Piano d’azione UE: confermata la matrice ideologica dell’era Timmermans

Basta ideologia: spazio a biometano e biocarburanti, stop agli studi di parte

di Maria Rosa Baroni, presidente del Consorzio NGV

Il Piano industriale automotive presentato dalla Commissione UE di positivo ha solo il rinvio delle multe per i costruttori di autovetture, assurdamente dimenticando, non si sa perché, il trasporto pesante, il più sacrificato in quanto, per insormontabili limiti tecnici e di mercato, non è in grado, e non lo sarà per molto tempo, di raggiungere gli obiettivi previsti. Inoltre, il Piano, che apre a una revisione anticipata del regolamento CO2 in termini molto vaghi, non fa il minimo cenno alla neutralità tecnologica come invece, anche se con accenni seppur vaghi, ne aveva accennato la presidente Ursula Von der Leyen.

Malgrado le pressioni dei nostri MEP e del nostro Governo, il Piano industriale presentato non è altro che la conferma della matrice ideologica dell’era Timmermans, che vede nella sola elettrificazione la strada per una mobilità clean. Come dice l’on. Carlo Fidanza “un errore scientifico, industriale, geopolitico imperdonabile che ci auguravamo potesse trovare rimedio già in questo documento, come ampiamente richiesto dai cittadini europei lo scorso giugno. La nostra speranza è che il Parlamento europeo, dando un segnale di pragmatismo, neutralità e di valida risposta alla gravissima crisi che il settore trasporti sta attraversando, la settimana prossima a Strasburgo voti una risoluzione parlamentare forte e coesa per meglio delineare il futuro industriale del settore e salvare aziende e posti di lavoro europei”.

In caso contrario la crisi del trasporto privato e commerciale si riverserebbe e coinvolgerebbe l’intero settore industriale con gravissime ricadute sul sociale. Con i partner dell’Osservatorio saremo a fianco dei nostri rappresentanti a Bruxelles e a Strasburgo per portare la nostra voce a supporto della ragione e della neutralità tecnologica contro le tesi di T&E che come sempre si dimostra figlia di Frans Timmermans.

Foto ufficio stampa NGV
 

Messaggio a Bruxelles: si vada verso una transizione pulita e razionale

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

Il mercato europeo dell’auto apre l’anno in corso in flessione (-2,1% a gennaio), risultando in calo quasi tutti i maggiori mercati. Soltanto la Spagna registra una crescita (+5,3%). In calo, invece, Francia (-6,2%) e Italia (-5,8%), seguite da Germania (-2,8%) e Regno Unito (-2,5%).
Apprezziamo l’avvio dei lavori dell’iniziativa “Strategic Dialogue on the Future of the European Automotive Industry” voluta dalla presidente Ursula von der Leyen e il cui incontro di kick-off si è svolto il 30 gennaio scorso, e chiediamo fortemente che il relativo Piano
d’azione che verrà presentato il prossimo 5 marzo tenga conto anche delle istanze promosse da ANFIA insieme a CLEPA e alle altre associazioni europee del settore.
Per garantire una transizione pulita e razionale è infatti necessario revisionare i regolamenti sulla riduzione delle emissioni di CO2 degli autoveicoli leggeri e pesanti abbracciando il paradigma della neutralità tecnologica e introducendo delle flessibilità che consentano di attribuire il giusto valore al contributo dei carbon neutral fuels; prevedere un piano di incentivazione pluriennale e paneuropeo per la diffusione dei veicoli a basse e zero emissioni, da applicare nei singoli Paesi UE; introdurre misure a sostegno della competitività delle imprese, ad esempio rendendo più accessibili i costi dell’energia e supportando le attività di ricerca, sviluppo e innovazione sulle nuove tecnologie”.
Foto da ufficio stampa ANFIA

Sanzioni UE slittate: la proroga non cambia la sostanza

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

di Domenico De Rosa, CEO di SMET Group

 
L’ inutile decisione di Ursula von der Leyen di concedere tre anni anziché uno per rispettare gli obiettivi di riduzione della CO₂ è l’ennesima dimostrazione di una politica che si ostina a non vedere la realtà industriale e sociale con lucidità. La montagna del Green Deal ha partorito il topolino di una proroga che non cambia la sostanza: si continua a imporre vincoli rigidi senza affrontare il problema di fondo, ovvero la sostenibilità economica e tecnologica della transizione.
 
