L’attimo prima: e quei 60 secondi decisivi

L'attimo prima: e quei 60 secondi decisivi

di Davide Montella, formazione guida sicura e team building in pista per aziende, founder Driving Motorsport  e giornalista automotive

 

C’è un rumore che non somiglia a nessun altro, e poi, per un attimo, il silenzio. È lì che cominciano quelli che, in un incidente, sono forse i sessanta secondi più importanti. Non quelli in cui decidi di chi è la colpa: quelli in cui decidi se la situazione peggiora o si ferma.

In quei sessanta secondi non comandi tu, comanda l’adrenalina. Il cuore accelera, le mani tremano, la testa corre e si fissa sulla cosa sbagliata: il paraurti ammaccato, il tizio dell’altra auto, “avevo ragione io”. La lucidità, in quel momento, non la puoi inventare. La puoi solo aver preparato prima. Ed è tutto qui il senso de “L’Attimo Prima” anche stavolta: sapere adesso, con calma, cosa farai allora.

L’ordine conta, e forse ti sorprenderà: prima le persone, poi la scena, la colpa per ultima. Non è una checklist da spuntare in fila, è una scala di priorità. Se c’è un pericolo grave e immediato, un ferito serio, un principio d’incendio, il rischio che qualcuno venga travolto, i soccorsi si chiamano subito, senza aspettare il resto. Il punto de “L’Attimo Prima”, del resto, non è fare tutto: è sapere cosa viene prima.

Fuori da questi casi, l’errore più comune e più pericoloso è buttarsi fuori dall’auto di slancio, dritti nella corsia. Dopo un urto l’istinto spinge a scendere subito, ed è proprio in quel gesto che si consuma il secondo incidente: quello che travolge chi è appena rimasto in piedi accanto ai rottami. Prima di aprire la portiera, un respiro e un’occhiata allo specchietto.

Poi porta te stesso e chi era con te nel punto più protetto che la situazione ti offre: dietro il guardrail se c’è e riesci a raggiungerlo senza esporti di più, comunque lontano dalla carreggiata, mai fermi tra le due auto o con le spalle al traffico. Qual è il posto sicuro dipende dalla strada e da dove sei finito; la costante è una sola: toglierti dal flusso, non restare dove sei stato colpito.

Poi renditi visibile. Il giubbotto ad alta visibilità va messo prima di scendere, non dopo: per questo si tiene in abitacolo, non nel bagagliaio dove non lo raggiungi. Frecce di emergenza accese, e il triangolo dietro l’auto: la norma indica almeno cinquanta metri, ma il senso vero è che chi sopraggiunge lo veda in tempo. Se prima c’è una curva o un incrocio, va posizionato in modo da essere visibile a chi arriva. Il triangolo segnala la macchina, il giubbotto segnala te.

E appena la situazione lo consente, o subito, se c’è un’urgenza, chiama il 112 e di’ dove sei nel modo più preciso possibile: strada, direzione, un riferimento visibile. Se qualcuno è ferito, l’articolo 189 del Codice della Strada ti chiede di fermarti e prestare l’assistenza che ti è possibile, e vale a prescindere da chi ha causato l’incidente: non è una questione di torto o ragione. “Assistenza che ti è possibile” spesso significa già molto: tenere la persona calma, non spostarla, lasciare che siano i soccorsi a decidere, a meno che restare lì non sia un pericolo immediato.

La colpa, dicevo, viene per ultima. Ed è la parte più difficile a caldo: non devi vincere una discussione sull’asfalto. Fermarsi è un obbligo anche quando sei convinto di avere ragione. I dati si scambiano, le foto si fanno, la constatazione si compila, ma dopo, a persone al sicuro e con la testa un po’ più fredda.L’adrenalina è un pessimo avvocato: ti fa dire e fare cose che, dieci minuti più tardi, non riconosci.

