Mobilità elettrica in Europa: Italia favorevole allo stop dei dazi sulle auto cinesi

Mobilità elettrica in Europa

L’Italia è in prima linea nel dibattito europeo sulla mobilità elettrica, con i suoi cittadini particolarmente favorevoli a un cambiamento significativo nelle politiche economiche legate alle auto elettriche. Una recente analisi condotta da AutoScout24, che ha coinvolto oltre 6.000 partecipanti provenienti da sei Paesi europei, ha messo in evidenza come i costi elevati delle auto elettriche rimangano un ostacolo alla loro diffusione. L’Italia, con una quota di mercato delle BEV (auto elettriche a batteria) che non supera il 5%, si distingue per un atteggiamento particolarmente favorevole all’apertura del mercato verso le auto cinesi, ritenendo che l’abolizione dei dazi possa favorire un abbassamento dei prezzi e stimolare la diffusione dei veicoli elettrici.

 

L’Italia guida la richiesta di rimozione dei dazi sulle auto elettriche cinesi

Secondo i dati della ricerca, il 58% degli italiani si dichiara favorevole alla rimozione dei dazi imposti dalla Commissione Europea sulle auto elettriche importate dalla Cina. Questi dazi, che variano tra il 7,8% e il 35,3% a seconda del produttore, si sommano a una tassa iniziale del 10%, creando un costo aggiuntivo non indifferente. La proposta di abolire questi dazi è vista come una soluzione per abbassare il prezzo delle auto elettriche e favorire una maggiore competitività sul mercato, facendo crescere l’offerta di veicoli economici ma allo stesso tempo tecnologicamente avanzati.

 

La posizione cauta dei tedeschi e degli austriaci

Mentre l’Italia si distingue come il Paese più favorevole all’apertura verso i modelli cinesi, i cittadini tedeschi e austriaci sono più cauti. Solo il 33% degli intervistati in Germania si dice favorevole a rimuovere i dazi sulle auto cinesi, mentre il 37% considera questa mossa un errore. Anche in Austria, il sentiment è simile, con il 36% di favorevoli e il 41% di contrari. Le risposte più positive provengono da Francia, Belgio e Paesi Bassi, seppur con percentuali più contenute.Questo divario nelle opinioni tra i vari Paesi suggerisce una prospettiva diversificata sulla politica commerciale, con ogni nazione che ha proprie priorità legate all’industria automobilistica e alle implicazioni economiche.

 

Le preoccupazioni per il futuro del motore a combustione

A margine della discussione sui dazi, un altro tema scottante che emerge dalla ricerca riguarda la possibile fine delle immatricolazioni di veicoli con motore a combustione interna a partire dal 2035. Il 52% degli italiani esprime perplessità riguardo questa data, sostenendo che la transizione verso l’elettrico non è ancora pronta per sostituire completamente i motori tradizionali. Le preoccupazioni sono legate alla disponibilità e ai prezzi dei veicoli elettrici, oltre alla difficoltà di adattarsi a un cambiamento così radicale senza un’adeguata infrastruttura di supporto, come la ricarica capillare delle auto elettriche.

 

La strategia dei produttori cinesi e l’evoluzione del mercato

Nel frattempo, i produttori cinesi stanno conquistando il mercato europeo con veicoli elettrici che non solo sono più economici, ma anche tecnologicamente avanzati. Con una produzione focalizzata su auto a batteria e ibride plug-in, i costruttori cinesi si stanno preparando a una sfida diretta con i produttori europei, offrendo soluzioni innovative che rispondono alle esigenze di un pubblico sempre più esigente. Questi veicoli, più economici rispetto a quelli di molti concorrenti occidentali, potrebbero diventare una soluzione ideale per abbattere i costi e accelerare la transizione alla mobilità sostenibile.

 

Le sfide per la Commissione UE

I dazi imposti dalla Commissione UE sulle auto cinesi rappresentano una barriera commerciale che difficilmente fermerà l’evoluzione del mercato. “I dazi influenzeranno il breve periodo, ma difficilmente potranno fermare un’evoluzione che appare già in atto”, commenta Sergio Lanfranchi, del Centro Studi AutoScout24. La sfida per la Commissione sarà quella di bilanciare le esigenze economiche di un mercato sempre più globale con la necessità di proteggere le industrie automobilistiche interne.

