Il “Piano salva auto” di Bruxelles: obiettivi fumosi e mancanza di trasparenza

Commissione UE: sull'auto la montagna ha partorito il topolino
di Isabella Tovaglieri, eurodeputata
 
A Bruxelles come sul Titanic, continuano a suonare l’orchestra mentre il settore auto affonda. Il dialogo strategico sul futuro dell’automotive ha preso il via non solo con colpevole ritardo, ma anche con obiettivi fumosi e premesse che ne ipotecano gravemente l’utilità e i risultati: totale mancanza di trasparenza sui lavori in corso ed esclusione degli attori chiave dell’indotto, come la filiera della componentistica, che in Italia sta pagando il prezzo più alto della transizione elettrica.
Ma soprattutto nessun obiettivo concreto che vada al di là di una risoluzione finale non vincolante. Finirà tutto all’acqua di rose con dichiarazioni di intenti e raccomandazioni, mentre fuori dai palazzi dell’Ue il settore muore.
 
Foto da ufficio stampa Isabella Tovaglieri
 

Crisi dell’auto: faccia a faccia Ursula-costruttori su cosa fare

Crisi dell'auto: faccia a faccia Ursula-costruttori su cosa fare

Diversi amministratori delegati di costruttori di veicoli leggeri e pesanti – si legge in una nota ACEA – hanno partecipato il 30 gennaio a una riunione introduttiva organizzata dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per rafforzare la competitività globale dell’industria automobilistica europea.

L’incontro ha sottolineato un senso di urgenza condiviso tra produttori e fornitori, in quanto la crisi di competitività globale dell’Europa, una diffusione più lenta del previsto sul mercato dei veicoli a emissioni zero e la mancanza di condizioni favorevoli ostacolano in modo significativo i progressi dell’UE verso gli obiettivi di mobilità a zero emissioni.

Ola Källenius, CEO di Mercedes-Benz e presidente di ACEA: “L’industria automobilistica dell’UE rimane pienamente impegnata ed economicamente investita nella transizione verso una mobilità a zero emissioni. Ma l’unico modo per far sì che questa transizione abbia successo è renderla una trasformazione guidata dal mercato e dalla domanda. Il prossimo piano d’azione deve essere costruito su questa premessa. La verifica della realtà dell’attuale Green Deal europeo non ci rallenterà, ma piuttosto darà impulso a questa transizione eliminando le strozzature e introducendo le necessarie flessibilità”

Christian Levin, CEO di Traton, Scania e presidente del Commercial Vehicle Board: “La transizione dell’industria automobilistica si basa su una comprensione condivisa delle sfide e delle opportunità tra le imprese e le politiche pubbliche. La presidente von der Leyen ha espresso chiaramente l’ambizione della Commissione di ridurre la burocrazia e di adottare ulteriori misure per accelerare la transizione verde, garantendo così la competitività europea. I costruttori di veicoli commerciali hanno espresso il loro sostegno a obiettivi climatici ambiziosi, ma hanno sottolineato che gli obiettivi da soli non sono sufficienti. La rapida implementazione dell’infrastruttura e altre condizioni abilitanti, come la parità del costo totale di proprietà (TCO) e le misure sul lato della domanda, sono essenziali”.

I membri dell’ACEA hanno sottolineato che, affinché questo dialogo abbia successo, gli incontri e le discussioni future devono coinvolgere attivamente tutti i produttori e i fornitori con una presenza industriale sostanziale in Europa, e tutti i filoni di lavoro tematici devono riflettere la prospettiva unica del segmento dei veicoli pesanti. I membri dell’ACEA si impegneranno con i commissari competenti su quattro filoni di lavoro tematici per fornire contributi al prossimo Piano d’azione.

 

Foto da ufficio stampa ACEA

 

 

Pirelli P Zero: compie 40 anni il primo pneumatico

Pirelli P Zero

Pirelli P Zero, pneumatico per auto sportive, compie 40 anni. Nato da un’idea rivoluzionaria, oggi è il marchio più noto dell’industria e il pneumatico preferito dai costruttori prestige: nelle quattro generazioni di prodotto che si sono succedute, infatti, il Pirelli P Zero è diventato il campione assoluto del mercato per numero di omologazioni delle case automobilistiche. Sono oltre 3mila le versioni realizzate per specifici modelli di vettura.

