L’auto e l’Italia: mala tempora currunt

Incentivi esauriti: per l'auto elettrica brusca frenata

di Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia

Con il calo di novembre (-11%), il mercato dell’auto del 2024 è sceso in territorio negativo. La chiusura dell’anno porterà a un livello di immatricolazioni ben più basso delle attese, attorno a 1,58 milioni di nuove targhe. Le speranze di rilancio basate sugli inutili ecobonus sono state puntualmente smentite. Particolarmente pesante la situazione di Stellantis, che continua a scendere di quota. A novembre si è persa una vendita su quattro. Fiat (-41%) mantiene a stento la terza posizione dietro a Toyota e Volkswagen, ma il già poco consono gradino più basso del podio è persino insidiato da Dacia, che nell’undicesimo mese dell’anno ha immatricolato appena 260 auto in meno di Fiat.

A sottolineare la gravità della situazione della più importante azienda automobilistica (ex) italiana è la classifica Top 5 marchi per canale: Fiat non compare nelle prime 5 posizioni tra i privati, è soltanto terza nelle immatricolazioni dirette aziendali (dietro a Mercedes e BMW), addirittura quarta nel noleggio a lungo termine. In compenso rimane largamente prima nelle auto-immatricolazioni.

Quota BEV all’interno dei marchi Stellantis in Italia 2,6% (4% la media mercato). In Europa per non pagare multe bisognerà vendere 1 elettrica ogni 4 termiche. L’Italia, se nel 2025 volessimo fare gli stessi volumi 2024, raddoppiando la quota di BEV e PHEV, pagherebbe multe per circa 3 miliardi di euro. Se il mercato vetture in Italia nel 2025 volesse non pagare multe, sempre raddoppiando la quota di BEV e PHEV, chiuderebbe a 650.000 unità, il collasso del sistema.

Due ruote in Italia: una filiera che vale 14,8 miliardi

Vendite due ruote in Italia: moto e scooter sempre forti

Foto: Il presidente di Confindustria ANCMA, Mariano Roman

Moto e bici in Italia. Due anime di un settore fatto di eccellenze, passione, innovazione e trionfi sportivi: quella a motore, con un mercato trainante (+42% dal 2020 al 2023), che non smette di crescere; e quella delle due ruote a pedale che, al netto del successo delle e-bike, vive oggi un momento di rallentamento della domanda dopo i boom registrati nel 2020 e nel 2021.

Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) ha presentato una mappatura dettagliata della filiera italiana di questo comparto attraverso uno studio condotto da Bain & Company Italia su un campione di oltre 2.100 aziende (più dell’80% dell’intero comparto).

 

Un lavoro che accende un riflettore inedito sul valore economico generato dalla produzione, dall’assemblaggio, dai servizi e dalla distribuzione di parti, componenti e prodotto finito nel settore, oltre che sul contributo concreto che l’industria di riferimento offre alle nuove domande di mobilità. L’associazione, che rappresenta a livello nazionale circa il 90% delle aziende moto e il 70% di quelle bici, si impegna così a far sentire la voce di una filiera che in Italia oggi vale complessivamente 14,8 miliardi di euro (fatturato filiera moto e bici 2023),

 

I motocicli

Dallo studio emerge che solo il settore del motociclo attesta il suo fatturato a 9,5 miliardi di euro, confermando il proprio primato in Europa anche nella produzione e per i numeri di mercato. Moto, scooter e ciclomotori piacciono agli italiani: cresce il numero delle patenti A (oggi una su cinque di quelle rilasciate, per un totale di 280mila, +6% dal 2013 al 2023 rispetto al +1% delle patenti B) e va molto bene il mercato, che dal 2020 al 2023 ha fatto segnare una crescita media annua del 12%.

 

Il post-Covid ha consegnato alla due ruote a motore un nuovo protagonismo, non solo per la mobilità urbana (gli scooter), ma anche negli ambiti di utilizzo tradizionalmente più legati alla passione, al turismo e allo svago, ovvero la moto, che è arrivata a rappresentare nel 2023 ben il 45% delle immatricolazioni (era il 34% solo 10 anni prima) e che, grazie al successo delle medie cilindrate, è andata anche a soddisfare la domanda di commuting e le nuove esigenze di mobilità.

