UIGA: Cesarano ancora presidente, direttivo e programma

UIGA: le 5 finaliste della prima edizione di "Moto Europa 2026"

Gaetano Cesarano è stato rieletto alla presidenza della UIGA, l’Unione Italiana Giornalisti dell’Automotive, l’associazione che riunisce i giornalisti che svolgono una prevalente prestazione professionale specifica nel settore della mobilità. Questi i membri eletti del consiglio direttivo: vicepresidenti Paolo Artemi e Fabrizio Pugliese; segretario Marco Belletti; vicesegretario Paolo Ciccarone; tesoriere Piero Bianco, revisori dei conti Andrea Cauli (presidente), Antonio Colomba e Valter Carasso.


FORUMAutoMotive, nel complimentarsi per la rinnovata fiducia al presidente Cesarano e ai due vicepresidenti, Artemi e Pugliese, saluta gli amici del direttivo e augura buon lavoro a tutti. 

di Gaetano Cesarano, presidente UIGA
 
Sono onorato di essere stato nuovamente scelto per guidare l’UIGA per questi ulteriori quattro anni, che si annunciano importanti per il mondo dell’auto (con molti temi caldi in ballo, come per esempio l’elettrificazione), ma anche per quello del giornalismo di settore, colpito da cambiamenti radicali come del resto l’editoria in generale. Insieme con il nuovo consiglio direttivo, ci impegneremo a intensificare le attività verso la nostra missione e a lavorare in stretta collaborazione con i nostri membri e sostenitori, per raggiungere sia gli obiettivi che ci siamo già dati nel nostro primo incontro, sia quelli che arriveranno nei prossimi mesi.
La nostra strategia per il quadriennio si fonda su due pilastri. Da un lato dare credibilità e autorevolezza all’associazione, con un approccio ben strutturato e trasparente a ogni attività svolta, il tutto basato su fatti concreti e presentando un piano di attuazione dettagliato che mostri come e quando le proposte verranno messe in pratica, con tappe e obiettivi misurabili. Dall’altro aggiornarci costantemente per offrire sempre una comunicazione puntuale e informazioni aggiornate.
Infine, desidero esprimere la mia gratitudine ai componenti del consiglio direttivo uscente per quanto fatto: il loro contributo è stato fondamentale per il successo e la crescita dell’associazione.

Transizione: spingere l’ibrido plug-in come fanno i cinesi

Europa: un fallimento le regolamentazioni degli ultimi 20 anni

di Luca De Meo, CEO di Renault e presidente di ACEA – (dall’intervista al” Corriere della Sera” del 22 luglio 2024)

Quando si è deciso, due anni fa, il ban delle auto endotermiche la posizione della Francia e quella del Gruppo Renault era che il 2035 era troppo presto e che avremmo dovuto puntare piuttosto al 2040. Chiedemmo anche di rispettare il principio della neutralità tecnologica e che per il calcolo delle emissioni di CO2 si considerasse l’intero ciclo di vita dell’auto, dalla culla alla tomba. E non solo la CO2 che esce dal tubo di scappamento.

Su questi tre argomenti non ho cambiato idea. Abbiamo bisogno di un po’ più di flessibilità nel calendario delle scadenze. Ma non va strumentalizzato l’attuale rallentamento del mercato per abbandonare in modo puro e semplice l’obiettivo. Sarebbe un grave errore strategico.

L’industria europea dell’auto ha investito decine di miliardi di euro in questa transizione. Li buttiamo dalla finestra? No. Il potere politico non può cambiare idea in un momento in cui tutti i nostri sforzi si stanno concretizzando con l’arrivo sul mercato di nuovi modelli. Non dobbiamo rifiutare il progresso.

Le società che hanno rifiutato il progresso nel corso della storia hanno sempre perso. E l’elettrificazione delle automobili fa parte del progresso. Le auto di nuova generazione, quelle che regalano un’esperienza completamente diversa grazie a nuove architetture software, con possibilità di fare aggiornamenti da remoto, sono tutte auto elettriche al 100%. La questione è il ritmo. Rispetto ciò che decide il legislatore. Ma passare dal 10% di quota di mercato per i veicoli elettrici al 100% in 12 anni è davvero molto complicato. E non siamo gli unici a dirlo.

