Da 31 associazioni imprenditoriali alla futura UE: ecco come stimolare competitività e la prosperità

Da 31 associazioni imprenditoriali alla futura UE

In una nota, ACEA, l’Associazione europea dei costruttori di autoveicoli, informa che una coalizione di 31 importanti associazioni imprenditoriali europee si è riunita per chiedere una politica commerciale ambiziosa e aperta a sostegno della competitività e della prosperità economica dell’UE. In una dichiarazione congiunta, sottolineano l’importanza dell’apertura commerciale nel promuovere la crescita economica, creare posti di lavoro e rafforzare la resilienza di fronte alle sfide globali.

Il commercio- rimarca ACEA – rimane una pietra angolare della forza economica dell’UE, sostenendo direttamente un posto di lavoro su cinque nell’UE attraverso le esportazioni. Offre vantaggi significativi ai consumatori ampliando le scelte – un sentimento condiviso dal 60% degli europei – e attira investimenti esteri che guidano la crescita e l’innovazione. Inoltre, strategie diversificate di approvvigionamento ed esportazione rafforzano la capacità dell’UE di affrontare e superare le crisi.

Questi fatti rafforzano la necessità di mantenere l’apertura e la crescita come componenti fondamentali della politica commerciale dell’UE. Per raggiungere questo obiettivo è necessario dare deliberatamente priorità alle politiche che aprono mercati nuovi e diversificati attraverso accordi commerciali e riducono le barriere tecniche al commercio.

Nella loro dichiarazione congiunta, le 31 associazioni delineano la loro visione per una politica commerciale dell’UE di successo nel prossimo ciclo istituzionale. Il principale appello all’azione della coalizione è quello di rafforzare l’apertura commerciale perseguendo nuovi e rinnovati accordi commerciali per migliorare l’accesso al mercato.

Inoltre, la coalizione sostiene la nomina di un Commissario dedicato al Commercio per supervisionare questa competenza esclusiva dell’UE, garantendo una leadership mirata e una direzione strategica.

La coalizione invita l’UE a continuare a sostenere l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e il sistema internazionale basato su regole, che sono fondamentali per garantire un ambiente commerciale equo e prevedibile.

Infine, la coalizione per il commercio aperto richiede una maggiore collaborazione con i partner dei Paesi terzi e una diplomazia commerciale più solida per sostenere un’ambiziosa politica commerciale aperta.

La coalizione crede fermamente che queste priorità legate al rafforzamento dell’apertura commerciale, alla nomina di un commissario commerciale dedicato, al sostegno dell’OMC e al rafforzamento della cooperazione e della diplomazia commerciale siano cruciali affinché l’UE possa mantenere la sua leadership economica globale e garantire un futuro prospero ai suoi cittadini.

 

Foto di Guillaume Périgois su Unsplash

 

 

Nuova UE: ora si faccia chiarezza su politiche green e doganali

Appello al Governo: riformare in modo strutturale la fiscalità delle auto aziendali

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 

Nel giorno in cui Ursula Von der Leyen è stata rieletta Presidente della Commissione Europea, UNRAE esprime l’auspicio che, una volta insediati tutti gli organi competenti, si possa fare al più presto chiarezza sulle politiche ambientali e doganali della UE, che influenzano profondamente strategie industriali e investimenti delle Case automobilistiche, in un contesto di transizione complesso dove operatori e clienti hanno più che mai bisogno di certezze.

Passando all’ambito nazionale, lo scorso 1° luglio l’Italia ha trasmesso alla Commissione Europea il testo definitivo e aggiornato del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). Il documento evidenzia testualmente che è molto incerta la traiettoria di evoluzione della mobilità, intesa non solamente come livello di diffusione e vettore energetico impiegato, ma anche come distribuzione territoriale, tipologie di infrastrutture di ricarica e abitudini degli utenti.

 

Questa posizione appare in contrasto con la previsione, riportata dal Piano stesso, di un parco circolante di 6,6 milioni di vetture ricaricabili nel 2030: un obiettivo ben lontano dal materializzarsi in assenza di una strategia chiara e di risorse sostanziose.