L’andamento positivo del mercato si è poi tradotto in una crescita del fatturato di tutta la filiera moto, che tra il 2020 e il 2023 ha fatto segnare un +50%, e in un aumento della profittabilità media per gli operatori passata, sempre nello stesso periodo, dal 4,2% al 6%.

 

Segno più anche per quanto riguarda il numero degli addetti, che è cresciuto del 7% tra il 2020 e il 2022, attestandosi a poco più di 36mila diretti (84mila con indiretti e indotto). Degno di nota, infine, il saldo della bilancia commerciale dei motocicli, che ha chiuso nel 2023 con +470 milioni di euro, confermando la qualità e il ruolo centrale dell’Italia nell’export. Una dote esclusiva, quella del Made in Italy, testimoniata anche dall’andamento della componentistica che afferma la propria leadership nell’alto di gamma, con un valore medio delle parti esportate di 33 euro al kg contro i 19 dell’import.

 

La bicicletta

Sul fronte delle due ruote a pedale, lo studio di Bain & Company Italia mette innanzitutto in risalto gli effetti opposti che la pandemia di Covid e il bonus bici hanno avuto sul mercato, ovvero il +18% nel 2020 sul 2019 (oltre 2 milioni di pezzi venduti) e la flessione media annua del 17% tra il 2021 e il 2023. Nonostante il calo dei volumi, la filiera bici ha comunque registrato un aumento significativo del fatturato, spinto anche dall’aumento dei prezzi e dal successo delle e-bike, attestandosi a 2,7 miliardi di euro nel 2023, pari a un +50% sul 2018.

Gli effetti della pandemia hanno impattato anche sulla profittabilità del settore: a causa della crisi delle catene di approvvigionamento i margini sono infatti tornati ai livelli del 2019, passando dal picco del 7,6% nel 2021 al 3,2% nel 2023. A risentire maggiormente di questo scenario sono stati i componentisti e i venditori di accessori che hanno perso quasi dieci punti di margine.

In un contesto di grandi trasformazioni, l’elemento più rilevante è stato, come anticipato, il rapido incremento delle e-bike, salite fino a oltre 330mila unità vendute nel 2022, con una penetrazione del 20% sul totale (era il 3% nel 2015 e l’11% nel 2019), che ha reso le due ruote a pedali accessibili ad un pubblico più ampio. Un progresso che ha tuttavia rivelato l’esposizione della filiera italiana alle forniture di componenti elettrici dall’Asia (che esporta l’87% dei chip), oltre che alla variabile di fattori macroeconomici e geopolitici. Tra il 2020 e il 2021 l’import di componentistica ha segnato così un solido +79%, attestandosi a 664 miliardi di euro fino ad arrivare a poco più di 800 nel 2022.

In ogni caso il settore ciclo, come quello moto, continua a segnare un saldo positivo nell’export, a dimostrazione della forte domanda di prodotti con il marchio Made in Italy sui mercati internazionali: la bilancia commerciale indica infatti +75 milioni di euro con valori molto significativi nell’ambito della componentistica dei prezzi al kg per parti come pedali, manubri e cambi.

Infine, notizie positive arrivano dall’andamento dell’occupazione dove, malgrado l’andamento del mercato, in due anni (2020-2022) il numero degli addetti nella produzione di bici e componenti è cresciuto del 16%, passando da 15.200 unità a 17.600.

 

Il commento del presidente di ANCMA, Mariano Roman

Durante la presentazione dello studio di Bain & Company Italia, il presidente di ANCMA, Mariano Roman, ha rimarcato “la volontà dell’associazione di accendere un riflettore su un settore rilevante e primario in Europa, che crea indotti significativi con le manifestazioni sportive e l’eccellenza fieristica internazionali di EICMA, che offre occupazione, mobilità sostenibile, che contribuisce con un gettito vicino a 180 milioni di euro alle entrate tributarie. Oggi produciamo il 17% delle bici costruite e assemblate in Europa (2 milioni), mentre il settore moto esporta motocicli, scooter e ciclomotori per 2 miliardi di euro e produce 422mila pezzi in Italia, occupando saldamente il primo posto nell’eurozona, dove si confronta con i 161mila della Germania, le 124mila unità dell’Austria e le 89mila della Francia”.

