Abolito il bollo auto e moto: per La Russa (ACI) è “una notizia epocale”

Abolito il bollo auto e moto: per La Russa (ACI) è “una notizia epocale”

“Una notizia epocale”. Così il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Geronimo La Russa, plaude alla decisione varata dal Consiglio dei Ministri di abolire il bollo per le vetture di piccola e media potenza e per i motocicli. “Un intervento, quello posto in essere dal Governo – aggiunge Geronimo La Russa – che incide in maniera forte e decisa su una tassa impopolare. Questo provvedimento va nella direzione che abbiamo sempre auspicato, garantendo una mobilità che non penalizzi sempre e comunque l’automobilista, troppo spesso spremuto come un bancomat da imposte e decisioni a senso unico. Ringraziamo il presidente Giorgia Meloni e il Governo – conclude il presidente dell’ACI – per aver posto in essere un atto che gli automobilisti attendevano da moltissimo tempo”. “La misura la consideriamo strutturale. Non è un provvedimento che vale solo adesso perché ci sono le elezioni. E una delle tante tasse che abbiamo abolito o abbassato”, ha spiegato la premier Meloni a “Dieci minuti'” su Retequattro. L’abolizione del bollo, approvata dal Consiglio dei ministri, riguarda auto e moto di potenza massima 80 kW, che equivalgono a circa 109 cavalli vapore (CV) per entrambi i settori (la conversione ufficiale usa il fattore 1 kW = 1,35962 CV, quindi 80 1,35962 = 108,77 CV, arrotondato attorno a 109 CV nei listini e nei libretti di circolazione). Non esiste una conversione diretta tra kW (o CV) e cilindrata (espressa in centimetri cubici, cc, o litri). Si tratta di due grandezze fisiche diverse che misurano aspetti differenti del motore.

 
La potenza (kW o CV) indica quanta energia il motore è in grado di produrre nell’unità di tempo, mentre la cilindrata rappresenta il volume totale dei cilindri, ovvero lo spazio in cui avviene la combustione. Un motore da 80 kW può’ quindi avere cilindrate molto diverse a seconda della tecnologia, dell’alimentazione e del tipo di veicolo.
 
Nel mondo delle automobili, 80 kW si trovano su motori con cilindrate molto variabili. Motori aspirati benzina: tipicamente tra 1.400 e 1.600 cc (es. 1.4 TSI, 1.5 TSI, 1.6 MPI). Motori turbo benzina: anche solo 1.000-1.200 cc grazie alla sovralimentazione (es. 1.0 EcoBoost, 1.2 PureTech). Motori Diesel: generalmente tra 1.500 e 1.800 cc (es. 1.6 TDI, 1.8 CDTI). Motori ibridi: la potenza totale può derivare dalla combinazione di un termico da 1.000-1.400 cc più il contributo elettrico. Un esempio pratico: una Volkswagen Golf con motore 1.5 TSI sviluppa spesso intorno agli 80-85 kW (109-116 CV).
 
 

foto_Geronimo_La_Russa- Da ufficio stampa ACI

 

Fondazione “Caracciolo” ACI – Diati: il punto sulla sicurezza stradale nelle città

Fondazione "Caracciolo" ACI - Diati: il punto sulla sicurezza stradale nelle città
La sicurezza stradale si decide sempre più nelle città. È quanto emerge dallo studio Mobilità urbana sicura. Analisi comparativa dei dati di incidentalità e governance in alcune città europee, realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo, in collaborazione con ACI e DIATI, il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino. L’analisi mette a confronto l’incidentalità urbana in nove città: Roma, Milano, Napoli, Torino, Barcellona, Berlino, Londra, Madrid, Parigi.
 
Il quadro conferma una criticità strutturale: in Italia oltre il 73% degli incidenti stradali e il 43% dei morti si registrano in ambito urbano. Nel 2024, sulle strade italiane, si sono verificati 173.364 incidenti, con 3.030 vittime. Il numero dei morti è in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, ma il calo resta ancora troppo contenuto rispetto agli obiettivi europei della Vision Zero, che prevedono il dimezzamento delle vittime entro il 2030 e il loro azzeramento entro il 2050.
 
