Incentivi auto elettriche: chiesti al ministero chiarimenti sul rapidissimo “sold out”

Ora Elkann e De Meo criticano l'UE: il re è nudo

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 

Il repentino esaurimento dei 201 milioni stanziati per la fascia emissiva Ecobonus 0-20 g/km di CO2 ha destato molta sorpresa tra i concessionari, in quanto solo un ristretto numero (l’8% secondo un’indagine interna alla Federazione) ha potuto soddisfare integralmente gli ordini di auto elettriche in portafoglio, mentre mediamente circa il 33% degli acquirenti interessati all’acquisto di un auto BEV è rimasto senza incentivi.

Nel corso di un recente incontro tenutosi al MIMIT, abbiamo chiesto, oltre a un rifinanziamento della fascia con più basse emissioni limitata ai cittadini, un approfondimento su quanto accaduto il 3 giugno scorso, il giorno di apertura della piattaforma per l’inserimento delle prenotazioni, per comprendere un fenomeno quanto mai insolito per il mercato italiano, soprattutto alla luce delle dinamiche finora osservate.

Vedremo l’impatto di questa nuova edizione degli incentivi statali nelle immatricolazioni che verranno registrate nei prossimi mesi e fino a marzo 2025, ma è chiaro che senza una condivisione della strategia di come supportare le tecnologie più pulite, anche considerando gli effetti negativi sui prezzi determinati dall’incremento aggiuntivo dei dazi sulle auto elettriche importate dalla Cina, gli interrogativi che gravano pesantemente sulla transizione ecologica, rimangono insoluti.

Per offrire un quadro di azione virtuoso, stimolare in modo strutturale la domanda interna e accelerare sullo svecchiamento e sulla sicurezza del parco circolante, evitare una disparità delle condizioni di mercato per effetto di incentivazioni che funzionano a singhiozzo e una perdita di competitività lungo la filiera, serve un segnale chiaro da parte del Governo. Come opportunamente evidenziato nelle raccomandazioni della Commissione europea (pubblicate lo scorso 19 giugno) sulle politiche di bilancio specifiche per l’Italia, occorre intervenire sul sistema fiscale italiano allineando la tassazione per le auto aziendali.

 

ANIASA e Bain & Company: ecco i trend di cambiamento del mercato automotive

ANIASA e Bain & Company: ecco i trend di cambiamento del mercato automotive

ANIASA e Bain & Company Italia hanno condotto un’indagine sulla mobilità degli italiani, che evidenzia come il settore automotive sia destinato a cambiare molto più di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni.

“Casa e Chiesa” nel settore dell’auto mette in evidenza come il settore automobilistico italiano stia vivendo una fase di trasformazione, con un’accelerazione verso veicoli più ecologici, la tendenza verso vetture a benzina o mild hybrid e nuove sfide derivanti dall’ingresso dei marchi cinesi sul mercato europeo.

Nel 2023, il mercato italiano dell’automobile ha mostrato segnali incoraggianti di ripresa, registrando un aumento significativo del 19%. Una boccata d’ossigeno per il settore, ben lontano dai livelli pre-pandemici (-300.000 vetture vs 2019) e ancora in cerca di un nuovo equilibrio.

Il canale del noleggio raggiunge un nuovo record storico, avvicinandosi ai livelli degli altri Paesi d’Europa.

Il 2023 ha registrato un ulteriore aumento delle vetture ibride, salite ormai al 42% (rispetto al 3% delle BEV) del mercato, nel primo trimestre del 2024. Questo aumento, tuttavia, non è sufficiente a risolvere il problema delle emissioni di CO2, tema tuttora critico nell’attuale panorama automobilistico. Il declino delle vendite di vetture Diesel, accompagnato da un aumento delle emissioni totali, aumenta gli interrogativi sulle strategie di transizione del settore. Questa tendenza può essere spiegata con le minori rottamazioni delle vetture obsolete. Infatti in due anni le radiazioni si sono contratte del 30%, diminuendo da 1,5 milioni a 1 milione.

