ANFIA Sezione Autobus: Rampini presidente

Foto: Il presidente Andrea Rampini

Nel quadro della nuova Governance di ANFIA, Andrea  Rampini, amministratore delegato di Rampini Carlo Spa, è stato nominato presidente della  Sezione Autobus dell’Associazione. Il comparto della mobilità collettiva sta oggi vivendo una fase di profonda trasformazione. Gli sfidanti obiettivi di decarbonizzazione proposti dalla Commissione europea – autobus  urbani a zero emissioni dal 2030 – devono necessariamente coniugarsi con una realistica  transizione energetica della mobilità pubblica, che deve poter contare su strumenti di  supporto agli investimenti produttivi e alle attività di Ricerca & Innovazione nelle nuove  tecnologie.

 

“La conferma della Rampini Carlo Spa, nella mia persona, come rappresentante della sezione Autobus è per la nostra azienda motivo di orgoglio – ha affermato il neo presidente -. La filiera dell’autobus sta affrontando oggi numerose sfide, dalle normative molto stringenti guidate dal processo di decarbonizzazione, fino ad arrivare alle normative  tecniche di miglioramento e modernizzazione in vigore già dal 2024 e che avranno un  impatto estremamente significativo. Allo stesso tempo, ha però di fronte una serie di opportunità come non accadeva da  tempo, come il PNRR e i relativi fondi che offrono la possibilità di velocizzare la  transizione energetica grazie alle spinte verso l’Elettrico e la tecnologia Idrogeno. Sfide ed opportunità della transizione rappresentano un impegno notevole per le aziende  della filiera. Al loro fianco e per il loro sostegno dedicherò le mie competenze e il mio  impegno a rappresentare gli associati della sezione autobus di ANFIA”.

Andrea Rampini succede a Fabio Magnoni, a cui – si legge in una nota – vanno i più sentiti ringraziamenti di ANFIA  e delle aziende associate per il lavoro svolto in rappresentanza della filiera produttiva italiana degli autobus.

 

Case auto al bivio: guardare al mercato reale o solo alle élite

i concessionari mostrano cautela

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

In luglio sono state immatricolate in Italia 119.207 autovetture con una crescita dell’8,8% sul luglio 2022. Il consuntivo del periodo gennaio-luglio chiude invece a quota 960.765 immatricolazioni con un incremento sullo stesso periodo del 2022 del 21%. Rispetto ai livelli ante-crisi (cioè rispetto al gennaio-luglio 2019) si registra
tuttavia un calo del 22,3%.

In questo 2023, se si riuscisse a mantenere il tasso di crescita dei primi sette mesi fino a dicembre, l’anno chiuderebbe con 1.593.209 immatricolazioni. Questa prospettiva non appare probabile, dato anche il rallentamento del tasso di crescita degli ultimi mesi, e in ogni caso, anche se si realizzasse, il mercato dell’auto italiano sarebbe ancora molto lontano dal volume di immatricolazioni necessario per evitare un ulteriore invecchiamento del nostro parco circolante, che è tra i più vetusti d’Europa, con tutto quello che ne consegue in termini di inquinamento e di sicurezza nella circolazione.

 

La ripresina iniziata nell’agosto 2022 è stata determinata dal parziale superamento delle difficoltà di produzione legate alle ben note carenze di microchip e di altri componenti essenziali. Nella situazione attuale vi è una piena disponibilità di vetture elettriche e una discreta disponibilità di vetture di élite, ma persistono difficoltà di
consegna per le auto destinate ai comuni mortali.

 

D’altra parte gli operatori segnalano che la ripresina in atto è legata essenzialmente allo smaltimento del portafoglio ordini accumulato per le carenze di componenti, mentre ben il 90% dei concessionari lamenta una modesta acquisizione di nuovi ordini. La ragione principale di quest’ultima situazione è da ricercare nel livello raggiunto dai prezzi che in luglio sono alti per il 62% dei concessionari, mentre il 30% si attende ulteriori aumenti nei prossimi tre-quattro mesi.

