Furti d’auto: superata quota 104.000 in un anno

Tornano a crescere i furti di veicoli in Italia e, contestualmente, continua ad aumentare il numero complessivo di auto, moto e mezzi pesanti che, una volta sottratti, spariscono nel nulla. Nell’ordine, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia e Lombardia sono le aree più a rischio. Un furto su quattro avviene in Campania, il Lazio è la regione in cui i ladri sono più abili a far perdere le tracce dei mezzi rubati. Sono questi i principali trend che emergono dal “Dossier sui Furti di veicoli”, elaborato da loJack Italia, società del Gruppo CalAmp leader nelle soluzioni telematiche per l’automotive e nel recupero dei veicoli rubati, che ha raccolto e analizzato i dati forniti dal Ministero dell’Interno sul 2021 e li ha integrati con quelli provenienti da elaborazioni e report nazionali e internazionali sul fenomeno.

Dopo il sensibile arretramento del fenomeno nel 2020 (anno del lockdown e in cui si sono fatte sentire con più forza le limitazioni alla libera circolazione a causa della pandemia), lo scorso anno i furti di veicoli sono tornati a crescere, seppur di poco (+2%): dai complessivi 102.708 casi del 2020 a 104.372. La crescita del fenomeno ha riguardato in particolare le categorie vetture/SUV e moto/scooter e ha invece risparmiato mezzi pesanti e furgoni. Una crescita, seppur leggera, che testimonia come le organizzazioni malavitose, superate le difficoltà contestuali dei mesi di blocco, siano tornate a puntare con forza su questo redditizio business.

A preoccupare, infatti, oltre all’inversione di tendenza registrata lo scorso anno, è anche la conferma delle difficoltà riscontrate nel recupero dei veicoli rubati con la percentuale di ritrovamenti che nel 2021 è scesa al 37%: quasi due veicoli rubati su tre spariscono nel nulla. L’analisi annuale realizzata da LoJack in questa edizione, oltre a fornire una panoramica complessiva sui furti di tutti i veicoli a motore, riporta un nuovo interessante dato (censito dal Ministero dell’Interno) che riguarda la tipologia di reati messi a segno per sottrarre un veicolo: nel 97% dei casi dietro questo crimine c’è un’effrazione del veicolo con furto mentre è parcheggiato a distanza di sicurezza dal legittimo proprietario; in poco meno del 3% dei casi si tratta di un’appropriazione indebita, molto probabilmente perpetrata a scapito di una società che l’ha concessa in uso, senza saperlo, a un criminale; e in meno dell’1% dei casi il veicolo è stato sottratto a seguito di una rapina o di altro reato.

“I dati sui furti di veicoli raccolti nel nostro dossier lanciano un allarme – afferma Maurizio Iperti, presidente di LoJack EMEA – dopo il calo registrato nell’anno dello scoppio della pandemia, il business criminale ha recuperato il terreno perduto e si è rafforzato soprattutto in alcune aree del nostro Paese, dove opera in maniera quasi scientifica. Gran parte dei furti avvengono mentre il veicolo è parcheggiato. Trascorse le prime 24 ore, le possibilità di rintracciarlo si riducono al minimo. Ecco perché attivare il prima possibile le ricerche e, soprattutto, dotarsi di dispositivi hi-tech non facilmente ‘hackerabili’ aumenta in modo sensibile le possibilità di successo, garantendo un intervento rapido ed efficace dopo la sottrazione”.

La nuova crescita del business furti non ha sostanzialmente inciso sulla classifica delle vetture preferite dai ladri, con le prime quattro posizioni rimaste inalterate rispetto al 2020: sempre in testa la Fiat Panda con 8.816 sottrazione (oltre 1 vettura rubata su 10 è Panda), seguita dalla Fiat 500 (6.743 modelli sottratti), dalla Fiat Punto (5.292) e dalla Lancia Ypsilon (2.979). È salita di un posto la Smart ForTwo Coupè (1.389) che ha scalzato la Volkswagen Golf (1.381) dal 5° posto, mentre completano la graduatoria delle auto più attenzionate Renault Clio (1.284), Fiesta (1.059), Opel CORSA (824) e Fiat UNO (559). In totale, questi 10 modelli rappresentano il 44% del fenomeno furti auto in Italia.

