“Tutto elettrico”: tedeschi per il no, confusione massima

Il governo tedesco non accetterà i piani dell’Unione europea per vietare efficacemente la vendita di auto nuove con motori a combustione dal 2035, ha affermato il ministro delle Finanze, Christian Lindner. La notizia è riportata dall’agenzia “Reuters”.

Nel tentativo di ridurre le emissioni di riscaldamento del pianeta del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, la Commissione europea ha proposto una riduzione del 100% delle emissioni di CO2 delle nuove auto entro il 2035. Ciò significa che sarebbe impossibile vendere auto con motore a combustione a partire da quel momento.

I legislatori del Parlamento europeo hanno sostenuto le proposte questo mese prima che si svolgessero i negoziati con i paesi dell’UE sulla legge finale.

 

Vendite con incentivo: esteso (era ora) il termine

“Il termine di 180 giorni era assolutamente insostenibile con l’attuale e perdurante crisi delle catene di fornitura globali, che stanno rallentando pesantemente i tempi di produzione dei veicoli. I 270 giorni, benché inferiori ai 300 richiesti, sono senz’altro un termine più adeguato alla reale situazione, che fa uscire operatori e consumatori da una estrema incertezza riguardo all’effettiva possibilità di fruire degli incentivi. Desideriamo ringraziare il ministro Giancarlo Giorgetti, il Mise e il Governo tutto, per aver accolto questo appello con una misura che va nella giusta direzione per il buon funzionamento dell’ecobonus”.

Esprime soddisfazione l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri (UNRAE) per l’articolo 40 del «DL Semplificazioni fiscali» (Decreto-Legge 21 giugno 2022, n. 73 – con cui il Governo ha dato seguito a una richiesta fortemente voluta dalla stessa UNRAE e sostenuta dall’intera filiera automotive. “L’auspicio – aggiunge la nota di UNRAE – è che adesso si proceda anche verso l’allargamento della platea dei beneficiari alle persone giuridiche, escluse unicamente per motivi di budget, includendo le vetture aziendali e i noleggi, in particolare il noleggio a lungo termine a privati, traino indiscusso della transizione ecologica nel mercato auto”.

 

 

 

 

 

Tutto elettrico: ecco la cordata (Italia in testa) che rimette tutto in discussione

Su il “Fit for 55” l’Italia, in cordata con altri Paesi (Bulgaria, Romania, Portogallo e Slovacchia) punta a far slittare dal 2035 al 2040 il piano Ue, tra l’altro già votato dall’Europarlamento, di azzerare le produzioni di auto con motori tradizionali a favore di quelle solo elettriche. E’ quanto contiene la circolare, fino a poche ore fa riservata, che circola sui tavoli del COREPER, il Comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati Ue.

 

Il contenuto del documento ha mandato su tutte le furie le associazioni degli ambientalisti, in particolare “Trasporti & Ambiente”, per la quale – senza se e senza ma – esiste solo la mobilità elettrica. Il direttore Veronica Aneris l’ha presa malissimo e, in una nota, afferma che “quella di oggi è un’iniziativa unilaterale che contrasta con la posizione ufficiale espressa nel dicembre 2021 dal CITE (Comitato Interministeriale alla Transizione Ecologica)  e, giusto pochi giorni fa, dai partiti di maggioranza italiani al Parlamento Ue”.

 

E aggiunge: “ È tempo che Mario Draghi sia chiaro: il governo che sta guidando è impegnato sul fronte delle questioni climatiche o no? Sarebbe uno scandalo per un governo nato all’insegna degli impegni in favore della transizione ecologica allearsi con Bulgaria e Romania (cosa mai hanno fatto di così grave?, ndr) sulle  questioni climatiche”.

 

Veronica Aneris tralascia, però, il fatto – importante – che anche la Germania ha fatto un passo indietro, nonostante i “suoi” costruttori di auto stiano investendo palate di miliardi sull’elettrico. Ecco cosa sostiene il ministro tedesco delle Finanze, Christian Lindner: «La Germania non condivide la decisione del Parlamento Ue di vietare a partire dal 2035 la vendita di auto con motori endotermici, una scelta sbagliata».