Per centrare il target intermedio del 2030, l’Italia dovrebbe ridurre il numero dei morti sulle strade di circa il 10% ogni anno. Negli ultimi dieci anni, invece, la riduzione media annua è stata pari ad appena lo 0,5%. Un ritmo insufficiente, che segnala la necessità di un salto di qualità nelle politiche di prevenzione, controllo, pianificazione urbana e innovazione tecnologica.
 
Particolarmente esposti sono gli utenti vulnerabili della strada: pedoni, ciclisti, ciclomotoristi e motociclisti. In Italia, nel 2024, rappresentano il 70,5% dei morti sulle strade urbane. In ambito urbano, dunque, sette vittime su dieci appartengono alle categorie più fragili della mobilità. 
 
La dimensione del fenomeno non è solo sanitaria e sociale, ma anche economica. Il costo sociale degli incidenti stradali in Italia supera i 18 miliardi di euro l’anno, quasi un punto percentuale del PIL. Di questi, oltre 11 miliardi sono attribuibili agli incidenti che avvengono sulle strade urbane, pari al 62% del costo sociale complessivo nazionale. 
 
Tra i fattori di rischio individuati dallo studio figurano comportamenti di guida scorretti o inadeguati – mancato rispetto della segnaletica, distrazione, velocità non adeguata al contesto, mancato rispetto della distanza di sicurezza – ma anche criticità infrastrutturali, carenze manutentive, limiti nella qualità dei dati sulle cause degli incidenti e una crescente complessità della circolazione urbana, dove convivono automobili, trasporto pubblico, mezzi pesanti, biciclette, monopattini e altre forme di micromobilità.
 
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il parco circolante. L’Italia presenta un’età mediana delle autovetture di circa 13 anni, con una quota molto elevata di veicoli con più di dieci anni. Nelle città italiane analizzate, il peso delle auto più anziane è nettamente superiore rispetto a molte realtà europee: Napoli rappresenta il caso più critico, con quasi metà del parco auto oltre i vent’anni di età. L’obsolescenza dei veicoli incide non solo sulle emissioni, ma anche sulla diffusione dei più moderni sistemi di sicurezza attiva.
 
La tecnologia può offrire un contributo importante. Sistemi avanzati di assistenza alla guida, frenata automatica di emergenza con riconoscimento dei pedoni, dispositivi anti-angolo cieco per i mezzi pesanti, sistemi intelligenti di regolazione della velocità e strumenti digitali di monitoraggio possono ridurre il rischio e mitigare le conseguenze degli incidenti. Tuttavia, lo studio sottolinea che la tecnologia da sola non basta.
 
Per rendere più sicura la mobilità urbana serve un approccio integrato: pianificazione coerente, infrastrutture più sicure, manutenzione costante, controlli efficaci, raccolta e analisi dei dati più accurate, rinnovo del parco veicolare, educazione permanente alla sicurezza stradale e maggiore coordinamento tra istituzioni nazionali e amministrazioni locali.
 
Le esperienze europee analizzate mostrano che la riduzione dell’incidentalità urbana passa da strategie sistemiche: riduzione del traffico motorizzato privato, rafforzamento del trasporto pubblico, protezione della mobilità pedonale e ciclabile, moderazione della velocità, logistica urbana più sostenibile e uso più razionale dello spazio pubblico.
 
La mobilità urbana sicura, conclude lo studio, non può essere considerata un obiettivo settoriale, ma una componente essenziale della qualità della vita, della sostenibilità ambientale, dell’accessibilità e dello sviluppo delle città. Per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 e al 2050, l’Italia dovrà accelerare il percorso di riduzione dell’incidentalità, rafforzando le politiche urbane di sicurezza stradale e mettendo al centro gli utenti più vulnerabili.
 
 

Foto di Usman Malik su Unsplash

 

Regolamenti UE sulla CO2: è ora di cambiare spartito

L'ideologia "green" UE continua: pronti con l'ETS2

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 
La stagione della revisione dei Regolamenti sui target di emissione della CO2 perautovetture LDV e veicoli industriali HDV rappresenta un’occasione da non perdere per la decarbonizzazione, o defossilizzazione, per rendere più credibili le regole in relazione alle dinamiche del mercato e per allineare le regole stesse a quanto indicano gli studi indipendenti in materia di decarbonizzazione dei trasporti.
 
