Sanzioni automotive da rivedere: Bruxelles svia il discorso

Commissione UE: sull'auto la montagna ha partorito il topolino
di Isabella Tovaglieri, eurodeputato
 
Il 16 gennaio ho portato nei palazzi europei il tema della difficile situazione del settore auto europeo, chiedendo delucidazioni sulle sanzioni che dal 2025 le case automobilistiche dovranno pagare se non avranno raggiunto i target di emissioni di Co2 dei veicoli.
 
Nonostante l’impellenza del tema, che avrà un impatto grave sulle nostre aziende, dalla Commissione sono purtroppo arrivate ancora una volta risposte vaghe e generiche, con la promessa di aprire un “dialogo strategico” sull’automotive entro poche settimane.
 
Persino di fronte alla mia replica, nella quale ho chiesto nuovamente quale fosse la posizione dell’UE non solo sulle sanzioni, ma anche sull’anticipo della revisione dello stop ai motori al 2035, l’argomento è stato sviato per parlare di “dialoghi” e “tavoli strategici”, mentre in tutto il continente migliaia di aziende e di posti di lavoro rischiano di scomparire. All’Europa chiediamo più incisività: serve intervenire, subito.
 

Alessandro Tolfo: a lui la Borsa di studio 2024 per lo studio sui biocarburanti

Alessandro Tolfo
Alessandro Tolfo, studente di Bergamo al terzo anno del liceo scientifico quadriennale presso l’Istituto “Natta” di Bergamo, è stato premiato con la Borsa di studio 2024 della Fondazione Sestini grazie a un approfondito studio sui biocarburanti. La Fondazione, parte del gruppo SIAD, da anni sostiene progetti in ambito medico-scientifico, premiando le eccellenze accademiche e incentivando la ricerca su tematiche innovative.
 
Il tema dell’edizione di quest’anno, “La trasformazione e il riutilizzo dei prodotti chimici”, ha rappresentato un’importante opportunità per Alessandro, che “ha scelto di concentrarsi su un argomento cruciale per il futuro della mobilità sostenibile. Il suo progetto, articolato in una relazione tecnica e un video, ha saputo distinguersi per l’originalità e il rigore scientifico, attirando l’attenzione anche di esperti del settore automotive.
 
Un viaggio nel mondo dei biocarburanti
La ricerca di Alessandro si focalizza su uno dei temi più dibattuti in ambito energetico: i biocarburanti. Nella sua relazione, composta da circa dieci pagine, l’autore analizza in dettaglio le diverse tipologie di biocarburanti, con particolare attenzione al biodiesel e all’HVOlution, un prodotto sviluppato da ENI appartenente alla famiglia degli Hydrotreated Vegetable Oils (HVO, oli vegetali idrogenati).
Il progetto esamina le tecniche chimiche che consentono la trasformazione di oli e grassi esausti in carburanti di nuova generazione.
Tra i processi descritti, spicca la transesterificazione, reazione essenziale per la produzione del biodiesel, che riduce l’impatto ambientale rispetto ai combustibili fossili tradizionali.
Alessandro approfondisce inoltre l’idrodeossigenazione, una fase critica per la produzione dell’HVOlution, illustrando come gli idrocarburi solidi vengano convertiti in biocarburanti liquidi ad alte prestazioni.
 
Costi, sfide e impatti ambientali
 
Nella parte finale della relazione, Alessandro affronta le principali problematiche legate ai biocarburanti, ponendo particolare enfasi sui costi di produzione e sulle implicazioni ambientali. Viene analizzato il fenomeno del Land Use Change (LUC), ovvero la conversione di terreni agricoli destinati a colture alimentari in superfici dedicate alla biomassa. A tal proposito, Alessandro sottolinea come, in Europa, ogni giorno circa 100.000 tonnellate di grano vengano destinate alla produzione di etanolo, sollevando interrogativi sull’impatto di tali scelte sulla sicurezza alimentare globale.
 