È un’illusione tecnocratica, un maquillage regolatorio che non tocca il nodo essenziale. Questa Europa si sta auto imponendo un declino competitivo nel nome di una rigidità ideologica che altrove dagli Stati Uniti alla Cina non trova riscontro

Auto, pensieri e parole… scritte: innovatori, si chiude

Auto, pensieri e parole... scritte: innovatori, si chiude
di Mario Verna, manager automotive
 
Auto in testacoda tra passato e futuro, in mezzo a un guado complicato da superare: smentirsi è dura da accettare, perseverare è letale. Pronti per la settimana di TAVOLI europei: il gioco sarà rimbalzare le responsabilità e trovare una soluzione drammaticamente urgente.
 

Tesla in tilt, Stellantis si divora i profitti e Audi chiude la fabbrica del futuro. Mettiamo cannoni nei nostri mirafiori, indiscrezioni tra auto e carri.

Del doman non v’è certezza se oggi non si rimedia alle boiate del socialismo ecologista. Altrimenti si ridanno le  carte e almeno la partita si gioca.

Europa: un fallimento le regolamentazioni degli ultimi 20 anni

Europa: un fallimento le regolamentazioni degli ultimi 20 anni

di Luca De Meo, presidente e CEO di Groupe Renault – (dall’intervista a “Auto.it”)

 

Il tema su cui spingiamo è dire: lasciamo agli ingegneri la creatività per poter trovare delle soluzioni. Il nemico non è una tecnologia o l’altra, ma la CO2 e i prodotti inquinanti. E’ difficile che un regolatore sappia più di un ingegnere qual è la soluzione migliore. Lasciamo agli ingegneri la migliore soluzione per poter ridurre l’impatto di CO2. Penso che dobbiamo arrivare a un accordo con la Cina. Come abbiamo approfittato 25 anni fa della crescita del mercato cinese, e in cambio abbiamo dovuto fare investimenti, dobbiamo fare la stessa cosa e dare loro il 10%-15% del mercato, che ha un valore per i cinesi.

L’abbiamo fatto con i giapponesi, con gli americani e con i coreani, che in totale fanno il 25% del mercato europeo. Non vedo perché non farlo con i cinesi. Loro vogliono fare business, però in cambio dobbiamo avere degli investimenti di costruttori cinesi che possono anche aiutare la filiera a trasformarsi, in particolare su tutta la parte della catena del valore della vettura elettrica.

La regolamentazione europea negli ultimi 20 anni ha fallito e ora si vuole trovare la pallottola d’argento che risolve tutto, con la storia dell’elettrico. La regolamentazione è stata spinta dai tedeschi, che hanno voluto rendere le auto più complesse perché faceva comodo a loro, visto che prendono delle macchine premium, ma questo ha avuto un effetto devastante su alcuni Paesi produttori, come Francia e Italia e un po’ la Spagna, dove la gente compra macchine piccole o perché non ha soldi o perché nelle città non ci entra.

Noi dobbiamo tornare a fare vetture piccole, non lo facciamo perché la regolamentazione le rende totalmente non profittevoli. Abbiamo dovuto aggiungere dotazioni di sicurezza per 400 euro a vettura: se le metti su una Twingo sono tanti soldi, su una grossa berlina invece sono pochi.

Di queste disposizioni ne abbiamo 8 nei prossimi anni. Da anni invece dico di prevedere una regolamentazione diversa per le piccole vetture, come si fa in Giappone come le ‘K car’. Una cosa del genere farebbe ripartire l’Italia, la Francia e la Spagna.

