“Carbon Value” (OMR Brasil): finalista del Prêmio Automotive Business

“Carbon Value” (OMR Brasil): finalista del Prêmio Automotive Business

Marco Bonometti, presidente e CEO di OMR

 

Carbon Value nasce da una richiesta di Stellantis (includere l’impronta carbonica dei componenti nelle quotazioni) che OMR Brasil ha trasformato in un programma di decarbonizzazione esteso a tutta la filiera: acciaieria, logistica, produzione e cliente finale.

Sotto il coordinamento di Michele Antunes Braga, il progetto ha costruito una metodologia tracciabile lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, fondata su economia circolare, energia rinnovabile, efficienza energetica e ottimizzazione dei processi. Il fulcro è un circuito chiuso dei materiali: 24.000 tonnellate di rottame Stellantis reintrodotte in produzione come materia prima.

I risultati


• −67,66% di impronta carbonica, contro un obiettivo di −50% fissato al 2030
• 236.000 componenti prodotti, con circa 115,67 tCO₂e di emissioni evitate
• 55,28 t CO₂ e residue, integralmente compensate
• 0 kg CO₂ e per pezzo: neutralità carbonica raggiunta

«Siamo molto soddisfatti di questo risultato e speriamo di vincere,ma il valore vero di Carbon Value è la competenza che resta: oggi portiamo al mercato un prodotto a impronta neutra, con dati verificabili a supporto. Sostenibilità e competitività industriale crescono insieme», dichiara Fabio Candian, CEO di OMR Componentes Automotivos Brasil.

«Da soli non saremmo arrivati a nulla di tutto questo. Abbiamo costruito con SADA, con i partner logistici e con Stellantis un metodo condiviso e verificabile in ogni passaggio. Aver già superato il traguardo del 2030 ci dice che possiamo spingerci oltre», sottolinea Michele Antunes Braga, coordinatrice del progetto Carbon Value.

Il progetto è candidato anche al Prêmio IQA (Instituto da Qualidade Automotiva), di cui ha superato la prima fase di valutazione, e al Torneo Kaizen Stellantis.

Il Prêmio Automotive Business entra ora nella fase di votazione online, seguita da una rodada speciale durante #ABX26 al São Paulo Expo. I vincitori saranno annunciati nella cerimonia di premiazione. OMR Componentes Automotivos Brasil e SADA Siderurgia ringraziano Stellantis per la collaborazione che ha reso possibile il progetto.

 


Foto da ufficio stampa OMR 

Presa in giro: ora l’UE si dice pronta a difendere l’industria dalla Cina

Presa in giro: ora l'UE si dice pronta a difendere l'industria dalla Cina

di Andrea Taschini, advisor e manager automotive

È sconcertante: adesso l’Europa sarebbe “pronta a difendere le imprese dalla Cina”, come ha titolato recentemente “Il Sole 24 Ore”. Adesso. Dopo anni trascorsi ad aumentare i costi dell’industria europea, a imporre una transizione Green costruita senza valutare fino in fondo le conseguenze industriali, ad accrescere la nostra dipendenza dalla Cina e a osservare quasi passivamente l’allargarsi degli squilibri commerciali (1 miliardo al giorno), scopriamo improvvisamente che esiste un problema.

La frittata, però, è fatta. Il dentifricio è uscito dal tubetto. Impianti, competenze, investimenti, quote di mercato e intere filiere industriali non si ricostruiscono con una conferenza stampa peraltro dai toni patetici. Poi però c’è una questione più seria: chi ha costruito una rappresentazione sbagliata della realtà, e sulla base di quella rappresentazione ha preso decisioni sbagliate, può davvero presentarsi oggi come colui che ne correggerà le conseguenze?


Governare significa soprattutto prevedere le conseguenze delle proprie decisioni. Non tutte, naturalmente. Ma almeno quelle macroscopiche. Forse, arrivati a questo punto, il contributo più utile di chi ha sbagliato diagnosi e terapia sarebbe togliersi dai piedi e lasciare il compito a qualcuno capace di guardare la realtà prima di decidere come cambiarla.