 

L’importanza di un mercato aperto e dinamico

In un contesto in cui l’innovazione tecnologica gioca un ruolo cruciale, le piattaforme di acquisto come AutoScout24 hanno il compito di garantire la visibilità a tutti i costruttori, mantenendo al centro le esigenze degli automobilisti. “Il nostro obiettivo resta offrire la massima scelta possibile, sostenendo un ecosistema auto dinamico, aperto e innovativo”, afferma Lanfranchi. Il futuro della mobilità elettrica è dunque legato non solo alla tecnologia e all’innovazione, ma anche alle politiche commerciali che regolano l’ingresso sul mercato di nuovi attori globali, in particolare i produttori cinesi.

 

Foto da ufficio stampa Autoscout24

Ci risiamo: le Lobbying della transizione all’elettrico tornano all’attacco

Federmotorizzazione rinnova il consiglio: Buongiardino riconfermato al vertice

di Simonpaolo Buongiardino, presidente di Federmotorizzazione e Confcommercio Mobilità

Il Green Deal, guidato dall’ormai ex vicepresidente e Commissario Europeo Frans Timmermans, che fortunatamente ha fatto perdere le sue tracce, ha procurato danni incalcolabili al sistema automobilistico europeo. La sua politica, di fatto, ha sacrificato sull’altare di una visione ideologica e dogmatica, un intero comparto che era, ma che forse ancora potrebbe essere, il vanto di una industria che ha prodotto ricchezza, benessere, Pil e posti di lavoro. E ora? Le lobbying green ci riprovano e, mentre molti governi europei stanno chiedendo a gran voce all’EU di tornare alla realtà ed al mercato, “promuove” una ricerca sul settore.

Naturalmente le conclusioni sono in linea con quanto si aspettavano i promotori. Pur rispettando i due autorevoli Istituti che lo hanno redatto, non si può non riconoscere che la chiave di lettura del rapporto finale non si discosta dagli interessi degli ideatori del Green Deal.

Riporta. Infatti, la fotografia di una realtà automobilistica italiana in grave difficoltà, ma non assegna alcuna responsabilità a chi ha rappresentato l’unico costruttore nazionale, che male ha interpretato i cambiamenti a partire dai primi anni 2000, facendo scadere la produzione italiana fino alla indifferenza, ma attribuisce le colpe al mercato italiano che non premia l’elettrico.

Lo studio, inoltre, non prende in alcuna considerazione gli sforzi autorevoli che molti Governi dell’Unione Europea, con quello italiano in prima fila, stanno facendo per correggere le modalità previste nel Green Deal, considerando in particolare i carburanti rinnovabili, che possono subito consentire di far ripartire la produzione ed il mercato di auto con motorizzazione endotermica.

Dopo aver indagato i rischi occupazionali e i costi per la nostra struttura economica, “certificando” i danni prodotti e che ancor più si produrranno sui livelli occupazionali, lo studio vede come unica possibilità di recupero una serie di iniziative collegate alle politiche produttive, di difficile realizzazione, mentre quando si tratta di stimoli alla domanda, ecco la proposta panacea di tutti i mali: incentivi all’acquisto.

In pratica una serie di suggerimenti di ulteriori incentivazioni all’acquisto di auto elettriche che, peraltro, premierebbero a premiare ancora l’importazione di vetture elettriche di basso prezzo, che la nostra industria ha di fatto abbandonato.

Tutti percorsi già intrapresi dal nostro e da altri Governi, ma che sono stati abbandonati per il costo eccessivo e l’impossibilità di raggiungere lo scopo: con questi metodi si può “drogare” per brevi tempi il mercato, ma non si ottengono risultati duraturi.

C’è un solo modo per far ripartire l’industria automobilistica europea, garantendo peraltro la libertà di movimento alle persone; perseguire gli obiettivi di progressivo abbandono dei carburanti fossili a favore di quelli rinnovabili (come i biocarburanti) e lasciare alla tecnologia, alla ricerca ed allo sviluppo di trovare la strada per raggiungerli nel tempo.