In particolare, è urgente che venga definita e implementata una strategia sui supporti alla transizione energetica, con un orizzonte temporale di almeno 2-3 anni. Questo permetterebbe a consumatori e imprese di programmare gli acquisti, evitando che nuovi stop & go creino incertezze al mercato.

UNRAE ribadisce, inoltre, la necessità di intervenire sul regime fiscale delle auto aziendali, fermo in Italia agli anni ’90, che penalizza tutte le imprese italiane nel confronto con le concorrenti europee. Fondamentale agire su detraibilità IVA e deducibilità dei costi, modulandole in funzione delle emissioni di CO2, riducendo anche il periodo di ammortamento a 3 anni.

Inflazione: sono tempi di montagne russe

Materie prime: una nuova era?

di Tim Murray, Capital Markets Strategist, Multi-Asset Division, T. Rowe Price

Quest’anno la direzione dell’inflazione non è stata chiara. Mentre i dati di gennaio e marzo hanno implicato sgradite sorprese al rialzo, i risultati di aprile e maggio sono stati più favorevoli. Ciò ha portato molti investitori a chiedersi quale sarà il futuro della politica della Fed e dei tassi d’interesse. L’impennata iniziale dell’inflazione, a seguito della pandemia di Covid, è stata in gran parte guidata dai prezzi dei beni. Nel 2023, questa dinamica si è modificata e l’inflazione dei beni ha subito un brusco rallentamento. L’inflazione dei servizi, invece, è rimasta ostinatamente alta e attualmente sta guidando quasi tutto l’aumento dell’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti.

Quando si ridurrà l’inflazione dei servizi?

L’inflazione dei servizi si suddivide in due grandi categorie: shelter e non-shelter. La prima si è mossa tendenzialmente nella stessa direzione dei prezzi delle case, anche se con un ritardo di 12-18 mesi. Pur rimanendo elevata, l’inflazione shelter tende a diminuire da più di un anno, in linea con l’andamento dei prezzi delle abitazioni di un anno fa. Tuttavia, i prezzi delle case hanno toccato un minimo a maggio 2023 e hanno registrato un incremento nei 12 mesi successivi. Pertanto, riteniamo che l’inflazione shelter sia destinata a salire nei prossimi 12 mesi.

L’inflazione dei servizi non-shelter tende invece a seguire la crescita dei salari, che sta gradualmente rallentando. Consideriamo ragionevole ipotizzare che questa tendenza al ribasso continuerà nel breve e medio termine e che quindi anche l’inflazione dei servizi non-shelter evidenzierà una tendenza al ribasso. A fronte di tutto ciò, ci aspettiamo che l’inflazione complessiva dei servizi registri un movimento laterale, fino a quando i prezzi degli alloggi non inizieranno a rallentare di nuovo.

L’inflazione dei beni rimarrà favorevole?

L’inflazione dei beni può essere influenzata da un’ampia varietà di fattori economici e geopolitici, il che la rende difficile da prevedere. Nell’ultimo anno, i prezzi dei beni hanno registrato un modesto aumento. È possibile che la situazione resti immutata nel breve periodo. Tuttavia, sul più lungo periodo, la deglobalizzazione, la decarbonizzazione e l’intelligenza artificiale potrebbero far crescere la domanda di materie prime chiave, determinando un aumento persistente dell’inflazione dei beni.

In conclusione, possiamo dire che l’inflazione dei servizi rimane elevata ed è improbabile che registri rapidamente una flessione nel corso del prossimo anno. L’inflazione dei beni ha evidenziato un andamento favorevole, ma potrebbe riemergere in qualsiasi momento. Alla luce di questi rischi, deteniamo attualmente posizioni di sovrappeso in asset class che hanno tendenzialmente beneficiato di contesti d’inflazione in crescita.

Allarme di Confindustria: con il green, imprese ko

Automotive: l'Europa ha fatto un disastro

di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria
(dall’intervista a “il Giornale” del 22 luglio 2024)

Fissare un ulteriore obiettivo climatico come il taglio delle emissioni di CO2 del 90% al 2040, non fa altro che penalizzare ulteriormente la competitività dell’industria europea, già impegnata ad affrontare un processo di decarbonizzazione che solo all’Italia costerà circa 1.100 miliardi nei prossimi dieci anni.