L’elenco è ampio e comprende vere e proprie icone del mondo dell’automobile, come le Ferrari F40, 512 Testa Rossa, LaFerrari; le Lamborghini, come le Countach, Diablo, Murciélago,  Aventador; le McLaren MP4-12C e P1; le Pagani Zonda, Huayra e Utopia; Aston Martin Vanquish, DB9, V12 Vantage; Porsche 911 in molteplici declinazioni, Cayenne e Macan.

Il P Zero continua a rappresentare il massimo delle prestazioni per un pneumatico stradale, come è stato riconosciuto diverse volte nel corso della sua storia dai test delle più importanti riviste di settore. È anche il prodotto su cui debuttano le innovazioni di Pirelli: nel 2019 su un P Zero è nato il pacchetto di tecnologie Elect per auto elettriche e ibride plug-in, oggi un riferimento nel settore. Nel 2023 è arrivato sul mercato il P Zero E, il primo pneumatico Ultra High Performance (UHP) ad avere almeno il 55% di materiale di origine biologica o riciclato, oltre alla “tripla A” nell’etichetta europea. Anche nel motorsport, da cui ha tratto le sue origini, il P Zero è associato ai pneumatici racing più performanti, dalla Formula 1 alle altre categorie del motorsport.

Oltre a inaugurare il segmento dei pneumatici UHP, il P Zero ha rappresentato anche l’inizio della strategia Perfect Fit di Pirelli per soddisfare le specifiche esigenze per i vari modelli dei costruttori automobilistici premium e prestige. La gamma P Zero si articola oggi in diverse varianti in base alle vetture di destinazione, all’utilizzo e alla stagionalità. Può equipaggiare infatti, dalle berline premium alle supercar fino ai Suv più sportivi e in tutte le stagionalità (summer, winter, all season). Nei prossimi mesi verrà presentata la quinta evoluzione del P Zero. Un nuovo capitolo di una storia di continua innovazione tecnologica.

 

Foto da ufficio stampa Pirelli

 

 

JATO sulle auto elettriche: più offerta di nuovi modelli, in 6 anni prezzo medio -15%

JATO sulle auto elettriche: cpiù offerta di nuovi modelli, in 6 anni prezzo medio -15%

La crescita di auto elettriche nel mondo ha subito un rallentamento negli ultimi 12 mesi. Negli ultimi 5 anni il prezzo medio di queste auto in Europa, Cina e USA ha registrato un deciso calo, a fronte di un aumento medio dei listini delle vetture con motore endotermico. In Italia una vettura “alla spina” costa il 25% in più di una tradizionale, ma dall’anno in corso il gap è destinato a ridursi per l’arrivo sul mercato di diversi nuovi modelli con prezzi inferiori ai 30mila euro.

Sono queste le principali evidenze che emergono dallo studio di JATO DYNAMICS “Il prezzo giusto dell’auto elettrica”, presentato in anteprima europea a Roma in occasione della partenza da piazza San Pietroa Roma  della quinta edizione di “From 100% to 5%”, la più grande prova comparativa europea organizzata da Motor1.com e InsideEVs per misurare l’efficienza delle auto elettriche.

Il test ha visto confrontarsi sul circuito pubblico più grande d’Europa, il Grande Raccordo Anulare di Roma, 12 auto elettriche: Alfa Romeo Junior – Citroen eC3 – Ford Explorer – Hyundai Inster – Kia EV3 – Lancia Ypsilon – MINI Aceman – Omoda 5 EV – Renault 5 – Skoda Elroq – smart #1 – Volvo EX30. I risultati del test saranno resi noti il prossimo 10 febbraio. La partenza della prova è stata anche occasione per un confronto tra i rappresentanti delle Associazioni automotive sui temi strategici della transizione verso la mobilità elettrica.

Il dibattito è stato introdotto dall’intervento di Felipe Munoz, Senior analyst JATO Dynamics, che ha illustrato i principali dati del report annuale che analizza e confronta l’evoluzione dei prezzi delle auto elettriche in Europa, Stati Uniti e Cina.