 Il riferimento è al recente studio del TUM (Technical University Munich – Politecnico di Monaco di Baviera) “Toward a Life Cycle-Based Standard for Automotive Greenhouse Gas Regulation”, che entra nello specifico del come deve essere revisionato il Regolamento (EU) 2019/631 sui target di CO2 per i LDV (autovetture M1 e veicoli commerciali N1), superando il calcolo delle emissioni climalteranti al terminale di scarico e optando per un calcolo più affine possibile al ciclo
LCA (Life Cycle Assessment) che considera gli impatti dell’intero carbon footprint
del veicolo.

Non ci si può più nascondere dietro l’inerzia retorica – in realtà ideologica e astratta – che assegna solo alla tecnologia dell’auto elettrica BEV la facoltà messianica di defossilizzare il sistema dei trasporti. L’evidenza tecnico-scientifica indica con chiarezza che occorre cambiare spartito e ragionare in una chiave pluritecnologica, valorizzando tutte le tecnologie in grado di contribuire a raggiungere i target di defossilizzazione della RED III, quindi – oltre all’elettrico, che presenta indubbi benefici per determinate missioni di mobilità – anche una ibridizzazione sempre più efficiente e una diffusione sempre maggiore dei carburanti rinnovabili (Biofuel, Biometano, Bio-LNG, Bio-etanolo, HVO, RFNBO, ecc).

E’ auspicabile che le Istituzioni UE . a partire dalla Commissione ENVI dell’Europarlamento – si rendano conto che il trend europeo del mercato – con ben 10 Paesi Membri,
inclusi mercati importanti come Italia, Spagna, Polonia e Cechia, che assegnano alle BEV un market-share a 1 cifra – non è compatibile con gli obiettivi dell’attuale Regolamento e con le relative multe a carico dei Costruttori (dov’è la rete elettrica e dov’è l’energia elettrica verde a condizioni accessibili?) e colgano l’occasione per attuare quanto indicato in modo ineludibile nello studio indipendente del TUM.

Tenendo conto delle metodologie di calcolo ISO standard sui cicli WtW e LCA già regolati a livello normativo UE, si tratta di mettere sul medesimo livello tutte le tecnologie in grado di defossilizzare il sistema, affiancando alla tecnologia delle BEV anche le tecnologie dei VEEF (Vehicle running Exclusively with Eligible Fuels), così come concepiti nell’ambito dei lavori della stessa Commissione ENVI dell’Europarlamento.
 
Chiunque ha a cuore l’espansione dell’economia circolare, l’indipendenza energetica e la difesa dell’occupazione in Europa, non può sprecare questa occasione strategica, revisionando i Regolamenti CO2 in modo più razionale e tecnologicamente neutro.
 
 

Foto da ufficio stampa Federauto

“Automotive World” anno 5: i tira e molla di Ursula von der Leyen

"Automotive World" anno 5: i tira e molla di Ursula von der Leyen

Quinto anno per “Automotive World” l’appuntamento online con Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e il giornalista Pierluigi Bonora sul canale del magazine “Auto” diretto da Andrea Brambilla.

Continua, dunque, il confronto tra il top manager e il giornalista, promotore di #FORUMAutoMotive, a commento di frasi pronunciate da personaggi di spicco sui problemi del settore.

Il terzo appuntamento verte su una frase pronunciata da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE: “Proporremo di collaborare con l’industria su una nuova iniziativa per le auto elettriche piccole ed economiche”.

Salone Auto Torino “bTOb”: vivace punto per l’apertura

Salone Auto Torino “bTOb”: vivace punto per l’apertura
L’evento bTOb del Salone Auto Torino, che si è svolto giovedì 10 settembre al Teatro Regio del capoluogo piemontese, si è focalizzato sul futuro della mobilità e dell’industria automotive. 
Ad aprire la giornata, dopo il saluto di Andrea Levy, presidente del Salone Auto, il panel istituzionale, coordinato da Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, con la partecipazione di Andrea Tronzano, assessore regionale del Piemonte allo Sviluppo economico; Guido Bolatto, segretario generale della Camera di commercio di Torino; Roberto Vavssori, presidente di ANFIA; Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE, e Plinio Vanini, vicepresidente di Federauto.
 