Parlate tutti del 2035, ma prima bisogna guardare alle scadenze del 2025 e del 2030. La gran parte dei Paesi finora non ha superato una quota di mercato del 5% con i modelli elettrici, mentre ai produttori si chiede di superare il 20% l’anno prossimo e il mercato europeo in generale è al 15%. L’ecosistema deve andare avanti insieme, tutti insieme. Parlo di questo, quando chiedo flessibilità e agilità.

I cinesi sono in vantaggio, chiaramente. I regolatori, i mercati finanziari e le imprese in Europa devono spingere sul progresso tecnologico. Questa trasformazione è uno sport di squadra: i costruttori hanno bisogno dell’intero ecosistema con loro in questa corsa.

La realtà è che purtroppo le normative europee sull’auto sono state fatte senza un’analisi esaustiva degli impatti. Oggi l’idea di una strategia industriale è più presente: mi dà speranza. Sono un ottimista e un combattente per natura, altrimenti non sarei il capo del Gruppo Renault, ma è chiaro che non possiamo perdere altro tempo.

L’auto elettrica è solo una delle soluzioni. Non dimentichiamo che le norme sulla CO2 riguardano i nuovi modelli, mentre non si considera mai il numero di auto in circolazione. Anche se vendessimo 15 milioni di auto elettriche in dieci anni, il parco auto in Europa sarà comunque di 280 milioni. Serviranno almeno 20 anni per completare la transizione. Avrebbe dunque senso, allo stesso tempo, accelerare la ristrutturazione del parco auto esistente.

Tra gli standard Euro 1 e 6 abbiamo ridotto gli inquinanti del 90% e l’efficienza energetica è notevolmente migliorata. Va quindi reso più semplice per i consumatori rinnovare la propria auto. E dobbiamo valutare cosa fare sui tipi di carburante. Perché nei prossimi 10 anni non ci saranno abbastanza veicoli elettrici per avere un impatto reale sulla decarbonizzazione. È opportuno spingere l’ibrido plug-in, come stanno facendo i cinesi. Alla roulette non puoi puntare tutto su un colore.

I cinesi hanno visto molto presto l’occasione di un salto tecnologico con le auto elettriche, mentre da noi si discuteva ancora di Diesel. Hanno preso una generazione di vantaggio. Ma non dobbiamo politicizzare il tema dei dazi. Per me è una questione tecnica e giuridica. Abbiamo le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio e dobbiamo rispettare il principio di reciprocità. Nei cassetti della Commissione europea ci sono centinaia di dossier commerciali di questo tipo. Il problema è che quando tocca le auto diventa molto visibile.

Ma penso anche che dobbiamo trovare dei compromessi con i cinesi, perché l’industria cinese può portare molto all’industria europea, stimolandola con la concorrenza, e perché porta tecnologia e materie prime.

I politici devono capire che le questioni di strategia industriale vanno oltre il ciclo di un Governo o di un’elezione e impegnano il Paese per dieci o quindici anni. Questa stabilità è essenziale, così come quella degli incentivi all’acquisto, che non possono cambiare da un anno all’altro a seconda dei bilanci. Per fare delle scelte, abbiamo bisogno di visibilità sul futuro.

Veicoli elettrici in estate: i 5 consigli di Geotab per massimizzare l’efficienza

Veicoli elettrici in estate: i 5 consigli di Geotab per massimizzare l’efficienza

L’estate e l’aumento delle temperature possono mettere a dura prova le prestazioni delle batterie elettriche. In qualsiasi momento dell’anno, viaggiare con un veicolo elettrico, specialmente su lunghe distanze, necessita di maggiore pianificazione, considerando che i mezzi a propulsione elettrica offrono un’autonomia inferiore rispetto a quelli con motore a combustione interna e che la ricarica della batteria richiede più tempo di un semplice rifornimento di benzina. In estate, però, è appunto necessario tenere conto di un ulteriore fattore: le temperature esterne elevate, che causano una perdita non solo di prestazioni, ma anche di autonomia.

Con queste premesse, Geotab – leader globale nell’ambito della tecnologia per i veicoli connessi – ha identificato 5 consigli per guidare i veicoli elettrici in maniera efficiente e sicura anche nella stagione più calda, massimizzando l’autonomia delle batterie.