Ecco perché quei sessanta secondi, in realtà, si giocano molto prima. Nel momento non ti alzerai all’altezza della situazione: scenderai al livello di ciò che hai preparato. Quindi l’ordine mettitelo in testa adesso, da fermo: prima le persone e la sicurezza, poi i soccorsi, la colpa per ultima. E se dovesse capitare, speriamo mai, saprai già da dove cominciare, mentre la testa recupera. È anche questo l‘attimo prima: arrivarci pronti al momento che speri di non vivere mai.

Mercato auto 2026, il nuovo accelera: +9,8% nel primo semestre

Appello al Governo: riformare in modo strutturale la fiscalità delle auto aziendali

Foto: Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 

Il mercato auto 2026 torna a crescere, ma per acquistare una vettura gli italiani hanno sempre più bisogno del credito. Nel primo semestre sono state immatricolate 946.296 auto, +9,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le richieste di finanziamento sono aumentate del 6,7%. Circa otto auto nuove o usate su dieci vengono acquistate ricorrendo a un finanziamento, un dato che racconta quanto l’accessibilità economica sia ormai centrale per sostenere la domanda. È la fotografia dell’Osservatorio Credit & Mobility realizzato da Experian e UNRAE.

Il recupero arriva dopo la leggera contrazione del 2025, ma non cancella tutte le difficoltà. Secondo UNRAE, infatti, i volumi rimangono inferiori del 13,5% rispetto al 2019, mentre il secondo semestre potrebbe risultare più debole.

 

Le auto ibride conquistano metà del mercato

A trainare il nuovo sono soprattutto le auto ibride HEV, che raggiungono il 49,7% delle immatricolazioni e crescono del 23,1% rispetto al primo semestre 2025. In pratica, ormai una nuova vettura su due appartiene a questa categoria.

Molto più contenuto il peso delle elettriche pure, che nonostante un incremento del 77,5% si fermano all’8,4% del mercato. Ancora più forte la crescita delle plug-in hybrid: +85,1%, fino a raggiungere una quota del 9%.

Prosegue invece la contrazione delle motorizzazioni tradizionali: benzina -17% e diesel -25,5%.

Numeri che mostrano una transizione più articolata rispetto a una semplice sostituzione del motore termico con quello elettrico. In questa fase sono soprattutto le diverse forme di ibridizzazione a intercettare le scelte degli automobilisti italiani, mentre la BEV continua a crescere partendo da una base decisamente più contenuta.

 

Finanziamenti più lunghi per mantenere sostenibile la rata

La crescita del mercato porta con sé un altro fenomeno: gli automobilisti allungano i finanziamenti.

La durata tra tre e quattro anni rimane la soluzione più utilizzata, con il 35,3% dei contratti, ma aumentano dell’11,6% quelli tra quattro e cinque anni e del 10,3% quelli superiori a cinque anni. I finanziamenti tra due e tre anni diminuiscono invece del 6%.

La maggior parte delle rate mensili si concentra tra 250 e 500 euro, fascia che raccoglie il 60,8% dei contratti. In particolare, quelle comprese tra 350 e 500 euro aumentano del 6,9%. Rimane inoltre diffusa la maxi-rata finale da 15.000 euro, scelta nel 29,6% dei contratti considerati.

«L’evoluzione del mercato automotive verso veicoli sempre più efficienti e tecnologicamente avanzati, in particolare ibridi ma anche elettrici, sta modificando anche le dinamiche di accesso al credito», osserva Armando Capone, amministratore delegato di Experian Italia.

 

Le auto tra 25mila e 35mila euro guadagnano terreno

Anche la fascia di prezzo scelta dagli automobilisti sta cambiando. Le vetture comprese tra 25.001 e 35.000 euro raggiungono il 31,3% delle immatricolazioni, guadagnando più di due punti percentuali.

Il cuore dei finanziamenti rimane però più in basso: la fascia tra 15.001 e 25.000 euro rappresenta il 37,4% delle richieste e il 38,8% delle immatricolazioni.

All’estremo opposto, le richieste di credito per automobili da oltre 50.000 euro diminuiscono del 22,8%, indicando un minore ricorso al finanziamento tra gli acquirenti delle vetture premium.