 

Sempre dall’inchiesta del Centro Studi Promotor emerge che il principale fattore di freno della domanda di auto è attualmente la situazione economica delle famiglie indicata come ostacolo alle vendite dal 72% dei concessionari e seguita dal livello elevato dei prezzi (69% di indicazioni) e dalla situazione economica generale (63%
di indicazioni). Ancora dall’inchiesta citata emerge poi che solo il 16% degli operatori interpellati prevede un miglioramento della situazione delle vendite nei prossimi tre-quattro mesi, mentre il 60% ipotizza stabilità sugli insufficienti livelli attuali e ben il 24% si attende un peggioramento.

 

In sintesi, il mercato automobilistico italiano è ancora molto lontano dal ritorno alla normalità e occorre quindi una politica incisiva di rilancio delle vendite condotta a livello di Governi (in Italia e in Europa) e condotta anche dalle Case automobilistiche attualmente dominanti sul mercato europeo che devono decidere se offrire soluzioni a tutti gli utilizzatori di automobili o se concentrarsi sulla produzione di auto elettriche e di auto di élite lasciando una parte importante della domanda a costruttori nuovi o relativamente nuovi sul mercato europeo.

Ecco il dilemma: combattere la fame o il clima

di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility
(da “il Giornale” del 28 luglio 2023)

La vera notizia sul cambiamento climatico è che gli europei non possono farci nulla e devono imparare a convivere con la frustrazione che l’impotenza comporta. È certo che il pianeta si stia riscaldando di un grado, un grado e mezzo nell’arco di qualche decennio. Come si riscalda così si raffredderà. Lo ha sempre fatto per miliardi di anni e anche nel breve tempo che noi chiamiamo storia, dalla verde Groenlandia alla mini-glaciazione del primo ‘900.

Le prove stanno però nelle misurazioni scientifiche, non nelle sudate di luglio per uno scirocco africano o nei ricordi di un sindaco che non ha mai vissuto una tromba d’aria, né un’alluvione nel Polesine o a Firenze. Questi sono eventi meteorologici, non climatici, e i ricordi sono quanto di più antiscientifico si possa immaginare.

L’Europa contribuisce, dati ufficiali dell’International Energy Agency, per meno dell’8%, pari circa 2,8 Gt in diminuzione dal 1980. Ecco perché siamo impotenti: pesiamo pochissimo e abbiamo già un’economia molto sostenibile. Nonostante ciò, stiamo migliorando ogni anno. Fare ancora poco di più avrebbe un costo economico enorme per un beneficio di cui il pianeta non si accorgerebbe.

La responsabilità storica: abbiamo accumulato noi la CO2 per dare energia alla rivoluzione industriale. Vero. Ma a parte il fatto che il dentifricio nel tubetto non lo puoi rimettere, soffermiamoci sul «noi». Noi siamo quelli di oggi, 450 milioni di europei. Abbiamo avuto nonni, bisnonni e antenati, ma non siamo loro e non rispondiamo di quanto hanno fatto quando regole, valori e sensibilità erano diversi.

Oltre la nostra impotenza, merita una riflessione la pretesa condanna della Cina e delle altre economie emergenti: qualcuno deve pagare per quel grado in più. Sul serio? Nel 1990 eravamo 5,3 miliardi e le emissioni di CO2 erano 23 Gt. Oggi siamo 8 miliardi ed emettiamo 38 Gt, grazie alla Cina (+11) e altri Paesi emergenti (+7).

L’umanità è aumentata perché miliardi di persone si nutrono meglio e muoiono meno. Oltre un miliardo è uscito dalla condizione di povertà assoluta. L’Agenda ONU al 2030 si pone l’obiettivo di sconfiggere la povertà. Senza girarci troppo attorno, il costo è emettere CO2. Cosa suggeriscono gli ambientalisti gretini? Alziamo di un grado o li lasciamo morire di fame?