“Nella nostra visione, l’elettrificazione dei trasporti rappresenta una delle strategie fondamentali nella lotta contro il cambiamento climatico: le auto elettriche offrono infatti un’alternativa ecologica ai veicoli tradizionali”, spiega Fabio Maio Sales Manager di Geotab Italia. “In questo periodo di transizione verso un futuro più verde, la nostra azienda vuole dare il proprio contributo impegnandosi a fornire informazioni utili a migliorare l’esperienza di guida e la durata delle batterie, garantendo al contempo il minimo impatto ambientale“.

 

Ricaricare l’auto in maniera intelligente

In estate i veicoli elettrici devono essere ricaricati più lentamente e più frequentemente. Del resto, proprio a causa delle temperature elevate, la potenza massima di ricarica si riduce automaticamente per scongiurare un sovraccarico; per la stessa ragione, anche le funzioni di ricarica rapida dovrebbero essere evitate. Inoltre, la maggior parte delle batterie raggiunge le prestazioni ottimali intorno all’80% della carica, motivo per cui può essere ragionevole non caricare completamente la batteria.

 

Ridurre al minimo i consumi e il carico dell‘auto

Alcune funzioni accessorie dell’auto hanno un impatto negativo sull’autonomia della batteria, soprattutto in estate: ad esempio,l’illuminazione interna e la ricarica del cellulare tramite porta USB dovrebbero essere utilizzate con parsimonia. Inoltre, ogni chilo in più trasportato incide sull’autonomia: i conducenti dovrebbero quindi fare particolare attenzione al carico, eliminando dal bagagliaio quanto non strettamente necessario e portando con sé solo ciò di cui hanno realmente bisogno. Anche scegliere imballaggi più performanti può contribuire ad aumentare l’efficienza del veicolo (e a vivere il viaggio con più leggerezza).

 

Mantenere il veicolo fresco (muovendosi in anticipo)

Tutti conoscono l’insopportabile sensazione di salire su un’auto parcheggiata al sole, dopo qualche ora trascorsa in spiaggia o in città. Una temperatura esterna di 28° può infatti portare l’abitacolo a 42° in soli 20 minuti, e addirittura a 45° se i finestrini sono chiusi. Pertanto, laddove possibile è consigliabile optare per parcheggi sotterranei o in zone ombreggiate. In questo modo, si proteggono sia gli occupanti del veicolo che la batteria, aumentandone l’autonomia e diminuendo l’energia necessaria per il raffreddamento dell’abitacolo. Su questo aspetto, è inoltre importante giocare in anticipo, seguendo le giuste procedure già prima dell’inizio del viaggio: quando la batteria è ancora collegata alla rete elettrica, è consigliabile non accendere l’aria condizionata all’interno dell’auto. In generale, per la salvaguardia della batteria e della sua autonomia, è preferibile non impostare al massimo il climatizzatore e, se possibile, limitarne l’utilizzo durante il viaggio, raffreddando il veicolo in anticipo prima di mettersi in moto.

 

Guidare in maniera fluida

Fermarsi troppo spesso alla stazione di ricarica non è solo fastidioso, ma anche evitabile. Uno stile di guida costante può infatti aumentare significativamente l’autonomia dell’auto elettrica: limitare frenate e inutili accelerazioni renderà l’esperienza di guida più piacevole e diminuirà la necessità di ricaricare la batteria, permettendo così di raggiungere rapidamente la destinazione rendendo il viaggio gradevole e divertente.

 

Utilizzare la tecnologia a proprio vantaggio

Per evitare lunghe attese, è consigliabile installare app di guida che forniscano informazioni sulle stazioni di ricarica e sulla loro disponibilità. Inoltre, anche uno strumento che misuri l’autonomia della batteria in base alla temperatura può aiutare a prevederne gli effetti sulle prestazioni e a pianificare di conseguenza il viaggio. Infatti, l’autonomia indicata per i veicoli elettrici si basa su test standardizzati e deve quindi essere considerata solo come una linea guida, in quanto non tiene conto delle condizioni reali: il dato effettivo può variare a seconda delle condizioni del terreno, del numero di passeggeri, della velocità, del comportamento di guida o della temperatura esterna. I conducenti di auto elettriche devono pertanto tenerne conto, soprattutto in caso di condizioni climatiche estreme come in estate.