Certo, tutti vogliono inquinare di meno, ma eliminare i motori endotermici entro il 2035 significa lasciare senza lavoro centinaia di migliaia di persone nel nostro Paese. Aumentare l’efficienza energetica degli edifici, come ben sappiamo dopo la catastrofe Superbonus, costa tantissimo. E se c’è un argomento su cui Ursula von der Leyen ha glissato è proprio il finanziamento di questo programma: ha vagheggiato un Fondo per la competitività, ma si è ben guardata dal parlare di debito comune (che poi sarebbero comunque più tasse per rifinanziare i bond comunitari) perché la Germania e i suoi alleati non vogliono.

Occorre prima di tutto valutare gli impatti economici e sociali della transizione ecologica per poi fissare obiettivi raggiungibili in tempi adeguati. Scelte ispirate dall’ideologia antindustriale non fanno altro che spingere le imprese a delocalizzare. È un dato di fatto. i Paesi extra-Ue sono più competitivi senza lacci e lacciuoli. Ora serve un cambio di passo introducendo una politica industriale europea di medio periodo, che coniughi lo sviluppo del sistema produttivo con gli obiettivi climatici.

Dobbiamo recuperare terreno nei confronti di alcuni nostri competitor globali e per giocare ad armi pari occorre mettere in campo risorse adeguate a quelle stanziate da giganti come USA e Cina. Ecco perché riteniamo necessario istituire un fondo Ue per supportare gli investimenti delle imprese, e completare l’unione dei mercati dei capitali per indirizzare il risparmio europeo verso il finanziamento delle transizioni.

La congiuntura, infatti, non è semplice. Basti considerare che i certificati verdi ETS in Italia sono soggetti a piena tassazione Iva e che nel 2023 il costo medio della compensazione di una tonnellata di CO2 è stato di 105 euro, ma gli analisti prevedono che l’avvicinarsi del 2040 possano salire verso quota 150 euro. In Italia l’energia costa più che ai nostri competitor. Nel 2023 il prezzo in Francia era inferiore del 15% al nostro, mentre in Germania dell’11%.

Certamente vale la pena di ripensare seriamente al nucleare. Servono azioni che lavorino lungo tre direttrici: decarbonizzazione; competitività dei costi; sicurezza degli approvvigionamenti. In poche parole occorre lavorare sul mix energetico, valorizzando tutte le risorse disponibili. Bene quindi le rinnovabili, ma «dobbiamo puntare anche sul nucleare di ultima generazione, valorizzando tutto il potenziale delle filiera industriale nazionale.

In Italia, abbiamo aziende eccellenti – leader mondiali in questo settore – che sono costrette ad andare all’estero per fare sperimentazione; dobbiamo tenere presente che il nucleare può contribuire alla decarbonizzazione dell’economia europea, garantendone la stabilità e l’indipendenza. Non a caso, abbiamo inserito questa tecnologia nelle nostre proposte alla neo legislatura UE.

Pensieri e Parole/4: la rassegna stampa di Mario Verna

Pensieri e Parole/4: la rassegna stampa di Mario Verna

Quarto appuntamento datato 11 luglio 2024 con “Pensieri e Parole”, la rassegna stampa settimanale, con relativi commenti, del manager automotive Mario Verna.

 

Gli argomenti toccati: mercato Italia, ecobonus, Stellantis tra produzione e feste di compleanno, dazi e Volkswagen.

L’auto in Europa: più green, ma anche con sempre maggiore sicurezza a bordo

L'auto nel quadrimestre: solo il 12% dell'immatricolato è prodotto in Italia

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 
A giugno 2024, il mercato europeo dell’auto inverte nuovamente la tendenza e ritorna ad essere positivo (+3,6%). Nel sesto mese dell’anno, quattro dei cinque major market (incluso UK), realizzano performance positive: cresce a doppia cifra l’Italia (+15,1%), seguita da Germania (+6,1%), Spagna (+2,2%) e Regno Unito (+1,1%). In flessione, invece, la Francia (-4,8%).
Nonostante l’andamento altalenante, il primo semestre dell’anno chiude con segno positivo (+4,4%).