 

Foto da ufficio stampa Groupe Renault

Piano automotive: ignorate le esigenze cruciali dei fornitori

Allarme fornitori: il divario di competitività minaccia la base manifatturiera del settore

Foto: Benjamin Krieger, segretario generale del CLEPA

 

Il Piano d’azione per il settore automobilistico europeo, recentemente pubblicato dalla Commissione europea, definisce un quadro per il futuro del settore in un momento critico, in cui il comparto dei fornitori deve affrontare sfide allarmanti, tra cui l’annuncio di 54.000 perdite di posti di lavoro nel solo 2024. Mentre CLEPA (l’Associazione europea dei fornitori automobilistici con sede a Bruxelles) accoglie con favore l’iniziativa della Commissione, restano senza risposta alcune domande chiave e l’urgenza della situazione richiede un’azione rapida e concreta.

CLEPA accoglie con favore il suggerimento del commissario Tzitzikostas, secondo cui la revisione delle normative sulla CO2 inizierà nel 2025, anziché nel 2026 come previsto dalla normativa, e di farlo sulla base di un approccio neutrale dal punto di vista tecnologico. Tuttavia, il testo del Piano d’azione non contiene impegni concreti.

“Un sollievo limitato sulla conformità è importante. La domanda cruciale rimane: come verrà implementata nella pratica la neutralità tecnologica? Per sostenere la competitività e preservare i posti di lavoro, l’UE deve abbracciare un portafoglio diversificato di tecnologie sostenibili, tra cui ibridi plug-in (PHEV), estensori di autonomia, idrogeno e carburanti rinnovabili. Siamo ansiosi di contribuire ai prossimi passi, con la “piena neutralità tecnologica come principio fondamentale”, come annunciato di recente dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Questi devono includere un ruolo chiaro e duraturo per le tecnologie di mobilità pulita che completino l’elettrificazione fino al 2035 e oltre”, ha affermato il segretario generale del CLEPA, Benjamin Krieger .

I fornitori del settore automobilistico riconoscono i progressi nella digitalizzazione. Un fattore chiave della continua crescita dei fornitori è l’accesso equo ai dati di bordo, necessari per far progredire l’ingegneria, sbloccare nuovi servizi e promuovere l’innovazione basata sui dati. Dopo oltre otto anni di discussione, il piano d’azione della Commissione si impegna a presentare una proposta legislativa per sbloccare il potenziale dell’economia dei dati e garantire l’accesso a tutti gli attori dell’ecosistema della mobilità. “L’impegno della Commissione per un quadro per la condivisione dei dati dei veicoli è un passo avanti significativo. Tuttavia, i ritardi rischiano di bloccare gli investimenti e rallentare i progressi in un momento in cui la velocità è fondamentale. Se le linee guida si rivelassero insufficienti, saranno essenziali ulteriori regolamentazioni”, ha affermato Benjamin Krieger.

Altrettanto importante per la continua crescita dell’aftermarket automobilistico, CLEPA accoglie con favore i rinnovati sforzi sul regolamento di esenzione per categoria dei veicoli a motore. La Commissione riconosce elementi che minano la concorrenza nel settore automobilistico e la necessità di adattare il regolamento alle attuali sfide dell’ambiente digitale.

La spinta verso un mercato unico per i veicoli autonomi, una richiesta chiave del CLEPA, è un passo avanti significativo, ma è necessaria una maggiore ambizione. Il CLEPA sollecita la rapida adozione di una regolamentazione e una tempistica chiara per l’omologazione di serie illimitate di veicoli completamente autonomi. Un approccio armonizzato è fondamentale per un’implementazione tempestiva, la riduzione dei costi, procedure di collaudo flessibili e lo sviluppo della necessaria infrastruttura digitale.

