Ferrari SF90XX: Stradale o Spider da 1.030 cavalli

Di Pierluigi Bonora

Ecco la Ferrari SF90XX Stradale, nuova versione speciale basata sulla SF90 Stradale, insieme alla spider SF90XX Spider dotata di tetto rigido retrattile, apribile o richiudibile in soli 14 secondi. Le due vetture V8 ibride plug-in verranno prodotte in edizione limitata rispettivamente a 799 e 599 esemplari e rappresentano la versione più innovativa ed estrema del concetto di «versione speciale», cioè di quelle Ferrari volte a esasperare le prestazioni di alcuni modelli di gamma.

 

Al pari della SF90 Stradale, anche la SF90XX Stradale è dotata di tre motori elettrici. La potenza complessiva è di 1.030 cavalli (+30 cv rispetto alla SF90 Stradale), posizionandosi come nuovo riferimento in termini di prestazioni.

 

Il modello Coupè, prezzo 770mila euro, sarà distribuito dal secondo quadrimestre del 2024, mentre la Spider, prezzo 850mila euro, sarà in distribuzione dal quarto quadrimestre del prossimo anno. Le prime consegne arriveranno quindi a circa nove mesi dalla produzione e continueranno fino al 2026. Facciamo il punto con Enrico Galliera,  chief marketing e commercial officer di Ferrari.

Auto del futuro con chassis regolabile: dobbiamo averne paura?

di Luca Talotta

Se è vero che spesso le novità sono la principale causa di paure nelle persone, convinte che restare nel proprio agio sia la cosa migliore, è altrettanto vero che senza queste difficilmente il mondo potrebbe andare avanti. Personalmente ho avuto il piacere di guidare il City Transformer, un’auto compatta con un’innovativa caratteristica: uno chassis regolabile in larghezza. Questo veicolo è stato sviluppato in Israele da una startup omonima. La storia del City Transformer inizia nel 2013, quando l’idea è stata concepita da Asaf Formoza, fondatore dell’azienda.

 

L’obiettivo principale del City Transformer è offrire una soluzione di mobilità urbana efficiente, che consenta di affrontare meglio le sfide del traffico e della mancanza di spazio per il parcheggio nelle città congestionate. Fin qui tutto normale, ma la domanda che ci si deve porre è un’altra: in qualità di automobilisti, ma anche di pedoni, dovremmo avere paura di auto che modificano la propria dimensione?

 

Perché la caratteristica distintiva del veicolo è proprio questa, la capacità di modificare la lsua arghezza. Grazie a un sistema di estensione dell’asse, l’auto può passare da una configurazione più ampia per la guida su strada, di 1,5 metri, a una configurazione più stretta per il parcheggio, riducendo lo spazio occupato a un solo metro.

 

Il City Transformer, progettato per essere completamente elettrico e rispettoso dell’ambiente, può ospitare due persone, con un design compatto e agile che consente una facile manovrabilità nelle strade urbane. Ma riuscirà la forma particolare e il design curato a far passare in secondo piano l’eventuale paura delle persone a fronteggiare un mezzo che cambia la sua forma mentre è in movimento, quasi come un’automobile di un film di fantascienza?

 

La startup ha sviluppato diversi prototipi nel corso degli anni e ha lavorato per ottimizzare il design e l’efficienza del veicolo. L’obiettivo finale del City Transformer è quello di rendere la mobilità urbana più sostenibile, riducendo la congestione stradale e migliorando l’accessibilità alle città. E magari far passare molte paure ad automobilisti e pedoni.

Auto e sostenibilità: è tempo di “green box”

di Luca Talotta (da “Time Magazine”)

 

Sulla base dei dati telematici rilevati dalle scatole nere installate sui veicoli dei clienti Unipol nelle province di Roma, Brescia e Bari, emerge che l’E-Private Mobility Index – la percentuale di veicoli tradizionali (a motore endotermico) che può essere effettivamente sostituita da veicoli elettrici – non è uniforme sul territorio nazionale ed è pari al 17% nella provincia di Roma, al 28% nella provincia di Brescia, al 42% nella provincia Bari. La difformità è frutto della diversa estensione geografica, dei servizi presenti sul territorio e delle abitudini di guida della popolazione; è inoltre inversamente correlata ai km percorsi: l’E-Private Mobility Index aumenta al ridursi dei km percorsi dal singolo veicolo.