Foto di myenergi su Unsplash

Stellantis: l’impegno per l’Italia continua con passione e responsabilità

Stellantis: l'impegno per l'Italia continua con passione e responsabilità

di Carlos Tavares, CEO di Stellantis
(il messaggio del top manager pubblicato da “Il Sole 24 Ore” del 23 luglio 2024)

La mobilità è al crocevia di cambiamenti epocali e il modo di muoversi è sempre più intrecciato alla salute del pianeta. L’Europa ha fissato al 2035 la data entro cui completare la transizione ai veicoli elettrici, in un contesto caratterizzato da bassi tassi di crescita e da alta competitività. Stellantis è oggi uno dei protagonisti globali di questa transizione grazie alla sua dimensione internazionale. Le nostre radici sono in Italia, Stati Uniti e Francia; operiamo in oltre 30 Paesi, in più di 130 mercati.

Questa dimensione contribuisce in modo significativo alla bilancia commerciale italiana: nel 2023, oltre il 63% dei veicoli prodotti negli stabilimenti italiani è stato esportato all’estero. Dalla sua nascita, Stellantis ha investito 2 miliardi di euro all’anno in Italia e ha assegnato ai fornitori italiani commesse per un valore di 3 miliardi di euro. Abbiamo dato una missione a ciascun stabilimento italiano fino al 2030, condividendola con le organizzazioni sindacali.

Mirafiori sta diventando un centro decisionale mondiale grazie ai 240 milioni di euro di investimento e ai nuovi progetti ad alto contenuto ingegneristico: dalla tecnologia delle batterie ai software per la guida autonoma, dal nuovo “grEEn-campus” al polo dell’economia circolare.

L’estensione della produzione della Fiat Panda a Pomigliano fino al 2029, la produzione della 500 ibrida a Mirafiori e i 100 milioni di euro investiti per migliorare l’accessibilità della Fiat 500e con una batteria di nuova generazione sono ulteriori segnali. E ancora: l’Italia è l’unico Paese al mondo in cui Stellantis ha entrambe le piattaforme STLA-Medium (Melfi) e STLA-Large (Cassino) per la produzione di veicoli multienergy di vari segmenti. Infine, in tre anni, Stellantis ha versato 360 milioni di euro in premi ai dipendenti italiani e, con l’obiettivo di preparare il futuro, sta pianificando nuove assunzioni sia a Mirafiori sia ad Atessa, di cui informerà a breve i sindacati.

Purtroppo, la transizione in atto non è esente da impatti. A livello globale, il mercato automobilistico europeo, in calo di circa 4 milioni dal 2017, non recupererà i numeri precedenti al Covid, mentre la concorrenza cinese inizia a essere molto visibile nelle immatricolazioni come conseguenza di ingenti investimenti.

In tutta Europa il settore è in evidente difficoltà: negli ultimi vent’anni i volumi di produzione sono calati molto di più che in Italia: in Germania -26%, nel Regno Unito -44% e Francia -59%. In Italia si è segnato -23%. Più recentemente, un importante player americano ha ammesso le difficoltà dell’elettrificazione.

Ursula von der Leyen, nel suo discorso per la rielezione a presidente della Commissione europea, ha confermato il Green Deal Europeo, evidenziando l’importanza dell’industria automobilistica e la necessità di garantirne la competitività nel mercato globale. In diverse sedi, gli operatori del settore hanno invocato in modo pressoché unanime, da una parte, precise misure per stimolare una domanda molto debole e non in grado di decollare da sola, e dall’altra, precise disposizioni per mitigare i costi delle forniture e dell’energia, cresciuti eccessivamente negli ultimi anni.

E le infrastrutture: è necessario prevedere investimenti per garantire un sistema capillare di ricarica, sicuro e diffuso per supportare il passaggio dei clienti ai BEV.

Queste sono le reali esigenze. Il progetto da parte di costruttori cinesi di venire in Europa non farebbe altro che rafforzare la pressione esistente sull’ecosistema automobilistico, portando necessariamente a ulteriori sforzi. Abbiamo davanti a noi una sfida delicata, e siamo impegnati ad attraversare questo momento storico di grande trasformazione con responsabilità, confrontandoci con la realtà dei fatti.