Lo studio evidenzia come la crescita di auto elettriche nel mondo stia rallentando: se dal 2019 al 2023 si è registrato un balzo da 1,4 a 7,4, milioni di unità, nei dodici mesi successivi le BEV sono aumentate “solo” di 1 milione e 200mila unità. In questo mercato il 51% dei veicoli è realizzato da costruttori cinesi, il 22% da brand americani, il 18% da marchi europei. Il report evidenzia come negli ultimi 5 anni il prezzo medio delle auto elettriche in tutto il mondo abbia registrato un deciso calo a fronte, invece, di un aumento medio dei prezzi di listino delle vetture con motore endotermico: nell’Eurozona, in particolare, il prezzo medio al dettaglio delle auto “alla spina” è diminuito del 15% tra il 2018 e il 2024, mentre quello delle vetture diesel o a benzina è cresciuto del 7%.

 

Un trend simile si è evidenziato negli USA con una riduzione ancora più significativa dei prezzi delle BEV (-25%). In Italia dove la quota di immatricolazioni resta bloccata al 4%, ben al di sotto della media europea, complice ancora l’assenza di prodotto nei segmenti A e B, il prezzo medio al dettaglio delle auto elettriche è aumentato del 14% in sei anni. Un incremento spiegabile anche con la maggiore disponibilità, oggi rispetto al 2018, di veicoli più costosi.

Focalizzandosi sui dati dei segmenti auto A e B, appare evidente come a fronte di una contrazione dell’offerta di modelli con motore tradizionale (passati da 42 a 22 unità in soli sei anni), sia invece in atto una crescente diffusione di vetture elettriche, passate dagli 8 modelli disponibili nel 2018, ai 13 dello scorso anno. E il 2025 si preannuncia come l’anno della svolta, con l’arrivo sul mercato italiano di diversi modelli nei segmenti A e B, con un costo di listino inferiore ai 30mila euro, destinati a segnare un’inversione di rotta.

Stando allo studio di JATO, le vetture elettriche sul mercato italiano risultano più costose del 25% (nel 2023 la percentuale era del 36%) rispetto a quelle “endotermiche”. I progressi compiuti finora in Occidente sul fronte dell’offerta e della riduzione dei prezzi appaiono di poco conto se paragonati a quanto accaduto negli ultimi anni in Cina: oggi il prezzo medio al dettaglio di un’auto elettrica comprata in Italia è superiore del 126% rispetto a quello di una vettura acquistata nel Paese del Dragone. Stesso discorso vale per il Regno Unito dove una vettura elettrica costa mediamente il 122% in più rispetto al mercato cinese e negli Stati Uniti dove la percentuale di maggior costo raggiunge il +109%. Il prezzo medio di una vettura elettrica in Italia è oggi di 67.058 euro, poco sopra la media europea (62.709) e degli USA (62.044), molto distante dalla Cina (29.682).

Il direttore di Motor1 e InsideEVs e ideatore dell’iniziativa Alessandro Lago ha commentato così i dati: “La varietà di offerta è la linfa del mercato: stimola l’interesse, la competizione e il miglioramento dei prodotti. Nel 2025, l’auto elettrica potrebbe beneficiare di condizioni favorevoli, ma resta il rischio che i pregiudizi, alimentati dal dibattito pubblico, rallentino la sua diffusione. Iniziative come questa sono cruciali per fare chiarezza, offrendo alle persone informazioni obiettive, critiche e costruttive, fondamentali per un dialogo consapevole e per abbattere le barriere culturali verso questa tecnologia”.


Gianmarco Giorda, direttore generale di ANFIA
: “In Italia il 20% circa delle aziende della componentistica ha già investito nella produzione di componenti per veicoli elettrici. Occorre però lavorare per salvaguardare e accrescere la competitività della nostra filiera in un dominio tecnologico in cui, ad oggi, l’UE non è il player più forte. In Italia, è importante introdurre un credito d’imposta per la ricerca e l’innovazione e mettere in campo azioni per attrarre investimenti nel Paese, così da agevolare il rinnovamento del settore”.

Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE: “UNRAE da tempo propone al Governo una serie di strumenti concreti per accelerare la diffusione di veicoli a zero e bassissime emissioni: un piano di sostegno alla domanda pluriennale, almeno fino al 2027; la revisione del regime fiscale delle auto aziendali, con interventi su detraibilità dell’IVA e deducibilità dei costi, da parametrare in base alle emissioni di CO2; una politica mirata per lo sviluppo capillare di infrastrutture di ricarica elettrica”.

Gli ha fatto eco Francesco Naso, segretario generale di Motus-E: “Il 2025 sarà molto importante per la mobilità elettrica. Se infatti sui segmenti più alti di mercato la parità di prezzo con l’endotermico è a portata di mano, la forbice si sta chiudendo anche sui modelli di massa, ampliando la platea di chi già oggi può ottenere un vantaggio nel total cost of ownership rispetto alle auto tradizionali. L’auspicio è che questo trend venga accompagnato da politiche di supporto stabili, anche sulle flotte aziendali, e da azioni a costo zero che valorizzino l’impegno degli operatori della ricarica, che stanno realizzando in Italia una rete tra le più avanzate d’Europa”.

 

Foto da ufficio stampa Jato

 

“Green Deal” UE nella bufera: stop a iter ideologici, ristabilire la fiducia dei cittadini

Crisi energetica e conseguenze: ci vogliono decisioni reali, pesanti e immediate
di Domenico De Rosa, CEO SMET Group
 
A poche ore dall’insediamento di Donald Trump negli Stati Uniti d’America e solo poco dopo le sue dichiarazioni chiare ed inequivocabili rispetto alla fine del “Green Deal”, è emerso un grave scandalo che coinvolge la Commissione Europea e la sua presidenza, riguardante presunti pagamenti a gruppi ambientalisti affinché promuovessero il Green Deal europeo. Secondo tale inchiesta riportata dal “NL Times”, la Commissione avrebbe erogato sussidi a organizzazioni ambientaliste con la condizione che queste facessero lobbying a favore dei piani verdi dell’UE.

Questa rivelazione sollevano tra l’altro e ancora una volta tutta una lunga serie di preoccupazioni sull’integrità e la trasparenza delle istituzioni europee.

L’idea che fondi pubblici comunitari vengano utilizzati per finanziare attività di lobbying a favore delle stesse discutibili politiche promosse dalla Commissione rappresenta un evidente grave conflitto di interessi.

Tale pratica mina oltremodo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee e solleva interrogativi profondi sulla reale indipendenza delle politiche ambientali adottate e portate avanti con intransigenza e dirigismo ideologico a scapito della stessa Europa.

Inoltre, le politiche legate al Green Deal, promosse sotto la guida di FransTimmermans, sono state oggetto di crescenti critiche da parte di numerosi Stati membri. Molti paesi nel tempo hanno espresso serie preoccupazioni riguardo agli obiettivi utopistici del Green Deal, temendo che possano avere ripercussioni negative sulle loro economie e industrie nazionali. Ad esempio, dodici Stati membri hanno evidenziato rischi geopolitici associati al Green Deal europeo, temendo che le proprie industrie di importanza strategica possano essere penalizzate irreparabilmente.

Questo scandalo mette in luce una gestione discutibile da parte della Commissione Europea, che sembra più interessata a promuovere la propria agenda politica anche attraversomezzi eticamente discutibili, piuttosto che a perseguire il benessere continentale con un dialogo costruttivo, trasparente e inclusivo con tutti gli stakeholder coinvolti.

Sarebbe auspicabile arrivati a questo punto che le istituzioni europee, preso atto della realtà, cambino rapidamente approccio, abbandonino i percorsi ideologici e ristabiliscano la fiducia dei cittadini, garantendo finalmente che le politiche vengano sviluppate e implementate in modo pragmatico, trasparente e senza “indebite influenze” e conflitti di interesse.

