1000 Miglia 2024: ancora una volta rivive la passione più genuina

1000 Miglia 2024: ancora una volta rivive la passione più genuina

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

Dopo i 2.200 chilometri che si sviluppano nel classico tracciato da Brescia a Roma e ritorno in senso antiorario, ricalcando le orme delle prime edizioni, la 1000 Miglia 2024 si è conclusa con una grande partecipazione di pubblico e tenendo fede alle aspettative dei tanti appassionati che ogni anno vivono con grande trasporto la rievocazione storica di quella che a viene definita “la Corsa più bella del mondo”.

Sono stati 421 gli equipaggi che quest’anno hanno preso parte alla 1000 Miglia, avventurandosi nella suggestiva competizione a bordo delle loro auto d’epoca costruite fra il 1927 e il 1957. Una carrellata di intramontabili gioielli dell’automobilismo storico che hanno dato vita a quattro giorni, dall’11 al 15 giugno, emozionanti suggellati dai traguardi di tappa che sono stati ospitati dalle città di Torino (per la prima nella sua storia), Viareggio, Roma e San Lazzaro di Savena (Bologna), prima del ritorno a Brescia con l’ultima passerella dalla pedana di Viale Venezia.

 

Il trionfo, il quarto di fila, di Vesco e Salvinelli

A vincere la 1000 Miglia 2024 sono stati, ancora una volta, Andrea Vesco e Fabio Salvinelli che a bordo della loro Alfa Romeo 6C 1750 SS Spider Zagato del 1929 si sono laureati campioni per la quarta volta consecutiva, sigillando un primato che sarà difficile da eguagliare in futuro. In realtà per Vesco si tratta della quinta vittoria di fila (su sette totali), avendo trionfato anche nel 2020 in coppia col padre.

Una vittoria quella di Vesco-Salvinelli che si è delineata sin dal primo blocco di prove del Castello di Brescia. Più combattuta la lotta alle loro spalle, con il secondo posto conquistato da Gianmario Fontanella e Anna Maria Covelli  su Lancia Lambda Casaro VII Serie del 1927, mentre sul terzo gradino del podio sono saliti Alberto Aliverti e Stefano Valenti, anche loro in gara con un’Alfa Romeo 6C del 1929. 

Il Ferrari Tribute è stato vinto da Frank Binder e Giordano Mozzi su una 296 GTS, seguiti da Celestino e Antonio Sangiovanni su una 812 GTS. Terzo posto per Gianluigi e Federico Smussi su una F355 GTS del 1996.

Nella 1000 Miglia Green ad aggiudicarsi il primato sono stati Mirco Magni e Alessandro Ferruta con una Polestar 2, mentre la 1000 Miglia Experience ha visto trionfare Ismaele e Marco Luigi Ghilardelli su una Mercedes-AMG GT C.

Parola al “Terzetto”: elettrico che soffre, svolta UE, incentivi e dazi anti-Cina

Parola al "Terzetto": elettrico che soffre, svolta UE, incentivi e dazi anti-Cina

Il “Terzetto” di opinionisti (Pierluigi Bonora, Pier Luigi del Viscovo e Andrea Taschini) torna dopo una lunga pausa, motivata dall’approssimarsi delle elezioni europee e dalle situazioni di piena incertezza relative al mondo automotive, le stesse che comunque continuano a destare preoccupazioni.

 

Eccoci allora trattare i temi dei tanti dietrofront dei costruttori (chi prima annuncia un modello solo elettrico, poi, quasi facendo finta di niente, ci unisce quello ibrido per evitare drammatici flop); quindi, gli incentivi e il giallo del “tutto esaurito” in poche ore il primo giorno per le auto elettriche; le conseguenze delle elezioni UE e i dazi contro l’import di auto cinesi.

Decarbonizzazione: metano di nuovo competitivo, ma mancano le auto

Decarbonizzazione: metano di nuovo competitivo, ma mancano le auto

di Flavio Merigo, presidente di Assogasmetano

Importante è il segnale che si vuole dare al mercato. Abbiamo la necessità di far ripartire le immatricolazioni di veicoli a metano, che hanno subito un forte calo dopo la crisi del prezzo, per far ritornare quell’utenza che ha sempre trovato nel gas naturale un carburante che coniuga le esigenze di mobilità con un costo del trasporto sostenibile. 