“La mobilità in Italia sta compiendo la propria transizione green, ma non nel senso sperato: di green sembra esserci solo il colore della benzina, verde per l’appunto, visto che con la “morte” del Diesel (dal 56% nel 2015 al 15% nel Q1 2024) le motorizzazioni a benzina sono cresciute nello stesso periodo dal 25% al 64% del mercato (incluse le ibride)”, le parole di Gianluca Di Loreto.

Le vetture ibride rappresentano oggi il 42% del mercato italiano dell’auto, ma con una curva di crescita ormai piatta negli ultimi anni. La trasformazione del panorama automobilistico italiano è evidente anche analizzando le preferenze dei consumatori, con una chiara tendenza dal diesel alla benzina.

 

Km 0 in ripresa

La ripresa, seppur limitata, delle vendite di vetture “Km 0” suggerisce che il mercato automobilistico sta ancora affrontando sfide significative. La quota di immatricolato “Km 0” a fine 2023 ha superato il 10%. Con il 2023 si è invertito l’ordine dei fattori: ora la domanda è tornata ad essere potenzialmente inferiore all’offerta, con conseguenze pericolose per gli operatori. L’inversione del trend sta portando già in alcuni casi ad una riduzione dei prezzi e l’Europa sta già sperimentando una stabilizzazione nella crescita delle vendite di veicoli elettrici, soprattutto a causa della diminuzione degli incentivi.

 

Panorama italiano ed europeo

Analizzando le preferenze dei consumatori nelle diverse dimensioni delle città, emerge chiara la tendenza dal Diesel alla benzina, anche nelle metropoli più grandi. Solo 1 compatta su 50 è BEV, mentre tra le vetture medio-grandi avanza il plug-in hybrid. In Europa, ormai la crescita del BEV si è appiattita, soprattutto in Germania, anche a causa del blocco degli incentivi. Il declino delle vendite di vetture diesel e il contemporaneo aumento delle emissioni totali sollevano interrogativi importanti sulle strategie di transizione del settore.

 

Una nuova geopolitica

L’arrivo dei marchi cinesi sul mercato europeo potrebbe rappresentare un’ulteriore incognita, con una quota di mercato prevista del 7% entro il 2030 (o anche superiore, in funzione della capacità dei brand cinesi di approdare con modelli di segmento più basso a prezzi competitivi), a potenziale discapito soprattutto di Paesi come l’Italia, il Regno Unito e la Francia (importatori netti di auto). A livello globale, stiamo entrando in una nuova era della geopolitica dell’auto.

Nel 2019, il 42% delle auto vendute in Cina apparteneva a marchi europei, mentre solo il 27% era di brand locali. Ma nel 2023 solo il 32% delle auto vendute in Cina apparteneva a marchi europei, mentre ben il 43% proveniva da marchi locali.

La Cina si è ripresa il proprio mercato. Questo segna un importante spostamento di equilibri, stiamo assistendo all’ingresso di nuovi attori sul mercato globale dell’automobile. In particolare, l’arrivo dei marchi cinesi sul mercato europeo potrebbe avviare una nuova fase.

Sempre Gianluca Di Loreto (Bain & Company) sottolinea che “l’emergere di nuovi attori nel mercato automobilistico globale richiede l’attenzione dell’Europa, compresa l’Italia, ma offre anche opportunità di collaborazione e innovazione. Tuttavia, per affrontare le normative sempre più rigorose, in particolare sulle emissioni, le Case automobilistiche europee devono essere adeguatamente preparate e investire. È fondamentale prendere seriamente in considerazione le preferenze dei consumatori e adattarsi ai cambiamenti nelle loro abitudini di acquisto per mantenere la competitività nel mercato globale, concentrandosi sulla sostenibilità ambientale e economica del settore”.

