AUTO1.com: i dealer e l’auto elettrica

AUTO1.com: i dealer e l'auto elettrica

AUTO1.com, la principale piattaforma di vendita all’ingrosso di auto usate in Europa, ha pubblicato il proprio report annuale sui veicoli elettrici per il 2023 e il risultato di una survey online, condotta tra i dealer partner di AUTO1.com. Nel 2023, su AUTO1.com sono stati commercializzati circa 17.000 veicoli elettrici, pari al 3,2% di tutte le unità AUTO1.com vendute nel 2023, con una quota in leggero aumento rispetto al 3,1% del 2022.

Secondo la survey online condotta da AUTO1.com tra i suoi dealer partner, il 35,2% dei dealer europei ha commercializzato almeno un EV nel 2023, rispetto al 32,7% del 2022, con un aumento di 2,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Guardando all’anno in corso, il 44,2% dei dealer partner di AUTO1.com prevede di commercializzare almeno un veicolo elettrico nel 2024, mentre nel 2023 questa era l’aspettativa del 39,9%.

Foto ufficio stampa AUTO1.com

Elettrico, e-fuel e idrogeno: sfide e futuro della mobilità

Elettrico, e-fuel e idrogeno: sfide e futuro della mobilità

di Teodoro Lio, responsabile Consumer & Manufacturing Industries di Accenture

L’imperativo verso la sostenibilità, intesa in modo olistico come trasformazione dell’intera catena di valore del mercato, è uno dei principali driver che contribuiscono a dare forma al futuro dell’industria automobilistica. In questo contesto l’elettrificazione è uno dei principali fattori trasformativi degli operatori storici del settore. L’attenzione al tema della sostenibilità è sempre più marcata e non proviene soltanto da CEO, consumatori e investitori, ma è anche incentivata dalla nuova spinta normativa per la necessità di soddisfare gli obiettivi ESG.

 

Il digitale svolge un ruolo cruciale come abilitatore e acceleratore della transizione sostenibile; tuttavia, è necessaria una trasformazione ecosistemica lungo tutta la filiera, che riesca ad avviare una stretta collaborazione con i governi in termini di ampi investimenti infrastrutturali, e possa prevedere una sinergia con settori convergenti, quali quelli delle utilities e dell’energia, con il vantaggio di rendere i veicoli elettrici più accessibili e convenienti per i consumatori.

Foto ufficio stampa Accenture

ACEA: correlazione tra vendite di auto elettriche e punti di ricarica

ACEA: correlazione tra vendite di auto elettriche e punti di ricarica

ACEA, l’Associazione dei costruttori europei di veicoli, ha realizzato una mappa che visualizza la correlazione tra le quote di mercato delle nuove auto elettriche a batteria vendute e la disponibilità di infrastrutture di ricarica per ciascuno dei 27 stati membri dell’Unione Europea.

Solo tre paesi dell’UE che coprono oltre il 20% della superficie dell’UE – Paesi Bassi, Francia e Germania – ospitano quasi i due terzi (61%) di tutti i punti di ricarica dell’UE. L’altro terzo (39%) di tutti i caricabatterie è distribuito in 24 Stati membri, coprendo quasi l’80% della superficie della regione. Il punto della situazione secondo la nota di ACEA.

I Paesi Bassi – nazione con la quota più alta di infrastrutture – hanno oltre 52 volte più punti di ricarica della Romania (2.754), che è circa sette volte più grande. Esiste una correlazione significativa tra la disponibilità di punti di ricarica pubblici e le vendite di veicoli elettrici a batteria (BEV). Paesi come Germania, Paesi Bassi, Francia e Belgio, che si collocano tra i primi cinque in termini di maggior numero di caricabatterie, presentano anche alcune delle maggiori quote di mercato per i BEV.

I Paesi con la maggior parte ricarica pubblici nell’UE: Paesi Bassi (144.453), Germania (119.625), Francia (44.363) e Italia (44.114). I dati si riferiscono al 2023. E quali i Paesi con meno stazioni di ricarica pubbliche nell’UE: Croazia (1.074), Estonia (683(, Lettonia (535), Cipro (329) e Malta (101).

