Italmoto: mobilità elettrica e sostenibile sempre più Made in Italy

Italmoto: mobilità elettrica e sostenibile sempre più Made in Italy

di Luca Talotta

Italmoto, marchio storico nato nel 1952 nella Motor Valley di Bologna, è stato testimone e protagonista dell’evoluzione motociclistica italiana. Dopo vari cambi di proprietà e un periodo di inattività, il marchio è stato rilanciato grazie all’impegno di un gruppo di imprenditori italiani, con l’obiettivo di promuovere una mobilità sostenibile. Acquisito nel 1957 da Maserati, Italmoto ha brillato nelle competizioni fino al 1963, quando Maserati decise di cessare la produzione di motociclette.

 

Italmoto, risveglio nel nuovo Millennio

Nel 2011, Gabriele Carbucicchio e Carmine Di Nuzzo hanno acquisito Italmoto, rivitalizzando il marchio con un focus su innovazione e sostenibilità. Nel 2014, i primi modelli della nuova era sono stati presentati all’EICMA, segnando il ritorno ufficiale di Italmoto sul mercato. Nel 2019, l’entrata in scena di Mariano Negri e la fondazione di Motocicli Italiani srl hanno segnato un ulteriore passo verso la specializzazione in veicoli elettrici a due ruote.

 

Innovazione e tecnologia nel design

Italmoto si distingue per l’investimento in tecnologia e design, puntando a diventare un polo di riferimento nella produzione di e-bike e veicoli elettrici. La sede di San Nicola La Strada (Caserta) è diventata il cuore della produzione, dove ogni fase, dalla fabbricazione dei telai all’assemblaggio finale, è curata internamente per garantire un prodotto autenticamente italiano.

 

Trionfale: un modello di successo

L’e-bike Trionfale, introdotta all’EICMA 2023, rappresenta l’eccellenza di Italmoto in termini di design e prestazioni, con un chiaro richiamo allo stile motociclistico degli anni ’50. Questo modello, già candidato per il Compasso d’Oro 2024, simboleggia l’impegno del marchio nel combinare estetica retrò e tecnologia moderna.

 

Strategia di mercato orientata all’ecologia

Italmoto mira a un pubblico ecologicamente consapevole, offrendo prodotti che facilitano una mobilità urbana sostenibile. Con una rete di vendita che include sia concessionari fisici che una piattaforma e-commerce, Italmoto si impegna a rendere i suoi veicoli accessibili a un vasto pubblico, promuovendo al contempo una filosofia di mobilità responsabile.

 

 

 

Uber e itTaxi: accelerata sulla mobilità sostenibile

Uber e itTaxi: accelerata sulla mobilità sostenibile

A due anni dalla firma di un accordo, definito “storico”, di collaborazione tra Uber e il consorzio itTaxi, prosegue la partnership che prevede importanti novità sul fronte della sostenibilità e dell’elettrificazione delle vetture taxi, in questo caso con il radiotaxi più grande di Roma, il 3570, il radiotaxi 6969 a Milano e radiotaxi La Partenope di Napoli.

 

Grazie a una serie di incentivi forniti da Uber Italia, i taxi dei radiotaxi di Roma, Milano e Napoli aderenti al consorzio itTaxi possono accedere a condizioni particolarmente favorevoli per l’acquisto e il leasing di vetture a emissioni zero. Diversi modelli di vetture elettriche disponibili, chilometraggio illimitato consono alle necessità tipiche dei taxi, condizioni di pagamento vantaggiose e ulteriori incentivi fanno parte del pacchetto studiato appositamente da Uber, itTaxi e Tesla.

 

Inoltre, Uber e itTaxi, mettono a disposizione dei taxi del radiotaxi 3570 una fornitura di colonnine di ricarica di veicoli elettrici: si parte dalla sede del radiotaxi 3570 con l’obiettivo di estendere in futuro la fornitura anche nelle piazzole di sosta taxi della Capitale.