Sembra tutto così surreale. Ciò che davvero lascia increduli però non è il cambio di opinione. È la disinvoltura (per non usare un termine meno educato) con cui oggi si denuncia come un serio problema ciò che ieri si è contribuito a creare.

 
 

Foto ANDREA TASCHINI FOTO archivio Forum-Diario

Osservatorio AIPARK: la sosta urbana in Italia, dati e confronti

Osservatorio AIPARK: la sosta urbana in Italia, dati e confronti
L’auto resta il mezzo più utilizzato per muoversi anche in città e, proprio per questo, la sosta rappresenta una leva fondamentale per orientare gli spostamenti verso modelli più sostenibili. Una sfida particolarmente rilevante per l’Italia, Paese con uno dei più elevati tassi di motorizzazione in Europa. Lo studio dell’Osservatorio AIPARK analizza costi, differenze e modalità di gestione della sosta urbana, evidenziandone il ruolo nel costruire città più efficienti e vivibili.
 
Confronto internazionale
Sono i Paesi Bassi a registrare le tariffe medie orarie della sosta più elevate in Europa, con 4,10 €, seguiti da Norvegia (4,00 €), Danimarca (3,40 €), Germania (2,60 €), Francia (2,10 €) e Finlandia (2,00 €). Poi Svezia (1,90 €), Belgio (1,80 €), Slovenia (1,70 €), Austria (1,60 €) e Spagna (1,52 €). In questi Paesi, tuttavia, il costo della sosta non è solo una voce economica, ma uno strumento per orientare la mobilità: Amsterdam applica tariffe differenziate per zona, da 1,70 a 7,50 €/ora, Barcellona da 1,50 a 4,00 €/ora, mentre Zurigo modula gli importi in base alla durata della permanenza, da circa 2 CHF fino a oltre 5 CHF. Modelli integrati con trasporto pubblico, ciclabilità e servizi condivisi per favorire scelte di mobilità più sostenibili.
E in Italia? Solo alcune città, come Bologna e Milano, risultano più vicine a questi modelli.
Per il resto, il sistema tariffario italiano si mantiene generalmente prudente, con una tariffa oraria media di 1,50 €, che colloca il Paese al 13° posto in Europa, nonostante l’Italia si trovi al 3° posto per rapporto tra auto e abitanti. A fronte di un incremento del 257% del prezzo della benzina e del 278% delle tariffe del trasporto pubblico negli ultimi 32 anni, in molti contesti le tariffe della sosta hanno registrato variazioni molto più contenute, rimanendo spesso invariate e, in alcuni casi, diminuendo.

Il sistema tariffario italiano
 
Un primo elemento di differenziazione riguarda la distribuzione territoriale: nelle aree a maggiore domanda, il costo della prima ora di sosta è in media pari a 1,81 € nel Nord, contro 1,25 € al Sud e 1,11 € nelle Isole. Su un campione di 53 citta emerge poi che le tariffe on street più elevate si registrano nei
centri di dimensione intermedia (200.000–500.000 abitanti), con una media di circa 2,03 €/ora, rispetto a 0,73 €/ora nelle città sotto i 50 mila abitanti.
 
Un’ulteriore analisi evidenzia una correlazione tra tariffe della sosta e reddito medio: si passa da circa 2,60 €/ora nelle città con reddito superiore a 30.000 euro a circa 0,95 €/ora in quelle sotto i 20.000 euro. Infine, la durata operativa degli stalli blu nelle città italiane è mediamente di circa 11 ore e 12 minuti al giorno, un’estensione che riflette ancora modelli tradizionali di gestione della mobilità e che appare poco coerente con l’attuale esigenza di maggiore dinamicità e di un più equilibrato rapporto tra sosta, trasporto pubblico e mobilità sostenibile.
Sosta urbana e differenze varie nelle città
 