Foto di YRKA PICTURED su Unsplash

Soluzione Eurotrailer: così l’autotrasporto diventa più efficiente

Trainati: urgenti misure per favorire il rinnovo del parco

 di Michele Mastagni, Coordinatore del Gruppo Rimorchi, Semirimorchi e Allestimenti di UNRAE.

I primi quattro mesi dell’anno evidenziano purtroppo una tendenza molto negativa per il nostro settore e prevediamo che la situazione non migliorerà in tempi rapidi. Dopo un 2023 già in calo del 7,4%, è ormai facile attendersi anche un 2024 in diminuzione nei volumi di immatricolazione.

Ribadiamo con forza la necessità urgente di adottare da parte del Governo un piano straordinario di rinnovo del parco veicolare italiano, ormai vetusto, anche attraverso misure disincentivanti, affinché i mezzi più obsoleti possano essere sostituiti con rimorchi e semirimorchi di ultima generazione.

Le Case costruttrici di veicoli trainati da anni investono significativamente per migliorare la sicurezza dei nuovi prodotti, spesso raggiungendo standard di sicurezza superiori a quelli richiesti dalle normative europee. Tuttavia, se i rimorchi circolanti continueranno ad avere un’età media di 17 anni, i pericoli sulle strade italiane aumenteranno notevolmente.

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Crediamo che un impulso alla ripresa del mercato possa arrivare anche dall’adozione di tecnologie innovative che consentano soluzioni di trasporto più efficienti, come i veicoli allungati di tipo Eurotrailer, che permettono agli autotrasportatori di effettuare meno viaggi a parità di merce trasportata. Questa tipologia di veicoli non presenta problemi per la rete viaria, non richiede alcun adeguamento di tipo infrastrutturale e può essere caricata sui vagoni ferroviari, risultando compatibile con il trasporto intermodale.

Foto Michele Mastagni da suo profilo linkedin

 

ACEA e il Manifesto #FutureDrive: ora azioni concrete

“Pacchetto Automotive”: serve un'azione urgente sulla flessibilità per auto e furgoni

di Sigrid de Vries, direttore generale di ACEA

La competitività dell’Europa si trova in un momento cruciale. Una serie di incontri ad alto livello nel mese di aprile mostra risultati promettenti, ma dobbiamo mantenere lo slancio. Il Manifesto #FutureDriven di ACEA e gli impegni con i massimi leader europei sottolineano l’importanza di un lavoro di squadra collaborativo.

Che mese è stato per l’industria automobilistica europea, forte dello slancio derivante da una serie di incontri e relazioni di alto livello che hanno messo la forza industriale dell’Europa in cima all’agenda. Ma poiché la consapevolezza del calo della competitività europea si ripercuote in tutte le sale decisionali europee, dobbiamo cogliere il frutto quando è maturo per evitare di perdere slancio.

Il “Summit automobilistico” ospitato dal commissario per il Clima, Wopke Hoekstra, è stato il primo di questo genere in quelle che speriamo saranno le edizioni successive. L’incontro con Charles Michel è avvenuto poco prima di un Consiglio europeo rivoluzionario con un “accordo sulla competitività dell’UE” in cima all’ordine del giorno. Rappresentando l’intero spettro dei nostri membri, compresi i produttori di veicoli leggeri e di autocarri e autobus, ACEA ha prestato orecchio a molte delle preoccupazioni sollevate nel nostro Manifesto #FutureDriven .