Il quadro pone una questione importante per l’industria. Il prezzo d’accesso all’automobile sta diventando uno dei fattori decisivi per la tenuta del mercato e l’allungamento dei finanziamenti permette di contenere la rata, ma lega contemporaneamente il cliente al pagamento per periodi più lunghi.

 

Il Sud cresce molto più della media italiana

Una delle sorprese del semestre arriva dal Mezzogiorno. Pur partendo da volumi inferiori, diverse regioni registrano incrementi delle immatricolazioni decisamente superiori alla media nazionale: Sicilia +32%, Campania +30,6%, Sardegna +24,6% e Puglia +23,2%.

Anche le richieste di finanziamento seguono questa direzione, con Puglia a +16,2%, Campania a +15,5% e Sicilia a +14,1%.

In termini assoluti il Centro-Nord conserva però un peso predominante. La Lombardia raccoglie il 19,6% delle richieste di finanziamento, davanti a Lazio (11,3%) e Toscana (9,3%). Nelle immatricolazioni guida invece il Trentino-Alto Adige con il 17,2%, sostenuto dal noleggio.

 

Anche l’usato diventa sempre più ibrido

Meno dinamico il mercato dell’auto usata, che nei primi cinque mesi del 2026 registra 1.335.993 trasferimenti di proprietà, in diminuzione dell’1,8%. Le richieste di finanziamento scendono dello 0,8%.

Anche qui, tuttavia, cambia rapidamente il mix delle motorizzazioni. I passaggi di proprietà delle ibride crescono del 26,5%, portandole al 12,2% del mercato. Le elettriche usate aumentano addirittura del 37,1%, ma rappresentano ancora appena l’1,4%.

Benzina e Diesel continuano insieme a coprire il 77,2% dei trasferimenti, a dimostrazione di quanto la trasformazione del parco circolante richieda tempi necessariamente più lunghi rispetto all’evoluzione delle immatricolazioni.

 

Il mercato cresce, ma il credito diventa decisivo

«A cinque anni dalla fine dell’emergenza Covid, [il mercato] soffre ancora un gap del 13,5% rispetto ai volumi del 2019», sottolinea Andrea Cardinali, direttore generale UNRAE, chiedendo una politica industriale di lungo periodo e condizioni strutturali che accompagnino la transizione.

È forse questo il dato che permette di leggere meglio tutti gli altri. Il +9,8% delle immatricolazioni rappresenta un segnale positivo per un settore che ha bisogno di volumi per sostenere industria, concessionari e indotto. Ma la contemporanea crescita del credito e l’allungamento delle durate indicano quanto sia fondamentale mantenere l’automobile economicamente accessibile.

Il mercato dimostra infatti di esserci. Gli italiani continuano a comprare auto e stanno progressivamente cambiando tecnologia, privilegiando soprattutto l’ibrido. La vera sfida sarà permettere loro di continuare a farlo senza trasformare l’acquisto di una vettura in un impegno finanziario sempre più lungo.

 


Foto Ufficio Stampa Unrae

“Automotive World” anno 5: Bill Ford sulle strategie della Casa Bianca

“Automotive World” anno 5: Bill Ford sulle strategie della Casa Bianca

Quinto anno per “Automotive World” l’appuntamento online con Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e il giornalista Pierluigi Bonora sul canale del magazine “Auto” diretto da Andrea Brambilla.

Continua, dunque, il confronto tra il top manager e il giornalista, promotore di #FORUMAutoMotive, a commento di frasi pronunciate da personaggi di spicco sui problemi del settore.

Il quarto appuntamento verte su una frase pronunciata da Bill Ford, presidente di Ford Motor Company: “L’attenzione del presidente Trump nel rilanciare la produzione negli USA rafforzerà la base industriale del Paese”.

Bonus colonnine: segnale positivo per il mercato con la “scossa”

Bonus colonnine: segnale positivo per il mercato con la "scossa"

di Marco Santucci, managing director di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr.

Il bonus colonnine è un segnale positivo per la mobilità elettrica in Italia. In una fase in cui elettriche e ibride plug-in aumentano il proprio peso sul mercato – raggiungendo ad agosto rispettivamente il 6,4% e il 12% delle immatricolazioni, rispetto al 4,9% e al 7,1% di un anno fa – potenziare la ricarica aiuta a consolidare questa evoluzione e apre nuove opportunità per le imprese della filiera.

