L’auto in Europa: senza incentivi l’elettrico perde quota

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

 

Continua l’andamento lento del mercato delle autovetture dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK). In giugno sono state immatricolate nell’area 1.310.989 autovetture con una crescita del 3,6% sullo stesso mese del 2023. Particolarmente deludente appare l’andamento del primo semestre che con 6.879.438 immatricolazioni fa registrare un incremento del 4,4% sullo stesso periodo del 2023, ma rispetto alla situazione ante-pandemia, cioè rispetto al primo semestre del 2019, il calo è di ben il 18,4%. Per valutare correttamente questa forte contrazione si deve considerare che il prodotto interno lordo dell’area ha già recuperato i livelli ante-crisi e che quindi il settore dell’automobile accusa un forte ritardo rispetto al contesto dell’economia.

Questa situazione dipende da diversi fattori. In primo luogo, i prezzi delle autovetture sono fortemente aumentati dal 2019 a oggi e questo ha fatto sì che le vendite nella situazione post-crisi siano state sostenute soprattutto dalle imprese, comprese quelle di noleggio, che riescono a recuperare i maggiori costi per l’acquisto di auto aumentando i prezzi dei beni e servizi che vendono. Ben diversa è invece la situazione per i privati in quanto la dinamica salariale non ha consentito di neutralizzare in misura apprezzabile gli aumenti dei prezzi. Questa situazione in Italia, ma anche nel resto dell’Unione, ha determinato un rallentamento nella sostituzione delle auto a fine corsa con conseguenze pesanti sulla sicurezza della circolazione e nell’impatto sull’ambiente.

Oltre a quelli appena segnalati vi è un ulteriore fattore che sta fortemente frenando gli acquisti di autovetture ed è la transizione energetica ed in particolare la transizione all’elettrico. Questo fattore determina forti incertezze nel pubblico nella scelta dell’auto da acquistare per sostituirne una già posseduta. Da una recente indagine condotta in Spagna emerge che il 48% degli automobilisti che intendono sostituire la loro auto ritardano la decisione di acquisto in quanto sono tentati di passare all’elettrico, ma non si sentono ancora sicuri che questa scelta sia corretta per la loro situazione.

Tra l’altro non giova, per superare le incertezze, il diffondersi di timori e riserve sulla scelta dell’auto elettrica come soluzione destinata a sostituire completamente le vetture con altri tipi di motorizzazioni. Un riflesso di questa situazione emerge anche dai dati oggi pubblicati dall’ACEA che mettono in luce che la crescita della quota delle auto elettriche sulle immatricolazioni non solo ha smesso di aumentare, ma è in ripiegamento in quanto nel primo semestre di quest’anno è scesa al 13,9% contro il 14,2% dello stesso periodo dell’anno scorso. E ciò con un calo importante anche nel maggior mercato dell’auto dell’area, quello della Germania, in cui la quota dell’elettrico è passata dal 15,8% del primo semestre 2023 al 12,5% del primo semestre 2024.

In sintesi, si segnala da più parti, che il mercato dell’auto elettrica cresce quando è sostenuto da incentivi, ma non mantiene poi le posizioni acquisite quando gli incentivi finiscono. Per quello che riguarda l’Italia la quota dell’elettrico è stata particolarmente bassa fino all’entrata in vigore degli ultimi incentivi (3 giugno), ma con questi incentivi in giugno è raddoppiata passando dal 4,4% del giugno 2023 all’8,4% del giugno 2024. Il problema è però che cosa succederà quando gli effetti di questi incentivi finiranno.

Cominciano inoltre a serpeggiare dubbi sul futuro dell’auto elettrica e appare quindi assolutamente necessario ed urgente che l’Unione Europea, con i suoi nuovi organi istituzionali scaturiti dalle ultime elezioni, dica una parola chiara e definitiva sulla politica che intende condurre in materia di mobilità sostenibile

Segugio.it: la moto supera l’auto, soprattutto nelle grandi città

Segugio.it: la moto supera l'auto, soprattutto nelle grandi città

Nei primi 5 mesi dell’anno si registra una crescita del 46% delle immatricolazioni moto rispetto al 2019, contro un calo del 19% delle auto. Nello stesso periodo, Segugio.it registra una percentuale dei preventivi per moto nuove in crescita e con picchi nelle grandi città , in particolare a Milano. Il successo delle due ruote è stato inizialmente trainato dal forte calo dei premi RC, tra 2019 e 2021 e non è stato intaccato dai rincari degli anni successivi.