 

“Il nostro obiettivo è diventare una app a emissioni zero entro il 2030 in Europa e per raggiungerlo dobbiamo impegnarci a creare le migliori condizioni che favoriscano il passaggio all’elettrico per tutti gli autisti che lavorano con la nostra app”, ha commentato Lorenzo Pireddu, general manager di Uber Italia. “Iniziamo con i radio taxi di Roma, Milano e Napoli e contiamo di estendere le partnership e relativi incentivi anche ai taxi delle altre cooperative e radiotaxi del consorzio it Taxi con cui collaboriamo in tutto il Paese”.

 

“Il consorzio itTaxi non rappresenta soltanto una app, ma una piattaforma in continua evoluzione, che cresce e si adatta in base alle esigenze della nostra comunità – ha dichiarato Loreno Bittarelli, presidente del consorzio itTaxi e della cooperativa 3570 –. La nostra tecnologia è da sempre all’avanguardia: per questo siamo molto orgogliosi di annunciare questo accordo che, a due anni esatti dall’inizio della collaborazione tra Uber e la nostra piattaforma, permetterà ai taxi di Roma, Milano e Napoli di svecchiare la flotta e, al contempo, rispettare l’ambiente. Stiamo già lavorando affinché la partnership si estenda ai radiotaxi di molti altri Comuni italiani.”

 

La partnership tra Uber e il consorzio itTaxi, siglata nel maggio 2022, è attiva in 10 città italiane: Milano, Roma, Napoli, Palermo, Cagliari, Olbia, Venezia, Vicenza, Padova e Trieste.

L’auto in Italia: far partire il piano di politica industriale

Produzione automotive in Italia: tra numeri e attesa di decisione sensate da Bruxelles

di Gianmarco Giorda, direttore generale di ANFIA

 

A maggio 2024, il mercato europeo dell’auto, dopo la ripresa di aprile (+12%), inverte la tendenza e registra una flessione, seppure contenuta, -2,6%. Nel quinto mese dell’anno, guardando ai cinque major market (incluso UK), rallentano Italia (-6,6%), Germania (-4,3%) e Francia (-2,9%), mentre si mantengono positivi Spagna (+3,4%) e Regno Unito (+1%).


A maggio, la quota di penetrazione delle vetture elettriche pure (BEV), pari al 13,9%, supera nuovamente la quota delle vetture diesel (11,6%), come nel mese precedente. In Italia, invece, l’immatricolato diesel pesa per il 14,4% delle vendite nel mese, contro l’appena 3,6% delle BEV (in miglioramento rispetto al 2,4% di aprile).

 

Nel nostro Paese, l’entrata in vigore, dal 3 giugno scorso, del nuovo ecobonus, il cui impatto effettivo sarà misurabile nei prossimi mesi, ha già portato ad un rapido esaurimento dei fondi per l’acquisto delle auto nella fascia 0-20 g/km di CO2 e dei veicoli commerciali elettrici. Per quanto riguarda l’Italia, in questo momento si evidenzia la necessità di mettere a
terra, insieme al ministero delle Imprese e del Made in Italy, le proposte di politica industriale emerse dai lavori del Tavolo Sviluppo Automotive per accrescere la competitività sia dei produttori di autoveicoli, sia della componentistica.

 

Tra le misure prioritarie, quelle volte a favorire un incremento dei volumi produttivi annuali di autoveicoli e un fattivo coinvolgimento della componentistica in questo processo di rilancio della produzione.

Incentivi dopo il “boom” elettrico: vetture a benzina e ibride le più desiderate

Incentivi dopo il "boom" elettrico: vetture a benzina e ibride le più desiderate

Terminati in pochissimo tempo gli oltre 200 milioni di euro degli incentivi per l’acquisto di auto elettriche, adesso l’attenzione si sta concentrando sui fondi dedicati alle altre vetture a emissioni ridotte (ibride, benzina, diesel, ecc.) e sull’usato. Secondo l’analisi di AutoScout24, il principale portale di annunci auto in Italia e in Europa, su queste alimentazioni c’è un alto interesse da parte degli italiani, ma rispetto all’elettrico ci vuole più tempo.