A giugno, la quota di penetrazione delle vetture elettriche pure (BEV), pari al 15,9%, supera ancora una volta la quota delle vetture Diesel (11,1%), come nel mese precedente. In Italia, invece, l’immatricolato Diesel pesa per il 13% delle vendite nel mese, contro l’8,4% delle BEV, quota in netto miglioramento rispetto al 3,6% di maggio grazie all’impatto positivo del nuovo ecobonus.
 
A proposito di ecobonus, si potrebbe valutare di rifinanziare il fondo per le auto elettriche (fascia 0-20 g/km di CO2) andato
esaurito in sole 8 ore, motivo per cui molti utenti potenzialmente interessati non hanno potuto usufruirne.
In generale, considerando il buon tiraggio degli incentivi nelle altre due fasce emissive e tenendo conto del fisiologico calo delle vendite nei mesi estivi, si può ipotizzare che i fondi della fascia 21-60 si esauriscano entro fine anno e quelli della fascia 61-135 forse già nel prossimo autunno.

Nel panorama europeo, accanto al progressivo ampliamento dell’offerta di nuovi modelli di vetture green, stanno aumentando anche le dotazioni di sicurezza delle nuove auto in vendita, grazie all’entrata in vigore, dallo scorso 7 luglio, dei nuovi ADAS, i dispositivi
automatici di assistenza alla guida, previsti dal nuovo regolamento europeo GSR.
 
Si tratta di un significativo miglioramento nella sicurezza della mobilità, consentito dalla continua ricerca di nuove soluzioni da parte dell’industria automotive, per raggiungere l’ambizioso obiettivo di mortalità zero sulle strade europee al 2050.
Foto ufficio stampa Anfia

Dell’Orto e Dumarey Flowmotion Tech: insieme verso la neutralità tecnologica

Dell'Orto e Dumarey Flowmotion Tech: insieme verso la neutralità tecnologica
Dell’Orto Spa e Dumarey Flowmotion Technologies Srl siglano un accordo di partnership per offrire il meglio della tecnologia su sistemi di iniezione moto e ricreazionali. Le competenze di Dell’Orto come integratore di sistemi di iniezione elettronica in questo ambito di mercato, unite alla lunga esperienza negli iniettori di Dumarey Flowmotion, offrono ai costruttori una soluzione efficace per le sfide del futuro.

Il know-how di Dell’Orto nella ricerca, sviluppo e produzione di corpi farfallati, centraline elettroniche, pompe benzina, sensori si combinano sinergicamente con le competenze di Dumarey Flowmotion negli iniettori.

Questa collaborazione offre soluzioni specifiche per il mercato delle due ruote e dei piccoli motori, affidabili e convenienti, dai prototipi fino alla produzione in serie, con sistemi di produzione collaudati ed efficienti.

La partnership consentirà di supportare al meglio i costruttori di tutto il mondo anche nello sviluppo di propulsori per combustibili non-fossili, nel percorso di transizione verso la neutralità carbonica.

Andrea Dell’Orto, vicepresidente di Dell’Orto S.p.A.: “Sono felice di questa nuova collaborazione con Dumarey Flowmotion. Abbiamo da subito condiviso la stessa visione verso un futuro più sostenibile, senza impatti sulle performance. Una partnership sicuramente vincente che sono certo darà grandi risultati”.

Riccardo Toncelli, amministratore delegato di Dumarey Flowmotion Technologies Srl: “In Dumarey, crediamo nella coesistenza di soluzioni tecnologiche diverse per soddisfare vari requisiti di trasporto e impiego. In questa ottica, la collaborazione con Dell’Orto rappresenta per noi un passo importante per essere presenti in un mercato in espansione e nel quale la gamma dei nostri prodotti riuscirà a farsi apprezzare”.