Per il calcolo dell’E-Private Mobility Index sono stati processati circa 360 milioni di spostamenti per oltre 226.000 veicoli così suddivisi: per la provincia di Bari, 81.460 veicoli (il 60% delle box esistenti nella provincia) per un totale di circa 140 milioni di spostamenti; per la provincia di Roma 91.920 veicoli (circa il 40% delle box esistenti nella provincia) per un totale di circa 150 milioni di spostamenti; per la provincia di Brescia 53.410 veicoli (il 90% delle box esistenti nella provincia) per un totale di oltre 70 milioni di spostamenti. Tutti i dati sono statisticamente significativi.

Solo dopo aver calcolato l’E-Private Mobility Index, lo studio ha misurato anche la fattibilità economica ovvero, la convenienza dell’investimento per il passaggio all’auto elettrica, tenendo conto che in Italia 8 anni è il periodo pari alla durata media di proprietà di un’auto privata. Una delle variabili che maggiormente incide sulla fattibilità economica è il costo della ricarica: nella provincia di Roma tutte le auto elettrificabili (il 17% dell’E-Private Mobility Index) sarebbero ammortizzabili in 8 anni se la ricarica avesse un costo di 0,2 euro per KWh (costo pre crisi energetica); se il costo aumentasse a 0,36 euro per KWh (costo post crisi energetica), solo il 7% delle auto identificate andrebbe a break even in 8 anni. Le stesse percentuali sono 7% e 3% per Brescia, 13% e 6% per Bari.

È quanto emerge da uno studio condotto dal Politecnico di Milano, basato sulle analisi dei movimenti delle auto degli italiani, registrati attraverso box telematiche e presentati durante il secondo forum di “The Urban Mobility Council”, il Think Tank della mobilità, promosso dal Gruppo Unipol con il Patrocinio della Commissione Europea, del Parlamento europeo Ufficio in Italia, di AGID – Agenzia per l’Italia Digitale, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di Regione Lombardia e del Comune di Milano. Il progetto nasce per promuovere una piattaforma permanente di discussione, di condivisione di idee, ricerche e case studies tra stakeholders istituzionali, università e aziende impegnate ogni giorno per costruire la mobilità sostenibile del futuro: connessa, autonoma, integrata e green.

Lo studio del Politecnico di Milano evidenzia, inoltre, come i veicoli non immediatamente elettrificabili potrebbero continuare a circolare, a determinate condizioni, anche nelle zone a traffico limitato, se si prendessero in considerazione i dati rilevati dalle “green box”, uno strumento per definire e classificare l’impatto ambientale di ciascun veicolo, superando la tradizionale definizione di appartenenza alla classe Euro. La ricerca e le analisi realizzate con i dati della telematica UnipolTech2 consentono, infatti, di passare dal concetto di “scatola nera” a quello di “green box”, andando a misurare in modo continuativo i km percorsi, le velocità, le brusche accelerazioni e le frenate. In sintesi, l’analisi dei dati di guida di un’automobile mostra come un veicolo ecologico (classe Euro elevata) guidato in modo inefficiente possa generare un impatto ambientale maggiore rispetto a un’automobile più vecchia ma guidata in modo “green”.

Emerge, quindi l’importanza del chilometraggio e dello stile di guida sull’impatto ambientale complessivo di un veicolo, indipendentemente dalla sua età o tecnologia di propulsione e si evidenzia la necessità di promuovere una guida “green” e responsabile, fornendo informazioni agli automobilisti sulle pratiche di guida che possono ridurre le emissioni e l’inquinamento atmosferico. È un approccio innovativo che consente alle amministrazioni pubbliche di pianificare politiche efficaci per la gestione del traffico veicolare privato e limitare l’inquinamento.

