Polizia di Stato e Autostrade per l’Italia: insieme per estate all’insegna della sicurezza

Polizia di Stato e Autostrade per l'Italia: insieme per estate all'insegna della sicurezza

Si conclusa l’iniziativa della Polizia di Stato e di Autostrade per l’Italia nelle aree di servizio, dedicata alla sicurezza stradale e alla promozione di comportamenti corretti alla guida. In occasione del secondo weekend di controesodo, caratterizzato da consistenti flussi di rientro verso le grandi città.

Attivo anche un presidio sanitario gestito da ANPAS, in cui effettuare gratuitamente il controllo di alcuni parametri di base, tra cui pressione arteriosa e saturazione dell’ossigeno. Il personale sanitario sarà inoltre a disposizione per eventuali necessità di primo soccorso.

Oltre 40mila viaggiatori sono stati coinvolti nelle tappe organizzate durante l’estate nelle aree di servizio della rete di Autostrade per l’Italia, attraverso attività di informazione e sensibilizzazione sulla guida sicura e indicazioni utili per affrontare gli spostamenti nei periodi di maggiore traffico e con temperature elevate. Circa 200 persone hanno inoltre usufruito gratuitamente dei controlli effettuati presso i presidi sanitari. Organizzate anche oltre 70 visite veterinarie e adottati complessivamente 8 cani, di cui 5 adulti e 3 cuccioli.

Il progetto rientra nella collaborazione tra Polizia di Stato e Autostrade per l’Italia allo scopo di promuovere comportamenti responsabili alla guida e rafforzare le attività di assistenza e informazione rivolte agli utenti nei periodi di maggior volume di traffico.
L’iniziativa si affianca inoltre alla campagna “La sicurezza ci rende tutti campioni”, promossa da Autostrade per l’Italia in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, pensata per diffondere la cultura della guida responsabile e della prevenzione, ricordando come il contributo di ogni automobilista, attraverso il rispetto delle regole e i comportamenti corretti, sia fondamentale per rendere le strade più sicure.

Per accompagnare anche i flussi di controesodo, Autostrade per l’Italia ha predisposto un piano straordinario che prevede la sospensione dei cantieri maggiormente impattanti sulle principali direttrici, il potenziamento di uomini e mezzi nei punti strategici della rete e il rafforzamento dei servizi di pronto intervento e dei presidi meccanici e sanitari, con l’obiettivo di garantire la massima fluidità della circolazione e assistenza agli utenti nei periodi di maggiore traffico.

 
Foto da ufficio stampa Autostrade per l’Italia


Transizione automotive; si valorizzino eccellenze e competenze (molte sono italiane)

Transizione automotive; si valorizzino eccellenze e competenze (molte sono italiane)

di Gianni Murano, vicepresidente di Confindustria Energia e presidente di UNEM

La transizione della mobilità rappresenta una sfida non solo tecnologica, ma anche industriale, economica e sociale. Oggi più che mai l’Europa deve concentrarsi sulla riduzione delle emissioni senza compromettere la competitività delle proprie imprese e la sicurezza energetica del Continente, valorizzando le competenze, le professionalità e le eccellenze del settore, molte delle quali italiane”.

L’elettrificazione è una delle opportunità tecniche che può convivere con i biocarburanti liquidi e gassosi e in futuro con i carburanti sintetici. La decarbonizzazione è possibile solo con la convivenza di tutte le tecnologie e con la valorizzazione di quelle migliori, sostenibili sia socialmente che economicamente.

 
Serve un regolamento chiaro che incentivi la decarbonizzazione stimolando sempre di più la ricerca e lo sviluppo di tutte soluzioni tecnologiche.”
 
 
Foto da ufficio stampa UNEM

Il futuro del GPL: l’UE sposi il principio della neutralità tecnologica

Il futuro del GPL: l'UE sposi il principio della neutralità tecnologica
di Matteo Cimenti, presidente di Assogasliquidi – Federchimica
 
In una fase caratterizzata da forti tensioni internazionali e da mercati energetici ancora molto sensibili agli equilibri geopolitici, non possiamo affermare che il GPL sia completamente al riparo da qualsiasi rischio di variazione delle quotazioni internazionali del prezzo della materia prima. Nei mesi scorsi anche il GPL ha registrato qualche picco, pur decisamente più contenuto rispetto a quanto registrato da altre fonti energetiche e da altri carburanti. Nessuno oggi può prevedere con certezza quale sarà l’andamento dei mercati nei prossimi mesi e proprio per questo è necessario mantenere uno sguardo realistico.
Ciò non toglie che il GPL continui a rappresentare una delle migliori alternative. Parliamo infatti di una soluzione conveniente, disponibile su tutto il territorio nazionale e con importanti benefici ambientali, grazie a emissioni di polveri sottili estremamente ridotte e a livelli di CO₂ inferiori rispetto agli altri carburanti fossili. Per questo auspichiamo in tempi rapidi che le Istituzioni UE rendano concreta l’attesa revisione del regolamento sulla CO2 in favore dei biocarburanti per la piena affermazione del principio di neutralità tecnologica. Quella del GPL e bioGPL é una tecnologia matura che può dare un contributo concreto alla decarbonizzazione della mobilità, consentendo a milioni di automobilisti di ridurre i costi di utilizzo senza rinunciare alle proprie esigenze di spostamento. 

