Auto e elettriche e aftermarket: analisi di ANFIA su presente e futuro

Auto e elettriche e aftermarket: analisi di ANFIA su presente e futuro

di Riccardo Bufafarro, Responsabile Area Aftermarket nella Nuova Mobilità di ANFIA-Aftermarket

 

La mobilità sostenibile mira a ridurre l’impatto ambientale e sociale dei trasporti (merci e/o persone) garantendo al tempo stesso efficienza, sicurezza e accessibilità. Se analizziamo questo concetto sia dal punto di vista degli ATTORI che da quello degli UTENTI, vediamo che a oggi la situazione sembra, per certi versi, più complessa di qualche tempo fa.
Da diversi anni, si sente parlare di elettrificazione e, complice la direzione imboccata a livello europeo, tutta la filiera è portata a muoversi nella consapevolezza che qualunque sia il futuro che ci aspetta, l’unica certezza che abbiamo è che sarà diverso da oggi.


In primo luogo, occorre fare un ragionamento sul peso attuale delle vetture elettriche sul parco circolante nel nostro Paese. Sicuramente il numero delle vetture 100% elettriche (BEV) vendute è in crescita, ma la quota sulla totalità del parco è decisamente contenuta, mentre Diesel e benzina si spartiscono quasi alla pari l’86% del parco.

Questo è quanto succede nel nostro Paese, mentre in Europa, come risaputo, il continente va a “due velocità”. Se si esclude la Francia, che può contare su un massiccio impiego di energia nucleare, emerge come il Nord Europa sia molto avanti sul fronte elettrificazione. Venendo al focus della nostra analisi, dopo aver riscontrato parecchie difficoltà nel “rincorrere” i cambiamenti del fenomeno elettrificazione, si è tentato di riassumerne le principali domande ancora aperte, nonché lo stato dell’arte della diffusione dei veicoli nel nostro Paese.

Costi

Il primo aspetto su cui abbiamo voluto soffermarci è quello legato ai costi. Uno “scoglio” importante per la diffusione delle auto elettriche è infatti il prezzo di acquisto, per il
quale non sono al momento previste riduzioni significative, fino a quando non caleranno i costi di acquisto delle batterie. Segue il costo del bollo auto: per le vetture full-electric sono previsti 5 anni di esenzione dal pagamento, dopo i quali si pagherà il 25% della tariffa piena, calcolata in base alla potenza in kW/h con tariffa unitaria leggermente differente da regione a regione (intorno a 2,5/3,00 euro a kw/h). Fanno eccezione a questa regola Lombardia e Piemonte, per le quali, al momento, le vetture elettriche sono esenti a vita dal pagamento del bollo.


Ricarica

La spesa per i carburanti per autotrazione benzina e gasolio nel 2023 è stata di 70,9 miliardi di euro.. Analizzando questa cifra nel dettaglio, si vede che 38,1 miliardi sono dovuti ad accise e Iva (su accise e su costo industriale). I restanti 32,8 miliardi sono quelli fatturati per la produzione e la distribuzione. La parte fiscale nel 2023 è salita del 22,7% rispetto al 2022, mentre la parte industriale ha subito un calo del 18,1%.


La domanda che ci poniamo, se vogliamo un po’ provocatoria, è la seguente: con un parco circolante totalmente elettrico, lo Stato avrebbe un ammanco pari ai 38 miliardi relativi all’acquisto dei carburanti. Questa situazione sarebbe sostenibile?

 

Da questa situazione, che risente ovviamente della programmazione e delle tempistiche decise a livello europeo, discendono alcune considerazioni di carattere generale. La prima è che nel 2026 è prevista una clausola di revisione al regolamento europeo che stabilisce lo stop alla vendita di auto endotermiche al 2035, la quale potrà essere sfruttata per l’apertura a carburanti alternativi all’elettrico, come i carburanti sintetici, già menzionati nel regolamento stesso, che verrebbero utilizzati nelle vetture endotermiche.

La seconda riguarda invece la composizione del nuovo Parlamento Europeo. La data per le elezioni è fissata per il prossimo giugno. Se ci fosse un cambio nella composizione del Parlamento, cosa che sembra al momento possibile e forse anche probabile, tutte le date previste fino a questo momento per l’attuazione della neutralità delle emissioni dei veicoli, potrebbero anche essere riviste, con un possibile slittamento dello stop ai motori ICE dal 2035 al 2040.


Una simile variazione o altre variazioni che impattassero sull’utilizzo delle vetture elettriche e sul calendario attuativo del regolamento, stravolgerebbero tutti i programmi fin qui messi in campo da tutti i costruttori di parti, batterie, mezzi totalmente elettrici.