 

Ma serve uno sforzo ulteriore. Bene l’incentivazione del retrofitting, però chi oggi vuole un’auto nuova a metano non la trova. Partendo dalla considerazione che la rete del metano per auto distribuisce già oltre l’80 per cento di biometano (e presto tale quota arriverà al 100 per cento, completando così l’opera di decarbonizzazione di questo specifico settore), il MIMIT dovrebbe stimolare i produttori a rimettere in commercio veicoli alimentati a gas naturale.

 

Molti costruttori – proprio perché gli utenti erano atterriti dal fatto che la crisi dei prezzi si prolungasse – avevano deciso di sospendere la produzione di auto a metano. Oggi, con i prezzi del gas naturale ritornati a livelli assolutamente competitivi rispetto agli altri carburanti, si assiste a un ritorno alla richiesta di tali veicoli.

 

L’utenza sta di nuovo chiedendo auto a metano, ma non le trova. In un momento in cui l’80 per cento del gas naturale consumato per autotrazione è biometano, è fondamentale un rilancio di questa importante filiera nazionale, che può fornire un contributo fondamentale sulla strada della decarbonizzazione dei trasporti.

FOTO ufficio stampa Assogasmetano

RadiciGroup: l’innovazione viaggia da Bergamo fino alla Cina

RadiciGroup: l'innovazione viaggia da Bergamo fino alla Cina

Dopo una presenza pluriennale in Cina e l’inaugurazione nel 2023 di un moderno sito certificato LEED e dedicato alla produzione dei tecnopolimeri a Suzhou, RadiciGroup, azienda italiana con sede a Gandino (Bergamo) specializzata nella produzione di intermedi chimici, polimeri, tecnopolimeri ad alte prestazioni e soluzioni tessili avanzate, continua il suo percorso di crescita in Cina, puntando a intercettare le tendenze di mercato emergenti e tradurle in prodotti innovativi e a confermare l’impegno di lungo termine del Gruppo nel Paese.

In particolare, il settore automotive continua a occupare una posizione di rilievo per RadiciGroup a livello globale e anche in Cina rappresenta il mercato primario in termini di volumi. Nel Paese asiatico, il comparto auto sta crescendo in modo significativo come testimoniato dal fatto che, nel 2023, i produttori automobilistici cinesi hanno superato per la prima volta i concorrenti globali che operano in loco attraverso delle joint venture.

Per RadiciGroup è quindi fondamentale mantenere connessioni dirette con i decision maker, i player dell’industria automobilistica in Cina e i dipartimenti di sviluppo delle principali Case automobilistiche, sia locali sia internazionali, con l’obiettivo di mettere a punto per il settore proposte in grado di rispettare requisiti tecnici e ambientali in continua evoluzione, attraverso prodotti innovativi e sostenibili, caratterizzati da un’elevata qualità e affidabilità.

Seguendo il trend della progressiva elettrificazione del settore automotive, le soluzioni sviluppate da RadiciGroup puntano a garantire una riduzione del peso dei componenti alloggiati nell’auto tramite la sostituzione delle parti metalliche con nuovi prodotti e soluzioni innovative di materiale plastico.

A dimostrazione della volontà di essere vicina al mercato cinese per coglierne le specifiche esigenze, RadiciGroup High Performance Polymers ha partecipato alla fiera Chinaplas 2024, che si ha avuto luogo a Shanghai dal 23 al 26 aprile scorsi, dove sono state esposte le ultime novità del Gruppo per numerosi settori, tra cui automotive, ma anche elettrico/elettronico, appliances e beni di consumo.