 

Per un operatore internazionale come Geely, la disponibilità di infrastrutture è anche un fattore di attrattività del Paese, che favorisce la pianificazione della presenza commerciale e degli investimenti. La prospettiva pluriennale della misura, con risorse fino al 2030, offre un orizzonte favorevole in questa direzione.

 

Le tensioni geopolitiche e le pressioni sul mercato petrolifero rendono inoltre più evidente il valore strategico dell’elettrificazione nel settore automobilistico. Ampliare la diffusione delle auto elettriche può contribuire a ridurre progressivamente la dipendenza della mobilità dal petrolio: una prospettiva che rende ancora più rilevante lo sviluppo di una rete capillare e accessibile, che integri ricarica domestica, pubblica e veloce.

 


Foto da ufficio stampa Geely

Mercato Italia: occorre una crescita strutturale della domanda

L'auto in Europa: tra gennaio e agosto +5.8% e +38,8% quelle elettriche

dal Centro Studi Promotor

 
Continua la fase positiva del mercato automobilistico italiano, che ad agosto centra il nono incremento mensile consecutivo. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed elaborati dal Centro Studi Promotor, ad agosto sono state registrate 69.411 nuove immatricolazioni, con una crescita del 3,2% rispetto allo stesso mese del 2025. Nel bilancio cumulato da gennaio ad agosto 2026, il mercato raggiunge 1.129.596 unità, segnando un progresso dell’8,5% su base annua.

In parallelo con i volumi di vendita, si consolida anche la ripresa del sentiment della rete
dei concessionari. L’indice di fiducia degli operatori auto determinato dal Centro Studi
Promotor, sintetizzando i risultati della sua inchiesta congiunturale mensile, registra ad
agosto un ulteriore guadagno di 1,8 punti sul mese precedente. Si tratta del secondo aumento consecutivo dopo quello di luglio, a conferma di una ritrovata convergenza tra
l’andamento reale delle immatricolazioni e le percezioni degli operatori, interrompendo così il trend negativo che aveva caratterizzato la prima metà dell’anno.
 
Il cambio del sentiment della rete emerge anche dall’ultima inchiesta congiunturale mensile del Centro Studi Promotor. Migliorano, infatti, i giudizi dei concessionari in merito agli ordini acquisiti (5% ad agosto dal 3% di luglio), con una sensibile contrazione della quota di chi ritiene bassi i livelli di vendita attuali (77% contro l’82% di luglio).

Inoltre, raddoppia la percentuale di operatori che stimano un aumento delle consegne nei prossimi 3-4 mesi (13% rispetto al 7% di luglio), a fronte di una drastica riduzione delle attese di calo (18% contro il 29% di luglio).

Nonostante il trend positivo, il confronto con il livello di immatricolazioni pre-pandemia
(2019) evidenzia come il mercato debba ancora recuperare i suoi volumi precedenti.
Rispetto ad agosto 2019, le immatricolazioni segnano infatti un calo del 22,2% (-14,8%
se si considerano i primi otto mesi).
Sulla base dei risultati cumulati, il Centro Studi Promotor stima per l’intero 2026 un volume complessivo di circa 1.585.188
immatricolazioni, pari a una crescita del +3,9% sul 2025. Tuttavia, il confronto con il totale delle immatricolazioni del 2019 mostra ancora un ritardo del 17,3%, a testimonianza della distanza che separa ancora il mercato italiano dai livelli di attività antecedenti alla recente crisi.

I dati di agosto confermano una tenuta incoraggiante del mercato e, soprattutto, un
consolidamento del clima di fiducia tra i concessionari, elemento chiave per sostenere le
vendite nei mesi autunnali. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che la stima di chiudere il 2026 attorno a 1,58 milioni di immatricolazioni ci mantiene ancora lontani – di ben 17 punti percentuali – dai volumi pre-pandemici del 2019. Il vero banco di prova per il settore sarà la capacità di trasformare la ripresa del sentiment della rete in una crescita strutturale della domanda, accompagnando le famiglie e le flotte aziendali in una transizione verso il rinnovo del parco circolante che sia non solo sostenibile, ma anche accessibile.