I furti di autofurgoni, a differenza delle vetture, hanno subito una contrazione del 9%, attestandosi a quota 5.600 episodi. Il fenomeno ha registrato una forte concentrazione su 4 territori: nell’ordine Lombardia (1.213 furti), Campania (880), Lazio (819) e Puglia (753). In questa categoria, come da tradizione, le possibilità di recuperare i mezzi rubati sono superiori rispetto alla media valida per le autovetture e moto e nel 2021 hanno toccato quota 45%. La top 5 dei più rubati vede il primato del Iveco Daily (931 unità rubate), seguito a stretto giro dal Fiat Ducato (916) e poi da Fiat Doblò (552), Ford Transit (255) e Mercedes Sprinter (228).

 

Furti di moto: + 5%. Solo una su tre viene ritrovata

Altro business che è tornato a crescere sensibilmente nel 2021 è quello dei furti di moto e scooter: lo scorso anno ne sono state sottratte 26.707, contro le 25.273 dell’anno precedente (+5,5%); uno sviluppo trainato dal boom registrato in Campania, regione a maggior rischio furto di due ruote a motore, che ha visto un aumento del 14% dei casi.
Un furto su quattro di questi mezzi in Italia avviene a Napoli e nelle altre quattro province campane.

Nel 2021 ogni giorno sulle strade italiane sono stati rubati oltre 73 motoveicoli, 3 ogni ora. Di questi solo 9.336, il 36%, ha fatto ritorno a casa. Anche questo fenomeno risulta fortemente concentrato a livello territoriale: in sei Regioni si convoglia oltre l’80% dei casi. Oltre alla Campania, regina di questa poco invidiabile graduatoria, nell’ordine le Regioni più colpite sono il Lazio (4.868 casi), la Sicilia (3.833), la Lombardia (3.355) e due aree tradizionalmente meno nei radar dei topi d’auto, come la Toscana (1.620) e la Liguria (1.260).

Uno dei dati più interessanti che emerge dalle statistiche relative allo scorso anno, riguarda ancora una volta la Campania: qui solo una moto o scooter rubata su cinque viene restituita al proprietario. Un dato sconcertante che evidenzia un forte allarme per i possessori di due ruote in questo territorio.

La top 5 dei modelli più rubati conferma il tradizionale primato incontrastato dell’Honda SH (5.196 unità rubate nel 2021). Più in generale, 1 motoveicolo sottratto su 5 è SH. Staccato di poco meno di 4.000 unità, con 1.393 sottrazioni, si trova il Piaggio Liberty, seguito da Aprilia Scarabeo (1.236), Piaggio Vespa (1.067) e Piaggio Beverly (989).

Ancora una volta si conferma il trend che vede nel Nord del Paese le moto rivendute intere o per alimentare il mercato nero dei pezzi di ricambio, nell’Italia centrale i furti alimentare il mercato internazionale di moto rubate dirette verso i Paesi dell’Est e nelle Regioni meridionali i furti messi a segno in modo più tradizionale, tramite effrazione, per poi smontare moto/scooter sottratti e venderne i pezzi di ricambio “usati”.

Mezzi pesanti: solo il 20% viene ritrovato

In controtendenza con l’andamento generale, frenano i furti di automezzi pesanti, categoria che include truck, rimorchi, autobus, veicoli speciali e roulotte. Nel 2021 ne sono stati rubati 2.194, 6 al giorno. Il trend evidenzia un calo del 9% rispetto al 2020, più che bilanciato da un ancor più significativo crollo dei recuperi (-29%), che ha portato la percentuale di rinvenimenti al 30% (meno di uno su tre torna al legittimo proprietario). Di fatto, tra le diverse categorie di veicoli, gli automezzi risultano quelli che, una volta rubati, hanno meno probabilità di essere ritrovati. Il dato sulla scarsa rintracciabilità di questi mezzi testimonia come siano oggetto delle attenzioni di organizzazioni criminali ben strutturate che non lasciano nulla al caso. Eventi che producono spesso disagi e perdite sostanziali per le aziende proprietarie del mezzo, che vedono sparire il carico trasportato e con esso il bene strumentale. Tali episodi rischiano di provocare ricadute drammatiche soprattutto quando colpiscono piccole e piccolissime imprese che vedono compromessa la propria capacità di stare sul mercato.