 

La situazione, dunque, è incandescente. È guerra aperta. La partita vede in gioco, da una parte la giusta lotta per la tutela dell’ambiente, dall’altra la necessità di agire tenendo però presenti tutti gli aspetti economici e sociali.

 

Il 28 giugno al Consiglio Ue l’Italia sarà rappresentata dal ministro alla Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che nei giorni scorsi ha sottolineato le debolezze e i rischi del piano Ue, facendo sicuramente a sua volta arrabbiare chi aveva premuto per la sua nomina nel governo Draghi. Ma Cingolani, fisico e uomo tutto di un pezzo, ha dimostrato di non  lasciarsi strumentalizzare. Ora dovrà fare la sua parte in nome del realismo e contro l’ideologia.

Ferrari: i primi 50 anni della pista di Fiorano

Foto: La storica visita di Giovanni Paolo II a Fiorano

In occasione della celebrazione del 50° anniversario della Pista di Fiorano, il Museo Ferrari di Maranello presenta una nuova esposizione dedicata alla storia del celebre circuito. Al centro della mostra viene mostrato al pubblico anche lo spettacolare lighting show messo in scena il 15 giugno che ha visto protagonista la Pista stessa e ottenuto la certificazione di Guinness World Records. L’apertura della nuova mostra è all’interno di una serie di iniziative del Museo rivolte ai fan e agli appassionati del Cavallino rampante inserite all’interno del ricco palinsesto della «Notte Rossa» organizzata dal Comune di Maranello.

Attraverso una raccolta di immagini e contenuti video d’archivio la mostra racconta la storia di 50 anni di attività della pista, dalla sua nascita nel 1972 per volontà di Enzo Ferrari, fino alle attività organizzate oggi. “Ogni singolo pezzo della pista, deve poter mettere a dura prova il comportamento dinamico dell’auto in modo tale da rendere facile l’individuazione dei problemi di ogni macchina. Da questo momento in poi, voglio che nessuna Ferrari affronti la pista o la produzione di serie senza che abbia superato a pieni voti l’esame Fiorano”, diceva Enzo Ferrari

 All’interno della mostra sarà anche possibile vedere il video del lighting show allestito in pista a Fiorano per celebrare l’importante traguardo dei 75 anni dalla fondazione della Casa di Maranello, occasione in cui il circuito di Fiorano si è trasformato in un gigantesco ledwall, composto da 172.000 luci e 1.039.280 punti LED, 89 km di stringhe dinamiche per una superficie complessiva di 112.958,27 mq che ha dato vita a un grandioso spettacolo dedicato a Enzo e alla passione che ha trasmesso alla grande Comunità Ferrari che da Maranello 75 anni fa ha raggiunto ogni angolo del mondo. Lo show di luci ha ricevuto la certificazione del Guinness World Records come “Il più grande circuito illuminato a LED”. All’interno dell’esposizione, oltre all’excursus storico che racconta le tappe più importanti che hanno visto la pista della Casa protagonista in 50 anni di storia, l’esposizione presenta due vetture significative per il circuito.

Ferrari 3.2 Mondial Cabriolet,’auto è stata protagonista della celebre visita che il Pontefice Giovanni Paolo II fece nel 1988 a Maranello e che lo vide ospite anche della pista di Fiorano. In quella sede il Papa incontrò Enzo Ferrari e concesse la sua presenza in un evento memorabile che ha avuto luogo proprio sulla Pista di Fiorano: fra l’altro, il Papa si è concesso, su sua specifica richiesta, qualche giro di pista sulla Ferrari 3.2 Mondial Cabriolet, guidata da Piero Ferrari, figlio del Fondatore, proprio la stessa che per l’occasione viene esposta in questa ricorrenza.

Quindi, la Ferrari 150 LM: sin dall’origine, attorno ai «prototipi» di Maranello si è creata un’atmosfera particolare: hanno identificato la genialità del Costruttore, il mistero, i clamorosi risultati. Frutto dell’intensa ricerca, che è sempre stata la cifra delle realizzazioni Ferrari, questi strumenti evolutivi hanno determinato veri e propri concentrati di tecnologia, attirando ogni volta interesse e curiosità, polarizzando l’attenzione verso il Cavallino. Pezzi unici e, ogni volta, rappresentativi di un’epoca intramontabile, di automobili irripetibili e di vittorie memorabili, la maggior parte di questi capolavori oggi è nelle mani di cultori che hanno conservato queste opere d’arte, in omaggio all’unicità e all’originalità delle soluzioni adottate da Ferrari.

