Hyundai Ioniq 5 diventa Robotaxi: eccolo in azione

 

Hyundai ha rilasciato un video anticipando l’ormai vicino lancio del robotaxi interamente elettrico basato su Ioniq 5, realizzato in collaborazione con Motional, leader mondiale nella guida autonoma nato da una joint venture tra Hyundai Motor Group e Aptiv.

Il video illustra la tecnologia di guida autonoma di livello 4 e le caratteristiche di sicurezza del Robotaxi IONIQ 5, il cui lancio è previsto per fine 2023 a Las Vegas, città del CES, il più importante evento tech a livello internazionale.

Il Robotaxi Ioniq Q 5 viene visto utilizzare i suoi oltre 30 sensori avanzati – una combinazione di telecamere, radar e lidar – e il sistema informatico di bordo per guidare in modo sicuro e semplice in un ambiente popolato da veicoli di tutte le tipologie. Nel video si vede anche il Robotaxi Ioniq 5 andare a prendere alcuni passeggeri nel viale d’ingresso di un hotel affollato, sempre in maniera sicura e attenta, come farebbe un autista esperto.

Dopo Las Vegas, il Robotaxi Ioniq 5 sarà lanciato anche a Los Angeles e, in seguito, in altre grandi città degli Stati Uniti e del resto del mondo.

AsConAuto Academy: aggiornamento specialistico per i professionisti del post-vendita

“Il mercato impone cambiamenti in tante aree di specializzazione – sottolinea Dario Campagna, responsabile dell’Academy e componente del  Consiglio direttivo AsConAuto – : la formazione adeguata resta la porta di accesso più utile sia per le nuove generazioni sia per chi è già presente nel mondo del lavoro e voglia restare nella fascia di prestazioni di alta qualità che ci caratterizzano nel mercato dell’assistenza post-vendita. Come sempre,  AsCoAuto offre supporto – grazie alle iniziative della nostra Academy e al  programma di formazione interna ed esterna per riparatori e concessionari –  alle persone  attive nel nostro sistema,  in modo che non subiscano  il cambiamento che è  ormai  indispensabile nel mercato globale, ma ne possano restare  protagonisti consapevoli e sempre più professionali”.

 

Il progetto AsConAuto si conferma polo di innovazione e di cultura professionale anche attraverso le iniziative dell’Academy: presidio permanente dell’aggiornamento e della formazione di qualità per l’assistenza post-vendita. La presenza diffusa in modo capillare sul territorio nazionale offre alla clientela, con immediatezza, la sicurezza  e  la qualità fondate sull’uso del ricambio originale e sulla disponibilità di  servizi altamente professionali.

 

“Academy – aggiunge il responsabile Dario Campagna – offre un percorso costantemente aggiornato,  che tiene conto delle nuove normative,  studiato per dare risposte concrete in un campo nel quale, nonostante l’obbligatorietà dei corsi, non esiste ancora una linea unica nazionale. A calendario in AsConAuto Academy ci sono anche corsi  idonei a ottenere i requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività di meccatronica: obbligatori per legge a partire dal 4 gennaio 2023. Infatti,  per regolarizzare la  propria attività,  diventa necessario presentare una comunicazione unica con l’inizio attività di meccatronica e con l’autocertificazione del requisito posseduto dal proprio responsabile tecnico (o titolare/socio).  Attualmente, sono una quindicina i corsi in catalogo che, in particolare dopo la emergenza collegata al Covid-19, stanno riscuotendo un notevole successo, come testimoniano gli oltre 600 attestati già rilasciati ai partecipanti ai corsi. La pandemia ha favorito la diffusione delle lezioni online attraverso piattaforme dedicate, ma bisogna tenere conto che per alcune tipologie di corsi (ad esempio: Ispettore tecnico centri di Revisione o Fgas) è prevista la presenza obbligatoria in aula”.

 

Garantire aggiornamento e formazione specialistica adeguata  alla rivoluzione in atto a livello globale nel mercato automotive è un obiettivo prioritario nella visione progettuale di AsConAuto. I corsi online e in presenza – sia quelli obbligatori  sia quelli  non rispondenti a obbligo di legge – sono creati, organizzati  e finanziati  per i soci dei consorzi e  per gli autoriparatori affiliati, grazie  alla collaborazione di qualificati provider e agenzie formative.

AsConAuto Academy, divisione di AsConAuto creata nel 2017, è in grado di pianificare ogni anno un’articolata  proposta  di percorsi formativi. L’auto e la sua manutenzione richiedono ormai attenzioni diversificate professionalmente, nuove  competenze e servizi originali di fronte a necessità di assistenza per automezzi  sempre più connessi e per le diverse normative che riguardano veicoli elettrici e ibridi.