 

Ben il 76% di chi ha intenzione di acquistare una vettura nuova o usata utilizzando gli incentivi, infatti, opterà per una vettura benzina (34%), Diesel (21%) o ibrida (21%), mentre l’elettrico, che ha già terminato i fondi, è al 12%. Una fotografia che dimostra come questi “aiuti” siano fondamentali per lo sviluppo del settore e per il rinnovo del parco auto circolante: senza i bonus, un quarto degli automobilisti che ha dichiarato di voler acquistare un’auto nuova o usata nei prossimi sei mesi non lo avrebbe fatto.

 

Un dato che sale al 30% se si considerano esclusivamente le nuove vetture. Incentivi: il 57% userà i bonus per l’acquisto dell’auto, con il 56% che rottamerà un’auto Euro 0- 4. Quasi 6 italiani su 10 che vogliono acquistare un’auto nuova o usata entro il 2024 hanno indicato l’intenzione di usufruire degli incentivi, soprattutto per comprare una vettura nella fascia di emissioni 61- 135 g/km di CO2 (19% del campione) come le auto a benzina e Diesel meno inquinanti, oltre che mild e full hybrid, o per comprare un’auto usata “green” (18%).

 

Tra chi utilizzerà gli incentivi, quasi 6 su 10  (56%) dichiarano di voler rottamare una vettura Euro 0-4 principalmente Euro 4 (31%), con una media di 12 anni di età. Un dato che va incontro al rinnovo del parco circolante, in favore di veicoli più rispettosi dell’ambiente.  Survey condotta online nel mese di maggio 2024 su un campione di oltre 560 utenti della community di AutoScout24 Italia interessati all’acquisto di un’auto nuova o usata.

Per quanto riguarda i prezzi, la media del budget di spesa previsto si è leggermente abbassato nel corso degli ultimi sei mesi, aggirandosi adesso intorno ai 21.340 euro (29.500 per il nuovo e 18.810 euro per l’usato), mentre a gennaio si pianificava di investire in media sui 25.000 euro.

Foto ufficio stampa AutoScout24

ANACI e Motus-E: ecco la “Guida alle ricariche condominiali e private”

Trump, Musk e transizione ecologica: quali scenari?

Foto – Francesco Naso, segretario generale di Motus-E

 

Rispondere a tutti gli interrogativi di chi intende dotare la propria casa di un’infrastruttura per la ricarica delle auto elettriche. Nasce con questo obiettivo la “Guida alle ricariche condominiali e private”, frutto dell’esperienza di ANACI, l’associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari, e di Motus-E, l’associazione italiana costituita dai principali operatori dei settori automotive ed energia e dal mondo accademico per favorire l’elettrificazione dei trasporti.

 

Il vademecum, lanciato a Roma in occasione degli Electric Days, rappresenta uno strumento utile tanto ai cittadini quanto agli amministratori di condominio. Articolata su più livelli per incontrare le esigenze di privati e addetti ai lavori, la guida affronta il tema delle wallbox e delle colonnine di ricarica condominiali con un grado di approfondimento indispensabile per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio, sotto il piano normativo, tecnico e pratico.

 

‘La ricarica domestica è una risorsa utilissima per gli automobilisti elettrici, perché amplifica ulteriormente i vantaggi economici della guida a zero emissioni, riducendo a quasi un terzo i costi di rifornimento rispetto alle alimentazioni tradizionali e azzerandoli potenzialmente nel caso degli 1,4 milioni di impianti fotovoltaici residenziali già installati in Italia”, sottolinea il segretario generale di Motus-E, Francesco Naso, soffermandosi sull’importanza di ”accelerare la messa a terra degli incentivi 2024 per le infrastrutture di ricarica private, per affiancarli al recente successo del nuovo Ecobonus per le auto elettriche, andato esaurito in un solo giorno”.

 

L’auspicio di Naso, inoltre, è che quest’anno le agevolazioni per wallbox e colonnine condominiali ”vengano rese più facilmente accessibili ai cittadini rispetto a quanto avvenuto per le annualità 2022 e 2023”. Il presidente nazionale di ANACI, Francesco Burrelli, sottolinea dal canto suo ”l’importanza della collaborazione con una grande associazione come Motus-E, che è attenta non solo ai problemi commerciali, ma anche a quelli culturali e alla comunicazione corretta ai cittadini”.

