Ibrido “mild” o “full”, ma anche “plug-in”: quali differenze?

Si parla da tempo di varie opzioni per chi intende avvalersi di un veicolo a benzina o Diesel, ma anche dotato di alimentazione elettrica. La verità, però, è che le differenze al grande pubblico tra ibrido, ibrido leggero o ricaricabile non sono ben chiare.

 

Luca Talotta. influencer, cerca con questo video di fare chiarezza.

Accenture: “Data is the new oil”, servizi digitali sempre più centrali

Foto:  Teodoro Lio, responsabile consumer & manufacturing industries di Accenture

”Il futuro del mercato automotive si giocherà nei prossimi due decenni. In parallelo alla transizione verso l’elettrico, è in corso la realizzazione di una nuova industria della mobilità soprattutto dal punto di vista della digitalizzazione: ci si muove sempre più in direzione di una piena integrazione tra il mondo dei dati e quello dei servizi digitali. Sono leve indispensabili per differenziarsi ed essere competitivi nel contesto attuale. Il focus si sta spostando dal “prodotto auto” a una ”esperienza di mobilità”, che mette il cliente al centro di un veicolo software-defined.

 

A dirlo Teodoro Lio, responsabile consumer & manufacturing industries di Accenture. La transizione verso veicoli definiti dai loro servizi digitali – tra cui sicurezza, comfort, funzionalità operative e di intrattenimento – promette di portare nuovi significativi guadagni all’industria automobilistica. I servizi digitali che ruotano intorno all’auto si basano sui dati del veicolo connesso e si integrano perfettamente in un ecosistema di fornitori di infrastrutture, ad esempio. parcheggi, stazioni di servizio, fornitori di tecnologia, come aziende produttrici di smartphone, città intelligenti e altro ancora.

 

Per cogliere le opportunità offerte dai servizi digitali, le aziende avranno bisogno di costruire un forte ”nucleo” digitale (che riguarda tecnologia, processi, persone, cultura aziendale) in grado di sfruttare la grande potenzialità dei dati e dell’intelligenza artificiale e in generale della tecnologia, adottando un approccio focalizzato sul cliente e sul valore generato dai servizi. Tale ”nucleo” digitale permetterà di conoscere le preferenze dei clienti e offrire così un servizio personalizzato.

 

”La maggior parte delle Case automobilistiche ha ancora molte opportunità da cogliere: a oggi i servizi digitali generano solo il 3% circa dei loro ricavi a livello globale, una percentuale non ancora sufficiente a coprire gli ingenti investimenti, mentre stimiamo che nei prossimi due decenni questo valore salirà fino a 3,5 trilioni di dollari, ovvero il 40% dei ricavi complessivi della filiera”, continua Lio. ”Inoltre, l’intelligenza artificiale può svolgere un importante ruolo nell’aumentare il valore dell’auto per il cliente senza aggiungere loro complessità. Questo può avvenire supportando i consumatori nella scelta più adatta ai propri bisogni; implementando e differenziando le funzionalità dell’auto grazie all’integrazione con l’ecosistema digitale; incrementando la sicurezza e rendendo il prodotto di mobilità integrato in modo trasparente e flessibile nella vita digitale di ognuno”.

 

Le aziende nel settore automotive dovrebbero dotarsi di una strategia chiara su come sviluppare i servizi digitali e che coinvolga l’intera azienda. Sono diverse le questioni chiave che devono affrontare: anzitutto, decidere se è meglio sviluppare i servizi digitali al proprio interno, con investimenti finanziari in tecnologia e per attirare le competenze adeguate che possono anche essere significativi, o se è preferibile integrare nei propri veicoli servizi digitali di terzi. Se le Case automobilistiche non riescono a trasformare il software in un’attività redditizia, rischiano di perdere la gara contro i nuovi players, sia rispetto a quelli storicamente presenti sul mercato sia rispetto ai nuovi che vi si affacciano. Se non agiscono rapidamente, rischiano insomma di rimanere indietro. Concorda anche l’83% dei dirigenti del settore automobilistico, affermando che i servizi digitali saranno il fattore chiave di differenziazione per il vantaggio competitivo.

