Tra gli ospiti dell’evento The Urban Mobility Council, organizzato dal gruppo Unipol che si è tenuto lo scorso 8 Luglio presso la Triennale di Milano, presente anche Geronimo La Russa, presidente dell’Automobile Club di Milano: “L’auto elettrica potrà contribuire a salvare il mondo, ma tutti noi vogliamo vivere in un mondo sano; quindi, bisogna andare verso la neutralità tecnologica, questo è sicuro. Ma non ci devono essere preclusioni verso un sistema piuttosto che un altro“. Guarda e ascolta l’intervista completa realizzata da Paolo Artemi.
Rapporto T&E sulle auto aziendali: Italia indietro sull’elettrificazione, vendono di più le ibride
Nel 2023, la penetrazione delle BEV nelle flotte aziendali in Italia è diminuita (-3,5%), a differenza di tutti gli altri Paesi dell’UE-27 (a eccezione di Malta). Nonostante quello italiano sia il terzo mercato automobilistico in Europa, esso ha uno dei tassi più bassi di adozione delle auto elettriche nel segmento delle auto aziendali (4,9%).
In Italia crescono le immatricolazioni di auto aziendali, ma non sono full electric. Un problema non da poco se si considera che nel nostro Paese il 44% delle auto nuove nel 2023 sono state immatricolate dalle aziende e che questa quota è in crescita, perché nel 2020 le auto aziendali erano il 36% delle immatricolazioni. Inoltre, questi veicoli percorrono in media il doppio dei chilometri rispetto alle auto private e l’anno scorso hanno rappresentato il 61% di tutte le emissioni del nuovo immatricolato in Italia. A fronte di un mercato in crescita, tuttavia, come mostra una ricerca diffusa da Transport & Environment (T&E), la principale organizzazione ambientalista indipendente europea in materia di trasporti, questo segmento del mercato automobilistico non è all’avanguardia nell’adozione di veicoli full electric (BEV).
Per le flotte la scelta va a SUV e PHEV
Lo studio rileva inoltre che lo scorso anno le aziende hanno immatricolato un numero di SUV di grandi dimensioni (auto dei segmenti D, E, F e G) quasi triplo rispetto alle famiglie (16% delle nuove immatricolazioni contro il 6%). Di conseguenza, il parco auto aziendale, in Italia, ha un’intensità di CO2 molto più elevata rispetto a quello privato. Non solo: l’anno scorso, le aziende italiane, per ridurre le loro emissioni, hanno immatricolato più PHEV (plug in hybrid) che BEV: il 70% delle vendite di auto equipaggiate con questa tecnologia, infatti, è assorbito dal canale aziendale. Ma si tratta di veicoli ben lontani, in termini di emissioni, da quanto dichiarato in fase di immatricolazione. Anche report di fonti istituzionali hanno certificato valori emissivi assimilabili a quelli delle auto a benzina.
Boraschi (T&E): “Serve un cambio di direzione”
“Il mercato automobilistico italiano funziona al contrario. Le grandi aziende, che pure dispongono di maggiori risorse finanziarie e potrebbero guidare la transizione, non immatricolano abbastanza auto elettriche. Danno invece la priorità a giganteschi SUV e a inquinanti auto ibride plug-in. C’è bisogno di un cambio netto di direzione, così si rischia di bloccare l’elettrificazione del trasporto su strada nel Paese”, spiega Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia.
Un potenziale volano per la transizione “green” delle Case europee
Secondo lo studio, le auto aziendali potrebbero rappresentare un fondamentale volano per sostenere la transizione industriale verde delle case automobilistiche europee. Il canale delle auto aziendali rappresenta la netta maggioranza delle vendite per cinque delle principali Case automobilistiche europee (Volvo, Volkswagen, BMW, Stellantis e Mercedes-Benz). Il 67% delle vendite di Stellantis, nell’UE, è costituito da auto aziendali. In media, le vendite delle |Case automobilistiche non europee sono destinate al segmento aziendale solo per il 49%. Le aziende hanno una maggiore tendenza ad acquistare auto europee anche quando la scelta è indirizzata alle BEV: il 76% delle auto a zero emissioni, nel canale aziendale, è venduto da produttori europei. Accelerare l’elettrificazione delle flotte aziendali sarà più vantaggioso per le case automobilistiche europee che per i loro concorrenti, spiega T&E.
“Puntare sulle auto aziendali per rimanere competitivi”
“Se l’UE e l’Italia vogliono rimanere competitive nella corsa globale ai veicoli elettrici, devono trovare nuovi modi per incrementare la diffusione di queste auto. Il canale delle auto aziendali è in tal senso perfetto: una sua rapida elettrificazione ridurrebbe i rischi di investimento per l’industria europea, garantendo maggiore prospettiva di mercato. Un regolamento per sostenere l’elettrificazione delle auto aziendali sarebbe una misura positiva per il clima, l’industria europea e le aziende stesse”, conclude Andrea Boraschi.