T. Rowe Price: nuova era per le materie prime?

Materie prime: una nuova era?

di Tim Murray, Capital Markets Strategist Multi-Asset Division, T. Rowe Price

Negli ultimi anni, le materie prime hanno registrato una significativa sottoperformance rispetto alle azioni, in particolare dalla fine della crisi finanziaria globale del 2008-2009. Dal 1° gennaio 1981 al 30 aprile 2024, il prezzo dell’Indice S&P 500 è aumentato cumulativamente di oltre il 3.600%, mentre l’S&P GSCI, un indice dei prezzi delle materie prime, è cresciuto solo del 390%. Questo risultato sbilanciato potrebbe aver indotto alcuni investitori a concludere che le materie prime non devono più avere spazio in un portafoglio d’investimento diversificato. Tuttavia, si sono registrati lunghi periodi in cui le materie prime hanno evidenziato risultati migliori delle azioni, in particolare nel decennio inflazionistico degli anni Settanta.


Tre tendenze da monitorare

Ci sono diverse ragioni per cui potremmo ritenere di trovarci sulla soglia di un altro periodo di solidi ricavi per le materie prime, grazie a tre “megatrend” emergenti.

La prima, la deglobalizzazione: l’aumento delle barriere commerciali, unitamente agli sconvolgimenti delle catene di fornitura durante la pandemia di Covid, ha determinato una parziale inversione di tendenza della globalizzazione, facendo salire l’inflazione.

La seconda, la decarbonizzazione, poiché la spinta verso l’energia verde implica la necessità di sostituire i vecchi combustibili ad alte emissioni. È probabile che le forniture energetiche si restringano.

La terza e ultima, l’Intelligenza Artificiale: le applicazioni correlate all’IA richiedono una enorme potenza di elaborazione dei computer, che potrebbe far salire la domanda di energia.

I fattori favorevoli

Si intravedono già prove della presenza di fattori favorevoli per i prezzi delle materie prime. Negli ultimi mesi, i future su rame e gas naturale hanno registrato notevoli rialzi. Al contempo, il picco della produttività nel comparto petrolifero statunitense ha il potenziale per sospingere i prezzi dell’energia. I progressi della tecnologia correlata allo scisto hanno permesso alle compagnie petrolifere di estrarre un maggior quantitativo di petrolio, anche se il numero di impianti di perforazione in servizio è diminuito drasticamente. Tuttavia, le principali misure a favore della produttività petrolifera sono calate costantemente nell’ultimo anno.

I rialzi dei prezzi delle materie prime sono stati relativamente modesti per un lungo periodo di tempo, ma ora potremmo trovarci in un nuovo contesto. Di conseguenza, ci troviamo attualmente in una posizione di sovrappeso delle azioni correlate ai real asset.

Foto ufficio stampa T. Rowe Price

Ciclovie: è preoccupante il ritardo sulla realizzazione

Vendite due ruote in Italia: moto e scooter sempre forti

di Mariano Roman, presidente di Confindustria ANCMA

 

L’industria del ciclo chiede da anni un passaggio concreto da quella che è stata una logica di incentivi all’acquisto a una, più compiuta, di incentivi dell’utilizzo, che non può svanire di fronte a inefficienze e frammentarietà. Sviluppare un’infrastrutturazione ciclabile sicura e attraente è determinante per il nostro settore, lo è per la mobilità urbana e lo è per il cicloturismo, un ambito in cui il nostro Paese dimostra una grande vocazione ancora inespressa, che può offrire significative opportunità di crescita e di benessere per i territori coinvolti.

 

Questo è il nostro punti di vista sui contenuti della relazione della Corte dei Conti sullo stato di avanzamento delle 10 ciclovie nazionali (tra cui la quella del Sole Firenze-Verona, la Venezia-Torino, quella dell’Acquedotto Pugliese e il Grande raccordo anulare delle biciclette a Roma) e per la realizzazione di altrettanti itinerari archeologico-culturali a bassa velocità, con la titolarità dei Ministeri delle infrastrutture e trasporti, della cultura e del turismo.

Anche alla luce della contrazione che il mercato interno ha registrato nell’ultimo anno, è indispensabile non perdere questa importante occasione di sviluppo.