Questi furti seguono sostanzialmente tre dinamiche criminali: quelli su commissione, le truffe e le appropriazioni indebite di veicoli in leasing. Molto spesso poi l’obiettivo vero del crimine è la sottrazione del carico trasportato, di rilevante valore economico e facilmente ricollocabile sul mercato. Per questo motivo, ancor più che nel business delle auto rubate, è necessario che le fasi di rilevamento e recupero del bene si compiano con estrema rapidità, prima che della refurtiva si perdano le tracce.

Eccezionalmente per questa categoria di veicoli, la Campania (nel 2021 terza con 216 casi) lascia il passo al primato della Puglia (451 furti e un calo dei recuperi del 40%), seguita dalla Lombardia (257).  

 

6 consigli utili per non farsi rubare la macchina d’estate

In vista dell’estate e alla luce della ripresa del trend dei furti, LoJack fornisce sei suggerimenti utili per non restare vittima di quello che, dopo il furto in casa, resta uno dei traumi più difficili da superare per gli italiani.  Non distrarti – Non lasciare l’auto accesa e con le chiavi inserite, nemmeno per pochi secondi (ad esempio mentre sei in doppia fila), potrebbero risultare decisivi per il furto.   Attento al caldo – Prima di lasciare l’auto, assicurati che i finestrini siano ben chiusi. Un pur piccolo spiraglio può rivelarsi fatale. Attento al parcheggio – Non lasciare l’auto in parcheggi isolati o incustoditi e osserva con attenzione il luogo in cui lasci la vettura. Non parcheggiare sempre nello stesso posto, le abitudini danno modo al ladro di organizzare al meglio il furto. Se non usi l’auto ogni giorno, verifica comunque che sia parcheggiata nel punto in cui l’hai lasciata. Denunciare con tempestività l’eventuale furto aumenta la possibilità di ritrovarla.  Attento quando lasci l’auto in autogrill o al centro commerciale – Quando chiudi la vettura a distanza tramite una smart key, controlla sempre manualmente l’avvenuta chiusura delle portiere. Un ladro potrebbe disturbare il segnale con un jammer per poi entrare indisturbato nel veicolo e approfittare della sosta. Non lasciare mai PC o tablet in auto – I furti di dispositivi digitali lasciati incautamente in automobile sono sempre più frequenti. Al ladro non occorre vedere con i propri occhi il proprietario di un veicolo lasciare il PC nel portabagagli, può comodamente scegliere la propria preda grazie a specifiche App per telefonini che ricevono i segnali Bluetooth emessi da molti dispositivi anche quando sono apparentemente inattivi, segnalando la loro posizione. Proteggi la tua auto con un sistema di antifurto o un sistema di recupero – Un antifurto meccanico rappresenta un rallentamento nelle attività del ladro e può indurlo a preferire la sottrazione di un’auto senza protezione, ma un sistema di recupero hi-tech e non schermabile rende molto probabile il rapido recupero del veicolo.

Ferruccio Lamborghini: finalmente nella “Automotive Hall of Fame”

Ferruccio Lamborghini, il leggendario fondatore della prestigiosa Casa bolognese, entra nella “Automotive Hall of Fame”, istituto e organizzazione no profit che celebra il “gotha” dell’automobilismo mondiale rendendo omaggio ai leader e agli innovatori che hanno segnato il settore, con il loro ingegno, il loro carisma e il loro impegno. Alla cerimonia di ingresso ha partecipato Andrea Baldi, amministratore delegato di Automobili Lamborghini Americas.