Un video che porta il progetto a #FORUMAutoMotive
 
Oltre alla relazione scritta, Alessandro ha realizzato un video che costituisce il punto di forza del suo progetto. Parte delle riprese è stata effettuata durante il #FORUMAutoMotive, tenutosi il 26 marzo 2024, un evento che rappresenta un appuntamento chiave per il confronto tra esperti del settore sulla mobilità del futuro.
 
Nel video, Alessandro alterna interviste a ospiti di spicco a scene girate nei laboratori dell’Istituto Natta, dove illustra le fasi della produzione dell’HVOlution. Tra le personalità intervistate spiccano: Simonpaolo Buongiardino, presidente di Federmotorizzazione; Andrea Arzà, presidente di Federchimica; Carlo Fidanza, europarlamentare; Andrea Taschini e Francesco Naso, esperti di energia e sostenibilità.
Il video si concentra su uno dei temi più dibattuti al FORUM: biocarburanti o elettrico?. La discussione mette in luce opinioni divergenti: da un lato, chi considera l’elettrico una soluzione perfetta per la mobilità sostenibile; dall’altro, chi evidenzia l’impatto ambientale legato alla produzione e allo smaltimento delle batterie.
 
Alcuni, invece, immaginano una terza via, in cui biocarburanti ed elettrico possano convivere, offrendo ai consumatori una libertà di scelta che favorisca la transizione energetica.
Un altro tema di rilievo affrontato nel video è quello degli e-fuel, carburanti sintetici innovativi in grado di catturare CO2 durante il loro processo di produzione, contribuendo così a un bilancio netto di emissioni pari a zero.
 
L’innovazione al centro del dibattito
 
Le riprese girate nei laboratori del “Natta” rappresentano un elemento di grande valore per il progetto. Alessandro mostra con chiarezza e precisione tutte le fasi tecniche che portano alla produzione dell’HVOlution, dimostrando non solo una solida conoscenza dei processi chimici, ma anche un’abilità comunicativa che gli ha permesso di tradurre concetti complessi in un linguaggio accessibile e coinvolgente.
 
Conclusioni e prospettive per il futuro
 
Il lavoro di Alessandro Tolfo è un esempio concreto di come giovani ricercatori possano affrontare temi complessi con passione e competenza. La sua analisi sui biocarburanti, sostenuta da solide basi scientifiche e arricchita da un’efficace strategia comunicativa, pone l’accento su questioni di fondamentale importanza per il futuro dell’energia e della mobilità.
 
Grazie a questo progetto, Alessandro non solo ha ottenuto un riconoscimento importante, ma ha contribuito ad arricchire il dibattito sui carburanti alternativi, ponendo le basi per una riflessione più ampia sull’integrazione tra sostenibilità ambientale ed esigenze economiche. La sua esperienza dimostra che, attraverso lo studio e l’impegno, è possibile non solo immaginare, ma anche costruire, un futuro energetico più sostenibile e consapevole.
 
 

Auto, pensieri e parole… scritte: è forse il momento di dirci la verità?

Auto, pensieri e parole... scritte: è forse il momento di dirci la verità?
di Mario Verna, manager automotive
A forza di proclami e sceneggiate l’industria dell’auto saluta e se ne va. Europa, sveglia!!! Avete analisti in grado di leggere due numeri, possibile che a nessuno venga in mente di aver preso una cantonata epocale?
I crediti CO2 come diamanti! Stellantis e Toyota al bancone di Musk… che sia l’inizio di una nuova storia? L’ACEA, con Luca De Meo, però mette in guardia: “Lo strumento del Pooling indebolisce l’industria europea”…

La produzione italiana come nel 1956,… Eppure…eppure c’è ancora la possibilità di ripartire con forza e coraggio, ecco coraggio, il coraggio di dire la verità, fregandosene delle stupidaggini di burocrati senza patria, con la forza di storie e tradizioni millenarie, con le capacità di un’industria che ha insegnato e innovato, con la democrazia e i diritti di democrazie solide.