Car Influencer per un Giorno: Range Rover 4.4 V8 First Edition

Questo appuntamento di “Car Influencer per un giorno”, condotto come sempre da Elena Giaveri, vede protagonista una vera icona del mondo dell’auto: Range Rover. In questo caso specifico, la quinta generazione del celebre modello inglese è nelle vesti della versione “First Edition” così ribattezzata anche per gli evidenti richiami stilistici al passato.   Sotto al cofano un potente motore benzina 4.4 V8 in grado di erogare una straordinaria potenza di ben 530 cv. Il comfort e l’eleganza confermano il ben noto blasone di Range Rover. Il fortunato protagonista che in questa occasione ha potuto affiancare alla guida Elena Giaveri è Matteo Ripamonti, grande appassionato di modelli YoungTimer.  

2023: anno di rinnovo degli organi direttivi

Paolo Scudieri, Anfia

di Paolo Scudieri, presidente di ANFIA (su gentile concessione di ANFIA, pubblichiamo la lettera che il presidente ha inviato alle aziende associate in occasione del nuovo anno)

 

il 2022 non potremo che ricordarlo come un anno imprevedibile. Trascinando con sé fin dall’inizio la crisi delle materie prime, dei semiconduttori e della logistica già sperimentate nel 2021, ha toccato il suo momento più cupo a febbraio, con lo shock del conflitto in Ucraina, la conseguente crisi internazionale e gli effetti di instabilità che ci accompagnano tuttora. Ulteriori rallentamenti e blocchi nelle catene di approvvigionamento globali hanno causato altrettanti ritardi nella filiera produttiva – fortemente penalizzata anche dall’impennata dei prezzi dell’energia elettrica e del gas, 3-4 volte superiori rispetto al periodo pre-crisi – e quindi un disallineamento tra domanda e offerta. Abbiamo quindi lavorato con il governo affinché mettesse in campo degli interventi settoriali e trasversali sia per affrontare l’incremento dei costi energetici, sia, più in generale, per far fronte alle contingenze che stanno mettendo a dura prova il sistema produttivo e quindi i vari settori merceologici da noi rappresentati.

 

È anche stato un anno in cui si sono fatti passi avanti nella roadmap di decarbonizzazione della mobilità voluta dall’UE. A febbraio è stato finalmente istituito dal ministero dello Sviluppo Economico uno specifico Fondo automotive con una programmazione pluriennale, fino al 2030, delle risorse stanziate – 8,7 miliardi di euro – sia per le misure di supporto alla domanda, per la diffusione delle tecnologie a zero e bassissime emissioni, sia per gli strumenti di accompagnamento alla riconversione produttiva della filiera – soprattutto per le imprese ancora unicamente concentrate sulla tecnologia dei motori a combustione interna, chiamate a investire in ricerca e sviluppo, nuove competenze e nuovi impianti – parte integrante di un ampio piano di politiche industriali per il settore.

 

Si è trattato di un importante passo, da tempo atteso, che riteniamo essere in buona parte frutto del costante confronto da noi portato avanti negli anni con gli interlocutori governativi nazionali ed europei sui temi chiave della transizione, corredato da dettagliate analisi delle ricadute della regolamentazione europea sul nostro tessuto industriale e dalla presentazione di proposte concrete a supporto delle istanze delle imprese italiane della filiera.

 

Una bella notizia è arrivata a giugno, quando la neo costituita Iveco Group ha annunciato il possibile ritorno delle produzioni in Italia, con l’introduzione e lo sviluppo di tecnologie di ultima generazione per i veicoli per il trasporto collettivo di persone a zero e a basse emissioni. Un bel contributo al riposizionamento competitivo della filiera industriale degli autobus italiana, nonché un segnale concreto dell’attuazione delle opportunità offerte dal PNRR per valorizzare investimenti e sviluppo di nuove soluzioni di mobilità.

 

In occasione del cambio di governo, abbiamo stilato un manifesto per sensibilizzare tutte le parti politiche sulle priorità dell’industria automotive per i prossimi cinque anni, che saranno cruciali per salvaguardarne la competitività internazionale e l’occupazione e per vincere le sfide tecnologiche e normative in corso.

Intanto, il mercato degli autoveicoli chiude l’anno su volumi ancora lontani dai livelli pre-pandemia e con un calo del 9,7% rispetto al 2021. Le stime sui volumi della produzione italiana di autoveicoli si attestano su una chiusura intorno a 750.000 unità (-6% circa rispetto al 2021), con un orizzonte futuro ancora lontano dalla soglia ideale di almeno 1 milione di unità prodotte e non privo di preoccupazioni, considerando che la crisi dei semiconduttori ci accompagnerà ancora nel 2023, insieme all’aumento dell’inflazione, agli elevati costi di produzione e al rischio di recessione economica. Ora che le istituzioni europee hanno raggiunto un accordo sui nuovi target di emissioni di CO2 (-100% rispetto ai livelli del 2021) di auto e veicoli commerciali leggeri al 2035 – la prima intesa del pacchetto normativo Fit for 55, mentre è attesa a inizio 2023 la proposta dei nuovi target per i veicoli industriali – è richiesto alla filiera automotive italiana e all’intero sistema Paese un rapido ed effettivo cambio di passo.