Foto da ufficio stampa SMET Group
 

Decarbonizzazione: ci vuole una strategia per lo sviluppo dei gas liquefatti

Decarbonizzazione: ci vuole una strategia per lo sviluppo dei gas liquefatti
di Matteo Cimenti Presidente di Assogasliquidi-Federchimica 
 
Penalizzante per la strategia di decarbonizzazione del trasporto pesante e inadatto a favorire la diffusione dei prodotti alternativi ai carburanti tradizionali. Questo, in sintesi, il nostro messaggio a proposito del DL “Proroga termini” per l’estensione anche per i fornitori di GNL dell’obbligo di introdurre quote di biocarburanti in consumo. Dal 1° gennaio 2025, infatti, sono entrate in vigore le norme del decreto “Decreto biocarburanti” (107 del 16 marzo 2023) che prevedono un incremento delle quote di biocarburanti per i trasporti ed estendono per la prima volta l’obbligo anche a carico dei fornitori di metano sia nella forma gassosa sia liquefatta (GNL), secondo una scelta dello Stato italiano, al quale invece le norme europee lasciano ampia discrezionalità.
L’inclusione del settore del GNL tra quelli interessati dal provvedimento ci trova completamente in disaccordo perché contraddice la strategia nazionale ed europea che punta sulla diffusione di questo carburante per ridurre le emissioni inquinanti e climalteranti del trasporto pesante, sia terrestre che marittimo. Ricordiamo che l’industria e il mercato del GNL sono nati una decina di anni fa e quindi non hanno una posizione consolidata nel panorama energetico: oltretutto si trovano oggi a dover affrontare difficoltà per la volatilità dei prezzi a causa dell’instabilità geopolitica”.
 
Dall’obbligo, del resto, è stato correttamente escluso il comparto del GPL – in conformità con le norme UE – sia per la sua dimensione di “alternativa” rispetto ai carburanti tradizionali e soprattutto perché, al contrario di altre fonti energetiche, non ha mai goduto sinora di alcun investimento pubblico rispetto allo sviluppo delle produzioni bio o comunque rinnovabili: in questo senso, infatti, solo gli investimenti privati a oggi stanno garantendo attività di ricerca e implementazione di soluzioni impiantistiche dedicate alla crescita di produzioni bioGPL e DME rinnovabili.
 
Assogasliquidi ha quindi chiesto al Parlamento di intervenire in modo urgente per l’eliminazione dell’obbligo anche per i fornitori di GNL, obbligo che penalizza un comparto che al contrario ha necessità di rapidi interventi per riprendere il trend positivo di crescita, rappresentando a oggi – soprattutto negli sviluppi della disponibilità di bioGNL – la soluzione immediata e pronta per decarbonizzare in modo efficiente il trasporto stradale pesante e marittimo, settori questi in cui anche il recente PNIEC riconosce al prodotto spazi importanti di crescita entro il 2030.
 
Foto da ufficio stampa Assogasliquidi-Federchimica 
 

Il Piano Snam 2025-2029: focus su sicurezza energetica e transizione al “Net Zero”

ACWA Power con Snam per l’idrogeno verde

Foto: Stefano Venier, amministratore delegato di Snam

Il Consiglio di Amministrazione di  Snam, presieduto da Monica de Virgiliis, ha approvato il Piano Strategico 2025-2029  della società. Nel corso della giornata, l’amministratore delegato Stefano Venier ha presentato alla comunità finanziaria la roadmap del Piano, che delinea gli  investimenti, gli obiettivi finanziari e le iniziative di innovazione. “Siamo in un momento cruciale per il settore energetico, in cui le crescenti incertezze  e la volatilità dei prezzi richiedono sistemi resilienti in grado di resistere agli shock  geopolitici e allo stesso tempo consentire la transizione verso il Net Zero in modo  sostenibile per tutti”, ha dichiarato Venier. “Investiremo 12,4 miliardi di euro per un’infrastruttura paneuropea in grado di  gestire molecole tradizionali e decarbonizzate come gas naturale, biometano,  idrogeno e CO, garantendo sicurezza e sostenibilità e soddisfacendo al contempo  l’evoluzione della domanda energetica. Realizzeremo la nostra ambition creando valore per tutti gli stakeholder, attraverso due leve strategiche: sostenibilità e  innovazione”.