Non è un caso che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy abbia recentemente deciso di rilanciare in modo strutturale gli incentivi per il retrofit a GPL e gas naturale dei veicoli già circolanti. Il nuovo programma prevede uno stanziamento di 20 milioni di euro distribuiti nell’arco di cinque anni, un investimento che conferma la volontà di sostenere una tecnologia che continua a offrire vantaggi economici e ambientali concreti. Oggi è possibile convertire a GPL o gas naturale veicoli Euro 3, Euro 4, Euro 5 ed Euro 6 beneficiando di incentivi statali che consentono ai cittadini di contenere i costi della mobilità e, allo stesso tempo, di migliorare le prestazioni emissive del parco auto esistente. È una misura che sostiene i consumatori, ma anche la filiera industriale italiana della componentistica, della distribuzione e delle officine specializzate nelle trasformazioni.

Allo stesso tempo occorre guardare con attenzione e preoccupazione al futuro dell’autotrasporto, dove non sono valorizzate adeguatamente le alternative. Eppure l’Italia dispone di una delle filiere di GNL e bioGNL più avanzate d’Europa, grazie a investimenti rilevanti nelle infrastrutture di approvvigionamento e distribuzione e a competenze industriali di assoluto valore. Senza misure adeguate a sostegno – a cominciare dall’estensione urgente del credito di imposta per l’autotrasporto anche al GNL ed al bioGNL – rischiamo di perdere posizioni di leadership proprio mentre altri Paesi stanno accelerando. Per questo riteniamo necessarie premialità concrete per le imprese che scelgono mezzi alimentati a GNL e bioGNL, sia nella fase di acquisto sia durante il loro utilizzo. Servono incentivi per il rinnovo delle flotte e strumenti fiscali che contribuiscano a ridurre il differenziale di costo rispetto ai carburanti tradizionali.

 
 

Matteo Cimenti – Foto ufficio stampa Assogasliquidi-Federchimica

 

ACI Milano: in mostra la Ferrari F399 di Schumacher

ACI Milano: in mostra la Ferrari F399 di Schumacher

In occasione dell’imminente Gran Premio d’Italia in programma il 6 settembre all’Autodromo Nazionale Monza, Automobile Club Milano offre a tutti gli appassionati di Motorsport un’opportunità straordinaria. Dal 31 agosto all’8 settembre, nella storica sede di corso Venezia 43, sarà esposta al pubblico la Ferrari F399 1999, la monoposto iconica di Michael Schumacher.

 

L’ingresso è libero e gratuito dal lunedì al venerdì dalle ore 8:30 alle 17:00. Il tributo di Automobile Club Milano a Michael Schumacher e alla Ferrari cade nel trentennale del primo successo in rosso del tedesco, a Barcellona, e vent’anni dopo il suo ultimo trionfo, sempre su Ferrari, nel Gran Premio di Cina del 2006. Inoltre, trent’anni fa, l’8 settembre 1996, Schumacher sulla monoposto di Maranello vinse il suo primo Gran Premio d’Italia. 

 

La Ferrari F399 esposta nel salone di Automobile Club Milano rappresenta uno dei punti più alti della storia della Formula 1. La sua prima gara disputata fu il Gran Premio d’Australia il 7 marzo 1999. Nel Campionato Mondiale di Formula 1 del 1999 ottenne 6 vittorie e tre doppiette, totalizzando 128 punti nel Campionato costruttori: 44 conquistati da Michael Schumacher, 74 da Eddie Irvine e 10 da Mika Salo (che sostituì per sei Gran Premi Schumacher infortunato).

 

Questa straordinaria iniziativa si inserisce nel ricco palinsesto di eventi promossi da Automobile Club Milano per consentire agli appassionati milanesi e ai tifosi della Formula 1 di avvicinarsi al weekend di gara all’insegna del legame storico tra la città di Milano e Autodromo Nazionale Monza.

 

“Ospitare ed esporre al pubblico una Ferrari Formula 1 dell’era Schumacher va oltre il semplice evento: è un vero e proprio atto di celebrazione sportiva, culturale ed emotiva. Le monoposto guidate dal sette volte campione del mondo tra il 1996 e il 2006 non sono semplici auto da corsa: sono monumenti della tecnologia e del design italiano, simboli di un’epoca in cui dominio tecnico, disciplina e passione si sono fusi in un binomio imbattibile. Da un lato la Ferrari, icona assoluta della Formula 1, simbolo italiano di eccellenza e di passione che ha scritto le pagine più gloriose del Motorsport mondiale, dall’altro lato, Michael Schumacher, una leggenda, un uomo che ha rappresentato il battito stesso di un’epoca, capace di trasformare ogni curva in un’emozione e ogni vittoria in un ricordo indelebile nel cuore di milioni di appassionati, di italiani e di ferraristi”, afferma Pietro Meda, Presidente di Automobile Club Milano.