Nei nostri recenti confronti con l’Esecutivo, abbiamo evidenziato: l’opportunità di identificare ulteriori strumenti volti ad ampliare le possibilità delle imprese di avviare investimenti e riconversioni produttive, anche negoziandone di nuovi a Bruxelles, laddove necessario; di far approvare in UE un transition fund per la riconversione che tenga conto degli impatti della transizione nei diversi Paesi; di ridiscutere la proposta della Commissione europea sul nuovo standard Euro 7.

 

Un programma intenso di attività ci attende quindi per il 2023, anno in cui si concluderà il mio mandato di Presidente e verranno rinnovati gli organi direttivi, in accordo con il nuovo statuto ANFIA appena approvato. Ne approfitto per ringraziarvi fin d’ora del sostegno e della partecipazione che avete mantenuto alti in questi anni e che rappresentano la linfa vitale della vita associativa. Non mi resta che fare a tutti gli auguri di Buon anno, anche a nome dei Vice Presidenti ANFIA, Silvio Angori, Massimo Repetto e Marco Stella.

 

Speciale “familiari”: in Italia piacciono ancora, meglio se premium

a cura di Safe-Drive

Strette in una morsa, da un lato le Suv, dall’altro i veicoli commerciali, le vetture familiari sembrano una tipologia di auto in via di estinzione. I dati sono impietosi. Secondo Jato Dynamics, società specializzata in trend e statistiche del mercato automobilistico, nel 2002 le giardinette in Europa hanno ottenuto il loro record di quota di mercato e di volume, con rispettivamente il 6,9% e 3,3 milioni di unità. Nel 2020, invece, le vendite complessive di station wagon hanno totalizzato solo 1,75 milioni di unità, pari al 2,7% del totale.

 

In questo cataclisma gli italiani si comportano fuori dal coro. E’ vero che le wagon non raggiungono più i risultati di 20 anni or sono, ma mantengono uno zoccolo duro di estimatori. Oltre 44 mila esemplari saranno venduti quest’anno per una penetrazione sul mercato superiore al 3,5%. Dall’analisi della classifica di vendita per modello si scopre che al primo posto si trova l’Audi A4 Avant seguita da Fiat Tipo e Skoda Octavia. Il dato più sorprendente riguarda, però, un altro aspetto di questa classifica: i marchi premium Audi, Bmw, Mercedes si trovano, infatti, nelle prime 10 posizioni a testimoniare che più di acquisti derivanti dal mondo del lavoro, le familiari piacciono a chi pretende dalla sua auto anche un certo tipo di apprezzamento sociale.

 

Protagoniste del lungo test organizzato da “Safe-Drive” sulle panoramiche strade delle Langhe sono state quattro station wagon con motorizzazioni differenti. Subaru Outback con gruppo propulsore a benzina; Suzuki Swace equipaggiata con un sistema Full Hybrid; Peugeot 308 e Mercedes Classe C elettrificate con tecnologia plug-in, sistemi ibridi ricaricabili che consentono di tagliare le emissioni di CO2 in notevole quantità, dai 23 g/km della Peugeot ai 13 g/km della Mercedes.

 

Come sempre alla cura e alla messa a punto di gruppi meccanici e propulsivi tanto diversi tra di loro hanno provveduto i Bosch Car Service. Si tratta di una rete formata da oltre 1.300 officine distribuite su tutto il territorio italiano, in grado di assicurare la manutenzione e le riparazioni da parte di tecnici altamente qualificati e costantemente aggiornati con il supporto di centri di formazione Bosch. Grazie a loro, esperti anche dei sistemi di sicurezza ADAS, che equipaggiano ormai la quasi totalità delle vetture, non si è verificata nessuna spiacevole sorpresa.

 

Inoltre, le quattro auto del long test sono state equipaggiate e monitorate con attenzione anche dai tecnici Hankook. Non solo hanno controllato in ogni fase lo stato d’uso degli pneumatici, ma hanno utilizzato modelli capaci di raggiungere due obiettivi: consumare il meno possibile e di conseguenza tagliare le emissioni di CO2 e migliorare le prestazioni. E ora è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti.

 

Mercedes-Benz Classe C SW Plug-in

di Michele Fontana

Ecco a voi la migliore Mercedes Classe C di sempre, arricchita da un valore aggiunto non da poco, la tecnologia ibrida plug-in che ne fa l’auto più convincente della gamma. Per coloro che sono rimasti fedeli alla guida con seduta bassa, all’eleganza, allo spazio di carico, insomma, per coloro che sono rimasti fedeli al caro concetto di station wagon e non hanno ceduto alla seduzione del crossover, questa nuova generazione di Classe C sembrerebbe la vettura perfetta. Anzi, si potrebbe definirla una doppia vettura in unico corpo: una full electric perfetta per la città, grazie alla capacità di 100 km di autonomia in modalità completamente elettrica garantita dal sistema EQ power, e una vettura ideale per i lunghi viaggi, grazie al capiente serbatoio benzina che garantisce una autonomia senza pensieri.

 

Esteticamente sa essere suadente senza dover alzare i toni, e farsi notare con le sue linee elegantemente pacate e discrete.