Garantire il ruolo dell’Europa in tutte le tecnologie automobilistiche critiche senza creare distorsioni nel mercato rimane fondamentale e l’UE deve prendere in considerazione urgentemente misure politiche che salvaguardino la creazione di valore europeo e la competitività complessiva, sia attraverso finanziamenti mirati, incentivi dal lato della domanda o strumenti di difesa commerciale. L’obiettivo dovrebbe essere un campo di gioco equo per la concorrenza, preservando al contempo i vantaggi della produzione su larga scala e una catena di fornitura connessa a livello globale. Oltre 3.000 aziende, molte delle quali piccole e medie imprese, dipendono da questa flessibilità per prosperare in Europa.

Nelle ultime settimane, CLEPA e i suoi membri hanno attivamente interagito con i commissari europei,presentando strategie pratiche e orientate alle soluzioni per guidare il settore verso la ripresa. Con riunioni di work strand programmate fino all’estate, i fornitori continueranno a spingere per un’azione urgente. La posta in gioco è troppo alta: la forza lavoro e il futuro industriale dell’automotive europeo dipendono da politiche audaci e decisive che vadano oltre la retorica e passino all’azione.

 

Foto da ufficio stampa CLEPA

 

Stellantis? No a chiusure di stabilimenti o tagli di marchi

Piano Stellantis: passo avanti, ma servono risposte per tutti i siti

di Ferdinando Uliano, segretario generale FIM CISL

I dati di forte calo annunciati su ricavi e utili per il gruppo Stellantis non ci sorprendono; sono dati che fanno seguito a quelli che avevamo evidenziato già nei primi mesi dell’anno. Nei nostri report trimestrali sulla situazione produttiva dei vari siti del Gruppo, dati che evidenziano un forte calo dei volumi produttivi in tutti i siti. Un calo che ha impattato notevolmente sull’occupazione con un ricorso importante agli ammortizzatori sociali e al fermo produttivo di parecchie giornate negli stabilimenti italiani.

Come FIM insieme alle altre organizzazioni sindacali abbiamo avviato subito un confronto con Stellantis, per noi era ed è importante sviluppare ragionamenti con il Gruppo sulla produzione e sugli investimenti per quanto riguarda la produzione auto che fossero in grado di cogliere un maggior numero di volumi.

Negli ultimi incontri con Stellantis abbiamo avuto in questo senso risposte per quanto riguarda il lancio produttivo di produzioni come quelle previste per lo stabilimento di Mirafiori con la 500 ibrida e l’assegnazione della “piattaforma small” per lo stabilimento diPomigliano e l’assegnazione di motorizzazioni ibride al fianco quelle elettriche in tutti gli stabilimenti per i nuovi modelli.

Per noi era ed è essenziale iniziare a produrre modelli nuovi, ma che si cogliessero tutte le opportunità che da parte dei consumatori venivano richieste a partire dalle motorizzazioni ibride, che potenzialmente possono recuperare volumi e attutire l’effetto della difficoltà che si sta riscontrando in questa fase di transizione. In questo senso nell’incontro dell’11 marzo prossimo in sede ministeriale ribadiremo con forza e con determinazione la nostra contrarietà a chiusura di stabilimenti o a ridimensionamenti occupazionali unilaterali. Noi pensiamo che bisogna investire di più per rilanciare gli stabilimenti, nuovi modelli e con essi il lavoro. Solo così si esce da una situazione di transizione come quella che stiamo vivendo.

Questo però basta solo in parte, servono interventi importanti sul piano normativo da parte delle istituzioni europee a partire dalla rimodulazione della normativa sulla CO2 oltre che di investimenti importanti per il settore. Per questo abbiamo mobilitato tutto il sindacato europeo lo scorso 5 febbraio a Bruxelles per chiedere alle istituzioni italiane e quelle europee di mettere a disposizione tutte le risorse finanziarie disponibili per aiutare il settore ad affrontare la transizione verso le motorizzazioni più ecologiche e più compatibili dando una sostenibilità dal punto di vista sociale alla transizione.