 
 

Moto Guzzi: la fabbrica del futuro nasce dove tutto iniziò

Moto Guzzi, la fabbrica del futuro nasce dove tutto iniziò

Moto Guzzi cambia volto senza lasciare Mandello del Lario, il luogo dove tutto ebbe inizio nel 1921. Dopo quasi cinque anni di lavori e un investimento superiore a 50 milioni di euro, il marchio del Gruppo Piaggio ha inaugurato una nuova casa che unisce produzione, tecnologia, museo e spazi aperti al pubblico. Non una semplice ristrutturazione, dunque, ma un progetto industriale che sceglie di investire in Italia e di costruire il futuro intorno alle radici di uno dei nomi più riconoscibili del motociclismo mondiale.

 

Una fabbrica da oltre 30.000 moto l’anno

Il progetto firmato dall’architetto americano Greg Lynn trasforma profondamente il sito storico senza cancellarne i simboli. Resta, per esempio, il celebre portone rosso di via Parodi, ingresso della fabbrica dal 1921 e negli anni diventato meta di pellegrinaggio per generazioni di appassionati.

Dietro quel portone, però, oggi c’è un impianto completamente rinnovato. Sono stati realizzati 5.500 mq di nuovi edifici industriali, portando l’intera area produttiva a 38.000 mq, ai quali si aggiungono 380 mq di nuovi uffici. La capacità dello stabilimento sale così a oltre 30.000 motociclette all’anno.

Un investimento industriale che assume un significato particolare in un momento nel quale il settore europeo dei motori è chiamato a sostenere contemporaneamente costi di innovazione, trasformazione tecnologica e nuove esigenze ambientali. Moto Guzzi risponde continuando a puntare sul proprio territorio e su un sito produttivo che ha già attraversato più di un secolo di storia.

Robot e droni terrestri entrano nella produzione Moto Guzzi

La trasformazione non riguarda soltanto gli edifici. Le nuove linee di assemblaggio dei motori sono automatizzate e di ultima generazione, mentre l’impianto di assemblaggio finale è collegato all’officina motori attraverso un sistema di conveyor completamente robotizzato.

A fine linea entrano in scena anche i droni terrestri kilo, sviluppati a Boston da Piaggio Fast Forward. Sono loro a prendere in consegna le motociclette per accompagnarle verso i collaudi finali, con l’obiettivo di ridurre il carico fisico degli addetti e aumentare la sicurezza.

Grande attenzione anche all’efficienza: il nuovo stabilimento, realizzato in Classe A, dispone di 1.300 mq di pannelli fotovoltaici ed è stato progettato per sfruttare il più possibile la luce naturale.

«È con grande orgoglio e un poco di follia che inauguriamo, dopo quasi cinque anni di duro lavoro e un investimento di oltre 50 milioni di euro, la nuova vita di Moto Guzzi», ha dichiarato Michele Colaninno, amministratore delegato del Gruppo Piaggio.

Il nuovo Museo Moto Guzzi espone oltre 160 motociclette

Accanto alla fabbrica trova spazio uno degli elementi più affascinanti dell’intero progetto: il nuovo Museo Moto Guzzi da 3.000 mq. L’architettura richiama volutamente materiali, forme e dettagli tecnici delle motociclette prodotte a Mandello.

All’interno saranno esposti oltre 160 esemplari restaurati. Il percorso parte dalla G.P., prototipo unico che diede origine alla storia del Marchio, per arrivare alle Moto Guzzi contemporanee, passando attraverso modelli leggendari e motociclette da competizione protagoniste della conquista di 14 titoli mondiali nel Motomondiale.

Il percorso non racconta soltanto le moto. Cinema, competizioni, viaggi, arti, mezzi militari e delle forze dell’ordine permettono di leggere attraverso Moto Guzzi anche l’evoluzione della società, del costume e del design italiano.

