Mobilità ecologica: dev’essere un diritto per tutti

di Michele De Palma, segretario generale FIOM-CGIL

Si è svolto a Wolfsburg, città tedesca nota per essere la sede di Volkswagen, il confronto su “L’industria automobilistica tedesca e italiana davanti alle sfide dei processi di trasformazione”. Al confronto ha partecipato Daniela Cavallo, presidente del Consiglio di fabbrica del Gruppo Volkswagen, che ha dato un contributo importante sul futuro del settore.

 

La costruzione di un rapporto costante tra i sindacati, ed in particolare tra la Fiom-Cgil diBologna e dell’Emilia Romagna con la IG Metall di Wolfsburg, è molto importante ed è l’unico antidoto alla messa in competizione dei territori e delle lavoratrici e dei lavoratori.

La fotografia dell’industria italiana nel settore dell’automotive è drammatica: il nostro Paese produceva 1 milione e 800mila vetture alla fine degli anni ’90, mentre nel 2021 abbiamo prodotto circa 400mila veicoli. Il fatturato dell’automotive è comunque importante nel nostro sistema industriale dal momento che, se consideriamo anche la componentistica, si tratta di 93 miliardi di euro di fatturato, pari 5,6% di Pil, con un’occupazione pari a circa 250mila lavoratori diretti.


La grande capacità industriale dal punto 
di vista della componentistica sta compensando la crisi dei volumi produttivi dei veicoli Stellantis: il dato è che per ogni auto immatricolata lo 0,28 coincide con quanto prodotto in Italia, mentre in Germania il rapporto è 1,29.


Il nostro Paese paga il prezzo dell’incapacità di utilizzare la capacità istallata dei nostri stabilimenti. Sono 12 anni che i lavoratori pagano con gli ammortizzatori sociali l’inconsistenza degli investimenti per la transizione industriale ed ecologica. In Italia c’è però un’eccezione che è rappresentata dalla Motor Valley, situata nel cuore dell’Emilia Romagna.

Oggi assistiamo poi al paradosso che un operaio non è in grado di acquistare l’auto elettrica che produce per effetto dei bassi salari e, in prospettiva, una parte della popolazione non potrà più accedere alla mobilità individuale. Mentre Volkswagen, insieme all’IG Metall, lavora attraverso la contrattazione per garantire un equilibrio tra innovazione, transizione e occupazione, in Italia in questo momento non c’è questo equilibrio, a tutto discapito dell’occupazione.

Con la guerra nel cuore dell’Europa si sta determinando un problema di competizione tra i Paesi sull’approvvigionamento delle fonti energetiche e dei componenti. Dobbiamo far tacere le armi.Serve autonomia e indipendenza industriale a livello europeo, e occorre favorire la solidarietà e la cooperazione tra i sindacati europei.


Gli effetti della guerra li stanno pagando le lavoratrici e i lavoratori. I sindacati hanno una responsabilità straordinaria. Dobbiamo lavorare a un piano europeo straordinario per l’industria della mobilità. Un piano per la transizione industriale e l’innovazione che salvaguardi l’occupazione e garantisca a tutti l’accesso alla mobilità sostenibile. Abbiamo bisogno di costruire consorzi europei per la cooperazione nel settore dell’automotive per incentivare la condivisione al posto della competizione. Dobbiamo avviare il percorso per la costruzione di una grande assemblea europea delle delegate e dei delegati dell’industria della mobilità.

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