 

Nonostante tutti gli sforzi per intraprendere la trasformazione digitale in alcune parti della loro organizzazione, la maggior parte delle aziende automobilistiche non è ancora veramente esperta di tecnologia e digitale nel suo nucleo. Quasi nove aziende su dieci invece di considerare la trasformazione come un processo continuo che riguarda l’intera azienda, trasformano solo alcune parti dell’azienda e del loro business e lo fanno principalmente attraverso una serie di iniziative circoscritte. Altre Case automobilistiche continuano a operare in modi più tradizionali.

 

È necessario creare contaminazioni virtuose e connessioni innovative anche all’interno dell’azienda. Le barriere devono essere abbattute: tutti saranno chiamati a collaborare per sviluppare le nuove capabilities nel software. Un’altra domanda fondamentale che le Case automobilistiche devono porsi è quale sia il servizio digitale e la tecnologia più interessante su cui investire e puntare, ciò che spinge i clienti a pagare di più e a selezionare un brand rispetto ai concorrenti. Quel servizio digitale capace di attrarre nuovi clienti e ampliare la propria fetta di mercato. Sicuramente una delle tecnologie più promettenti al momento è rappresentata dall’intelligenza artificiale, soprattutto quella generativa (G-AI). Sono cinque, secondo Accenture, le modalità di applicazione della Generative-AI.

 

1 – Consigliare: l’intelligenza artificiale come co-pilota per i manager, ad esempio per l’ottimizzazione dei percorsi della catena di fornitura.

2 – Creare: l’intelligenza artificiale al servizio della creazione di contenuti di marketing, immagini personalizzate e modelli 3D.

3 – Assistere: l’intelligenza artificiale come vero assistente nella guida autonoma, che contribuisce a creare un’esperienza immersiva e cucita su misura di utilizzo del veicolo.

4 – Automatizzare: l’intelligenza artificiale automatizza e velocizza processi fondamentali, quanto dispendiosi.

5) Proteggere: l’intelligenza artificiale aiuta a gestire le frodi, a verificare la conformità alle normative e a tenere sotto controllo le emissioni di anidride carbonica.

L’utilizzo di assistenti virtuali, configuratori di auto immersivi, co-piloti per il manager, strumenti di design generativo consentirà – sottolinea Accenture – di migliorare tempi e processi di sviluppo fino al 30%-50%, di ridurre i costi operativi eliminando l’80% delle attività di routine, con il vantaggio di una forza lavoro maggiormente concentrata sulle attività più strategiche e a valore aggiunto più alto e di una maggiore agilità e velocità sul mercato.

 

Si stima che il 30% delle ore di lavoro complessive nell’industria automobilistica abbia un alto potenziale di automazione, mentre un altro 6% ha un alto potenziale di aumento, pari a più di un terzo del capitale umano complessivo. L’AI generativa, per svilupparsi, ha però bisogno di integrare la sua capacità di imparare informazioni sul linguaggio e sul contesto con una elevata mole di dati, grazie ai quali può costruire esperienze fortemente personalizzate sulle esigenze dei consumatori, realizzando allo stesso tempo importanti risparmi sui costi e incrementando la produttività.

 

La combinazione di più dati, con modelli migliori e maggiore potenza di calcolo, sta infatti portando all’esplosione di questa tecnologia. L’AI sembra confermare il concetto secondo cui “Data is the new oil”. Lo sviluppo del settore automobilistico è perciò collegato a doppio filo alla capacità di acquisire e gestire i dati: i dati stanno guidando la transizione del settore e lo stanno portando verso una vera economia di piattaforma. Dati sulle aspettative dei clienti possono trasformare il processo di acquisto dell’auto, mentre dati relativi all’utilizzo dell’auto hanno il potenziale di trasformare l’esperienza di guida avvicinandola a un concetto di mobilità come servizio.

 

I dati devono essere perfezionati per essere efficaci. E siamo ancora nelle fasi iniziali del processo: oggi solo il 25% delle organizzazioni – in tutti i settori – sta realizzando il potenziale dei propri progetti di dati e analisi. Dall’altra parte l’80% dei consumatori sarebbe disposto a condividere i dati relativi alla propria auto in cambio di un’offerta di servizi. Questo ci indica anche l’importanza di stabilire politiche di governance dei dati, in linea con le normative per la protezione dei dati, con l’obiettivo di garantire la gestione e la protezione di tutti i dati raccolti.