In sostanza, attraverso i dati delle “green box,” le amministrazioni locali potrebbero passare da politiche basate sui dati medi, come quelli sulla quantità di emissioni rilasciate da un certo tipo di motore, a politiche basate sui dati effettivi del singolo veicolo e su come è guidato. Una rivoluzione, in particolare nella gestione degli accessi ai centri urbani, perché l’ingresso nelle ZTL sarebbe basato non solo sull’auto che si possiede, ma sui km che si percorrono, sulle velocità che si adottano, sul suolo che si occupa, sullo stile di guida.

Matteo Laterza, amministratore delegato di UnipolSai, ha affermato: “Con la nascita di nuovi paradigmi di mobilità il ruolo delle compagnie di assicurazione non può limitarsi ad assicurare l’auto, ma offrire anche nuovi servizi. Grazie all’analisi dei dati della telematica, è possibile assecondare il cambio di abitudini dei cittadini verso un futuro più sostenibile e inclusivo. È auspicabile che tale evoluzione venga accompagnata anche da coerenti politiche delle amministrazioni comunali, regionali e nazionali. Come Gruppo Unipol seguiamo con interesse l’attività svolta dai Comuni in tema di pianificazione infrastrutturale con l’obiettivo di garantire ai cittadini l’accesso a servizi che promuovano la mobilità sostenibile, come l’installazione delle colonnine elettriche, l’apertura di nuovi parcheggi e fermate del trasporto pubblico così da incentivare i viaggi multimodali, aumentando la sicurezza stradale”.

Sergio Savaresi, direttore del Dipartimento Elettronica Informazione e Bioingegneria (DEIB,) del Politecnico di Milano), ha dichiarato: “Lo studio fatto sui dati telematici in collaborazione con UnipolTech ha dato evidenza quantitativa di due concetti fondamentali. Il primo è che l’impatto ambientale dell’uso di un veicolo (in particolare le sue emissioni di C02) è largamente legato al tipo di utilizzo del veicolo, ancor più che alla sua classe Euro; è forse giunto il momento, grazie alle moderne tecnologie telematiche, di misurare l’effettivo impatto di ciascun veicolo, e non basarsi su tradizionali valori medi. Il secondo è che, mantenendo il classico modello di automobili ad uso privato, l’effettiva elettrificabilità difficilmente può superare il 30%; va quindi gestita al meglio la transizione verso nuovi modelli di mobilità a servizio (più facilmente elettrificabili)”.

Carlo Ratti, architetto, urbanista e ingegnere, direttore Senseable City Lab, Massachusetts Institute of Technology di Boston, ha commentato: “Stiamo vivendo un periodo molto interessante, di grandi trasformazioni a livello tecnologico e sociale. Internet sta entrando nello spazio fisico – lo spazio delle nostre città – e diventando Internet of Things, andando a modificare molti dei paradigmi dell’urbanistica del passato. Uno dei settori più interessati al cambiamento è quello della Mobilità, dove i veicoli stanno diventando “computer su ruote” in grado di produrre e raccogliere enormi quantità di dati. Proprio dall’analisi dei Big data, come ci dimostra la ricerca in partnership con Unipol, possiamo andare ad accelerare ancora di più l’evoluzione delle nostre città e delle nostre strade, seguendo imperativi di sicurezza e attenzione ambientale”.

Sicurezza stradale: i Rotary per i giovani

Almeno 230 bambini hanno partecipato domenica 11 giugno, in Piazza Garibaldi a Tivoli, alla seconda edizione dell’evento “Questa è la mia strada” promosso dal Rotary Club “Roma Giulio Cesare” e da altri Rotary e Rotaract Club con il patrocinio del Comune di Tivoli e in collaborazione con Croce Rossa, Polizia Stradale, Protezione Civile, ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il progetto nasce dall’ esigenza di far scoprire ai bambini la sicurezza stradale grazie al coinvolgimento de “Il Parco Scuola del Traffico Itinerante”, che ha trasformato la piazza in un’area attrezzata di circa 5.000 mq con segnaletica, semafori, strisce pedonali, rotatorie, dove ai bambini da 3 a 12 anni è stata proposta nel corso della giornata un’esperienza di educazione stradale attiva su minivetture. È stato quindi utilizzato un approccio giocoso per insegnare ai bambini le regole basilari legate alla sicurezza.