 

“Abbiamo scelto una sede istituzionale centrale – ha sottolineato Roman – proprio per amplificare maggiormente la nostra voce in una logica di dialogo costruttivo con la politica: oggi il nostro settore, per liberare tutto il potenziale e continuare a competere a livello internazionale, ha bisogno di un supporto all’altezza del suo valore. Mi riferisco, ad esempio, a politiche sussidiarie più incisive che favoriscano in generale l’aggregazione, gli investimenti in ricerca e sviluppo e l’insediamento di siti produttivi della filiera componenti sull’alto di gamma. Oltre che ad azioni, più specifiche per il settore ciclo, che riguardino il sostegno all’utilizzo e, soprattutto, all’infrastrutturazione ciclabile, indispensabile per sviluppare il grande potenziale del nostro Paese in ambito cicloturistico”.

A tu per tu con Massimo Ghenzer: Automotive World “scansiona” Luca De Meo (ACEA – Renault)

A tu per tu con Massimo Ghenzer

Automotive World, l’appuntamento realizzato dal mensile “Auto” diretto da Andrea Brambilla, è giunto al terzo anno, con ben nove edizioni trasmesse online. Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, e Massimo Ghenzer, presidente di Areté, commentano le frasi significative pronunciate nel periodo da top manager automotive e non solo.

 

Si parte con Luca De Meo, presidente di ACEA e amministratore delegato di Renault. Queste le sue parole: “Una revisione sostanziale e olistica del regolamento sulla CO2 sarà fondamentale per valutare i progressi nel mondo reale rispetto al livello di ambizione e per adottare misure appropriate”.

Nodi da sciogliere: le Case automobilistiche devono ascoltarci di più

Nodi da sciogliere: le Case automobilistiche devono ascoltarci di più

di Roberto Scarabel, presidente di AsConAuto e vicepresidente di Federauto

Gli autoriparatori riconoscono l’importanza della sicurezza legata ai ricambi originali, ed è un fattore che non possiamo permetterci di sottovalutare. Siamo ancora poco ascoltati dalle Case automobilistiche sulle reali esigenze degli automobilisti, e in parte, anche dalla politica, sebbene ci siano stati dei passi avanti grazie al lavoro del presidente di Federauto, Massimo Artusi.

Le concessionarie stanno di fatto facendo da banche per l’industria dell’ automobile, poiché i prodotti nei piazzali spesso non corrispondono a ciò che i clienti desiderano e le forniture spesso sono disallineate alle pianificazioni degli ordini. L’aumento considerevole dei prezzi degli ultimi anni – non solo per le vetture elettriche – ha influito significativamente sulla domanda, spostando l’interesse dei clienti verso il mercato delle auto usate, più accessibile dal punto di vista economico.

In questo contesto è necessario affrontare il problema finanziario della rete, investendo in una defiscalizzazione che renderebbe il mercato più omogeneo rispetto ad altri Paesi europei, premiando le aziende con un miglior rating di bilancio ESG. L’acquisto dell’auto elettrica usata non è escluso dai clienti, ma è il costo iniziale che costituisce lo scoglio principale. Dobbiamo rendere questi veicoli più accessibili, anche per salvare parte della filiera. L’auspicio è che le attuali interlocuzioni con il Governo possano tradursi in azioni concrete con interventi strutturali di medio periodo .

Foto da evento SWITCH2On?

 