Il messaggio che l’Europa non può più dare per scontata la propria competitività industriale sta cominciando a guadagnare terreno e vi è un crescente riconoscimento del fatto che le placche tettoniche geopolitiche si sono spostate drasticamente da quando il Green Deal è stato introdotto per la prima volta all’inizio dell’attuale mandato dell’UE. I massimi leader europei sembrano dimostrare una rinnovata volontà politica di salvaguardare e migliorare la competitività europea. Le tanto attese riunioni del Consiglio europeo di aprile hanno prodotto una serie di segnali positivi che l’industria europea chiedeva da tempo. Che si tratti delle nostre richieste per una strategia industriale olistica, un quadro normativo coerente, infrastrutture vitali per la transizione verde e digitale e un commercio libero ed equo su un piano di parità, le raccomandazioni del nostro Manifesto trovano tutte eco nelle conclusioni del Consiglio.

I recenti impegni ad alto livello hanno coinciso anche con il lancio del Manifesto #FutureDriven di ACEA per camion e autobus a emissioni zero, in grado di rispondere alle sfide e alle esigenze specifiche del mercato europeo dei camion e degli autobus, pubblicato lo stesso giorno in cui l’UE ha firmato il piano più ambizioso del mondo Obiettivi di riduzione della CO2 per camion e autobus. A complemento del  manifesto #FutureDriven per tutti i segmenti di veicoli lanciato nel novembre dello scorso anno, delinea raccomandazioni politiche per questo distinto mercato business-to-business.

Concentrandosi sull’enorme sforzo di squadra necessario per trasformare gli obiettivi sulla carta in realtà di attuazione, il manifesto di autobus e camion richiede un’azione ambiziosa per garantire che siano soddisfatte le condizioni essenziali. Che si tratti di infrastrutture o di piani di fissazione del prezzo del carbonio, le politiche intelligenti sono essenziali per superare i colli di bottiglia della domanda e raggiungere obiettivi di decarbonizzazione condivisi.

Anche il tanto atteso rapporto Letta, al quale ACEA ha fornito input, è stato pubblicato, indicando ancora una volta un crescente riconoscimento delle sfide senza precedenti affrontate dalle industrie europee. Letta si è soffermato sul complesso quadro normativo dell’UE e ha attirato l’attenzione sulla preoccupante tendenza degli investimenti in uscita dall’UE. Con una concorrenza mai vista prima da parte di Stati Uniti e Cina, il mercato unico rimane un faro di potenziale non sfruttato che può aprire le porte a industrie vitali come la nostra. In effetti, il mercato unico dell’UE è stato una pietra angolare del nostro successo globale, aiutandoci a creare un’industria più resiliente con una presenza internazionale.

Nella relazione dell’onorevole Letta vi sono notevoli riferimenti all’industria automobilistica che mettono in luce le principali preoccupazioni da noi sollevate laddove il mercato unico apre nuove strade per la nostra industria. In effetti, il settore dei trasporti è stato individuato come un ottimo esempio di come una più profonda integrazione europea sia fondamentale per sfruttare appieno il potenziale del mercato unico. Ad esempio, è stata prestata la dovuta attenzione alla sfida colossale di affrontare le infrastrutture insufficienti e inadeguate per i veicoli elettrici, di particolare importanza per il trasporto stradale transfrontaliero di merci e persone. Una menzione degna di nota nel rapporto è stata la quasi totale assenza di infrastrutture di ricarica e stazioni di rifornimento di idrogeno per i veicoli pesanti, una questione sollevata anche nel nostro Manifesto di camion e autobus . Ciò che è chiaro è che l’industria, i fornitori di energia, gli operatori di rete e i policy maker devono ora intensificare la collaborazione per aumentare la diffusione delle infrastrutture paneuropee, una questione affrontata anche nel primo di una serie di nuovi rapporti ACEA .

Lo slancio verso una politica industriale europea sta diventando palpabile. Mentre la competitività dell’Europa è in bilico, i recenti impegni ad alto livello hanno suscitato ottimismo. Il Manifesto #FutureDriven di ACEA e gli sforzi di collaborazione con i leader europei significano un nuovo vento nelle vele. Ma non dobbiamo accontentarci, la posta in gioco è troppo alta. L’industria automobilistica europea non è solo una delle più longeve, ma è anche una delle più competitive a livello globale, garantendo innumerevoli posti di lavoro in Europa, investendo sostanzialmente in Europa e diventando parte integrante del nostro stile di vita europeo. Ma non bisogna sbagliarsi: un accordo industriale europeo non significa rinunciare alle nostre aspirazioni del Green Deal, ma ci consentirà di raggiungere più rapidamente i nostri obiettivi condivisi, mantenendo le industrie strategiche in Europa. Siamo pronti ad alimentare questa transizione, ma insieme sfruttiamo lo slancio e passiamo dalle parole ai fatti.