ANFIA: Musso ancora a capo del Comitato tecnico OICA

Foto: Alberto Musso, Responsabile Area Tecnica e Affari regolamentari di ANFIA 

Alberto Musso, Responsabile Area Tecnica e Affari regolamentari di ANFIA, è stato recentemente riconfermato alla presidenza del Comitato tecnico OICA, di cui ANFIA è membro fin dalla fondazione, nel 1919, per il biennio 2023-2025. Il Comitato, attivo dal 1956, coordina le attività di tipo tecnico-regolamentare delle  associazioni dei produttori di autoveicoli affiliate OICA (International Organization of  Motor Vehicle Manufacturers) – organismo internazionale che ad oggi comprende 36 associazioni provenienti da tutti i continenti – e contribuisce attivamente ai lavori del  World Forum for Harmonization of Vehicle Regulations (WP29) dell’UNECE (United  Nations Economic Commission for Europe), rappresentando in quella sede, in modo unitario, la voce dei costruttori automotive.

Le riunioni ufficiali del Comitato tecnico OICA si svolgono tre volte l’anno, in sessioni di  due giorni, e vi partecipano una sessantina di esponenti di associazioni automotive a  livello internazionale, dove si concentrano le rappresentanze di tutti i principali OEM.

“I primi due anni (2021-2023) di incarico come presidente del Comitato tecnico – afferma Alberto Musso, Responsabile Area Tecnica e Affari regolamentari di ANFIA – pur se segnati da notevoli difficoltà a livello logistico, sono stati un’occasione unica di  confronto con i colleghi di tutto il mondo e di ulteriore crescita professionale in  relazione ai temi di maggiore attualità per l’industria automotive. Nell’anno corrente ricorrono tre importanti anniversari per il settore della  regolamentazione tecnica. Nella riunione del WP29 di marzo, abbiamo celebrato i 70  anni di attività del World Forum di Ginevra e i 65 anni dalla firma dell’Accordo del  1958, mentre nella riunione di giugno sono stati festeggiati i 25 anni dalla firma  dell’Accordo globale del 1998. L’industria automotive a livello worldwide – prosegue Musso – sta affrontando un  delicato passaggio generazionale. Le spinte in atto verso sistemi di propulsione più efficienti, tecnologie di sicurezza attiva sempre più sofisticate, automazione della guida e altre innovazioni dirompenti stanno modificando radicalmente il futuro della  mobilità e dei trasporti. In questo tempo sfidante di trasformazione, l’impegno del Comitato tecnico OICA è  sempre più rivolto alla ricerca dell’armonizzazione delle regole tecniche a beneficio  della sicurezza sulle strade, dell’ambiente e dei cittadini in ogni parte del mondo”.

 

Automotive: studio della Regione Lombardia sui carburanti “green”

L’assessore regionale lombardo allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, ha presentato uno studio che conferma le grandi potenzialità dei carburanti rinnovabili nel processo di transizione verso la decarbonizzazione.

Lo studio si inserisce nel percorso avviato dalla Regione nel marzo 2022 in difesa della filiera dell’automotive, per evitare la perdita di circa 20.000 posti di lavoro solo in Lombardia e 70.000 in tutto il Paese.

Caro carburanti: dal Governo interventi più incisivi

di Federico Cavallo, responsabile relazioni esterne di Altroconsumo

Dal primo agosto 2023 è entrata in vigore la norma che impone l’obbligo di pubblicazione dei prezzi medi regionali presso gli impianti di distribuzione dei carburanti. L’efficacia di questa nuova misura si vedrà solo nelle prossime settimane, anche se a oggi qualche dubbio rimane sul fatto che possa, da sola, far fronte ai rincari che non sono una novità e che probabilmente continueranno, in un quadro internazionale sempre mutevole e molto incerto.