Nelle zone ad alta intensità Bologna registra la tariffa media più elevata, pari a 3,9 €/ora, seguita da Bolzano, Firenze e Milano con 3,0 €/ora. Via via Torino (2,8 €/ora), Pisa (2,5 €/ora), Brescia (2,4 €/ora), Bergamo (2,2 €/ora). Le prime città del Centro-Sud sono Napoli, Bari, Salerno e Catanzaro co 2,0 €/ora. Sotto la media nazionale troviamo città come Cagliari, Marsala, Pescara, Reggio Calabria, Taranto, Catania, Potenza.
Uno strumento per città più sostenibili
 
Se progettata in modo dinamico e coerente con le caratteristiche del territorio, la tariffazione della sosta può diventare una leva strategica per orientare la mobilità verso modelli più sostenibili, favorendo una migliore rotazione degli stalli, l’utilizzo di alternative all’auto privata e una gestione più consapevole dello spazio urbano. Per essere realmente efficace deve superare logiche uniformi, adattarsi ai diversi livelli di domanda e integrarsi con gli altri strumenti di mobilità, come trasporto pubblico, park & ride, ZTL e servizi di mobilità alternativa.

Un ruolo altrettanto importante è svolto dal reinvestimento dei proventi della sosta nel miglioramento della qualità urbana, nella sicurezza e nell’efficienza dei servizi, insieme a una comunicazione chiara e trasparente verso cittadini e utenti e a un costante monitoraggio degli effetti prodotti. Infine, è essenziale garantire un corretto equilibrio tra i costi della sosta su strada e quelli dei parcheggi in struttura, affinché questi ultimi possano svolgere pienamente la loro funzione di supporto alla mobilità urbana.

“La tariffazione della sosta – conclude Proto Tilocca, che ha curato lo studio dell’Osservatorio AIPARK – se applicata in maniera strategica, si configura quindi come uno strumento di pianificazione urbana in grado di generare benefici concreti sulla sostenibilità: riduzione del traffico privato, minori emissioni e rumore, maggiore disponibilità di spazio per pedoni, biciclette, verde e funzioni sociali, e una più efficiente organizzazione della mobilità cittadina”.
 
 

Nasce ANIS: è la nuova Associazione Nazionale Imprese di Servizi e Logistica

Nasce ANIS: è la nuova Associazione Nazionale Imprese di Servizi e Logistica
Foto Michela Crecco, presidente di ANIS
 
Presentata al Meeting di Rimini 2026 nel corso di un incontro con istituzioni, sindacati, associazioni e imprese, ANIS ha l’obiettivo di rappresentare le aziende che forniscono servizi di logistica integrata e di magazzino, e di distribuzione del cosiddetto “ultimo miglio”, che operano nel rispetto delle regole e intendono contribuire all’ulteriore qualificazione del comparto. L’elemento distintivo del progetto è l’introduzione di una soglia di accesso chiara: per aderire all’associazione sarà infatti necessario ottenere una certificazione di regolarità, che verificherà struttura societaria, reputazione aziendale, solidità economico-finanziaria, applicazione del CCNL e correttezza fiscale, previdenziale e contributiva.
 
L’obiettivo è selezionare imprese strutturate e affidabili, elevando gli standard dell’intera filiera.  Negli ultimi anni il settore è stato interessato da importanti interventi giudiziari che hanno riportato al centro il tema della regolarità negli appalti. In questo contesto, ANIS intende contribuire a rafforzare un percorso già avviato da molte imprese del comparto, promuovendo modelli organizzativi improntati alla trasparenza, alla qualità del lavoro e alla piena conformità normativa. L’associazione parte da una base di circa 10mila addetti, con un potenziale di crescita fino a 30mila, all’interno di una federazione, FEDIT, che rappresenta oltre 1.000 imprese attive nel trasporto e nella logistica.


Alla presidenza di ANIS è stata nominata Michela Crecco, manager e imprenditrice con quasi vent’anni di esperienza nel settore della logistica, dei trasporti e del lavoro in somministrazione.

