Ok lo sconto ENI: ma ora sul caro carburanti deve intervenire l’UE

Ok lo sconto ENI: ma ora sul caro carburanti deve intervenire l'UE

La CGIA saluta con soddisfazione lo sconto che le aree di servizio ENI (si aggiunta anche IP per la cronaca)applicheranno sul prezzo di benzina e Diesel, ma ricorda che la situazione resta comunque molto critica. Rispetto al giorno precedente allo scoppio della guerra tra USA e Iran (27 febbraio 2026), chi farà il pieno nei prossimi giorni presso i distributori ENI pagherà comunque il 19,2 per cento in più per la benzina e il 27,3 per cento in più per il Diesel. Aumenti che, comunque, rischiano di minare la tenuta finanziaria di famiglie, pendolari e parecchie categorie economiche che decideranno di fare il pieno presso i distributori ENI. 

Certo, sono incrementi più contenuti rispetto ai prezzi medi applicati sulla rete nazionale in modalità self dalle altre compagnie. Segnaliamo che rispetto al 27 febbraio scorso, oggi gli aumenti si attestano sul +29 per cento per la benzina e sul +36 per cento per il gasolio. 

Ecco perché – sostiene la CGIA – è necessario un intervento di Bruxelles che permetta agli Stati membri una maggiore flessibilità sui conti pubblici, affinché possano ridurre le componenti fiscali sul prezzo alla pompa; così come si fece nel 2022, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

La CGIA ricorda che gli aumenti di benzina e Diesel fino ad ora non hanno pesato solo sulle tasche di famiglie e pendolari, ma anche su chi usa l’auto ogni giorno per lavoro o possiede un autocarro per trasportare delle merci. Le categorie professionali più colpite sono i camionisti, i tassisti e gli agenti di commercio. Per queste due ultime categorie la situazione è particolarmente difficile: non possono scaricare l’aumento dei costi sui clienti o sulla filiera, e quindi finiscono per assorbirlo interamente.

I camionisti, invece, possono farlo raramente e contare sul credito d’imposta pensato per compensare il caro-carburante. Ma non tutti ne hanno diritto: restano esclusi quelli che possiedono mezzi pesanti sotto le 7,5 tonnellate, oppure mezzi più pesanti che però non rientrano nelle categorie ambientali più green, come gli Euro V e gli Euro VI. Ricordiamo che in Italia il 40 per cento circa delle imprese di autotrasporto non dispone di mezzi con massa superiore alle 7,5 tonnellate. Queste riflessioni sono sollevate dall’Ufficio studi della CGIA.


EniliveStation_Torino_6__horizontal-16-9 – Foto fornita da ENI

Immatricolazioni in Europa: cinesi sempre più presenti, elettriche ok (eccetto l’Italia)

I rapporti Europa-Cina: si lavori su reciprocità e parità nella filiera automotive

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 
A luglio e ad agosto il mercato europeo dell’auto mantiene il segno positivo, così come tutti i major market, pur rallentando il trend di crescita evidenziato a giugno. Anche in questi due mesi estivi, le immatricolazioni di vetture BEV hanno registrato un incremento. Ad agosto, in particolare, hanno rappresentato oltre un quarto delle auto vendute, toccando il 27,7%, la quota più alta mai registrata, con una crescita mensile dei volumi del 62,7%.
 
Le PHEV si attestano all’11,1% dell’immatricolato nel mese, con un rialzo dei volumi del 10,8%. Nel cumulato gennaio-agosto 2026, la quota di penetrazione delle auto elettriche raggiunge il 21,7% (era il 21,1% nei primi 7 mesi dell’anno), mentre per le ibride plug-in è del 10%.

In Italia, la quota dell’elettrico nel progressivo 2026 arriva appena all’8,1%, confermandosi all’ultimo posto tra i major market, mentre le PHEV pesano per il 9,4%. ANFIA continua a promuovere attivamente, con numerosi incontri a Bruxelles, la neutralità tecnologica prevista dagli emendamenti presentati all’On. Salini e chiede che,
nelle more dell’applicazione e verifica dell’IAA, attualmente in discussione, vengano adottati provvedimenti urgenti di valorizzazione delle produzioni europee
sulla scia di quanto fatto recentemente per l’acciaio.