 

“Aprire le porte della nostra sede storica e ospitare una monoposto che ha fatto la storia significa restituire ai tifosi e alla città un frammento vivo di un’epopea irripetibile di un binomio eccezionale: il rombo, la passione, il coraggio, il genio ingegneristico italiano che nella Scuderia Ferrari ha trovato la sua espressione più alta”, conclude Meda.

 


Foto da ufficio stampa ACI MILANO

Guidare in sicurezza: occhio all’incrocio

L'attimo prima: e quei 60 secondi decisivi
di Davide Montella, Founder & Owner di Driving Motorsport, Formazione sulla Guida sicura per il personale viaggiante di aziende
 

Circa il 40% dei sinistri in città si concentra in un unico posto: l’incrocio. Non quello del centro con i vigili, ma il solito incrocio a raso con il palazzo all’angolo e il furgone parcheggiato sulle strisce.

 

IL VERO NEMICO: IL MONTANTE DEL PARABREZZA


Hai presente quel pilastro metallico tra il parabrezza e il finestrino anteriore? Si chiama Montante A, ed è diventato molto più spesso negli ultimi decenni. Il motivo non è uno solo: deve reggere il peso dell’auto in caso di ribaltamento, nasconde al suo interno gli Airbag a tendina e, geometricamente, cresce insieme all’inclinazione sempre maggiore dei parabrezza moderni.

Un montante moderno, alla velocità di 30 km/h e alla giusta angolazione, può nascondere completamente una bicicletta, un pedone o una Smart per circa 1–2 secondi. Due secondi in cui tu guardi, ma il cervello completa l’immagine con lo sfondo – il muro del palazzo – cancellando l’ostacolo. Non è distrazione: è fisica.

 

L’INCIDENTE TIPICO N° 1: LO SCATTO AL VERDE


Scenario: semaforo tuo verde. Parti. BAM. Qualcuno ti prende sul fianco perché stava passando col rosso. 
L’attimo prima: la tentazione è guardare il verde e partire come un razzo. Sbagliato. La tecnica si chiama controllo visivo a baionetta, un movimento secco del collo sinistra-destra, non una rotazione lenta, che supera fisicamente il montante. Non basta muovere gli occhi. Devi muovere il collo. Devi cercare attivamente il veicolo che non si fermerà. Perché agli incroci, c’è sempre.

 

L’INCIDENTE TIPICO N° 2: LA SVOLTA A SINISTRA COL “VELO”


Scenario: sei fermo al centro dell’incrocio in attesa di svoltare a sinistra. Passano dieci macchine. Finalmente una Fiat Panda mette la freccia a destra e rallenta. Tu pensi: “Ecco il buco!” e giri. Ma nella corsia di sorpasso, coperta dalla sagoma della Panda, c’era una moto che ti stava arrivando dritta sul naso.

L’attimo prima: mai fidarsi di chi mette la freccia. Può voler girare, oppure può avere la freccia attiva da centinaia di metri, per distrazione. Il vero problema non è la Panda, ma è lo spazio che apre e la corsia che libera. 
La regola d’oro: quando sei in attesa all’incrocio, la domanda non è “passo io?”. La domanda è: “Ho visto l’ultimo veicolo di tutta la fila opposta?”. Se la risposta è “forse”, il piede resta sul freno. L’attimo prima di rilasciarlo, conta mentalmente “1… 2… “. Quei due secondi ti salvano la fiancata.

 

CONCLUSIONE


Guidare bene non significa saper fare la curva più veloce, ma saper leggere le condizioni due secondi prima che accada il fatto. La differenza tra il sinistro e il “brivido” è tutta lì.
 

Scenario automotive europeo: cresce la pressione su prezzi e margini

Volkswagen: 16 miliardi per diventare più piccoli

di Mario Verna, manager automotive

 
L’estate caldissima lascerà il posto ad un inverno freddissimo. Per tutti, per cui vale la pena prepararsi. La violazione delle regole dell’economia classica prepara un CRASH TEST senza precedenti. Di discese ardite e risalite è piena la storia degli ultimi decenni, sì ci sono sempre stati momenti difficili ma poi il sole è tornato. Questa volta è diversa, perché quando tornerà di nuovo il sole (quando?) lo scenario sarà CERTAMENTE diverso.

Ed è questo il tema (rilevante) che sfugge a governanti e analisti. Violazione sì, perché momenti di rallentamento della domanda hanno sempre determinato riduzione dei prezzi, contenimento dei player e semplificazione del prodotto. Nell’automotive sta accadendo esattamente il contrario dal pre-Covid. Prezzi che salgono (+40%), player che aumentano (70 brand nel 2019, 100 oggi, 130 nel 2028), complessità di prodotto mai così articolata.