Foto fornita da uff stampa ACEA

 

Auto cinesi tra rischi e opportunità: in Europa al 7% di quota entro il 2030

𝗜 𝗱𝗲𝗮𝗹𝗲𝗿 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗶: 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲!

Lo scorso anno il mercato italiano dell’automobile ha mostrato segnali incoraggianti di ripresa, registrando un aumento significativo del 19%. Una boccata d’ossigeno per il settore, ben lontano dai livelli pre-pandemici (-300.000 vetture vs 2019) e ancora in cerca di un nuovo equilibrio. Un dato incoraggiante è rappresentato dall’aumento delle vetture ibride: 42% del mercato. La trasformazione del panorama automobilistico italiano è evidente anche analizzando le preferenze dei consumatori, con una chiara tendenza dal Diesel alla benzina. Il canale del noleggio raggiunge un nuovo record storico, avvicinandosi ai livelli degli altri Paesi d’Europa.

 

L’arrivo dei marchi cinesi sul mercato europeo potrebbe rappresentare un’ulteriore incognita, con una quota di mercato prevista del 7% (o anche superiore, in funzione della capacità dei brand cinesi di approdare con modelli di segmento più basso a prezzi competitivi) entro il 2030, a potenziale discapito soprattutto di Paesi come l’Italia, il Regno Unito e la Francia (importatori netti di auto).

 

Sono queste le principali evidenze del nuovo studio condotto da ANIASA e Bain & Company “Casa e Chiesa nel settore dell’auto”, l’indagine annuale sulla mobilità degli italiani presentata nel corso di un evento a Milano, che ha evidenziato come il settore automotive sia destinato a cambiare molto più di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni.

 

Quasi la metà del mercato è ormai… a trazione alternativa

Il 2023 ha registrato un ulteriore aumento delle vetture ibride, salite ormai al 42% (rispetto al 3% delle BEV) del mercato, nel primo trimestre del 2024. Tuttavia, questo aumento non è sufficiente a risolvere il problema delle emissioni di CO2, che rimane tema critico nell’attuale panorama automobilistico. Il declino delle vendite di vetture Diesel, accompagnato da un aumento delle emissioni totali, solleva ulteriori interrogativi sulle strategie di transizione del settore. Questa tendenza può essere spiegata sia con le minori rottamazioni delle vetture obsolete, sia con le preferenze per veicoli a benzina o mild hybrid.

 

Piccole elettriche per la città? Non proprio

La trasformazione del panorama automobilistico italiano appare evidente anche analizzando le preferenze dei consumatori nelle diverse dimensioni delle città, con una chiara tendenza dal diesel alla benzina, anche nelle metropoli più grandi. Solo 1 compatta su 50 è BEV, mentre tra le vetture medio-grandi avanza il plug-in hybrid. Guardando all’Europa, ormai le «curve di crescita» del BEV si sono appiattite ovunque, soprattutto in Germania, anche a causa del blocco degli incentivi. Il declino delle vendite di vetture Diesel e il contemporaneo aumento delle emissioni totali sollevano interrogativi importanti sulle strategie di transizione del settore. È evidente che il mercato sta mostrando una preferenza crescente per veicoli a benzina o mild hybrid, ma è altrettanto chiaro che occorre un’impostazione più decisa verso la sostenibilità.