 

In conclusione, trattare i dati come una forma di capitale aziendale rappresenta la prima ricetta per sbloccarne il valore e consentire l’adozione dell’AI, plasmando così la mobilità del futuro.

Stellantis: ecco il nuovo HUB di Circular Economy di Mirafiori

Stellantis ecco il. uovo HUB

Adriano Fabrizi, responsabile del nuovo HUB di Circular Economy che sta nascendo a Mirafiori, a Torino, ci parla dei lavori in corso per la creazione delle aree che accoglieranno le persone e i processi dedicati al prolungamento della vita utile dei componenti delle vetture, offrendo una nuova gamma di ricambi sostenibile, minimizzando il consumo di materie prime e lo spreco di risorse.

 

Per la realizzazione di questo progetto è stata recuperata un’area industriale inutilizzata di circa 55.000 metri quadrati nella zona di Mirafiori Sud.

 

Sono già iniziati i lavori e si sta attrezzando l’area dove saranno ricevuti e selezionati i componenti delle vetture provenienti dalla rete di assistenza e che verranno successivamente rigenerati partendo, in una prima fase, da motori e cambi.

 

Le batterie invece saranno riparate e rigenerate in una zona specifica. Si sta inoltre attrezzando un’area per il ricondizionamento delle vetture usate dei marchi Stellantis da reinserire nel mercato, mentre le vetture giunte a fine vita saranno smontate per recuperare i componenti da reimmettere nel settore dei ricambi usati per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo aziendale di azzeramento delle emissioni nette di CO2 entro il 2038.

 

 

Nissan X-Trail: reinventato l’ibrido a trazione integrale

Al motore e-Power, che combina le caratteristiche dell’elettrico con la comodità del termico, senza l’ansia da ricarica, si affianca ora la tecnologia e-4orce, per un 4×4 che guarda al futuro

 

 

 

Nissan guarda al futuro della mobilità, sempre più amica dell’ambiente ed elettrificata. E guarda anche alla comodità di utilizzo delle vetture, perché non tutti i Paesi – l’Italia tra questi – hanno una rete ancora sufficientemente sviluppata di colonnine di ricarica pubbliche e domestiche. E anche nel fuoristrada, la Casa giapponese fa da apripista grazie a una nuova tecnologia che ripensa il 4×4 in chiave elettrIficata.

 

Le due innovazioni targate Nissan, e-Power ed e-4orce, sono il cuore di X-Trail, il Suv più imponente del marchio. Il motore di trazione è 100% elettrico, ma non ha bisogno di ricariche alla spina perché a generare energia ci pensa un’unità termica il cui unico compito è ricaricare gli accumulatori. In pratica, la vettura viene mossa esclusivamente dall’unità elettrica e, quando ce ne è bisogno, automaticamente si attiva il motore a benzina. Un deciso cambio di passo, e una novità assoluta rispetto al panorama attuale che fino ad ora vedeva entrambi i propulsori delle auto ibride collegati agli assi.

 

A tutto vantaggio di consumi, percorre fino a 1.000 km con un pieno, emissioni decisamente ridotte e silenziosità. Per rendere ancora più agevole e rilassante la guida, le vetture con questa power unit sono dotate di e-Pedal Step, che consente di accelerare e rallentare usando un solo pedale. Per ottimizzare l’efficienza, poi, è possibile scegliere tra guida completamente elettrica (EV mode), massimizzazione della rigenerazione della batteria in fase di rallentamento o di frenata (B-mode) e ulteriore riduzione dei consumi (Eco-mode).

 

La potenza è davvero notevole: il motore elettrico eroga 204 cv, con una coppia di 330 Nm subito disponibile. L’unità termica è invece composta da un motore turbo benzina tre cilindri da 1.5 litri. La trazione integrale è affidata a e-4orce, appositamente sviluppato per motori elettrici o elettrificati. I due motori elettrici, uno per ogni asse, sono gestiti da un sistema che regola la forza motrice e l’azione frenante sulle singole ruote, per garantire sicurezza, controllo e comfort di marcia su ogni tracciato e in qualsiasi condizione. La potenza totale è pari a 213 cv, con motore posteriore da 128 cv. L’accelerazione consente di bruciare lo 0-100 km/h in 7 secondi. 