Land Rover Defender OCTA: la nuova punta di diamante per l’off-road

Land Rover Defender OCTA: la nuova punta di diamante per l’off-road

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

La Land Rover Defender, icona assoluta delle avventure in fuoristrada, alza ulteriormente l’asticella con la versione speciale OCTA. Parliamo di una variante che definisce un nuovo vertice nella gamma di Defender, con Defender OCTA che rappresenta la punta di diamante del SUV britannico storicamente orientato all’off-road. 

 

Lussuosa nei dettagli, grintosa nelle dotazioni tecniche

La Defender OCTA si distingue esteticamente per una serie di dettagli esclusivi, a partire dall’emblema della gamma OCTA, il cui nome deriva dalla forma geometrica dell’ottaedro (uno dei principali tagli del diamante), che trova posto sul veicolo con una speciale grafica cerchiata e lucida applica su un base di titanio lavorato e sabbiato. Il look della versione OCTA, che rispetto alla Defender standard vanta 28 mm in più di altezza da terra e 68 mm in più in larghezza, comprende nuove ruote da 33 pollici con pneumatici Goodyear Advance All-Terrain realizzate ad hoc.

Rivista anche la griglia frontale così come il posteriore con massiccia protezione sottoscocca e nuovo paraurti che integra l’impianto di scarico con quattro terminali. Disponibili poi alcune tinte carrozzeria esclusive per la Defender OCTA come bronzo Petra Copper metallizzato, Carpathian Grey e Charente Grey, con tetto e portellone in tinta Narvik Black a contrasto. Al lancio c’è poi la versione a tempo limitato Edition One con carrozzeria colore Faroe Green con dettagli in fibra di carbonio Chopper.

 

Abitacolo a tutto comfort

Gli interni della Defender OCTA ritoccano verso l’alto le sensazioni di lusso e comfort estremo. Nell’abitacolo della versione speciale troviamo rivestimenti disponibili in due opzioni di Ultrafabrics, un tessuto poliuretanico più leggero della pelle tradizionale. La dotazione di serie della Defender OCTA prevede rivestimenti in pelle semi-anilina Burnt Sienna e nuovi sedili Performance che, tra le altre cose, vibrano seguendo il ritmo della musica che si sta ascoltando tramite l’impianto audio di alta qualità presente a bordo.

 

Motorizzazione mild-hybrid da 635 CV

Sotto il cofano della Defender OCTA c’è un powertrain mild-hybrid basato su un potente motore V8 biturbo da 4,4 litri che sviluppa 635 cv di potenza e 750 Nm di coppia massima (che sale a 800 Nm in modalità di guida OCTA). A completare la meccanica c’è il cambio automatico a 8 rapporti, con la Defender OCTA capace di accelerare da 0 a 100 km/h in 4 secondi e di raggiunge una velocità di punta di 250 km/h. 

Diverse le peculiarità specifiche che rendono la Defender OCTA capace di esaltarsi nella guida in fuoristrada, a partire dall’assetto rialzato fino ad arrivare alla presenza delle sospensioni 6D Dynamics con interconnessione idraulica, passando per le modalità di guida OCTA e Off-Road Launch, con quest’ultima in grado di generare un’accelerazione ottimizzata per i terreni più impegnativi.

Il prezzo della Defender OCTA è in linea col suo posizionamento da top di gamma: si parte da 187.000 euro, salendo a 205.900 per la Defender OCTA Edition One.

Foto ufficiale JLR

 

Immatricolazioni di auto per uso noleggio: un 2023 record, oltre 14 miliardi di euro

Gli italiani e la scelta dell'auto: ecco come cambiano i tempi

di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet&Mobility

 

Nel 2023 le immatricolazioni uso noleggio hanno superato i 14 miliardi di euro, al netto di sconti. Una cifra mai toccata prima e superiore del 24% a quella dell’anno precedente. È quanto emerge dall’analisi esclusiva del Centro Studi Fleet&Mobility, che prosegue dal 2006, elaborata sulla base dei dati ufficiali delle immatricolazioni fornite da DataForce e realizzata grazie al supporto di Texa-TMD. I volumi, attestati su 463mila immatricolazioni, sono stati superiori del 22,5% rispetto al 2022.