 

Il Centro Italia batte il Nord sulle elettriche. Continua a “vincere” il noleggio

Il ritardo nell’implementazione degli incentivi del Governo ha impattato sulle vendite di veicoli elettrificati nel primo trimestre 2024, con una concentrazione maggiore nel Centro Italia (che supera il Sud sia sulle elettriche, che sulle ibride plug-in) rispetto al Nord. Come già confermato negli anni scorsi, le vetture elettrificate (BEV+PHEV) fanno ancora fatica nel canale Privati, dove superano di poco il 4%.  La quota inferiore nel canale privati dimostra il ruolo chiave delle flotte e dei noleggi nella diffusione delle alimentazioni più sostenibili anche per il pubblico di «massa». In questo clima di incertezza, infatti, chi vince è il canale del noleggio, che tocca un nuovo record storico, con una penetrazione lo scorso anno del 29% sul totale immatricolazioni.

 

Tornano a crescere le Km0, sintomo di un mercato in affanno?

La ripresa, seppur limitata, delle vendite di vetture “Km0” suggerisce che il mercato automobilistico sta ancora affrontando sfide significative. La quota di immatricolato “Km0” a fine 2023 ha superato il 10%. Con il 2023 si è infatti invertito l’ordine dei fattori: ora la domanda è tornata ad essere potenzialmente inferiore all’offerta, con conseguenze pericolose per gli operatori. L’inversione del trend sta portando già in alcuni casi ad una riduzione dei prezzi e l’Europa sta già sperimentando una stabilizzazione nella crescita delle vendite di veicoli elettrici, soprattutto a causa della diminuzione degli incentivi.

 

La nuova fase della geopolitica dell’auto

L’attuale situazione in Europa è solo una piccola parte di un quadro più ampio: stiamo entrando in una nuova era della geopolitica dell’auto. Nel 2019, il 42% delle auto vendute in Cina apparteneva a marchi europei, mentre solo il 27% era di brand locali. Tuttavia, nel 2023, la situazione è cambiata radicalmente: solo il 32% delle auto vendute in Cina apparteneva a marchi europei, mentre ben il 43% proveniva da marchi locali. La Cina si è ripresa il proprio mercato. Questo segna un importante spostamento di equilibri, stiamo assistendo all’ingresso di nuovi attori sul mercato globale dell’automobile. In particolare, l’arrivo dei marchi cinesi sul mercato europeo potrebbe avviare una nuova fase. Si prevede che entro il 2030 essi acquisiranno una quota di mercato di almeno il 7% (o più), con un impatto significativo su Paesi come l’Italia, il Regno Unito e la Francia, che si trovano tra i principali importatori di veicoli.

 

“I dati fotografano con chiarezza come sempre più italiani, complice l’incertezza relativa all’alimentazione da scegliere e le limitate capacità di spesa a fronte di listi in continuo aumento, preferiscano prendere una vettura a noleggio, anziché acquistarla”, ha commentato il presidente ANIASA, Alberto Viano, a margine della presentazione, “Una scelta che consente agli automobilisti di scaricare il rischio tecnologico del veicolo sugli operatori di noleggio e di accedere, a canoni mensili più contenuti, a vetture green altrimenti difficili da comprare. Questo trend, solo rallentato dall’effetto annuncio degli incentivi negli ultimi mesi, è destinato a consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni”.

 

“In questo contesto, l’emergere di nuovi attori nel mercato automobilistico globale invita all’attenzione l’Europa, Italia compresa, ma presenta anche opportunità di collaborazione e innovazione. Tuttavia, le normative sempre più rigorose, specialmente sulle emissioni, richiedono un’adeguata preparazione e investimenti da parte delle case automobilistiche europee. È importante tenere conto seriamente delle preferenze dei consumatori e adattarsi ai cambiamenti nelle loro abitudini di acquisto per tutelare la competitività nel mercato globale, mantenendo l’attenzione sulla sostenibilità ambientale del settore, ma anche su quella economica”, conclude Gianluca Di Loreto, Partner e responsabile automotive Italia di Bain & Company.