 

 

Alle fondamentali innovazioni propulsive, Nissan X-Trail affianca le storiche affidabilità e solidità, insieme all’abbondanza di spazio a bordo, dove trovano posto fino a sette passeggeri. Le linee del X-Trail sono quelle del nuovo corso della Casa, con proiettori dal disegno affilato, fiancate muscolose, posteriore possente. I gruppi ottici adattano la forma del fascio luminoso in base alle condizioni stradali e alla presenza di altri veicoli, garantendo una luce ampia e profonda in ogni circostanza.

 

Deciso passo avanti anche per la tecnologia a bordo: il nuovo X-Trail è equipaggiato con l’ultima generazione del sistema ProPILOT Assist con Navi-link, un decisivo supporto che assiste il conducente: il cruise-control adattivo è in grado di mantenere la vettura in carreggiata e alla corretta distanza di sicurezza in autostrada, mentre in città è in grado di rallentare la vettura fino a fermarla per poi farla ripartire automaticamente. Su strade veloci, il sistema legge i segnali stradali e può regolare la velocità in base ai limiti del tratto viario che si sta percorrendo. I sensori e telecamere controllano gli angoli ciechi e possono intervenire sullo sterzo per aiutare a prevenire il cambio di corsia se è presente un altro veicolo nell’area circostante. Perfezionato anche il sistema Moving Object Detection, che può azionare i freni se rileva un ostacolo in movimento nelle vicinanze.

 

 

 

Vince chi la spara più grossa: ora tutti scienziati del clima

di Cristiano Donelli, Policy Advisor – European Parliament

Ci hanno fatto arrivare in Italia quest’estate anche la tempesta di calore (“hot storm”) fra le assurdità meteorologiche a ingrandire il perimetro di esagerazioni che colpiscono la pancia delle persone, e chi mette in atto questa strategia comunicativa ben conosce il potere del catastrofismo per orientare verso i loro dettami i pensieri e le scelte della massa.

Da anni ci sono siti Internet che si sono scoperti esperti di meteo sostituendosi ai veri studiosi del tema e in virtù di questo riconoscimento mediatico ci stanno ammorbando con invenzioni fantasmagoriche che farebbero molto ridere se non fossero così ossessivi.

Nomi epici per descrivere continue perturbazioni o periodi appena più caldi della media, ma in quel caso oltre al fastidio e al giudizio di spregiudicatezza nei loro confronti non accade niente che ci possa danneggiare direttamente.VIl punto per cui ciò diventa problematico è che i poteri forti e cattivi si sono insinuati nella debolezza dimostrata dalle persone, per cui col caldo o il freddo non si riesce a resistere un minuto e vengono incentivate le lamentele continue di una società che non sa più adattarsi alla minima deviazione di percorso.

I decisori politici invece di utilizzare una saggezza che aiuta le persone ad adattarsi ed essere stoici, quantomeno nel minimo sindacale di non passare la vita a lamentarsi al grido di “piove governo ladro”, usano strumentalmente e addirittura incentivano le paure recondite per presagire la fine del mondo.

E basta cambiare il tema, ma mantenere il succo, la fobia pandemica non poteva durare più di tanto e così si è dovuto accelerare sul catastrofismo climatico che era solo un attimo in standby perché si era troppo impegnati ad usare l’alcol dei disinfettanti e le plastiche non riciclabili davanti a naso e bocca.

Gli scienziati del clima hanno ora sostituito i virologi e pare che l’estate caldissima italiana non sia mai esistita mentre invece le punte di freddo non vanno mai ricordate altrimenti poi la scusa del riscaldamento delle temperature a livelli mai raggiunti nella storia dell’umanità potrebbe non reggere a sufficienza anche a prova di scemo e più scemo.

La soluzione per risolvere questa crisi climatica, così come è stato per eliminare il Covid in men che non si dica, è di smettere al più presto di parlarne ossessivamente, e vedrete che subito le persone torneranno a vivere l’alternarsi delle stagioni come un elemento naturale, essendo più mentalmente libere per occuparsi finalmente di lavoro e sviluppo.