Secondo gli ultimi dati disponibili, nel primo semestre 2026 il valore delle importazioni in UE27 di autovetture provenienti dai Paesi Extra-UE è cresciuto del 16,1%. Per quelle provenienti dalla Cina l’incremento è ben più marcato, arrivando al 70%. Particolarmente significativo il trend degli ultimi tre anni: la quota delle importazioni
provenienti dalla Cina è passata dal 16,7% nel primo semestre 2024 al 17,1% nel primo
semestre 2025, fino a toccare il 25% nel primo semestre 2026, raggiungendo un quarto delle importazioni complessive del comparto auto da paesi Extra-UE.
 

Foto da ufficio stampa ANFIA

Trainati: urgenti misure per favorire il rinnovo del parco

Trainati: urgenti misure per favorire il rinnovo del parco

di Michele Mastagni, Coordinatore del Gruppo Rimorchi, Semirimorchi e Allestimenti di UNRAE

 

Nei primi otto mesi del 2026 il mercato totalizza 10.350 immatricolazioni, a fronte delle 10.300 di gennaio-agosto 2025. L’incremento dello 0,5% conferma un quadro di sostanziale stabilità, ancora caratterizzato da un andamento discontinuo della domanda. Il recupero di agosto non basta a dare slancio al mercato. Per le imprese è essenziale sapere su quale sostegno potranno contare prima di impegnarsi nell’acquisto di nuovi mezzi.

Chiediamo di completare senza ulteriori rinvii l’attuazione del Fondo pluriennale per il rinnovo del parco dell’autotrasporto, definendo fin da ora condizioni di accesso e calendario delle agevolazioni previste dal 2027. Le risorse destinate ai trainati devono consentire una programmazione stabile, con procedure semplici e tempi di erogazione certi, così che gli operatori possano programmare la sostituzione delle proprie flotte”.

Sul fronte europeo, occorre intervenire ora sulle regole che accompagneranno i trainati verso gli obiettivi di riduzione della CO₂ fissati per il 2030. Il metodo di valutazione VECTO deve misurare il contributo di rimorchi e semirimorchi all’efficienza del trasporto tenendo conto delle diverse condizioni di impiego e della capacità di carico effettiva. Sollecitiamo una revisione che premi il risparmio energetico ottenibile nell’impiego quotidiano e riconosca le innovazioni disponibili, evitando criteri che penalizzino soluzioni utili alle imprese.

La decarbonizzazione del trasporto richiede investimenti economicamente sostenibili per chi produce e per chi utilizza i veicoli. Per questo chiediamo obiettivi tecnici raggiungibili, un sistema sanzionatorio proporzionato e incentivi che sostengano l’adeguamento delle flotte. Aumenti dei costi di acquisto non compensati da benefici operativi rischiano di allungare i tempi di sostituzione. Occorre mettere le imprese nelle condizioni di dotarsi di veicoli più sicuri ed efficienti, capaci di ridurre consumi ed emissioni, mantenendo al tempo stesso invariata la quantità di merci trasportabile.

 


Foto Michele Mastagni da suo profilo linkedin

“Automotive World” anno 5: Muñoz (Hyundai) e il successo dei big cinesi

"Automotive World" anno 5: Muñoz (Hyundai) e il successo dei big cinesi

Quinto anno per “Automotive World” l’appuntamento online con Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e il giornalista Pierluigi Bonora sul canale del magazine “Auto” diretto da Andrea Brambilla.

Continua, dunque, il confronto tra il top manager e il giornalista, promotore di #FORUMAutoMotive, a commento di frasi pronunciate da personaggi di spicco sui problemi del settore.

Il quinto appuntamento verte su una frase pronunciata da José Muñoz, Ceo di Hyundai Motor Company: “I costruttori cinesi sono migliorati nettamente, hanno molti designer europei e sono cresciuti come qualità”.