In Italia, queste considerazioni sono sempre state al centro del dialogo tra noi, le istituzioni e gli stakeholder coinvolti. Riteniamo che questo confronto abbia rafforzato la comprensione reciproca e la capacità di lavorare insieme in modo efficiente, condividendo scelte difficili e soluzioni positive. Stellantis è desiderosa di continuare a lavorare per costruire insieme il futuro ed è pronta a fare la sua parte nell’interesse dei nostri colleghi e delle nostre colleghe, dei nostri clienti, dei nostri partner e della società in generale. Ci auguriamo di continuare a dimostrare il nostro impegno per l’Italia con passione, responsabilità e professionalità.

Prova su strada: Suzuki Swift 1.2 Hybrid Top 4WD

Prova su strada: Suzuki Swift 1.2 Hybrid Top 4WD

(a cura di Safe-Drive)

Questa settimana Safe-Drive ha messo alla prova l’ultima generazione di Suzuki Swift, la quarta. Il motore a benzina da 1.2 cc passa da quattro a tre cilindri e si avvale ancora di un sistema ibrido “leggero” da 12 volt.

Il vantaggio risulta evidente in particolare nei consumi che si attestano attorno ai 5 litri di carburante per 100 km. Sempre molto vantaggiose sia le dimensioni compatte sia la trazione integrale All Grip 4WD.

 

Allarme assicurazioni: 2,8 milioni di veicoli senza polizza nel 2023

Allarme assicurazioni

Nel 2023 2,8 milioni di veicoli sono risultati non assicurati, in crescita sugli anni precedenti e con un’incidenza del 6% sul parco circolante. Il problema è particolarmente diffuso al Sud e nelle Isole, dove l’incidenza supera l’8%. Secondo le stime di Segugio.it l’evasione assicurativa in termini di RC è stata di circa 1 miliardo e 200 milioni di euro in tutta Italia.

 Nel 2023 è nuovamente cresciuto il numero dei veicoli senza assicurazione obbligatoria in Italia. Dopo il periodo di calo registrato tra il 2017 ed il 2021, in cui si è passati da 2,8 a 2,4 milioni di veicoli non assicurati, nel 2023 si è tornati al punto di partenza, con 2,8 milioni, secondo le stime Ania. È cresciuta anche l’incidenza sul parco circolante, pari al 6% nel 2023, ancora però al di sotto del valore rilevato nel 2017.

La diffusione dei veicoli non assicurati non è omogenea sul territorio, in particolare in termini di incidenza sul parco circolante. A fronte di un’incidenza nazionale del 6%, si registra un dato inferiore alla media solo al Nord, con il 4,6%, in linea con la media al Centro e nettamente al di sopra nelle Isole e nel Sud. Nello specifico, l’incidenza è particolarmente alta al Sud, dove raggiunge l’8,6% del parco circolante, con un picco dell’11% in Campania.

Foto di Ian Valerio su Unsplash

Trump o Harris per la Casa Bianca? Ipotesi e stime in campo

Trump o Harris per la Casa Bianca? Ipotesi e stime in campo

di George Brown, Senior US Economist, Schroders

Dopo settimane di speculazioni, il presidente Joe Biden ha annunciato il suo ritiro dalla corsa presidenziale di quest’anno, appoggiando la vicepresidente Kamala Harris come candidato per il Partito democratico. Sebbene la sua nomina non sia ancora stata confermata, le carte in tavola sono tutte a suo favore e sembra la candidata più probabile in base alle quote delle scommesse.

 

L’attenzione si sta ora spostando sul potenziale compagno di corsa di Harris. Tra i candidati più probabili ci sono i governatori degli Stati più combattuti e più repubblicani. Nel frattempo, le probabilità che i Democratici mantengano il controllo della Casa Bianca sono leggermente migliorate, anche perché Harris ha la possibilità di cambiare la narrazione delle elezioni.