 

”ANACI continuerà a collaborare con Motus-E per altre iniziative di interesse generale, viste le grandi innovazioni tecnologiche che continuano a investire il mondo – conclude Burrelli – siamo unitamente interessati a iniziative che consentono il risparmio energetico, la riduzione di emissioni nocive nella atmosfera, la sostenibilità e il miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini”.

MG e i dazi anti elettriche cinesi: disappunto, ma i motori ICE restano liberi

MG e i dazi anti elettriche cinesi: disappunto, ma i motori ICE restano liberi

L’ufficio stampa di MG precisa

In risposta all’annuncio della Commissione Europea di voler imporre dazi sulle importazioni di veicoli 100% elettrici (BEV) provenienti dalla Cina, MG Motor Europe ha espresso disappunto per l’entità di tali dazi fino al 38,1%. Tuttavia, è importante sottolineare che l’eventuale conferma del provvedimento NON impatterà in alcun modo gli altri modelli MG, quelli con propulsione a benzina (ICE), HEV e PHEV, né la fornitura delle parti di ricambio. In particolare i modelli ZS, HS/eHS e MG3 mantengono invariati posizionamento e prezzo.

In attesa che la situazione si definisca MG invita tutti i suoi clienti a fare riferimento alla rete degli MG Store con cui condivide tempestivamente tutti gli aggiornamenti disponibili. MG sta vivendo una crescita continua sul mercato dell’UE grazie alla qualità e all’affidabilità dell’ampia gamma di modelli, risultato degli ingenti investimenti di SAIC in ricerca e sviluppo che solo nell’ultimo decennio hanno raggiunto circa 20 miliardi di euro, con oltre 26.000 brevetti registrati, per sviluppare una supply chain dinamica e matura.

MG rappresenta uno dei principali fornitori di veicoli elettrici nell’UE, e svolge un ruolo fondamentale nel rendere la guida elettrica accessibile a tutti e guidare la transizione verso una mobilità sostenibile, che è un elemento chiave per facilitare la trasformazione green e per contrastare il cambiamento climatico. MG auspica che la Commissione Europea valuti attentamente la propria decisione e l’impatto che ne deriverebbe e invita ad avviare un dialogo costruttivo con i partner dell’industria automobilistica mondiale, compresa la Cina, per trovare insieme soluzioni che promuovano la concorrenza leale e lo sviluppo sostenibile.

MG rimane ferma nel suo impegno di fornire soluzioni di mobilità elettrica accessibili e a guidare così la transizione verso un trasporto sostenibile. Infine, MG desidera esprimere la propria gratitudine a tutti i suoi clienti, partner e media che l’hanno sostenuta e le hanno dato fiducia.

Foto ufficio stampa MG

 

Crescono le auto elettriche? Le accise mancanti translate sulle ricariche

UNEM sul Piano d'azione UE: la politica dello struzzo

Foto – Gianni Murano, presidente di UNEM

 

Un’analisi svolta dal Centro Studi UNEM per valutare la domanda di energia al 2030, vede una riduzione sostanziale di carburanti liquidi impiegati nella mobilità, stimata in circa 5 milioni di tonnellate rispetto a oggi, quale saldo tra la contrazione dei prodotti fossili e lo sviluppo di quelli rinnovabili, e una crescente domanda di energia elettrica trascinata da oltre 4 milioni di auto elettriche pure (BEV) in analogia con le tendenze previste dall’ultimo PNIEC.

 

Se tali tendenze dovessero essere confermate, si avrebbe di conseguenza una riduzione del gettito fiscale derivante dalle sole accise sui carburanti che, sempre al 2030, si può stimare, pur continuando a tassare i carburanti liquidi rinnovabili quanto i fossili, in circa 3,8 miliardi di euro. Un valore che potrebbe superare i 9 miliardi di euro al 2040.

 

Restando al 2030, per compensare tali minori entrate, a meno di aumentare le accise su benzina e gasolio, già tra le più alte di Europa, l’altra via estrema

sarebbe quella di rivedere l’attuale tassazione sulle ricariche destinate alle auto elettriche, con effetti rilevanti sulle tasche dei consumatori.