Incentivi auto 2024: tra fondi per le elettriche esauriti in poche ore e risorse ancora disponibili

Incentivi auto 2024

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

Per muovere le acque del mercato automobilistico italiano, in particolar modo per quanto riguarda i veicoli elettrici (i cui volumi di vendita nel nostro Paese continuano a essere esigui), c’era una fremente attesa per l’arrivo degli incentivi auto 2024, come raccontano i mesi trascorsi tra l’annuncio dell’Ecobonus e l’avvio della procedura di prenotazione sulla piattaforma, avvenuto il 3 giugno, che ha reso concreta l’operatività della misura. Un periodo di attesa durante il quale da più parti gli addetti ai lavori del settore automotive, Case auto in testa, hanno sollecitato l’effettiva disponibilità delle risorse già stanziate a supporto dell’acquisto di nuovi veicoli a basso impatto ambientale.

L’inatteso successo dei bonus per le elettriche e le relative perplessità

Rispetto alle precedenti tornate di incentivi auto, il via all’operatività della piattaforma del MISE che consente ai concessionari di prenotare il contributo governativo per conto del cliente ha riservato un’inattesa sorpresa: un boom di richieste per le auto elettriche che hanno portato all’esaurimento dei fondi, oltre 201 milioni di euro stanziati per la fascia di emissioni 0-20 g/km di CO2, nel giro di poche ore (meno di nove).

Considerando ciò che era successo in passato, nel 2022 e nel 2023, con un accoglienza degli incentivi statali per le elettriche decisamente più fredda, da più parti (associazioni dei consumatori, Federauto) sono stati sollevati dubbi e perplessità sul boom dell’Ecobonus riservato alle BEV, chiedendo alle autorità di indagare e fare chiarezza sul fatto che siano effettivamente cittadini e aziende a beneficiare del vantaggio economico degli incentivi, misura concepita per facilitare il loro passaggio verso una mobilità più sostenibile.

Il chiarimento del ministero: “Nessuna anomalia”

A tali perplessità il ministero delle Imprese e del Made in Italy nei giorni scorsi ha risposto fornendo un primo chiarimento, spiegando in una nota che dalle prime verifiche non sono emerse anomalie nel cospicuo flusso di richieste che ha portato all’esaurimento dei fondi per le elettriche, precisando che le relative prenotazioni sono arrivate per il 62% da persone fisiche e per il 38% da persone giuridiche, con i casi potenzialmente anomali limitati al 5% delle prenotazioni, valore definito “fisiologico e in linea rispetto al passato”.

Ancora disponibili 294 milioni per le fasce 21-60 g/km e 61-135 g/km di CO2

Così mentre gli incentivi per le auto elettriche sono finiti in tempi record, a poco più di una settimana dal via alle prenotazioni rimangono ancora disponibili, con fondi residui che al momento in cui scriviamo ammontano a circa 294 milioni di euro, per gli autoveicoli (categoria M1) che rientrano nelle fasce di emissioni superiori. Nello specifico, per la fascia 21-60 g/km CO2 sono disponibili ancora poco più di 106,6 milioni di euro, mentre per la fascia 61-135 g/km CO2 sono ancora a disposizione poco più di 188 milioni di euro.

Brand Finance: Ferrari primeggia sui marchi italiani

Brand Finance: Ferrari primeggia sui marchi italiani

Brand Finance – società di consulenza basata a Londra, leader globale nella valutazione degli asset intangibili – pubblica il report Italy 100 2024, con i 100 principali marchi italiani ordinati per valore del trademark, valutato con lo standard ISO 10668. Il valore del brand rappresenta la quota di valore di impresa generato dall’attrattività della marca presso i consumatori. Mediamente i 100 principali brand italiani performano bene, infatti, in linea con le performance dei 500 principali brand del mondo, il valore generato da immagine & reputazione anno su anno è aumentato del 9% raggiungendo così il valore complessivo di 191 miliardi di euro. I brand italiani, presenti nella classifica Brand Finance Italy 100 2024 crescono più velocemente di quelli britannici, francesi e tedeschi, ma meno di quelli spagnoli.