 

Foto da ufficio stampa Salone di Torino

Volkswagen: 16 miliardi per diventare più piccoli

Volkswagen: 16 miliardi per diventare più piccoli
di Mario Verna, manager automotive
 
È forse questa la sintesi più efficace di quello che sta accadendo in Volkswagen. Il Gruppo sta affrontando una trasformazione industriale enorme: fino a 60.000 posti di lavoro in meno; oltre 500.000 auto di capacità produttiva europea in eccesso rispetto alla domanda; diversi stabilimenti tedeschi senza una prospettiva produttiva oltre il 2030; obiettivo di portare la redditività del brand Volkswagen dal 3,8% al 9%.

Ma il punto non è solo il taglio dei costi. È il modello industriale che sta cambiando. Per decenni l’automotive ha seguito una logica molto semplice: più fabbriche → più capacità → più volumi → economie di scala. Oggi quella logica rischia di trasformarsi nel suo contrario:. troppa capacità → costi fissi troppo elevati → pressione sui margini → necessità di ridimensionarsi.

Ed è qui che la vicenda Volkswagen diventa interessante per tutto il settore. Il problema dell’automotive europeo non è più soltanto: “Come vendere più automobili?” Ma sempre di più: “Quante automobili dobbiamo essere strutturalmente in grado di produrre?”. Perché quando il mercato cambia, anche la dimensione dell’industria deve cambiare.

E forse la vera sfida dei prossimi anni sarà questa: meno automobili da produrre,
più valore da generare. L’epoca della capacità produttiva come vantaggio competitivo potrebbe essere arrivata al capolinea.

 
Foto da archivio Mario Verna


Nuova Dacia Spring: la compatta elettrica si fa più grande (da 17.900 euro)

Nuova Dacia Spring: la compatta elettrica si fa più grande (da 17.900 euro)
di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)
La Dacia Spring, la compatta elettrica del marchio franco-romeno del Gruppo Renault, apre un nuovo capitolo della sua storia con il lancio della seconda generazione. Confermando la sua natura di elettrica accessibile entry-level, la nuova Dacia Spring conserva il nome del precedente modello, ma si presenta
come un’auto totalmente nuova caratterizza da piattaforma, dimensioni e powertrain differenti.

Più lunga, più larga e più spaziosa
La nuova Dacia Spring, che a dispetto della vettura di prima generazione sarà prodotta in Europa, nella fabbrica slovena di Novo Mesto, poggia sulla nuova architettura RGEV Small del Gruppo Renault. La novità che emerge immediatamente è quella relativa alle dimensioni, con la nuova Spring cresciuta sensibilmente rispetto al modello precedente, diventando 15 cm più lunga e 18 cm più larga, per un’auto che ora misura 3,85 metri di lunghezza e 1,74 metri di larghezza.
 
Questa maggiorazione delle dimensioni si traduce in più spazio nell’abitacolo e nel bagagliaio che vanta un capacità di carico di 337 litri che, abbattendo la panchetta posteriore, salgono fino a 1.283 litri. A questi si aggiungono i 18 litri disponibili nel piccolo vano sotto il cofano anteriore (proposto in optional) che consente di stivare i cavi di ricarica.
Fino a 250 km d’autonomia, ricarica in DC a 50 kW

Non cambia l’approccio da vettura elettrica per la città pragmatica ed essenziale, con la nuova Dacia Spring che monta un motore elettrico da 80 CV e 175 Nm di coppia massima, alimentato da una batteria LFP da 27,5 kWh di capacità. In grado di passare da 0 a 100 km/h in 12,1 secondi e di raggiunge i 130 km/h di velocità massima, la nuova Dacia Spring ha un’autonomia massima dichiarata di 250 chilometri nel ciclo WLTP. Sulla versione di serie della city car elettrica di Dacia troviamo il supporto per la ricarica in corrente alternata fino a 6,6 kW, mentre con il pacchetto dedicato la ricarica in AC sale a 11 kW e quella in corrente continua DC arriva a 50 kW, con quest’ultima configurazione che permette di passare dal 15 all’80% della capacità della batteria in 28 minuti.