“Sulla base dei dati Istat, in Italia gli incidenti stradali sono complessivamente la prima causa di morte per i giovani dai 15 ai 24 anni e di questi sono oltre 6.500 quelli causati ogni anno da alcol e droghe. E’ necessario, quindi, agire fin dalla più tenera età per trasmettere efficacemente la cultura della sicurezza stradale”, ha affermato Simone Orrù, presidente del Rotary Club Roma Giulio Cesare.

Auto: nel 2022 spesi dagli italiani 207,3 miliardi

Nel 2022 in Italia la spesa per l’acquisto e l’esercizio degli autoveicoli (autovetture, veicoli commerciali, veicoli industriali e autobus) è stata di oltre 207,3 miliardi di euro, pari al 10,9% del Pil dello scorso anno. La spesa del 2022 è stata superiore del 14,9% rispetto a quella rilevata nel 2021, quando arrivò a 180 miliardi di euro. I dati citati emergono da uno studio realizzato dall’Osservatorio Autopromotec, struttura di ricerca di Autopromotec, la più specializzata rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico.

La principale voce di spesa per l’auto, pari al 36% del totale, è stata quella per i carburanti, con 74,6 miliardi di euro pagati nel 2022 per benzina, gasolio, Gpl e metano, complessivamente in aumento del 25,8% rispetto al 2021. I motivi di questo incremento sono da ricercarsi nel conflitto in Ucraina e nella crisi energetica, che hanno fatto aumentare i prezzi, ma anche nel maggior consumo di carburanti rispetto al 2021, anno in cui erano ancora in vigore restrizioni degli spostamenti per ragioni sanitarie.

La seconda voce di spesa più rilevante nel 2022 è stata quella per l’acquisto di nuovi veicoli, pari a 45,9 miliardi: appena il 4% in più rispetto al 2021. In questo caso, l’incremento è stato determinato da un aumento dei prezzi per l’acquisto (di oltre il 5,5% su base annua), compensato però da un crollo di immatricolazioni (oltre -10,7% per le autovetture).

Capitolo manutenzione e riparazione dei mezzi: per questa voce sono stati spesi 43,4 miliardi di euro (+24,2% rispetto al 2021) ed è stata la terza per importanza nel 2022. La quarta voce di spesa è quella per Rca, incendio e furto, che ha subito un lieve calo (-0,7%) ma continua a valere oltre 16,7 miliardi.

Quinto capitolo per importanza è quello dei ricoveri e dei parcheggi, per i quali si è speso più di 10 miliardi (+1% su base annua), mentre il sesto è quello per i pedaggi autostradali (7,1 miliardi), che hanno subito un incremento rilevante (+16%) a causa della ripresa della mobilità sulle lunghe percorrenze.

Infine, secondo le stime dell’Osservatorio Autopromotec, sono stati spesi 6,7 miliardi per le tasse automobilistiche (+1,5% rispetto al 2021) e 2,7 miliardi per l’acquisto di pneumatici (+12,1% rispetto al 2021).

Dacia Jogger: i pregi del GPL

a cura di Safe-Drive

Questa settimana Safe-Drive mette alla prova uno dei modelli attualmente best-seller del mercato italiano nel quale, in poco più di un anno e mezzo, Dacia ha venduto ben 9.700 esemplari di Jogger. In questo caso la versione testata da Safe-Drive è quella benzina-GPL. Il motore è un 1.0 tre cilindri turbo da 100 cv, con una coppia massima di 170 Nm a 2.000 giri.

Le prestazioni sono accettabili, mentre il piatto forte è rappresentato dai consumi che, grazie all’abbinamento benzina-GPL, consentono di ridurre fortemente la spesa alla stazione di servizio.