Il valore medio netto ha raggiunto 30.800 euro, un +1,1% rispetto ai 30.500 dell’anno precedente. “Con un aumento piuttosto allineato sia in valore che in volume, il noleggio si conferma un canale molto tonico – commenta Pier Luigi del Viscovo, direttore di Fleet&Mobility – con ottime prospettive di ulteriore crescita”.

Il noleggio a lungo termine ha speso 12 miliardi a fronte di 388.000 immatricolazioni, mentre il noleggio a breve termine ha speso 2 miliardi per 75.000 unità. Non tutti i top 15 brand, che rappresentano il 78% del mercato in valore, hanno la medesima penetrazione nel canale noleggio, sia breve che lungo termine. Skoda, per esempio, si posiziona al primo posto realizzando il 55% delle sue vendite in questo canale, mentre al secondo posto c’è Audi con il 54%. Lo scorso anno al primo posto trovavamo Alfa Romeo con un 60% oggi sceso al 52% e posizionato al terzo posto.

Il dato importante è che nel noleggio il brand Fiat, storicamente leader, è passato dal 10,9 al 7,7 di quota in valore, cedendo il posto a Audi (10,3) seguita da Volkswagen (8,8), BMW (7,9) e Peugeot (7,7). “Il brand Fiat ha lavorato bene sul mix e sul prezzo – prosegue del Viscovo – cedendo in valore solo 3 punti rispetto ai 5 della quota in volume, passata da 18,5 a 13,4%.”

Eco-incentivi: per gli italiani insufficienti a spingere sulle auto elettrificate

Eco-incentivi: per gli italiani insufficienti a spingere sulle auto elettrificate

Diminuisce la propensione degli italiani a comprare nuove vetture nei prossimi mesi: oltre 6 su 10 giudicano i nuovi eco-incentivi non sufficienti a stimolare l’acquisto. I prezzi dei nuovi modelli, in costante crescita, restano il principale ostacolo al cambio della vettura con una meno inquinante.

 

Sono questi i principali spunti che emergono dalla nuova instant survey “Acquisto dell’auto e incentivi statali”, condotta da Areté (azienda leader nella consulenza strategica) nel mese di giugno, dopo l’entrata in vigore dei nuovi eco-incentivi promossi dal Governo.

 

Lo studio è stato promosso a quasi tre anni di distanza da una simile rilevazione ed evidenzia come il 62% del campione intervistato preveda di cambiare la propria auto nei prossimi 12 mesi; solo il 7% dice di volerlo fare entro nel breve periodo (5 punti percentuali in meno rispetto a quanto rilevato nel mese di ottobre 2021).

 

Il giudizio degli italiani sulla nuova tornata di incentivi è perentorio e mostra luci e ombre: se circa il 60% reputa chiare le modalità di accesso ai benefici, la stessa percentuale li ritiene però non sufficienti a spingere all’acquisto di una vettura che inquini meno. Quest’ultimo dato, nel raffronto con l’analisi condotta a ottobre 2021, in presenza di altre simili agevolazioni stanziate dal Governo, mostra una significativa crescita (+15 punti percentuali) della percentuale di quanti li giudicano insufficienti, a conferma dell’aumento generalizzato dei prezzi di listino dei nuovi modelli lanciati sul mercato negli ultimi anni e della contestuale riduzione della capacità di spesa degli italiani.

 

Quindi quali nuovi fattori spingerebbero ad acquistare un’auto nuova? La risposta è chiara: il 58% degli intervistati resta in attesa di incentivi più elevati o di modelli con prezzi più accessibili per cambiare la propria auto con una nuova. Ben il 76% dichiara che la sua prossima vettura sarà nuova, il 24% privilegerà il mercato dell’usato. Tra questi ultimi, 4 su 10 acquisteranno una vettura di seconda mano in quanto il mercato del nuovo è inaccessibile, il 34% lo farà per accedere un modello di categoria superiore a parità di budget.