Gli interni: sono un trionfo di eleganza unita alla più spinta tecnologia e quel tocco di sana e appagante opulenza, tipico delle Mercedes, non manca certo su questa Classe C, anzi, sembra addirittura amplificato. Tra i fiori all’occhiello va annoverata l’ultima generazione del sistema MBUX, vanto della Casa. Tutte le funzioni di interfaccia con la vettura oggi sono più complete e intuitive al tempo stesso, compreso il comando vocale. Il motore 2.0 a benzina, un 4 cilindri da 204 cv, unito a quello elettrico genera complessivamente 313 cv. Il cambio è il performante G-Tronic a nove rapporti, trazione posteriore e batteria da 25,4 kWh.

 

I tempi di ricarica sono stati letteralmente abbattuti. Attraverso una colonnina veloce da 55 kW, in 20 minuti si fa un pieno di ioni, che tradotto significa oltre 100 km da percorrere in modalità elettrica.

 

Sistemi di assistenza alla guida, sistemi di sicurezza attiva e passiva sono da prima della classe e molti di questi importati direttamente dall’ammiraglia di casa, la Classe S. Ma è il sistema ibrido che convince senza riserva. Il periodo dei compromessi sembra terminato con questa classe C; si gode appieno degli aspetti di un motore elettrico e uno endotermico senza rinunciare alle performance di uno a beneficio dell’altro.

 

Con i paddle al volante è perfino possibile impostare l’intensità del recupero di energia. Alla familiare con la stella si può domandare praticamente tutto; una guida più sportiva, una parsimoniosa, una che ottimizzi i vantaggi dell’ibrido e perfino chiederle di conservare la giusta ricarica per percorrere in elettrico i tratti cittadini a traffico limitato.

 

Piacere di guida e prestazioni sono da vettura premium; velocità massima di 240 km/h con scatto da 0 a 100 km/h in 6,2 secondi.


Unica piccola nota stonata arriva dal bagagliaio che, per via del volume delle batterie, perde in capacità di carico (360 litri) rispetto alle sorelle con motorizzazione semplicemente ibrida. Un prezzo che visti i vantaggi si paga più che volentieri. E a proposito di prezzi, il listino per Mercedes Classe C Sw 300e Plug-in parte da 59.000 euro.

 

Peugeot 308 SW Plug-in 

di Andrea Minerva

Già immaginiamo il diktat delle alte sfere Peugeot: “Al design sportivo non si rinuncia, nemmeno per una station wagon”. Normale per un marchio che le corse automobilistiche ha iniziato a correrle e vincerle ancora alla fine dell’800 e che oggi vorrebbe arricchire un già considerevole palmares provando ad aggiungere un’altra vittoria alla 24 Ore di Le Mans.

 

Beh, sia come sia, designer e progettisti al servizio della corte di Sochaux ci hanno proprio preso quando hanno tratteggiato forme e linee della nuova Peugeot 308 SW. E non si tratta di una mera considerazione personale, pur sempre opinabile. Lo spunto, in realtà, arriva dai tanti sguardi che nel corso dello “Speciale station wagon” di “Safe-Drive” si sono posati sulla familiare francese, conditi da commenti del tipo: “Che bella questa Peugeot! Ma che modello è? Ah, una 308 station wagon. Sì, davvero molto bella”. Vox populi, vox dei, dicevano i romani antichi.

 

Di certo l’aerodinamica molto curata fa il suo, a partire dalla linea ribassata del tetto. In generale la silhouette è da “palestrata”, tonica e ben tornita. Con un equilibrio delle forme che riesce comunque a evidenziare una spiccata espressività.

 

Davanti ci sono le luci diurne ad artiglio dotate di tecnologia Matrix Led, con richiami per nulla velati alla tradizione leonina di Peugeot. L’allineamento tra abitacolo e passaruota gioca in favore della compattezza mentre il lato “B”, che in una station svolge un ruolo mica da poco, è cattivo quanto tutto il resto, con i muscoli al posto giusto incorniciati dai fari 3D Full Led a tre fasi luminose. La ciliegina sulla torta è lo spoiler posteriore, non eccessivo ma di bella presenza.

Le misure sono compatte, lunghezza 463 cm, 27 in più della berlina, larghezza 185, altezza 144.

E dopo questa descrizione già sentiamo la classica domanda: “Eh, ma il bagagliaio, e lo spazio a bordo?” Rispondiamo. Lo spazio per stivare i bagagli non è poco. Nelle versioni benzina e Diesel è di 608 litri, ma in questo caso siamo alle prese con la versione ibrida plug-in di Peugeot 308 Sw, e la presenza del pacco batterie riduce la capienza a 508 litri, un dato più che accettabile. Identica considerazione per il comfort di bordo, agevolato da uno spazio adeguato per i passeggeri, sia sui sedili anteriori sia su quelli posteriori.

 

In quanto ibrida plug-in, è una familiare con una doppia motorizzazione: un propulsore benzina 1.598 cc Pure Tech da 150 cv e un motore elettrico da 81 kW. La potenza complessiva del sistema è di 225 cv, con una coppia massima di 360 Nm. La trazione è anteriore e la trasmissione affidata al cambio automatico elettro-attuato a otto rapporti.