Ora è fondamentale che nell’incontro dell’11 marzo Stellantis chiarisca le questioni che sono ancora aperte, che per noi riguardano il rilancio del marchio Maserati, che ha sempre rappresentato un elemento importante sia in termini di volumi, ma soprattutto di margini. Come è fondamentale verificare il lancio delle nuove produzioni, in particolare le produzioni marchio DS, Alfa Romeo e Lancia, che oggi sono i marchi più in difficoltà, ma che dovrebbero rappresentare un elemento di messa in sicurezza negli stabilimenti italiani.

Diventa poi importante avere chiarimenti rispetto alle prospettive per quanto riguarda la Gigafactory di batterie ACC del sito diTermoli. A oggi ancora non è chiara la disponibilità a nuovi investimenti in quella direzione, anche perché in prospettiva, quella delle batterie rappresenta una delle produzioni fondamentali per il settore nel nostro Paese.

 

 

Foto da ufficio stampa FIM CISL

Allianz Partners e Chery: accordo per promuovere congiuntamente le soluzioni di mobilità in Europa

Allianz Partners e Chery: accordo per promuovere congiuntamente le soluzioni di mobilità in Europa

Allianz Partners e Chery International hanno siglato un accordo strategico per promuovere soluzioni di mobilità innovative in Europa. Questa collaborazione triennale mira a rafforzare la presenza del produttore automobilistico cinese nel mercato europeo, offrendo servizi assicurativi e di assistenza avanzati.

 

Espansione strategica in Europa

Chery International, leader nell’esportazione di veicoli dalla Cina, ha scelto Allianz Partners come partner preferenziale per sviluppare programmi assicurativi e servizi correlati. L’accordo prevede l’introduzione di prodotti assicurativi e servizi innovativi in mercati chiave come Italia, Polonia e Spagna, dove le due aziende hanno già collaborato nei settori dell’assicurazione auto e dell’assistenza stradale. Inoltre, sono in fase di valutazione ulteriori espansioni in Belgio, Francia, Germania e Paesi Bassi a partire dal 2025.

 

Servizi offerti dalla partnership

La collaborazione tra Allianz Partners e Chery International coprirà una vasta gamma di servizi, tra cui: assicurazione responsabilità civile autoveicoli (RCA), copertura danni al proprio veicolo, assistenza stradale, estensione della garanzia su veicoli nuovi/usati e batterie, servizi accessori per la vendita di veicoli e flotte aziendali:.

Inoltre, le due aziende esploreranno iniziative congiunte nell’ambito dell’ottimizzazione del costo totale di proprietà (TCO), delle iniziative ESG (ambientali, sociali e di governance), della connettività dei dati e di soluzioni innovative come l’assicurazione basata sull’uso, la mobilità come servizio (MaaS) e la protezione informatica.

 

Dichiarazioni dei leader aziendali

Jean-Marc Pailhol, Chief Officer Global Strategic Partnerships e membro del consiglio di Allianz Partners, ha espresso entusiasmo per la partnership, sottolineando l’importanza di supportare Chery nella sua espansione internazionale e di offrire soluzioni integrate che rafforzino la presenza del marchio in Europa.

Charlie Zhang, Vicepresidente Esecutivo di Chery International, ha evidenziato come questa collaborazione migliori significativamente l’esperienza di servizio per gli utenti, creando una solida base per lo sviluppo del marchio Chery nel mercato europeo e testimoniando l’impegno comune verso l’innovazione nei modelli di servizio.

 

 

foto uff stampa Chery

Mercedes-Benz Italia e Centri di Guida Sicura ACI-SARA: partnership rinnovata

Mercedes-Benz Italia e Centri di Guida Sicura ACI-SARA: partnership rinnovata

Mercedes-Benz Italia ha annunciato il proseguimento della collaborazione con i Centri di Guida Sicura ACI-SARA di Roma (Vallelunga) e Milano (Lainate) anche per il 2025. Questa partnership, giunta al quinto anno consecutivo, sottolinea l’impegno condiviso verso la promozione della sicurezza stradale e della sostenibilità.