Il punto davvero importante non è il -17,5% dell’EBIT preso isolatamente, ma il disallineamento tra fatturato e redditività. Nel primo semestre 2026, sui 15 grandi costruttori analizzati dal CAM: Ricavi: -1,4%, EBIT: -17,5%, a 35,6 miliardi, EBIT per vettura: 1.187 €, da 1.409 € (-14%). L’EBIT quindi scende oltre 12 volte più rapidamente dei ricavi.

L’AUTO NON STA PERDENDO SOLO VOLUMI.
STA PERDENDO POTERE DI PROFITTO.

È una distinzione fondamentale. Se il problema fosse semplicemente la domanda, vedremmo ricavi e profitti scendere più o meno insieme. Invece:
-1,4% ricavi → -17,5% EBIT. Significa che ogni euro di fatturato sta producendo molto meno risultato. E il dato per vettura lo rende ancora più evidente: 1.409 € → 1.187 €. In un solo semestre vengono bruciati 222 € di EBIT medio per ogni automobile venduta.

E la Cina è il detonatore. La pressione cinese non è soltanto rappresentata dalle automobili cinesi che entrano in Europa. È soprattutto una pressione sui prezzi e sui margini. La guerra dei prezzi cinese sta comprimendo la redditività del settore anche nel mercato domestico: nei primi cinque mesi del 2026 il margine dei produttori di veicoli cinesi è sceso a circa 1,5%, un minimo storico secondo i dati citati dalla China Association of Automobile Manufacturers.

Quindi abbiamo un fenomeno interessante: la Cina non sta semplicemente conquistando quote, sta contribuendo a cambiare l’economia dell’automobile. Ma è vittima, essa stessa, di una guerra fratricida interna. Il problema dell’automotive europeo non è che vende troppo poco.
È che guadagna troppo poco su quello che vende. E questo vale per tutti, anche se qualcuno può spendere di più.

 

Parco auto italiano: il ricambio può richiedere oltre 15 anni

Parco auto italiano: il ricambio può richiedere oltre 15 anni

Sergio Lanfranchi (Centro Studi AutoScout24)

 

Il parco auto italiano sta diventando progressivamente più moderno e meno impattante, ma il ritmo del ricambio resta ancora troppo lento. Nel 2025 circolano nel nostro Paese circa 41,7 milioni di autovetture e, nonostante la forte crescita delle ibride e l’aumento delle Euro 6, una parte consistente delle vetture sulle strade appartiene ancora alle classi emissive più datate.

La fotografia arriva dal Centro Studi AutoScout24, sulla base dei dati ACI, e mostra chiaramente un’Italia automobilistica a due velocità. Da una parte avanzano elettrificazione e motorizzazioni più recenti; dall’altra rimane un enorme patrimonio di veicoli anziani che difficilmente potrà essere sostituito in tempi brevi senza politiche capaci di sostenere economicamente gli automobilisti.

Tra il 2020 e il 2025 il numero delle auto ibride circolanti è cresciuto del 573,2%, portando la loro quota dall’1,4% all’8,7% del totale. Le elettriche pure, invece, restano ferme allo 0,9% del parco circolante.

 

Le ibride crescono, ma il parco resta molto anziano

Il dato sulle ibride rappresenta certamente uno dei segnali più positivi. In cinque anni la loro presenza è aumentata di 7,3 punti percentuali, confermando come questa tecnologia abbia trovato uno spazio sempre più significativo nel mercato italiano. Parallelamente è aumentato anche il peso delle vetture Euro 6, passate dal 26,2% del parco nel 2020 al 41,8% nel 2025. Il problema emerge però osservando l’altra metà della fotografia.

Sulle strade italiane circolano ancora quasi 17,57 milioni di auto Euro 4 o inferiori, equivalenti al 42% del totale. Tra queste, ben 4,24 milioni sono Euro 0 o Euro 1, cioè il 10,1% del parco. Ancora più rilevante è il dato relativo all’età: oltre 18,26 milioni di autovetture hanno almeno 15 anni, pari al 43,7% del totale. Un dato che ricorda come il vero nodo della transizione non sia soltanto quale tecnologia scegliere per le auto nuove, ma soprattutto come sostituire milioni di vetture già esistenti.

 

Per completare il ricambio potrebbero servire più di 15 anni

AutoScout24 ha provato anche a stimare quanto tempo sarebbe necessario affinché in Italia circolassero esclusivamente auto Euro 6, tradizionali o ibride, oppure vetture elettriche. Incrociando i dati sulle radiazioni con l’andamento del parco circolante degli ultimi anni, la stima indica oltre 15 anni per completare il ricambio. Nel calcolo non sono state considerate le Euro 0, perché avendo prevalentemente più di 30 anni rientrano in larga parte nella categoria dei veicoli storici. Sono state escluse anche le cosiddette youngtimer, cioè le auto tra i 20 e i 29 anni comprese nella Lista di Salvaguardia ACI.