Particolarmente interessante è il rapporto diretto tra museo e produzione: dall’area espositiva sarà possibile osservare le nuove linee di assemblaggio, mettendo materialmente in comunicazione la storia del Marchio con le motociclette che stanno nascendo oggi. 

Mandello diventa una destinazione per gli appassionati

La nuova Moto Guzzi punta infatti a essere molto più di uno stabilimento. Sono stati realizzati oltre 4.200 mq di spazi polifunzionali aperti al pubblico, con aree esterne pedonali, due piazze, una terrazza rialzata, il Motoplex Store, una caffetteria, spazi destinati a workshop ed eventi e un nuovo auditorium.

È stata inoltre restaurata la storica Galleria del Vento, mentre nella grande piazza centrale trova posto un monumentale mosaico dell’Aquila Moto Guzzi.

La trasformazione di Mandello mostra così come heritage e industria possano crescere insieme. Conservare la storia non significa necessariamente fermarsi a celebrarla: può significare utilizzarla come fondamento per nuovi investimenti, nuova tecnologia e nuova capacità produttiva.

Dopo 105 anni Moto Guzzi continua quindi a costruire le proprie motociclette nello stesso luogo. Solo che, oltre il vecchio portone rosso, la fabbrica del 1921 è entrata nel futuro.

 
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Foto da ufficio stampa Guzzi​

IAA Transportation 2026: a Hannover il futuro dei veicoli commerciali

IAA Transportation 2026: a Hannover il futuro dei veicoli commerciali
di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)
 
Ha aperto i battenti ad Hannover l’edizione 2026 di IAA Transportation, la fiera leader mondiale dedicata a veicoli commerciali, logistica e trasporto merci. Dopo la giornata stampa del 14 settembre, il salone organizzato dalla VDA resterà aperto al pubblico fino al 20 settembre, con il motto “We Deliver”, a fare da
filo conduttore. Il quartiere fieristico di Hannover Messe, oltre 466.000 metri quadrati distribuiti in 27 padiglioni, ospita quest’anno più di 1.400 espositori provenienti da oltre 40 Paesi: più del 70% arriva da fuori Germania e circa un’azienda su tre partecipa per la prima volta. Il programma della kermesse conta oltre 150 anteprime mondiali ed europee, a conferma di quanto la manifestazione resti il principale punto di riferimento del settore.
A tutto elettrico
Il tema dominante dell’IAA Transportation 2026 è l’elettrificazione. Tra i produttori MAN ha portato al debutto il nuovo eTGX, capace di un’autonomia fino a 720 chilometri grazie a una nuova generazione di batterie che non intacca la portata utile, abbinata alla ricarica ultra rapida MCS da 750 kW. Volvo Trucks ha
invece puntato su un approccio multi-tecnologico, presentando sistemi di propulsione elettrici da 700 km di autonomia insieme a soluzioni a idrogeno e nuovi motori a combustione, mentre Renault Trucks ha svelato sia il nuovo T 2027 con motore diesel DE13 R di ultima generazione sia l’elettrico E-Tech T 780 per il
trasporto a lungo raggio. Tante anche le novità di Mercedes-Benz Trucks, che quest’anno celebra i 130 anni dall’invenzione del camion da parte di Gottlieb Daimler, e che ha portato in fiera anche il nuovo eActros Lowliner.

Tesla Semi: il camion elettrico arriva in Europa
Tra le novità più interessanti della manifestazione tedesca c’è il debutto in Europa del Tesla Semi, il camion elettrico della Casa di Elon Musk che si appresta ad esordire nel Vecchio Continente quattro anni dopo il lancio negli Stati Uniti. In Europa il Tesla Semi, le cui prime consegne sono previste per il 2027, sarà inizialmente proposto nella versione Standard Range che vanta un’autonomia dichiarata di circa 550
chilometri, con un consumo di 1 kWh/km, calcolati con 40 tonnellate di carico
complessivo e una velocità media di 80 km/h. Così come la versione per il mercato statunitense, il camion di Tesla dovrebbe adottare una batteria da 548 kWh e tre motori elettrici. La Casa californiana non ha ancora annunciato il prezzo, così come non è stata definita la disponibilità sul mercato europeo della versione Long Range.