Appassionauto: alla Fondazione Trentina per l’Autismo oltre 180mila euro in 14 edizioni

Appassionauto: alla Fondazione Trentina per l'Autismo oltre 180mila euro in 14 edizioni

Si è svolta a Comano Terme la 14a edizione dell’evento i cui fondi vengono destinati alla Fondazione Trentina per l’Autismo e ad altre realtà del territorio che si occupano di disabili. Al tour di due giorni hanno partecipato auto di ogni genere: dalle supercar alle vetture d’epoca fino ai modelli di tutti i giorni, anche elettrici. Protagonisti nella serata finale i “Ragazzi Amabili” che si sono esibiti in concerto con un gruppo di volontari.

Da 14 edizioni l’evento Appassionauto, ideato da un gruppo di benefattori trentini insieme al Lions club Tione-Valli Giudicarie-Rendena riunisce appassionati da ogni dove, anche dall’estero. Un appuntamento che consente di scoprire i tesori del territorio – tra laghi e passi alpini, castelli, dimore storiche e degustazioni di prelibatezze locali – per concludersi con una serata tutta dedicata ai “Ragazzi Amabili” che, insieme ai volontari che li assistono, si esibiscono in un concerto che tocca in profondità il cuore di tutti i partecipanti al raduno. Due i gruppi che si sono alternati sul palco dell’hotel Alchimia di Comano Terme: la “Band Stones Standing” e i “Banda Larga”.


La raccolta di fondi di tutte le edizioni ha consentito di superare 180mila euro destinati a Casa Sebastiano, struttura destinata alla persone autistiche (circa 400 quelle assistite) in gravi difficoltà familiari, gestita dalla Fondazione Trentina per l’Autismo voluta dall’imprenditore Giovanni Coletti. Coinvolte nell’iniziativa sono anche “Comunità Handicap”, “Oasi Valle dei Laghi” e “Noi per Voi”. Tutti uniti nel segno della solidarietà.
Intanto, l’organizzazione giada già alla 15a edizione del 2027 con si annuncia con un programma di eventi molto ricco.

 

Caro carburanti: è allarme per camionisti, tassisti e rappresentanti

Caro carburanti: è allarme per camionisti, tassisti e rappresentanti

Per mitigare il prezzo dei carburanti il governo Meloni ha erogato 2,6 miliardi in 6,5 mesi. Mario Draghi, grazie alla flessibilità concessa allora da Bruxelles, ne spese 7,3 in 8 mesi. Quasi 3 volte in più. Fino al prossimo 5 ottobre il taglio delle accise sul Diesel scende a 6,1 centesimi. Ecco la nota diffusa dalla CGIA di Mestre.

Sono trascorsi 7 mesi dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran e l’impatto sui prezzi dei carburanti è stato pesante: la benzina è salita del 29 per cento e il Diesel addirittura del 36 per cento. I rincari hanno colpito tutta Europa, ma Bruxelles non è ancora intervenuta, a differenza di quanto fece dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando concesse agli Stati membri maggiore flessibilità sui conti pubblici per ridurre le accise e, di conseguenza, l’Iva. Voci, queste ultime, che in Italia arrivano a pesare fino al 50 per cento circa del prezzo alla pompa per ogni litro acquistato. 

Gli aumenti di benzina e Diesel – spiega la CGIA di Mestre – non pesano solo sulle tasche di famiglie e pendolari, ma anche su chi usa l’auto ogni giorno per lavoro o possiede un autocarro per trasportare delle merci. Le categorie professionali più colpite sono i camionisti, i tassisti e gli agenti di commercio. Per queste due ultime categorie la situazione è particolarmente difficile: non possono scaricare l’aumento dei costi sui clienti o sulla filiera, e quindi finiscono per assorbirlo interamente.

I camionisti, invece, possono farlo raramente e contare sul credito d’imposta pensato per compensare il caro-carburante. Ma non tutti ne hanno diritto: restano esclusi quelli che possiedono mezzi pesanti sotto le 7,5 tonnellate, oppure mezzi più pesanti che però non rientrano nelle categorie ambientali più green, come gli Euro V e gli Euro VI. Ricordiamo che in Italia il 40 per cento circa delle imprese di autotrasporto non dispone di mezzi con massa superiore alle 7,5 tonnellate. Queste riflessioni sono sollevate dall’Ufficio studi della CGIA.



