Ricarica auto: per 9 italiani su 10 carta di credito/debito strumento migliore

Ricarica auto x 9 italiani su 10

La quasi totalità dei possessori di veicoli elettrici preferirebbe pagare presso tutti i punti di ricarica con lo stesso metodo di pagamento (92,6%), ritiene che tutti i punti di ricarica dovrebbero accettare carte di credito/debito (94,6%) e che questo faciliterebbe l’accesso ai veicoli elettrici (93,0%): è quanto emerge dall’ultimo Studio “Pagamenti elettronici per la ricarica dei veicoli elettrici”, condotto da The European House Ambrosetti e Visa per analizzare il punto di vista dei cittadini italiani sul pagamento presso i punti di ricarica elettrica.

Nell’attuale contesto di crescente diffusione della mobilità elettrica, spinta anche dal Green Deal promosso dall’Unione Europea per raggiungere la carbon neutrality entro il 2050, lo studio mira a evidenziare i punti chiave per il miglioramento dell’infrastruttura di ricarica in Italia. Nel nostro Paese, alla fine del 2022 risultavano 355.164 vetture elettriche, in crescita del 50% rispetto al 2021, ma solo lo 0,9% del totale della flotta, il valore più basso tra i Big-4 europei.

Riguardo all’infrastruttura, i punti di ricarica erano circa 37.000 alla fine del 2022, con un incremento medio annuo del 96,4% tra il 2018 e il 2021. Lo studio sottolinea l’importanza di garantire l’accessibilità e di facilitarne l’uso, considerando inoltre che un fattore fondamentale per il progresso delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici è il pagamento.

In particolare, il 65,8% dei possessori di un veicolo elettrico ritiene che l’attuale sistema di accettazione dei pagamenti presso i punti di ricarica sia scomodo, in quanto non è possibile pagare con un unico mezzo di pagamento presso tutti i punti di ricarica. Al tempo stesso, il 56,8% considera che l’attuale sistema sia complesso, in quanto è necessario sapere in anticipo quale azienda opera in ogni punto e disporre dell’apposita app per il pagamento.

Tra le proposte di nuove soluzioni per risolvere le criticità dell’attuale sistema di mezzi di pagamento presso le colonnine di ricarica elettrica, tutti gli utenti intervistati considerano la carta di credito/debito come il mezzo migliore in prospettiva.

La scomodità del processo di ricarica risulta un fattore frenante nella transizione verso un paradigma di mobilità elettrica: per il 12,9% dei non possessori di un veicolo elettrico, l’incertezza riguardo le modalità di pagamento disponibili per effettuare la ricarica rappresenta il principale ostacolo all’acquisto.

Semplicità e fluidità dell’esperienza di pagamento si confermano fattori cruciali: l’89,0% di chi non possiede oggi un veicolo elettrico e il 93,0% di chi possiede un veicolo elettrico ritiene che l’accettazione di pagamenti con carta di credito/debito in tutti i punti di ricarica faciliterebbe notevolmente l’accesso alla ricarica dei veicoli elettrici, con il 94,6% di tale sotto-campione che, inoltre, considera fondamentale dotare tutti i punti di ricarica di soluzioni d’accettazione di carte di credito/debito.

“La diffusione delle auto elettriche è in crescita e crediamo che gli utenti debbano avere le stesse opzioni di pagamento delle ricariche tramite carte fisiche o digitali, così come avviene alla pompa di benzina tradizionale”, sottolinea Stefano M. Stoppani, country manager di Visa Italia. “In Visa crediamo che ricaricare l’auto debba essere facile come pagare un caffè. Per questo stiamo lavorando a esperienze di pagamento fluide, veloci e sicure per tutti gli automobilisti e stiamo collaborando con il settore affinché integri standard di pagamento che forniscano ai consumatori una maggiore convenienza e possibilità di scelta”.

“La normativa europea va sempre più nella direzione della completa elettrificazione del parco circolante e l’incremento dei punti di ricarica è un fattore abilitante per sostenerne la crescita sul fronte della domanda. L’indagine da noi realizzata in Italia mostra l’aspettativa del mercato per un metodo di pagamento digitale della ricarica elettrica per abilitare una maggiore semplicità e immediatezza: non sorprende che per il 70% dei rispondenti la rete infrastrutturale e l’incertezza riguardo le modalità di pagamento siano fattori ostativi all’acquisto di un mezzo elettrico”, commenta Lorenzo Tavazzi, Partner e Responsabile Area Scenari e Intelligence di The European House – Ambrosetti.

“A fronte della crescente diffusione della e-mobility e dell’e-charging, normativa e mercato sono due fattori di spinta all’interoperabilità dei punti di ricarica: da un lato, l’Unione Europea ha evidenziato la necessità di garantire l’interoperabilità dei pagamenti presso i punti di ricarica e ad oggi in Italia non vi sono standard comuni per l’accettazione dei pagamenti presso i punti di ricarica, generando così una situazione frammentata e un’esperienza di pagamento poco “user-friendly”; dall’altro, la direzione adottata dall’UE è coerente con le richieste degli utenti di veicoli elettrici che chiedono di effettuare i pagamenti dell’e-charging con lo strumento a loro più comodo, affidabile e sicuro”.