 

La velocità massima di 225 km/h e l’accelerazione da 0 a 100 in 7,6 secondi la dicono lunga sul carattere di questa vettura. Merito soprattutto della simbiosi tra il motore a benzina e quello elettrico. Volendo si può viaggiare in surplace, placidamente, senza strappi e scossoni, ma l’eventuale richiesta di potenza viene esaudita all’istante, con una spinta forte e decisa. L’assetto abbastanza rigido, l’avantreno reattivo e la buona taratura delle sospensioni accompagnano bene questo caratterino niente male, assecondando all’occorrenza anche una guida piuttosto sportiva.

 

A ogni modo, è possibile selezionare tre diverse modalità di guida, Electric, Hybrid e Sport, con la possibilità di percorrere in pura modalità elettrica circa 60 km nel ciclo misto e una decina in quello urbano.

Ciò che ha invece convinto di meno “Safe-Drive” è la posizione di guida. È praticamente indispensabile abbassare il piantone dello sterzo e cercare di adattare la propria posizione sul sedile per riuscire a leggere correttamente e completamente il pannello digitale davanti agli occhi. Non è sempre una manovra agevole. Concludiamo con il listino che per Peugeot 308 Sw Hybrid Plug-in E-Eat8 GT Pach è di 42.950 euro.

 

Subaru Outback 2.5 

di Andrea Minerva

La questione iniziale non era di poco conto. E “Safe-Drive” naturalmente se l’è posta. Era più corretto inserire la Subaru Outback in uno speciale dedicato alle station wagon oppure alle crossover? Un eventuale sondaggio darebbe un probabile responso di pareggio tra le due scelte. Perché in fondo è vero, e l’anima di Subaru Outback è proprio questa, ovvero presentarsi come una station wagon, però dopo aver ricevuto un sovradosaggio di vitamine. Quindi, in buona sostanza, non si sbaglia a considerarla né in un modo, e neppure nell’altro. E per questa volta, che station wagon sia.

 

L’aspetto è imponente, già di per sé sinonimo di potenza e sicurezza. Aiutiamoci con i numeri: la lunghezza è di 487 cm, la larghezza di 187, l’altezza di 167 e l’altezza da terra oltrepassa i 21 cm. Un “Panzer” pronto a qualsiasi sfida. Che poi non è un’idea così sbagliata. Nell’epoca dell’elettrificazione dell’auto Subaru Outback non rinuncia infatti ai grandi classici del marchio giapponese: la trazione integrale AWD e il motore boxer quattro cilindri. Questa coppia rappresenta Subaru dalla bellezza di 50 anni e oggi si avvale di uno sviluppo evolutivo decisamente interessante. Buona parte del merito passa dalla Subaru Global Platform, che in sostanza è la base sulla quale viene poi realizzato il pianale delle vetture.

 

Oggi questa piattaforma ha consentito di incrementare la rigidità torsionale del 70% e del 100% la capacità di flessione. La percezione di questi risultati è decisamente palpabile, basta mettersi alla guida.

La sagoma monumentale di Outback lascerebbe intuire una scarsa propensione a destreggiarsi lungo le strade più tortuose, ma non è così. Gli inserimenti in curva sono precisi, senza avvertire fenomeni fastidiosi come il sottosterzo, quindi una tendenza all’allargamento della traiettoria ideale, né il rollio, quando il trasferimento di carico eccede verso le ruote esterne rispetto alla curva.

 

Outback ha un comportamento lineare e sincero. Al volante c’è tutto il tempo per godersi una guida rilassata e mai troppo impegnativa, del resto questa è l’ammiraglia del marchio giapponese. Procedendo lungo i saliscendi che incorniciano le colline e il territorio delle Langhe c’è il tempo sia per apprezzare il confortevole e ben curato abitacolo della sia per prendere confidenza con le numerose funzioni a disposizione. La prima presa in considerazione è il SI Drive, sinonimo di Subaru Intelligent Drive.

 

La gestione di questo sistema è semplice e intuitiva; con la funzione Intelligent Mode Outback privilegia le prestazioni più equilibrate e risparmiose. Con il comando Sport Mode si migliora la risposta dell’acceleratore e il motore di 2.498 cc benzina a quattro cilindri può esprimere tutto il suo potenziale, a partire dalla potenza di 169 cv alla coppia, il cui valore massimo è di 252 Nm a 3.800 giri.

Già che ci siamo diamo un’occhiata anche alle altre prestazioni, a partire dalla velocità massima di 193 km/h fino all’accelerazione da 0 a 100 coperta in 10,2 secondi. Il consumo medio nel ciclo misto è invece di 8,6 litri per 100 km. Per quanto riguarda la trasmissione anche questa volta Subaru si affida al sistema Lineatronic, ovvero un cambio CVT a variazione continua che garantisce cambi fluidi e continui, anche se all’inizio richiede un minimo di tempo per essere compreso e sfruttato al meglio.

In caso di terreni a scarsa aderenza è sempre possibile avvalersi dell’X-Mode, nelle due modalità Snow/Dirt e Snow/Mud.