Con un incremento, anno su anno, pari a 2,7 miliardi di euro, Ferrari è il brand il cui valore assoluto è maggiormente aumentato tra le marche italiane; infatti, le performance di vendita associate all’indicatore di forza del brand e al notevole impatto del branding nel lusso hanno portato gli analisti di Brand Finance a valutare il marchio Ferrari 10,2 miliardi di euro.

Con un incremento del 38%, Ferrari è anche il brand che è cresciuto più velocemente tra quelli più pesanti della classifica di quest’anno, cioè quelli presenti nella top 10 della Brand Finance Italy 100 2024. Grazie alla vertiginosa crescita, Ferrari scala due posti, posizionandosi così al quarto posto della classifica italiana dei brand ordinati per valore del trademark.

La crescita del valore del brand è stata sostenuta dall’estrema influenza di questo brand che, con un punteggio di 90/100, anche quest’anno si conferma il brand italiano più forte, il marchio auto più forte del mondo e tra i 10 più forti a livello mondiale a prescindere dal settore. L’estrema forza del marchio Ferrari non è una novità, infatti questo brand è presente nella top 10 dei più forti del mondo dal 2017. L’indicatore di forza di Brand Finance è il risultato di una competitive analysis tra brand dello stesso segmento presenti in tutto il mondo, in cui si mette a confronto la gestione del marketing mix, il ritorno di immagine & reputazione presso tutti gli stakeholder chiave e il ritorno in business performance.

L’importanza della sostenibilità, nelle scelte di acquisto delle auto di lusso e premium, emerge dalle analisi di Brand Finance dalle quali risulta che per questo segmento il peso della sostenibilità arriva quasi al per 25% tra i driver di acquisto. Ferrari risulta particolarmente attento alla sostenibilità sia in termini di reale attenzione sia in termini di sostenibilità percepita dalla popolazione.

Massimo Pizzo senior consultant di Brand Finance afferma
: “Questa combinazione di fattori continua a rendere il brand di Maranello estremamente attraente presso i clienti che, con un’auto ibrida possono sentirsi fieri di guidare un’auto rispettosa dell’ambiente. Sicuramente la forte attenzione alla sostenibilità di Ferrari ha contribuito alle buone performance del brand. Infatti, dal report di Ferrari emerge che nel 2023 le vendite delle auto ibride sono raddoppiate e si avvicinano a pesare quanto quelle tradizionali”.

1000 Miglia: Colombo (Amici della Paraplegia) e la sua Fiat 600L del ’55

1000 Miglia: Colombo (Amici della Paraplegia) e la sua Fiat 600L del '55

Angelo Colombo, presidente dell’Associazione Amici della Paraplegia, che da decenni si adopera per il sostegno alla ricerca legata a questo filone, nonché tra gli ospiti di “Cuore & Motori” a #FORUMAutoMotive nello scorso marzo, è stato tra i protagonista della “1000 miglia” in occasione della tappa di Novara dell’11 giugno.

Con la sua Fiat 600L del 1955, Colombo, circondato dagli Amici della paraplegia e dai vertici di ACI Novara, ha accolto la carovana delle vetture partite poche ore prima da Brescia.

“Tutto elettrico” nel 2035: decisione sciagurata quella di Bruxelles

"Tutto elettrico" nel 2035: decisione sciagurata quella di Bruxelles

di Vincenzo Longobardi, presidente di Confindustria Molise

Sono anni che il settore dell’ automotive europeo e tutta la catena di fornitura soffrono per l’incapacità di soddisfare la domanda dei mercati. Lo scenario è diventato ancor più critico con la sciagurata decisione della Commissione europea di imporre un forzato passaggio all’elettrico, con buona pace di un’intera filiera ed un milione di lavoratori, ma soprattutto con la completa noncuranza degli interessi dell’unico vero interlocutore: il consumatore. A qualunque imprenditore attento, ben consapevole della capacità competitiva dei produttori asiatici nel settore – non solo sui costi, ma anche in tecnologia – era molto chiaro che sarebbe stato un suicidio. Ma tant’è, ed ora bisogna correre ai ripari.