I dati dello Studio “Pagamenti elettronici per la ricarica dei veicoli elettrici” condotto da The European House Ambrosetti e Visa dimostrano la crescente domanda di esperienze di pagamento sicure e fluide in un settore, come quello dei trasporti, in cui Visa vanta una comprovata esperienza. Da anni Visa collabora con gli operatori del settore del trasporto pubblico in tutto il mondo per promuovere una più efficiente mobilità di rete attraverso l’utilizzo di pagamenti elettronici. A oggi, in Italia, sono 30 le città che hanno attivato il pagamento contactless sui mezzi di trasporto[4]anche grazie a Visa, aggiudicando all’Italia il primato per il maggior numero di cittadini che possono accedere ai servizi di trasporto tramite pagamento contactless EMV in Europa.

Riciclo batterie: accordo tra Stellantis e Orano

di Luca Talotta
(dal blog “Talots”)

Stellantis e Orano hanno annunciato la firma di un memorandum d’intesa per la creazione di una joint venture incentrata sul riciclo delle batterie dei veicoli elettrici a fine vita e materiali di recupero provenienti dalle gigafactory in Europa allargata e Nord America. Questo accordo rafforza la posizione di Stellantis nella catena del valore delle batterie per veicoli elettrici e assicura un ulteriore accesso a cobalto, nichel e litio necessari per l’elettrificazione e la transizione energetica.

Produrre “massa nera” o ‘”massa attiva”

La joint venture si avvale della tecnologia innovativa a basse emissioni di carbonio di Orano, che si distacca dai processi esistenti consentendo il recupero di tutti i materiali dalle batterie agli ioni di litio e la produzione di nuovi materiali per i catodi. L’accordo consentirà di produrre materiali noti anche come “massa nera” o “massa attiva”. Questi potranno essere raffinati nell’impianto idrometallurgico di Orano che sarà realizzato a Dunkerque, in Francia, per consentirne il riutilizzo nelle batterie e chiudere così il ciclo dell’economia circolare.

Recupero di metalli oltre il 90%

Grazie all’innovativo approccio di pretrattamento e a una tecnologia idrometallurgica all’avanguardia, il tasso di recupero dei metalli può raggiungere livelli eccezionali, superiori al 90%. Ciò consente agli OEM di centrare i livelli di riciclo richiesti dalla Commissione Europea per le batterie dei veicoli elettrici e di garantire la sostenibilità del modello di business.

Nel contesto di una maggiore domanda di metalli strategici e di una forte dipendenza dell’Europa da questi stessi metalli, Orano rappresenta un attore chiave nella catena del valore integrata, dal riciclo delle batterie alla produzione di materiali per i catodi.

Euro 7: dal Parlamento UE una visione razionale

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

Non possiamo che esprimere apprezzamento per quanto ha deciso il Parlamento europeo sulla proposta Euro 7, perché siamo convinti che il proficuo confronto di questi mesi sia servito a far comprendere a molti decisori politici la complessità e in alcuni casi l’irrazionalità di parti della proposta fatta dalla Commissione.

Le nostre osservazioni e proposte avevano questo scopo, tracciare un altro passaggio del percorso di transizione della nostra filiera con una visione normativa d’insieme, così da non rischiare di frenarla, ma piuttosto stimolarla in maniera pragmatica e razionale. Siamo fiduciosi che negli ultimi negoziati in trilogo si possa proseguire su questa strada.

EICMA 2023 fa il botto: oltre 560mila presenze

EICMA fa il botto

EICMA cala il sipario e si spegne la fiamma su quelle che erano stante definite in apertura “le olimpiadi della passione e della mobilità su due ruote”. Ben 2036 i marchi presenti, (record storico della manifestazione), oltre 700 gli espositori diretti, di cui il 67% proveniente dall’estero in rappresentanza di 45 Paesi. Più del 30% le aziende presenti per la prima volta negli otto i padiglioni occupati, due in più rispetto al 2022 e tre in confronto al 2021.

 

Le premesse dell’edizione numero 80 dell’Esposizione internazionale delle due ruote, che si è chiusa a Fiera Milano Rho, erano già quelle di un successo annunciato e i risultati, al termine della settimana espositiva, assegnano alla kermesse milanese l’ennesima medaglia d’oro.

 

Le presenze hanno infatti superato quota 560mila, 563.848 più precisamente, pari a un +19% sul 2022, numeri che attestano l’edizione 2023 come la migliore nella storia di EICMA.

 

Molto consistenti i dati legati all’ambito business: sono stati 39.392 gli operatori del settore, selezionati e profilati con i rinnovati criteri di qualità introdotti nel 2022, che hanno visitato l’Esposizione in questa edizione 2023. Di questi il 52% proveniva dall’estero e in particolare da 120 differenti nazioni.

 

Buone notizie anche sui dati che riguardano la presenza dei media: di poco sopra le 7.000 persone provenienti da 62 Paesi, i giornalisti, tecnici e professionisti della comunicazione, content creator, che hanno approfittato dell’esclusivo press day del martedì e raccontato, anche durante tutta la settimana espositiva, lo spettacolo offerto dentro e fuori i padiglioni. E a proposito dell’intrattenimento proposto dall’Esposizione, considerevole è anche il successo dell’arena di MotoLive, lo spazio esterno dedicato alle gare, all’intrattenimento e allo spettacolo, con gli oltre 3.000 posti a sedere delle tribune sempre occupati.