Foto da ufficio stampa Confcommercio Mobilità

MAUTO e “The Future Unfolds”: nuovo progetto per la mobilità sostenibile

MAUTO e “The Future Unfolds”

Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, noto per la sua lunga storia nel raccontare l’evoluzione dell’auto, sta facendo un passo significativo verso il futuro con il lancio del progetto MAUTO FUTURE MOBILITY. Questo nuovo spazio espositivo non è solo una riflessione sul passato dell’automobile, ma un’impostazione dinamica e interattiva che guarda al futuro della mobilità sostenibile. Il progetto, che ha ottenuto il sostegno di partner scientifici e istituzionali di rilievo, punta a sensibilizzare il pubblico sui temi della mobilità sostenibile e della transizione ecologica.

Con un approccio che coniuga l’innovazione scientifica e la partecipazione civica, il Museo offre un nuovo punto di vista sulla mobilità del futuro, integrando tecnologie avanzate e conoscenze provenienti dalle università e dai centri di ricerca. L’obiettivo finale è avvicinare il pubblico alla realtà delle auto a zero emissioni, dei veicoli intelligenti e delle nuove soluzioni di mobilità urbana.

 

Spazio futuro: l’espansione del Museo verso l’innovazione

MAUTO FUTURE MOBILITY prende forma attraverso un’area dedicata chiamata SPAZIO FUTURO, progettata per offrire ai visitatori uno sguardo in tempo reale sulle trasformazioni che stanno ridefinendo il nostro modo di muoverci. Questo ambiente immersivo è il cuore pulsante di un progetto che vuole non solo educare ma anche stimolare una riflessione collettiva sul futuro della mobilità.

Le quattro sale di SPAZIO FUTURO – Osserva, Cammina, Esplora e Orienta – sono pensate per interagire con il pubblico attraverso dispositivi multimediali e postazioni interattive. I visitatori potranno esplorare scenari futuristici, apprendere dalle rappresentazioni storiche della mobilità e rispondere a quesiti sulla sostenibilità, il tutto monitorato attraverso l’uso di card NFC. L’allestimento, progettato da Leftloft, mira a coinvolgere emotivamente il pubblico e ad accrescere la consapevolezza sui comportamenti individuali legati alla mobilità.

 

Una collaborazione con partner di rilievo

Il progetto è stato sviluppato con il supporto di diverse realtà scientifiche e aziendali, tra cui la Fondazione LINKS, la Herbert Simon Society e il MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile. Tali collaborazioni garantiscono un aggiornamento continuo dei contenuti e l’adozione di approcci metodologici all’avanguardia. La sinergia tra università, ricerca e imprese ha reso questo progetto non solo un’esperienza museale, ma anche una piattaforma di scambio tra la scienza, le tecnologie emergenti e il pubblico.

“Con SPAZIO FUTURO, il MAUTO vuole essere il punto di riferimento per la mobilità sostenibile, trasformando il museo in uno spazio di discussione, educazione e aggiornamento”, afferma Maurizio Arnone, Head of Future Cities & Communities della Fondazione LINKS.

 

Un Museo che dialoga con la cittadinanza

Uno degli aspetti più innovativi di MAUTO FUTURE MOBILITY è l’attenzione alla partecipazione attiva dei cittadini. Il museo non è solo un luogo in cui esporre informazioni, ma un spazio interattivo dove la comunità può confrontarsi direttamente con esperti, istituzioni e aziende. Le attività di divulgazione, come i public program e le sessioni educative, sono pensate per sensibilizzare ogni fascia di pubblico, in particolare i giovani, sulle scelte quotidiane che influiscono sul futuro della mobilità urbana e sulla sostenibilità ambientale.

 

Educazione e Ricerca

MAUTO FUTURE MOBILITY si propone anche di supportare la ricerca attraverso il Future Mobility Lab, un hub fisico e virtuale dedicato al networking tra ricercatori, imprese e istituzioni. Questo laboratorio fungerà da punto di incontro per sviluppare soluzioni innovative per la mobilità e da centro di scambio di conoscenze scientifiche.