La stima evidenzia una questione spesso sottovalutata nel dibattito sulla transizione energetica: il parco circolante non può essere rinnovato semplicemente imponendo nuove tecnologie sulle immatricolazioni. Le automobili hanno una vita utile lunga e milioni di famiglie continuano a utilizzare vetture anziane perché non dispongono necessariamente della capacità economica per sostituirle.

 

Incentivi anche per l’usato: la proposta per accelerare il rinnovo

È proprio sul fattore economico che si concentra la posizione del Centro Studi AutoScout24. Sergio Lanfranchi, sottolinea come «gli incentivi oggi disponibili non sono ancora sufficienti ad accelerare il rinnovo del parco auto circolante». Secondo Lanfranchi, sarebbe necessario sostenere maggiormente le vetture a basse emissioni, Euro 6, ibride ed elettriche, non limitando gli interventi esclusivamente al nuovo ma estendendoli anche al mercato dell’usato.

Una proposta che apre una riflessione importante. Se l’obiettivo prioritario è ridurre rapidamente il numero di automobili vecchie, poco efficienti e maggiormente inquinanti, concentrare gli incentivi esclusivamente sulle auto nuove rischia di escludere proprio quella parte di automobilisti che avrebbe maggiormente bisogno di sostegno. L’usato recente può rappresentare un passaggio fondamentale nella transizione, perché rende accessibili tecnologie più moderne anche a chi non può affrontare il costo di un’auto nuova.

 

Auto storiche e vetture semplicemente vecchie non sono la stessa cosa

Un altro punto sollevato dall’analisi riguarda la necessità di distinguere tra automobili di effettivo interesse storico e collezionistico e vetture che sono semplicemente diventate vecchie. Lanfranchi osserva che le prime costituiscono «un patrimonio da preservare», mentre sulle seconde sarebbe necessario intervenire favorendo la sostituzione con veicoli più moderni, efficienti e sostenibili. La distinzione è centrale anche dal punto di vista culturale.

Una vettura storica conservata, utilizzata sporadicamente e tutelata per il proprio valore tecnico o collezionistico non può essere equiparata automaticamente a un’automobile anziana utilizzata quotidianamente per migliaia di chilometri. Il problema ambientale non è dunque l’età in senso assoluto, ma il rapporto tra tecnologia, condizioni del veicolo e intensità di utilizzo.

 

L’Italia delle auto “green” cambia molto da regione a regione

La fotografia territoriale mostra differenze molto marcate. Le elettriche pure rappresentano mediamente appena lo 0,9% delle automobili italiane e superano il 2% soltanto in Trentino-Alto Adige, dove raggiungono il 3,3%, e in Valle d’Aosta, al 2,1%. Le differenze diventano ancora più evidenti osservando le ibride.

La media nazionale è dell’8,7%, ma in Valle d’Aosta raggiungono il 23,8% delle auto circolanti. Segue il Trentino-Alto Adige con il 22%, mentre la Toscana arriva al 13,6%. All’estremo opposto si trovano Molise, Sicilia e Campania, rispettivamente con quote del 3,8%, 3,7% e 3,3%. Una distanza che mostra come parlare genericamente di transizione automobilistica italiana rischi di semplificare una realtà estremamente diversa tra territori.

 

Calabria, Sicilia e Campania hanno il parco più datato

Il divario emerge con ancora maggiore evidenza considerando le classi emissive. In Calabria il 59,3% delle automobili appartiene alle categorie comprese tra Euro 0 ed Euro 4. Seguono Sicilia, con il 58,5%, e Campania, con il 57,6%. La situazione si ribalta considerando le vetture Euro 6. La quota maggiore si registra ancora una volta in Valle d’Aosta, con il 71,5%, seguita dal Trentino-Alto Adige con il 66,7%. La Toscana raggiunge il 54,1%, mentre la Lombardia si attesta al 49,7%.

Queste differenze suggeriscono che una politica di rinnovo del parco auto dovrebbe probabilmente tenere conto anche delle condizioni economiche e della composizione del circolante nei diversi territori, evitando interventi uguali per realtà profondamente differenti.

 

Il vero problema della transizione è rendere accessibile il cambiamento

I dati AutoScout24 mostrano un mercato che si sta già muovendo. Le ibride stanno crescendo rapidamente e quasi la metà delle automobili italiane appartiene ormai alla classe Euro 6. Ma allo stesso tempo milioni di vetture hanno più di quindici anni e il ritmo naturale di sostituzione rischia di rendere estremamente lungo il percorso verso un parco più moderno. È qui che il settore automotive continua ad avere bisogno di una strategia capace di conciliare obiettivi ambientali, sostenibilità economica e libertà di scelta degli automobilisti.