In termini di reazione del mercato, nelle ultime settimane abbiamo assistito a un irripidimento delle curve dei rendimenti in seguito all’aumento delle aspettative di una vittoria di Donald Trump. Questo perché una vittoria schiacciante dei repubblicani permetterebbe a Trump di avere mano libera sugli stimoli fiscali. Al contrario, un presidente democratico si troverebbe ad affrontare un governo diviso. È quindi possibile che il recente irripidimento delle curve dei rendimenti si inverta se Harris, o un altro candidato democratico, ridurrà il divario nei sondaggi.

Tuttavia, Donald Trump sembra ancora il vincitore più probabile. Il recente attentato ha dato alla sua campagna un notevole slancio che potrebbe portarlo fino alle elezioni di novembre. Dato il vantaggio di Trump nei sondaggi, abbiamo delineato le nostre aspettative economiche in caso di una sua.

 

Le misure protezionistiche potrebbero comportare rischi inflazionistici

L’asse centrale dell’agenda economica di Trump è il protezionismo. Quando era presidente, ha paventato problemi di sicurezza nazionale per innalzare le tariffe doganali in base ai poteri della cosiddetta Sezione 232. Pechino è stato il bersaglio più colpito, con un dazio medio sulle importazioni dalla Cina che è salito dal 3% a quasi il 20% durante il suo mandato. In caso di rielezione, Trump ha proposto di aumentarle al 60% e di eliminare gradualmente tutte le importazioni di beni essenziali dalla Cina. Inoltre, le importazioni dal resto del mondo sarebbero soggette a una tariffa di base del 10%.

 

Se attuate, queste proposte rappresenterebbero un significativo shock inflazionistico. Tuttavia, sospettiamo che Trump non abbia intenzione di dare pieno seguito a queste proposte, ma di sfruttarle in modo mirato per ottenere concessioni commerciali.

Tre fattori dovrebbero contribuire a smorzare l’impatto inflazionistico delle tariffe. In primo luogo, è probabile che il dollaro si apprezzi, soprattutto nei confronti del renminbi, dato che Pechino probabilmente perseguirà una svalutazione. In secondo luogo, l’ampliamento dei margini di profitto delle imprese dopo la pandemia dovrebbe servire ad assorbire i maggiori costi di importazione. In terzo e ultimo luogo, le merci potrebbero essere indirizzate verso Paesi che hanno condizioni commerciali più favorevoli con gli Stati Uniti, come sembra aver fatto la Cina dall’inizio della guerra commerciale.

 

L’immigrazione potrebbe rivelarsi una sfida maggiore

Questa volta, una stretta sull’immigrazione avrebbe probabilmente effetti più dirompenti rispetto al precedente mandato di Trump alla Casa Bianca. La crescita dei posti di lavoro negli ultimi anni è stata quasi interamente guidata da lavoratori nati all’estero. La diminuzione dell’immigrazione potrebbe quindi esacerbare la scarsità di lavoratori, in particolare in settori fortemente dipendenti dalla manodopera straniera come l’agricoltura e l’edilizia. Questo potrebbe portare a una ripresa della crescita dei salari che alimenterebbe ulteriormente le pressioni inflazionistiche.

Di per sé, l’aumento dell’inflazione e la minore creazione di posti di lavoro costituirebbero un vento contrario per l’economia. Tuttavia, ci aspettiamo che ciò sia più che compensato da varie politiche di promozione della crescita. Tra queste, la più importante sarà la promessa di Trump di estendere le disposizioni del Tax Cuts and Jobs Act (TCJA) del 2017 che scadranno l’anno prossimo.

La crescita dovrebbe essere sostenuta anche dal programma di deregolamentazione di Trump. Uno dei maggiori beneficiari sarebbe il settore energetico. Trump si è impegnato a porre fine ai ritardi nei permessi federali di trivellazione e nei contratti di locazione, a rimuovere i limiti alle esportazioni di gas naturale e a ritirare le norme sulle emissioni delle automobili che entreranno in vigore nel 2032.

La vittoria di Trump potrebbe portare a una crescita più forte e un’inflazione più elevata

Se Trump dovesse vincere le elezioni, ci aspettiamo che la crescita degli Stati Uniti sarà più forte e l’inflazione più solida. Tuttavia, la campagna elettorale di Trump è stata poco dettagliata ed è quindi difficile fare ipotesi sulla politica economica.