Quando questo finalmente accadrà, poi i soliti ci proveranno col nuovo mantra per comandare persone docili e impaurite, ma ormai penso che dovremmo avere in nostro possesso gli strumenti per disinnescare le continue truffe del potere. O no?

Parcheggi: quegli spazi “rosa” che fanno discutere

I primi spazi nei parcheggi riservati all’uso dei conducenti di sesso femminile – i “frauenparkplatz” – sono stati introdotti in Germania all’inizio degli Anni ’90. L’utilizzo nel Paese di questi spazi ‘rosa’ è abbastanza esteso – alcune regioni tedesche infatti richiedono che almeno il 30% degli spazi nei parcheggi sia tenuto a disposizione delle donne. All’infuori della Germania però, il concetto ha inciso più che altro in alcuni Paesi asiatici: particolarmente in Cina, Sud Corea e Indonesia.

Ora, dopo 14 anni, il più importante esperimento coreano – nella città di Seoul, dove circa 2mila dei 16.640 posti auto nelle strutture pubbliche erano stati allocati alle donne – è stato cancellato. Gli spazi resi disponibili saranno ora trasformati in posti “family friendly”, senza riferimento al genere dell’autista dell’automobile.

In origine gli spazi rosa nei parcheggi – perlopiù situati vicini alle uscite o eventualmente agli ascensori – erano stati introdotti per combattere il fenomeno delle molestie e delle aggressioni sessuali nei parcheggi. Ciò anche se, secondo l’analisi statistica della Polizia federale tedesca, gli attacchi alle donne non erano più probabili nei parcheggi che altrove. La pratica è stata criticata anche dalle femministe, in quanto la tendenza – abbastanza comune – di fare questi spazi più larghi di quelli dedicati alla “massa” lasciava intendere che le donne fossero invece meno abili nelle manovre di parcheggio.

In maniera del tutto prevedibile, una forte opposizione è arrivata anche da parte del pubblico maschile, che si sentiva invece discriminato – un’obiezione che, nel caso coreano, non sembra sia stata superata dall’infelice commento da parte delle autorità metropolitane di Seoul secondo cui lo scopo dell’esercizio sarebbe stato quello di ridurre le distanze che le donne devono percorrere in quanto le femmine – notoriamente – portano i tacchi alti…

Torna il “Terzetto: Timmermans scappa, ammissioni ritardate dei “big”, caos automotive in Europa e…

Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility, e Andrea Taschini, manager automotive, noti quando si riuniscono come il “Terzetto”,  si ritrovano sul web.

 

Ecco i loro punti di vista sullo scenario automotive in continua evoluzione e i continui colpi di scena tra mea culpa. dichiarazioni, dimissioni, incertezze, mercato, elezioni UE del 2024, strategie cinesi e altro ancora.

De Meo, l’elettrico, l’UE e il “mea culpa” ACEA: l’“auto” processo è iniziato

“Ma se l’auto elettrica è una rivoluzione per i ricchi”, come ammette a giusta ragione, ma a scoppio ritardato, anche Luca De Meo, presidente di ACEA, perché si esce solo adesso allo scoperto? E anche se, come sostiene il top manager a capo di Renault – a regime (tra quanti anni?), i costi di gestione saranno ridotti a circa un terzo,” il problema rimane e l’industria europea ne uscirà con le ossa rotta.

 

De Meo ricorda anche – come se fosse una novità – che “la Cina fa la parte del leone sul mercato mondiale perché terre rare, cobalto e altri elementi necessari per la costruzione delle batterie sono nelle mani di Pechino”. Quindi? La frittata è ormai fatta.

 

E poi c’è il “mea culpa”, ovviamente in senso lato, considerando tutta l’Associazione europea dei costruttori: “Si è mancato di coraggio nel comunicare le alternative all’elettrico e nello spiegare come gli e-fuels, ad esempio, potrebbero da subito essere disponibili. Relegare gli e-fuels al solo trasporto aereo, come vuole l’Europa, di fatto ne impedisce l’utilizzo su ampia scala e l’abbattimento dei costi”.