Spingere il rinnovo significa favorire la sostituzione delle vetture più vecchie, non semplicemente restringere il numero delle tecnologie disponibili. E significa soprattutto riconoscere che, per molti italiani, il principale ostacolo al cambio dell’auto resta il prezzo. Per questo l’idea di incentivare anche l’usato recente a basse emissioni merita attenzione. Potrebbe consentire di eliminare più rapidamente dalla circolazione le vetture meno efficienti senza trasformare la transizione ecologica in un percorso economicamente accessibile soltanto a una parte della popolazione.

 


Foto da ufficio stampa AutoScout24

Auto premium, il lusso cambia: l’86% cerca il piacere di guida

Auto premium, il lusso cambia: l’86% cerca il piacere di guida

Il piacere di guida torna al centro dell’auto premium. In un settore spesso raccontato soltanto attraverso prezzi, esclusività e ostentazione, i numeri mostrano una realtà decisamente più interessante per chi ama davvero le automobili: l’86% dei clienti delle vetture di lusso considera l’esperienza al volante la principale motivazione d’acquisto. Lo status symbol si ferma invece al 36%, davanti al potenziale di investimento, indicato dal 32%, e al collezionismo, al 16%.

È uno dei risultati più significativi dello studio globale “Shifting gears: What buyers are saying about the luxury-car experience”, realizzato da McKinsey&Company. Un’indicazione che racconta come stia cambiando il concetto stesso di lusso automobilistico: meno automobile da mostrare e più automobile da guidare.

Ed è precisamente su questa trasformazione che nasce Tonygomme Racing Club, nuovo progetto pensato per portare gli appassionati direttamente in pista al Misano World Circuit Marco Simoncelli.

 

Il vero lusso torna a essere guidare

Il dato dell’86% ha un valore che va oltre il semplice comportamento d’acquisto. Dimostra come prestazioni, sensazioni e rapporto tra uomo e macchina conservino un’importanza enorme anche nell’epoca della digitalizzazione dell’automobile. Per anni una parte del racconto legato al segmento premium ha insistito sul prestigio del marchio, sull’esclusività e sulla capacità dell’automobile di rappresentare la posizione sociale del proprietario. Tutti elementi che rimangono, naturalmente, ma che sembrano non essere più sufficienti.

Il cliente vuole utilizzare ciò che acquista. Vuole conoscere la macchina, sentirne le reazioni, comprenderne le prestazioni e, quando possibile, portarla in un contesto nel quale possa esprimere realmente il proprio potenziale. Una dinamica importante anche per l’intero comparto automotive, perché rimette al centro un concetto talvolta trascurato nel dibattito contemporaneo: un’automobile non è soltanto un mezzo di trasporto, ma può essere anche tecnologia, passione e piacere.

 

Tonygomme Racing Club porta gli appassionati a Misano

Da questa evoluzione nasce il progetto Tonygomme Racing Club, sviluppato nella cornice delMisano World Circuit Marco Simoncelli. L’obiettivo è offrire agli appassionati di vetture ad alte prestazioni un’esperienza decisamente diversa dal tradizionale track day. I partecipanti potranno infatti mettersi alla guida di vere automobili da competizione, affiancati da piloti professionisti e istruttori specializzati. Tra le vetture indicate per il progetto figurano Ferrari Challenge, Lamborghini Huracán GT3 e Ferrari 296 GT3. Macchine nate per la pista, lontane per prestazioni e caratteristiche dalle sportive normalmente utilizzate su strada.

Il concetto è quindi quello di trasformare l’accesso al motorsport in un’esperienza strutturata, consentendo al cliente di avvicinarsi a vetture che normalmente osserva dalle tribune di un circuito o durante le competizioni. 

 

Feriero: «Il vero lusso è vivere emozioni»

«Ci siamo resi conto che oggi il vero lusso non è più possedere qualcosa, ma vivere emozioni che non puoi replicare nella quotidianità», spiega Giulia Feriero, CEO di Tonygomme. Una frase che sintetizza efficacemente la trasformazione in corso. Il valore dell’automobile premium non viene cancellato dal passaggio dal possesso all’esperienza. Al contrario, può essere rafforzato proprio dalla possibilità di scoprire cosa una vettura sia realmente capace di fare.

Tonygomme parte inoltre da una lunga esperienza nel mondo automotive. La realtà milanese vanta oltre trent’anni di attività e un know-how legato anche al motorsport, costruito attraverso l’esperienza di Antonio «Tony» Feriero, che ha lavorato per anni nel reparto racing di Goodyear sui circuiti e sulle vetture da competizione.

 

Dal garage alla community: cambia il cliente delle auto di lusso

C’è poi un’altra trasformazione che accompagna quella dell’esperienza di guida: il desiderio di appartenere a una community. L’acquirente premium non cerca necessariamente soltanto un rapporto individuale con la propria automobile. Eventi, incontri in circuito, car club e racing club diventano occasioni per condividere competenze, confrontare vetture e vivere la passione con altri automobilisti.