 

Al di là della già ampiamente riconosciuta efficacia va sottolineato come questo sistema sia intuitivo e semplice, non che immediato nell’applicazione. Il listino di Subaru Outback 2.5i Lineartronic Premium è di 50.000 euro.

 

Suzuki Swace 1.8 Hybrid 

di Michele Fontana

Con Swace, Suzuki cala l’asso, lo dice il nome stesso. Swace, infatti, è composto da “Sw”, Station Wagon, e “Ace”, asso appunto. In un periodo dove sul piano del mercato Suzuki va controcorrente, con risultati a dir poco lusinghieri, il marchio giapponese ha deciso di buttarsi da poco più d’un anno, sul segmento delle Sw, finora inesplorato dalle parti di Hamamatsu. Una scommessa resa possibile anche dalla collaborazione con Toyota; Swace, infatti, si basa sula medesima piattaforma della Corolla Touring con la quale condivide gran parte della meccanica. Ma come vuole distinguersi Suzuki dalla concorrenza? Essenzialmente con la praticità, vuole essere una vettura versatile e pensata in tutto e per tutto per la famiglia.

 

Le due sorelle Corolla e Swace non differiscono molto nemmeno a livello estetico; la giapponese sul frontale adotta una calandra dalle dimensioni un po’ più contenute e un paraurti anteriore caratterizzato da due prese d’aria (finte) che ospitano i fendinebbia. Per il resto la differenza è solo una questione di minimi dettagli.

 

Lunga 465 centimetri, larga 179 e alta 146, Swace sfrutta un passo generoso da 270 centimetri per offrire un abitacolo più ampio possibile. Il concetto è quello delle familiari di una volta, ovvero capienti innanzitutto. Il volume di carico raggiunge 600 litri, che possono arrivare a 1.606 a divanetto abbattuto. Ma non è solo una questione di spazio, sono molte le soluzioni intelligenti che fanno la differenza. Per iniziare, la cappelliera si ritrae automaticamente con un semplice gesto. Lateralmente si trovano due vani portaoggetti con paratie mobili facilmente asportabili per aumentare lo spazio utile in larghezza, comodo, per esempio, per alloggiare la cappelliera quando non serve. Il piano di carico è poi posizionabile su due livelli e gode così di un doppio fondo utilissimo.

Sappiamo quanto Suzuki abbia scommesso sull’ibrido, Swace naturalmente non fa eccezione, anzi, dotando la familiare giapponese di tecnologia “full hybrid” è stato compiuto un ulteriore passo in avanti. In sostanza la vettura è equipaggiata con una batteria agli ioni di litio che alimenta un motore elettrico da 53 kW. Il suo compito è prevalentemente quello di supportare il parsimonioso motore termico, un 1.8 da 98 cv, ma è in grado anche di muovere l’automobile in solo modalità elettrica per brevi tratti.

Nel complesso, il sistema eroga 122 cv di potenza e copre il classico 0-100 in 11 secondi. Swace si fa apprezzare in tutti i contesti, l’assetto è ben tarato e l’innesto in curva preciso. L’andatura rispecchia lo spirito comodo e versatile della vettura e a bordo si trova quanto basta per viaggiare in assoluta sicurezza. I consumi, quelli sì, sono da sottolineare.

 

In città, dove il vantaggio dell’ibrido si avverte maggiormente, si possono oltrepassare i 20 km con un litro di benzina. Si riducono a 15 in autostrada ma la media di 18 km/litro è più che soddisfacente. A listino è presente un solo powertrain con due allestimenti, “Cool” e “Top”, rispettivamente da 29.500 e 32.000 euro.

Veicoli usati: occhio al chilometraggio manomesso

 

In Europa, la truffa dei chilometri scalati è comune e l’Italia non fa eccezione. Venditori senza scrupoli riducono i chilometri per aumentare il valore di un’auto e guadagnare di più. Secondo carVertical, piattaforma di controllo della cronologia dei veicoli, la frode del chilometraggio in Italia non è diffusa come in Europa orientale, tuttavia lo è molto di più rispetto ad altri Paesi dell’Europa occidentale. Le Bmw sono le auto più manomesse secondo carVertical

Per decenni, i produttori di auto locali sono stati i leader del mercato italiano. Nel corso degli anni, tuttavia, molti acquirenti sono passati ad altre marche. La ricerca ha rivelato che gli italiani adorano i produttori tedeschi e che ai primi 3 posti della classifica delle auto più controllate in Italia ci sono proprio 3 marchi provenienti dalla Germania. Tra tutte le auto controllate su carVertical in Italia, le Bmw hanno avuto la quota maggiore (14,9%), seguite dalle Audi con una quota del 12,7% e dalle Volkswagen (10,8%). Le Fiat si posizionano quarte, con il 9,1%.

I rapporti sulla cronologia dei veicoli in Italia mostrano anche un’altra tendenza, comune ad altri mercati europei. La stragrande maggioranza (71,7%) degli acquirenti di auto usate è interessata ai veicoli con motori Diesel. Le auto a benzina hanno una quota di appena il 27,8%. Le auto ibride (0,1%) ed elettriche (0,3%) non sono così popolari, il che suggerisce che la maggior parte delle persone non è disposta ad abbandonare i motori convenzionali.