 

Infatti, se oggi per fare 100 km con un’auto elettrica (BEV) si spende mediamente tra i 5 e i 6,5 euro, al 2030 questa spesa potrebbe quadruplicare considerato che il calo delle entrate fiscali si dovrebbe riproporzionare su circa 4,1 GWh di consumi elettrici legati al trasporto, con un aggravio stimato in circa 0,92 euro/kWh che, sommati ai 0,35 euro/kWh medi attuali, porterebbe il costo di una ricarica a 1,27 euro/kWh.

 

Considerando che una BEV, a seconda del modello, per fare 100 km consuma mediamente tra i 15 e i 19 kWh, per compensare il minor gettito fiscale la spesa per l’utente finale sarebbe infatti compresa tra un minimo di 19 euro e un massimo di oltre 24 euro, appunto quattro volte il costo attuale e il doppio rispetto a quello sostenuto oggi con un’auto ibrida a benzina

 

Un problema noto di cui ha parlato recentemente anche il ministro Giancarlo Giorgetti, che questa analisi può aiutare a inquadrare da un punto di vista economico/finanziario per trovare soluzioni eque che non penalizzino troppo i consumatori.

 

Del resto, se l’Italia è tra i Paesi dove la penetrazione elettrica appare più lenta rispetto al resto d’Europa, è anche quella dove il gettito fiscale garantito dalla mobilità è sicuramente tra i più significativi. Nel primo quadrimestre 2024, si può notare come, a parte il caso della Norvegia in cui la sostituzione del parco autovetture con le BEV è praticamente completa, ci sono profonde differenze a livello europeo. In Nord Europa, ad esempio, si è molto avanti, per quanto ancora lontani dal 50%, mentre nei Paesi dell’Europa Centrale la scelta elettrica stenta ad affermarsi e anzi nel 2024 ha evidenziato una forte flessione soprattutto in Germania dove invece sono aumentate le immatricolazioni di auto a benzina (+7,5%) e anche a gasolio (+9,5%)

Bosch Mobility: approccio neutrale verso una nuova era

Bosch Mobility: approccio neutrale verso una nuova era

Nel 2023 il settore di business Bosch Mobility ha ottenuto una crescita in tutte le principali aree di business. I risultati più significativi sono stati conseguiti grazie ai prodotti e servizi per la mobilità del futuro, sempre più guidata dal software e dalle soluzioni tecnologiche tradizionali.

Bosch Mobility, con un approccio neutrale dal punto di vista tecnologico, dai motori a idrogeno a quelli endotermici, dalle fuel cell fino ai veicoli elettrici, è stata in grado di cogliere le opportunità di crescita offerte dalla trasformazione in atto.

Attraverso innovazione, qualità, efficienza e grande attenzione alla sostenibilità, l’obiettivo è quello di migliorare l’esperienza di guida per dare forma alla nuova era della mobilità.

La nostra intervista a Camillo Mazza, general manager di Bosch Mobility.

Dazi UE su auto elettriche cinesi: “Mossa poco efficace, Pechino ha l’arma delle terre rare”

Crisi auto: “L’UE tenta di condizionare la Cina, ma arriva tardi e aiuta Pechino”

di Paolo Rossetti, il Sussidiario.net – (Intervista a Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive)

L’UE impone dazi sulle auto elettriche cinesi, ma si tratta fino al 4 luglio. Pechino potrebbe rivalersi non fornendo le materie prime per le batterie

In Italia, il mistero degli incentivi per le auto elettriche prenotati in brevissimo tempo, nonostante fino a poco fa non venissero considerati. In Europa, il tema dei dazi da imporre alle case cinesi aiutate con sussidi statali, che permettono loro di fare concorrenza sleale. Il settore dell’automobile resta in fibrillazione, soprattutto perché l’UE ha deciso di imporre alla Cina dei balzelli non da poco per vendere le sue auto nel Vecchio continente: 38% per chi non ha collaborato all’inchiesta sui sussidi concessi dallo Stato alle aziende cinesi, il 21% per chi ha cooperato, anche se poi le quote vengono stabilite caso per caso partendo da questi criteri. Il fatto è, spiega Pierluigi Bonora, giornalista de Il Giornale, esperto del settore automobilistico, che si è intervenuti tardi e che, se proprio lo si deve fare, sarebbe meglio introdurre un dazio unico, pesante, sul tipo di quello USA, che è al 100%. Sull’entità dei dazi si tratterà fino al 4 luglio. Resta il pericolo di una ritorsione cinese, magari negando l’accesso alle materie prime per le batterie, che detengono per la quasi totalità, alle aziende europee.