In 6,5 mesi aiuti del Governo Meloni per 2,6 miliardi

Il caro-carburante ha spinto il Governo Meloni ad agire più volte per aiutare famiglie e imprese. Dal 19 marzo scorso ad oggi, l’esecutivo ha varato ben 13 provvedimenti con un obiettivo preciso: ridurre le accise, cioè quelle tasse “nascoste” che pesano sul prezzo di benzina e gasolio ogni volta che li mettiamo nel serbatoio. Questa scelta ha avuto un costo importante per lo Stato: 2,1 miliardi di euro.

Ma il sostegno non si è fermato qui. Il governo ha pensato anche a chi, per lavoro, dipende in modo particolare dal carburante: come gli autotrasportatori, gli agricoltori e i pescatori. A questi settori sono stati destinati altri 500 milioni di euro circa, sotto forma di crediti d’imposta, uno sconto fiscale che permette alle aziende di recuperare parte delle spese sostenute per il gasolio. In totale, quindi, la manovra anti caro-carburante messa in campo dal Governo negli ultimi 6,5 mesi supera i 2,6 miliardi di euro, tra tagli diretti alle accise e agevolazioni fiscali mirate ai settori più esposti. Ricordiamo che da sabato 26 settembre, il taglio delle accise sul Diesel scende da 12,2 a 6,1 centesimi per litro. Questo sconto rimarrà in vigore fino al prossimo 5 ottobre.

 

In 8 mesi Draghi ne spese 7,3

Nel marzo 2022, subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea concesse agli Stati membri maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio, in considerazione della straordinaria pressione esercitata sui prezzi dell’energia e sui bilanci pubblici. Il Governo Draghi ne approfittò tagliando, tra le altre cose, le accise sui carburanti per otto mesi consecutivi, con una spesa complessiva di 7,3 miliardi di euro, nel tentativo di contenere l’impatto del caro-carburante su famiglie e imprese.

Si è trattato di un intervento quasi triplo rispetto a quello messo in campo dal Governo Meloni in 6,5 mesi del 2026, a fronte di uno scenario economico in parte diverso ma non privo di tensioni analoghe. Il confronto tra le due cifre, sottolinea la CGIA, solleva dunque un aspetto tutt’altro che marginale: sarebbe possibile, e opportuno, che Bruxelles la finisse di girarsi dall’altra parte e concedesse agli Stati membri un margine di flessibilità simile a quello garantito 4 anni fa in quella fase di emergenze.



Le categorie professionali più in affanno

I camionisti da sempre devono fronteggiare costi immediati e ricavi differiti. Il gasolio, i pedaggi autostradali, la manutenzione dei mezzi, le assicurazioni e il personale devono essere pagati subito o a brevissimo termine. Al contrario, i tempi di incasso delle fatture possono arrivare anche a 90 o addirittura 120 giorni, soprattutto nei rapporti con grandi committenti o nella filiera logistica più complessa.

Per arginare questa prassi, purtroppo trasversale all’intero sistema produttivo italiano, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto nell’ottobre 2025 con una circolare perentoria. Il provvedimento richiama i committenti al rispetto dei termini di pagamento nei confronti dei vettori, prevedendo sanzioni severe – fino al 10 per cento del fatturato annuo – irrogate dall’Autorità garante per la concorrenza (AGCM). In definitiva, la morsa tra l’impennata dei costi del carburante e la carenza di liquidità sta minando la stabilità finanziaria di numerose imprese di autotrasporto, soprattutto di piccola dimensione.

 

Le tariffe che i tassisti applicano all’utenza sono di natura amministrativa, cioè stabilite per delibera dai Comuni che hanno rilasciato le licenze. Ovviamente, il tassametro non può essere manomesso: significa che ogni aumento del prezzo di benzina, gasolio o GPL registrato in questi mesi si è tradotto in un costo aggiuntivo che il tassista non può scaricare sul cliente, né compensare a breve con altre misure.