Anche lo studio McKinsey sottolinea quanto il processo di scelta delle luxury car sia ormai distribuito tra numerosi canali, dagli strumenti digitali agli eventi fisici fino agli incontri dei car club. È una dinamica che può rappresentare un’opportunità importante per l’automotive. Creare comunità attorno all’automobile significa aumentare il coinvolgimento del cliente, ma anche riportare l’attenzione sulla cultura tecnica, sulla guida e sulla conoscenza del prodotto.

 

Il lusso esperienziale continua a crescere

La tendenza non riguarda esclusivamente l’automobile. Il mondo del lusso sta progressivamente spostando attenzione e investimenti verso esperienze, hospitality, viaggi ed eventi esclusivi. Il quadro delineato dall’Altagamma-Bain Worldwide Luxury Market Monitor evidenzia proprio questo progressivo slittamento dei consumatori dalle sole proprietà materiali verso le esperienze. Per il comparto globale dell’alto di gamma le stime indicano nel 2026 una crescita nell’ordine del 5%.

Automotive e motorsport hanno però una caratteristica particolare: l’esperienza può diventare parte integrante del prodotto. Una supercar osservata in garage rimane un oggetto straordinario. Una supercar guidata nel luogo per il quale le sue tecnologie sono state sviluppate diventa qualcosa di diverso.

 

Le sportive non sono soltanto status symbol

Il dato McKinsey permette infine una riflessione più ampia sul futuro delle automobili ad alte prestazioni. In un periodo nel quale l’automotive viene spesso giudicato prevalentemente attraverso consumi, alimentazioni e vincoli normativi, il mercato premium ricorda che esiste ancora una domanda fortissima di emozione automobilistica.

Non significa ignorare l’evoluzione tecnologica o la necessità di rendere la mobilità più efficiente. Significa riconoscere che innovazione e piacere di guida non devono necessariamente procedere in direzioni opposte. Se l’86% dei clienti più esigenti mette l’esperienza davanti allo status, il messaggio per i costruttori appare piuttosto chiaro: il futuro del lusso automobilistico potrebbe dipendere sempre meno da ciò che una vettura comunica quando è parcheggiata e sempre più da ciò che riesce a trasmettere quando viene guidata.

 


Foto da ufficio stampa McKinsey&Company

L’obbligo UE dell’auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

Bene difendere il clima: al tempo stesso si tuteli la capacità produttiva

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
L’Europa ha incentivato l’auto elettrica prima di costruire un’industria europea capace di produrla in modo competitivo. A mio avviso abbiamo commesso un errore di metodo. Abbiamo cercato di modificare la domanda attraverso incentivi e vincoli, mentre una parte importante della produzione di batterie, componenti e tecnologie necessarie alla transizione si sviluppava fuori dall’Europa.

Il risultato è davanti a noi. Quando arrivano gli incentivi, le immatricolazioni elettriche crescono rapidamente. Quando finiscono, il mercato rallenta. Una dinamica che dovrebbe farci riflettere sulla reale solidità della domanda.
Secondo la mia esperienza, una politica industriale seria deve partire dalla capacità produttiva. Energia competitiva, ricerca, infrastrutture, componentistica, software, batterie e stabilimenti devono venire prima della forzatura del mercato.

E serve neutralità tecnologica. Elettrico, ibrido, biocarburanti, carburanti sintetici, idrogeno e tutte le tecnologie capaci di ridurre concretamente le emissioni devono poter competere. Saranno industria, innovazione, costi e consumatori a determinare quali soluzioni funzioneranno meglio.

Per anni l’Europa ha concentrato enormi risorse pubbliche sulla domanda. A mio parere è arrivato il momento di concentrarle soprattutto sulla produzione europea. Perché la transizione ambientale sarebbe potuta essere sostenibile soltanto se avesse conservato anche industria, occupazione, competenze e capacità manifatturiera nel nostro continente.

Il finale è che alla ricerca ossessiva di un obiettivo ambientale inutile a livello globale trasferiamo solo altrove una parte sempre maggiore del valore industriale continentale. Ed è un prezzo che l’Europa non può permettersi per esistere e contare.

 
Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group


Autotrasporto: via libera Ue agli aiuti da 300 milioni

Autotrasporto: via libera Ue agli aiuti da 300 milioni

Marcello Di Caterina, Vicepresidente e Direttore Generale di ALIS

 

Via libera della Commissione europea agli aiuti per l’autotrasporto italiano. Bruxelles ha approvato il regime da 300 milioni di euro destinato alle imprese maggiormente colpite dall’aumento dei prezzi dei carburanti provocato dalla crisi in Medio Oriente.

Una misura che arriva in un momento particolarmente delicato per il settore e che viene accolta con favore da ALIS, l’Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile. Il provvedimento consentirà alle aziende interessate di beneficiare di un credito d’imposta capace di coprire fino al 70% dei maggiori costi sostenuti per il carburante acquistato tra marzo e giugno 2026. Il credito potrà essere utilizzato entro il 31 dicembre 2026.