 

La lastra di marmo con la firma di Ferruccio Lamborghini è stata collocata nella “Hall of Honor” della Automotive Hall of Fame”: il luogo in cui i visitatori rendono omaggio agli uomini e alle donne le cui innovazioni nel campo automobilistico hanno cambiato il mondo e rivoluzionato il modo di vivere degli abitanti del pianeta.

 

Fondata nel 1939, la “Automotive Hall of Fame” ha finora reso omaggio a 757 persone provenienti da tutto il mondo, che hanno avuto un impatto sul settore automobilistico e della mobilità, influenzandoli fortemente. L’istituto, aperto al pubblico, si trova Dearborn, in Michigan, nell’area metropolitana di Detroit ed è visitabile anche online o su Facebook e Instagram. 

Flash Battery: finalista al “Bauma Innovation Award”

Foto: Il Ceo di Flash Battery, Marco Righi

L’italiana Flash Battery presenterà al Bauma, in programma dal 24 al 30 ottobre a Monaco di Baviera, il software proprietario “Flash Data Center 4.0”, il sistema di controllo dati automatico e real-time che sfrutta l’intelligenza artificiale. Quella dell’azienda italiana – tra i leader europei nella produzione di batterie al litio customizzate  – non sarà però una semplice partecipazione alla più grande rassegna internazionale di macchine e materiali del settore delle costruzioni. Flash Battery, infatti, è tra i finalisti del “Bauma Innovation Award 2022” per la categoria “Digitalizzazione”, unica azienda italiana selezionata dalla giuria tra quanti si contenderanno il prestigioso riconoscimento.

 

“Una grande soddisfazione – sottolinea Marco Righi, Ceo dell’azienda che ha sede a Sant’Ilario d’Enza (Reggio Emilia) e conta poco meno di 70 dipendenti, 30% dei quali impegnati nell’ambito della ricerca e innovazione – per il riconoscimento che va oltre la mera qualità delle nostre batterie, ma si sofferma su  tutto ciò che ad esse si lega in termini di affidabilità, analisi avanzate e predittive dei big data relativi ai sistemi batteria, controlli e miglioramento costante delle performances che i clienti possono concretamente misurare e controllare in autonomia”.

 

Il Flash Data Center 4.0, infatti, è il sistema di controllo dati automatico e real-time che sfrutta l’intelligenza artificiale; il sistema cloud è integrato in un ambiente virtuale con Containerized Architecture che garantisce l’interconnessione di tutti i sistemi batteria prodotti da Flash Battery con il supporto avanzato delle tecnologie di Machine Learning e intelligenza artificiale”.

 

Il Flash Data Center 4.0 è stato fin da subito pensato con l’obiettivo di garantire una manutenzione predittiva e una pianificazione avanzata degli interventi di manutenzione straordinaria, evitando costosi fermi macchina che si traducono in risparmio di denaro e di tempo. Allo stesso tempo, il sistema consente al cliente di gestire autonomamente il “fine vita” degli impianti, grazie alla disponibilità di un accurato sistema di controllo dello stato di salute della batteria (SOH).

 

“In questo modo – osserva il Ceo di Flash Battery –  SOH ed End of life, accuratamente predetti, consentono di pianificare in maniera sostenibile la sostituzione di batterie a fine vita  per intere flotte, ottimizzando e riducendo i costi di smaltimento e migliorando l’efficienza del processo di ri-uso delle componenti grazie alla blockchain relativa ai componenti”.

 

“La manutenzione predittiva come la intendiamo nel Flash Data Center 4.0-  conclude Righi – è un vantaggio improntante non solo per il fine vita delle batterie, ma anche per tutti quegli eventi di manutenzione straordinaria che richiedono un intervento in loco, consentendo una programmazione che, anche in questo caso, consente di ridurre tempi e costi”.

 

È dunque questo sistema articolato che guarda a prestazioni, sicurezza, costi ed autonomia gestionale che la giuria, in attesa delle intense giornate del Bauma di fine ottobre, ha già selezionato tra i finalisti del “Bauma Innovation Award 2022″.