Nei primi cinque mesi dell’anno sono state superate le 170mila immatricolazioni moto in Italia, con un incremento del 45,7% sullo stesso periodo del 2019, dimostrando la crescente passione degli italiani per le due ruote. La crescita è ancora più significativa se confrontata con il mercato auto, dove le immatricolazioni sono calate del 19% nello stesso periodo, segno che le necessità di mobilità sono cambiate negli ultimi anni.

Considerando i preventivi per i nuovi mezzi, monitorati nei primi cinque mesi dell’anno dall’Osservatorio Assicurativo di Segugio.it = il portale leader nel mercato italiano della comparazione tramite internet di prodotti assicurativi, utilities – si registra da un lato che la percentuale di preventivi per moto nuove sul totale è cresciuta, raggiungendo nel 2024 il 9,5%, dall’altro che l’auto registra invece un drastico calo, scendendo al 3,9%.

La percentuale di richieste di preventivi per moto nuove è poi particolarmente alta nelle Province più popolate, su tutte Milano con il 12,7%, segnale che la moto sia diventata il mezzo prediletto per gli spostamenti in città. Registrano un dato superiore alla media anche Roma (11,2%), Torino (10,5%) e Palermo (10,2%), mentre è in linea con la media nazionale Napoli (9,5%).

Approfondendo l’andamento dei premi RC dai preventivi di assicurazione moto nuove, si vede come il successo delle due ruote sia stato inizialmente sostenuto dal forte calo dei prezzi. Infatti, tra 2019 e 2021, considerando solo i primi 5 mesi dell’anno, i premi sono calati drasticamente da 508,1 a 363,7 euro. In seguito, dopo un 2022 fondamentalmente in parità, i premi sono tornati a salire e nel 2024 il prezzo medio è stato di 522,4 euro, superiore a quello registrato nello stesso periodo del 2019, principalmente a causa del maggiore costo dei sinistri a causa dell’inflazione.

Foto di LOGAN WEAVER | @LGNWVR su Unsplash

Libertà di movimento, Cardinali: “L’auto elettrica ha frecce al suo arco, ma la politica non le ha spiegate”

Libertà di movimento, Cardinali

Tra gli ospiti dell’evento The Urban Mobility Council, organizzato dal gruppo Unipol che si è tenuto lo scorso 8 Luglio presso la Triennale di Milano, presente anche Andrea Cardinali, direttore generale UNRAE. Il quale è tornato sull’argomento della libertà di movimento nel settore automotive, focus al centro del dibattito, analizzando lo scenario della mobilità elettrica: “La libertà di circolare, il diritto alla mobilità, è uno dei tanti diritti costituzionali che vanno, come si suol dire, contemperati gli uni con gli altri. L’automobile elettrica ha molte frecce al suo arco, il problema è che il cittadino medio, meglio l’automobilista medio, non le conosce. Per un deficit gravissimo di comunicazione, che parte da molto lontano. Nel senso che la base di questa trasformazione, che è la transizione energetica, non è stata spiegata, comunicata e inquadrata in un contesto generale. E direi che il responsabile primario è la politica, cioè il soggetto che questa transizione l’ha decisa, disegnata, progettata e attuata attraverso tutta una serie di normative». Guarda e ascolta l’intervista completa realizzata da Paolo Artemi.

Produzione automotive italiana: caduta importante a maggio

Produzione automotive in Italia: tra numeri e attesa di decisione sensate da Bruxelles

di Gianmarco Giorda, direttore generale di ANFIA

 

Anche a maggio l’indice della produzione automotive italiana registra una flessione significativa (-23%), che fa seguito ai cali a doppia cifra di aprile e marzo.

L’indice della fabbricazione di autoveicoli accentua la variazione negativa a maggio (-27,8%) – complice nuovamente la pesante contrazione, -49,3%, registrata, secondo i
dati preliminari di ANFIA, dalla produzione di autovetture – 
e anche l’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori resta in calo (-20,3%).