“ANIS nasce per dare rappresentanza e riconoscibilità alle imprese dei servizi logistici che operano nel rispetto delle regole, investono nella qualità del lavoro e contribuiscono ogni giorno alla competitività della filiera – ha dichiarato Michela Crecco, presidente di ANIS – La legalità non sarà soltanto un principio dichiarato, ma un requisito concreto di accesso all’associazione, verificato attraverso una certificazione rigorosa della regolarità contrattuale, fiscale, contributiva e reputazionale delle aziende”.

 
“Vogliamo costruire una comunità imprenditoriale capace di distinguere e valorizzare gli operatori affidabili, promuovere rapporti più trasparenti con i committenti e con le Parti Sociali e contribuire a superare le distorsioni che ancora penalizzano il settore. L’obiettivo è innalzare gli standard dell’intera filiera e restituire pieno valore e reputazione a un comparto strategico per il Paese”.

“La nascita di ANIS si inserisce nel percorso avviato da FEDIT per valorizzare le imprese che operano con elevati standard di conformità, investono nel dialogo con le Parti Sociali e contrastano con fermezza i fenomeni di illegalità ancora presenti nel settore. Non si tratta di una sigla in più, ma di un progetto che introduce una soglia di accesso concreta: chi vorrà aderire dovrà dimostrare, attraverso una certificazione di regolarità, di rispettare il CCNL, essere in regola sul piano fiscale e contributivo e disporre di una struttura societaria solida e trasparente – ha commentato Guido Bertolone, presidente di FEDIT – In questo modo la legalità diventa una condizione reale di appartenenza. La scelta di affidare la presidenza a Michela Crecco, grazie alla sua esperienza e competenza, rafforza ulteriormente la credibilità del progetto. Partiamo da una base di circa 10 mila addetti, con un potenziale di crescita fino a 30mila, e dall’esperienza di una federazione che riunisce oltre 1.000 imprese: ci sono tutte le condizioni perché ANIS diventi un punto di riferimento per il settore”.
 
Nasce ANIS: è la nuova Associazione Nazionale Imprese di Servizi e Logistica
Guido Bertolone, presidente di FEDIT

La ricerca: una filiera strutturata, lontana dagli stereotipi Nel corso dell’incontro al Meeting di Rimini Randstad Research ha presentato un’indagine condotta nella prima metà del 2026 su un campione di cinquanta imprese attive nel trasporto merci, nel magazzinaggio e distribuzione. La ricerca fotografa un comparto totalmente contrattualizzato, che ha una piena applicazione del CCNL, un ricorso ormai consolidato alla contrattazione di secondo livello e sistemi di welfare sempre più estesi.

Nel campione analizzato, il 96% delle imprese applica il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, a conferma di un impianto contrattuale che rappresenta la regola e non l’eccezione. A questo si affianca una diffusa cultura delle relazioni industriali: l’80% delle aziende ricorre alla contrattazione di secondo livello, percentuale che raggiunge il 100% nelle grandi imprese, dove gli accordi integrativi sono ormai uno standard consolidato.


Anche sul fronte delle politiche di gestione delle persone emerge un quadro di forte evoluzione. Il welfare e la retribuzione variabile sono ormai parte integrante dell’offerta di lavoro: il 97% delle grandi imprese riconosce indennità aggiuntive rispetto ai minimi contrattuali, utilizza premi di produttività e il 68% offre assistenza sanitaria integrativa. Parallelamente, la gestione del personale è sempre più orientata ai risultati: il 69% delle grandi imprese valuta le performance attraverso sistemi basati su KPI e il 65% collega la premialità anche ai comportamenti organizzativi, a testimonianza di modelli manageriali sempre più evoluti.

La ricerca evidenzia infine come la parità di genere rappresenti il principale fronte di sviluppo del comparto. Se da un lato il 31% delle grandi imprese ha già ottenuto la certificazione della parità di genere, dall’altro il 56% delle aziende presenta ancora una presenza femminile inferiore al 20%, un divario che testimonia come il percorso verso una maggiore inclusione sia ancora aperto e sul quale ANIS intende promuovere un ulteriore salto di qualità attraverso la diffusione di modelli organizzativi sempre più trasparenti e
responsabili.

 
 
 
 

Foto da ufficio stampa ANIS