 

Affermazioni pesanti e significative, quelle del top manager italiano, che se la prende anche con “il gruppo di estremisti dell’elettrico di Bruxelles”, ma sempre colpevolmente (per tutto il settore che lui rappresenta) tardive.

 

Condivido, a questo proposito, il ragionamento dell’eurodeputato Carlo Fidanza, quando, commentando proprio le precisazioni di De Meo, dice che “tra le grandi Case costruttrici di auto è prevalsa la scelta di assecondare il mainstream, per compiacenza o per esigenza di alcuni (Volkswagen, per intendersi – ndr) di ripulirsi da vecchi scandali”.

 

E così, a pagare, saranno i cittadini e l’ambiente. In tanti si terranno la vecchia auto o ne acquisteranno una economica con un marchio cinese. Di fatto, il settore – tutto – ha cominciato ad “auto” processarsi. Sarà un finale d’anno e un inizio di quello nuovo, fino all’appuntamento con le elezioni europee, ricco di sorprese e colpi di scena.

 

È mai possibile che certe considerazioni, noi, comuni mortali, le stiamo facendo da tempo (è doveroso ribadirlo fino alla noia), mentre chi opera in questo settore le tira fuori solo adesso con apparente convinzione? Vale per De Meo, ma anche per Carlos Tavares e altri. E se a Bruxelles facevano orecchie da mercante, come denunciato proprio da Tavares riferendosi alla sua precedente presidenza di ACEA, a quel punto occorreva alzare la voce, farsi sentire, sensibilizzare i lavoratori e le forze sindacali, chiamare in causa con forza le associazioni di categoria e i politici pragmatici dei singoli Paesi. E non arrivare al punto in cui ci troviamo. 

Mercato Italia: e la rimodulazione degli incentivi?

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

A luglio 2023, il mercato auto italiano risulta nuovamente in rialzo, ma prosegue il rallentamento della crescita già riscontrato nel mese precedente, e si  confronta con un luglio 2022 in lieve calo (-0,8%). Il divario da colmare rispetto ai volumi di luglio 2019, in periodo  pre-pandemico, è del 22,3%.

 

Mentre l’estate porterà con sé un fisiologico calo delle vendite, si attende la più volte invocata rimodulazione degli incentivi all’acquisto delle vetture green, per dare un più efficace impulso alla diffusione delle auto a bassissime e a zero emissioni e orientare le  scelte dei consumatori verso gli obiettivi di decarbonizzazione della mobilità del “Green  Deal” europeo.

 

 

Autocarri: dal Governo ora interventi di lungo periodo

Trasporto merci: si attendono Ecobonus e misure fiscali

di Luca Sra, Delegato ANFIA per il trasporto merci

L’andamento positivo del segmento degli autocarri confermatosi anche a giugno, evidenzia la volontà delle imprese italiane dell’autotrasporto di investire nel rinnovo del parco veicolare circolante, come testimoniato anche dal rapido esaurimento delle risorse stanziate dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la finestra di prenotazione degli incentivi che si è aperta lo scorso 26 giugno.

Tale propensione suggerisce la necessità di superare l’attuale modello caratterizzato da  incentivi discontinui in favore di politiche di lungo periodo che rendano certo e ricorrente il supporto pubblico al rinnovo delle flotte con tutte le tecnologie di trazione già  disponibili, a partire dalle motorizzazioni Euro VI di ultima generazione.

A latere di ciò si rendono necessarie politiche mirate per i veicoli a zero emissioni allo scarico – in primo  luogo, il rapido sviluppo di un’adeguata rete di infrastrutture di ricarica elettrica e  rifornimento a idrogeno. A queste misure, inoltre, è necessario affiancare interventi di  natura fiscale a supporto degli investimenti quali la riattivazione del credito d’imposta  sugli acquisti di beni strumentali tradizionali.

Infine, appare fondamentale richiamare l’attenzione sulle criticità legate alle tempistiche e alle modalità d’adeguamento dei veicoli ai nuovi requisiti della normativa  sul tachigrafo digitale, sulla quale è cruciale che si possa addivenire al più presto a un  intervento chiarificatore.