Gli investimenti previsti dal Piano 2025-2029 sono i più consistenti della storia di  Snam e proseguono sulla scia delle iniziative adottate in risposta alla crisi energetica  del 2022. Negli ultimi anni, la Società ha triplicato la capacità di rigassificazione e aumentato la  flessibilità del sistema di stoccaggio. L’acquisizione degli asset di Edison Stoccaggio, prevista entro il primo trimestre del 2025, e il completamento della Linea Adriatica entro il 2027 contribuiranno a costruire un sistema energetico resiliente, flessibile e  sostenibile in Italia e in Europa, consolidando la leadership di Snam lungo l’intera catena del valore midstream.

Proprio la sostenibilità e l’innovazione continuano a essere le leve strategiche per  supportare l’ambizione di Snam a diventare un operatore energetico multi-molecola  leader a livello paneuropeo. Il Piano Strategico 2025-2029 prevede un aumento del 25% degli investimenti per la transizione energetica, riflettendo gli avanzamenti  di iniziative chiave come il progetto Ravenna CCS e il SoutH2 Corridor. Ulteriore  attenzione sarà rivolta alla riconversione degli impianti di biometano e alle soluzioni  di efficienza energetica.

Il Piano Strategico 2025-2029 di Snam prevede investimenti totali per 12,4  miliardi di euro (al netto di circa 1 miliardo di euro di finanziamenti pubblici), con un  incremento dell’8% rispetto al piano precedente. Il piano si concentra su due ambiti principali: investimenti in infrastrutture gas lungo l’intera catena del valore midstream; investimenti nei business della transizione energetica.

Una parte consistente degli investimenti, 10,9 miliardi di euro (rispetto ai 10,3  miliardi di euro del piano precedente), è dedicata allo sviluppo sostenibile delle  infrastrutture gas: 8 miliardi di euro (rispetto ai 7,4 miliardi del piano precedente) sono  destinati a progetti legati al trasporto, tra cui il completamento della Linea  Adriatica, la sostituzione di circa 850 chilometri di condotte con standard  hydrogen-ready, tre stazioni di compressione dual-fuel e progetti di  ollegamento degli impianti di biometano; 2 miliardi di euro (rispetto agli 1,4 miliardi del piano precedente) per l’ampliamento e il potenziamento dei siti di stoccaggio, l’installazione di tre  stazioni di compressione dual-fuel e gli investimenti relativi agli asset di Edison Stoccaggio, la cui acquisizione dovrebbe essere finalizzata nel primo trimestre  del 2025, previa approvazione dell’Antitrust; 0,9 miliardi (rispetto agli 1,5 miliardi del piano precedente) sono  destinati al commissioning della FSRU di Ravenna e alla costruzione di  infrastrutture small-scale a Panigaglia e Pignataro.  Gli investimenti nel business della transizione energetica ammontano a 1,5 miliardi di euro (rispetto agli 1,2 miliardi di euro del piano precedente), così ripartiti: Carbon Capture and Storage: 500 milioni di euro (900 milioni di euro al  lordo dei finanziamenti pubblici) . La CCS si sta affermando come una delle tecnologie più efficaci per  decarbonizzare i settori industriali ad alta intensità energetica e ad elevate  emissioni di carbonio. Circa 500 milioni di euro saranno investiti entro il 2027.

Hydrogen Backbone: 380 milioni di euro (400 milioni di euro al lordo dei  finanziamenti pubblici)