Sul fronte del mercato, poi, è un dato di fatto che senza incentivi dedicati, le vendite di vetture elettriche tendono a bloccarsi. A tendere, qualche componente di costo del prodotto dovrà cambiare anche perché, fino a che non saranno accessibili a prezzi “ragionevoli” le auto di piccola cilindrata e/o di piccola potenza, il potere di acquisto di gran parte della popolazione non sarà sufficiente per scegliere di acquistare vetture di questo tipo. Oggi, a torto o a ragione, la media utenza considera le vetture elettriche anzitutto troppo costose e, secondariamente, si scontra con difficoltà legate alla ricarica, con un chilometraggio oscillante anche in funzione delle condizioni meteorologiche (gran freddo o gran caldo). Infine, ultimo ma non meno importante, il valore residuo dell’usato oggi è bassissimo.


Componentistica

Per quanto riguarda i componentisti, le loro reazioni in generale sono state molto rapide. È un fatto, innanzitutto, che si trovino a operare in un contesto in cui le Case Auto stanno tenendo in piedi produzioni sia elettriche che endotermiche. Un’altra riflessione importante riguarda tutti i prodotti e le parti delle vetture elettriche che o non ci saranno più o comunque subiranno profondi mutamenti. È chiaro che la componentistica del motore endotermico non ci sarà più, sostituita da uno o più motori elettrici ed è altrettanto chiaro che alcuni prodotti cambieranno completamente, ad esempio i freni, che avranno una durata tra 5 e 10 volte quella attuale.

 

È vero che esiste un parco circolante che garantirà, a seconda delle nuove regole, da 10 a 15 anni di sopravvivenza dei ricambi così come
oggi li intendiamo.
Ma è pur vero che un periodo di questa durata dovrebbe permettere a tutti i produttori e a tutte le forze che lavorano all’interno di questa filiera, ivi comprese le attività di riparazione, assicurazione e distribuzione, che comunque cambieranno significativamente, di adattarsi. Fatta questa analisi di ampio respiro, le nostre riflessioni si concentrano su alcuni elementi di dettaglio, di cui abbiamo messo sinteticamente in evidenza gli aspetti più salienti.

Batterie

  1. La tecnologia oggi dominante è quella delle batterie al litio.
    2. Le batterie maggiormente utilizzate sono quelle chiamate LFP (fosfato-litio-ferro) che, a
    detta degli esperti, sono più economiche e più sicure; unica pecca: l’autonomia.
    3. La ricerca sulle batterie allo stato solido ha attirato moltissimi investimenti. Queste batterie
    garantiscono maggior densità energetica, più sicurezza e, in termini di economia, si
    prevede arriveranno tra i 600 e 1.000 km (sembra possano sopportare fino a 6.000 cicli di
    ricarica di 10 minuti).
    4. Si sta esplorando l’uso di altri materiali, sempre con l’intento di abbattere i costi e migliorare
    la sicurezza e garantire un’autonomia importante e, soprattutto, si cerca di svincolarsi, per
    quanto possibile dalle materie prime critiche.
    5. Sono in fase di studio e fabbricazione le batterie a base silicio e altre batterie a base sodio.
    6. Recentemente, lo Stato cinese ha favorito ed incentivato, per la ricerca di nuove batterie,
    l’unione di alcuni tra i principali attori del settore, tra cui il leader mondiale delle batterie
    CATL e la BYD,
    che oltre produrre auto elettriche, è da sempre un importante attore nella produzione di batterie.


    Impatto ambientale ed emissioni nel ciclo di vita

  1. Minori emissioni di CO2 considerando l’intero ciclo di vita del veicolo.
    2. Minore impatto derivante dalla fabbricazione di batterie.
    3. Le emissioni per la produzione possono essere compensate nel corso della vita del mezzo.
    4. L’obiettivo è di raggiungere una neutralità di emissioni.
    5. Le Case auto cercano di ridurre le emissioni derivanti dalle produzioni utilizzando sempre più energie rinnovabili e, partendo dalla progettazione, prevedono l’utilizzo di materie prime riciclate per la produzione dei componenti del veicolo. Al momento, però, si è ancora distanti dalla NEUTRALITA’. Un dato recente fornito da GREEN CAP dice che un’auto con batteria tra 50 e 60 kW/h produce emissioni di CO2, nel suo ciclo di vita, pari a 7 milioni di tonnellate.