Dire la verità è l’atto più rivoluzionario di questo tempo (anche nell’Automotive)
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Norme “green” UE: settore a un bivio pericoloso

Veicoli industriali: quadro negativo, possibili impatti sull'occupazione

di Paolo Starace, presidente di UNRAE Veicoli Industriali

 

Con dicembre 2024 si è concluso un anno dai due volti, contraddistinto da un primo semestre in crescita dell’11,5% rispetto allo stesso periodo del 2023, seguito da un secondo semestre caratterizzato da una flessione consistente (-14,2%). Questo scenario era stato ampiamente previsto e proprio per questo erano stati sollecitati interventi mirati per scongiurarne gli effetti. Appelli che, nostro malgrado, sono rimasti inascoltati e che ora devono essere prioritariamente posti al centro dell’agenda del Governo, per evitare che tale trend negativo si protragga nel corso dell’intero 2025. Le radici del malessere del settore dei veicoli industriali sono profonde e non possono essere certamente attribuite al processo di transizione green. Infatti, sebbene le immatricolazioni dei veicoli a  zero emissioni siano aumentate del 119,6%, la stragrande maggioranza dei mezzi venduti  continua a essere appannaggio dei motori endotermici (99,3%). Alla luce della prossima scadenza dei target di riduzione delle emissioni di CO2 in capo ai soli Costruttori e delle recentissime dichiarazioni del Commissario UE per il Clima, Hoekstra, emerge il rischio che le aziende costruttrici pongano in essere soluzioni protettive, ma potenzialmente distorsive per il mercato.



Risulta, pertanto, urgente una presa di coscienza sulle possibili ripercussioni di tale scenario, non solo sul costo del trasporto  delle merci, ma anche sull’occupazione, come già evidenziato nel settore auto. È  fondamentale intervenire tempestivamente e porre rimedio attraverso un approccio olistico  che coinvolga tutti gli stakeholder a livello sovranazionale.

Codice della strada: chiesti chiarimenti sul rapporto tra farmaci e guida

Codice della strada: chiesti chiarimenti sul rapporto tra farmaci e guida
In relazione alla recente entrata in vigore della Legge 177, che ha riformato l’art.187 del Codice della Strada, LICE (Lega Italiana contro l’Epilessia) lo scorso 9 gennaio 2025 ha inviato ai ministeri competenti una richiesta di chiarimenti e di partecipazione ad un tavolo tecnico, per definire in dettaglio quali farmaci, assunti a scopo terapeutico, possano essere utilizzati senza contravvenire al Codice della Strada.
 
La nuova normativa punisce, infatti, chiunque guidi dopo aver assunto sostanze “stupefacenti o psicotrope”, ma non tiene in conto che alcuni farmaci classificabili potenzialmente come tali sono comunemente utilizzati nel trattamento di varie patologie, tra le quali diverse forme di Epilessia.
 
“L’articolo di legge – commenta Carlo Andrea Galimberti, presidente LICE – è stato riformato in modo generico, senza alcuna precisazione soprattutto riguardo cosa si intende per sostanza psicotropa, questo ha generato un comprensibile allarme nella comunità delle persone con
Epilessia, in particolare tra quanti assumono ad esempio barbiturici o benzodiazepine. L’occasione sarebbe, quindi, importante per classificare correttamente i FARMACI ANTICRISI (da qualche anno la comunità scientifica internazionale li definisce così, non più farmaci antiepilettici!), per evitare improprie interpretazioni e confusione con altre categorie di sostanze”.
 
Analoga richiesta al ministero della Salute ed al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è stata inviata dalla Federazione Italiana Epilessie (FIE). “Nella speranza che i ministeri competenti accolgano le richieste di LICE e delle Associazioni delle persone con Epilessia vorremmo cercare di tranquillizzare tutti coloro che quotidianamente sono costretti ad assumere farmaci pur potendo guidare – in assenza di crisi da almeno un anno – precisando quanto segue.
1. I farmaci anticrisi non sono classificabili come stupefacenti;
2. L’assunzione quotidiana cronica di farmaci anticrisi a scopo terapeutico (e questo vale anche per i barbiturici e le benzodiazepine) non provoca alterazioni psico-fisiche tali da influire sulle capacità di guidare;
3. La legge del 2010 riguardante il rilascio/rinnovo della patente di guida non menziona affatto l’assunzione o meno di farmaci anticrisi: chi non ha crisi da almeno un anno (o ha soltanto crisi che non disturbano lo stato di coscienza e di vigilanza) può guidare anche se assume farmaci idonei al trattamento delle diverse forme di Epilessia”.
 