Gamma e prezzi

La nuova Dacia Spring si propone sul mercato italiano con due allestimenti, Expression e Journey, che condividono motore e batteria, distinguendosi sostanzialmente per equipaggiamenti e dotazione tecnologica degli interni, con la versione più ricca Journey che nella dotazione di serie comprende il sistema
d’infotainment Media Nav con display da 10,2 pollici, disponibile invece a richiesta sull’allestimento Expression. I prezzi della nuova Dacia Spring in Italia partono da 17.900 euro per la versione Expression e da 19.500 euro per la Journey.
 
 

Vendite due ruote in Italia: moto e scooter sempre forti

Vendite due ruote in Italia: moto e scooter sempre forti
di Mariano Roman, presidente di ANCMA.
 

Moto e scooter stanno tornando a esprimere in maniera più netta la propria identità: la moto mantiene una forte componente emozionale, mentre lo scooter risponde soprattutto alle esigenze di una mobilità pratica e funzionale, anche alla luce delle odierne dinamiche dei prezzi del carburante.

 
Sarà importante continuare a monitorare l’evoluzione dei principali indicatori economici, ma al momento non sembrano emergere elementi strutturali tali da far prevedere criticità per il futuro del mercato motociclistico, al di là delle fisiologiche oscillazioni.
 

Foto da ufficio stampa ANCMA

Auto connesse, boom in Italia: mercato a 3,7 miliardi

Auto connesse, boom in Italia: mercato a 3,7 miliardi

Il mercato delle auto connesse in Italia continua a crescere e restituisce l’immagine di un settore automotive molto più dinamico di quanto spesso venga raccontato. Nel 2025 il comparto Connected Vehicle & Mobility ha raggiunto un valore di 3,7 miliardi di euro, in aumento del 14%, mentre sulle strade italiane circolano ormai 18,8 milioni di veicoli connessi, oltre il 40% del parco nazionale.

Sono alcuni dei dati più significativi emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, che fotografa un’automobile sempre meno assimilabile a un semplice mezzo di trasporto e sempre più vicina a una piattaforma digitale capace di comunicare, elaborare dati e offrire nuovi servizi.

Il cambiamento, soprattutto, è già entrato nelle abitudini degli automobilisti: il 48% degli italiani possiede un’auto dotata di almeno una funzionalità smart e la grande maggioranza sfrutta concretamente le tecnologie disponibili.

 

Il mercato delle auto connesse vale 3,7 miliardi

La crescita non riguarda un unico segmento. Il mercato delle auto connesse vale 1,76 miliardi di euro, con un incremento del 6%, mentre sono soprattutto i sistemi ADAS installati sulle nuove vetture a correre: frenata automatica d’emergenza, mantenimento della corsia e altre tecnologie di assistenza raggiungono complessivamente 1,52 miliardi, con una crescita del 27%.

A questi numeri si aggiungono i 400 milioni di euro generati dai veicoli commerciali e industriali connessi, in aumento dell’11%. In termini di diffusione, in Italia si contano 6,5 milioni di auto nativamente connesse tramite SIM, il 16% in più rispetto al 2024, oltre a 1,7 milioni di veicoli commerciali e industriali connessi e 10,6 milioni di box GPS/GPRS utilizzati soprattutto per finalità assicurative.

Numeri che aiutano anche a cambiare prospettiva sul futuro dell’automobile. L’innovazione digitale non rappresenta necessariamente un’alternativa all’auto: sempre più spesso è proprio dentro l’automobile che tecnologie, servizi e nuovi modelli di business trovano uno dei principali terreni di sviluppo.

 

Software-defined vehicle, l’auto cambia dall’interno

Uno dei passaggi più importanti riguarda il Software-Defined Vehicle, cioè il modello nel quale una parte crescente delle caratteristiche e delle funzioni dell’auto viene gestita attraverso il software. A livello globale, il 92% delle organizzazioni automotive ritiene che l’intera filiera dovrà evolvere verso un modello software-based e l’81% considera prodotti e servizi software-defined destinati a diventare una componente centrale dell’offerta. La trasformazione, però, è ancora all’inizio. Soltanto il 14% delle aziende ha raggiunto la piena industrializzazione delle componenti software e questi prodotti e servizi rappresentano attualmente il 13% dei ricavi degli OEM a livello globale.