 

Come mai gli incentivi appena introdotti dal governo sono andati a ruba, mentre in precedenza non erano stati molto considerati dagli acquirenti delle auto?

In passato sono andati a ruba quelli per le auto endotermiche, fino a 135 grammi al chilometro di CO2. Adesso succede che in 8 ore e 36 minuti, il 3 giugno, sono andati esauriti gli oltre 200 milioni destinati alle macchine elettriche. Sorge una domanda: l’Italia ha una quota di mercato bassissima per queste vetture, tanto che sono rimasti inevasi incentivi per milioni di euro nell’ultima tornata, perché improvvisamente questa impennata? È qualcosa di strano. Lo ha detto anche Carlos Tavares, AD di Stellantis. Il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha precisato che non ci sono anomalie, che il 38% delle richieste ha riguardato le società e il resto i privati. Una vicenda sulla quale bisognerà fare chiarezza. Gli stessi concessionari riuniti in Federauto, con il presidente Massimo Artusi, hanno posto qualche punto di domanda.

 

L’Europa, intanto, ha definito i dazi da imporre alle auto cinesi: il 38% per chi non ha contribuito all’indagine disposta dall’UE sugli incentivi, meno per chi lo ha fatto. Non sono più alti di quello che ci si aspettava?

Se si vogliono mettere, lo si faccia in modo serio come gli USA (che hanno imposto il 100%, nda). Sono schedulati in base alla collaborazione che le case automobilistiche cinesi hanno dato all’inchiesta avviata dall’UE sugli aiuti che hanno ricevuto e che hanno favorito l’arrivo in Europa dei loro prodotti. Ci sono case che si vedono aggiungere al 10% attuale un altro 17% oppure addirittura il 38%. Io avrei introdotto un dazio unico e pesante per dare un segnale forte e coraggioso alla Cina. Qui, come al solito, si dà un colpo al cerchio e uno alla botte. I dazi, intanto, sono stati annunciati per il 4 luglio, ma devono essere ridiscussi: sicuramente da parte cinese si metteranno in campo lobby varie per cercare di portare acqua al loro mulino.

 

I cinesi, tuttavia, non stanno a guardare: hanno già annunciato ritorsioni. Cosa vogliono fare?

Potrebbero introdurre dazi più pesanti ancora per le auto che entreranno in Cina dal nostro continente, ma potrebbero anche dire: “Vi blocchiamo le forniture delle materie prime per le batterie”. Sono detenute quasi completamente da loro. Oppure potrebbero farci pagare di più le forniture.

 

L’Europa poi non è univoca nel sostenere questi dazi. Non tutti gli stati e non tutte le aziende sono d’accordo. È spaccata anche su questo?

Si è presentata divisa. Quello degli Stati Uniti d’Europa rimane un sogno, un’utopia. I dazi, tra l’altro, vanno a pesare anche sulle case europee che costruiscono in Cina.

 

La Germania è la prima a non volere i dazi: stavolta non è riuscita a far sentire il suo peso?

Dalle elezioni europee è uscito un indebolimento notevole della componente verde. Questa è una prima conseguenza del risultato delle votazioni. Comunque, i cinesi sono stati molto furbi: al di là della fabbrica Byd creata in Ungheria, al di là del fatto che Chery vuole realizzare in Spagna uno stabilimento per assemblare le auto, ci sono i piazzali dei porti europei strapieni di auto elettriche già fatte sbarcare dalla Cina per anticipare i dazi. Non solo, visto che i dazi riguardano solo le macchine elettriche e che in Europa c’è un rallentamento vistoso dell’acquisto di queste vetture, sono arrivati in Europa, un po’ alla chetichella, anche con macchine endotermiche, quindi ibride, benzina, diesel, a prezzi concorrenziali. Una mossa astuta.