 

Per evitare che gli effetti si ripercuotano ulteriormente sulle famiglie, già molto provate a causa dell’inflazione, e su altre filiere produttive e categorie di beni, è necessario quindi intervenire urgentemente e in maniera strutturale su componenti che pesano notevolmente nella formazione del prezzo finale: in primis, la tassazione applicata e la trasparenza lungo tutta la filiera.

 

Ok, quindi, al principio generale di dare maggiori informazioni ai consumatori. ma attenzione a non considerare questa una panacea, scaricando al fondo della catena e, in definitiva, sui singoli l’onere di far fronte con proprie risorse – economiche e di tempo – ad aumenti che sono generalizzati sul territorio. Infine, molta attenzione a nostro avviso va posta sul rischio di trascinamento verso l’alto dei prezzi più concorrenziali, cioè quelli che si pongono sotto le medie regionali e nazionali, il che porterebbe, espresso anche dall’AGCM, a una paradossale diminuzione delle possibilità di risparmio per i cittadini.

 

Come Altroconsumo, continueremo quindi a monitorare la situazione, chiedendo al contempo interventi più incisivi da parte del Governo, che partano anche da un maggiore confronto con i consumatori.

Italia e ACLI Roma: insieme per i bisognosi Nissan

Nissan Italia avvia una partnership di responsabilità sociale d’impresa con ACLI Roma aps per promuovere i valori della solidarietà e della sostenibilità attraverso il coinvolgimento dei dipendenti dell’azienda. La collaborazione tra Nissan Italia e le ACLI di Roma, denominata “Care Sharing, metti in circolo la solidarietà”, è costituita a supporto delle comunità e prevede diverse iniziative, tra cui la cena solidale con i più bisognosi e la raccolta alimentare che ha dato il via al percorso di sostegno umanitario.

A luglio, i dipendenti di Nissan Italia hanno dato vita a “Il paniere che serve”, ovvero la raccolta di generi alimentari, per l’igiene personale e della casa, realizzata nell’ambito del programma delle ACLI di Roma “Il cibo che serve”. I beni, destinati a famiglie e persone fragili, sono stati confezionati sulla base di panieri sartoriali, con attenzione alle necessità di bambini, adolescenti e anziani, ma anche alle intolleranze alimentari.

Oltre 300 kg di alimenti e circa 100 litri di prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa raccolti in un mese, per un totale di oltre 40 pacchi confezionati nella sede Nissan Italia a Capena e consegnati presso la Cappella di Santa Maria Assunta di Idroscalo a Ostia, alle famiglie indigenti del quartiere, grazie ad un gioco di squadra tra dipendenti dell’azienda e volontari delle ACLI di Roma che, da tempo, accolgono queste famiglie nelle loro attività di sostegno.

Punto di forza dell’iniziativa è stata la capacità di favorire la circolarità tra la solidarietà e la sostenibilità. Infatti, i pacchi sono stati portati a destinazione a bordo di Nissan Townstar Van 100% elettrico con l’intento di avviare l’iniziativa benefica ad emissioni zero.

AppassionAuto 2023: il rombo della passione e della solidarietà

Torna dal 15 al 17 settembre 2023, alle Terme di Comano (centro di eccellenza nella cura della pelle in Trentino, tra il lago di Garda e le Dolomiti di Brenta), l’appuntamento con AppassionAuto, raduno per auto d’epoca e supercar a scopo solidale e beneficenza, mentre si gode della bellezza di un sito Riserva Biosfera Unesco.

Giunto alla undicesima edizione, i numeri danno riscontro di quanto fin qui fatto: con l’edizione numero 10 abbiamo fino a qui raccolto fondi per bambini e ragazzi “amabili” per un totale di 128.395 euro. Importi devoluti in solidarietà per venire incontro alle esigenze di Casa Sebastiano, la struttura destinata alla residenzialità di persone autistiche in gravi difficoltà familiari gestita dalla Fondazione Trentina per l’Autismo.

