo medio, che si attesta intorno a 15,7 kWh ogni 100 chilometri. I prezzi partono da quasi 47mila euro, per una vettura piuttosto compatta.

 

Fiat 500e

Al secondo posto di questa particolare graduatoria troviamo la Fiat 500e. Ebbene, nel corso del primo quadrimestre del 2023, l’elettrica del marchio torinese ha fatto registrare un buon numero di immatricolazioni, pari a 1.902, anche se ha perso qualcosa in confronto al dato di un anno fa, visto che nel primo quadrimestre del 2022 erano state 2049 le unità immatricolate. Dando uno sguardo alle più importanti caratteristiche della Fiat 500e troviamo sicuramente un ottimo livello di potenza, pari a ben 95 cavalli. Da notare anche l’ottimo livello di autonomia, che si spinge fino a 321 chilometri, con un consumo medio pari a 13 kWh ogni 100 chilometri. In questo caso, il listino prezzi è un po’ più alla portata di tutti, visto che si parte da poco meno di 29 mila euro.

 

Smart Fortwo

Sul gradino più basso del podio troviamo un altro modello elettrico decisamente apprezzato sul mercato italiano. Stiamo facendo riferimento alla Smart Fortwo, che nel corso del primo quadrimestre dell’anno ha fatto registrare 1697 immatricolazioni. Si tratta di un dato che senz’altro mette in mostra una crescita di tutto rispetto in confronto ai primi quattro mesi dello scorso anno, quando le vendite si attestavano intorno alle 1246 unità. È giusto dare anche in questo caso uno sguardo alle caratteristiche di maggiore interesse di questa 100% elettrica della Smart. Una vettura dotata di una potenza pari a 82 cavalli, con un livello di autonomia che si aggira intorno ai 132 chilometri. Da notare anche l’ottimo consumo medio, che si aggira intorno ai 17,4 kWh ogni 100 chilometri. I prezzi, in questo caso, partono da una soglia intorno ai 25770 euro.

 

Renault Mégane E-Tech

Ecco un’altra tra le auto elettriche che hanno fatto registrare degli ottimi dati a livello di vendite. Sul mercato italiano spicca anche la Renault Mégane E-Tech. Da notare la notevole differenza rispetto ai dati fatti registrare nel primo quadrimestre dello scorso anno. Nel 2022, infatti, erano state immatricolate solamente 15 modelli, mentre quest’anno da gennaio ad aprile si è arrivati a toccare le 877 unità immatricolate. Un bel passo in avanti che non c’è che dire, per una vettura 100% elettrica da 131 cavalli di potenza e un’autonomia che si spinge fino a 454 chilometri.

 

 

Osservatorio Compass: l’ibrido mette tutti d’accordo

Consuma poco, è comoda e affidabile, meglio se ibrida. Si potrebbero riassumere così le preferenze degli italiani in fatto di auto emerse dall’Osservatorio Compass sul settore auto/moto, pubblicato in occasione dell’Automotive Dealer Day 2023 di Verona. Sarà per l’aumento del costo del carburante registrato nell’ultimo anno o per una generale voglia di risparmio, ma la vettura ideale per gli automobilisti è soprattutto quella a basso consumo energetico (48%). Non a caso, se dovesse comprare un’auto oggi il 70% degli italiani sarebbe interessato all’acquisto di un’auto ibrida, con la Gen Z e i Millennials particolarmente invogliati.

Meno gettonata, ma comunque con buoni riscontri, quella elettrica (40%), per via del prezzo ritenuto eccessivo (secondo il 51%), oltre che per la scarsa presenza di colonnine di ricarica. Chi sceglie un’auto ibrida o elettrica è spinto da incentivi e agevolazioni (36%), ma anche dal desiderio di avere un minor impatto ambientale, specialmente la Gen Z (45%). A supporto del comparto automotive si consolida il noleggio a lungo termine, una soluzione in crescita anche in Italia, che si affianca al credito al consumo tradizionale che nel 2022 ha registrato quasi €20 miliardi (+1,6% sul 2021) di finanziamenti erogati per l’acquisto di auto e moto nuove. Inizia a farsi largo anche il Buy Now Pay Later, la dilazione di pagamento ritenuta utile dai dealer del mondo auto in particolare per tutto ciò che riguarda le attività di post-vendita.