A Monza il GP d’Italia fino al 2031: premiati determinazione e serietà di ACI

A Monza il GP d'Italia fino al 2031: premiati determinazione e serietà di ACI
di Angelo Sticchi Damiani, presidente di ACI):
Siamo orgogliosi, come ACI, di essere riusciti a garantire altre sei edizioni del Gran Premio d’Italia di Formula 1 all’Autodromo Nazionale di Monza dopo il 2025. Si tratta di un grande risultato, frutto della determinazione, della serietà e della professionalità messa in campo dall’Automobile Club d’Italia, sia nella realizzazione dei lavori compiuti nei primi sette mesi del 2024, per adeguare l’impianto agli standard attuali, sia in questa complessa trattativa di rinnovo.
Ma dobbiamo ringraziare per il prezioso e determinante contributo il presidente e amministratore delegato di Formula 1, Stefano Domenicali, che ha reso possibile questa estensione del contratto e soprattutto il Governo, Regione Lombardia e tutte le Istituzioni locali che hanno consentito al Gran Premio d’Italia di attrarre, nel corso delle ultime edizioni, un numero sempre maggiore di appassionati.
In particolare, tengo a sottolineare l’essenziale contributo di Governo e Regione Lombardia che hanno investito risorse su questo ultracentenario impianto, finanziando le opere realizzate quest’anno. Monza, come noto, è il più antico Autodromo al mondo a ospitare una prova del Campionato del Mondo ed è il più longevo nel calendario iridato.
Ma siamo tutti consapevoli che la storia non sia più sufficiente. Per questa ragione, dopo il rifacimento del tracciato e dei sottopassi, per garantire maggiore sicurezza in pista e per il pubblico, abbiamo di fronte a noi una nuova sfida per il 2025: migliorare la qualità e la quantità dell’offerta in tema di ospitalità. Con questo obiettivo siamo già al lavoro per mantenerci all’avanguardia degli standard richiesti dalla Formula 1 moderna.
FOTO-da-ufficio-stampa-ACI

“Pensieri e parole… scritte”: problemi, problemi, problemi!!!

"Pensieri e parole... scritte": problemi, problemi, problemi!!!
di Mario Verna, manager automotive

Le ombre sul 2025 diventano sempre più scure e la tempesta perfetta diventa una minaccia concreta: vetture a batteria invendute, multe UE per la CO2, stabilimenti che chiudono, profit warning a tappeto, prodotti inadeguati alla domanda reale.

ACEA chiede di far presto per ridurre le penali, forse era il caso di muoversi prima! CLEPA (l’associazione europea dei fornitori delle Case automobilistiche) conta 86mila posti di lavoro persi dal 2020 e non si è verificata la previsione di creazione di 100mila posti di lavoro nel 2025. Quest’anno, solo nei primi sei mesi, annunciati ancora 32mila tagli ma “l’impatto peggiore sull’occupazione probabilmente deve ancora arrivare”.

Dr. Tesla e Mr. Musk, sono sovrapponibili i rimbalzi di Borsa con il reale andamento della Casa automobilistica americana?

È tutta (e solo) una storia di geopolitica, il resto solo chiacchiere e distintivo, tra un party un po’ chic e una tavola rotonda un po’ snob e tanta incompetenza (o malafede?). Il mondo non lo salverà l’auto elettrica, meno che mai quella europea.

Sbagliare è umano, perseverare, diabolico.

“Guida la tua vita”: 20 anni di impegno per la sicurezza stradale

Guida la tua vita

L’Associazione Gabriele Borgogni ha celebrato la ventesima edizione di “Guida la tua vita” al Teatro Cartiere Carrara di Firenze. Un evento che, tra riflessione e intrattenimento, ha visto oltre 800 partecipanti e numerose figure istituzionali, culturali e sociali unite per promuovere la sicurezza stradale.

Sicurezza stradale e responsabilità sociale
Nata nel 2004 per onorare la memoria di Gabriele Borgogni, vittima di un tragico incidente stradale a soli 19 anni, l’Associazione ha trasformato il dolore in impegno concreto, sensibilizzando l’opinione pubblica e collaborando con le istituzioni per ridurre il numero di incidenti. L’evento annuale “Guida la tua vita rappresenta un punto di riferimento per le campagne di prevenzione e responsabilità alla guida.

Interventi istituzionali e focus sulla prevenzione

Alla serata hanno partecipato il sindaco di Firenze, Sara Funaro, e il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che hanno sottolineato l’importanza della collaborazione tra istituzioni e associazioni per promuovere una guida sicura. “La testimonianza di chi ha vissuto il dramma di una perdita è il mezzo più potente per educare a comportamenti responsabili”, ha dichiarato Giani.

Un evento ricco di emozioni e progetti

Tra i momenti più significativi, il monologo del regista Fabrizio Pinzauti, che ha dato voce a Gabriele Borgogni, e l’intervento della presidente Valentina Borgogni, che ha ricordato le vittime della strada con storie toccanti e personali. “Festeggiare 20 anni dalla scomparsa di mio fratello con così tante persone al nostro fianco è un’emozione indescrivibile”, ha dichiarato Valentina Borgogni. “Questo evento è un momento per riflettere, condividere e rinnovare il nostro impegno per un futuro più sicuro”.