 

Sono quasi 9.000 anche i visitatori che hanno approfittato delle aree di test ride dedicata all’e-Bike e ai veicoli degli espositori, mentre è stata presa d’assalto l’Esports Arena, il nuovissimo e coinvolgente contenuto espositivo dedicato al mondo gaming, che ha visto la presenza di tantissimi giovani e numerosi VIP e piloti. Degno di nota anche l’interesse sviluppatosi attorno all’area YUM (Your Urban Mobility), altra novità del 2023, che ha accolto imprese, istituzioni, Forze dell’ordine, ma anche le startup più innovative di settore, a cui EICMA offre una vetrina internazionale grazie al sostegno dell’ICE, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

 

Positivo, infine, il riscontro sui servizi digitali e in particolare quelli legati alla biglietteria online, modalità di acquisto scelta dall’88% del grande pubblico, mentre il 12% ha optato per il botteghino fisico.

 

Paolo Magri, amministratore delegato di EICMA S.p.A.: “Non c’è un pre o un post-pandemia, c’è EICMA. La lettura di questi risultati non lascia spazio a interpretazioni e conferma quanto il nostro appuntamento sia oggi ancora l’opportunità di business e relazioni, e soprattutto, di marketing e comunicazione, più performante per le aziende del nostro settore. Continuiamo a dimostrare un’attrattività internazionale e un valore unici al mondo, crescendo ininterrottamente e in modo esponenziale in tutti gli indicatori dal 2021, quando alcuni pensavano che il nostro evento fosse obsoleto. A questo si aggiunge l’attenzione crescente delle istituzioni, che rilancia anche il valore di EICMA come momento indispensabile per accendere un riflettore sulle istanze del comparto e accrescerne e rilevanza e autorevolezza”.

 

Pietro Meda, presidente di EICMA S.p.A.: “EICMA non ha solo continuato a investire sulla sua evoluzione da fiera ad evento espositivo, ma entra nel suo 110° anno di storia con uno sguardo aperto al futuro e all’innovazione della manifestazione stessa, attestandosi in qualche misura anche come un appuntamento trasversale e di costume. I padiglioni erano stracolmi di famiglie e di giovani, di passione, di nuovi contenuti speciali, intrattenimento ed eventi, che affiancano in modo sempre più completo e coinvolgente il grande impegno degli espositori, a cui va il nostro più sentito ringraziamento per la fiducia e la fedeltà che continuano a dimostrarci. La stessa riconoscenza la tributiamo anche ai nostri sponsor, ai partner e alle istituzioni che sostengono EICMA”.

 

L’appuntamento con EICMA 2024 è dal 5 al 10 novembre.

 

 

EICMA 2023 edizione da record: oltre 560mila presenze, il meglio delle due ruote

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

L’edizione 2023 di EICMA, andata in scena a Milano dal 9 al 12 novembre, è stata un grande successo di pubblico, con oltre 560.000 visitatori e la presenza di più di 2.000 brand. Si tratta di numeri che hanno permesso a EICMA 2023 di chiudere con un bilancio da record, con un +19% di presenze rispetto al 2022, per quella che è stata l’edizione migliore di sempre nella storia di EICMA.

Il Salone delle moto è stata l’occasione per le Case costruttrici di presentare al pubblico le ultime novità. Quasi tutti presenti i big delle due ruote, a eccezione di Bmw e Harley-Davidson, per un EICMA 2023 che è stato estremamente ricco e variegato di novità che hanno interessato numerosi segmenti di mercato e un ampio target di motociclisti, scooteristi e amanti delle due ruote più in generale.

Volendo fare una cernita delle novità più interessanti presenti a EICMA, non si può non citare la Moto Guzzi Stelvio, la crossover italiana con motore da 115 cv che torna sulla scena dopo sei anni di assenza dai listini. C’è poi la KTM 990 Duke, la naked sportiva del marchio austriaco con telaio a traliccio, motore da 123 CV e peso di soli 179 kg per prestazioni in grado di soddisfare chi è alla ricerca di emozioni forti.

Tante le novità presentate da Honda, con in testa la CB Hornet 1000, un’inedita maxi-naked ad alte prestazioni con motore quattro cilindri da 150 cv e che rappresenta il nuovo top di gamma della famiglia Hornet della Casa giapponese. Rimanendo alle giapponesi c’è poi la Suzuki GSX-S1000 GX, una crossover che va ad aggiungersi alle sorelle naked e GT, spinta dal motore quattro cilindri da 152 cv. Altra interessante novità in arrivo dal Sol Levante è la Yamaha XSR 900 GP, una sportiva carenata mossa dal tre cilindri da 119 cv che si caratterizza per la particolare livrea heritage che richiama il passato nelle competizioni di Yamaha e i Grand Prix degli anni ’80.

Tornando alla produzione italiana, c’è poi la Ducati Hypermotard 698 Mono, la novità con la quale la Casa di Borgo Panigale debutta nel segmento delle supermotard monocilindriche stradali. Si tratta di una moto equipaggiata con motore Superquadro Mono da 77,5 cv, potenza che può salire fino a 84,5 cv optando per lo scarico racing. A chiudere questa breve selezione c’è la MV Agusta LXP Orioli, novità in serie limitata (500 unità) della Casa varesina che con questa moto reinterpreta il concetto di “Luxury All-Terrain” facendo affidamento al motore da 931 cc che eroga 124 cv di potenza e 102 Nm di coppia massima.