Foto ufficio stampa ANIASA

Auto cinesi tra rischi e opportunità: in Europa al 7% di quota entro il 2030

Lo scorso anno il mercato italiano dell’automobile ha mostrato segnali incoraggianti di ripresa, registrando un aumento significativo del 19%. Una boccata d’ossigeno per il settore, ben lontano dai livelli pre-pandemici (-300.000 vetture vs 2019) e ancora in cerca di un nuovo equilibrio. Un dato incoraggiante è rappresentato dall’aumento delle vetture ibride: 42% del mercato. La trasformazione del panorama automobilistico italiano è evidente anche analizzando le preferenze dei consumatori, con una chiara tendenza dal Diesel alla benzina. Il canale del noleggio raggiunge un nuovo record storico, avvicinandosi ai livelli degli altri Paesi d’Europa.

 

L’arrivo dei marchi cinesi sul mercato europeo potrebbe rappresentare un’ulteriore incognita, con una quota di mercato prevista del 7% (o anche superiore, in funzione della capacità dei brand cinesi di approdare con modelli di segmento più basso a prezzi competitivi) entro il 2030, a potenziale discapito soprattutto di Paesi come l’Italia, il Regno Unito e la Francia (importatori netti di auto).

 

Sono queste le principali evidenze del nuovo studio condotto da ANIASA e Bain & Company “Casa e Chiesa nel settore dell’auto”, l’indagine annuale sulla mobilità degli italiani presentata nel corso di un evento a Milano, che ha evidenziato come il settore automotive sia destinato a cambiare molto più di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni.

 

Quasi la metà del mercato è ormai… a trazione alternativa

Il 2023 ha registrato un ulteriore aumento delle vetture ibride, salite ormai al 42% (rispetto al 3% delle BEV) del mercato, nel primo trimestre del 2024. Tuttavia, questo aumento non è sufficiente a risolvere il problema delle emissioni di CO2, che rimane tema critico nell’attuale panorama automobilistico. Il declino delle vendite di vetture Diesel, accompagnato da un aumento delle emissioni totali, solleva ulteriori interrogativi sulle strategie di transizione del settore. Questa tendenza può essere spiegata sia con le minori rottamazioni delle vetture obsolete, sia con le preferenze per veicoli a benzina o mild hybrid.

 

Piccole elettriche per la città? Non proprio

La trasformazione del panorama automobilistico italiano appare evidente anche analizzando le preferenze dei consumatori nelle diverse dimensioni delle città, con una chiara tendenza dal diesel alla benzina, anche nelle metropoli più grandi. Solo 1 compatta su 50 è BEV, mentre tra le vetture medio-grandi avanza il plug-in hybrid. Guardando all’Europa, ormai le «curve di crescita» del BEV si sono appiattite ovunque, soprattutto in Germania, anche a causa del blocco degli incentivi. Il declino delle vendite di vetture Diesel e il contemporaneo aumento delle emissioni totali sollevano interrogativi importanti sulle strategie di transizione del settore. È evidente che il mercato sta mostrando una preferenza crescente per veicoli a benzina o mild hybrid, ma è altrettanto chiaro che occorre un’impostazione più decisa verso la sostenibilità.

 

Il Centro Italia batte il Nord sulle elettriche. Continua a “vincere” il noleggio

Il ritardo nell’implementazione degli incentivi del Governo ha impattato sulle vendite di veicoli elettrificati nel primo trimestre 2024, con una concentrazione maggiore nel Centro Italia (che supera il Sud sia sulle elettriche, che sulle ibride plug-in) rispetto al Nord. Come già confermato negli anni scorsi, le vetture elettrificate (BEV+PHEV) fanno ancora fatica nel canale Privati, dove superano di poco il 4%.  La quota inferiore nel canale privati dimostra il ruolo chiave delle flotte e dei noleggi nella diffusione delle alimentazioni più sostenibili anche per il pubblico di «massa». In questo clima di incertezza, infatti, chi vince è il canale del noleggio, che tocca un nuovo record storico, con una penetrazione lo scorso anno del 29% sul totale immatricolazioni.

 

Tornano a crescere le Km0, sintomo di un mercato in affanno?