Siamo certi che la maggior parte dell’impatto macroeconomico non si farà sentire prima del 2026. Non solo per il tempo necessario a legiferare e ad attuare il suo programma, ma anche per i ritardi associati al meccanismo di trasmissione della politica che, alla fine, si ripercuoterà sull’attività e sui prezzi.

In termini di crescita, la nostra analisi suggerisce che l’economia statunitense si espanderebbe del 2,2% nel 2025 sotto una seconda presidenza Trump. Accelererebbe poi al 2,7% nel 2026 con l’avvio delle politiche di promozione della crescita dell’amministrazione, prima di rallentare al 2,3% nel 2027 con l’aumento dell’inflazione che peserà sulla spesa dei consumatori.

Foto da ufficio stampa Schroders

Automotive World edizione 8: disse il ministro Giancarlo Giorgetti

Automotive World edizione 8: disse il ministro Giancarlo Giorgetti

Con Massimo Ghenzer, presidente di Aretè, torniamo a commentare le frasi più a effetto in tema di automotive pronunciate da manager, imprenditori e politici.

 Automotive World è una iniziativa del magazine “Auto”, diretto da Andrea Brambilla, alla sua ottava edizione. E questa è la terza di 5 puntate. Ma ecco le parole di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, sulle quali io e il presidente Ghenzer ci siamo concentrati:

“I target della elettrificazione a 2035 non stanno avendo effetti risolutivi né su domanda né sull’offerta di veicoli elettrici, con il rischio di rallentare gli investimenti del settore nel suo complesso”.

Digital e AI strategiche per la crescita: più investimenti e più competenze per essere competitivi

Digital e AI strategiche per la crescita: più investimenti e più competenze per essere competitivi

“Viviamo un contesto che ci pone una serie di sfide di eccezionale complessità: tra le partite più importanti c’è quella della transizione digitale e tecnologica. Il potenziale della trasformazione digitale, trainata dall’intelligenza artificiale e dall’ecosistema delle altre tecnologie, infatti, può accrescere la competitività in tutti i settori, favorendo la crescita dell’Italia e uno sviluppo più inclusivo a livello globale”. Lo ha dichiarato Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Italia, intervenendo alla Camera dei Deputati nel corso dell’evento “La transizione digitale fra tecnologia, economia e demografia verso un nuovo ecosistema finanziario”.

Secondo il report “B7 Flash” di Deloitte e Confindustria, pubblicato in occasione della Ministeriale “Industria, Tecnologia e Digitale del G7”, la digitalizzazione indotta dalle nuove tecnologie è un fattore sempre più strategico, essenziale in ogni settore. Nel 2022, in Europa il 69% delle aziende manifatturiere ha adottato tecnologie digitali avanzate e il dato sale al 98% nella media dei 4 principali economie del G7 Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti.

 

Nel 2023, le aziende digitalmente più evolute hanno registrato un EBIT maggiore del 6% rispetto a quelle meno mature. Il dato evidenzia la centralità di tali investimenti per produttività e crescita. Inoltre, si prevede che gli investimenti globali per la trasformazione digitale raggiungeranno i 3.400 miliardi di dollari nel 2026 e il mercato dell’AI raggiungerà i 373 miliardi di dollari nel 2024, che diventeranno 946 miliardi di dollari entro il 2030.

“L’intelligenza artificiale”, ha detto Pompei, “si distingue e si distinguerà sempre più come il principale catalizzatore della trasformazione della nostra era, detenendo un enorme potenziale per incrementare produttività, competitività e crescita. È la tecnologia che, nei prossimi anni, più di tutte consentirà l’efficientamento della produzione, dell’utilizzo di risorse e la riduzione dei costi, grazie all’automazione e al supporto decisionale derivante da analisi accurate e tempestive di grandi quantità di dati. L’intelligenza artificiale generativa, poi, potrà offrire soluzioni per affrontare le sfide poste da una popolazione in calo e in continuo invecchiamento, aspetto particolarmente rilevante nel nostro Paese”.

Secondo i dati dell’Osservatorio sulle prospettive delle PMI in Italia di Deloitte Private, la business solution dedicata al mondo private, l’importanza del processo di trasformazione digitale per le aziende del Made in Italy è crescente. Così, secondo il 71% delle aziende intervistate da Deloitte, la tecnologia può aumentare la competitività e aprire a opportunità di business al di là del settore in cui già si opera e già più della metà degli intervistati (56%) si dichiara impegnato a ripensare le proprie politiche di innovazione per garantire la transizione digitale nei prossimi 5 anni.

