di Luca De Meo, presidente e CEO di Groupe Renault – (dall’intervista a “Auto.it”)
Il tema su cui spingiamo è dire: lasciamo agli ingegneri la creatività per poter trovare delle soluzioni. Il nemico non è una tecnologia o l’altra, ma la CO2 e i prodotti inquinanti. E’ difficile che un regolatore sappia più di un ingegnere qual è la soluzione migliore. Lasciamo agli ingegneri la migliore soluzione per poter ridurre l’impatto di CO2. Penso che dobbiamo arrivare a un accordo con la Cina. Come abbiamo approfittato 25 anni fa della crescita del mercato cinese, e in cambio abbiamo dovuto fare investimenti, dobbiamo fare la stessa cosa e dare loro il 10%-15% del mercato, che ha un valore per i cinesi.
L’abbiamo fatto con i giapponesi, con gli americani e con i coreani, che in totale fanno il 25% del mercato europeo. Non vedo perché non farlo con i cinesi. Loro vogliono fare business, però in cambio dobbiamo avere degli investimenti di costruttori cinesi che possono anche aiutare la filiera a trasformarsi, in particolare su tutta la parte della catena del valore della vettura elettrica.
La regolamentazione europea negli ultimi 20 anni ha fallito e ora si vuole trovare la pallottola d’argento che risolve tutto, con la storia dell’elettrico. La regolamentazione è stata spinta dai tedeschi, che hanno voluto rendere le auto più complesse perché faceva comodo a loro, visto che prendono delle macchine premium, ma questo ha avuto un effetto devastante su alcuni Paesi produttori, come Francia e Italia e un po’ la Spagna, dove la gente compra macchine piccole o perché non ha soldi o perché nelle città non ci entra.
Noi dobbiamo tornare a fare vetture piccole, non lo facciamo perché la regolamentazione le rende totalmente non profittevoli. Abbiamo dovuto aggiungere dotazioni di sicurezza per 400 euro a vettura: se le metti su una Twingo sono tanti soldi, su una grossa berlina invece sono pochi.
Di queste disposizioni ne abbiamo 8 nei prossimi anni. Da anni invece dico di prevedere una regolamentazione diversa per le piccole vetture, come si fa in Giappone come le ‘K car’. Una cosa del genere farebbe ripartire l’Italia, la Francia e la Spagna.
Foto da ufficio stampa Groupe Renault

L’Europa e il boom Cina: quando attendere vuol dire non decidere