Il noleggio a lungo termine supporta la mobilità green

I numeri del noleggio a lungo termine in Italia sono in continua crescita. Secondo i dati UNRAE, sono state 302mila le immatricolazioni del NLT nel 2022, in aumento del 19% sul 2021, in particolar modo tra i privati. I contratti siglati dai privati hanno toccato quota 90mila (14,8% del totale) e nel primo trimestre 2023 si registra un’ulteriore crescita del 10% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’8,5% rispetto al primo trimestre 2022, a conferma del trend positivo. L’altra buona notizia riguarda l’impatto del noleggio a lungo termine sulla progressiva elettrificazione della mobilità: per 1 italiano su 4 questa formula invoglierebbe a scegliere un’auto elettrica, in particolare la Gen Z (32%). Ancora più convinti i dealer: per circa la metà (48%) può orientare la scelta di chi nutre perplessità sulla tecnologia e lo stile di mobilità dell’e-car.

Ma quali sono pro e contro del NLT secondo gli automobilisti? Innanzitutto, va sottolineato che 6 italiani su 10 lo conoscono, con punte del 72% tra i Millennials. Tra i vantaggi percepiti, spiccano soprattutto la minore incidenza delle spese di manutenzione (28%), i costi iniziali inferiori rispetto all’acquisto (20%) e la praticità a livello burocratico (20%). Nella visione degli italiani, tuttavia, il non sentire veramente proprio il veicolo non aiuta chi vede nell’auto un investimento non solo economico ma anche emotivo, come nel caso della Gen Silent.

“Il noleggio a lungo termine è una formula che piace ai giovani, a partire dai Millennials, meno legati al concetto di proprietà dell’auto – afferma Nicola de Cesare, direttore generale di Compass Rent -. La possibilità di abbattere i costi iniziali e di non dover pensare alle spese collaterali come bollo e assicurazione, iniziano a far breccia tra gli italiani, tanto che il 30% di chi si avvicina a un nuovo veicolo, prende in considerazione questa soluzione. L’offerta di Compass Rent facilita l’incontro tra domanda e offerta, consolidando i numeri del settore e dei dealer, oltre che aiutare gli automobilisti a trovare il modello giusto a fronte di una spesa mensile sempre certa e senza imprevisti”.


Credito al consumo: volumi in crescita anche nel 2022

L’elaborazione di Compass su base dati CRIF dimostra ancora una volta come, senza il credito al consumo, il settore automotive verrebbe fortemente penalizzato. Dei €25 miliardi (+3,8% sul 2021) di prestiti finalizzati erogati nel 2022 tramite convenzionati, il comparto auto/moto arriva a determinarne quasi l’80%. In tutto, infatti, sono stati erogati 20 miliardi, di cui 13,1 miliardi per le auto nuove (+1,5% vs 2021), 5,9 miliardi per le auto usate (+1% vs 2021) e 790 milioni per le moto (+9,7% vs 2021). Se da un lato si registra in media una flessione nel numero delle operazioni finanziate (-8,4% sul 2021 per le auto nuove e -8,3% per le auto usate) dall’altro aumenta, in entrambi i comparti, il ticket medio: 17.830 (+10,8%) nel primo caso e 15.015 (+10,2%) nel secondo.

Discorso a parte per le due ruote, dove cresce sia il numero di operazioni (158mila, +5%) che l’importo medio (4.980, +4,5%). La novità degli ultimi mesi riguarda il Buy Now Pay Later, un servizio disponibile anche per il settore auto/moto: il 54% dei dealer ne ha sentito parlare e il 13% lo offre già, cui si aggiunge un altro 7% che vuole attivarlo nei prossimi mesi. Per quanto riguarda le attività di post-vendita, circa la metà degli intervistati (49%) lo valuta in maniera positiva.