Per ricollegare la ricorrenza dei 50 anni della Pista di Fiorano alle numerosissime prove di evoluzione e sviluppo sempre strettamente private, la Ferrari 150 LM del 2014: un banco prova su base LaFerrari, la vettura più performante del momento, alla ricerca del miglioramento di gruppi, componenti e aerodinamica, con soluzioni avanzate correlate ai dati misurati nella lunga esperienza sulla pista di Casa.

Nasce Federmotorizzazione Varese: coinvolgere il territorio nelle nuove sfide

di Luca Talotta

La «mobilità che si mobilita» e lancia un messaggio alle istituzioni. Presso la sede della Confcommercio di Varese si è tenuto l’evento «Mobilita», voluto per sottolineare, da una parte la nascita del polo di Federmotorizzazione sul suolo varesino, e per presentare, dall’altra, i risultati dell’osservatorio sulla mobilità di Format Research.

Continue reading

Mobilità ecologica: dev’essere un diritto per tutti

di Michele De Palma, segretario generale FIOM-CGIL

Si è svolto a Wolfsburg, città tedesca nota per essere la sede di Volkswagen, il confronto su “L’industria automobilistica tedesca e italiana davanti alle sfide dei processi di trasformazione”. Al confronto ha partecipato Daniela Cavallo, presidente del Consiglio di fabbrica del Gruppo Volkswagen, che ha dato un contributo importante sul futuro del settore.

 

La costruzione di un rapporto costante tra i sindacati, ed in particolare tra la Fiom-Cgil diBologna e dell’Emilia Romagna con la IG Metall di Wolfsburg, è molto importante ed è l’unico antidoto alla messa in competizione dei territori e delle lavoratrici e dei lavoratori.

La fotografia dell’industria italiana nel settore dell’automotive è drammatica: il nostro Paese produceva 1 milione e 800mila vetture alla fine degli anni ’90, mentre nel 2021 abbiamo prodotto circa 400mila veicoli. Il fatturato dell’automotive è comunque importante nel nostro sistema industriale dal momento che, se consideriamo anche la componentistica, si tratta di 93 miliardi di euro di fatturato, pari 5,6% di Pil, con un’occupazione pari a circa 250mila lavoratori diretti.


La grande capacità industriale dal punto 
di vista della componentistica sta compensando la crisi dei volumi produttivi dei veicoli Stellantis: il dato è che per ogni auto immatricolata lo 0,28 coincide con quanto prodotto in Italia, mentre in Germania il rapporto è 1,29.


Il nostro Paese paga il prezzo dell’incapacità di utilizzare la capacità istallata dei nostri stabilimenti. Sono 12 anni che i lavoratori pagano con gli ammortizzatori sociali l’inconsistenza degli investimenti per la transizione industriale ed ecologica. In Italia c’è però un’eccezione che è rappresentata dalla Motor Valley, situata nel cuore dell’Emilia Romagna.

Oggi assistiamo poi al paradosso che un operaio non è in grado di acquistare l’auto elettrica che produce per effetto dei bassi salari e, in prospettiva, una parte della popolazione non potrà più accedere alla mobilità individuale. Mentre Volkswagen, insieme all’IG Metall, lavora attraverso la contrattazione per garantire un equilibrio tra innovazione, transizione e occupazione, in Italia in questo momento non c’è questo equilibrio, a tutto discapito dell’occupazione.

Con la guerra nel cuore dell’Europa si sta determinando un problema di competizione tra i Paesi sull’approvvigionamento delle fonti energetiche e dei componenti. Dobbiamo far tacere le armi.Serve autonomia e indipendenza industriale a livello europeo, e occorre favorire la solidarietà e la cooperazione tra i sindacati europei.