 

Un progetto Integrato con il sistema educativo

In collaborazione con il ministero dell’Istruzione e del Merito, MAUTO ha lanciato un programma educativo nazionale, coinvolgendo le scuole di ogni ordine e grado. Questo progetto, che si avvale di un protocollo d’intesa con La Fabbrica, mira a sensibilizzare i più giovani sui temi della mobilità sostenibile e della tecnologia verde, contribuendo a formare una nuova generazione di cittadini consapevoli.

 

Collaborazioni con il settore privato e istituzionale

Il progetto è stato anche reso possibile grazie al supporto di CA Auto Bank, Drivalia, ENI, Poste Italiane, e Reale Mutua, aziende impegnate nell’innovazione tecnologica e nel miglioramento delle infrastrutture urbane. Queste collaborazioni rappresentano una parte fondamentale del progetto, che mira a integrare i vari settori della società per affrontare le sfide del futuro.

 

Conclusione

Il progetto MAUTO FUTURE MOBILITY non è solo una mostra, ma un vero e proprio laboratorio di idee dove la mobilità sostenibile incontra l’innovazione, la ricerca e la partecipazione cittadina. Con l’intento di educare e sensibilizzare, il museo si prepara a diventare un punto di riferimento nazionale e internazionale, contribuendo a formare una cultura della sostenibilità in un contesto urbano sempre più evoluto.

 

Foto da ufficio stampa MAUTO

 

 

ANFIA a E-Tech Europe 2025: la filiera automotive italiana e la sfida elettrica

Produzione industriale a gennaio: segnali incoraggianti

Foto – Gianmarco Giorda, direttore generale ANFIA

 

ANFIA è tornata alla 4a edizione di “E-Tech Europe 2025”, a BolognaFiere, rassegna internazionale patrocinata dall’Associazione e dedicata alle batterie avanzate e alle tecnologie innovative per la produzione e il riciclo di autoveicoli, mezzi di trasporto, macchinari e veicoli industriali elettrici e ibridi. Al convegno inaugurale della manifestazione è intervenuto Gianmarco Giorda, direttore generale ANFIA, per fornire un’overview del posizionamento della filiera italiana di fronte alla transizione green.

“Dopo l’esperienza del 2024 – le parole di Gianmarco Giorda – in cui, oltre a patrocinare la rassegna, abbiamo avuto una presenza istituzionale insieme ad AIdAM (Associazione Italiana di Automazione Meccatronica), ospitando anche un’area dedicata alla Formula SAE Italy, quest’anno siamo lieti di offrire alle nostre aziende l’opportunità di esporre con noi e raccontare a una platea di operatori specializzati le tecnologie e i servizi che la filiera italiana dell’automotive già offre nel segmento dell’elettrificazione”.


“Nonostante il gap di volumi del mercato italiano dei veicoli elettrici – ha proseguito Giorda – ben al di sotto delle media UE e in grado di decollare, a nostro avviso, solo se verrà introdotto un sistema di incentivazione a livello europeo, l’ecosistema industriale automotive italiano, improntato all’innovazione e alla sostenibilità, è ben posizionato per diventare protagonista della trasformazione tecnologica in atto, anche se c’è ancora molto da fare”.
 
“Le dinamiche evolutive a cui stiamo assistendo non riguardano solo la produzione di veicoli elettrici, ma anche lo sviluppo delle filiere relative ai
sistemi di ricarica e all’elettronica avanzata e alle batterie.
Molto importanti, in questo comparto, gli investimenti in R&D per nuovi concetti e materiali, a cui potrà dare slancio la misura recentemente annunciata dal MIMIT di un credito d’imposta diretto per le attività di ricerca e sviluppo, da noi richiesta da tempo. Vediamo possibili prospettive di crescita economica e occupazionale – con la domanda di nuove figure professionali in alcune aree strategiche – e opportunità da cogliere per le aziende”, ha concluso il direttore generale di ANFIA.
Foto da ufficio stampa ANFIA

Trump e i dazi: il modo per riportare equilibrio nella catena del valore globale

Competitività e nodo Cina: Toyota dà la sveglia ai giapponesi, ma l'Europa...

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

Colpendo le importazioni dai Paesi a basso costo, si rende meno conveniente delocalizzare e si spingono le imprese a riportare produzione, know-how e occupazione nei Paesi consumatori.