Tech Day Italdesign: nuove opportunità per la filiera italiana

Foto: Gianmarco  Giorda, direttore generale di ANFIA

Si è tenuto a Moncalieri, presso l’Italdesign  Giugiaro Museum, il Tech Day Italdesign, evento co-progettato da Italdesign e ANFIA,  con l’obiettivo di selezionare alcune imprese della filiera automotive italiana attive sui  nuovi trend tecnologici del settore come nuovi potenziali fornitori dell’azienda  ospitante. Questo appuntamento è il risultato di un progetto che ha coinvolto, nella fase iniziale, una cinquantina di imprese candidate in riferimento ai domini tecnologici  dell’elettrificazione, della guida autonoma e del veicolo connesso, delle applicazioni per  sistemi ad idrogeno, delle app e dei software, della sensoristica e dei sistemi di  infotainment.

“Quest’anno la nostra azienda compie cinquantacinque anni e da sempre crediamo fortemente nel lavoro di squadra e in quell’insieme di valori che promuovono il  supporto reciproco, il confronto costruttivo, la valorizzazione collettiva – ha  commentato Antonio Casu, amministratore delegato di Italdesign -. Operiamo sul territorio da sempre e abbiamo lavorato a stretto contatto con tutti i  principali produttori di automobili a livello globale, avvalendoci proprio della collaborazione di molte delle realtà della filiera piemontese ed italiana. Noi possiamo  contare sul supporto di 963 fornitori nel mondo e ben 742 sono basati in Italia e sono  partner in tutto e per tutto. Questo perché In Italia abbiamo un sistema di imprese  estremamente preparate: hanno propensione all’innovazione, sono eccellenze  produttive, hanno competenza e capacità manufatturiera, hanno forte e radicata esperienza, ma anche flessibilità, capacità di visione e coraggio per puntare al  cambiamento anche radicale, necessario per affrontare sfide ed opportunità poste dal  settore automotive. Tutto ciò va valorizzato. L’ho detto spesso – continua Antonio Casu – le nostre eccellenze vanno messe a fattor comune. Serve uno sforzo di sistema, serve  creare sinergie per promuovere e valorizzare il nostro saper fare a livello  internazionale. A tredici anni dall’acquisizione, continuiamo a credere che sia vitale per tutto il sistema italiano valorizzare queste realtà dando loro la possibilità di  presentare i propri progetti più innovativi a una realtà importante come il Gruppo di  cui siamo parte”.

“Siamo lieti di aver potuto dare, grazie alla collaborazione con Italdesign, nuove opportunità alle nostre aziende della componentistica – ha commentato Gianmarco  Giorda, direttore generale di ANFIA -. Attività come questa rientrano a pieno titolo nella  nostra mission, avendo la finalità di valorizzare e promuovere le competenze della  filiera autmotive italiana che rappresentiamo sui domini tecnologici di più recente  sviluppo, che contribuiscono a definirne in larga parte il posizionamento competitivo  presente e futuro. La nostra componentistica conferma la sua vocazione innovativa e  viene oggi come ieri apprezzata non solo per le sue avanzate competenze tecniche, ma  anche per la sua attitudine al problem solving, la sua flessibilità e la capacità di  adeguare la produzione anche alle serie limitate”.

EICMA 2023: l’emozione del pubblico nella campagna pubblicitaria

EICMA 2025: la passione per le due ruote che unisce

Foto: Pietro Meda, presidente di EICMA

EICMA sei tu, un’emozione vera. L’Esposizione internazionale delle due ruote lancia la campagna pubblicitaria 2023 e lo fa mettendo al centro il suo stesso pubblico. Sono infatti i volti e le espressioni dei visitatori, ritratte durante la scorsa edizione, l’immagine dell’iniziativa di comunicazione presentata oggi a Milano, che apre la strada all’Edizione numero 80 del più importante e longevo evento espositivo per l’industria della mobilità su due ruote.

Firmata da Lorenzo Marini, artista, pubblicitario, co-founder e direttore creativo dell’agenzia Yes Marini di Milano, l’ADV di EICMA 2023, con lo slogan ‘EICMA EFFECT, Real People Real Emotion’, è una campagna multi-soggetto composta da sei scatti che, per la prima volta in oltre cento anni di storia della kermesse milanese, ha come rappresentazione il suo pubblico reale.