Gli effetti della guerra li stanno pagando le lavoratrici e i lavoratori. I sindacati hanno una responsabilità straordinaria. Dobbiamo lavorare a un piano europeo straordinario per l’industria della mobilità. Un piano per la transizione industriale e l’innovazione che salvaguardi l’occupazione e garantisca a tutti l’accesso alla mobilità sostenibile. Abbiamo bisogno di costruire consorzi europei per la cooperazione nel settore dell’automotive per incentivare la condivisione al posto della competizione. Dobbiamo avviare il percorso per la costruzione di una grande assemblea europea delle delegate e dei delegati dell’industria della mobilità.

Italiani e mobilità: auto centrale, micromobilità solo occasionale

dida: Alberto Viano, presidente di ANIASA

Gli italiani, venute meno le restrizioni alla mobilità, sono tornati a muoversi, anche più rispetto al pre-pandemia. Lo fanno principalmente spostandosi in auto, più comoda e sicura degli altri mezzi, e attraverso il trasporto pubblico locale. L’incertezza economica frena gli acquisti di nuove vetture, mentre cresce la propensione a noleggiare e a utilizzare le vetture in sharing. Queste sono le principali evidenze del nuovo studio condotto da ANIASA e Bain & Company “La mobilità degli italiani riaccende i motori”: un’indagine sulla mobilità degli italiani condotta su un campione ampiamente rappresentativo di residenti nelle principali città italiane, intervistati nel mese di maggio 2022.

Circa il 90% degli italiani utilizza prevalentemente l’auto per muoversi. L‘auto ad uso personale è infatti il mezzo preferito da chi si muove nelle grandi città, seguito a distanza dal trasporto pubblico locale. Sono queste le due forme di trasporto che oggi garantiscono agli italiani il diritto alla mobilità. Tutto il resto è confinato a un utilizzo più saltuario e specifico (car sharing, bicicletta, taxi, monopattini), perché i mezzi cosiddetti “alternativi” vengono usati regolarmente (cioè tutti i giorni) solo dal 2-3% degli italiani. Lo scooter si avvicina al TPL e all’auto, ma con un profilo più stagionale. L’auto è ancora un mezzo imprescindibile per chi vive in Italia: infatti, come evidenziato dalla ricerca, addirittura il 60% di chi non l’ha utilizzata nel 2021 pensa invece di usarla nel corso del 2022. Sempre più auto quindi, non il contrario.

L’auto vince perché considerata più pratica e comoda

La ragione principale della rilevanza dell’automobile nel nostro tessuto sociale ed economico ha un’origine ben precisa: i consumatori la trovano comoda e sicura, e quindi la preferiscono per spostamenti di lavoro e per i viaggi, anche a discapito di altri elementi come la possibilità di parcheggio o la convenienza economica. Le nuove forme di mobilità (ad esempio sharing o monopattini) sono preferite da alcuni per la maggiore sostenibilità o per spostamenti veloci, ma sono per lo più un’alternativa all’andare a piedi e non all’automobile. Il motivo? Rispondono a casi d’uso diversi: uno (l’auto) ripetitivo e continuativo, l’altro sporadico e non ricorrente. Questa evidenza è confermata dal fatto che anche per chi usa di frequente i mezzi alternativi, l’auto è comunque sempre il secondo mezzo di trasporto.

I mezzi condivisi ripartono

Dopo 2 anni di sofferenza, nel 2022 torna a crescere la propensione a utilizzare il car sharing (+2%) ed i monopattini elettrici (+5%). Anche le formule di noleggio tornano a vedere un futuro roseo, dopo la difficile fase acuta della pandemia, con un +5% di propensione all’utilizzo per il lungo termine e +1% per il breve termine. Il motivo di questo ritorno, secondo i consumatori, è una ritrovata disponibilità economica. Un cambio di rotta importante, che dovrà trovare il modo di consolidarsi. L’analisi conferma come l’emergenza sanitaria sia stata di recente uno dei motivi principali per il mancato utilizzo dei mezzi condivisi (noleggio a breve, sharing, monopattini), ma ai timori di natura sanitaria si stanno oggi sostituendo quelli di natura economica, almeno per un loro utilizzo ricorrente.