Non è un protezionismo cieco, è una strategia per il reshoring, riportare a casa pezzi dell’economia svenduti all’estero. I dazi, in fondo, servono a questo: a rimettere ordine, non a costruire muri.

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

Auto, pensieri e parole… scritte: ma se in Europa andassimo tutti a piedi…

di Mario Verna, manager automotive
Sembra incredibile, ma se in Europa andassimo tutti a piedi… risparmieremmo la CO2 che la Cina ha incrementato in un solo anno.
Segno della follia e della stoltezza del Green Deal applicato all’automotive, nel titolo e nello svolgimento.
O per incompetenza o per malafede.

Roxana Minzatu (Commissione UE) parla: Automotive World commenta

Roxana Minzatu (Commissione UE) parla: Automotive World commenta

Sul sito “Auto.it”, diretto da Andrea Brambilla, ecco una nuova puntata di Automotive World: il botta e risposta in video tra Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, su quanto detto ultimamente dai big dell’auto e non solo. È la volta di Roxana Minzatu, vicepresidente della Commissione UE. La frase al centro della puntata: “Lo stop ai veicoli a motori tradizionali dal 2035 crea certezza per produttori, fornitori e investitori, con un lasso di tempo sufficiente per pianificare una transizione equa”.

Non solo citycar: Aixam reinventa la minicar per un’Europa che cambia

Non solo citycar: Aixam reinventa la minicar per un’Europa che cambia

In un’epoca in cui le grandi metropoli europee ripensano la mobilità urbana, un attore meno visibile rispetto ai colossi dell’automotive sta lasciando un segno profondo: Aixam, marchio francese specializzato in minicar, torna al centro della scena con il lancio di e-City GTO e Minauto Access Diesel Euro 5+. Due modelli, due motorizzazioni, due target differenti. Ma una sola direzione: rispondere con concretezza ai bisogni reali delle persone che vivono e si muovono in città.

 

Una minicar elettrica per la nuova generazione urbana

e-City GTO è la risposta alle esigenze di un pubblico giovane, urbano, connesso. L’autonomia cresce fino a 113 km, un risultato notevole in un segmento dove ogni chilometro in più è una conquista. E non si tratta solo di batterie: il design sportivo, il tablet da 7” con integrazione Android Auto e Apple CarPlay, l’opzionale ABS, fanno di questo modello una minicar che strizza l’occhio all’auto vera, ma resta fedele alla sua missione: essere compatta, accessibile, agile. Non è un caso che Aixam sia stata la prima casa europea a credere davvero nel quadriciclo elettrico, con una storia che parte dal 2008. Oggi, il 60% delle sue vendite in Italia è già a batteria.

 

Diesel sì, ma intelligente

Mentre molti costruttori abbandonano il Diesel, Aixam lo reinterpreta. La Minauto Access Diesel Euro 5+ è un ritorno all’essenziale: un motore Kubota bicilindrico, nessun AdBlue, nessun filtro antiparticolato. Solo ciò che serve per tenere bassi i consumi, i costi di manutenzione e le complicazioni. Perfetta per chi vive fuori dai grandi centri, o per chi cerca un veicolo concreto per lavorare. Eppure, non è un’auto vecchia: è un prodotto nuovo, omologato Euro 5+, e rappresenta ancora una fetta importante della domanda in Italia e in Europa. Perché non tutti hanno accesso a colonnine, garage o bonus fiscali

 

Una gamma pensata per durare

Con questi due nuovi arrivi, Aixam raggiunge 10 modelli totali, in un equilibrio intelligente tra alimentazioni elettriche e termiche. Il messaggio è chiaro: il futuro è sostenibile, ma deve essere anche inclusivo e progressivo, non forzato. “La libertà di scelta è un valore. Il nostro compito è offrire soluzioni per tutti i tipi di mobilità, senza dogmi”, afferma Tom Faget, Direttore Generale di Aixam Mega Italia.