Ricordiamo che una delle priorità indicate dal piano di politica industriale del Tavolo Sviluppo Automotive al MIMIT è favorire l’aumento dei volumi produttivi nazionali, sia intervenendo ulteriormente sulle misure a sostegno della domanda che su quelle a supporto dell’offerta, ovvero sui fattori di competitività, quali costo dell’energia,
costo del lavoro e della logistica.

Dal punto di vista della domanda, probabilmente sarà necessario attendere il mese di luglio per osservare l’impatto effettivo dei nuovi incentivi, in vigore dal 3 giugno scorso, sui volumi produttivi.

Foto archivio ANFIA-anfia Firenze22_0067

Fiat, la festa per i 125 anni con l’anteprima di Grande Panda e 500 Giorgio Armani

Fiat, la festa per i 125 anni con l’anteprima di Grande Panda e 500 Giorgio Armani

Le celebrazioni al Lingotto per il compleanno del brand torinese

 Di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

 

 Nei giorni scorsi Fiat ha festeggiato i suoi 125 anni, con una celebrazione in grande stile svoltasi al Lingotto di Torino. La Fiat, Fabbrica Italiana Automobili Torino, nasceva l’11 luglio 1899 dando il via ad una lunga storia di successo che si è storicamente intrecciata a doppio filo alla storia dell’industria italiana, dagli anni del boom economico fino ai giorni nostri in cui Fiat è parte del Gruppo Stellantis.

 

Un futuro e un orgoglio italiano da preservare

 Ai festeggiamenti per i 125 anni di Fiat hanno preso parte i vertici di Stellantis, ovvero il presidente John Elkann e il CEO Carlos Tavares, oltre al CEO dei marchi Fiat e Abarth Olivier François, con quest’ultimo che ha confermato l’arrivo di una nuova elettrica con prezzo di partenza sotto i 25.000 €. Presente anche il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che nell’occasione ha ricordato il glorioso passato di Fiat e l’impegno collaborativo necessario per preservarne il futuro: “Torino era Fiat. Noi non ci rassegniamo al fatto che divenga un museo industriale L’Italia era con la Fiat. Ora dobbiamo ritrovare questa coesione e responsabilità sociale per continuare questa storia”. Il ministro ha inoltre auspicato che “l’auto ritorni ad essere l’orgoglio dell’Italia”.

 

La Grande Panda e la 500e Giorgio Armani

 La festa per i 125 anni del marchio torinese è stata l’occasione per inaugurare Casa Fiat, che ora in tutto e per tutto diventa un museo dedicato al brand. C’è stato poi spazio per il debutto in anteprima di due importanti novità di prodotto che riguardano Fiat: la Grande Panda e la nuova 500 firmata da Giorgio Armani.

 

La Fiat Grande Panda, recentemente svelata, è il nuovo modello globale col quale il marchio si appresta a scrivere un nuovo capitolo della storia della sua popolare utilitaria, nonché da anni l’auto più venduta nel nostro Paese.

Insieme alla Grande Panda, la cui versione definitiva verrà presentata verso fine anno, le celebrazioni per i 125 anni sono stati l’occasione per mostrare in anteprima un’altra novità esclusiva: la Fiat 500e Giorgio Armani. Si tratta di una versione speciale della 500 elettrica “vestita” dal noto stilista, una limited edition che rende la city car di Fiat, anche in versione cabrio, più modaiola con una serie di personalizzazioni come il logo GA sui cerchi, le colorazioni esclusive per la carrozzeria e i dettagli specifici per rivestimenti e finiture degli interni. La Fiat 500e Giorgio Armani, di cui non si conosce ancora il numero di esemplari che verranno realizzati, sarà ordinabile da gennaio 2025.

Foto da redazione di Motorionline

Libertà di movimento, Lancellotti: “La guida autonoma è in ritardo”

Libertà di movimento, Lancellotti: "La guida autonoma è in ritardo"

Tra gli ospiti dell’evento The Urban Mobility Council, organizzato dal gruppo Unipol che si è tenuto lo scorso 8 Luglio presso la Triennale di Milano, presente anche Guido Lancellotti, ingegnere di Bosch Italia: “Quello che vediamo sul tema della guida autonoma è un ritardo dell’avvento del livello 3 di un paio di anni almeno. Questo principalmente per la complessità dei contenuti tecnologici nella definizione dei corner case, come vengono chiamati in gergo“. Guarda e ascolta l’intervista completa realizzata da Paolo Artemi.