 

Una volta compreso che l’auto elettrica avrà un futuro quando saremo in grado di avere abbondante energia elettrica a basso costo o meglio, il cui costo sarà quasi solo fiscale, quando saremo in grado di effettuare ricariche in breve tempo con batterie a lunga durata e soprattutto quando il prezzo di vendita sarà sostenibile con i costi dell’industria europea, quando il “vero” impatto ambientale, dato non solo dalle emissioni dirette sarà chiaro e trasparente, quando si terrà anche conto della neutralità tecnologica e sociale, allora forse conquisteranno il mercato, senza bisogno di incentivi e obblighi dall’alto. Prima di allora, dubito che le quote di mercato superino cifre da minima sostenibilità.

Foto ufficio stampa Confindustria Molise

Nuovi marchi: sono 22 quelli interessati all’Italia e a buon prezzo

Nuovi marchi: sono 22 quelli interessati all'Italia e a buon prezzo

Il New Brand Observatory – la mappatura e lo studio dettagliato dei nuovi marchi che si apprestano ad entrare in Italia o in Europa che abbiano in gamma almeno una vettura a propulsione elettrica o plug-in (BEV o PHEV), presentato in occasione di Automotive Dealer Day – House of Mobility – racconta come l’Italia, tra gli oltre 60 marchi considerati, sia appetibile per almeno 22 brand auto.

 

Tra questi, 9 sono presenti dal 2020, gli altri 13 interessati al mercato nazionale in gran parte entro il 2024. Oltrepassando i confini nazionali, lo scenario evidenzia altri 8 marchi, tra i già presenti ed entranti in altre nazioni europee, per un numero complessivo di almeno 30 elettrificati in Europa. Tutte queste realtà, nella loro totalità, hanno provenienza principalmente dalla Cina, ma anche dalla Turchia e dal Vietnam.

 

Per i brand già presenti nel nostro Paese, la tendenza è quella presidiare il segmento SUV con prodotti che hanno un prezzo che oscilla tra i circa 17.000 euro e oltre i 90.000 euro. Il prezzo risulta sia un punto di forza sia un punto di debolezza nella percezione del consumatore finale. Se si apprezza la competitività, dall’altra si ha il timore che il prodotto possa avere una qualità più bassa rispetto ai marchi conosciuti.

 

La clientela più giovane guarda in maniera positiva ad un mercato con più offerta: il 76% del campione intervistato (fonte Automotive Customer Study di Quintegia), appartenente alla Gen Z, sarebbe disposto a valutare l’acquisto di veicoli di nuovi brand. Dal punto di vista della distribuzione, 1 concessionario su 3 è concretamente interessato ad aggiungere un nuovo marchio emergente in portafoglio brand.

 

La tutela della concorrenza sul mercato europeo è l’argomento principale del dibattito a livello politico e strategico. Potrebbero essere introdotti dazi doganali allo scopo di contrastare l’importazione di vetture a basso costo. La Cina ha prorogato al 2027 la sua politica fiscale tesa a facilitare l’acquisto di veicoli a energia alternativa, con misure di esenzione di imposta sull’acquisto. L’analisi per marchio è stata sviluppata attraverso un framework che guarda a proprietà, gamma a nuova propulsione, prezzi e segmenti, tecnologia e innovazione, mobilità, sostenibilità, prenotazione e acquisto online, tutto in considerazione dell’approccio distributivo e della timeline di ingresso prevista.

Scooter sharing: focus sullo scenario italiano

Scooter sharing: focus sullo scenario italiano

Il mercato della sharing mobility e nello specifico, quello dello scooter sharing, è destinato a crescere: si stima infatti che entro il 2027 arriverà a valere, a livello mondiale, circa 73 milioni raggiungendo quasi 500mila utenti. In Europa, dove la Spagna rappresenta il primo Paese e il secondo nel mondo per diffusione di questo tipo di servizio, le flotte messe a disposizione dagli operatori sono composte al 100% da veicoli a propulsione elettrica. Lo scooter sharing avrà infatti un ruolo sempre più decisivo e importante nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione 2030. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility (2022) anche in Italia lo scooter sharing ha avuto una crescita vertiginosa del numero dei noleggi: +42% rispetto all’anno precedente, passando a 4,4 milioni. A crescere sono stati anche i chilometri percorsi dagli utenti che sono aumentati del +39%, ovvero 20 milioni di km.