 

Un impegno verso l’inclusività

Una novità significativa di questa collaborazione è l’introduzione di due Mercedes-Benz Classe A equipaggiate con comandi speciali. Queste vetture sono state adattate per consentire alle persone con disabilità di partecipare ai corsi di guida sicura, offrendo loro l’opportunità di migliorare le proprie competenze al volante in totale sicurezza.

 

Dichiarazioni dei protagonisti

Marc Langenbrinck, presidente e CEO di Mercedes-Benz Italia, ha dichiarato: «La partnership con i Centri di Guida Sicura ACI-SARA ci offre oggi la grande opportunità di rafforzare il concetto di sicurezza attraverso il nostro impegno nella corporate social responsibility. L’automobile è, infatti, da sempre un simbolo di libertà e autonomia e il nostro impegno è quello di estendere questi valori anche a persone che, ove supportate dagli opportuni dispositivi, sono perfettamente in grado di mettersi al volante, in piena sicurezza, senza alcuna limitazione né barriera.»

Vincenzo Credi, Presidente di ACI Vallelunga, ha aggiunto: «La partnership con Mercedes-Benz Italia S.p.A. è un passo importante per ACI Vallelunga. Con l’integrazione dei veicoli della prestigiosa casa automobilistica nei nostri centri, i nostri corsi di guida sicura saranno ancora più completi, offrendo ai partecipanti la possibilità di apprendere con vetture equipaggiate con le più moderne tecnologie di sicurezza.»

 

Un passo concreto verso una guida senza barriere

L’introduzione di vetture adattate rappresenta un passo concreto verso una guida sempre più sicura e senza barriere, permettendo a tutti, indipendentemente dalle proprie abilità fisiche, di acquisire competenze fondamentali per la sicurezza stradale.

 

 

foto uff stampa Mercedes-Benz Italia

La lobby T&E: per loro il mercato deve restare imbavagliato

Incentivi esauriti: per l'auto elettrica brusca frenata
di Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia
 
Guardando ai risultati di CO2 media per canale in Italia, potrebbe sembrare che oggi scendere sotto i 110 g/km non sia possibile. I canali che fanno questo risultato sono il Noleggio a Lungo Termine e le auto-immatricolazioni, gli altri viaggiano molto, molto più in alto mentre l’obiettivo di 93,6 g/km resta lì, lontano, con tutto quello che si porta dietro.
 
I primi 5 Paesi europei in termini di volumi di immatricolazioni stanno tutti più o meno come noi in termini di emissioni medie, a parte la Francia, che ha chiuso il 2024 raggiungendo quel target. Dovranno essere i virtuosi del Nord Europa a compensare le nostre cattive propensioni di acquisto… e i bilanci miliardari degli scorsi anni di molte Case Auto.
 
Le simulazioni che stiamo facendo attualizzando i dati per stimare gli importi delle multe a fine 2025 non raccontano di una vera sterzata in termini di riduzione dei volumi e/o di crescita delle BEV che possa azzerarle.
 
Se la revisione del sistema di calcolo del fringe benefit qui in Italia toglierà ulteriore potere di acquisto alla maggior parte degli utilizzatori di auto aziendali, se la nostra Agenzia delle Entrate decide che le ricariche elettriche debbano essere tassate in capo al dipendente, al contrario di quanto accade per benzina e gasolio, dobbiamo tenere a mente che la potentissima lobby ambientalista T&E – Transport & Environment, non potendo ancora proporre alla Commissione UE di inserire un chip nel cervello di chi le elettriche proprio non le vuole, chiede di obbligare le flotte aziendali con più di 100 veicoli ad acquistare o noleggiare solo elettrico dal 2030. Il mercato per la EU e per T&E deve restare imbavagliato, non ha il diritto di parlare e deve fare ciò che è giusto, per il nostro bene. Voi ringraziate?
Foto da ufficio stampa Dataforce Italia