 

Progetti concreti per la sicurezza stradale
Durante la serata sono stati presentati progetti innovativi, tra cui: un libretto sulla sicurezza stradale, realizzato in collaborazione con il Consiglio Regionale della Toscana; progetti di raccolta dati, sviluppati con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale; “Mai Più Soli Dopo Un Incidente Stradale”, un servizio di supporto psicologico e legale per le famiglie colpite da sinistri gravi; “Guida e Vivi”, una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza alla guida.

L’importanza della tecnologia per un futuro sicuro
L’evento ha sottolineato anche il ruolo chiave della tecnologia nel migliorare la sicurezza stradale. Dai sistemi di assistenza alla guida (ADAS) alle infrastrutture intelligenti, l’industria automobilistica può giocare un ruolo determinante nel ridurre gli incidenti. In questo contesto, l’Associazione Borgogni promuove l’importanza di veicoli sempre più sicuri e sostenibili.

La collaborazione con il mondo dell’automotive
L’impegno dell’Associazione si estende anche alle collaborazioni con aziende del settore automobilistico. Sponsor come Peragnoli Scar, Birindelli, Brandini e Toscandia hanno contribuito al successo della serata, dimostrando come il mondo dell’automotive possa essere un partner strategico nella promozione della sicurezza stradale.

Conclusioni
“Guida la tua vita” non è solo un evento, ma un’occasione per sensibilizzare e ispirare un cambiamento. La sicurezza stradale è una responsabilità collettiva che richiede l’impegno di tutti, dalle istituzioni ai cittadini, fino al mondo dell’automotive. Come ricorda Valentina Borgogni: “Guidare responsabilmente significa scegliere la vita, ogni giorno”.

 

Incongruenze “green”: sacrifici e divieti resi vani da Cina e India

Rinnovo del parco veicoli del trasporto merci: bene il piano straordinario in arrivo
di Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Noi licenziamo in Europa mentre a Pechino assumono e bruciano carbone. Quindi non si tratta di rivedere il Green Deal, si tratta di essere o ignoranti o pagati da altri. Pensare che in prospettiva si possa avere un’Italia senza l’autotrasporto è follia, è da ricovero. Come pensare che si possa fare meno del gas nei prossimi anni è da ricovero. Io ricordo solo un dato sul CO2: l’anno record storico mondiale di emissioni è stato il 2023.
Ma come? Le norme europee, i regolamenti, i monopattini, le case green, le auto green, il green deal e i tappi delle bottigliette? La raccolta differenziata e le Tesla e le ZTL?
È che tra mille sacrifici e divieti ideologici, imposti per ignoranza o per malafede da qualche funzionario a Bruxelles, l’anno scorso sulla pelle delle imprese e delle famiglie l’Europa ha ridotto di 200 milioni di tonnellate le emissioni di CO2 dall’aria. Bene, il mondo è più pulito? No, perchè nello stesso anno la Cina le ha aumentate di 460 milioni di tonnellate e l’India di 250 milioni.
Foto MATTEO SALVINI2-shutterstock_1629969847

Driving Tomorrow: sistemi di propulsione alternativi, software e infrastrutture sostenibili per la mobilità del futuro

Driving Tomorrow

“Driving Tomorrow. The Sustainable Road Towards Future Mobility & Infrastructures” è il titolo del convegno organizzato da AVL Italia, azienda specializzata in soluzioni tecnologiche e sistemi powertrain per la mobilità sostenibile nei settori automotive, ferroviario, marittimo ed energetico. L’evento ha fatto il punto sugli sviluppi tecnologici della mobilità e delle infrastrutture sostenibili e si è articolato, con tre sessioni distinte, attorno a tre macro-temi di fondamentale importanza: la propulsione del 2050, ovvero l’analisi di tutte le possibili soluzioni di motore e di sistema powertrain, dall’idrogeno ai combustibili sintetici, all’elettrico; il ruolo del software a bordo veicolo, cioè come il software sta prendendo sempre più spazio all’interno del veicolo e quali sono le nuove opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, dalla connettività e dalle funzionalità avanzate; le infrastrutture sostenibili e i sistemi energetici, ovvero l’evoluzione dei sistemi di generazione di energia pulita, inclusi il ruolo delle rinnovabili e degli elettrolizzatori, l’integrazione dei servizi digitali e le soluzioni di ricarica avanzate.