Il target che utilizza questo tipo di servizio è di fascia giovane (20-30 anni) e prevalentemente di sesso maschile, con un elevato livello di istruzione, ma la sua caratteristica principale è che ha molto a cuore il destino del pianeta per cui sceglie di non inquinare quando si sposta in città e lo fa spesso con uno scooter elettrico in condivisione, flessibile nel traffico cittadino e facile da parcheggiare. Questo è quello che ha potuto rilevare Pikyrent, una startup a forte vocazione innovativa, che dal novembre 2022 ha offerto alla città di Bari il proprio servizio free floating di micro-sharing composto da una flotta full electric di 50 quadricicli leggeri a cui, nel febbraio 2023, si sono aggiunti 100 scooter.

Dal lancio del servizio di scooter sharing Pikyrent ha visto crescere gradualmente il numero dei noleggi, rilevando una durata media, in termini di minuti e km percorsi, perfettamente in linea con i dati dell’Osservatorio, ovvero 15-20 minuti, per una percorrenza di 4-5 km. “A distanza di poco più di un anno dal lancio del nostro servizio di scooter sharing siamo orgogliosi dei risultati ottenuti e siamo pronti a esportare il nostro modello di business per far sì che la mobilità green condivisa non sia appannaggio solo delle grandi metropoli. Pikyrent è infatti oltre che operatore di sharing mobility anche fornitore in SaaS della piattaforma white label B2-Ride sviluppata in house per consentire la gestione completa della mobilità condivisa”, ha dichiarato Antonella Comes, CEO di Pikyrent.

Convenienza del servizio “pay per use”, accessibilità e facile reperibilità dei mezzi sono gli elementi che fanno propendere gli utenti per l’utilizzo dello scooter condiviso, insieme all’ accesso libero nei centri storici delle città e, in generale, nelle a zone a traffico limitato. Le occasioni d’uso sono in primis quella del piacere, seguono il lavoro e il pendolarismo di qualsiasi tipo, le visite a parenti e amici e in ultimo shopping e attività personali. La fascia oraria dove si registra il maggiore picco è infatti quella dopo le 18.00 quando lo scooter rappresenta la soluzione ideale per tornare a casa dopo lavoro o l’alternativa al mezzo di proprietà, ai taxi o al TPL, la sera, dopo un’uscita di piacere.

Altro dato interessante è che più dell’84% degli utenti si aspetta di poter raggiungere il proprio scooter da noleggiare in meno di 500 metri e il 50%, addirittura, in meno di 200 metri. La capillarità del servizio è dunque un fattore chiave per il successo della sharing mobility. Ma quali sono le altre sfide che gli operatori di scooter sharing (e non solo) dovrebbero auspicare per veder crescere ulteriormente i propri servizi, contribuire concretamente alla riduzione della CO2 e avvicinarsi sempre più alle esigenze degli utenti? Pikyrent ne ha individuate quattro.

Innovazione. Il settore ha fortemente bisogno di attrarre investimenti in sviluppo tecnologico. I veicoli per lo sharing devono, per esempio, avere le caratteristiche native per svolgere questo servizio, quindi: robustezza, sensoristica, box IOT a bordo sempre più sofisticate, sistemi di allarmistica integrata, sistemi GPS evoluti per localizzazioni precise e puntali, reti di trasmissione 5G sempre raggiungibili (in ogni luogo e in qualsiasi condizione). Ma sono necessari anche investimenti lato software, l’IA può aiutare a sviluppare algoritmi che siano in grado di: determinare la manutenzione predittiva dei veicoli; creare sistemi di rebalancing efficaci che tengano conto di eventi straordinari o semplicemente del meteo; gestire le batterie e la loro vita grazie a sistemi in grado di tarare in modo efficace quando ricaricarle, ottimizzando tempi e metodi per allungarne la vita.