A differenza di altre categorie di trasportatori, che in linea di massima possono adeguare i propri listini in base all’andamento dei costi, i tassisti restano vincolati a tariffe “bloccate” fino alla successiva delibera comunale, un processo spesso lento e che non tiene il passo con la volatilità dei prezzi energetici. Il risultato è una progressiva erosione dei margini: a fronte di un carburante che pesa in modo significativo sui costi di esercizio quotidiani, l’incasso resta invariato, riducendo di fatto il guadagno netto per ogni corsa effettuata.

Questa rigidità tariffaria espone la categoria a una doppia pressione: da un lato l’aumento dei costi operativi, dall’altro l’impossibilità di traslarli immediatamente sull’utenza. Per questo le associazioni di categoria, in particolar modo la CGIA, chiedono da tempo meccanismi di adeguamento automatico delle tariffe, che permettano di reagire più rapidamente alle oscillazioni del mercato energetico, senza dover attendere i tempi burocratici delle delibere comunali.

 

I rappresentanti di commercio costituiscono una delle categorie professionali più penalizzate dal rincaro dei carburanti, per una ragione strutturale legata alla natura stessa del loro lavoro: percorrere ogni giorno centinaia di chilometri in auto per visitare clienti, presentare prodotti e mantenere vivi i rapporti commerciali sul territorio. A differenza di molti altri lavoratori, per un rappresentante l’automobile non è un mezzo accessorio, ma lo strumento primario e insostituibile dell’attività. Questo comporta un consumo di carburante particolarmente elevato rispetto alla media, spesso con percorrenze annue che superano mediamente i 30-40mila chilometri.

Ogni aumento del prezzo alla pompa si traduce quindi in un incremento immediato e consistente dei costi fissi di gestione, che gli agenti di commercio non possono scaricare sul mandante né, spesso, sui clienti finali, vincolati da provvigioni e accordi commerciali già definiti. A questo si aggiunge la rigidità delle provvigioni, che restano invariate indipendentemente dall’andamento dei costi di trasferta, erodendo progressivamente il margine reale guadagnato per ogni visita commerciale effettuata. Il risultato è una compressione del reddito netto che colpisce in modo sproporzionato una categoria già esposta alle oscillazioni del mercato e priva delle tutele tipiche del lavoro dipendente.



I numeri di questi 3 settori

In Italia le imprese attive nei tre comparti presi in esame in questo report ammontano complessivamente a 303.814 unità: 203.742 sono agenti di commercio, 68.482 operano nell’autotrasporto e 31.590 sono suddivise tra tassisti e Ncc. A livello regionale, segnala l’Ufficio studi della CGIA, la Lombardia si conferma la prima regione per numero di attività, con 49.333 imprese, davanti al Lazio con 29.018 e al Veneto con 28.913 (vedi Tab. 3). Scendendo a livello provinciale, la Città Metropolitana di Roma Capitale occupa il primo posto, con 22.468 imprese, seguita da Milano con 19.374 e Napoli con 15.613. In fondo alla classifica si collocano, invece, Gorizia con 460 aziende, Aosta con 341 e Isernia con appena 280.

 


Foto: photo-1615226882893-17520863eb04 – Di Unsplash

Appello al Governo: riformare in modo strutturale la fiscalità delle auto aziendali

Appello al Governo: riformare in modo strutturale la fiscalità delle auto aziendali

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 
Chiediamo al Governo di utilizzare i margini offerti dal quadro europeo per avviare una riforma strutturale della fiscalità delle auto aziendali, con un orizzonte iniziale triennale già nella prossima Legge di Bilancio. La proposta presentata può mobilitare gli
investimenti delle imprese, accelerare il rinnovo del parco e favorire la diffusione dei veicoli a zero e basse emissioni, alimentando anche un mercato dell’usato recente, più sicuro ed efficiente, a beneficio dei consumatori.

Valutiamo positivamente ogni intervento capace di ridurre il carico fiscale sulla mobilità delle famiglie. Allo stato attuale, tuttavia, si tratta di un’esenzione limitata al solo 2027. Inoltre, la soglia degli 80 kW, non collegata all’età, alle emissioni o alla sicurezza del veicolo, difficilmente potrà favorire da sola il rinnovo del parco.
 
Anche interventi di questa natura dovrebbero rientrare in un quadro di misure organiche, coordinate e strutturali. Serve una visione più ampia, in coerenza con gli obiettivi europei, che sia capace di produrre benefici duraturi per i consumatori.
 