 

Un ultimo focus dell’instant survey riguarda il tema alimentazione della prossima auto: metà della popolazione desidera acquistare un’ibrida (nelle sue diverse forme), il 30% è convinto di restare alla guida di un’auto endotermica, il 20% si dice pronto a passare all’elettrico. Tra quanti scelgono l’ibrido (full hybrid o mild hybrid), a vincere sono le ragioni ambientali (“per inquinare meno”, segnalate dal 47% del campione) e quelle economiche (“perché ha un prezzo inferiore rispetto all’elettrico”, 25%).

 

Il costo più accessibile (indicato dal 31% del campione), insieme alla facilità di rifornimento (47%), restano le principali ragioni di quanti si affidano a benzina, Diesel e GPL. Dietro la scelta di affidarsi ad elettrico ed ibrido plug-in si evidenziano motivi legati alla riduzione/azzeramento delle emissioni allo scarico (indicate da metà degli intervistati) e all’interesse e curiosità per la nuova tecnologia (41%).

 

“La nostra nuova instant survey – sottolinea Massimo Ghenzer, oresidente di Areté – condotta pochi giorni dopo l’entrata in vigore dei nuovi incentivi mostra un mercato in cui la propensione all’acquisto di auto nel breve termine (entro 3 mesi) è diminuita rispetto a tre anni fa: dal 12% del 2021 al 7% attuale. Nonostante la chiarezza delle modalità di accesso ai nuovi benefici, gli italiani li reputano non sufficienti a stimolare la domanda di auto elettrificate, ancora troppo care per una diffusione di massa. L’alternativa valida resta così l’ibrido, full o mild, in quanto, a costi più accessibili di elettrico e plug-in, consente di ridurre le emissioni connesse alla mobilità privata”.

Foto ufficio stampa Aretè

Immatricolazioni: ora il Governo “liberi” i 240 milioni di incentivi residui

Transizione energetica: accelerare con misure concrete

di Michele Crisci, presidente di UNRAE

 

Con l’apertura della piattaforma per la prenotazione degli incentivi il 3 giugno scorso, il mercato ha avuto una buona accelerazione. Purtroppo, essendo questi terminati in sole nove ore, moltissimi acquirenti interessati non hanno potuto usufruirne. Lo stanziamento di poco più di 200 milioni del fondo per la fascia 0-20 g/km di CO 2 si è dimostrato insufficiente per coprire tutte le richieste dei clienti, una situazione che si riflette oggi sulle acquisizioni di nuovi ordini, sostanzialmente in stallo.

 

Pertanto, ci aspettiamo che i 240 milioni di fondi residui già stanziati per gli incentivi, possano prontamente essere resi disponibili dal Governo, al fine di favorire la transizione energetica e ridurre il perdurante gap con i mercati più evoluti.

 

Risulta urgente che il Governo indichi quanto prima quale direzione vuole percorrere per favorire il percorso di transizione, sia per il necessario e attuale rifinanziamento del fondo, sia sulla strategia da seguire nei prossimi 2-3 anni.

Inoltre, per accelerare la transizione energetica, come UNRAE va ripetendo da tempo, assume una rilevanza fondamentale la revisione del trattamento fiscale delle auto aziendali, agendo sulla detraibilità dell’IVA e sulla deducibilità dei costi, da parametrare alle emissioni di CO2 , oltre alla riduzione del periodo di ammortamento a 3 anni, percorso realizzabile attraverso i decreti attuativi della Delega Fiscale.

UNRAE auspica che vengano convocati al più presto i tavoli interministeriali dedicati alla fiscalità, al fine di rivedere il regime tributario delle
vetture aziendali.
Da tempo chiediamo che tale revisione venga inclusa quanto prima nei decreti attuativi della Delega Fiscale. Ciò è fondamentale per rilanciare la competitività delle imprese del settore automotive, nonché per valorizzare il contributo che le stesse – grazie al veloce ricambio dei veicoli aziendali – possono fornire per accelerare il rinnovo del parco circolante, contribuendo alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza stradale.