Foto da ufficio stampa DELL’ORTO

Dallo specchietto rotto al finto investimento: le truffe più diffuse

Dallo specchietto rotto al finto investimento: le truffe più diffuse

L’ultima frontiera in tema di frodi agli automobilisti è quella del truffatore-pedone che finge di essere stato investito e chiede al malcapitato guidatore un risarcimento in contanti; secondo l’indagine commissionata da Facile.it con la collaborazione di Consumerismo No Profit a mUp Research e Bilendi, nell’ultimo anno circa 2 milioni di italiani sono stati vittima di un raggiro mentre erano al volante o in fase di parcheggio.

A cadere più spesso in trappola sono i giovani, con una percentuale che supera l’8% tra gli under 35 (a fronte di una media nazionale pari al 5%), mentre a livello territoriale è un fenomeno registrato in misura maggiore nelle regioni del Sud e nelle Isole (7%). E sebbene gli schemi utilizzati dai malfattori siano per lo più noti, nell’ultimo anno circa 880.000 automobilisti vittime di questo tipo di raggiro hanno pagato in contanti il danno millantato dal truffatore.

 

Unica consolazione, se così si può dire, è che nella maggior parte dei casi le somme versate sono state contenute: il 29% ha dato 50 euro, il 31% tra 50 e 100 euro. Solo il l’8% dei truffati ha perso più di 300 euro.

Il finto tamponamento

Analizzando le risposte di chi, nell’ultimo anno, si è trovato di fronte ad un tentativo di truffa emerge che lo schema più utilizzato dai malviventi è quello del finto tamponamento (44% dei rispondenti). La dinamica è sempre la stessa: l’automobilista ignaro, in fase di manovra in un parcheggio, sente un colpo all’auto, causato con arte dal malfattore, che subito dopo raggiunge il guidatore accusandolo di avergli tamponato l’auto e ammaccato la carrozzeria. E per evitare di coinvolgere la compagnia assicurativa, gli propone di saldare in contanti il danno subito. Una modalità che fa vittime, in particolare, tra le donne, dove la
percentuale arriva al 47%, mentre si ferma al 41% tra il campione maschile.


Lo specchietto rotto

Altra truffa particolarmente diffusa è quella dello specchietto rotto (42% dei rispondenti). In questo caso la frode avviene in movimento; la vittima si trova alla guida della propria automobile quando a un certo punto sente un forte rumore, normalmente causato dal lancio di una lattina vuota da parte di un complice del truffatore; pochi secondi dopo l’automobilista viene affiancato da un’altra vettura il cui conducente gli intima di accostare.

Una volta scesi dal veicolo, il truffatore accusa l’automobilista di aver urtato, e rotto, il suo specchietto. Ancora una volta, la proposta del malvivente è di saldare il danno in contanti, senza coinvolgere la compagnia assicurativa, evitando così aumenti sull’RC auto. La truffa dello specchietto rotto, secondo l’indagine, ha particolarmente successo tra gli uomini, dove la percentuale arriva al 48% (rispetto al 35% del campione femminile).

Il finto pedone

Come detto, l’ultima novità in tema di tentativi di truffa ai danni degli automobilisti è quella del pedone investito, che, secondo l’indagine commissionata da Facile.it in collaborazione con Consumerismo No Profit, ha riguardato il 13% degli intervistati. La dinamica è semplice; il malvivente-pedone si butta a terra non appena passa un’automobile fingendo di essere stato investito. Spesso interviene anche un complice che testimonierà di aver assistito al sinistro; sfruttando il senso di colpa dell’automobilista e la paura di possibili conseguenze, i truffatori propongono al guidatore di chiudere un occhio a fronte di un piccolo risarcimento
in contanti. Vittime predilette sono i giovani con età compresa tra i 18 e i 25 anni (15%) che, forse anche per inesperienza, risultano più vulnerabili a situazioni di questo genere.

Più di 1 su 6 paga

La strategia dei truffatori è di chiedere un rimborso in contanti senza fare denuncia né alle autorità né alla compagnia assicurativa, così da evitare un peggioramento della classe di merito del malcapitato automobilista con conseguente aumento del premio RC auto. E nonostante si tratti di trucchi più o meno noti, come detto, tra chi è stato preso di mira dai truffatori nell’ultimo anno circa 880.000 italiani hanno ammesso di essere cascati nel tranello e di aver pagato in contanti il presunto danno.