Una macchina su tre viene importata

I dati di carVertical mostrano che in Italia un’auto su tre, tra quelle controllate sulla piattaforma, è stata importata da un altro Paese. Data la forte domanda di Audi, Bmw e Volkswagen, la quota maggiore di auto usate proviene dalla Germania. Sebbene si tratti di un mercato con una buona reputazione, ciò non toglie che un’auto usata proveniente da questo Paese (o da qualsiasi altro) non abbia necessariamente dei difetti nascosti. È difficile monitorare le letture del contachilometri a livello internazionale, quindi le auto importate hanno una maggiore possibilità di nascondere un chilometraggio falsificato. Una macchina su dieci ha il contachilometri manomesso

I rivenditori fraudolenti cercano sempre nuovi modi per aumentare i propri profitti. Questo comportamento non ha conseguenze solo per gli acquirenti, ma si ripercuote su tutta la società. Uno studio dello European Parliamentary Research Service ha rivelato che le auto con chilometraggio scalato costano ben 9 miliardi di euro all’anno all’economia europea.

Matas Buzelis, responsabile della comunicazione di carVertical: “Un’auto usata con un contachilometri manomesso può sembrare economica da acquistare fino a quando non iniziano a manifestarsi i problemi. Nel lungo periodo, infatti, le auto con rollback del chilometraggio diventano molto più costose da possedere e tendono a perdere rapidamente valore“.

Con 40 milioni di autovetture immatricolate, il mercato italiano dell’usato ha meno veicoli con chilometraggio modificato (11%) rispetto alla media UE (15,2%). Queste cifre sono inferiori anche a quelle di Germania (13,9%) o Romania (19,8%), ma implicano che circa 4 milioni di auto (più di un’auto su dieci) in Italia nascondono un chilometraggio manomesso.

Casei Gerola Logistics Park: certificazione LEED Platinum

Al nuovo sviluppo logistico di Casei Gerola (Pavia) è stata riconosciuta la certificazione LEED Platinum, con punteggio di 90 punti, massimo riconoscimento tra gli standard globali per gli sviluppi immobiliari eco-compatibili. Il prestigioso riconoscimento, è importante per il settore della logistica in Italia e tutto il comparto, che, negli ultimi anni, si sono posti come principale obiettivo quello di sostituire i vecchi magazzini con nuovi hub più sostenibili, integrati e in grado di dialogare con il territorio e con ridotto impatto ambientale.

Casei Gerola Logistics Park innalza così il benchmark di riferimento delle soluzioni immobiliari eco-compatibili, aumentandone la competizione in termini di qualità, innovazione e performance. S.F.R.E, società di Project & Construction Management, specializzata in immobili di logistica e light-industrial, ha ricevuto l’incarico dal committente Invesco per gestire la Progettazione Integrata, Direzione Lavori e BIM Management.

Engineering 2k ha svolto il ruolo di General Contractor, mentre CBRE di Project Monitoring. La progettazione si è basata sul concetto di sviluppo sostenibile inteso come investimento responsabile; particolare attenzione è stata data alla regolazione locale del benessere degli ambienti, agli impianti idronici ad energia elettrica, alla rete duale ed al largo impiego di materiali riciclati; il fabbisogno di energia elettrica viene compensato sia dai pannelli fotovoltaici, sia dalla rete nazionale che deriva da fonti 100% rinnovabili.

Auto elettriche -27%: perché accade e l’avanzata cinese

di Laura Gobbini, Project Manager & Data Analyst di Dataforce Italia e Salvatore Saladino,  Country Manager di Dataforce Italia

 

Non è stata la mancanza di incentivi, come da più parti paventato, a frenare le immatricolazioni di auto elettriche (-27% nel 2022). È piuttosto la mancanza di interesse da parte dei clienti, che non sono nemmeno invogliati a noleggiarle. Perché non ci sono neanche i canoni vantaggiosi ad attirare, visto che i noleggiatori stanno facendo fatica a rivendere le poche elettriche già rientrate (che, nel frattempo, sono diventate tecnologicamente obsolete, molto più vecchie di un Diesel o di un benzina di pari età) e quindi stanno abbassando vertiginosamente i valori residui.

Tutto ciò, combinato alla tracotanza delle Case che pensano di poter tenere i prezzi così alti e gli sconti così bassi per molto tempo ancora, sta creando la miscela perfetta per l’implosione definitiva.

Implosione che sarà evitata grazie all’offerta cinese che conquisterà nei prossimi anni una fetta di mercato che le Case europee non vogliono più. Vai a vedere che ringrazieremo anche la Cina di evitare il collasso della filiera automobilistica europea, perché già adesso di cinese dentro le architetture delle auto con marchi europei c’è molto più di quello che si immagini.

E sui prezzi che non scendono, al contrario della parabola cinese, dove l’elettrico è partito più caro del termico per arrivare adesso a un prezzo del 33% inferiore al termico, in Europa vivremo la parabola dove i prezzi del termico cresceranno fino a superare quelli dell’elettrico, in una spirale di speculazione che sembra non aver fine.