Auto elettriche forzatamente al 21%? Altre migliaia di esuberi nell’UE

L’Europa contro l'Europa: il conto è arrivato
di Andrea Taschini, manager e advisor automotive
(commento all’articolo di Alberto Annichiarico su “Il Sole 24 Ore” del giorno 8 gennaio 2025)
 
La follia a Bruxelles pare non abbia limiti e non solo perché le sorti di 13 milioni di lavoratori e svariati miliardi di PIL sono nelle mani di un commissario (l’olandese Wopke Bastiaan Hoekstra) che viene da un Paese totalmente estraneo al settore automotive, ragion per cui delle sue sorti non gliene può importare di meno ma perché se come si descrive nell’articolo, se si insistesse a imporre le multe miliardarie sulle emissioni si finirebbe di ingrassare per decreto legge Tesla e, ca va sans dire, i produttori di auto cinesi.

Qualcuno auspica che le auto elettriche raggiungano la quota del 20% nel 2025: può darsi, ma avverrà non per volontà degli acquirenti ma perché artificiosamente si tenterà di far crescere la percentuale delle elettriche vendendo meno endotermiche, provocando un ulteriore abbattimento dei volumi con altre migliaia di esuberi.
 
 
Dall’altra parte dell’Oceano, intanto, si sta provvedendo a cancellare ogni incentivo o favore all’acquisto di auto elettriche nonostante Elon Musk che però se la ride di gusto assaporando già i miliardi che le Case auto europee gli verseranno per comprare i suoi certificati di emissione.
La follia davvero non ha limiti e l’Unione europea (allo sbando) sta veramente dando il peggio di sé.
 
 

Quella follia “green” che affossa l’Europa: era tutto previsto, arrivano i dietrofront