In Italia, alla fine del 2025, il fatturato derivante da prodotti e servizi basati sul software ha raggiunto 180 milioni di euro, appena il 5% del totale ma con una crescita annuale del 22%. «Il paradigma del Software-Defined Vehicle sta diventando il principale riferimento strategico per il settore Automotive», spiega Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility. Secondo Salvadori, alla crescita delle piattaforme software si affianca il ruolo dell’Intelligenza Artificiale, considerata da oltre l’85% degli OEM centrale soprattutto per ADAS, cybersecurity e personalizzazione dell’esperienza a bordo.

 

Gli italiani usano davvero le funzioni smart

La tecnologia installata sulle automobili non sembra essere soltanto un argomento da brochure. L’indagine realizzata con Ipsos Doxa mostra un utilizzo elevato delle funzioni digitali da parte dei proprietari di vetture connesse. Tra le applicazioni maggiormente sfruttate ci sono l’infotainment, utilizzato dal 91% degli utenti, la navigazione aggiornata in tempo reale, all’88%, e i sistemi avanzati di assistenza alla guida,utilizzati dall’82%.

Interessante anche il rapporto con i dati. Il 34% dei consumatori dichiara di non vedere particolari criticità nella condivisione dei propri dati personali quando questa permette di ottenere servizi a valore aggiunto. Non mancano, naturalmente, le resistenze. Il 21% indica nella possibile distrazione alla guida un problema delle funzionalità connesse, mentre il 17% continua a preferire strumenti esterni come smartphone e navigatori.

Il 38% degli italiani sarebbe comunque disposto a pagare per almeno una funzionalità smart come optional. Tra quelle considerate più interessanti figurano i pagamenti effettuabili direttamente dall’auto, gli antifurto connessi e i sistemi biometrici per accedere al veicolo.

 

Intelligenza Artificiale, per l’80% può migliorare l’auto

Anche l’Intelligenza Artificiale applicata all’automobile comincia a essere percepita come qualcosa di concreto. L’80% degli italiani riconosce potenziali benefici dall’integrazione dell’AI nei veicoli. Sicurezza, ottimizzazione dei consumi e manutenzione predittiva sono tra gli ambiti nei quali vengono individuati i vantaggi principali.

L’evoluzione tecnologica dell’auto, quindi, non passa soltanto dalla motorizzazione.Elettrico, ibrido, benzina o altre soluzioni energetiche rappresentano una parte della trasformazione, ma parallelamente sta avanzando una rivoluzione digitale destinata a modificare l’esperienza di possesso e utilizzo della vettura.

 

Auto elettriche, il 32% pensa all’acquisto ma il prezzo pesa

Sul fronte dell’elettrificazione, il quadro rimane più complesso. Il 32% degli italiani dichiara di voler acquistare una BEV o una PHEV entro tre anni, ma quasi un potenziale acquirente su due prenderebbe in considerazione questa scelta soltanto in presenza di incentivi o agevolazioni economiche. Chi ha già acquistato un’elettrica o un’ibrida plug-in appare comunque soddisfatto: nove proprietari su dieci esprimono un giudizio positivo.

Il problema principale rimane economico. Per il 44% degli intervistati il prezzo elevato rappresenta il maggiore ostacolo all’acquisto, davanti all’autonomia limitata della batteria, indicata dal 29%, e all’impossibilità di ricaricare presso la propria abitazione, segnalata dal 23%. Il dato suggerisce una riflessione importante per l’intero settore: chiedere al mercato di accelerare la transizione senza intervenire contemporaneamente su prezzi, infrastrutture e accessibilità rischia di scaricare sull’automobilista una trasformazione che richiede invece condizioni industriali e infrastrutturali adeguate.

 

Elettriche e plug-in crescono, ma l’Italia resta indietro

Gli incentivi hanno contribuito alla crescita delle immatricolazioni. Ad aprile 2026 le auto elettriche pure hanno raggiunto una quota dell’8,5%, con oltre 16.000 immatricolazioni, contro il 4,8% dello stesso mese del 2025. Le ibride plug-in sono arrivate al 9,1%, rispetto al 5,7% di un anno prima. Il confronto europeo, tuttavia, evidenzia ancora un divario significativo. Considerando insieme BEV e PHEV, la Germania raggiunge il 33,4%, il Regno Unito il 34,4%, la Francia il 32,5% e la Spagna il 21,2%.