 

Ma questi dazi alla fine sono necessari o no?

Si chiude la stalla quando i buoi sono scappati. Se si voleva intervenire in modo serio, lo si doveva fare già due anni fa. Ormai i cinesi sono arrivati e stanno cercando tutti i modi possibili per aggirarli. Vengono anche a produrre in Europa. Se si vuole intervenire, bisogna farlo in modo serio. Per vedere come andrà a finire, comunque, bisognerà aspettare fino al 4 luglio.

 

Non era meglio attendere anche che si insediasse la nuova Commissione UE?

Il PPE ha ancora la maggioranza, ma le cose stanno cambiando, basta vedere come sono andate le elezioni in Francia e in Germania. Si tratta comunque di una situazione non ancora stabilizzata.

Transport&Environment: nella transizione all’auto elettrica non si torna indietro

Transport&Environment: nella transizione all'auto elettrica non si torna indietro

Transport&Environment (associazione di Ong di vari Paesi) ha pubblicato un-‘nalisi dalla quale risulta che l’Europa è largamente indietro rispetto agli Usa nell’attrazione di investimenti per produrre veicoli elettrici a causa dell’incertezza sul target del 2035 e di una politica industriale debole. Tra le Case automobilistiche che hanno investito in Europa, solo 6 (Bmw, Jaguar Land Rover, Renault, Mercedes, Nissan e Volkswagen) hanno indirizzato più del 50% dei loro investimenti verso l’Europa e Stellantis ha indirizzato lì solo il 10% degli investimenti annunciati, collocandone invece il 74% nel Nord America.

 

L’industria europea, che ha deciso investimenti per 250 miliardi nell’elettrificazione, ritiene ormai la transizione un dovere, come ha recentemente indicato l’associazione ACEA, ma chiede ai Governi infrastrutture diffuse, un solido supporto alla domanda e condizioni di produzione competitive e convenienti in Europa.

 

L’analisi di parla poi della novità costituita dalla moltiplicazione degli accordi con produttori cinesi per impianti produttivi di auto elettriche in Europa, classica manovra per aggirare il rischio dazi all’importazione nella UE di auto dalla Cina (una decisione europea arriverà entro il 4 luglio). Manovra peraltro favorevolmente accolta e ripetutamente cercata dagli stessi Governi per potenziare la produzione nazionale (Italia compresa).

 

Annunci recenti riguardano BYD (sito di assemblaggio in Ungheria entro il 2026 per 200mila auto), Chery (joint venture in Spagna per produrne 150mila), Saic, Great Wall Motors sta considerando per produrne 50 mila, Dongfeng in Italia. “Questi recenti annunci delle Case automobilistiche cinesi – osserva – T&E – non dovrebbero ridurre l’urgenza di migliorare l’attrattiva dell’Europa come area di destinazione degli investimenti per la ricerca e la produzione di veicoli elettrici e batterie sostenibili e convenienti, soprattutto perché molti annunci non sono ancora sicurì”.

 

L’analisi si basa sugli annunci di investimenti in produzione di veicoli elettrici, batterie e impianti di ricarica fatti da 19 produttori globali tra il 2021 e il 2023. Complessivamente c’è stato un aumento di sei volte raggiungendo 150 miliardi di euro solo l’anno scorso; nei tre anni si tratta di 265 miliardi, quasi il valore del PIL annuale della Romania. Il 34% degli annunci riguarda Case europee, il 20% cinesi, il 18% coreane. Mentre le Case automobilistiche europee hanno investito di più nell’elettrificazione, il Nord America – che è un produttore automobilistico di taglia inferiore all’Europa – è la principale destinazione degli investimenti, assicurando il 37% degli investimenti annunciati rispetto al 26% dell’Europa.

 

Il Nord America è l’unica regione che ha un’ampia quota di investimenti da parte di Case automobilistiche non nazionali, tra cui quelle europee, giapponesi e sudcoreane, attratte dai sussidi alla produzione locale concessi dall’Inflation Reduction Act per la produzione di veicoli elettrici e batterie. Al contrario, la maggior parte degli investimenti in Europa (80%) proviene da Case automobilistiche europee, mentre la restante maggioranza proviene da Tesla, Geely, Nissan e Ford. La piccola quota di investimenti da parte delle Case automobilistiche non europee indica una mancanza di attrattiva dell’Europa come destinazione per investimenti stranieri in veicoli elettrici rispetto al Nord America, è indicato nel rapporto.