Sono previsti investimenti pari a 380 milioni di euro nel segmento italiano del  SoutH2 Corridor, una pipeline dedicata al trasporto di idrogeno. L’iniziativa è  stata inserita nei Progetti di Interesse Comune (PCI) dell’Unione Europea e  nella Global Gateways List. Il segmento italiano del SoutH2 Corridor si estenderà per 2.300 chilometri e l’inizio delle operazioni è previsto dopo il  2030. Il progetto, che ha ottenuto il supporto di istituzioni e aziende lungo l’intera  catena del valore, coinvolge altri tre TSO europei: le austriache TAG e GCA e  la tedesca bayernets, facendo leva sulla collaborazione con SeaCorridor per l’interconnessione con il Nord Africa. Essendo uno dei corridoi chiave per l’idrogeno verso la Germania e attualmente il più avanzato nello sviluppo  dell’idrogeno in Europa, il progetto è considerato il più efficiente in termini di  costi grazie all’ampio riutilizzo delle dorsali esistenti (tra il 60% e il 70%).
Biometano: 270 milioni di euro (350 milioni di euro al lordo dei  finanziamenti pubblici)
Nel business del biometano, Snam sta progredendo nel suo duplice ruolo: promuovere e ottimizzare l’integrazione in rete degli impianti di biometano, come richiesto dall’autorità di regolazione, e creare una solida piattaforma di produzione con circa 40 MW di impianti di biometano e biogas operativi alla fine del 2024 attraverso la controllata Bioenerys.
 
L’investimento sarà dedicato alla riconversione degli impianti e all’espansione della capacità a 78 MW entro il 2027, sfruttando il quadro di incentivi esistente. La piattaforma si concentra sullo sviluppo delle materie prime agricole e sull’ottimizzazione delle materie prime di scarto, con una presenza di primo piano nel Nord Italia e impianti selezionati in altre regioni. Il piano prevede il deconsolidamento di tale attività entro la fine del 2027, in accordo con le disposizioni dell’ARERA
 
Foto da ufficio stampa SNAM

 

Automotive e scelte sbagliate: forse c’è ancora spazio di manovra

Automotive e scelte sbagliate: forse c'è ancora spazio di manovra
di Ivan Scelsa, giornalista e scrittore
 
“Capitano, la nave sta affondando, che facciamo?” “Torniamo indietro, subito, prima di avventurarci in mare aperto”. Così, tutto d’un tratto, la presa di coscienza che qualcosa è andato storto, che occorre ritornare sui propri passi, affrettati e forzatamente indotti da terzi. E’ la necessità estrema di dover provare a scongiurare l’ormai prossimo naufragio.

Hanno infatti destato non poco scalpore la parole di monsieur Jean-Philippe Imparato, Chief operating officer di Stellantis in Europa e responsabile di Stellantis Pro One (veicoli commerciali) che, ai media d’Oltralpe, ha manifesto l’intenzione di ritornare allo sviluppo dei motori diesel, anche per le vetture a uso privato.

Imparato ha parlato di un interesse ancora importante per questo tipo di propulsori, soprattutto per i professionisti che percorrono tanti chilometri: una rivoluzione 5.0 (o  forse 6.0, ormai non è piu chiaro neanche questo…) che riguarderebbe anche vetture che oggi siamo abituati a veder mosse dai nuovi propulsori ibridi.

“Forse abbiamo ancora spazio di manovra, Signore”. “Proviamoci!”.

Obiettivo “tutto elettrico”: Bruxelles in aiuto alle Case automobilistiche

di Wopke Hoekstra, commissario europeo per il Clima
(dall’intervista rilasciata a “Bloomberg” – gennaio 2025)

I costruttori europei riusciranno a rispettare gli obiettivi del Green Deal, adeguandosi alla stretta sulle emissioni (già da quest’anno) e, in ultima sede, al bando delle vendite di auto endotermiche nel 2035. E questo nonostante la concorrenza della Cina e una domanda di auto elettriche ancora debole.

La Commissione europea aiuterà i costruttori a raggiungere il target sul “full electric”, stabilito nel 2019. Faremo del nostro meglio per garantire che il settore auto europeo abbia un futuro molto luminoso qui in Europa.

E le multe? Diverse società, alla luce dei forti investimenti nelle auto green, hanno esercitato pressioni feroci per mantenere in vigore gli obiettivi climatici. In ogni caso, siamo stati troppo unidimensionali, dobbiamo investire molto di più sul fronte della competitività.