“Si fissino subito obiettivi di elettrificazione 100% per le flotte entro il 2030”
L’Europa, con l’apertura della consultazione pubblica sulla decarbonizzazione delle flotte aziendali, ha un’importante opportunità legislativa per correggere lo squilibrio nell’adozione dei veicoli elettrici nel canale aziendale. T&E invita la nuova Commissione Europea, nei primi 100 giorni del suo mandato, a fissare obiettivi di elettrificazione al 100% per le grandi flotte e le società di leasing entro il 2030.
In Italia ci vuole la riforma delle tassazione
In Italia una riforma della tassazione delle auto aziendali è necessaria e ancor più urgente. T&E chiede una rimodulazione del sistema fiscale, che introduca maggiore premialità per le auto a zero emissioni e vada riducendo progressivamente il vantaggio fiscale, sul nuovo immatricolato, per le auto endotermiche e ibride. Ciò potrebbe avvenire principalmente attraverso la revisione di alcune leve fiscali: sui benefit-in-kind, sulla deducibilità del costo dei veicoli e sull’IVA; nonché attraverso una riforma generale dei costi di immatricolazione.
Foto ufficio stampa T&E
Libertà di movimento, Savaresi: “No, l’auto elettrica non salverà il mondo”
Tra gli ospiti dell’evento The Urban Mobility Council, organizzato dal gruppo Unipol che si è tenuto lo scorso 8 Luglio presso la Triennale di Milano, presente anche Sergio Savaresi, direttore del dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano e membro del Comitato di Indirizzo del The Urban Mobility Council: “No, l’auto elettrica di per sé non salverà il mondo, è un obiettivo interessante, probabilmente tra un po’ di anni dobbiamo andare verso l’elettrico, ma dobbiamo renderci conto che c’è una transizione lunga e soprattutto mi piace ricordare che l’auto elettrica deve accompagnarsi a un cambio di modello di mobilità“. Guarda e ascolta l’intervista completa realizzata da Paolo Artemi.
No allo stop dei motori endotermici: l’industria italiana dirà questo
di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria
Sul tema del 2035, la data fissata dall’Unione europea per lo stop al motore endotermico, noi faremo una battaglia. La scadenza deve essere spostata perchè non esiste in nessun posto al mondo che le tecnologie si superano abolendole. Le tempistiche giuste devono avere il proprio corso. Noi non siamo contrari alle
auto elettriche. Bisogna però tenere ben presente che ci sono tre questioni: i costi dell’elettrico sono più alti, le infrastrutture e il fatto che le persone se le possano permettere.
Il 2035 non può essere l’anno dello stop all’endotermico e l’industria italiana dirà questo. Non diciamo no all’elettrico, tutte le tecnologie vanno benissimo, ma dobbiamo vedere il censimento del parco auto Paese per Paese.
Foto da ufficio stampa Confindustria
Basta plug-in
di Giuseppe Guzzardi, direttore di “Flotte&Finanza”
Mettiamola in questi termini: il plug-in è un sistema balordo. Balordo perché richiede dalle 6 alle 8 ore per ricaricare una batteria che bene che vada garantisce massimo 60-70 km (in genere 50). Quindi se non abitate in una villetta elettroautonoma a 25 km dall’ufficio, o anche a 40 purché in ufficio ci sia una colonnina disponibile, serve a poco.
Sapete cosa succede? Be’, se avete una plug-in, lo sapete bene, non fate gli gnorri. Succede che aldiavololaricaricavadoabenzina. Già, proprio così. Dubbi? Giriamoli alle società di noleggio a lungo termine, che non esitano a proporre urbi et orbi veicoli con questa tecnologia ai fleet manager e adesso anche ai privati.
Perché proprio a loro? Perché con i dati veicolari di cui dispongono sono in grado di calcolare, data una percorrenza chilometrica, quanto viene effettivamente percorso in elettrico e quanto in endotermico. Se qualcuno riesce a dimostrare un impiego della batteria congruo, comparabile con le stime di computo di consumo grazie alle quali le plug-in sono considerate valide in termini di emissioni carboniche, bene, faremo pubblica ammenda. Altrimenti…
Lo faremmo volentieri noi, questo calcolo algebrico, ma non disponiamo di dati pertinenti, costruttori e flotte si guardano bene dal fornirli (e qui si potrebbe aprire una polemica secolare sulla proprietà del metadato, ma quella è un’altra storia). Ci appelliamo a chi questi dati li ha. Un po’ per sfatare falsi miti, un po’ perché queste automobili fanno più male che bene, un po’ per suggerire al legislatore di levare gli ecoincentivi a questi modelli, un po’, un po’ tanto, in nome di tutti quegli utenti presi per i fondelli con una tecnologia più dettata dal marketing che dalla logica. Saluti.