Guida autonoma
Ad Hannover ampio spazio poi anche alla guida autonoma. Lungo l’Expo Allee che ospita la kermesse si susseguono dimostrazioni di sistemi ADAS e tecnologie di automazione, con diversi espositori, tra cui Aptiv, MicroVision, Neolix e Stellantis, che mettono in mostra sei veicoli dimostrativi, oltre il doppio rispetto
all’edizione 2024, compresi robo-van privi di cabina di guida. Novità anche nel segmento dei veicoli commerciali leggeri, con l’anteprima mondiale assoluta del Kia PV7, secondo modello della gamma elettrica nativa basata sulla strategia PBV del costruttore sudcoreano.
Transizione ok, infrastrutture ancora no
Al di là delle novità in termini di prodotto, che confermano una tecnologia ormai matura, con autonomie e prestazioni sufficienti a coprire gran parte delle esigenze quotidiani di trasporto e logistica, la diffusione su larga scala dell’elettrico, così come dell’alimentazione a idrogeno, è ancora legata alle criticità relative a fattori concreti coi quali aziende ed operatori professionali devono fare i conti come disponibilità di colonnine e infrastrutture, tempi di ricarica, prezzo dell’energia e costo complessivo di esercizio
 

Foto da archivio Motorionline

UNRAE sul bollo auto: ok ridurre il carico fiscale, ora il via a misure davvero efficaci

Appello al Governo: riformare in modo strutturale la fiscalità delle auto aziendali

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 

UNRAE valuta positivamente ogni intervento capace di ridurre il carico fiscale sulla mobilità delle famiglie. È però necessario chiamare le cose con il loro nome: sulla base delle informazioni disponibili, si tratta di un’esenzione limitata al 2027, non ancora di un’abolizione strutturale, anche se le intenzioni dichiarate del Governo sono quelle di renderla tale. Soprattutto, stupisce molto quella che al momento appare come scarsa attenzione al tema delle emissioni di CO2.

Guardando alle sole nuove immatricolazioni, per esempio quelle nei primi 8 mesi del 2026, appena il 2,6% delle vetture esentate ricadrebbe sotto la soglia dei 60 g/km di CO2. Ancora più grave la situazione per il parco circolante, assai anziano, che presenta una quota importante di vetture Euro 0, per le quali le emissioni sono addirittura ignote.

Con una soglia di 80 kW non collegata ad alcun parametro di emissioni o di anzianità del veicolo, il provvedimento risulterebbe quindi privo di qualsiasi valenza ambientale. La misura non sarebbe in grado di produrre un rinnovo del parco, né una accelerazione della transizione energetica né un miglioramento della sicurezza stradale.

Dispiace, infine, che una decisione di tale rilevanza e con un impiego così significativo di risorse pubbliche, non risulti essere stata preceduta da un confronto ufficiale con le rappresentanze della filiera automotive, per valutarne preventivamente l’efficacia e compararla con possibili interventi alternativi, fra i quali quelli sulla fiscalità dell’auto aziendale, in discussione da anni.

UNRAE chiede quindi piena trasparenza sulle coperture e sulla compensazione prevista per le Regioni, ed è pronta da subito a mettere a disposizione di Governo, Parlamento e Istituzioni territoriali i propri dati e le proprie competenze tecniche, affinché le successive interlocuzioni possano contribuire a trasformare un beneficio temporaneo in una politica della mobilità più efficace, strutturale e coerente con gli obiettivi di rinnovo e decarbonizzazione del parco circolante.

Questo nell’interesse non solo degli automobilisti, che hanno bisogno di misure chiare, accessibili e durature per poter compiere scelte consapevoli, ma dei cittadini tutti, impattati dalle tematiche dell’ambiente e della sicurezza stradale.