Gli automobilisti più navigati invece, una volta riconosciuto il tentativo di truffa, o hanno tirato dritto senza fermarsi e dare al truffatore la possibilità di portare a termine il suo piano (24%), oppure si sono fermati e hanno preteso di chiamare le forze dell’ordine (54%). Inutile dire che, al solo sentir parlare di Polizia, il più delle volte i malfattori hanno cambiato improvvisamente idea sulla richiesta di risarcimento.

“Il consiglio per chi si trova in una situazione dubbia è di chiamare le Forze dell’ordine e, in ogni caso, trattandosi di un sinistro stradale è bene compilare il modulo CAI, Constatazione Amichevole di Incidente”. spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it. “Non facciamoci ingolosire dalla possibilità di “trovare un accordo” o saldare il danno senza passare dalla compagnia assicurativa poiché potrebbe trattarsi di una truffa. E in ogni caso va ricordato che, se il sinistro è reale, anche in presenza di una denuncia alla compagnia assicurativa è sempre possibile evitare il peggioramento della classe di merito rimborsando alla compagnia stessa, tramite Consap, il danno causato».

Foto ufficio stampa Facile.it

Ursula-bis con i Verdi per il Governo UE: pugnalati gli elettori, vincono gli interessi

1Tavolo #FORUMAutoMotive: quella barra tenuta sempre dritta

Ursula von der Leyen confermata, seppur con un numero di voti più basso delle attese, alla presidenza della Commissione UE. Così è stato, in barba a quanto indicato dal voto di giugno, ovvero di una decisa sterzata dell’Europa in direzione di pragmatismo, difesa della propria identità e sviluppo.

Invece no, a prevalere sono stati giochi di potere e interessi personali. Bocciati dalle urne, ecco poi rientrare nelle stanze dei bottoni quei Verdi che con la loro ideologia hanno portato l’Unione europea ad affrontare sfide illogiche (gli agricoltori hanno fatto bene a ribellarsi) con il risultato (vedi il settore automotive) di diventare sempre più dipendenti dalle materie prime cinesi e sacrificando, a loro favore, il “know how” delle motorizzazioni endotermiche con il risultato di portare alla chiusura di stabilimenti e lasciare a casa sempre più lavoratori.

Il tutto con il benestare della passata Commissione UE sempre guidata dalla confermata Ursula von der Leyen, la stessa che in campagna elettorale ha cercato sponde da tutte le parti promettendo mari e monti, come la revisione dei piani green legati al mondo automotive, fino a riaccogliere i Verdi e tradire la maggioranza degli elettori europei.

E adesso? Ursula ha detto di voler mantenere la rotta sul Green Deal (in caso contrario i Verdi gliela farebbero pagare) . Già, e le promesse? E gli impegni presi? Lo stesso vale per il presidente del PPE, Manfred Weber, che si era detto pronto a cancellare l’azzeramento delle motorizzazioni endotermiche a favore del “tutto elettrico”. Per ora Weber tace, ma prima o poi dovrà uscire allo scoperto e, secondo logica, scontrarsi con gli alleati Verdi. Lo farà?Personalmente, mi sento tradito per l’ennesima volta. Il buon senso, visto il flop precedente e la situazione in cui si trova l’UE, anzi la “(Dis)Unione europea”, avrebbe dovuto portare automaticamente Ursula & C a salutare tutti e tornare a casa. Da parte italiana, inoltre, la coerenza avrebbe dovuto far salire sull’Aventino chi in Italia dice una cosa e a Bruxelles appoggia il contrario. Ci vuole più coraggio a costo di rompere storiche alleanze. Si annunciano mesi critici e caldissimi.

Campagna “Vacanze Sicure 2024”: allarme pneumatici lisci

Campagna "Vacanze Sicure 2024": allarme pneumatici lisci

L’edizione della campagna “Vacanze Sicure 2024” promossa dalla Polizia di Stato con il sostegno di Assogomma ha visto impegnate su strada decine di pattuglie della Polizia Stradale che nei mesi di maggio e giugno hanno controllato gli pneumatici di quasi 10.000 auto sulle nostre strade. I controlli sono stati preceduti da una formazione specifica sul tema “Pneumatici e sicurezza stradale” che ha coinvolto centinaia di agenti di tutti i Compartimenti d’Italia. Quest’anno i controlli si sono concentrati nelle seguenti regioni Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Umbria, Sardegna e Veneto.