1Tavolo #FORUMAutoMotive: quella barra tenuta sempre dritta
(il mio commento ospitato sul “Libro Bianco: i dieci anni che hanno cambiato l’auto” di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet&Mobility, che ringrazio, e presentato il 15 gennaio 2025 durante un evento alla sede centrale ACI di Roma)
Chi la dura, la vince. Il riferimento, non per un semplice vanto, è personale e riguarda pochissimi altri, tra cui l’autore di questo “Libro bianco”, l’amico Pier Luigi del Viscovo. Di questi tempi, infatti, assistiamo a una pletora di persone, tra cui non pochi giornalisti, accodarsi al mainstream che rinnega quel “tutto elettrico” fino a poco tempo fa idolatrato. È proprio così. Il classico salto della quaglia.
Comunque, tornando all’inizio, è da quando il tema della transizione ecologica della mobilità su gomma, inclusa nel “Green Deal” confezionato dalla Commissione UE, ha cominciato a imporsi – sfociando nell’assurdità di voler abolire le auto con motorizzazioni endotermiche, in barba ai progressi compiuti e alla progressiva riduzione delle emissioni, a favore della sola alimentazione elettrica – che il sottoscritto si è sempre dichiarato contrario.
E come risposta, è stato sbeffeggiato, criticato, insultato e accusato di essere fuori dal tempo e nemico dell’ambiente. Resistere, resistere, resistere – però – è stata la parola d’ordine.
Ed eccoci qui, adesso, a vedere transitare i primi “cadaveri”, chi tra aziende, politici e altri che hanno creduto in una rivoluzione interessata in nome della salvezza del Pianeta – come se le sole auto fossero le uniche responsabili dei cosiddetti cambiamenti climatici – prevista (ancora) nel 2035 e per la quale i costruttori si sono immediatamente piegati.
A farne le spese, però, non sono questi “pecoroni” dal portafoglio sempre più gonfio, ma chi dal lavoro lungo le catena di montaggio e nelle imprese dell’indotto, trae i mezzi per poter vivere, mantenere la famiglia e, in senso lato, sostenere l’industria europea dell’auto allo scopo di scongiurarne il fallimento.
Riconoscere gli errori fatti non è però semplice: non si è badato al fatto che per le materie prime, il “cuore” delle batterie dei veicoli elettrici, la Cina è il Paese che primeggia; quindi, sono stati ignorati i costi elevati e la necessità costante che i Governi tappino la falla con sostanziosi incentivi; e poi il mercato, quei consumatori che non sono solo quelli dei Paesi scandinavi, presi spesso come esempio virtuoso, maldestramente ignorati. E che ora, dati alla mano, stanno dimostrando di non gradire l’imposizione dell’auto elettrica e di guardare alla concretezza: no allo stress da ricarica, no ai timori per l’autonomia, no ai rischi di incendio, per non parlare del tabù (a proposito di ambiente) relativo allo smaltimento futuro (quando e dove?) delle batterie. Ma soprattutto, la voglia continua di poter essere liberi nella scelta di una macchina che risponda alle proprie necessità e che, ovviamente, sia dotata di sistemi per il contenimento o l’annullamento delle emissioni, dalla produzione del mezzo fino alla sua messa sulla strada.
E i cinesi, presi di mira dai costruttori europei con l’intenzione di mostrare loro quanto si è più bravi? C’è stato il classico effetto boomerang: temendo l’assalto delle auto elettriche prodotte a Pechino, i furbi costruttori europei hanno abbassato la guardia sul loro fiore occhiello – la produzione di motori endotermici – consentendo ai concorrenti di sbarcare nel Vecchio continente – viste le tendenze – anche e soprattutto con interessanti vetture a benzina, Diesel, ibride senza e con la spina, e anche a Gpl. Con il valore aggiunto dei prezzi concorrenziali e in barba ai dazi, pensati a scoppio ritardato da Bruxelles, contro le sole vetture elettriche importate dalla Cina.
Insomma, quanti errori su errori sono stati commessi e che ora, se non saranno presi provvedimenti rapidi ed efficaci, debellando le resistenze che ancora si incontrano nelle stanze dei bottoni, finiranno per impattare seriamente su tutti noi.
L’avevo detto, l’avevamo – noi pochi “ribelli” – detto. E fa sorridere leggere quasi ogni giorno dei dietrofront e delle perplessità che vari top manager del settore evidenziano, senza chiedere minimamente scusa per le pesanti conseguente che sono già tangibili, e domandarsi: ma dove eravamo solo pochi anni fa quando tutto è cominciato?
 
Perché ci siamo “appecoronati” così facilmente al voler degli eco-talebani, arrivando a stanziare montagne di miliardi per un progetto che fa acqua da tutte le parti e mette a rischio economia e occupazione del Vecchio continente?  Per quale ragione non ci sono state prese posizioni esemplari e marce di protesta, per esempio, su Bruxelles? Prima o poi le verità verranno a galla. E il sottoscritto, insieme a pochi altri? Soddisfatti della lungimiranza. Ma non molliamo, statene certi.

Noleggio e mobilità pay-per-use: dal Governo ci vuole un cambio di rotta

Noleggio auto: luci e ombre del primo semestre
di Alberto Viano, presidente di ANIASA
 
La non lieve riduzione di immatricolazioni a noleggio registratasi nel 2024 rispetto all’annata record del 2023 è dovuta non solo al calo fisiologico verificatosi dopo la consistente ripresa post- pandemia, ma anche alla complessa situazione che sta attraversando l’intero automotive nazionale ed europeo. Una situazione che vede peraltro il crescente apprezzamento della formula del noleggio, come attestato all’ininterrotto aumento della flotta circolante.
 
All’orizzonte continuano purtroppo a pesare sul settore incertezze normative e regolamentari che con l’ultima Legge di Bilancio si sono ulteriormente radicate con un aggravio economico a carico di oltre 1 milione di lavoratori dipendenti che utilizzano l’auto aziendale. Un appesantimento che potrebbe comportare un’ulteriore frenata delle immatricolazioni nei prossimi mesi.
 