Immatricolazioni: ora il Governo “liberi” i 240 milioni di incentivi residui

di Michele Crisci, presidente di UNRAE

 

Con l’apertura della piattaforma per la prenotazione degli incentivi il 3 giugno scorso, il mercato ha avuto una buona accelerazione. Purtroppo, essendo questi terminati in sole nove ore, moltissimi acquirenti interessati non hanno potuto usufruirne. Lo stanziamento di poco più di 200 milioni del fondo per la fascia 0-20 g/km di CO 2 si è dimostrato insufficiente per coprire tutte le richieste dei clienti, una situazione che si riflette oggi sulle acquisizioni di nuovi ordini, sostanzialmente in stallo.

 

Pertanto, ci aspettiamo che i 240 milioni di fondi residui già stanziati per gli incentivi, possano prontamente essere resi disponibili dal Governo, al fine di favorire la transizione energetica e ridurre il perdurante gap con i mercati più evoluti.

 

Risulta urgente che il Governo indichi quanto prima quale direzione vuole percorrere per favorire il percorso di transizione, sia per il necessario e attuale rifinanziamento del fondo, sia sulla strategia da seguire nei prossimi 2-3 anni.

Inoltre, per accelerare la transizione energetica, come UNRAE va ripetendo da tempo, assume una rilevanza fondamentale la revisione del trattamento fiscale delle auto aziendali, agendo sulla detraibilità dell’IVA e sulla deducibilità dei costi, da parametrare alle emissioni di CO2 , oltre alla riduzione del periodo di ammortamento a 3 anni, percorso realizzabile attraverso i decreti attuativi della Delega Fiscale.

UNRAE auspica che vengano convocati al più presto i tavoli interministeriali dedicati alla fiscalità, al fine di rivedere il regime tributario delle vetture aziendali. Da tempo chiediamo che tale revisione venga inclusa quanto prima nei decreti attuativi della Delega Fiscale. Ciò è fondamentale per rilanciare la competitività delle imprese del settore automotive, nonché per valorizzare il contributo che le stesse – grazie al veloce ricambio dei veicoli aziendali – possono fornire per accelerare il rinnovo del parco circolante, contribuendo alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza stradale.

Green Deal UE: per T&E i dazi sulla Cina non bastano

Green Deal UE: per T&E i dazi sulla Cina non bastano

La Commissione europea ha annunciato che i veicoli elettrici prodotti in Cina saranno soggetti a una tariffa d’importazione UE fino al 38,1%. Il gruppo ecologista Transport & Environment ha accolto con favore l’annuncio, ma ha affermato che è necessaria una politica industriale più ampia, che mantenga la scadenza UE del 2035 per la vendita di auto inquinanti, al fine di costruire la catena di approvvigionamento di veicoli elettrici nell’UE e di fornire auto elettriche Made-in-Europe a prezzi accessibili.

Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E, ha dichiarato: “Il Green Deal è stato presentato con la promessa di crescita e occupazione, e questo non è possibile se le auto elettriche vendute sui mercati europei sono in larga parte importate. I dazi sono necessari, ma l’Europa ha bisogno di una politica industriale forte che crei le condizioni per accelerare l’elettrificazione e investire nella produzione locale. La sola introduzione di queste tariffe, se non accompagnata dalla convinta conferma di un obiettivo di vendita di sole auto zero emission a partire dal 2035, sarebbe una mossa autolesionista”.

Secondo T&E, il mantenimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dell’UE per le Case automobilistiche, compreso l’obiettivo di auto a emissioni zero per il 2035, è essenziale per inviare il giusto segnale agli investitori. Una politica industriale dell’UE dovrebbe anche introdurre criteri di sostenibilità forti, che possano premiare la produzione locale.

Un piano di investimenti dell’Unione, inoltre, dovrebbe sostenere la produzione di veicoli elettrici e batterie in modo più efficace rispetto all’attuale mosaico di aiuti di Stato nazionali.

Secondo l’analisi di T&E pubblicata a marzo, un veicolo elettrico su quattro venduto in Europa quest’anno potrebbe essere importato dalla Cina. L’UE tratterrà tre quarti del gettito derivante dai dazi e T&E ritiene che questi fondi debbano essere investiti nel potenziamento della value chain delle batterie, attraverso il Fondo europeo per l’innovazione.