Osservatorio Continental: i macro-trend del trasporto pesante

Dopo la crisi vissuta nel 2020 a causa dell’emergenza sanitaria ed economica, il 2021 avrebbe dovuto essere l’anno del rilancio per il settore dei trasporti. Ma si può parlare di vera ripresa? Per rispondere a questa domanda e capire le evoluzioni che hanno trasformato il comparto dei mezzi pesanti per il trasporto di merci e persone dopo il primo anno di pandemia, Continental ha realizzato la seconda edizione dell’Osservatorio sui macro-trend del trasporto pesante. Lo studio fa emergere le tendenze evidenziate dallo sviluppo del parco circolante, attraverso l’analisi dei dati sulle immatricolazioni, i tipi di alimentazione, l’anzianità e la categoria euro.

 

Immatricolazioni

Il comparto dei mezzi pesanti per il trasporto merci ha chiuso il 2021 con 24.168 immatricolazioni, in crescita rispetto al 2020 del 23,2%. Tutte le regioni seguono il trend positivo ad eccezione della Puglia (-4,2%): ai vertici della classifica nazionale, la Valle d’Aosta registra la percentuale di crescita più alta (+164,7%) mentre il Veneto quella più bassa (+4,9%). Le immatricolazioni in Europa sono aumentate in media del 21,2% rispetto al 2020. Tutti i Paesi hanno registrato in generale una crescita: forte progressione dell’Italia, come sottolineato, ma percentuali alte anche per Spagna (+12,2%), Germania (+10,4%) e Francia (+5,6%).

Anche il settore nazionale del trasporto persone mostra un importante segnale di crescita, con 4.091 mezzi immatricolati nel 2021 a fronte dei 3.404 del 2020 (+20,2%). Uno scenario contrastante si presenta invece a livello locale, con l’Italia spaccata in due: 11 regioni chiudono con il segno meno; tra queste la Sicilia quasi dimezza la cifra passando da 194 a 112 veicoli (-42,3%). Tra le regioni in positivo, invece, il Lazio registra il salto più rilevante da 396 a 1.103 mezzi (+178,5%).

La percentuale registrata in Italia è significativamente superiore a quella media registrata nell’UE (+2,8%).

 

Alimentazione

Nel 2021 il parco circolante di autocarri merci ha raggiunto le 4.290.042 unità. A livello di alimentazione, la situazione a livello nazionale rimane pressoché invariata rispetto al 2020: il gasolio continua ad essere predominante (91,3% in leggero calo rispetto al 91,6% del 2020) seguito da benzina e metano (che rimangono stabili a 4,6% e 2,2%). Si nota una crescita, seppur timida, delle alimentazioni alternative: la benzina e gas liquido segnano un lievissimo aumento (1,3% rispetto a 1,2%), così come elettrici e ibridi (rispettivamente allo 0,2% e 0,4%, rispetto allo 0,1% del 2020). Tra le regioni con più mezzi elettrici, rimane in testa alla classifica il Trentino Alto Adige (che passa da 0,56% del 2020 a 1,3% del 2021). In questo contesto spicca anche la Valle d’Aosta che, partendo da 0 nel 2020, nel 2021 sfiora l’1% per l’elettrico e raggiunge l’1,7% per l’ibrido.

Il parco autobus nel nostro Paese registra nel 2021 100.199 unità. Anche in questo contesto, dal punto di vista dell’alimentazione, il panorama è stabile rispetto al 2020, sebbene con qualche piccolo segnale di miglioramento: la maggioranza dei mezzi in circolazione rimangono a gasolio (93,3% rispetto al 93,7% del 2020), mentre le quote di elettrico e ibrido crescono dello 0,2%, ma non superano l’1% (rispettivamente 0,7% e 0,3%). Tra le regioni, Piemonte e Lombardia spiccano per la percentuale di mezzi ad alimentazione alternativa: in entrambe le zone l’elettrico si attesta al 2%. L’ibrido invece supera l’1% solo in Lombardia.