Senza un cambio di rotta sulle politiche sull’auto a noleggio e sulla mobilità pay-per-use nel nostro Paese gli obiettivi fissati in termini di transizione ecologica della nostra mobilità e ripresa di un settore industriale centrale per l’economia sono destinati a restare sulla carta.
 
Alberto Viano presidente di ANIASA – Foto ufficio stampa ANIASA
 
 

Osservatorio IPSOS-F&M: usare l’auto è piacevole

Osservatorio IPSOS-F&M

“Usare l’auto è piacevole” per l’82% degli automobilisti. È quanto emerge dal N° 0 dell’osservatorio “L’auto che vorrei”, frutto della partnership tra IPSOS, società leader nei sondaggi di mercato, e Fleet&Mobility, il centro studi specializzato nell’analisi e nelle interpretazioni di dati e fenomeni del settore automotive.

Secondo il 77% del campione rappresentativo dei possessori di automobile, usare l’auto “fa stare comodi e protetti, anche se traffico e parcheggi sono un problema”. In città il 47% “non usa nessun altro mezzo, solo la sua auto” e il 77% nemmeno ci pensa di “rinunciare a usarla per spendere un po’ di più magari per un taxi”, tanto che il 59% “non sarebbe contento se l’uso dell’auto propria venisse ulteriormente limitato”.

Si conferma il valore assoluto dell’automobile come strumento di indipendenza, visto che per l’88% “usare l’auto per andare fuori città è comodo e consente una maggiore libertà”. Per il 44% degli automobilisti “la qualità della vita peggiorerebbe decisamente se fosse costretto a rinunciare all’automobile” e per un altro 29% “peggiorerebbe, ma non più di tanto”.

Il campione analizzato guida auto che nella media hanno acquistato nel 2018 in sostituzione di un’altra che risaliva al 2009 e per il 22% la prossima sarà “probabilmente cinese”. Pochi l’hanno presa in noleggio a lungo termine e pochi dichiarano di farlo prossimamente, sia perché la proprietà dell’auto è ancora forte e sia perché la formula non convince del tutto sotto il profilo economico.

“L’Auto che vorrei” è un osservatorio unico nel panorama italiano, che indaga su quali spese, a parte la macchina, debbano affrontare le famiglie italiane e quale priorità assegnino all’auto, oltre a far luce su come le esperienze d’uso influenzino le decisioni di acquisto.

 

Foto nabeel-syed-Jk3-Uhdwjcs-unsplash 

 

 

Bosch al CES 2025: l’intelligenza artificiale al centro della nostra vita quotidiana

Bosch al CES 2025

Innovazione, sostenibilità e digitalizzazione: ecco come Bosch sta trasformando i prodotti per migliorare la sicurezza e la qualità della vita attraverso software e intelligenza artificiale.

Bosch e l’evoluzione digitale

Bosch ha ribadito al CES 2025 la centralità del software e dell’intelligenza artificiale (IA) nella sua strategia di crescita globale. Durante l’evento, Tanja Rueckert, membro del Consiglio di Amministrazione di Bosch, ha dichiarato: “Il software intelligente e i servizi digitali sono diventati pietre miliari del nostro core business”. Un’affermazione che sottolinea l’ambizione di generare oltre 6 miliardi di euro di fatturato da software e servizi entro il prossimo decennio. Con oltre 1.500 brevetti registrati negli ultimi cinque anni, Bosch si confermaleader europeo nell’innovazione tecnologica, grazie a un team di circa 5.000 esperti di IA.

Formazione continua: l’AI Academy di Bosch

Per garantire un futuro sostenibile e digitale, Bosch ha investito nella formazione dei propri collaboratori. A oggi, oltre 65.000 dipendenti sono stati formati attraverso l’AI Academy interna. Questa visione è confermata dai dati raccolti nel Bosch Tech Compass, un sondaggio annuale che evidenzia come il 2025 sia percepito come l’anno chiave per l’alfabetizzazione digitale, con il 65% degli intervistati favorevole all’introduzione dell’IA nelle scuole.