Ad AppassionAuto si partecipa per condividere la passione per le belle automobili, per scoprire con un tour dedicato laghi alpini, antichi castelli, dimore signorili, vette dolomitiche, orti biologici, per farsi conquistare da sapori genuini e autentici, ma soprattutto per far del bene ai ragazzi autistici di Casa Sebastiano, a Coredo in Val di Non.

Ecco perché AppassionAuto aggrega vetture di tipologie diverse, dalle storiche, alle Supercar moderne, ma non rifiuta anche chi ha una vettura, diciamo, tradizionale ma vuole essere partecipe dell’evento. L’importante è volerci essere per dare un contributo di presenza ed economico per offrire sollievo alle famiglie ed opportunità di crescita ai ragazzi autistici che decidono di affidarsi a Casa Sebastiano, struttura destinata alla residenzialità temporanea.

Casa Sebastiano è anche un centro collegato al mondo della ricerca, all’avanguardia nello studio dell’autismo. L’autismo rientra in quelli che vengono definiti “disturbi pervasivi dello sviluppo”, un insieme di disturbi complessi comprendenti, tra gli altri, la sindrome di Asperger, il disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato, che possono manifestarsi con gradi variabili di gravità. In Italia sono 600.000 le famiglie coinvolte. AppassionAuto è l’occasione per far del bene per queste famiglie e allo stesso tempo per scoprire il Trentino più sconosciuto.

Misure per il sistema auto: il Tavolo Automotive è urgente

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

UNRAE esprime apprezzamento per l’approvazione, da parte del Parlamento Europeo, della proposta di regolamento AFIR per la realizzazione di infrastrutture per i combustibili alternativi, ora al vaglio del Consiglio europeo. Sulla base degli obiettivi nazionali – commisurati sia al numero di veicoli leggeri elettrici e ibridi plug-in circolanti sia alla distanza tra le stazioni di ricarica – il nostro Paese dovrà assicurare l’installazione, su autostrade e strade nazionali, di gruppi di stazioni di ricarica elettrica rapida almeno ogni 60 km in ciascuna direzione di marcia, e stazioni di rifornimento di idrogeno a una distanza massima di 200 km tra loro.

 

Si tratta finalmente di obiettivi cogenti e congrui con le potenzialità e le necessità del nostro Paese. Rimane, invece, la preoccupazione per il bando MASE sulle infrastrutture di ricarica extraurbane che, a differenza di quello per i centri urbani, è andato quasi deserto, con soli 6 progetti presentati e nessuno ammissibile: ci auguriamo vengano presto create le condizioni necessarie per consentire a tutti gli operatori di accedere al bando con proposte adeguate.

 

Si auspica inoltre la riapertura del bando del MIT per la realizzazione di stazioni di rifornimento di idrogeno con i fondi residui, pari a circa 126 milioni di euro rispetto ai 103 assegnati, come già richiesto dalla Corte dei Conti.

 

E attendiamo inoltre che il MIMIT emani al più presto le norme attuative del DPCM 4 Agosto 2022, necessarie a beneficiare dei 40 milioni annuali di incentivi per l’acquisto e l’installazione di colonnine di ricarica in edifici residenziali, e quelle relative ai 90 milioni stanziati dal DL 14 Agosto 2020 per imprese e professionisti, per i quali non sono mai state aperte le richieste di accesso ai fondi da parte del MASE.

 

UNRAE, infine, ribadisce ancora una volta la necessità e l’urgenza di misure quali: la revisione dell’impianto fiscale per le auto aziendali in uso promiscuo in base alle emissioni di CO2; la riformulazione degli incentivi all’acquisto di autovetture a basse emissioni, per eliminare le storture che ne hanno sin qui impedito il funzionamento; una efficace pianificazione per la riconversione della filiera automotive italiana.

 

Su questi temi è auspicabile un confronto autentico, e non a posteriori, con tutti gli attori della filiera, non ultima UNRAE, in sede di Tavolo Automotive, la cui convocazione lungamente attesa non sembra ancora nemmeno alle porte.