“Il credito al consumo si conferma ancora lo strumento finanziario d’eccellenza per l’acquisto dell’auto anche se i numeri ci dicono che c’è spazio per sempre nuove formule di dilazione – ha commentato Luigi Pace, Direttore Centrale Marketing & Innovation di Compass -. E’ il caso del Buy Now Pay Later, centrale nella nostra offerta, a supporto in particolare dei servizi accessori e nell’after-sales, come dimostrano anche le opinioni dei dealer automotive. Lavoriamo ogni giorno per fornire soluzioni di pagamento innovative e creare occasioni di business che tengano conto delle necessità dei consumatori e dei trend del mercato”.

Ripartono i lavori stradali: +23% nel primo trimestre

Il 2022 ha segnato una decisa frenata alla crescita della produzione di asfalto (conglomerato bituminoso), principale indicatore dello stato di manutenzione della nostra rete stradale, registrata negli scorsi anni. Il boom dei costi energetici e dei valori delle materie prime ha bloccato le attività di costruzione e di manutenzione delle strade. Gli effetti del PNRR stentano ancora vedersi sul settore che però nei primi mesi del 2023 ha registrato una significativa inversione di tendenza (+23% nel primo trimestre) che lascia ben sperare per il prosieguo dell’anno.

La fotografia emerge dalla nuova analisi trimestrale effettuata dall’Associazione SITEB – Strade Italiane E Bitumi, resa nota in occasione di Asphaltica, il Salone dedicato alle tecnologie e soluzioni per pavimentazioni stradali, sicurezza e infrastrutture viarie, promosso dall’Associazione e da Veronafiere.

Innovazione tecnologica, sostenibilità, sicurezza e implementazione del PNRR sono i quattro pilastri attorno a cui ruota questa edizione della manifestazione che ha visto oltre 80 espositori mettere in mostra macchine stradali, tecnologie e soluzioni per pavimentazioni stradali sicure e a basso impatto ambientale, più di 30 tra convegni, workshop e approfondimenti e 1 area esterna in cui sono state esposte macchine e impianti e un’area dedicata a dimostrazioni demodinamiche.

Lo scorso anno la produzione di bitume ha registrato un significativo calo (-17%), dovuto al vertiginoso aumento dei costi energetici e delle materie prime che hanno frenato l’industria del settore stradale proprio quando la ripresa sembrava consolidata e avviata a recuperare quanto perso nei lunghi anni di crisi economica (iniziata nel 2008, ma che ha avuto nel 2016 il punto più basso di produzione e redditività).

I lavori di fatto si sono fermati in quanto, senza certezza di ristori e senza provvedimenti di revisione prezzi negli appalti pubblici, gli operatori sono stati esposti a rischio fallimento. Il valore economico della produzione di conglomerato è così diminuito di circa 670 milioni di euro.

Il 2023 invece è, invece, iniziato in modo decisamente positivo. I costi del gas metano e dell’olio combustibile si sono notevolmente ridotti (senza però tornare sui valori pre-crisi) e i dati sulle vendite del bitume nel primo trimestre 2023 hanno registrato un significativo incremento (+23%), al punto che si potrebbe ipotizzare per il conglomerato bituminoso una stima di chiusura del 2023 allineata sui valori del 2021, se non addirittura superiore, attorno ai 37,8 milioni di tonnellate.

È comunque ancora presto per parlare di crescita proiettata sull’intero anno, molto dipenderà dal costo del petrolio nei prossimi mesi, dal rapporto euro/dollaro, dalla guerra in Ucraina e dal clima.

Per il settore dei lavori stradali si tratterebbe di un vero e proprio ritorno ai livelli pre-crisi, con una crescita decisa rispetto al 2016, quando le attività di costruzione e manutenzione di strade avevano toccato il fondo con sole 22,3 milioni di tonnellate di asfalto.