Libertà di movimento, del Viscovo: “L’elettrico? Il consumatore è contento di quello che ha”

Libertà di movimento, del Viscovo: "L’elettrico? Il consumatore è contento di quello che ha"

Tra gli ospiti dell’evento The Urban Mobility Council, organizzato dal gruppo Unipol che si è tenuto lo scorso 8 Luglio presso la Triennale di Milano, presente anche Pier Luigi del Viscovo, direttore e fondatore del Centro studi Fleet & Mobility: “I consumatori stanno semplicemente agendo, non reagendo, stanno agendo secondo quello che hanno sempre fatto, scegliendo il prodotto che più soddisfa le loro esigenze di mobilità. Il consumatore sta andando per la sua strada; non c’è un consumatore che rifiuta l’elettrico, che si allontana dall’elettrico, ma semplicemente c’è un consumatore che manco lo ha preso in considerazione, che non gli interessa perché è contento di quello che ha. Così come tutti noi quando siamo contenti dei prodotti, dei servizi, degli amici, delle persone che abbiamo, non ne cerchiamo di diversi». Guarda e ascolta l’intervista completa realizzata da Paolo Artemi.

ANFIA-AlixPartners: filiera automotive fra transizione green e competitività

ANFIA-AlixPartners: filiera automotive fra transizione green e competitività

ANFIA e AlixPartners hanno presentato uno studio che si concentra su due obiettivi principali. Il primo è analizzare ed identificare in  maniera puntuale i gap di competitività tra il sistema produttivo automotive italiano e quello di altri Paesi europei  come Francia, Germania, Spagna e Paesi dell’Est – in particolare sulle maggiori voci di costo per le imprese, ovvero  energia, lavoro e logistica – per poi elaborare una serie di proposte di politica industriale che il Governo dovrà  mettere in campo nel breve e nel medio e lungo periodo per cercare di colmare queste differenze, in modo che si  creino le condizioni per arrivare a produrre in Italia, nel 2028-2030, almeno 1 milione di autoveicoli, coinvolgendo in misura crescente il sistema della componentistica italiana e mantenendo e sviluppando le competenze in ricerca  e sviluppo sul territorio. 

Il secondo obiettivo è analizzare l’impatto sul fatturato e sulla forza lavoro della filiera della componentistica  italiana della transizione ecologica e, nello specifico, degli obblighi regolamentari imposti dall’UE e orientati  all’elettrificazione del settore dell’auto. 

Lo studio ha evidenziato una crescita clamorosa del peso dei produttori cinesi a  discapito dei produttori occidentali. Questa tendenza si associa ai radicali cambiamenti tecnologici in atto,  imposti anche dalle normative europee, che hanno permesso alla Cina di contendere la leadership tecnologica  nella produzione di veicoli elettrici. Questo è avvenuto anche grazie alle intelligenti politiche di sostegno alla  domanda di auto elettriche fatte dal Governo cinese che hanno favorito una continua innovazione tecnologica  innalzando il livello di performance dei veicoli e riducendone al contempo i costi di produzione.

Ciò, associato  alla disponibilità di materie prime, di enormi economie di scala e di competenze professionali, ha permesso un  “sorpasso” rispetto ai leader tradizionali occidentali. Lo studio avanza anche alcune considerazioni e proposte  nella prospettiva di una valorizzazione delle filiere italiane di fornitura all’interno delle catene globali del valore:  collaborazioni con i nuovi players indicando nella creatività italiana la chiave per passare dal “Made in Italy” a  “Invented and Made in Italy” a difesa della profittabilità delle imprese e anche dei salari; la necessaria crescita dimensionale delle imprese; l’adozione dei principi di neutralità tecnologica e di revisione di alcuni aspetti  sostanziali delle politiche europee relative alla transizione green.

