Il messaggio è inequivocabile. Se anche il sistema industriale giapponese, costruito negli ultimi cinquant’anni su innovazione, qualità ed efficienza, ritiene necessario fare fronte comune, significa che la competizione globale ha raggiunto un livello completamente nuovo. La Cina non sta semplicemente conquistando quote di mercato. Sta imponendo un modello industriale fondato su integrazione verticale, controllo della filiera, disponibilità di materie prime strategiche, capacità produttiva, velocità di sviluppo e una scalache nessun altro sistema automobilistico oggi è in grado di replicare.
Da tempo sostengo che il vero tema non sia la transizione verso una determinata tecnologia, ma laridefinizione degli equilibri industriali mondiali.
Le dichiarazioni di Toyota certificano che il confronto non è più tra singoli costruttori. Il confronto è ormai tra sistemi industriali. Ed è proprio qui che emerge tutta la fragilità dell’Europa.
Mentre Giappone e Cina ragionano su competitività, filiere, innovazione, ricerca, economie di scala e difesa della propria industria, l’Unione Europea continua a concentrare gran parte del dibattito su regolamenti, divieti, obiettivi ideologici e scadenze normative, senza aver costruito un vero piano industriale capace di difendere i propri costruttori.
Negli ultimi anni Bruxelles ha imposto la trasformazione più radicale della storia dell’automobile europea senza preoccuparsi di garantire ai propri campioni industriali le condizioni necessarie per competere ad armi pari. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Margini in contrazione, stabilimenti sotto pressione, occupazione a rischio e quote di mercato che si spostano progressivamente verso i costruttori asiatici. È questa la differenza che oggi sta riscrivendo gli equilibri mondiali.
Da imprenditore che opera nella logistica automotive osservo ogni giorno come produzioni, investimenti, flussi logistici e strategie industriali si stiano già adattando a questa nuova realtà. Io ritengo, invece, che siamo nel pieno della più grande redistribuzione del potere industriale che il settore automobilistico abbia conosciuto dalla sua nascita.
E se anche Toyota, leader mondiale dell’automobile, ritiene che sia arrivato il momento di mettere da parte rivalità storiche per difendere la competitività del sistema Giappone, l’Europa dovrebbe interrogarsi seriamente su quanto tempo abbia ancora a disposizione prima che molte delle sue eccellenze industriali diventino un ricordo.
Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

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