L’Eurotribuna Politica di #FORUMAutoMotive: eurodeputati e filiera faccia a faccia

“Un confronto tra chi in Europa ha sostenuto il percorso che ha portato al diktat pro auto elettrica dal 2035 e chi lo ha avversato ed è oggi impegnato nel cambiare la traiettoria del percorso all’insegna delle neutralità tecnologica”. È andato in scena a Milano l’evento promosso da #FORUMAutoMotive, il movimento di opinione che si batte per una mobilità libera da pregiudizi e ideologie, dal titolo: “#FORUMAutoMotive per una Europa forte e pragmatica. La mobilità come leva di sviluppo sostenibile, economico e occupazionale. Stop a ideologie e condizionamenti”.

Il promotore di #FORUMAutoMotive, Pierluigi Bonora, ha introdotto i lavori sottolineando la necessità di un dibattito non ideologico che “esprima una visione realistica della transizione ecologica, priva di pregiudizi e attenta alle ricadute economiche e sociali. Verso una mobilità più “green”, ma con trasparenza e buon senso”.

Ad aprire i lavori è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso che in un messaggio di saluto ha evidenziato: “La scorsa settimana il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione negoziale sul regolamento Euro 7, recependo quanto approvato dal Consiglio: un testo profondamente migliorato rispetto alla proposta iniziale della Commissione. Una visione concreta, realistica e pragmatica che grazie anche al lavoro dell’Italia ha visto convergere una maggioranza di Stati. Un successo che mantiene ferma l’esigenza di sostenere da subito la transizione verso auto a basse emissioni, ma che riconosce il principio di neutralità tecnologica e contempla soluzioni diverse dall’elettrico per raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero. Questo apre alla possibilità di esplorare alternative come i biocombustibili e gli e-fuels”.

Dario Duse, Country Leader Italia ed EMEA Co-Leader of Automotive & Industrial Team di AlixPartners, ha poi presentato l’ultimo aggiornamento del Global Automotive Outlook: “Il 2023 è un anno di ripresa per il mercato automotive, con una crescita a livello globale del 6%, nord America (+10%) ed Europa (+6%) in testa e Cina con un +3%. Il mercato cinese sarà quest’anno quello che esporterà il maggior numero di veicoli. Nel giro di due anni la Cina è passata da quinto a primo produttore mondiale. La quota di vetture cinesi in Europa raggiungerà il 6-8% entro il 2026. In Europa l’elettrico tocca quota 13%, in Italia siamo sotto il 4%. Il costo di produzione delle vetture resta elevato e occorreranno ancora alcuni anni per registrare una riduzione. Sul fronte delle strutture di ricarica servirebbero 18 mld di investimenti a livello europeo”.

Spazio poi all’Eurotribuna Politica che ha messo a confronto le voci a favore e contrarie alla visione del “solo elettrico” dal 2035, coinvolgendo i rappresentanti della filiera della mobilità.

Patrizia Toia, Europarlamentare Gruppo S&D, Vicepresidente Commissione ITRE, ha dichiarato che “il cambiamento climatico spinge oggi a rendere più sostenibile la nostra mobilità, mantenendo la sostenibilità produttiva e l’attenzione alle ricadute sociali, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione. Non possiamo rinunciare ad andare in direzione dell’elettrico, né temporeggiare. Vanno sostenute politiche industriali che supportino la transizione che non è rinviabile”.

 

A Patrizia Toia ha replicato Paolo Borchia, Eurodeputato, Coordinatore ID in Commissione ITRE: “In Europa la vita media di una vettura è pari a 15 anni. Entro il 2050 l’Europa dovrà diventare la prima Regione a neutralità carbonica. È una sfida epocale, ma vanno comprese le molteplici conseguenze anche occupazionali (ripercussioni su 600mila posti di lavoro in Europa e 70mila in Italia) che una transizione come questa comporta. Sull’elettrico l’Europa sconta un evidente svantaggio competitivo, a differenza della Cina che ne beneficia anche grazie all’utilizzo delle centrali a carbone e al nucleare”.

 

Per Massimiliano Salini, Eurodeputato In Commissione Industria UE, il grande punto di domande riguarda il metodo con cui le istituzioni europee hanno legiferato su questi temi: “Su questo argomento, in modo del tutto inedito le istituzioni hanno deciso cosa si deve fare, un vero unicum politico, per cui la Commissione Europea ha individuato la sola tecnologia da utilizzare. Vanno create le condizioni concrete per una mobilità sostenibile, partendo dal presupposto che l’Europa è oggi il continente più sostenibile”.

 

“È necessario fare chiarezza su questi temi”, ha osservato Mariangela Danzì, Europarlamentare Commissione ENVI, “condivido la necessità della transizione ecologica che il cambiamento climatico ci sta imponendo, che necessita di adeguati fondi, anche per renderla più equa. La transizione verso l’elettrico va però fatta, così come va costruito un fondo sociale che possa supportare questa sfida. Le istituzioni hanno deciso che cosa fare, ma nei momenti di difficoltà le scelte le devono prendere proprio le autorità che devono scorgere le prospettive”.

 

Carlo Fidanza, Capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo e Membro della Commissione TRAN (Trasporti e turismo) del Parlamento Europeo è intervenuto in collegamento, sottolineando: “Stiamo attraversando una fase decisiva. La scorsa settimana c’è stata la presa di posizione sull’Euro 7. La settimana prossima voteremo sulla CO2 dei veicoli pesanti e poi successivamente sulla qualità dell’aria. Abbiamo combattuto per la neutralità tecnologica e contro le dipendenze strategiche sull’elettrico. Su questo tema confidiamo che nelle prossime elezioni prevarrà un approccio più pragmatico e meno ideologico”.