La ripresa, seppur limitata, delle vendite di vetture “Km0” suggerisce che il mercato automobilistico sta ancora affrontando sfide significative. La quota di immatricolato “Km0” a fine 2023 ha superato il 10%. Con il 2023 si è infatti invertito l’ordine dei fattori: ora la domanda è tornata ad essere potenzialmente inferiore all’offerta, con conseguenze pericolose per gli operatori. L’inversione del trend sta portando già in alcuni casi ad una riduzione dei prezzi e l’Europa sta già sperimentando una stabilizzazione nella crescita delle vendite di veicoli elettrici, soprattutto a causa della diminuzione degli incentivi.

 

La nuova fase della geopolitica dell’auto

L’attuale situazione in Europa è solo una piccola parte di un quadro più ampio: stiamo entrando in una nuova era della geopolitica dell’auto. Nel 2019, il 42% delle auto vendute in Cina apparteneva a marchi europei, mentre solo il 27% era di brand locali. Tuttavia, nel 2023, la situazione è cambiata radicalmente: solo il 32% delle auto vendute in Cina apparteneva a marchi europei, mentre ben il 43% proveniva da marchi locali. La Cina si è ripresa il proprio mercato. Questo segna un importante spostamento di equilibri, stiamo assistendo all’ingresso di nuovi attori sul mercato globale dell’automobile. In particolare, l’arrivo dei marchi cinesi sul mercato europeo potrebbe avviare una nuova fase. Si prevede che entro il 2030 essi acquisiranno una quota di mercato di almeno il 7% (o più), con un impatto significativo su Paesi come l’Italia, il Regno Unito e la Francia, che si trovano tra i principali importatori di veicoli.

 

“I dati fotografano con chiarezza come sempre più italiani, complice l’incertezza relativa all’alimentazione da scegliere e le limitate capacità di spesa a fronte di listi in continuo aumento, preferiscano prendere una vettura a noleggio, anziché acquistarla”, ha commentato il presidente ANIASA, Alberto Viano, a margine della presentazione, “Una scelta che consente agli automobilisti di scaricare il rischio tecnologico del veicolo sugli operatori di noleggio e di accedere, a canoni mensili più contenuti, a vetture green altrimenti difficili da comprare. Questo trend, solo rallentato dall’effetto annuncio degli incentivi negli ultimi mesi, è destinato a consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni”.

 

“In questo contesto, l’emergere di nuovi attori nel mercato automobilistico globale invita all’attenzione l’Europa, Italia compresa, ma presenta anche opportunità di collaborazione e innovazione. Tuttavia, le normative sempre più rigorose, specialmente sulle emissioni, richiedono un’adeguata preparazione e investimenti da parte delle case automobilistiche europee. È importante tenere conto seriamente delle preferenze dei consumatori e adattarsi ai cambiamenti nelle loro abitudini di acquisto per tutelare la competitività nel mercato globale, mantenendo l’attenzione sulla sostenibilità ambientale del settore, ma anche su quella economica”, conclude Gianluca Di Loreto, Partner e responsabile automotive Italia di Bain & Company.

Mobilità elettrica urbana: la giusta transizione che serve all’Italia

Auto elettriche e incentivi: velocizzare il nuovo piano pluriennale

Il position paper “Mobilità elettrica urbana: una giusta transizione”, curato da Kyoto Club in collaborazione con A2A, presentato a Roma, analizza il contesto europeo e nazionale del settore dei trasporti, approfondisce le principali normative in materia e fornisce i dati sull’impatto di tutto il comparto in termini di inquinamento ed emissioni, delineando diverse previsioni circa il suo sviluppo, a partire dalle città.

 

 di Fabio Pressi, amministratore delegato di A2A E-Mobility

L’analisi presentata mostra che la transizione verso la mobilità a zero emissioni è una tappa fondamentale del processo di decarbonizzazione e che le città sono protagoniste di questo percorso. A2A, che da oltre 10 anni investe in questo settore, ha pensato a una soluzione innovativa per elettrificare i contesti urbani, che tiene conto delle esigenze dei cittadini e dei vincoli architettonici.