Il mercato italiano sta dunque aumentando la propria quota elettrificata, ma il percorso non può prescindere dalla capacità di rendere le nuove tecnologie economicamente sostenibili per famiglie e imprese.

 

Guida autonoma, più di un italiano su due vuole provarla

La guida autonoma non sembra più incontrare soltanto diffidenza. Il 54% degli italiani dichiara di essere interessato a utilizzare un’auto autonoma, soprattutto negli spostamenti ripetitivi come il tragitto casa-lavoro e nella circolazione urbana congestionata. Restano timori sulla perdita di controllo, sull’affidabilità della tecnologia e sulla cybersecurity, ma secondo l’Osservatorio il 2026 rappresenta un passaggio particolarmente importante.

«La domanda non è più se i veicoli autonomi cambieranno la mobilità urbana, ma con quale modello di business, dove e con quale velocità», sottolinea Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility.

 

Robotaxi e robosharing, fino a 6,1 miliardi di benefici

Particolarmente significativa è la simulazione effettuata dall’Osservatorio sull’impatto socioeconomico che robotaxi e robosharing potrebbero avere in Italia tra il 2028 e il 2050. Secondo le stime della ricerca, la sostituzione della flotta professionale tradizionale con mezzi autonomi più efficienti potrebbe ridurre fino al 70% il tasso di feriti per chilometro percorso. Considerando anche il maggiore utilizzo dei mezzi, la flotta necessaria potrebbe scendere fino a circa un terzo di quella attuale.

L’effetto combinato potrebbe tradursi in una diminuzione fino al 90% dei feriti nei servizi professionali di mobilità, con circa 3.000 feriti evitati e un beneficio economico cumulativo di 168 milioni di euro. Ancora più rilevante sarebbe l’effetto indiretto. Con servizi più efficienti e tariffe inferiori, alcune famiglie potrebbero rinunciare alla seconda automobile. Su un parco urbano stimato in circa 18 milioni di veicoli, lo scenario elaborato dall’Osservatorio ipotizza 900.000 auto in meno, circa 100.000 feriti evitati e 41.000 tonnellate di emissioni in meno. Il beneficio sociale complessivo potenziale arriverebbe così a 6,1 miliardi di euro entro il 2050.

 

Smart Mobility, sei Comuni su dieci hanno già investito

La trasformazione coinvolge inevitabilmente anche le infrastrutture. Il mercato italiano delle soluzioni di Smart Mobility urbana vale 310 milioni di euro, il 5% in più, con applicazioni concentrate soprattutto nella gestione del traffico e dei parcheggi. Tra il 2023 e il 2025, il 61% dei Comuni ha avviato almeno un progetto di mobilità intelligente. Rimane però una distanza evidente tra sperimentazione tecnologica e vita quotidiana: l’86% dei cittadini continua infatti a considerare l’accesso ai servizi di mobilità una delle criticità più rilevanti del proprio comune.

Un’altra evoluzione potenzialmente importante riguarda il Plug & Charge, sistema che permette all’auto elettrica di autenticarsi alla colonnina e gestire automaticamente avvio della ricarica e pagamento. Secondo le stime presentate dall’Osservatorio, il tempo necessario ad avviare una sessione potrebbe passare dagli attuali 30-120 secondi a circa 3-5 secondi, mentre il successo alla prima connessione potrebbe salire dal 70 al 95%.

 

Smart Road, un mercato da 240 milioni

Le Smart Road valgono invece 240 milioni di euro, con una crescita del 17%, sostenuta anche dai bandi pubblici e dal PNRR. Tra il 2023 e il 2025 sono state avviate in Italia 23 iniziative. Sensori IoT, infrastrutture connesse e piattaforme di monitoraggio permettono di controllare le strade in tempo reale, intervenire sulla manutenzione e creare progressivamente le condizioni necessarie alla mobilità connessa e autonoma.

La tecnologia, però, da sola non basta. Complessità burocratiche e tempi autorizzativi continuano a rallentare i progetti. Il biennio 2026-2027 viene quindi indicato come decisivo per introdurre procedure più snelle e strumenti regolatori capaci di accompagnare l’innovazione.