“Oggi mostriamo la naturale evoluzione della campagna 2022. Con il claim EICMA EFFECT – ha dichiarato il presidente di EICMA, Pietro Meda – abbiamo infatti promesso al nostro pubblico un doveroso tributo alle loro emozioni, a quello che ognuno prova visitando la nostra manifestazione. Il risultato sono veri scatti, di persone comuni ritratte nel set fotografico che abbiamo allestito durante la scorsa Edizione e il Real People Real Emotion diventa per noi oggi una sorta di ragione sociale, la rappresentazione più vera possibile di un legame profondo, della passione che continua, che si respira e si condivide in EICMA”.

È lo stesso Lorenzo Marini a spiegare l’evoluzione creativa della campagna 2023, sottolineando come “proprio in mezzo alle polemiche sul “Fake”, venga voglia di fare una campagna “Real”. Viene voglia di usare la gente vera, di raccontare le emozioni vere, di usare lo spazio della comunicazione come uno specchio, per arricchire il valore di EICMA come luogo di un experience collettiva”.

Con la presentazione di oggi inizia quindi per EICMA il cammino ufficiale verso l’Edizione numero 80, che torna a Fiera Milano Rho dal 7 al 12 novembre prossimi. Real People Real Emotion, ma anche nuovi contenuti e, soprattutto, una solida presenza di espositori. Paolo Magri, amministratore delegato di EICMA e presidente di Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), ha infatti rimarcato “l’attrattività internazionale di EICMA e l’attualità del modello espositivo”.

“A oggi – ha anticipato Magri durante l’evento di presentazione della campagna – possiamo già contare su ben due padiglioni in più rispetto allo scorso anno, su importanti ritorni e su una partecipazione pressoché corale da parte delle Case produttrici e della filiera legata alle due ruote, che ci riporta autorevolmente alla stagione pre-pandemica”.

Appuntamento, quindi, dall’7 al 12 novembre prossimi. La giornata del 7 novembre sarà dedicata in esclusiva alla stampa, mentre quella dell’8 agli operatori e alla stampa. Dal 9 al 12 novembre EICMA accoglierà invece il grande pubblico. I biglietti saranno già disponibili a partire dalle ore 12 di lunedì 19 giugno sulla rinnovata pagina web della manifestazione www.eicma.it, unico canale di vendita, ad un prezzo di lancio di 14 euro (+1,50 euro di spese fisse) fino alle ore 12 di lunedì 17 luglio.

“Una tariffa molto vantaggiosa, che – ha sottolineato l’ad di EICMA, Magri – rimane nuovamente invariata, malgrado l’impennata inflattiva, l’aumento di molti costi sostenuti nell’organizzazione e a fronte della caratura dell’esperienza di visita offerta”.

Hydrogen Experience: le buone pratiche per un’economia dell’idrogeno

Le aziende della filiera dell’idrogeno che operano sul mercato italiano sono pronte per dare il loro contributo alla decarbonizzazione, in uno scenario nel quale è ormai evidente che la transizione non sarà realizzata con un singolo vettore energetico, ma grazie a un mix equilibrato di fonti e tecnologie in progressiva evoluzione. E’ il messaggio diffuso da Federchimica Assogastecnici e dal suo Gruppo Idrogeno vettore energetico in occasione della presentazione, all’Autodromo di Vairano (Pavia), di Hydrogen Experience, un progetto che riunisce le buone pratiche del settore al fine di sostenere il passaggio ad economie di scala che agevoleranno l’avviamento di un’economia dell’idrogeno, in particolare di quello verde.

La criticità più importante è rappresentata dai costi ancora elevati, sebbene l’attesa crescita dei volumi di produzione degli elettrolizzatori e la crescente disponibilità di energia rinnovabile a basso costo facciano ben sperare riguardo ai tempi. All’evento, una giornata dedicata all’idrogeno e alle tecnologie collegate che ha unito momenti di confronto ed esperienziali, ha portato il suo contributo il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che nel suo messaggio ha confermato la disponibilità del suo dicastero “ad ogni interlocuzione che ci aiuti a sviluppare ulteriormente questa filiera.”