“Stellantis Student Awards”: premiati oltre 600 figli di dipendenti

Stellantis Student Awards

Lo “Stellantis Student Awards” ha concluso il suo primo programma su scala globale assegnando a oltre 600 figli di dipendenti Stellantis provenienti da cinque regioni un premio in denaro per il loro impegno nella formazione continua e nell’apprendimento. Il traguardo è stato celebrato con la prima cerimonia globale online che si è tenuta a dicembre 2022 con la partecipazione del presidente di Stellantis, John Elkann, del Ceo Carlos Tavares.

“Lo Student Awards rappresenta un’eccellente opportunità per rendere omaggio ai risultati conseguiti dai nostri brillanti studenti, con il supporto delle loro famiglie, e inoltre per celebrare il primo programma di assegnazione dei premi come Stellantis”, ha dichiarato John Elkann, presidente di Stellantis. “Il nostro impegno è volto a costruire un’azienda responsabile, diversificata e innovativa nel campo delle tecnologie per la mobilità e siamo pertanto estremamente orgogliosi di questo programma, giunto ormai al suo 26° anno e che coinvolge 20 Paesi di tutto il mondo”.

“È di cruciale importanza per il pianeta e per il futuro lasciare alla prossima generazione delle aziende consolidate a zero emissioni nette di carbonio che abbiano come chiaro obiettivo il benessere di tutti“, ha affermato Carlos Tavares, Ceo di Stellantis. “Lo Stellantis Student Awards crea questo valore per i nostri giovani leader. Stimola la loro curiosità e offre loro gli strumenti per contribuire a costruire un futuro migliore, mentre i loro genitori e gli altri dipendenti di Stellantis realizzano servizi e prodotti che consentiranno libertà di mobilità rispettando allo stesso tempo l’ambiente.”

“È stato un onore entrare in contatto con così tanti giovani leader che rappresentano una grande fonte d’ispirazione”, ha commentato Xavier Chéreau, Chief Human Resources and Transformation Officer di Stellantis. “Diversità e impegno a favore del futuro camminano di pari passo e costituiscono due pilastri fondamentali all’interno dell’obiettivo e dei valori di Stellantis. Questa sinergia si raggiunge attraverso programmi come lo Stellantis Student Awards, in quanto mettere in luce l’importanza dell’apprendimento continuo contribuisce a creare un futuro sostenibile per tutti.”

Nel corso di 26 anni, oltre 14.000 studenti hanno visto riconosciute le loro qualità a tutto tondo, dimostrando una capacità di proiettarsi oltre i propri studi e contribuendo al benessere generale delle proprie comunità. Novità del programma, tra i vincitori del premio è stato selezionato un candidato per ogni regione a cui è stato assegnato il “Sergio Marchionne Award of Excellence”, destinato a giovani e coraggiosi leader che impiegano le proprie conoscenze e abilità per migliorare il benessere comune.

In origine, lo “Stellantis Student Awards” era un programma a livello regionale istituito nel 1996 in Italia come Borsa di studio Fiat, successivamente rinominato “Sergio Marchionne Student Achievement Awards” nel 2019. Divenuto ora un programma a livello globale che coinvolge cinque regioni e 20 Paesi, lo Stellantis Student Awards incarna ancora oggi lo stesso spirito di partecipazione nel creare un futuro sostenibile per tutti.

ETS: spina nel fianco per le imprese dell’autotrasporto

Follie UE: trasporto e agricoltura uniti nella protesta

di Paolo Uggé. presidente di Conftrasporto-Confcommercio

 

ETS: sullo scambio di quote inquinanti Fai-Conftrasporto lancia l’allarme: più di così si muore. Il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulle proposte legislative del pacchetto “Fit for 55” che ridurrà ulteriormente le emissioni. Si tratta di un accordo provvisorio, nel quale è’ stato concordato di aumentare al 62% l’ambizione complessiva di riduzione delle emissioni entro il 2030 nei settori coperti dall’EU-TSs, di diminuire il massimale complessivo delle emissioni su due anni rispettivamente di 90 e 27 milioni di quote e di aumentare il tasso di riduzione annuale del massimale del 4,3 % all’anno dal 2024 al 2027 e del 4,4 % dal 2028 al 2030.

Secondo le prime stime rilevate da Conftrasporto, l’estensione al trasporto stradale del meccanismo di contrattazione delle emissioni ETS, attraverso l’incremento dei prezzi dei carburanti, genererà un sensibile aumento dei costi operativi delle imprese. In particolare, l’aggravio dovrebbe attestarsi intorno a 1.500 euro all’anno per un furgone a gasolio, toccando i 6mila euro per un veicolo pesante alimentato a GNL e, addirittura, raggiungendo quasi i 10mila euro per un veicolo pesante a gasolio di ultima generazione.

Da questo punto di vista, l’eventuale rinvio al 2028 dei nuovi oneri non ci rassicura più di tanto. Il settore del trasporto e dell’automotive è già eccessivamente gravato da oneri, in Italia, che limitano la capacità competitiva delle imprese nazionali e che occorrerebbe ridurre, certo non aumentare.