“Abbiamo bisogno di politiche industriali che puntino soprattutto sull’offerta e sull’innovazione di prodotto più che  sugli incentivi sulla domanda che devono rimanere soluzioni marginali – dichiara Federico Visentin, presidente  Federmeccanica e presidente & CEO Mevis -. Ci auguriamo che la nuova Commissione Europea rifletta sulla  necessità di introdurre il principio della neutralità tecnologica per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle  emissioni: l’elettrico deve essere una delle opzioni e non l’unica soluzione. Dobbiamo puntare alla crescita delle  imprese per avere più grandi produttori e nel frattempo attrarre big player stranieri, anche cinesi, vincolandoli a investire sulla filiera italiana. In quest’ottica, la politica di dazi è pericolosa in quanto innesca reazioni a catena non  controllabili e non possiamo permetterci l’autarchia essendo la nostra una manifattura esportatrice ed un’industria  di trasformazione per cui anche l’import è fondamentale”. 

“Il dibattito consente di fare il cosiddetto “punto bussola” nel tragitto verso la neutralità carbonica che il  settore automotive, anche quello italiano, ha intrapreso con convinzione – commenta Roberto Vavassori,  presidente di ANFIA e Chief Public Affairs Officer & Board Member di Brembo -. A partire dai due studi presentati,  sia pure per sommi capi, visto il tempo a disposizione, si comprende come vi siano scenari complessi di fronte alle  nostre aziende, che vanno affrontati in assenza di mappe dettagliate, ma in territori in gran parte inesplorati; mi riferisco al tema enorme della necessità di disporre di energia pulita nella quantità e tempistica richiesta dal sistema  e a costi competitivi con il resto dei concorrenti, alla necessità imperativa di snellire molti processi burocratici  autorizzativi a tutti i livelli, inclusi quelli regionali, alla opportunità di ripensare modelli organizzativi del lavoro che  sappiano coniugare l’attrattività di talenti per il nostro settore con schemi retributivi incentivanti e che garantiscano  la necessaria competitività e flessibilità per le nostre produzioni, al supporto legislativo nazionale ed europeo per  garantire condizioni eque e paritetiche di competizione internazionale”.

“E, per i nostri imprenditori, la necessità di  abbracciare con lo sguardo creativo e propositivo il mondo intero della produzione di veicoli, che per una parte  molto rilevante ha spostato il baricentro al di fuori dei confini consueti; oggi l’Europa deve andarci stretta, e la  necessità di competere con attori industriali non più emergenti, ma affermati, rappresenta il nocciolo della sfida che  le aziende del nostro settore devono affrontare e vincere”. 

“Lo studio – aggiunge Corrado La Forgia, vicepresidente Federmeccanica e General Manager VHIT-WEIFU – si propone di dare un contributo di consapevolezza alla discussione in corso sulla transizione green in corso  attraverso l’analisi strutturata e comparata delle strategie di sviluppo industriale in Europa e in Cina. Gli elementi  emersi conducono alla necessità di una revisione pragmatica dei targets europei fissati e della via indicata per  raggiungerli. Essenziale l’apertura alla neutralità tecnologica e la capacità di relazione con i leader tecnologici  emergenti, con obiettivo strategico, in particolare per il nostro paese, di attrarre investimenti e insediamenti  produttivi e di R&D importanti”. 

“Lo studio che abbiamo realizzato insieme ad AlixPartners – afferma Marco Stella, presidente del Gruppo  Componenti ANFIA – raccoglie i contributi dei partecipanti ai lavori del Tavolo Sviluppo Automotive gestito dal  ministero delle imprese e del Made in Italy e ora in fase conclusiva, ovvero ANFIA, Stellantis, i rappresentanti delle  regioni in cui si trovano gli stabilimenti del Gruppo e le parti sociali. Il lavoro traccia i possibili impatti della  transizione energetica sulla filiera a livello regionale, analizza i gap di competitività delle imprese italiane rispetto  ai principali competitor e, infine, identifica quattro aree di intervento – produzione locale, competitività produttiva  (OEM e fornitori), attrazione di investimenti e tecnologia, riconversione e sviluppo occupazionale – e una ventina di  misure di sostegno proposte per guidare e supportare l’evoluzione della filiera produttiva, che puntano  principalmente ad incoraggiare l’incremento dei volumi della produzione locale di autoveicoli e a potenziare la  competitività della nostra componentistica rispetto ai competitor. In questo momento così sfidante, tra gli elementi  di difficoltà da evidenziare ci sono anche le scelte di gestione e di relazione con la filiera di alcuni Costruttori, come  Stellantis, che prevedono di dare sempre maggior spazio alle low cost countries, mettendo sul tavolo un confronto  impari delle condizioni di fornitura rispetto alla supply chain europea e italiana”. 