 

Un fondo da 300 milioni per sostenere le imprese

L’intervento italiano è stato autorizzato nell’ambito del Middle East Temporary State Aid Framework, METSAF, il quadro temporaneo europeo sugli aiuti di Stato collegato alla crisi in Medio Oriente. Il principio alla base della misura è quello di compensare almeno in parte uno degli effetti che più rapidamente si trasferiscono sui bilanci delle aziende di trasporto: l’aumento del costo dell’energia e, in particolare, del carburante.

Per un settore nel quale il gasolio continua a rappresentare una voce di spesa determinante, variazioni improvvise dei prezzi possono incidere direttamente sui margini operativi e sulla competitività delle imprese. Da qui la necessità di strumenti straordinari capaci di intervenire nelle fasi più critiche.

 

Credito d’imposta fino al 70% dei maggiori costi

Il regime approvato dalla Commissione europea punta proprio a ridurre l’impatto degli incrementi registrati nei mesi più difficili. Le aziende potranno ottenere un credito d’imposta che coprirà fino al 70% dell’aumento dei costi per il carburante sostenuto nel periodo compreso tra marzo e giugno 2026. La misura dovrà ora entrare rapidamente nella fase attuativa, perché l’efficacia dell’intervento dipenderà anche dalla velocità con cui le imprese riusciranno effettivamente ad accedere alle risorse.

In un comparto caratterizzato da costi quotidiani elevati e da margini spesso ridotti, la tempistica può infatti diventare quasi importante quanto l’entità stessa del sostegno.

 

Di Caterina: «Un segnale concreto di attenzione»

ALIS ha espresso soddisfazione per la decisione arrivata da Bruxelles. «Accogliamo con grande soddisfazione questa decisione della Commissione europea, che rappresenta un segnale concreto di attenzione verso un settore essenziale per il sistema produttivo e logistico del Paese, duramente colpito dalle conseguenze economiche della crisi in Medio Oriente», ha dichiarato Marcello Di Caterina, Vicepresidente e Direttore Generale di ALIS.

Di Caterina ha sottolineato anche la necessità di ricorrere a strumenti eccezionali quando le condizioni del mercato vengono alterate da eventi esterni difficilmente prevedibili. «L’approvazione di questo regime di aiuti conferma l’importanza di adottare strumenti straordinari in presenza di situazioni eccezionali, consentendo alle imprese di affrontare l’incremento dei costi energetici senza compromettere la propria competitività».

 

Ora la partita si sposta sull’attuazione

Il passaggio europeo rappresenta quindi una tappa fondamentale, ma non chiude il dossier. La vera efficacia del provvedimento verrà misurata sulla capacità di trasformare rapidamente l’autorizzazione in un sostegno concretamente utilizzabile dalle aziende. «Auspichiamo ora una rapida attuazione della misura, affinché le risorse possano essere rese disponibili in tempi brevi e contribuire concretamente a sostenere la continuità operativa delle aziende e l’efficienza dell’intera filiera logistica italiana», ha aggiunto Di Caterina.

Una richiesta comprensibile considerando il ruolo dell’autotrasporto all’interno dell’economia nazionale. Gran parte delle merci continua infatti a muoversi su strada e qualsiasi aumento strutturale dei costi rischia inevitabilmente di trasferirsi lungo tutta la catena logistica.

 

Difendere l’autotrasporto significa sostenere l’intera filiera

Il tema va quindi oltre le singole imprese. L’autotrasporto rappresenta uno degli snodi principali attraverso cui passano industria, distribuzione e commercio. Quando i costi aumentano in modo improvviso, le conseguenze non rimangono confinate alle aziende di trasporto, ma possono propagarsi rapidamente lungo l’intera filiera. Per questo il sostegno al settore non può essere letto semplicemente come un aiuto a una singola categoria, ma come uno strumento per mantenere efficiente un’infrastruttura economica essenziale.

La transizione energetica resta naturalmente un obiettivo centrale, ma deve procedere insieme alla sostenibilità economica delle imprese. Pretendere investimenti, rinnovo delle flotte e tecnologie più efficienti, mentre i costi operativi aumentano senza controllo, rischierebbe di indebolire proprio quelle aziende chiamate a sostenere il cambiamento.

 

Il costo dell’energia resta una delle grandi sfide

La crisi in Medio Oriente ha riportato ancora una volta al centro il tema della vulnerabilità energetica del trasporto. Per le imprese dell’autotrasporto, il prezzo del carburante non è una variabile secondaria, ma una componente fondamentale del costo del servizio. Anche variazioni relativamente contenute possono diventare rilevanti quando vengono moltiplicate per migliaia di chilometri e per intere flotte. Il regime da 300 milioni di euro autorizzato dalla Commissione europea rappresenta quindi una risposta immediata a una situazione straordinaria.

Ma il tema di fondo resta aperto: accompagnare il settore verso tecnologie più efficienti senza mettere a rischio la competitività delle aziende. Perché senza un autotrasporto economicamente sostenibile, anche la logistica e il sistema produttivo italiano diventano più fragili.