ALIS e Veronafiere: dall’11 al 14 marzo “LetExpo – Logistics eco Transport”

ALIS e Veronafiere

Torna a Verona il grande evento fieristico per i trasporti, la logistica e i servizi alle imprese, con attenzione alle attuali dinamiche geopolitiche e alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. “Dalla partnership tra ALIS e Veronafiere abbiamo lanciato quattro anni fa la fiera LetExpo, diventato ormai l’evento nazionale e internazionale di riferimento per i trasporti, la logistica e i servizi alle imprese, con attenzione alle attuali dinamiche geopolitiche e alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Siamo quindi estremamente orgogliosi di confermare che la quarta edizione si svolgerà da martedì 11 a venerdì 14 marzo 2025 e sarà caratterizzata da importanti novità e da numeri ancora più ambiziosi in termini di espositori, stand, visitatori, momenti di confronto e di intrattenimento che animeranno i 5 padiglioni nel corso delle quattro giornate”.

 

Guido Grimaldi, presidente di ALIS: “LetExpo è infatti la fiera in cui le imprese dell’intero mondo del trasporto e della logistica sono le protagoniste assolute non solo per presentare novità commerciali, soluzioni innovative e servizi offerti, ma anche per confrontarsi con istituzioni e stakeholder nonché per svolgere una concreta attività di recruiting con i tantissimi giovani talenti provenienti da tutta Italia. Le conferenze, le interviste, i workshop e gli incontri tematici previsti nelle aree dibattiti di Casa ALIS, ALIS Cafè, ALIS Hub e ALIS Academy Village vedranno la partecipazione attiva di autorevoli rappresentanti del Governo, delle istituzioni italiane ed europee, delle amministrazioni, delle imprese, delle professioni, delle associazioni, del giornalismo, del mondo della formazione e della ricerca”.

 

LetExpo 2025 sarà sempre più una grande occasione di sviluppo ed una straordinaria opportunità per incontrare professionisti del settore, scoprire innovazioni tecnologiche all’avanguardia e favorire scambi culturali e commerciali tra diverse realtà internazionali. Anche quest’edizione ospiterà un intero padiglione destinato ad “ALIS per il Sociale”, coinvolgendo decine di enti impegnati ogni giorno nel terzo settore e nelle attività di volontariato, sport e solidarietà. Invece, tra gli elementi di novità, emergerà con ancora più forza la vocazione all’internazionalizzazione attraverso la presenza di importanti speaker provenienti da tutto il mondo”.

 

Federico Bricolo, presidente di Veronafiere SpA“In quattro edizioni, LetExpo si è consolidato come l’evento di riferimento nazionale per settori strategici come quelli dei trasporti e della logistica, declinati in chiave green. Merito dell’intuizione e della visione del Presidente di ALIS, Guido Grimaldi, unite all’expertise del team di Veronafiere. LetExpo, infatti, ha trovato nella nostra Fiera e nella città di Verona la posizione ideale e le risorse, in termini di competenze e infrastrutture, per esprimere a pieno il proprio potenziale e continuare a crescere. Verona, infatti, rappresenta una capitale naturale per la logistica del Paese: vocata per gli scambi e i traffici, connessa storicamente con i mercati, la città ospita il più importante interporto italiano e il secondo per grandezza in Europa”.

 

“LetExpo, fin dall’esordio, ha acquisito una collocazione di rilievo negli appuntamenti di Veronafiere, tra le rassegne più importanti che compongono il fitto calendario del primo trimestre. Questo perchéLetExpo è una fiera che guarda al futuro di tutti noi: ha la responsabilità di promuovere una cultura che ci accompagna nella transizione verso una mobilità e un’economia più sostenibili. Si tratta di un progetto ambizioso di cui abbiamo voluto essere subito partner, dal momento che rappresenta quegli stessi valori di innovazione e attenzione all’ambiente che caratterizzano ogni aspetto del modello organizzativo e di business del nostro Gruppo fieristico. Dall’11 al 14 marzo, siamo quindi pronti a ospitare una nuova edizione di successo di LetExpo, con tutti i suoi protagonisti, le aziende, gli operatori italiani e internazionali, le Istituzioni e i giornalisti, in un quartiere fieristico ancora più moderno, accogliente, funzionale e sostenibile, grazie agli interventi di rigenerazione infrastrutturale che abbiamo realizzato nel 2024”.

 

Foto uff stampa ALIS