 
 

Il nostro aiuto alla politica: come arrivare a meno curve e ostacoli per le imprese

"Bulimia legislativa" esagerata e dannosa: occorre un quadro normativo unico

di Italo Folonari, presidente di ANIASA

 
In occasione della presentazione del “Rapporto ANIASA – Confindustria“, un giornalista mi ha chiesto un parere sull’introduzione dei dazi europei sulle auto ibride plug-in prodotte in Cina. Confesso di aver esitato prima di rispondere. Da un lato penso sia giusto, per la necessità di difendere l’industria automobilistica europea e le tante imprese dell’indotto che rappresentano un pilastro dell’economia del nostro Paese e, in particolare, di Brescia, mio territorio di origine. Dall’altro lo ritengo sbagliato, perché so che molte aziende italiane sono state recentemente orientate verso le motorizzazioni plug-in da una normativa sul fringe benefit. In questo contesto, molti fleet manager hanno scelto modelli cinesi semplicemente perché più economici, anziché sostenere costi maggiori o ridurre dimensioni e caratteristiche dei veicoli.

Proprio durante quella breve esitazione ho capito che il problema non era la mia incertezza. Il problema è che il settore dell’automotive si trova oggi a operare all’interno di un quadro normativo sempre più complesso. Molte delle misure introdotte negli ultimi anni rispondono a obiettivi condivisibili. Tuttavia, quando norme, incentivi, vincoli fiscali e obblighi regolatori si sommano senza una visione complessiva, il rischio è quello di generare incertezza e rallentare gli investimenti. E qualche volta possono portare a risultati lontani, se non opposti, alle intenzioni del regolatore.

Le imprese hanno bisogno di regole chiare, stabilità e orizzonti di lungo periodo per programmare la transizione e continuare a innovare. Nel corso del mio mandato continuerò a mettere il mio tempo e le competenze di ANIASA a disposizione delle istituzioni affinché le scelte che riguardano la mobilità siano guidate da pragmatismo, sostenibilità economica e conoscenza delle dinamiche di mercato. Per raggiungere l’obiettivo ci possono essere più strade. Vogliamo aiutare la politica a scegliere la strada con meno curve e ostacoli per le imprese.

 
 

ECO Festival: il report dell’Osservatorio Audimob di Isfort

ECO Festival: il report dell'Osservatorio Audimob di Isfort

Gli italiani si muovono sempre di più dentro e fuori le città, ma la mobilità sostenibile resta ancora lontana da un livello soddisfacente: cresce, intanto, la domanda potenziale di cambiamento, che le politiche pubbliche possono intercettare. È questa una delle principali evidenze che
emergono dalle anticipazioni dell’Osservatorio Audimob di Isfort “Tendenze e prospettive della mobilità degli italiani” presentate in occasione della giornata di apertura di ECO – Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti. I risultati dello studio hanno alimentato dibattiti, approfondimenti e interviste che hanno messo a confronto istituzioni, imprese, esperti e rappresentanti del mondo della ricerca sui principali cambiamenti che stanno interessando il modo di muoversi e di vivere le città.

 


AUTO ANCORA DOMINANTE, MOBILITÀ SOSTENIBILE A MACCHIA DI LEOPARDO
Lo studio di Isfort evidenzia come nel 2025 il numero di spostamenti giornalieri sia cresciuto rispetto agli ultimi anni (101 vs gli 89 del 2021), ma non i km percorsi, con l’automobile che ha continuato a rappresentarne oltre il 60%, mentre il trasporto pubblico si è fermato sotto il 10%, mostrando ancora difficoltà nel recuperare le posizioni del 2019. Al tempo stesso, è cresciuto il ricorso alle due ruote, sia bicicletta e micromobilità, sia moto.
L’Indice di Mobilità Sostenibile (IMS) elaborato da Isfort considerando la quota di spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta/micromobilità e con il trasporto pubblico, si attesta nel 2025 al 34%, un valore sostanzialmente uguale a quello registrato nel 2000: in 25 anni, dunque, il livello complessivo di sostenibilità della mobilità degli italiani non ha compiuto significativi passi avanti, ma il quadro appare fortemente differenziato sul territorio e presenta diverse eccezioni virtuose.