 


Foto Ufficio Stampa Unrae

Bollo auto: l’abolizione è un sostegno concreto per i cittadini

Bollo auto via: intervento positivo, ma diventi strutturale
di Simonpaolo Buongiardino, presidente di Confcommercio Mobilità
 
L’abolizione del bollo auto per le autovetture con potenza non superiore a 80 kW e per tutti i motori e ciclomotori rappresenta un concreto sostegno per un’importante fascia di cittadini, contribuendo a ridurre il peso della fiscalità legata alla mobilità privata.
Il Governo ha annunciato l’intenzione di rendere la misura strutturale in futuro. È un obiettivo che valuteremo quando sarà tradotto in una norma effettiva. Oggi, però, il provvedimento parla solo del 2027.
 
Confcommercio Mobilità ricorda che le auto con potenza di 80 kW sono generalmente le city car, le piccole utilitarie compatte e i piccoli Suvcosiddetti crossover, praticamente tutti veicoli con non più di 108/109 cavalli. Sono circa 14 milioni i veicoli interessati da questa misura, compresi i motoveicoli’.
L’auspicio è che l’intervento possa fornire anche l’occasione di avviare una riflessione complessiva sulla fiscalità del settore, a partire dalla detraibilità dell’Iva per le vetture aziendali e dall’abolizione dell’anacronistico superbollo.
 
 

Foto da ufficio stampa Confcommercio Mobilità

Volkswagen: quando l’automotive europeo arriva a un punto di rottura

Volkswagen: quando l'automotive europeo arriva a un punto di rottura

di Kevin Thozet, Carmignac

 

Il settore automobilistico europeo è arrivato a un punto di rottura. Le azioni del comparto hanno perso il 20% negli ultimi sei mesi, mentre Volkswagen ha violato tutti i principali livelli di supporto tecnico e ora scambia al di sotto dei minimi raggiunti durante il “Dieselgate”. Il gruppo ha appena annunciato l’approvazione di un piano che prevede 50.000 tagli di posti di lavoro.

 

La pressione deriva da una combinazione particolarmente penalizzante di eccesso di capacità produttiva in Cina, deflazione dei prezzi e crescita delle esportazioni. Il mercato automobilistico cinese è in calo di circa il 20% dall’inizio dell’anno, mentre oltre 100 produttori continuano a contendersi quote di mercato. Una situazione che difficilmente potrà protrarsi a lungo. Nei prossimi 5-10 anni, il settore dovrebbe consolidarsi attorno a un numero ristretto di operatori di rilievo.

 
Fino ad allora, però, la capacità produttiva in eccesso dovrà essere assorbita in qualche modo. Le esportazioni di automobili cinesi dovrebbero aumentare da circa 7 milioni di unità nel 2025 a oltre 10 milioni nel 2026. La sola BYD vende già circa 35.000 vetture al mese in Europa.
 

E i nuovi operatori non stanno entrando sul mercato in sordina. Nuovi marchi come Jaecoo stanno aggredendo il mercato con prezzi fino al 35% inferiori rispetto a quelli di modelli europei comparabili. L’Europa sta quindi importando non solo automobili cinesi, ma anche la deflazione dei prezzi cinese.

 

Allo stesso tempo, anche l’Europa deve fare i conti con un problema di eccesso di capacità produttiva. Volkswagen è particolarmente esposta a questo fenomeno. L’elevata incidenza dei costi fissi, la lentezza del processo di ristrutturazione e gli stabilimenti tedeschi progettati per produrre una prima generazione di berline elettriche che non incontrano più i gusti dei consumatori rendono il gruppo particolarmente vulnerabile. La risposta è drastica: 50.000 tagli di posti di lavoro, mentre il management aveva precedentemente ipotizzato un numero fino al doppio, oltre alla chiusura di alcuni stabilimenti in Germania.

 

E non si tratta soltanto di un problema di Volkswagen. La produzione automobilistica europea è già scesa da circa 22 milioni di veicoli nel 2017 a circa 16 milioni oggi. Secondo alcune stime, potrebbe ridursi ulteriormente, fino a 8-12 milioni di veicoli nei prossimi 5-10 anni. La Cina produce troppe automobili. L’Europa ha troppe fabbriche. E i due problemi stanno entrando in collisione.

 

 


Foto da ufficio stampa Carmignac