 

Categoria Euro

Le categorie euro più presenti a livello nazionale nel comparto del trasporto merci sono Euro 5 ed Euro 6 che, insieme, crescono del 3,2% e nel 2021 raggiungono il 35% del totale. Una percentuale elevata che supera la quota delle categorie più vecchie, dalla 0 alla 2, che coprono il 31,8% del parco (in discesa rispetto al 33,3% del 2020). Ciò nonostante, è da notare quanto sia ancora diffusa la classe Euro 0 che, da sola, arriva al 15% (in calo di 0,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente). La Valle d’Aosta è, ancora una volta, la regione più virtuosa: passa dal 79% del 2020 all’81% di mezzi poco inquinanti nel 2021; la Calabria è fanalino di coda con un parco autocarri che, come nel 2020, è composto per più della metà da Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 (51,8%).

In aumento di 4 punti rispetto al 2020, la percentuale di autobus appartenenti alle categorie Euro 5 ed Euro 6 si attesta al 42,3%. Stupisce negativamente la quota degli autobus di categoria Euro 0 ancora in circolazione, che rappresentano l’11,8% del parco. Da un’analisi locale emerge che questa categoria Euro è molto diffusa nel Sud, specie in Campania, regione con la quota più alta (26,4%). Invece gli autobus più recenti, e quindi di categoria Euro 5 ed Euro 6, rappresentano il 77,2% del parco circolante in Trentino Alto Adige e sono presenti con percentuali molto alte anche nelle altre regioni del Nord Italia.

 

Anzianità

Il trasporto merci italiano è caratterizzato da una preponderanza di mezzi tra i 15 e i 20 anni (17,5%). Poco distanti, le categorie “da 30 anni in poi” rappresentano il 15% del parco circolante. I veicoli recenti “da 0 a 10 anni” arrivano al 33,3%, anche se risulta ancora basso il dato relativo agli autocarri di massimo un anno (4% in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto ai dati del 2020). La quota più alta di veicoli di oltre 40 anni si trova in Calabria (10,6%, in crescita rispetto al 9,5% del 2020), regione che detiene anche il record per la maggior presenza di veicoli con anzianità da 30 a 40 anni (18,4%). La regione più “giovane” si conferma essere il Trentino Alto Adige, con il 17,2% di autocarri nuovi di massimo 1 anno (rispetto a 14,1% del 2020).

Per il trasporto persone la fascia di anzianità tra 0 e 5 anni rappresenta il 20,5% del totale. Una quota in crescita di un punto percentuale rispetto allo scorso anno, ma ancora altamente superata dalla percentuale di mezzi vecchi di oltre 20 anni, che nel 2021 raggiunge il 26,9% (nel 2020 era a 25,7%). Tra le regioni, il Trentino Alto Adige fa un passo in avanti e si caratterizza per il parco più giovane con il 34,8% di mezzi immatricolati non più di 5 anni fa (rispetto a 32,7% del 2020). Viceversa, all’altro capo della classifica regionale, è la Campania ad avere i veicoli più anziani (43,3% di oltre 20 anni, rispetto al 43,6% del 2020, di cui ben l’11,1% sopra i 40 in aumento rispetto al 9,7% dell’anno prima). 

Consegne dilatate per il nuovo e l’usato: e i prezzi s’impennano

i concessionari mostrano cautela

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

 

Dopo dodici mesi in rosso è arrivato il tredicesimo calo nelle immatricolazioni di auto in Italia. La situazione del mercato dell’auto resta dunque molto grave e l’effetto sulle vendite degli incentivi alla rottamazione varati il 6 aprile scorso è finora decisamente modesto. Oltre allo scarso effetto degli incentivi, molti sono i fattori che stanno fortemente penalizzando il mercato dell’auto. Nel 2020 l’esordio della pandemia ha determinato un primo drastico calo rispetto al 2019 che è tuttora molto difficile da recuperare.

 

La pandemia non è comunque l’unica causa delle difficoltà attuali dell’auto perché molto stanno influendo sulla domanda gli effetti psicologici e concreti della guerra in Ucraina e delle sanzioni adottate nei confronti della Russia a cui si aggiungono la crisi nelle forniture di microchip ed altri componenti essenziali per la produzione di automobili, il ritorno dell’inflazione, la fine del denaro a costo zero o comunque molto contenuto per le imprese ed ora anche la possibilità di politiche monetarie non più espansive.