Mobilità definita dal software

Bosch si conferma un partner chiave nel settore automobilistico grazie alla sua esperienza nel software dedicato alla mobilità. Paul Thomas, presidente di Bosch in Nord America, ha dichiarato: “Nessuno comprende le esigenze dell’industria automobilistica meglio di Bosch”. Tra le innovazioni presentate, una nuova funzione di frenata intelligente che rende l’esperienza di guida più fluida e sicura, riducendo gli effetti della marcia a rilento per i passeggeri che soffrono il mal d’auto.

Sistemi di guida autonoma e intelligenza artificiale generativa

L’intelligenza artificiale è alla base dei sistemi di guida assistita e autonoma di Bosch. La telecamera multifunzionale MPC3, lanciata nel 2019, è in grado di distinguere con precisioneoggetti, persone e segnali stradali, grazie all’integrazione tra algoritmi di elaborazione delle immagini e IA. Bosch ha anche iniziato a esplorare l’intelligenza artificiale generativa per accelerare lo sviluppo delle funzionalità di guida autonoma, riducendo i chilometri di prova necessari per validare i sistemi di sicurezza.

Innovazioni per la casa: dal forno smart alla culla intelligente

Al CES 2025, Bosch ha presentato soluzioni per migliorare la vita quotidiana. Tra queste, il forno Serie 8 con IA integrata, capace di riconoscere fino a 80 piatti e regolare automaticamente modalità di cottura e temperatura. Un’altra novità è la culla intelligente Revol, progettata per monitorare i parametri vitali dei neonati e rilevare situazioni di pericolo, come la presenza di oggetti che possono ostacolare la respirazione. La culla è stata premiata con il CES Innovation Award Honoree per il suo design avanzato e la tecnologia all’avanguardia.

eBike più sicure e protette

L’innovazione Bosch ha coinvolto anche il mondo delle eBike, con il sistema antifurto Battery Lock, che utilizza lo smartphone del ciclista come chiave digitale per bloccare la batteria. Grazie alla funzione Range Control, basata su IA, è possibile monitorare in tempo reale l’autonomia della batteria, garantendo viaggi senza preoccupazioni.

I sensori MEMS: il cuore della tecnologia intelligente

I sensori microelettromeccanici (MEMS) Bosch sono ormai una presenza costante nella vita quotidiana, utilizzati in smartphone, smartwatch, auto e dispositivi di monitoraggio fitness. Questi piccoli componenti, spesso grandi quanto un granello di sabbia, regolano funzioni essenziali, come il rilevamento dei movimenti o l’attivazione degli assistenti vocali. Il sensore MEMS più recente prodotto da Bosch consuma pochissima energia e contribuisce a prolungare la durata della batteria dei dispositivi in cui è installato.

Investimenti strategici nel mercato statunitense

Bosch continua a puntare sugli Stati Uniti come mercato strategico, con investimenti significativi per ampliare la produzione di semiconduttori al carburo di silicio. A Roseville, in California, è in corso l’allestimento di un impianto all’avanguardia per la produzione di chip destinati alla mobilità elettrica. L’investimento complessivo ammonta a circa 1,8 miliardi di euro, con l’obiettivo di iniziare le consegne entro il 2026. L’acquisizione della divisione soluzioni HVAC di Johnson Controls per 7,4 miliardi di euro dimostra ulteriormente la volontà dell’azienda di rafforzare la propria presenza in settori chiave come riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria.

Conclusioni

Bosch si conferma un’azienda all’avanguardia, capace di guidare l’evoluzione tecnologica in ogni ambito della vita quotidiana, dalla mobilità alla casa. Il CES 2025 ha messo in evidenza la visione del gruppo: un futuro sempre più connesso, intelligente e sostenibile, in cui il software e l’intelligenza artificiale svolgeranno un ruolo cruciale.

 

Foto da ufficio stampa BOSCH