 

Flotte aziendali, elettrificazione già all’89%

Le flotte rappresentano probabilmente uno dei laboratori più avanzati della trasformazione automotive. L’89% delle aziende ha già introdotto veicoli BEV o PHEV e il 73% prevede di aumentarne la presenza entro il prossimo anno. La connettività completa riguarda ancora soltanto il 27% dei mezzi, ma le funzionalità digitali sono già diffuse. Gli ADAS sono presenti nel 61% dei casi e l’infotainment nel 57%, mentre gestione di guasti e manutenzione e navigazione real-time raggiungono entrambe il 39%.

Le imprese investono nelle auto connesse soprattutto per aumentare la sicurezza dei dipendenti e ottimizzare i consumi, entrambe motivazioni indicate dal 45% degli intervistati. Nei prossimi cinque anni, i fleet manager prevedono di concentrare gli investimenti sull’acquisto di nuove tipologie di veicoli, sullo sviluppo di servizi IT e sul potenziamento della telematica.

 

L’automobile non sta scomparendo: sta diventando digitale

I numeri dell’Osservatorio raccontano soprattutto una trasformazione che merita di essere letta senza contrapposizioni semplicistiche. L’automobile non è soltanto al centro di una transizione energetica: sta diventando connessa, software-defined, assistita dall’AI e progressivamente integrata con le infrastrutture. Per l’industria automotive la sfida sarà trasformare questa enorme quantità di tecnologia in vantaggi realmente percepibili dagli automobilisti. Sicurezza, semplicità, costi sostenibili e servizi utili saranno probabilmente più determinanti della tecnologia fine a se stessa.

Ed è forse proprio qui che emerge il dato più interessante: mentre il dibattito pubblico tende spesso a descrivere l’auto come un oggetto appartenente a un modello di mobilità da superare, investimenti, industria e consumatori stanno indicando una direzione diversa. L’auto continua a evolversi, e una parte consistente dell’innovazione della mobilità passa ancora attraverso di essa.

 

 


Foto di Dominic Gomez su Unsplash

Crisi di Hormuz e carburanti alle stelle: si applichi la clausola di salvaguardia nazionale

Non blocchiamo la guida autonoma in Italia: Motus-E per l’aggiornamento del Codice della Strada
di Fabio Pressi, presidente di Motus-E
 
 
Per proteggere famiglie e aziende da uno shock come quello di Hormuz, che sta riscrivendo le dinamiche energetiche globali, occorre un approccio realmente strategico al tema dei trasporti, che vada oltre la logica emergenziale dei tagli alle accise e costruisca soluzioni in grado di ridurre progressivamente la costosa e pericolosa dipendenza dalle importazioni di fonti fossili.
Motus-E richiama quindi l’attenzione sulla clausola di salvaguardia nazionale prevista dalla Commissione Ue proprio per gli interventi legati a sicurezza
energetica ed elettrificazione dei consumi, i cui fondi sono stati già impiegati da numerosi Stati membri.
Queste risorse sono decisive per fronteggiare una crisi sistemica che ha già spinto centinaia di migliaia di automobilisti e imprese in tutta Europa a puntare sui vantaggi della mobilità elettrica. C’è l’urgenza di dare un impulso chiaro al mercato anche in Italia. Impulso che può senz’altro passare dal canale delle flotte aziendali, che nel Vecchio Continente ha guidato la corsa dell’elettrico.
Nelle scorse settimane, insieme alle altre grandi associazioni automotive nazionali, abbiamo trasmesso al Governo una proposta chiara e circostanziata per consentire a imprese e partite Iva di affrontare da subito il caro carburanti in maniera strutturale, facilitando l’elettrificazione delle proprie flotte.
I dati di mercato europei evidenziano l’efficacia della pianificazione di medio termine degli strumenti di supporto alla domanda, e l’intervento sulla fiscalità
delle flotte aziendali sarebbe un importante passo nella giusta direzione.
 
Rimaniamo, pertanto, a completa disposizione del Ministero dell’Economia per discutere nel dettaglio la proposta condivisa della filiera e fornire tutti gli approfondimenti del caso.
 
 

Foto da ufficio stampa Motus-E