Nelle città con oltre 250mila abitanti il trasporto pubblico raggiunge il 18,4% degli spostamenti, oltre il doppio della media nazionale, mentre nei Comuni con meno di 50mila abitanti scende al 4-5%. Parallelamente, il peso dell’auto arriva a sfiorare il 75% nei piccoli Comuni e il 65% nel Mezzogiorno. Un divario che chiama direttamente in causa la capacità di investimento e di programmazione dei territori.
L’Osservatorio «Audimob», realizzato da Isfort, si basa su un’indagine campionaria annuale sulla mobilità della popolazione italiana residente tra 14 e 84 anni, attraverso interviste telefoniche (70% del totale, con metodo CATI/CAMI) e via computer (30% del totale, con metodo CAWI); l’indagine è attualmente alimentata da 26 annualità, dal 2000 al 2025 e rileva in modo dettagliato e sistematico tutti gli spostamenti effettuati dall’intervistato nel giorno precedente l’intervista. La 23° edizione sarà presentata nel mese di dicembre 2026.

GIOVANI E DONNE PIÙ “GREEN” E MOBILITÀ SEMPRE PIÙ LOCALE

Il divario nelle scelte di mobilità risente anche di fattori generazionali e di genere: la quota del trasporto pubblico è molto più alta tra i giovani 15,4% che nelle fasce di età mature 5,2%, mentre le donne mostrano scelte più sostenibili – in particolare per il peso maggiore della mobilità pedonale, dei mezzi pubblici e dell’auto in condivisione – sebbene superino di quasi dieci punti percentuali gli uomini nella mobilità dedicata
alla gestione familiare (34,2% vs 25,1%).
Un altro elemento rilevante registrato dal report riguarda la struttura degli spostamenti. Oltre l’80% dei viaggi avviene entro un raggio di 10 chilometri e l’85% dura meno di 30 minuti. La mobilità degli italiani si conferma quindi sempre più centrata sulla dimensione locale, con implicazioni importanti per le politiche urbane e per la progettazione dei servizi di mobilità. L’auto, inoltre, mantiene un carattere particolarmente pervasivo: viene utilizzata non soltanto per gli spostamenti di lavoro e sulle medie-lunghe distanze, ma anche per la gestione familiare e persino per tragitti di prossimità.
 
Nel 2025 il 27,3% degli spostamenti fino a 2 km è stato effettuato in automobile, un dato che evidenzia ampi margini potenziali per un riequilibrio modale e per favorire modalità di spostamento più sostenibili, con effetti positivi sulla salute, grazie alla maggiore attività fisica e alla riduzione dell’inquinamento atmosferico.
 
CAMBIO MODALE: C’È UNA DISPONIBILITÀ, MA È IN CALO
Interessanti indicazioni emergono dall’altro indice fornito dallo studio, la Propensione al Cambio Modale (PCM), l’indicatore che misura la differenza tra la quota di cittadini che, rispetto all’attuale utilizzo di un mezzo, dichiara di volerlo usare di più e quella di chi vorrebbe utilizzarlo di meno.
Nel 2025 questo indice resta negativo per l’automobile (-10,8), mentre è positivo per mezzi pubblici (+13,8) e soprattutto per la bicicletta (+25,2). I dati indicano quindi l’esistenza di una domanda potenziale di cambiamento, ma con una disponibilità molto più marcata verso bicicletta e trasporto pubblico rispetto ai servizi di sharing che comunque crescono di 2,5 punti. Il 23,8% degli italiani dichiara di voler diminuire l’uso
dell’auto, contro il 12,9% che vorrebbe aumentarlo; per il trasporto pubblico il 36,3% vorrebbe aumentarne l’utilizzo, a fronte del 9% che vorrebbe ridurlo. Per la bicicletta, invece, il 38,2% vorrebbe utilizzarla di più e appena il 3,9% di meno.
“La propensione al cambio modale ci dice che una parte degli italiani sarebbe disponibile a modificare le proprie abitudini di mobilità – sottolinea Carlo Carminucci, Direttore della Ricerca di Isfort – Il desiderio di cambiare non si traduce automaticamente in un cambiamento dei comportamenti. Occorre creare le condizioni perché la disponibilità espressa dai cittadini possa trasformarsi in scelte concrete”.
A completare il quadro sul ruolo dell’integrazione dei servizi di mobilità, Maria Annunziata Giaconia, Direttore Operations di Regionale, brand di Trenitalia (Gruppo FS), ha sottolineato il percorso intrapreso per rendere il trasporto collettivo sempre più semplice, integrato e sostenibile, attraverso strumenti come il Biglietto Digitale Regionale e il Tap, lo sviluppo dell’intermodalità e nuovi servizi digitali: “Un processo accompagnato dal rinnovo della flotta: sono circa 1.009 i treni di nuova generazione già consegnati, che diventeranno 1.081 entro il 2027, per un investimento complessivo di 7 miliardi di euro. Treni più efficienti dal punto di vista energetico, accessibili e confortevoli, insieme a servizi sempre più digitali e integrati, contribuiscono a promuovere una mobilità sostenibile, semplificando l’esperienza di viaggio e favorendo il
trasporto collettivo”.
 