“Se l’Europa vuole incrementare sempre di più i propri target ambientali . ha sottolineato – dobbiamo sfruttare il potenziale offerto da ciascuna tecnologia. Abbiamo infatti tutte le competenze per giocare un ruolo di primo piano nell’idrogeno, anche per il nostro posizionamento nel quadro internazionale. Sicurezza e sovranità energetica significano contare su catene del valore presenti o realizzabili sul territorio europeo e non in aree a elevato rischio geopolitico. Per questo, negli ultimi 3 anni l’Italia, anche grazie al PNRR, sta investendo in modo strutturale e costante sullo sviluppo del settore: dalla ricerca (con gli IPCEI), alla produzione di elettrolizzatori, alla produzione di energia tramite appunto le cosiddette ‘H2 Valleys”, al consumo, anche grazie ai contratti di sviluppo per la decarbonizzazione dei processi produttivi. Un vero esempio di politica integrata“.

Cento anni di idrogeno, vettore energetico dal futuro green

 

Mario Paterlini, presidente Gruppo Idrogeno Vettore Energetico, ha voluto sottolineare da un lato il tema della sicurezza e dall’altro quanto l’idrogeno sia già ampiamente utilizzato in molte applicazioni della nostra quotidianità: “L’idrogeno è un elemento sicuro tanto quanto gli altri tipi di gas che usiamo ogni giorno in casa o nelle nostre attività economiche. E’ sicuro perché ci sono oltre 100 anni di storia di innovazioni nella produzione e nella sua distribuzione che lo hanno reso tale. E’ sicuro perché lo conosciamo nelle sue caratteristiche più profonde, perché lo utilizziamo in decine e decine di settori, dai mezzi di trasporto al riscaldamento a innumerevoli campi industriali. Ma non è solo sicuro: l’idrogeno è soprattutto green. Anzi, se parliamo del settore mobilità, è sicuramente il “combustibile” più green che si possa utilizzare”.

E Gianluca Cremonesi, presidente di Assogastecnici: “La produzione dell’idrogeno è nata insieme alla produzione degli altri gas industriali già intorno agli anni ’20 del secolo XX. Potremmo tranquillamente celebrare oggi il centenario dell’idrogeno, anche se non conosciamo una data esatta per la sua nascita. A questa storia centenaria si è affiancato, nel nostro settore, un livello altissimo di competenze tecniche e di sicurezza. Tante e importanti le applicazioni industriali su larga scala in vari settori: raffinerie petrolchimiche, industria metallurgica, alimentare, del vetro ed elettronica. Anche l’utilizzo in campo energetico non è recente. Ad esempio l’astronautica lo ha sempre utilizzato come vettore energetico: sia come propellente per i razzi sia come accumulo energetico da convertire tramite fuel cell.

Serve una road map che possa fare la differenza per fare un nuovo passo avanti, in particolare nella direzione dell’idrogeno verde. Alberto Dossi, presidente H2IT: “Non c’è dubbio che l’Italia si possa posizionare strategicamente in tutti i segmenti di riferimento del settore dell’idrogeno, dalla produzione agli utilizzi finali nella mobilità, nell’industria e nella produzione di energia.” “Il PNRR – ha proseguito – mira a dare una spinta alla creazione del mercato e va nella direzione giusta, sovvenzionando domanda e offerta. Ma non basta: l’industria oggi ha bisogno di incentivi sui costi operativi, per rendere l’idrogeno verde sostenibile e competitivo”.

Presente e futuro della mobilità a idrogeno

 

Tra gli argomenti più trattati quello della mobilità ad idrogeno, protagonista di un talk show dedicato. “Nel settore del trasporto pesante giungere alla carbon neutrality entro il 2040 è un obiettivo molto ambizioso. Il nostro cammino verso le zero emissioni necessariamente ci richiederà l’adozione di un mix di tecnologie, dall’elettrico all’idrogeno e di carburanti non fossili di derivazione organica, come BioLNG e HVO. Saremo lieti di potere presto iniziare a servirci di camion ad idrogeno”, ha affermato Hannes Baumgartner, ad di FERCAM.