 

In chiusura della sessione politica è intervenuto in diretta il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, che ha evidenziato come “la sfida che sto portando avanti è mettere in campo tutti gli sforzi per raggiungere l’obiettivo della riduzione delle emissioni. Valutiamo realisticamente le emissioni prodotte dalle diverse tecnologie per capire concretamente come raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione. Se Italia è settima potenza al mondo è perché abbiamo avuto enorme capacità di trasformazione. Non siamo noi a doverci adeguare agli altri, ma sono gli altri che devono adeguarsi a noi. Dobbiamo vedere decarbonizzazione come opportunità. Nessuno mette in discussione che elettrico sia grande percorso, che questo motore sia più semplice, ma bisogna realisticamente valutare le emissioni, quindi non vanno scartati a priori carburanti non derivati dal petrolio. La nostra politica, dopo un’ondata di ideologia, si sta confrontando con la realtà. Esistono ancora opinioni molto diverse tra i differenti Paesi. È in atto un’azione del Governo per aumentare colonnine e punti di rifornimento dell’idrogeno”.

“Il nemico comune è la CO2”, ha commentato Fabrizio Cardilli, Hydrogen Project Development Director SAPIO, “Elettrico, idrogeno ed endotermico di ultima generazione possono lottare insieme per la riduzione delle emissioni. Il mercato dell’idrogeno si sta muovendo, necessitiamo di regole certe e stabili”.

Michele Crisci, presidente di UNRAE. si è poi espresso sul tema della transizione: “La domanda è cosa accadrà alla filiera della componentistica. Il rischio è di restare, in questo ambito, un Paese di serie B. Dobbiamo accogliere le nuove tecnologie, giocando all’attacco e non in difesa come troppo spesso accade al nostro Paese. Quello che serve è pianificare gli interventi in vista degli obiettivi, con una strategia ben chiara. La leva fiscale può fornire un boost alla crescita dell’elettrico, come è accaduto in Belgio di recente con le flotte aziendali. Il business automotive è su scala mondiale e la decisione è già stata presa con elettrico, prima e idrogeno, poi”.

“Se mancano gli incentivi, l’auto elettrica europea si ferma, lo abbiamo visto più volte sul mercato. Senza incentivi l’auto alla spina stenta a diffondersi. Il nostro parco auto ha raggiunto l’età media di 12,8 anni. Dobbiamo pensare a una transizione che sia davvero sostenibile”, ha affermato Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente di Federauto.

Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma, è intervenuto nel dibattito sulle tematiche green: “Siamo allineati all’obiettivo di lotta alla deforestazione, ma va perseguito sentendo le industrie coinvolte e guardando in faccia la realtà. Chi produce gomma naturale non ha strutture per fare quello che si configura nel nuovo regolamento. Le tecnologie sono ancora artigianali come un tempo e questo sta creando grossi problemi”.

Francesco Naso, segretario generale di Motus-E, ha evidenziato le opportunità derivanti dalla svolta elettrica, anche in termini occupazionali, ricordando ai rappresentanti delle istituzioni presenti la necessità di cambiare marcia sull’infrastrutturazione elettrica nel nostro Paese.

Flavio Merigo, presidente di Assogasmetano, ha affermato che l’Italia è terzo produttore di biometano e presto tutte le stazioni di rifornimento per autotrasporto saranno rifornite anche con biometano.

Roberto Scarabel, èresidente di AsConAuto, ha sottolineato: “Per pensare al 2035 servono step intermedi con efuel e biometano. Le auto del futuro le dovrà comprare qualcuno e oggi la retribuzione media è scesa a 23.000 euro. Servono incentivi sull’usato. Dobbiamo lavorare anche sul presente, perché nel 2035 non spariranno tutte le auto con motore endotermico”.

Il presidente di UNEM, Gianni Murano, ha osservato come, “la decarbonizzazione è ormai un processo irrinunciabile che va perseguito utilizzando tutte le tecnologie che consentono una riduzione netta delle emissioni di CO2. Affrontare la transizione senza pregiudizi ideologici deve essere la base per una normativa europea che solo così ci permetterà di rispettare gli obiettivi di riduzione al 2030 e di neutralità carbonica al 2050”.

È toccato poi a Roberto Vavassori, presidente di ANFIA, intervenire: “A monte c’è una distopia. La politica non ha sentito la voce dei trasporti e della mobilità nel dopo Dieselgate. Le emissioni per veicolo da allora sono diminuite. Siamo l’unico settore cui è stato chiesto di raggiungere la neutralità carbonica al 2035. Oggi nessuno mette in discussione l’elettrico, siamo tutti consapevoli che entro il 2040 saremo carbon neutral nei processi. Dobbiamo sdoganare i biocarburanti, banditi per una questione ideologica”.

Alberto Viano, presidente di ANIASA, ha sostenuto che: “Oggi il nostro settore vale il 30% delle immatricolazioni nazionali e sostiene l’industria automotive. È necessario, anche per una maggiore diffusione dei veicoli a basse e zero emissioni, che si portino al 100% anche gli incentivi per il noleggio. Il settore ha una valenza green che esprime non solo nell’acquisto di vetture nuove più sicure e sostenibili, ma anche reimmettendo ogni anno sul mercato vetture usate “fresche” a prezzi più sostenibili”. 