Il mercato dell’auto in Italia, ma anche in Europa, si trova stretto tra due emergenze. Una crisi della domanda e una grave crisi anche dell’offerta. L’impatto sul settore è molto pesante e non sono certo leggere le conseguenze per i consumatori. Nonostante il ridimensionamento della domanda la carenza di prodotto è oggi talmente forte da avere effetti molto negativi per i potenziali acquirenti di auto sia nuove che usate.

Per quelle nuove i tempi di attesa per la consegna si sono molto dilatati e i prezzi effettivi praticati dai concessionari sono aumentati perché si sono decisamente ridimensionati gli sconti che in tempi normali venivano accordati ai compratori e che potevano arrivare fino a un 10% sul listino. D’altra parte dall’inchiesta congiunturale di luglio del Centro Studi Promotor emerge che il 95% dei concessionari dichiara giacenze di autovetture nuove basse.

Una situazione analoga, mutatis mutandis, si verifica anche per il mercato dell’usato su cui si riversa una parte della domanda insoddisfatta di auto nuove. L’85% dei concessionari dichiara di avere giacenze di usato basse e insufficienti per far fronte alla domanda. Questa situazione ha tra l’altro determinato una forte crescita dei prezzi delle auto usate, con qualche vantaggio per i concessionari e per coloro che vendono un usato per acquistare un’auto nuova e forti svantaggi per coloro che invece sono in condizioni economiche che consentono soltanto l’acquisto di auto usate. In sintesi, la situazione del mercato dell’auto rimane molto seria.

Infrastrutture di ricarica: i soldi ci sono, ma i ritardi continuano

Adolfo De Stefani Cosentino, Federauto

di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto

In un’estate già bollente sotto diversi profili e non solo quello climatico – incentivi della fascia 61-135 g/km di CO2 terminati, persistenti ritardi nelle consegne, fiammata dei prezzi, crisi energetica, effetti della guerra in Ucraina – la mancanza di un Esecutivo nel pieno dei propri poteri, ci impone il differimento della discussione in sede istituzionale degli ulteriori interventi da mettere in campo per il settore. In una fase di forte incertezza economica con una crisi che dura da oltre 2 anni, l’attesa per il nuovo quadro politico nazionale diluisce ulteriormente i tempi delle decisioni rischiando di peggiorare la situazione di grande difficoltà delle nostre imprese e dei nostri clienti.

L’auspicio è che in vista nella prossima legislatura, nell’agenda di lavoro delle diverse forze politiche, trovino spazio le priorità del nostro settore in termini di revisione della fiscalità sull’auto aziendale, svecchiamento del parco circolante di vetture, veicoli commerciali, veicoli industriali, autobus e sviluppo organico delle infrastrutture di ricarica.

In particolare, è necessario proseguire speditamente nella realizzazione di un’infrastruttura di ricarica, sia pubblica che privata, adeguata a sostenere la diffusione dei veicoli elettrici, dando attuazione ai provvedimenti attuativi ancora in stand by – come quello relativo al DM 25 agosto 2021 con 90 milioni di euro da erogare alle imprese per l’acquisto e l’installazione di colonnine elettriche, che è fermo al ministero della Transizione ecologica; rimodulare i fondi dell’Ecobonus per l’anno corrente tra i veicoli M1, in quanto quelli relativi alle fasce 0-20 e 21-60 g/km di CO2, sono abbondantemente superiori alle reali necessità del mercato (fino ad ora è stato deciso solo uno spostamento di risorse verso i motocicli e motocicli elettrici), senza dimenticare che una riforma strutturale più ambiziosa incentrata sulla leva fiscale dell’auto aziendale avrebbe sostanziali impatti positivi sul mercato del nuovo, dell’usato e l’indotto nel suo complesso.

Opel Astra Sports Tourer: station wagon alla carica

di Roberta Pasero

Ma le station wagon non erano fuori moda? Non per Opel che lancia la nuova Astra Sports Tourer, SW bold & pure secondo il DNA dell’undicesima generazione del modello.