Foto ufficio stampa ANFIA

Target ambientali: costruttori parte attiva determinante

Veicoli industriali: quadro negativo, possibili impatti sull'occupazione

di Paolo A. Starace, presidente della Sezione Veicoli Industriali UNRAE 

 

Il mercato di giugno dei veicoli industriali mostra, con i volumi più elevati tra i primi sei mesi del 2024, un risultato positivo, ma ampiamente prevedibile alla luce dell’entrata in vigore – il 7 luglio scorso – del Regolamento Generale sulla Sicurezza dei veicoli (Reg. UE 2019/2144, c.d. ‘GSR 2’, che introduce l’obbligo di equipaggiare i mezzi con nuovi ADAS, sistemi avanzati di sicurezza) e della conseguente necessità delle reti distributive di smaltire il proprio stock di veicoli.


Ancorché la percentuale di crescita del primo semestre abbia superato le aspettative, riteniamo ancora valide – considerati gli attuali livelli della domanda – le previsioni formulate a inizio anno, che indicano una riduzione delle immatricolazioni e una flessione nel cumulato dei dodici mesi.

In merito alla linea programmatica dell’Unione Europea, gli effetti dei recenti risultati elettorali sulla formazione della nuova Commissione si stanno delineando
e appaiono ormai piuttosto chiari. Sebbene i Regolamenti europei prevedano dei riesami degli obiettivi nei prossimi anni, l’attuale contesto politico non lascia presagire imminenti stravolgimenti all’impianto normativo in materia di transizione ecologica e all’indirizzo verso le alimentazioni a zero emissioni.

 

Tuttavia,  le sfide della decarbonizzazione richiedono, ora più che mai, interventi concreti a sostegno dell’autotrasporto. L’auspicio è che, in ambito nazionale, siano
presto destinati fondi cospicui ad incentivare il rinnovo del parco veicolare, e che vengano implementate misure strutturali per una rapida diffusione delle motorizzazioni più virtuose.

A tale riguardo, invitiamo il Governo a coinvolgere nei Tavoli ministeriali dedicati al settore anche la rappresentanza dei Costruttori, parte attiva e cruciale per il raggiungimento dei target ambientali. Ricordiamo, infatti, che sulle Case automobilistiche gravano in larga parte gli oneri della transizione, a partire dalle sanzioni previste in caso di mancato rispetto degli obiettivi fissati per i livelli emissivi, al cui abbattimento, nel quadro delle attuali norme, non contribuisce l’utilizzo di combustibili alternativi, ma solo l’adozione di veicoli a zero o bassissime emissioni.

Telepass: con il telepedaggiamento oltre 72.000 tonnellate di CO2 in meno nel 2023

Telepass: con il telepedaggiamento oltre 72.000 tonnellate di CO2 in meno nel 2023

Nel 2023, anno in cui il traffico è tornato ai livelli pre-pandemia registrando un aumento generale della circolazione sulle autostrade italiane, sono state risparmiate oltre 72mila tonnellate di CO2 grazie al sistema di pagamento del telepedaggio di Telepass. Un dato positivo che segna un aumento del risparmio degli inquinanti emessi rispetto alle oltre 61mila tonnellate registrate nel 2022 e che per le persone e il territorio si è tradotto in benefici ambientali.

 

Lo rivela lo “Studio sulle emissioni inquinanti evitate con il telepedaggio nell’anno 2023. Il fattore Telepass nella smart mobility” condotto dal Sustainability Lab dell’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’azienda, volto a quantificare la riduzione di emissioni inquinanti grazie al sistema Telepass per il pagamento del telepedaggio.