Si è poi levata la voce dei concessionari. Mario Verna, General Manager di Queen Car Torino: “Tutti i cambiamenti finora intervenuti non sono mai stati decisi dall’alto come nella vicenda della decarbonizzazione della mobilità. Ci siamo legati in un folle abbraccio dell’elettrico a tutti i costi che lascerà fuori ampie fasce di popolazione che non possono e non potranno permettersi questo passaggio”.  Gli ha fatto eco Sergio Tumino, ST Sergio Tumino (Ragusa), che ha posto una domanda: “Come si arriverà in Europa dal 13% al 100% delle immatricolazioni? Un balzo a oggi poco preventivabile. L’ostacolo del prezzo resta per i consumatori finali difficilmente valicabile e gli incentivi a intermittenza provocano solo danni”. All’evento era presente anche Tony Fassina, presidente del Gruppo Fassina.

 

#FORUMAutoMotive: occasione di confronto su sfide e opportunità del settore

Ecobonus 2024

di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy

Ringrazio FORUMAutoMotive e Pierluigi Bonora per l’invito e desidero  esprimere il mio cordiale saluto a tutti i partecipanti. Sono rammaricato di  non poter essere presente all’evento di oggi, un’occasione di confronto sulle sfide e le opportunità del settore automotive. 

La transizione verso l’elettrico e i regolamenti europei impattano in modo profondo sia sul piano industriale sia su quello ambientale. Come noto, il Governo ha da subito sostenuto la necessità di una transizione verso un  modello più sostenibile, ma l’ha fatto tenendo ben a mente le esigenze del  tessuto produttivo e i tempi richiesti da un processo di riconversione.  

La scorsa settimana il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione negoziale sul regolamento Euro 7, recependo quanto approvato dal  Consiglio: un testo profondamente migliorato rispetto alla proposta iniziale  della Commissione. Una visione concreta, realistica e pragmatica che grazie  anche al lavoro dell’Italia ha visto convergere una maggioranza di Stati.

Un successo che mantiene ferma l’esigenza di sostenere da subito la  transizione verso auto a basse emissioni, ma che riconosce il principio di  neutralità tecnologica e contempla soluzioni diverse dall’elettrico per  raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero. Questo apre alla possibilità di  esplorare alternative come i biocombustibili e gli e-fuels.

Sul fronte interno, siamo in prossimità della firma del protocollo con  Stellantis: un documento che definisce la roadmap non solo della principale  azienda produttrice nel nostro Paese, ma anche del riposizionamento della  filiera italiana. I tavoli di lavoro che si apriranno già nel corso di quest’anno, partecipati anche dalle Regioni e dalle organizzazioni sindacali,  consentiranno anche di meglio orientare le agevolazioni previste dal Fondo  Automotive per la domanda e per l’offerta. 

L’accordo fa seguito a un protocollo recentemente sottoscritto con Anfia per invertire la tendenza alla contrazione dei volumi produttivi italiani e  riportarli su valori idonei a preservare la competitività delle imprese della  componentistica.

Concludo augurando buon lavoro, convinto che dall’evento odierno  potranno emergere spunti di riflessione stimolanti per accompagnare la transizione della filiera industriale, orientandola sempre più verso la sostenibilità e l’innovazione e garantendo al contempo la tutela  dell’occupazione.

 

Autotrasporto e automotive: ci vuole un piano di efficientamento del parco circolante

Stimolare e rilanciare gli investimenti nel settore per accelerare il processo di transizione tecnologica dei veicoli industriali, questa la proposta annunciata coralmente dalle associazioni nazionali dell’autotrasporto e dell’automotive ANFIA, ANITA, Federauto, UNATRAS, UNRAE nel corso della tavola rotonda sul tema «La transizione green dell’autotrasporto merci», che si è tenuta in occasione di Ecomondo, l’evento europeo di riferimento per la transizione ecologica e i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa.

L’iniziativa rappresenta un momento di inedita unitarietà di intenti fra tutte le associazioni rappresentative dell’autotrasporto e della filiera industriale e commerciale automotive che si rivolgono compatte alle istituzioni per sensibilizzarle sulla necessità di adottare un piano di efficientamento che incentivi le imprese a traguardare la graduale ed effettiva transizione del settore in direzione di una trasformazione sostenibile, innovativa e competitiva dei servizi di trasporto merci.

La proposta, che sarà dettagliatamente presentata al ministero delle Infrastrutture e Trasporti in tutte le sue declinazioni, parte dalle implicazioni nazionali della regolamentazione europea in via di definizione e sulla base dello state dell’arte del parco italiano, traccia una roadmap di breve periodo per accelerare il rinnovo del circolante con veicoli industriali a basse emissioni che abbia impatti positivi da un punto di vista ambientale e della sicurezza della circolazione.

Il fabbisogno finanziario è stimato in circa 700 milioni di euro, che dovranno supportare gli investimenti fino al 2026 in veicoli a emissioni zero e loro infrastrutture nonché stimolare la diffusione dei carburanti rinnovabili. Le associazioni, inoltre, propongono una modifica sostanziale di funzionamento del «Fondo autotrasporto», che garantisca procedure rapide di liquidazione alle imprese di autotrasporto.