Le pattuglie coinvolte, dotate di opportuna strumentazione, hanno controllato circa 10.000 autoveicoli focalizzando l’attenzione sugli pneumatici, quindi verificando innanzitutto la loro rispondenza alla carta di circolazione e la loro conformità/idoneità al Codice della Strada.

 

Risultati delle non conformità su scala nazionale

Pneumatici lisci: oltre 8 vetture su 100. Pneumatici: circa la metà delle vetture è equipaggiata in estate con pneumatici di tipo invernale ad alte prestazioni per marcia su neve (vedi pittogramma alpino). Pneumatici danneggiati visibilmente: circa 6 vetture su 100. Pneumatici non omogenei: oltre 5 vetture su 100. Pneumatici non conformi: circa 20 vetture su 100. Veicoli con pneumatici non conformi e senza revisione: 27 vetture su 100.


Scopo dell’iniziativa

“Vacanze Sicure” è una campagna storica, un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato per contribuire a migliorare la Sicurezza Stradale.Ben 21
anni fa ci fu la prima edizione con 5.000 controlli sui pneumatici effettuati dalla Polizia Stradale del Compartimento per la Lombardia e sconcertante fu l’evidenza che il 10% del campione presentava pneumatici lisci
. La sorpresa e la preoccupazione fu molta. Tut tavia, bisogna rilevare che in quegli anni la sensibilità sulla sicurezza stradale e sui dispositivi di sicurezza era alquanto limitata se non assente. Infatti, non vi era nemmeno l’obbligo di allacciare le cinture di sicurezza per tutti i passeggeri e comunque era una pratica abbondantemente disattesa. Allora gli pneumatici non avevano alcun tipo di attenzione da parte dell’automobilista e nessuno considerava che questi potessero esercitare un ruolo di sicurezza attiva, cioè prevenire o evitare un incidente stradale, non ridurre gli effetti come nel caso dei dispositivi di sicurezza passiva.

 

A conferma di ciò, un’indagine condotta in quegli anni fra gli automobilisti, evidenziava che gli pneumatici non erano menzionati né tra i dispositivi di sicurezza attiva, né tra quelli di sicurezza passiva. Nel 2018 Assogomma ripeté questa indagine chiedendo nuovamente agli automobilisti quali fossero i più importanti dispositivi di sicurezza delle loro vetture. Questa volta, gli automobilisti risposero mettendo gli pneumatici al secondo posto dopo i freni e prima delle cinture di sicurezza. Un cambio di asintoto che non è avvenuto casualmente ma è frutto di una serie di iniziative ed attività per diffondere la conoscenza dell’importanza dei pneumatici ai fini della sicurezza stradale, ivi compresi i numerosi progetti condivisi con la Polizia di Stato.

Anche il legislatore contribuì notevolmente a radicare questa nuova e positiva sensibilità introducendo con la legge 120 del 2010 sanzioni quintuplicate per la vendita, il montaggio e la detenzione dei più importanti dispositivi di sicurezza che, guarda caso, sono gli stessi indicati dagli automobilisti come fondamentali per la sicurezza stradale: freni, pneumatici e cinture di sicurezza.

Questa legge stabilì anche uno spartiacque per una guida sicura soprattutto in inverno. Infatti, con la stessa gli enti gestori o proprietari delle strade poterono prevedere un obbligo di circolare con gomme invernali o dispositivi di aderenza a bordo durante la stagione fredda chiaramente determinata nel suo periodo di validità.