Competitività e nodo Cina: Toyota dà la sveglia ai giapponesi, ma l’Europa…

Mondo automotive: cambiamenti veloci in atto, Europa in forte ritardo
di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET
 
La presa di posizione di Toyota rappresenta uno degli eventi più significativi degli ultimi anni per l’industria automobilistica mondiale. Koji Sato, presidente della JAMA e vicepresidente di Toyota, ha rivolto un appello ai principali costruttori giapponesi invitandoli a superare decenni di competizione per condividere piattaforme, componenti e standard industriali, con un obiettivo preciso: recuperare competitività nei confronti dei costruttori cinesi.

Il messaggio è inequivocabile. Se anche il sistema industriale giapponese, costruito negli ultimi cinquant’anni su innovazione, qualità ed efficienza, ritiene necessario fare fronte comune, significa che la competizione globale ha raggiunto un livello completamente nuovo. La Cina non sta semplicemente conquistando quote di mercato. Sta imponendo un modello industriale fondato su integrazione verticale, controllo della filiera, disponibilità di materie prime strategiche, capacità produttiva, velocità di sviluppo e una scalache nessun altro sistema automobilistico oggi è in grado di replicare.

Da tempo sostengo che il vero tema non sia la transizione verso una determinata tecnologia, ma laridefinizione degli equilibri industriali mondiali. 
Le dichiarazioni di Toyota certificano che il confronto non è più tra singoli costruttori. Il confronto è ormai tra sistemi industriali. Ed è proprio qui che emerge tutta la fragilità dell’Europa.

Mentre Giappone e Cina ragionano su competitività, filiere, innovazione, ricerca, economie di scala e difesa della propria industria, l’Unione Europea continua a concentrare gran parte del dibattito su regolamenti, divieti, obiettivi ideologici e scadenze normative, senza aver costruito un vero piano industriale capace di difendere i propri costruttori.

Negli ultimi anni Bruxelles ha imposto la trasformazione più radicale della storia dell’automobile europea senza preoccuparsi di garantire ai propri campioni industriali le condizioni necessarie per competere ad armi pari. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Margini in contrazione, stabilimenti sotto pressione, occupazione a rischio e quote di mercato che si spostano progressivamente verso i costruttori asiatici. È questa la differenza che oggi sta riscrivendo gli equilibri mondiali.

Da imprenditore che opera nella logistica automotive osservo ogni giorno come produzioni, investimenti, flussi logistici e strategie industriali si stiano già adattando a questa nuova realtà. Io ritengo, invece, che siamo nel pieno della più grande redistribuzione del potere industriale che il settore automobilistico abbia conosciuto dalla sua nascita.

E se anche Toyota, leader mondiale dell’automobile, ritiene che sia arrivato il momento di mettere da parte rivalità storiche per difendere la competitività del sistema Giappone, l’Europa dovrebbe interrogarsi seriamente su quanto tempo abbia ancora a disposizione prima che molte delle sue eccellenze industriali diventino un ricordo.

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group