Le conclusioni del forum hanno visto tutti i relatori d’accordo nel sostenere la necessità di dialogare e mettere a confronto tutta la tecnologia che si sta sviluppando in tema di mobilità sostenibile e di generazione di energia pulita. I partner industriali e accademici che si sono susseguiti nelle relazioni hanno auspicato nuove partnership, interconnessioni, sinergie per dare luogo a soluzioni operative ed efficaci, di fronte alle sfide imposte dall’Unione Europea.

La collaborazione è essenziale, anche a livello internazionale, se si vuole raggiungere obiettivi di zero emissioni entro la metà del secolo. Le aziende private dovranno contribuire per sostenere la diffusione della tecnologia verde e le infrastrutture sostenibili. La collaborazione tra governi e settore privato è fondamentale per ampliare i progetti infrastrutturali e raggiungere gli obiettivi climatici. L’Italia si è data un obiettivo importante: se nel 2023 ha il 37% di energia prodotta da fonti rinnovabili, nel 2030 l’obiettivo è di arrivare al 65% e ad una capacità di accumulo di energia al 2030 pari a 22,6 gw, dagli attuali 11.

“Da questo momento di confronto con le principali aziende del settore ci siamo portati a casa tante idee e opportunità da condividere – ha detto l’amministratore delegato di AVL Italia Dino Brancale -.  La sfida a cui andiamo incontro è una sfida particolarmente grande e è fondamentale lavorare insieme; questo convegno ci ha dato la possibilità di interagire con esperti in questo ambito e di scambiare con loro idee su come affrontare questa sfida”.

La propulsione del 2050

Con Franz Leitner (PTE Director AVL Italia), Roberto Mariconti (Engine Performance Manager di Ferrari), Luca Giovenzana (ePowertrain Innovation Manager di FPT Industrial) e Manlio Mattei (R&D Engine System Group Manager di Same Deutz-Fahr) si è parlato di sistemi powertrain del futuro. Aumenta la clientela che sceglie i BEV (Battery Electric Vehicles); si stima che il BEV diventerà la tecnologia di propulsione dominante per le autovetture del comparto passenger cars. Ma il comportamento d’acquisto dei clienti non segue i desideri politici e quindi non è assicurato l’effetto desiderato al 2035 o al 2050.

Per affrontare la sfida della decarbonizzazione nei trasporti, dalle auto sportive, al trasporto pesante, fino all’off road, sarà fondamentale da un lato puntare su un mix tecnologico che comprenda anche sistemi powertrain come le fuel cell o l’adozione di carburanti alternativi nei motori a combustione, dall’altro intervenire nel life cycle agendo sulle fasi che generano maggiori quantità di CO2.

Il ruolo del software a bordo veicolo

Il software è già uno dei protagonisti assoluti all’interno di una vettura. Nel futuro, il suo ruolo sarà sempre più preponderante. Se n’è discusso nella seconda sessione del convegno assieme a Robert Lokner, Managing Director Automotive EMEA di Microsoft, Jens Poggenburg, Executive Vice President di AVL List, Luigi Milia, Automotive Industry Manager EMEA di MathWorks, Nicola Amati, Full Professor al Politecnico di Torino, e Mirco Marchetti, Full Professor dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Si è parlato di come il software stia cambiando i processi di sviluppo dei veicoli, e di come l’intelligenza artificiale rigenerativa applicata a questi processi sia in grado di ottimizzarli, oltre a consentire maggiori funzionalità a bordo.

È stato affrontato anche il tema dell’evoluzione delle metodologie tradizionali di validazione dei veicoli, che devono adattarsi alle complessità dei moderni sistemi ADAS (Advanced Driver Assistance Systems) per garantire sicurezza e affidabilità. La crescente diffusione dei veicoli connessi e autonomi porta con sé nuove sfide in termini di sicurezza informatica, rendendo fondamentale la gestione delle vulnerabilità e la protezione dalle potenziali minacce. Cambia anche il mercato e i fattori che guidano la scelta dei consumatori. Le funzionalità e il software di cui è dotata un’auto non sono più percepiti come elementi accessori, ma diventano fattori chiave nella valutazione al pari delle performance.