 

L’analisi di T&E sottolinea che gli investimenti europei delle Case automobilistiche sono stati diretti verso 10 Stati membri della UE e il Regno Unito. Regno Unito (grazie a Jaguar Land Rover del gruppo indiano Tata Motor), Germania e Spagna sono stati i maggiori beneficiari, assicurando il 71% degli investimenti annunciati. In Germania, Tesla è stato il maggiore investitore con 4,5 miliardi di euro, seguito da Volkswagen (3,1 miliardi di euro) e Ford (2,7 miliardi di euro).

 

Volkswagen è stato l’unico investitore in Spagna, con annunci per un valore di 10 miliardi di euro. L’Italia, un importante polo produttivo per Stellantis, è riuscita ad attrarre solo 1,3 miliardi. Qualche giorno fa il CEO Carlos Tavares ha dichiarato di essere disponibile a firmare un accordo per produrre fino a un milione di veicoli. Mentre le Case automobilistiche europee hanno speso di più in investimenti in veicoli elettrici tra il 2021 e il 2023, la crescita degli investimenti delle Case automobilistiche europee sembra ora rallentare. Se calcolati in rapporto alle vendite, le Case automobilistiche europee stanno già investendo meno delle case automobilistiche statunitensi: in media hanno investito 3.840 euro per auto venduta rispetto ai 4.970 euro delle Case automobilistiche statunitensi.

 

Ciò è preoccupante per la leadership dei veicoli elettrici nell’industria automobilistica europea, dal momento che l’80% degli investimenti europei nei veicoli elettrici provengono da Case automobilistiche europee e diverse di queste come Mercedes, VW e JLR hanno recentemente annunciato ritardi negli investimenti nei veicoli elettrici o nei loro obiettivì. La soluzione secondo T&E è mantenere l’ambizione degli standard UE sulla CO2 delle auto, compreso l’obiettivo del 100% di emissioni zero entro il 2035 per fornire ai produttori la certezza normativa necessaria per investire in modo credibile nella produzione di veicoli elettrici e batterie in Europa; definire un piano di investimenti sociali e verdi da 1.000 miliardi di euro con al centro un Fondo per l’industria verde per fornire sovvenzioni, prestiti e garanzie per aumentare la produzione di veicoli elettrici in Europa e sostenere la catena del valore delle batterie per veicoli elettrici. I produttori premono perchè i sistemi di incentivi all’acquisto di auto elettriche non spariscano e perché UE e Governi accelerino sulle infrastrutture.

 

ACEA ha espresso la sua posizione: ’L’Europa deve fare molto di più per portare l’industria dei veicoli elettrici nella corsia di sorpasso. Ciò è ancora più urgente con le elezioni europee alle porte, in cui alcuni sembrano leggere segnali che l’orologio potrebbe tornare indietro. Al contrario, siamo ben oltre la fase in cui si discute del “se”. Per l’associazione che rappresenta a Bruxelles i produttori europei ’si dovrebbe porre la massima enfasi su come decarbonizzare i trasporti e la mobilità in modo tale da raggiungere effettivamente i nostri obiettivi sociali condivisi, raggiungendo al tempo stesso un equilibrio sostenibile e realistico tra interessi economici, ambientali e geopoliticì.

 

ACEA stima la necessità di 8,8 milioni di punti di ricarica entro il 2030. Ciò significa che per raggiungere l’obiettivo di decarbonizzazione al 2030 dovranno essere installati circa 1,2 milioni di caricabatterie ogni anno – 8 volte quanto viene attualmente installato (150.000) ogni anno. Il messaggio di T&E: “Se la UE è seriamente intenzionata a rendere i veicoli elettrici una realtà pratica per tutti gli europei entro i prossimi cinque anni, la diffusione dei punti di ricarica pubblici deve accelerare notevolmente il ritmo”.

 

Foto di Jonas Leupe su Unsplash