Per stare al passo con la competizione globale, secondo il Ceo di Deloitte, bisogna accelerare anche sulle competenze digitali e tecnologiche: “In un contesto in continua evoluzione, è fondamentale investire nello sviluppo di competenze. Nell’ambito di Impact For Italy, il programma strategico di Deloitte che vuole contribuire allo sviluppo dell’Italia del futuro, abbiamo dato vita all’Osservatorio STEM promosso da Fondazione Deloitte e dal Programma di Politiche Pubbliche di Deloitte. Dal nostro Osservatorio emerge chiaramente che se, da un lato, le competenze STEM sono sempre più importanti, dall’altro, in Italia gli iscritti a corsi di laurea scientifico-tecnologiche non crescono: in dieci anni la percentuale di immatricolati STEM è salita solo di un punto percentuale. E il gender gap non si è ancora chiuso: sul totale degli iscritti a percorsi d’istruzione terziaria in ambito STEM le donne sono solo il 10% della popolazione studentesca», commenta Pompei.


“In questo quadro, invertire la rotta non solo è doveroso, ma è anche possibile, intervenendo su tre leve di azione: universalizzare le STEM; intervenire sulle barriere socio-economiche e di genere che ostacolano un equo accesso a queste discipline; investire sulla formazione continua”, conclude Pompei, sottolineando l’importanza delle competenze STEM in un mondo in cui la corsa tecnologica è sempre più decisiva nel ridisegnare lo scenario economico e sociale.

Volkswagen GTI: la gamma sportiva tedesca regina al GTI Fan Fest 2024

Volkswagen GTI: la gamma sportiva tedesca regina al GTI Fan Fest 2024

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

Appuntamento nel week-end 26-28 luglio a Wolfsburg

 Come ogni anno in estate arriva il momento più atteso per i tanti appassionati delle Volkswagen GTI con l’evento-raduno che celebra il mito della gamma sportiva tedesca, diventata un’icona nel quasi mezzo secolo attraversato dalla Golf GTI modello che fece il suo debutto per la prima volta nel settembre 1975.

Il GTI Fan Fest 2024, la grande festa che rende omaggio alle Volkswagen GTI è in programma per il week-end, da venerdì 26 a domenica 28 luglio, a Wolfsburg, presso l’area della Volkswagen Arena, che accoglierà fan delle versioni GTI, con quelle tre lettere che sono diventate simbolo identitario attorno al quale si è creata e sviluppata la comunità di appassionati dell’animo più sportivo, dinamico e orientato alle prestazioni del costruttore tedesco.

Al GTI Fan Fest 2024, dove parteciperanno oltre 700 proprietari provenienti da diversi Paesi, verranno presentate le ultime novità della gamma GTI, con la tre giorni di Wolfsburg che sarà animata da spettacoli, musica e raduni dei club.

 

Cinquant’anni di GTI con proiezione al futuro

Ci sarà ovviamente spazio per la storia delle GTI che ha attraverso gli ultimi cinquant’anni del settore auto, con l’esposizione delle Golf GTI di tutte le otto generazioni della best-seller Volkswagen prodotte fin qui. A loro fianco ci saranno anche le versioni GTI di Lupo, Polo e Up!. Sguardo alla gloriosa tradizione, ma anche al presente e al futuro elettrico con le varianti GTX dei modelli a batteria ID. e l’anteprima della Volkswagen ID.GTI Concept.

 

Tuning, show car e parata

Altra grande attrazione della GTI Fan Fest 2024 sarà quella relativa al mondo del tuning e della personalizzazione con la presentazione del “Thunder Bunny” realizzato dall’influencer Jean Pierre Kraemer, alias JP Performance, di speciali show car Volkswagen e creazioni esclusive di Volkswagen Performance. Oltre agli spettacolari food truck e ad una speciale personalizzazione GTI di sneaker, uno degli eventi clou della manifestazione sarà la parata, in programma domenica pomeriggio, alla quale parteciperanno circa 200 modelli GTI e R.

Foto logo ufficiale manifestazione