Le infrastrutture sostenibili e i sistemi energetici

Significativa la sessione dedicata alle infrastrutture sostenibili. Con Roberto Di Stefano, Ceo di BizClap, Riccardo Morici, Director System Engineering di Alpitronic, Enrico Bianchi, Sale Manager Electrolysers di Ansaldo Green Tech, e Alessio Grasso, BU Manager di Dallara Aerospace & Defence, si è discusso di impianti di accumulo, reti intelligenti, stoccaggio dell’energia. Le reti intelligenti consentono la gestione dell’energia in tempo reale, migliorando l’efficienza della rete e bilanciando l’offerta e la domanda, in particolare con l’energia rinnovabile. Per quanto riguarda lo stoccaggio dell’energia, si prevede che la capacità di stoccaggio delle batterie avanzate crescerà del 30% ogni anno, un aspetto fondamentale per l’integrazione delle energie rinnovabili; tecnologie innovative come le batterie allo stato solido permettono di aumentare la densità di energia garantendo maggiore autonomia.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale inoltre potrà generare una riduzione dei costi energetici fino al 20% attraverso l’ottimizzazione in tempo reale della distribuzione e del consumo di energia. La fusione nucleare potrebbe diventare commercialmente fattibile entro il 2040, offrendo una fornitura quasi illimitata di energia pulita con un impatto ambientale minimo. Si prevede che le innovazioni nella tecnologia delle batterie, come le batterie allo stato solido, miglioreranno lo stoccaggio dell’energia e supporteranno l’integrazione delle energie rinnovabili.

Di fronte a questi forti cambiamenti, AVL Italia si prepara ad esplorare nuovi ambiti, puntando l’attenzione al monitoraggio e alle metodologie di gestione degli asset energetici. L’azienda, infatti, sta mettendo a punto una nuova piattaforma software in grado di registrare e misurare i consumi energetici all’interno di stabilimenti, uffici, edifici e, in base alle misurazioni, ottimizzarne l’utilizzo, contribuendo così in modo significativo all’abbattimento della CO2.

Il ruolo dell’idrogeno verde

L’idrogeno verde svolgerà un ruolo chiave nella decarbonizzazione di settori come l’acciaio e i prodotti chimici, con una produzione prevista in crescita del 500% entro il 2040. È considerato fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici: se utilizzato come combustibile (ad esempio in una cella a combustione), produce solo acqua come sottoprodotto, con conseguente zero emissioni di gas serra. Ciò lo rende una fonte di energia pulita ideale per ridurre l’impronta di carbonio. L’uso dell’idrogeno verde può migliorare la sicurezza energetica diversificando le fonti energetiche e riducendo l’esposizione ai mercati volatili dei combustibili fossili. L’idrogeno può essere prodotto da varie fonti rinnovabili, come l’energia eolica, solare e la biomassa, attraverso processi come l’elettrolisi dell’acqua. Può essere utilizzato in molteplici settori, tra cui trasporti, industria e produzione di energia, rendendolo una soluzione versatile per la decarbonizzazione. 

Ancora: può immagazzinare energia per lunghi periodi, il che è essenziale per bilanciare la natura intermittente delle fonti di energia rinnovabile come il solare e l’eolico. È particolarmente prezioso per decarbonizzare settori difficili da elettrificare, come l’industria pesante (ad esempio, la produzione di acciaio e cemento), i trasporti a lungo raggio (ad esempio, camion, navi e aeroplani), e integrazione delle infrastrutture di riscaldamento: l’idrogeno verde può essere integrato nelle infrastrutture esistenti del gas naturale, consentendo una transizione graduale verso un sistema energetico basato sull’idrogeno senza la necessità di infrastrutture completamente nuove.