Il progetto City Plug prevede infatti una ricarica per veicoli elettrici diffusa e lenta, ideale per chi non ha a disposizione un box, che non sottrae spazio alla sosta pubblica e con impatto minimo sulla rete elettrica locale.

A oggi queste colonnine sono già presenti a Brescia e a Milano e per il capoluogo lombardo in particolare abbiamo in programma di installarne 2.000 nei prossimi due anni. Crediamo che queste due prime case history possano rappresentare un modello virtuoso e replicabile anche in tante altre città italiane.

Foto Ufficio Stampa a2a

AlixPartners: acquisizione che rafforza la leadership automotive globale

L'auto in Europa: ricalibrazione traumatica dell'industria in corso

Foto: Dario Duse, EMEA co-leader dell’Automotive & Industrial Practice e Country Leader Italia di AlixPartners 

La società di consulenza globale AlixPartners comunica di aver concluso un accordo per l’acquisizione di Berylls, società leader nella consulenza in ambito automotive. Nello specifico, AlixPartners acquisirà l’intera proprietà di Berylls Strategy Advisors e Berylls Mad Media. Berylls vanta una straordinaria esperienza nella consulenza strategica rivolta al miglioramento della top line e alla trasformazione digitale di tutti i principali OEM (Original Equipment Manufacturers) attivi a livello mondiale nel settore automobilistico. Questa rinomata expertise si va a sommare alla consolidata reputazione di AlixPartners come partner di riferimento per il miglioramento delle performance economiche, operative e finanziarie lungo tutta la filiera automotive. Dall’unione delle due realtà nascerà una potenza globale strategica e operativa con oltre 325 consulenti, profondi conoscitori delle dinamiche e delle peculiarità di questo settore.

Commentando il nuovo accordo, Simon Freakley, Chief Executive Officer di AlixPartners, ha dichiarato:

“Siamo lieti di accogliere i nostri nuovi colleghi di Berylls nella famiglia AlixPartners. Questo importante capitolo rappresenta per AlixPartners uno step cruciale nel nostro percorso di crescita continua. Berylls potenzierà la nostra practice di fama internazionale nel settore automobilistico e ne accrescerà significativamente la presenza in particolare nelle aree di lingua tedesca”.

Dario Duse, EMEA co-leader dell’Automotive & Industrial Practice e Country Leader Italia di AlixPartners ha aggiunto: “Apprezziamo da sempre la qualità della consulenza di Berylls nel settore automotive. Combinando la loro eccellenza nel raggiungimento degli obiettivi di crescita con la nostra consolidata esperienza nel miglioramento dei risultati economici di bottom line, stiamo creando un’offerta senza eguali per i nostri clienti lungo tutta la catena del valore.”

Foto ufficio stampa AlixPartners

Stretta UE sulla CO2: FAI per la neutralità tecnologica

Stretta UE sulla CO2: FAI per la neutralità tecnologica

di Paolo Uggé, presidente della Federazione degli Autotrasportatori Italiani (FAI)

La decisione della UE, che continua a voler sostenere una politica ambientale strumentale e ideologica, deve impegnare tutti coloro che sono convinti di quanto simili decisioni siano il frutto solo di scelte che puntano a penalizzare le attività legate alla mobilità, in particolare quelle dell’autotrasporto.

Dobbiamo impegnarci a sostenere quelle forze politiche responsabili che promuovono principi come la neutralità tecnologica, oltre alla necessità che i temi legati alle emissioni inquinanti, e le conseguenti decisioni, siano affrontati in una logica mondiale.

Da qui ai giorni delle elezioni europee occorre l’impegno di tutti per non doversi pentire amaramente dopo. In gioco non c’è la salute del pianeta, come asseriscono gli ideologi che alimentano le paure con le loro teorie false: in gioco c’è il futuro delle nostre imprese.

Foto ufficio stampa FAI