 

Numeri solidi, identità forte

Con oltre 400.000 minicar prodotte dal 1983 a oggi, Aixam è sinonimo di continuità industriale. L’ingresso in Polaris Industries nel 2013 ha rafforzato l’impianto produttivo francese, che oggi conta tre stabilimenti e una capacità fino a 30.000 unità all’anno. Nel 2024, il brand ha conquistato una quota di mercato del 30,6% in Europa e del 25,1% in Italia, con 4.358 veicoli immatricolati, segnando un +19,2% rispetto all’anno precedente. Numeri che raccontano un successo costante, lontano dai riflettori, ma molto radicato nel quotidiano delle persone.

 

Conclusione: la minicar come simbolo di un’epoca

Nel cuore delle città congestionate, nei paesi dove il bus passa due volte al giorno, tra i giovani che sognano indipendenza e i lavoratori che non possono fermarsi, le minicar di Aixam sono ovunque. Sono veicoli piccoli, ma portano dentro una grande idea: quella di una mobilità che ascolta, rispetta e accompagna le persone, passo dopo passo.

 

Foto da ufficio stampa AIXAM

­ Campionato Italiano Gran Turismo Endurance: Andrea e Federica Levy, papà e figlia avversari

Campionato Italiano Gran Turismo Endurance

La passione per il motorsport è il legame che unisce Andrea Levy e Federica Levy, padre e figlia pronti a darsi battaglia nel prossimo Campionato Italiano Gran Turismo Endurance. Una singolare storia di competizione familiare che aveva visto il suo esordio nel campionato Ferrari Challenge Europe 2024 quando Andrea Levy era in gara come pilota con la figlia Federica ai box, in qualità di mental coach.

Il 2025 li vedrà sempre protagonisti, ma in un’altra veste e da concorrenti: Andrea Levy con il team BestLap al volante della Ferrari 296 Challenge, e Federica Levy con il team BlackDrome, al volante della Porsche 992 GT3 CUP, in una squadra interamente al femminile.

Il Calendario Campionato Gran Turismo Endurance 2025: Misano – 4 maggio, Monza – 22 giugno, Imola – 3 agosto, Mugello – 14 settembre.

 

Foto da ufficio stampa Andrea Levy

Auto, accordo UE-Cina? La carta rischiosa di Ursula per trattare con Trump sui dazi (tra 90 giorni)

Crisi auto: “L’UE tenta di condizionare la Cina, ma arriva tardi e aiuta Pechino”

di Paolo Rossetti
(dal Sussidiario.net – intervista a Pierluigi Bonora))

UE e Cina cercano di accordarsi sui dazi alle auto del Dragone importate in Europa, ma la posta in gioco è molto più alta: disegnare una Via dell’auto che sostituisca quella della seta e apra una nuova stagione nei rapporti tra il Paese asiatico e il Vecchio continente. Un nuovo corso, però, osserva Pierluigi Bonora, giornalista de “Il Giornale” ed esperto del settore automobilistico, che potrebbe non essere gradito a Donald Trump, facendogli revocare la sospensione dei dazi appena decisa.

È comunque una carta negoziale che l’Europa si può giocare anche nei confronti degli USA, anche se, appunto, bisogna stare attenti a non deteriorare i rapporti con gli americani. Europa e Cina starebbero pensando di abbandonare i dazi sulle auto cinesi a favore di un prezzo minimo da garantire per vendere sul mercato europeo, ma non è ancora detto quale sarà la soluzione che verrà adottata. La realtà è che la confusione regna sovrana: la stessa Europa non ha definito ancora quali sono i suoi piani per il settore automobilistico.


L’agenzia “Reuters” riprende il quotidiano Handelsblatt rivelando che sono ripresi i negoziati UE-Cina per togliere i dazi sulle auto elettriche. L’Europa riapre le porte ai cinesi?
C’è una grande confusione. L’Unione Europea, anche alla luce del fatto che Trump ha confermato i dazi del 25% su auto, acciaio e alluminio, vuole “stuzzicare” il presidente americano avviando un dialogo con la Cina. I rappresentanti del governo europeo da una parte e quelli cinesi dall’altra si sono incontrati per vedere come risolvere la situazione in un modo che vada bene a entrambi.