E poi tra i vigneti della Valle del Meno con la plug-in hybrid che ha un’autonomia tra 60 e 72 chilometri. Tre gli allestimenti anche per le versioni a benzina e Diesel.

L’auto in Italia nel 2021: benzina e gasolio sempre in testa

L'auto in Italia

L’alimentazione del parco circolante in Italia, nel 2021, vede benzina e gasolio farla ancora da padrone, rispettivamente con il 44,7% e il 42,9% di vetture alimentate. Dati comunque in calo rispetto al 2019: -1,3% sia per benzina che per gasolio. Seguono poi il Gpl al 7% (+0,5% sul 2019), il metano al 2,5% (+0,1%), l’ibrido al 2,6% (+1,7%). Fanalino di coda l’elettrico, che si attesta allo 0,3%, seppur in aumento dello 0,2% rispetto al 2019. È quanto emerge da una analisi del Centro Studi Promotor.

Il presidente del CsP, Gian Primo Quagliano, sottolinea anche l’eccessiva anzianità del parco circolante italiano, che nel 2020 era di 11 anni e 8 mesi, contro 10 anni e 3 mesi della Francia, 9 anni e 8 mesi della Germania, 9 anni e 4 mesi del Regno Unito. In Italia, evidenzia il centro studi, le autovetture non solo sono vecchie, ma anche tante, con un tasso di 67 auto circolanti per 100 abitanti, a fronte della Germania che ne ha 58, la Francia 57, il Regno Unito 54.

Vendite di moto: luglio -7%, ma per l’elettrico è boom (+79,4%)

Paolo Magri, presidente di ANCMA

Oscilla tra stagnazione e battute d’arresto, in termini percentuali, il mercato estivo delle due ruote a motore in Italia. Dopo due mesi di andamento sostanzialmente statico, le immatricolazioni di ciclomotori, scooter e moto di luglio fanno segnare una flessione dell’7% rispetto allo stesso mese del 2021. Numeri che tuttavia il comparto non legge unicamente in modo negativo. Lo spiega in una nota di Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) il presidente dell’associazione Paolo Magri: “Quello che commentiamo nuovamente oggi è uno scenario con il quale il settore convive da qualche mese. Non assistiamo in realtà a un preoccupante calo della domanda di due ruote, ma alle conseguenze dei problemi globali di approvvigionamento, che in questa fase indeboliscono complessivamente la disponibilità di veicoli e falsano ancora il reale potenziale del nostro mercato”.

 

Entrando nel vivo dei dati mensili, a luglio sono stati messi in strada complessivamente 32.897 nuovi veicoli, il 7% in meno sul 2021, che poteva tuttavia contare su un giorno lavorativo in più. A trascinare verso in basso il mercato è il segmento degli scooter, con 17.046 veicoli immatricolati e una flessione del 9,2%. Più contenuta la perdita delle moto (-7,5%), che targano 13.185 mezzi. In controtendenza i ciclomotori che, grazie alla spinta degli elettrici, crescono del 12,5% e fanno registrare 2.666 unità.

 

Tiene ancora il cumulato annuo, che, con 205.732 unità, fa segnare un calo del 2,8%. Diverso l’andamento di scooter e moto. Mentre i primi, infatti, incassano una perdita del 10,6% con 99.068 mezzi immatricolati, le moto, grazie ai 92.356 veicoli targati, registrano un incremento del 3,9% rispetto al 2021. Ottimo l’andamento dei ciclomotori, che crescono del 18,3% e immettono sul mercato 14.308 unità.

 

Prosegue la corsa degli elettrici, che, nel mese di luglio, crescono del 79,4% e fanno registrare 2.184 mezzi. Analogo l’andamento del cumulato annuo, con 11.356 veicoli immessi sul mercato, corrispondenti a una crescita dell’81,7%. Particolarmente vivace il segmento degli scooter che, con 6.644 unità, sfiora il raddoppio rispetto all’anno precedente (+97,4%).