Astrid Kofler, presidente di SASA SpA: “SASA ha iniziato a sperimentare autobus a idrogeno nel 2013 con esiti positivi. In collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano e altri partner SASA punta a sviluppare una regione modello per la mobilità sostenibile e sta lavorando all’evoluzione di una filiera dell’idrogeno prodotto da fonti locali rinnovabili, con lo scopo di trasformare l’Alto Adige e l’asse del Brennero in una vera Hydrogen Valley”.

Elisabetta Oliveri, presidente del Gruppo Autostrade per l’Italia SpA e di Sagat SpA, società di gestione dell’Aeroporto di Torino: “La complessità del processo di decarbonizzazione dei trasporti richiede un approccio aperto a diverse soluzioni e l’idrogeno è una di queste. E’ importante passare ad una fase sperimentale per valutarne l’impiego in ambienti operativi complessi qual è un aeroporto, così come il possibile apporto ai fini della riduzione delle emissioni del trasporto su gomma, che è e rimarrà la modalità di trasporto nettamente prevalente”.

“Siamo convinti che l’idrogeno sarà sempre più al centro di una mobilità a zero emissioni con il fine di raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale fissati dai Governi in tutto il mondo – ha dichiarato Michele Viale, direttore generale Alstom Italia e Presidente e AD Alstom Ferroviaria – noi di Alstom già nel 2016 abbiamo presentato il primo e unico treno al mondo alimentato da una cella a combustibile e in Italia stiamo realizzando la versione del Coradia Stream ad idrogeno per il quale è stato annunciato il primo contratto per la Valcamonica. Il progetto prevede la sostituzione degli attuali treni a motore diesel con nuovi treni alimentati a idrogeno, che dal 2024 inizieranno il servizio commerciale sulla linea non elettrificata Brescia-Iseo-Edolo”.

I partecipanti hanno potuto effettuare alcuni giri di prova in pista a bordo di due veicoli dotati di celle a combustibile alimentate a idrogeno: un autobus Solaris messo a disposizione da SASA SpA, la società che gestisce il trasporto pubblico a Bolzano, Merano e Laives e una vettura, la Toyota Mirai di ultima generazione.

Findomestic: italiani preoccupati di dover rinunciare all’auto

Foto: Il responsabile dell’osservatorio Findomestic, Claudio Bardazzi 

Un italiano su 2 teme di non poter acquistare e mantenere un’auto in futuro. E’ quanto emerge dall’ultima edizione dell’osservatorio internazionale Findomestic dedicato al mercato automotive e condotto in 18 Paesi. Il 52% degli italiani ritiene che oggi è più difficile, in termini economici, permettersi un’auto rispetto a quanto non lo fosse per i loro genitori, preoccupazione che non supera il 42% in altri Paesi del mondo.

Per quasi 8 italiani su 10 (79%) possedere un’auto richiede importanti sacrifici economici. A pensarla così sono un po’ di meno mediamente nel resto d’Europa (72%) e del mondo (69%). Il problema non riguarda solo il momento dell’acquisto, ma anche i costi di utilizzo e manutenzione che negli ultimi anni sono aumentati per l’86% degli italiani e mediamente per l’82% del campione intervistato nei Paesi oggetto d’indagine con il picco registrato in Turchia (96%).

”Nonostante l’aumento dei costi d’acquisto e di gestione sono ancora la maggioranza (68%), gli automobilisti italiani che non sono disposti a rinunciare all’auto, anche perché il 45% di loro non può farne a meno per gli spostamenti quotidiani”, dichiara il responsabile dell’osservatorio Findomestic, Claudio Bardazzi. ”Circa 4 su 10 la ritengono imprescindibile anche per viaggi e tempo libero. Ciò nonostante, la metà degli intervistati non nasconde il timore di non potere permettersi l’acquisto di un’auto nuova nei prossimi anni e lamenta costi di utilizzo sempre più elevati”.