Intermobilità affidata al MaaS. Molte aziende stanno scegliendo di integrare i propri servizi di scooter sharing con piattaforme di Maas Operator pubblici o privati per favorire l’intermobilità a 360 gradi. Muoversi in modo facile, veloce e anche economico è l’obiettivo che ormai sempre più l’utente chiede a tutti gli operatori del trasporto, senza distinzione. Il Maas questo può potenzialmente farlo.

È però importante che TPL, Taxi, NCC e Operatori di mobilità condivisa mettano al centro del loro servizio il cittadino di ogni città – non solo, dunque, le grandi metropoli – e le sue esigenze per dare l’opportunità di spostarsi liberamente e attraverso la modalità che preferisce, anche in modo intermodale. È così che si disincentiva l’utilizzo dell’auto di proprietà: creando e rendendo disponibili più alternative. L’obiettivo deve essere infatti comune: assicurare un’ampia e libera offerta di mobilità capace di fornire risposte alternative al problema del traffico e dell’inquinamento dei centri urbani.

Regolamentazione unificata a livello nazionale e politiche di incentivazione sull’uso della mobilità condivisa. Le normative locali possono variare notevolmente da una città all’altra, spesso vengono emessi bandi dalle amministrazioni comunali che non riescono ad essere accolti dagli operatori perché i requisiti richiesti per partecipare sono tanti e spesso difficilissimi da soddisfare. Il servizio offerto dalla mobilità condivisa è in continuo divenire e pone ogni giorno agli operatori grandi sfide a cui è necessario far fronte – vandalismo, incuria degli utenti, etc. – ma il punto nevralgico su cui si basa deve essere riconosciuto da tutti: è un servizio di utilità pubblica gestito da privati, dove le logiche dell’inclusione sociale delle aree periferiche, della salvaguardia del decoro pubblico, delle tariffe calmierate devono comunque fare i conti con la sostenibilità economica delle realtà che offrono servizi innovativi per la mobilità. Varare provvedimenti di incentivo all’utilizzo della mobilità condivisa verso i cittadini dovrebbero essere perciò la prima priorità che dovrebbe guidare le amministrazioni locali e nazionali.

Modelli assicurativi ad hoc. Il settore assicurativo ha tutte le potenzialità per cogliere le opportunità che il mercato della mobilità condivisa offre, ma è auspicabile un rinnovamento delle logiche che sottostanno agli attuali modelli assicurativi. Penalizzare un veicolo che è registrato come “veicolo senza conducente”, va in contrasto alla rapida evoluzione che sta avendo il mondo della mobilità. Non è perciò più possibile rimanere ancorati a modelli ormai obsoleti, dove il cliente tipo delle compagnie assicuratrici era in primis il proprietario del veicolo privato. Un altro passo avanti verso il futuro che evolve è la proposizione di polizze integrative di tipo smart – come quelle che, per esempio, offre Datafolio, startup francese di successo – sottoscrivibili da parte dell’utente con un click, nella formula del “pay per use” e integrabili in modo veloce tramite API sulle piattaforme degli erogatori dei servizi di mobilità.

“Siamo consapevoli delle tante difficoltà del settore in cui operiamo, ma crediamo che la più grande sia nel cambio di mindset necessario da parte di tutti gli attori coinvolti e che invece ancora stenta a imporsi. Soddisfare i bisogni di spostamento dei cittadini, che cambiano continuamente a seconda delle necessità e dei molteplici parametri coinvolti – orari, ultimo o primo miglio, meteo, occasione d’uso, percorso, urgenza, etc – sarebbe il primo vero obiettivo da porsi. Invece l’utilizzo del, monopattino, della bici, dello scooter o dell’auto in condivisione deve ancora fare i conti con il retaggio del possesso del veicolo di proprietà, ma siamo fiduciosi perché crediamo che la causa ambientale sia una sfida importante oltre che necessaria, e vada portata avanti grazie al contributo di tutti: imprese, cittadini e amministrazioni pubbliche”, conclude Comes.

Foto ufficio stampa Pikyrent