Mobilità connessa: Brembo nel capitale di Spoke Safety
Brembo, leader globale nei sistemi frenanti, investe in soluzioni avanzate di mobilità connessa, entrando nel capitale di Spoke Safety, startup statunitense specializzata nello sviluppo di tecnologie di comunicazione digitale tra i veicoli e l’ecosistema stradale. Grazie all’investimento, Brembo prosegue nel suo percorso di rafforzamento delle competenze in ambito software e connettività cloud per l’innovazione digitale delle proprie soluzioni. In particolare, l’obiettivo è favorire la comunicazione dei sistemi frenanti con gli altri elementi connessi dell’ambiente circostante.
“L’investimento in Spoke Safety è per noi un ulteriore passo verso l’innovazione dei nostri sistemi frenanti in chiave digitale”, ha dichiarato Daniele Schillaci, amministratore delegato di Brembo. “La nostra visione per il prossimo futuro è far dialogare e interagire il sistema frenante non solo con il veicolo su cui è equipaggiato, ma con tutto l’ecosistema stradale, inclusi gli altri veicoli, le infrastrutture e le reti di comunicazione, a vantaggio di una migliore esperienza di guida e della sicurezza”.
Brembo ha già avviato un progetto di ricerca con Spoke Safety. La collaborazione è iniziata grazie al Brembo Inspiration Lab in Silicon Valley, che ha tra i suoi obiettivi proprio la ricerca di realtà innovative che possano contribuire all’evoluzione di Brembo incentrata sul software e l’intelligenza artificiale. Spoke Safety è stata fondata a Denver in Colorado nel 2020.
Le sue soluzioni sono basate sulla tecnologia Vehicle-to-Everything (V2X), un sistema di comunicazione che connette in tempo reale i veicoli con altri veicoli, con gli utenti della strada, ciclisti inclusi, e con le infrastrutture della smart city, come ad esempio i semafori, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza di guida e favorire una maggiore sicurezza stradale.
Spoke Safety si aggiunge quindi al portafoglio di Brembo Ventures, l’unità di venture capital dell’azienda che investe a livello globale nelle migliori startup tecnologiche per sostenere l’innovazione di Brembo e accelerare lo sviluppo di nuove soluzioni per la mobilità di domani.
Foto da ufficio stampa BREMBO
Libertà di movimento, Carrea: “Difficilmente gli italiani si priveranno dell’auto privata”
Tra gli ospiti dell’evento The Urban Mobility Council, organizzato dal gruppo Unipol che si è tenuto lo scorso 8 Luglio presso la Triennale di Milano, presente anche Paola Carrea, direttore generale UnipolTech: “È chiaro che qualcosa dobbiamo cambiare. Noi come Gruppo Unipol stiamo pensando a nuovi paradigmi di mobilità. In Italia ci sono due cose a cui si tiene molto; una è la casa e l’altra l’automobile. Quindi immaginare che si rinunci all’auto privata non lo vedo, dal mio osservatorio, una cosa veramente di breve termine. Anche per quella che è la topologia dell’Italia”. Guarda e ascolta l’intervista completa realizzata da Paolo Artemi.
Banca Ifis e SACE: focus su export e transizione green
Foto: Andrea Berna, responsabile Commercial Banking di Banca Ifis
Banca Ifis ha siglato con SACE due nuove convenzioni per ampliare la gamma di strumenti a sostegno delle imprese italiane. In particolare, l’accordo riguarda la “Garanzia Green”, soluzione pensata per sostenere il finanziamento di progetti per la transizione ambientale e la “Garanzia Futuro”, destinata al sostegno di operazioni di rilevanza strategica per l’internazionalizzazione delle imprese, l’innovazione tecnologica e digitale, lo sviluppo delle filiere strategiche del Paese e gli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno.
Nel dettaglio, attraverso la “Garanzia Futuro” di SACE, Banca Ifis rafforza il proprio sostegno alle imprese italiane che intendono investire in innovazione digitale e tecnologica per abbracciare le sfide dei mercati globali. La soluzione si rivolge a finanziamenti, erogati a condizioni di mercato, di importo compreso tra i 50mila e i 50 milioni di euro, con durata minima di 2 anni. Su questi, SACE riconosce una copertura del 70%.