Foto da ufficio stampa AVL

Report Capgemini sull’energia: i trend dei mercati sotto la lente

Report Capgemini sull'energia

Si è svolta la 26a edizione del “World Energy Markets Observatory”, report annuale realizzato da Capgemini in collaborazione con Hogan Lovells, Vaasa ETT ed Enerdata, che analizza i principali trend dei mercati energetici. Lo studio di quest’anno evidenzia temi centrali della transizione energetica, tra cui gli impatti geopolitici, la transizione energetica dal lato della domanda, le batterie, le fonti rinnovabili, gli SMR, l’idrogeno, il teleriscaldamento industriale, la GenAI e l’Inflation Reduction Act (IRA). Di seguito alcuni spunti.

La crisi climatica e gli obiettivi dell’Accordo di Parigi
Le emissioni globali di gas serra (GHG) hanno raggiunto un nuovo record di 37,4 miliardi di tonnellate nel 2023, nonostante i progressi nelle energie rinnovabili. Ciò significa che gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sono ormai irraggiungibili, ma il report evidenzia che con un impegno maggiore è ancora possibile puntare al “net zero” entro il 2050.

Crescita delle rinnovabili, ma a un ritmo insufficiente
La capacità globale di energia rinnovabile è aumentata del 14% nel 2023, trainata principalmente dal solare (+32%) e dall’eolico (+13%). Tuttavia, questo ritmo è ancora lontano dall’essere sufficiente per colmare il divario e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Seppur in crescita, la quota di energie rinnovabili rappresenta solo il 40% del fabbisogno energetico globale, ed è necessario accelerare soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

Energia nucleare e innovazione tecnologica
Per soddisfare la crescente domanda di energia pulita, la capacità nucleare globale dovrà triplicare entro il 2050. Nel 2023, 440 reattori (pari a 390 GW) hanno coperto il 9% dell’elettricità globale, ma lo sviluppo dei nuovi reattori modulari di piccole dimensioni (SMR) procede lentamente, complicato da difficoltà industriali e normative. Il report sottolinea la necessità di mantenere in funzione le centrali esistenti, mentre si lavorano a nuove soluzioni.



L’idrogeno come risorsa strategica
Il numero di progetti di idrogeno verde è quadruplicato negli ultimi due anni, ma permangono sfide significative legate ai costi di produzione e alla concorrenza con altri utilizzi. L’idrogeno resta una soluzione chiave per i settori più difficili da decarbonizzare, come l’industria pesante e la mobilità marittima.

Il ruolo critico della rete elettrica
Il report evidenzia la necessità di potenziare le infrastrutture di rete per integrare al meglio le fonti rinnovabili e garantire la stabilità dell’approvvigionamento energetico. Gli investimenti nella rete sono previsti in crescita, raggiungendo i 400 miliardi di dollari nel 2024, con l’Europa, gli Stati Uniti e la Cina in prima linea.

Geopolitica e protezionismo
Le incertezze geopolitiche, inclusi gli embarghi e le sanzioni, stanno alterando i mercati energetici, riducendo la trasparenza e aumentando i prezzi per i consumatori. Secondo il report, il protezionismo rischia di compromettere un’efficace allocazione del capitale necessario per la transizione energetica.

Misurazione energetica: Il report suggerisce che il concetto di “domanda di energia primaria” è obsoleto e propone un cambio di paradigma verso la misurazione della domanda finale di energia, che permetterebbe di monitorare meglio i progressi nella transizione energetica.

Monia Ferrari, amministratore delegato di Capgemini in Italia, afferma: “Nonostante un picco storico nell’utilizzo delle energie rinnovabili, la velocità del loro sviluppo non è sufficiente a colmare il divario: c’è ancora molto da fare nel prossimo decennio per avvicinarsi all’obiettivo “net zero” entro il 2050 e per completare con successo la transizione energetica, che si tratti di tecnologie a basse emissioni di carbonio, di attività di R&D, di nucleare o di flessibilità della rete e accumulo energetico. Tuttavia vedo ancora sottovalutato il tema della corretta misurazione: focalizzarsi sul solo mix della domanda primaria rischia di essere molto limitante. Per accelerare la transizione dobbiamo verificarne l’effettiva efficacia con una misurazione analitica della domanda e consumo finale, essenziale per valutare i progressi dell’energia pulita al fine di indirizzare strategie e azioni più accurate”.

 

Foto di Jonas Denil su Unsplash