Questa prescrizione venne accolta con favore dagli automobilisti, il 30%dei quali decise di adottare il doppio treno di gomme riconoscendo l’importanza di sicurezza stradale durante tutto il periodo freddo non solo quando vi è neve al suolo. Questo comportamento virtuoso ebbe come diretta conseguenza il controllo delle gomme due volte l’anno con effetti benefici di sicurezza stradale sia per sé stessi che per la collettività. Fino a qualche anno fa, infatti, si registrò una significativa riduzione di incidenti stradali e morti su strada. Vantaggi anche in campo ambientale con l’ottimizzazione della durata della vita dei pneumatici ed un diretto effetto sul consumo di carburante.

Il trend della gomma liscia
I controlli effettuati dalla Polizia Stradale oltre vent’anni fa, fecero emergere il fenomeno del pneumatico liscio, quotandolo in circa il 10% dei veicoli in circolazione. Questa percentuale si ridusse progressivamente fino a toccare il livello più basso nel 2013 con una percentuale media del 2,7%. In un decennio il fenomeno si era ridotto del 73%, da 10 macchine su 100 si era passati a meno di 3 vetture su 100.

A partire dagli anni successivi questa percentuale di pneumatici lisci ha invertito la tendenza e ormai negli ultimi quattro anni si è attestata attorno al 9%. Siamo praticamente ritornati ai livelli di venti anni fa. Questo cambiamento in negativo si accompagna a un analogo trend riflessivo o comunque stagnante, del numero degli incidenti stradali e dei morti sulle strade.

Le ragioni di questo mutato indirizzo presumibilmente possono essere riferite a un calo di attenzione nei confronti della sicurezza stradale ed in questo senso il recente richiamo del direttore dell’ETSC (European Transport Safety Council), Antonio Avenoso, ai nuovi eurodeputati e Commissari europei ad intervenire con specifici provvedimenti per far sì che le nuove tecnologie presenti sui veicoli di recente generazione siano accompagnate da interventi a favore della manutenzione periodica dei veicoli.

 

 

L’assenza di interventi per favorire la manutenzione dei veicoli e la conseguente perdita di potere di acquisto dei consumatori hanno sicuramente avuto diretti effetti solo sul cambio di autovetture ma anche sul cambio dei pneumatici, facendo esplodere il numero dei veicoli che circola con pneumatici lisci.

Rischio “aquaplaning”
Il dato del 9% di gomme lisce è da considerarsi preoccupante. Una gomma liscia su fondo bagnato allunga lo spazio di frenata e altera il normale comportamento del veicolo. Questo perché in caso di pneumatici lisci gli intagli presenti sul battistrada non riescono a svolgere pienamente la loro funzione ovverosia evacuare l’acqua che si trova sul manto stradale. In caso di profondità di scolpitura del battistrada prossima al limite di usura e di manto stradale allagato si può innescare il fenomeno dell’aquaplaning letteralmente “slittamento sull’acqua”. In tale situazione il veicolo in movimento galleggia su uno strato d’acqua facendo perdere l’aderenza della gomma all’asfalto con conseguente possibile perdita di controllo del veicolo. E’ una situazione di pericolo che può essere la causa o la concausa di incidenti stradali.

Altre non conformità rilevate
Vi è anche un costante invecchiamento del parco circolante: in Italia risultano immatricolate nel 2023 circa 41 milioni vetture, con un’età media di 12 anni e 8 mesi. Il 59% delle vetture in circolazione ha oltre 10 anni di età e quasi il 10% ha più di 30 anni. Anche nelle rilevazioni 2024, i dati hanno dimostrato una correlazione tra l’età dei veicoli e la loro non conformità al Codice della Strada in termini di equipaggiamento non omogeneo o assenza di revisione come pure a danneggiamenti visibili ad occhio nudo.

Oltre 1 vettura su 5 (21,81%) con meno di 10 anni ha problemi alle gomme o non è in regola con la revisione, nei veicoli con oltre 10 anni di età il rapporto sale a 1 vettura su 3 (28,95%). Le non conformità rilevate si riferiscono a pneumatici danneggiati visibilmente che rappresentano il 5,42% del campione nazionale e il numero di pneumatici non omologati che rappresenta il 3,85% dei veicoli controllati. Percentuali apparentemente basse, ma che traguardate sul parco circolante si traducono in milioni di veicoli potenzialmente pericolosi.
Foto da ufficio stampa Assogomma