Tramite la “Garanzia Green”, invece, Banca Ifis amplia le soluzioni pensate per le imprese in cerca di finanziamenti per progetti volti ad agevolare il passaggio a un’economia a minor impatto ambientale, integrando la tecnologia per ridurre le emissioni nella produzione di beni e servizi. Lo strumento è relativo a finanziamenti di medio-lungo termine e destinato a società con sede in Italia che abbiano un fatturato non superiore ai 500 milioni di euro. Queste possono avere accesso a finanziamenti a condizioni di mercato per importo compreso tra i 50mila euro e i 50 milioni di euro, con durata minima di 2 anni e una copertura di SACE dell’80%.
“Questo doppio accordo con SACE amplia la gamma di strumenti a disposizione della nostra rete commerciale per supportare le imprese. Si tratta di soluzioni che rafforzano due pilastri della nostra strategia: la transizione sostenibile e l’innovazione tecnologica. Siamo convinti che questi due prodotti, uniti a quelli già in essere nel campo del sostegno al circolante tramite il factoring e di supporto agli investimenti tramite leasing e noleggio, ci consentiranno di consolidare il nostro ruolo di riferimento per tutte quelle imprese italiane che vogliono mantenersi competitive con investimenti di lungo periodo”, dichiara Andrea Berna, responsabile Commercial Banking di Banca Ifis.
“L’adesione di Banca Ifis alle nostre convenzioni Green e Futuro testimonia l’importanza delle partnership con i principali attori del Sistema Paese, grazie ai quali rafforziamo il nostro ruolo di sostegno alla digitalizzazione e alla transizione ecologica delle imprese italiane, soprattutto PMI, pilastro del nostro piano industriale INSIEME 2025”, afferma Daniela Cataudella, Head of Dynamic Business Solutions SACE.
Autosped G e il biodiesel HVO: 20mila tonnellate di CO2 risparmiate in un anno
Foto: Luca Giorgi, amministratore delegato del Gruppo Autosped G
IAutosped G, gruppo industriale controllato dalla famiglia Gavio attraverso la Holding Aurelia, attivo nei settori dei trasporti, logistica, costruzione veicoli, industria conserviera, si affida al biodiesel HVO per gli oltre 1.600 mezzi della propria flotta. Consapevole dell’importanza di adottare soluzioni innovative per combattere il cambiamento climatico, il Gruppo ha introdotto nell’ultimo anno l’uso del biocarburante avanzato HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) in tutti i mezzi Diesel di ultima generazione, con l’obiettivo di ridurre le emissioni.
Grazie all’impiego dell’HVO si stima che il Gruppo abbia risparmiato nell’ultimo anno circa 20mila tonnellate di emissioni di CO2. L‘HVO, infatti, ottenuto tramite un processo di idrogenazione di oli vegetali, grassi animali e materiale di scarto di origine vegetale, permette una riduzione delle emissioni di CO₂ fino al 90%.
Luca Giorgi, amministratore delegato del Gruppo Autosped G, ha commentato: “Siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo nei confronti dell’ambiente e delle generazioni future. L’utilizzo dell’HVO nella nostra flotta è una dimostrazione tangibile dell’impegno per ridurre le emissioni e adottare pratiche commerciali più sostenibili. Si tratta di un ulteriore passo nel percorso iniziato due anni fa con il primo Rapporto di sostenibilità che rendiconta tutte le politiche adottate dal gruppo Autosped G nel sociale e verso l’ambiente”.
A partire dal 2023, più del 95% della flotta è in grado di utilizzare il carburante HVO. Dall’inizio del progetto sono stati consumati 9,3 milioni di litri di HVO per circa 31,4 milioni di chilometri percorsi. Considerando una riduzione delle emissioni di CO2 pari a circa il 90%, sono state risparmiate in un anno circa 19.600 tonnellate di emissioni di CO2 (dati a marzo 2024).
Leader del settore trasporti e logistica, il Gruppo è da anni impegnato sul fronte della sostenibilità ambientale e sociale, attraverso molteplici iniziative, tra cui progetti di formazione per i conducenti sulle pratiche di guida eco-sostenibili e l’adozione di software che monitorano lo stile di guida degli autisti al fine di consigliare i miglioramenti necessari per la riduzione dei consumi.
Libertà di movimento, Fontana: “Si rischiano scelte assolutamente inaccettabili”
Tra gli ospiti dell’evento The Urban Mobility Council, organizzato dal gruppo Unipol che si è tenuto lo scorso 8 Luglio presso la Triennale di Milano, presente anche Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia: “Se le nuove regole europee non verranno riviste, non verranno riparametrate al buon senso e alle necessità dei cittadini, si rischia veramente di fare delle scelte che siano assolutamente inaccettabili. Speriamo che la risposta delle urne, ma soprattutto la dimostrazione che i cittadini europei hanno dato nel non voler accettare certe norme eccessivamente stringenti, facciano riflettere chi prenderà il governo dell’Europa». Guarda e ascolta l’intervista completa realizzata da Paolo Artemi.