L’evento è il primo segnale unitario e forte che le associazioni intendono inviare al Governo, per stimolare al più presto l’adozione di un lavoro congiunto e di impegni reciproci per affrontare da subito una transizione che appare ancora densa di contraddizioni: da una parte, le istituzioni dell’Unione europea che – in assenza di correttivi razionali in grado di accogliere il principio di neutralità tecnologica – tendono a imporre regolamenti avulsi dalle dinamiche di mercato e tempistiche di phase-out tecnologico molto “sfidanti”, se non addirittura irrealistiche; dall’altra una Legge di Bilancio nazionale che tende verso una sostanziale decontribuzione degli strumenti di sostegno agli investimenti delle imprese per quella transizione ecologica richiesta dagli stessi regolamenti europei.

Le associazioni accolgono con favore le parole del viceministro Edoardo Rixi, che, nel suo intervento, ribadendo che l’autotrasporto è un settore strategico per il Paese, ha annunciato l’intento del MIT di voler attivare a breve un confronto specifico con le rappresentanze associative per identificare nuovi meccanismi di sostegno agli investimenti per la transizione ecologica e il rinnovo delle flotte.

Women’s World Car of the Year: c’è anche una giornalista pakistana

Foto: Fariha Aftab

La Women’s World Car of the Year (WWCOTY) è lieta di annunciare che Fariha Aftab, dal Pakistan, si è unita alla sua giuria internazionale. Il WWCOTY (l’Italia è rappresentata da Monica Secondino), l’unico premio automobilistico al mondo composto esclusivamente da giornaliste automobilistiche e, con la nomina di Aftab, ora conta 75 giudici provenienti da 52 Paesi.

Fariha Aftab è un’importante giornalista freelance automobilistica in Pakistan. La sua straordinaria esperienza di scrittura con marchi automobilistici, una lente innovativa su come sarà il futuro della mobilità e un’esperienza avvincente con un’azienda produttrice di veicoli per fornire approfondimenti tecnici e soluzioni praticabili le hanno fatto guadagnare un’ottima reputazione in Pakistan, dove articoli e opinioni sono spesso ricercati.

Ha iniziato la sua carriera presso l’azienda automobilistica cinese FAW come ingegnere di progetto, dove il suo talento è stato estremamente apprezzato. Quindi, ha deciso però di diventare freelance per restare in contatto con giornalisti e influencer di tutto il mondo stando seduta al suo portatile.

“È un’opportunità che un lavoro regolare dalle 9 alle 5 non mi avrebbe dato”, confessa. Inoltre, essere un appassionato di auto porta tanta motivazione ad aggiungere valore alla vita quotidiana dei lettori creando articoli coinvolgenti. Il suo amore per le automobili è iniziato molto prima. Fin da piccola è stata attratta dalle automobili anche se non aveva mai pensato di diventare una scrittrice automobilistica. “Penso che sia il mio destino”, dice. “Lavorare come scrittore automobilistico freelance mi ha ora fornito una finestra per mostrare la mia passione per le ultime tecnologie, innovazioni e tendenze automobilistiche”.

L’industria automobilistica in Pakistan è piuttosto progressista. Recentemente sono stati introdotti tre nuovi marchi automobilistici, tra cui Peugeot, MG e Proton, mentre i pakistani hanno già iniziato a spostare la loro mentalità dalle berline ai SUV o ai SUV di medie dimensioni.

I tre principali concorrenti sono Honda, Toyota e Suzuki. Tuttavia, Kia è riuscita ad attirare un gran numero di estimatori attraverso i suoi modelli come Sportage e Picanto. Anche Hyundai è emersa come un nuovo concorrente e le persone stanno già sbavando sui loro modelli estetici di Elantra e Sonata.

Mamma!: mi si è ristretto l’E.B.I.T.D.A.

di Andrea Taschini, manager automotive (dal magazine “Parts)

L’auto elettrica sta portando il settore automotive alla sua commodizzazione, con conseguenze gravissime sul tessuto industriale europeo perché occupa 13 milioni di addetti. Competere su un prodotto indifferenziato che per le sue caratteristiche verrà fabbricato quasi esclusivamente dalla Cina e non solo per questioni legate alle materie prime, sarà per le Case europee una missione che rasenta l’impossibile. L’ultima trimestrale di Tesla ne è la prova più tangibile. Bisogna che il legislatore ne prenda atto e legiferi di conseguenza, con urgenza e senza più alcuna esitazione.

I recenti e non certo lusinghieri risultati economici riportati da Tesla nell’ultimo quarter (un calo dell’utile netto del 44%), hanno sorpreso un po’ tutti gli analisti finanziari, ma non avrebbero dovuto cogliere impreparati gli addetti ai lavori del nostro settore. Le dichiarazioni di circostanza del sempre imprevedibile Elon Musk hanno poi espresso più chiaramente l’inedita visione dell’imprenditore sudafricano che ha delineato uno scenario futuro che non prevede risvolti favorevoli per l’automotive europeo e più nello specifico quelli riguardanti l’auto elettrica.

Poco importa se Musk arrampicandosi sui vetri, ha attaccato la politica monetaria attualmente in corso in occidente o più genericamente l’andamento dell’economia: è oramai più che evidente che i problemi che stanno attraversando la sua azienda sono di carattere strettamente strutturale e più specificatamente riguardano l’essenza stessa dell’auto elettrica, temi peraltro di cui abbiamo più volte parlato proprio su queste pagine.