 

Questa soluzione, infatti, permette ai veicoli di inquinare meno, in quanto vengono evitati gli “stop and go” per il ritiro e per il pagamento del biglietto autostradale. Guidata dai professori Raffaele Pesenti e Giovanni Vaia del Dipartimento di Management – Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia, la ricerca ha calcolato la riduzione di emissioni di inquinanti grazie all’utilizzo del dispositivo Telepass per il pagamento del telepedaggio su tutte le tratte autostradali nazionali in gestione alle diverse concessionarie.

 

Nel 2023 sono stati oltre 435 milioni i chilometri percorsi sulla rete autostradale italiana – con una media di transiti giornalieri di 2,7 milioni di veicoli, di cui oltre 300.000 mezzi pesanti, e una stima complessiva sull’intero anno pari a circa 998 milioni di veicoli per la sola classe A1 – da mezzi dotati del dispositivo Telepass. L’analisi ha considerato la stima e il numero di veicoli (come categoria, alimentazione, fascia di cilindrata/peso/uso, classe di inquinamento e di pedaggio), tempi di permanenza code, emissioni nell’unità di tempo, emissioni nell’unità di spazio percorso.

 

Facendo un confronto con il 2022, che ha visto 367 milioni di km percorsi sulle tratte autostradali italiane e circa 2,4 milioni di transiti su base media giornaliera, nel 2023 si è registrato un risparmio in termini di emissioni inquinanti superiore di circa il 18% con l’anno precedente, più che proporzionale rispetto all’aumento del traffico.

 

Il telepedaggio, introdotto nel nostro Paese da Telepass nel 1990, oltre a poter essere considerato come uno dei primi esempi di smart mobility, grazie alla maggiore ottimizzazione dei flussi di traffico, rappresenta al contempo una soluzione virtuosa per l’ambiente, come evidenziato nello studio, in termini di conservazione a lungo termine della natura e della biodiversità e riduzione dell’impronta di carbonio del settore dei trasporti.

 

La strategia di riduzione delle emissioni inquinanti grazie all’utilizzo del dispositivo Telepass per il pagamento elettronico del pedaggio rientra nell’impegno più ampio assunto dal Gruppo per contrastare il cambiamento climatico. Attraverso obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale a breve, medio e lungo termine, Telepass si pone come abilitatore di una transizione verso una mobilità sempre più integrata e sostenibile, in ambito urbano ed extraurbano.

 

Accanto al “tradizionale” servizio di telepedaggio, infatti, il Gruppo Telepass ha aggiunto nel tempo 30 servizi addizionali collegati ai nuovi stili di mobilità, partecipando in modo attivo a promuovere una mobilità sostenibile, dal risparmio di CO2 ottenuto evitando soste e code ai caselli, fino ai più recenti servizi integrati nell’ecosistema digitale che puntano a offrire opzioni di mobilità dolce e a favorire l’intermodalità nei contesti urbani.

 

Un approccio alla sostenibilità intesa non solo come ambientale, ma anche come economica e sociale grazie alla promozione di soluzioni per una gestione ottimizzata degli spostamenti, rispondendo alle esigenze di persone e aziende che scelgono di spostarsi in maniera efficiente ed integrata. “Questo studio dimostra come la sostenibilità e lo sviluppo economico di un territorio emergono da pratiche strategiche, operative e gestionali incentrate sulla riduzione dell’impatto ambientale, attraverso l’innovazione nell’intera catena di produzione dei servizi, coniugando due aspetti: ecologico ed economico”, ha dichiarato Giovanni Vaia, docente e ricercatore dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

 

“Lo studio dell’Università Cà Foscari Venezia segna un traguardo importante perché è la dimostrazione scientifica di un impatto ambientale che si riduce grazie all’intuizione trentennale di Telepass e alla lungimiranza di tutte le concessionarie del nostro Paese”,  ha dichiarato Francesco Maria Cenci, Head of Italy & Eu Tolling di Telepass. “La mobilità è legata in maniera intrinseca alla sostenibilità e Telepass, in questi anni, ha avuto un ruolo molto rilevante non solo nel far risparmiare tempo al casello, offrendo fin dalla sua nascita un servizio che facilita la mobilità in autostrada a oltre 7 milioni di italiani,  ma anche nel ridurre le emissioni inquinanti, contribuendo così a proteggere la salute delle persone e a salvaguardare l’ambiente”, ha concluso Cenci.