L’incertezza economica pesa ancora sulle scelte di acquisto

Gli utenti di mobilità si mantengono scettici verso l’acquisto di una nuova automobile: ben il 55% del campione (in leggero calo rispetto al 57% dell’anno scorso) non ha preso neanche in considerazione l’acquisto di una vettura nuova, e come prima motivazione si conferma l’incertezza economica (33%), seguita dall’attesa di un calo dei prezzi (26%) in un futuro prossimo. Non è un caso se il 51% degli intervistati considera l’incentivo governativo un prerequisito per valutare se, o meno, acquistare un’auto nuova. In sostanza, gli italiani quando valutano un’auto si concentrano su prezzo e risparmio sui consumi, oltre che sulla sicurezza. Ed il contesto attuale di certo non facilita la propensione all’acquisto di un bene durevole.

“Il nuovo studio condotto con Bain & Company”, ha commentato il presidente di ANIASA, Alberto Viano a margine della presentazione, “certifica la centralità dell’auto nella mobilità degli italiani, il ritorno a una crescita della propensione verso la pay-per-use mobility e il clima di incertezza economica destinato a frenare il mercato degli acquisti anche nei prossimi mesi. Dati, questi, che rendono ancora meno comprensibile la scelta del Governo di escludere i veicoli a noleggio e le auto aziendali dagli incentivi. Il noleggio resta il principale strumento in grado di favorire la transizione ecologica del nostro parco circolante e di accelerare il ricambio dei veicoli più inquinanti con quelli ibridi ed elettrici”.

“L’ascolto costante delle esigenze dei consumatori si conferma centrale nella definizione di un’offerta di mobilità che sia realmente efficace. La transizione ecologica non è solo opportuna, ma anche necessaria. È però imprescindibile che questa avvenga di pari passo con una corretta informazione dei clienti e con lo sviluppo delle precondizioni a supporto. Con l’obiettivo quindi di garantire a tutti il diritto alla mobilità non è solo cruciale lavorare sulla disponibilità di colonnine e infrastrutture, ma in modo più ampio anche sulla creazione di offerte di prodotto modulate sulle specifiche esigenze dei diversi gruppi di clienti: percorrenze elevate, ma anche tragitti ridotti, capacità di spesa superiore, ma anche quella più contenuta”, spiega Gianluca Di Loreto, partner di Bain & Company.

Comparto auto a rischio: il Governo intervenga

da una nota del gruppo di Forza Italia al Senato(nella foto la capogruppo Anna Maria Bernini)

La transizione verso la mobilità elettrica al ritmo previsto dal Fit for 55% non sarà possibile, per l’Italia, senza che questo obiettivo implichi traumi gravissimi per il settoreautomotive in termini produttivi, occupazionali e quindi sociali. Attraverso una mozione chiediamo un intervento del Governo affinchè l’Unione europea riveda questa decisione per consentire a tutti una transizione veramente sostenibile del comparto automotive.

Non c’è solo l’elettrificazione della mobilità, che tra l’altro comporta il rischio di creare dipendenze dalle importazioni di materie prime e batterie, condannandoci al passaggio da una dipendenza all’altra. Ci sono strade alternative per raggiungere gli stessi obiettivi combinando sostenibilità ambientale a quella economica e sociale. Sarebbe, infatti, un errore trascurare nuove possibili soluzioni rinnovabili come l’utilizzo di carburanti sintetici, dei low carbon fuel e dei biocarburanti allo scopo di accompagnare anche le filiere connesse all’automotive, come il comparto petrolchimico e della raffinazione, verso una transizione sostenibile.

Il nostro intento è sviluppare soluzioni in grado di ridurre le emissioni di anidride carbonica, ma al tempo stesso mantenere e rafforzare la competitività della filiera italiana nel percorso di transizione. Il Mise sta già lavorando alla definizione di una strategia complessiva che affronti questo tema, ma il timing europeo del 2035 va rivisto, come va rivisto l’orientamento generale che non può essere solo elettrificazione bensì un mix tecnologico coerente con gli obiettivi green.

Chiediamo quindi al Governo di attivarsi nelle sedi istituzionali europee per sostenere l’industria automobilistica italiana e la sua componentistica, se non vogliamo correre il rischio di avere un Paese insostenibile sotto il profilo industriale, occupazionale, economico e sociale.