 

A che soluzione si sta pensando?
Si dice che al posto dei dazi sulle auto elettriche cinesi importate in Europa sia allo studio l’introduzione di un prezzo minimo. Vuol dire che un’auto cinese che viene venduta nel Vecchio continente, tanto per dare un’idea, potrebbe costare un minimo.
di 25-28 mila euro, cercando di evitare in qualche modo una concorrenza “sleale” di Pechino nei confronti di chi queste auto le produce in Europa. Dall’altra parte l’accordo potrebbe favorire, per ipotesi, investimenti in Cina da parte dell’automotive europeo.

 
Che conseguenze può avere un accordo del genere?
Mettere un prezzo minimo per le auto elettriche che arrivano in Europa può voler dire anche invitare i cinesi a produrre qui le vetture, creando occupazione e dando slancio all’economia. In Cina sono nate tantissime case automobilistiche, molte delle quali si stanno consolidando, con fusioni tra di loro, perché sono troppe: Dongfeng e Changan sarebbero a un passo dalle nozze. L’accordo reciproco UE-Cina, invece, potrebbe agevolare la presenza nel Paese asiatico dei marchi europei. Tra l’altro il 23 aprile si aprirà il Salone dell’Auto di Shanghai che, secondo me, potrebbe essere molto importante proprio su questo fronte, favorendo gli incontri diretti tra l’ACEA (l’associazione europea dei produttori di auto, ndr) e i rappresentanti dei brand cinesi.
 

Ma Trump come potrebbe reagire a tutto questo?
L’apertura di questa possibilità, una sorta di Via dell’auto che sostituisce la Via della seta, sarebbe un messaggio per Trump. Ma non sappiamo come potrà prenderla il presidente americano: dobbiamo stare attenti a non rompere con lui. Una situazione veramente intricata e complessa. L’automotive, insomma, potrebbe diventare il primo settore in cui si realizza un rapporto più diretto tra UE e Cina, e Trump potrebbe non prenderla bene. Ha aumentato i tassi contro la Cina addirittura al 145%. C’è una guerra commerciale tra Washington e Pechino, e Bruxelles è in mezzo. Ma l’Europa fra i tre è l’anello debole. L’accordo con i cinesi può far arrabbiare gli USA e magari portare alla revoca della sospensione dei dazi.


Manca chiarezza anche sui piani americani?
L’auto è un settore importante di interscambio. Non capisco perché Trump ha tolto i dazi, lasciandoli tuttavia al 25% sulle vetture: a questo punto poteva reimpostare tutto da capo. In realtà non sappiamo cosa ha in mente di fare. D’altra parte non è la prima volta che fa dietrofront.


L’intesa tra europei e cinesi sulla carta può funzionare o prevale il rischio che Trump lo consideri uno sgarbo?
Per me prevale il rischio che Trump si arrabbi. Forse è una carta che l’Europa potrebbe tenere in mano se fra 90 giorni, o forse di più, la situazione dovesse peggiorare e non normalizzarsi. Una carta da giocarsi, con tutti i rischi che comporta. Siamo filoamericani dal Dopoguerra, diventare di botto filocinesi non so se conviene. Comunque, anche se europei e cinesi dovessero accordarsi, bisogna vedere anche come reagirà il mercato europeo: le macchine cinesi sono belle, compreso dal punto di vista del design, però l’ultima parola è sempre del mercato. E intanto Pechino può sempre cercare di venderci pure le macchine ibride.

I piani della UE sull’automobile e sul tipo di prodotti che bisognerà realizzare, comunque, non sono del tutto chiari. Si è capito qual è la linea scelta dalla Commissione Von der Leyen?
Occorre capire cosa deciderà la Commissione Europea sul piano di azione di Ursula Von der Leyen: non si sa ancora cosa succederà nel 2035. Da una parte si conferma la rinuncia ai motori endotermici, dall’altra si apre anche alla neutralità tecnologica. Ribadisco: c’è una grande confusione. L’Europa ha subìto la situazione in questi anni, è rimasta passiva e ora si trova a dover prendere decisioni fondamentali per il suo futuro, da cui dipende il destino di milioni e milioni di persone. Si sta navigando a vista. Il Green Deal ha causato più danni di quelli che potrebbero provocare i dazi: le industrie europee sono già in ginocchio.


Foto archivio Paolo Rossetti