La principale motivazione per cui Tesla ha quasi dimezzato l’utile, è proprio da ricercarsi nella guerra dei prezzi che l’azienda ha dovuto affrontare negli ultimi mesi con i produttori cinesi per non sacrificare i volumi necessari per la propria sostenibilità industriale. Non solo i produttori d’auto cinesi sono diventati più aggressivi in patria ma con la rapidità d’azione che li contraddistingue, hanno cominciato ad invadere territori in cui Tesla aveva un dominio incontrastato. Come è ben risaputo, abbassare i prezzi ha una ricaduta verticale senza più possibilità di recupero sui conti economici ed è probabilmente tra le tante possibili, la mossa più devastante che un’azienda possa compiere.

Musk incalzato dalle domande degli analisti, ha in seguito sottolineato che per affrontare la concorrenza asiatica sarà costretto ad abbassare i costi fino al 50%. Mission impossible dunque, tanto che ha poi aggiunto che allo stato di fatto, equivarrebbe a “scavare un tunnel con un cucchiaino”: dirlo è una cosa, poterlo fare, un’altra. L’attuale legislazione e più in generale le spinte mediatiche che vorrebbero imporre per legge l’auto elettrica, hanno aperto enormi problematiche in tutto il settore auto occidentale, esponendo inutilmente (le motivazioni ecologiche sono insussistenti) un comparto industriale che solo in Europa dà lavoro a 13 milioni di persone, a una concorrenza cinese non affrontabile sia per via dei costi sia per i parametri di preservazione ambientale che le imprese del Vecchio continente sono tenute a gestire.

Il livellamento percettivo dell’auto elettrica

Nell’ottobre del 2020 scrissi per “Parts” un articolo intitolato “Storie di ordinaria banalità” (lo trovate su Linkedin nel mio profilo sotto documenti) nel quale affrontavo il tema del livellamento verso il basso in cui l’auto elettrica avrebbe trascinato tutto il settore. Si sta evidenziando sempre più chiaramente infatti come la vettura a batteria si stia incanalando verso uno stato di commodizzazione accelerata che tradotto significa una guerra dei prezzi nella quale l’Europa non ha alcuna chance di vincere.

Le cause sono facilmente identificabili: la caratteristica più importante comunicata agli automobilisti riguarda l’autonomia della batteria; essendo un prodotto di elettronica, le peculiarità fondamentali riscontrabili nell’auto sono quelle dei software e sappiamo bene come essi siano prodotti già ampiamente commodizzati; l’aspetto esteriore dell’auto non ha quasi più rilevanza; i modelli disponibili sono sempre più standardizzati: ogni Casa auto ne possiede massimo 3/5; gli accessori per un upgrade della vettura perdono di rilevanza; il marchio di conseguenza ha sempre meno appeal e il prezzo diviene quindi l’unica leva attuabile.


Non c’è dunque da sorprendersi se è in atto un gigantesco switch di mercato tanto che marchi asiatici fino a poco tempo fa sconosciuti, stanno scalando le classifiche delle auto elettriche più vendute in tutto l’Occidente, relegando le Case auto europee a semplici comparse. Durante i primi otto mesi del 2023, nelle 20 top car sales plug in, solo 3 sono europee e ben 15 sono marchi cinesi fino a pochi mesi fa totalmente sconosciuti sulle strade d’Europa.

La perdita di appeal dei marchi europei

In uno scenario come quello prospettato l’aspetto più evidentemente grave consiste nella perdita di attrattività dei marchi europei che costituiscono un asset fondamentale dell’economia del Vecchio continente. Non avere compreso che l’auto elettrica avrebbe, per dirla con Nietzsche, “trasvalutato tutti i valori”, è stato il più grave degli errori di sottovalutazione dei manager delle Case auto ma soprattutto della politica dell’Unione.


Quando si toglie valore e differenziazione a un prodotto, non rimane altro che la leva del prezzo. Avere a disposizione solo pochi modelli indifferenziati come nel caso di Tesla, solo per raggiungere il massimo dell’efficienza industriale, si impedisce alla politica di pricing quei movimenti fondamentali che permettono di “marginare” sulle proprie specificità.

Dato che tutto il resto è equivalente, l’automobilista che acquista un’auto elettrica, oramai è solo interessato all’autonomia che la batteria gli può offrire ed è già risaputo di come esse siano una prerogativa quasi esclusivamente del Made in China. Non c’è quindi da sorprendersi se le Case auto europee saranno escluse dal mercato delle elettriche, perché tutto il sistema valoriale su cui esse si basavano, è stato sovvertito e a oggi i margini di manovra per un recupero appaiono flebili per non dire praticamente inesistenti. Un tremendo autogol che nonostante ciò che si racconta, non darà al settore alcuno spazio di riconversione.


Quali le vie d’uscita

Tardivi ripensamenti si stanno susseguendo tra i più accreditati protagonisti dell’automotive anche in senso più ampio, talvolta con tratti ondivaghi tra l’incredulo e il rassegnato. Non vi è alcun dubbio che disfare la matassa legislativa che ha causato tutto questo pasticcio in un settore così portante per l’intera economia non sarà affatto facile, ma il legislatore dovrà avere il coraggio di prendere atto dell’impossibilità di risolvere questioni fondamentali, come quello dell’approvvigionamento delle materie prime e dei costi industriali e di trarne le dovute conclusioni.

Bisogna a volte avere l’umiltà di riconoscere i propri errori soprattutto se coinvolgono milioni di persone, fermarsi un attimo e ripercorrere a ritroso i propri passi per imboccare una strada più consona che preservi il lavoro, l’industria e il benessere dei cittadini che si ha l’onore di rappresentare.