Rischi vari/1

1. Difficoltà di spegnimento.
2. Possibilità di ripartenza delle fiamme anche dopo ore dal primo spegnimento.
3. È necessario isolare la vettura per almeno 72 ore e tenere una distanza di 10-15 metri da ogni tipo di materiale infiammabile.
4. È necessario fare formazione per l’utente del mezzo, che può trovarsi a dover fronteggiare situazioni di pericolo nuove.
5. Occorre provvedere alla dotazione di abbigliamento e mezzi specifici per gli operatori interessati (Vigili del Fuoco, officine etc.).

Rischi vari/2

  1. Le vetture elettriche richiedono un trasporto con caratteristiche differenti rispetto alle attuali vetture endotermiche (ad oggi non ci sono ancora normative specifiche, però, ad esempio, le compagnie di trasporto marittimo – traghetti e navi – chiedono che la carica della batteria sia limitata tra il 20 e il 50%).
    2. È richiesto che le vetture vengano parcheggiate in zone specifiche, possibilmente all’aperto.
    3. Per quanto riguarda il trasporto via terra attraverso bisarche, valgono le stesse norme delle vetture endotermiche, però le vetture elettriche devono essere etichettate.
    4. Deve essere indicata la presenza di batteria ad alta tensione.
    5. Chi trasporta deve essere formato su procedure specifiche in caso di emergenza (soprattutto in caso di incendio).

Auto usate: le 10 truffe più comuni

Auto usate: le 10 truffe più comuni

Cercare e acquistare un’auto di seconda mano dovrebbe essere un’esperienza entusiasmante, ma occorre prestare attenzione ai truffatori, che possono facilmente indurre gli automobilisti a commettere costosi errori. Poiché le truffe nel mercato delle auto usate sono dietro l’angolo, ecco qualche suggerimento degli esperti di Car Vertical, società leader nella raccolta dati per il settore automobilistico, su come identificare le più diffuse ed evitare di rimetterci soldi.

Richiesta di pagamento anticipato

I venditori fraudolenti pubblicano annunci di auto che sembrano dei veri affari. Successivamente, convincono il potenziale acquirente che l’auto sia custodita in un luogo remoto e chiedono che il denaro venga trasferito prima della consegna del veicolo. Spesso fingono che ci siano altri acquirenti interessati, così da creare un senso di urgenza, ma una volta trasferito il denaro, lo incassano, rimuovono l’annuncio e scompaiono nel nulla.

Siti web di false concessionarie auto

I truffatori creano falsi siti web di concessionarie auto nei quali mostrano offerte molto interessanti. Spesso questi siti assomigliano molto a reti o marchi di concessionari noti e utilizzano link quasi identici. I clienti trovano queste offerte, contattano il cosiddetto venditore, che spesso chiede loro di pagare in anticipo, e così facendo perdono il proprio denaro. Gli acquirenti dovrebbero sempre prestare molta attenzione a qualsiasi sito web a cui inviano denaro, senza dimenticare che, se un affare sembra troppo bello per essere vero, probabilmente è proprio così.

Nascondere che una vettura sia stata importata

A volte, i venditori evitano di menzionare il fatto che un’auto provenga da un altro Paese. Anche se il veicolo è stato importato 5 o 8 anni prima, si tratta comunque di informazioni preziose, fondamentali per orientare il processo decisionale di un acquirente. Importare un’auto è relativamente facile ed economico, quindi molte di queste vengono acquistate in un Paese e poi trasferite in un altro. Tuttavia, durante le transazioni transfrontaliere, è più facile manipolare il chilometraggio e nascondere alcuni danni.

Marketplace di Facebook

Mettere in vendita pezzi di ricambio auto non originali è molto comune sul Marketplace di Facebook e spesso vede coinvolte persone che pubblicizzano set di pneumatici o rari body kit per auto tuning, così da creare l’illusione di veri e propri affari. Anche questi truffatori pretendono che l’acquirente trasferisca denaro in anticipo e poi spariscono nel nulla. Sfortunatamente, il Marketplace di Facebook ha un controllo qualità pessimo e un supporto clienti inesistente, quindi gli acquirenti dovrebbero essere molto cauti su questa piattaforma e inviare denaro solo dopo aver visionato i prodotti di persona.

Frode del contachilometri

Il rollback del chilometraggio è messo in atto dai truffatori che vogliono aumentare artificialmente il valore di un’auto. In quelle più vecchie è possibile scalare i chilometri meccanicamente, mentre nei veicoli più nuovi lo si può fare tramite dispositivi diagnostici che si collegano al mezzo. La frode del contachilometri fa sembrare che un’auto abbia meno chilometri di quelli realmente percorsi, mettendo il conducente a rischio di acquistare un’auto con problemi meccanici e che vale molto meno di quanto l’ha pagata.

Danni nascosti

È normale che, di tanto in tanto, i veicoli subiscano dei danni. Tuttavia, a volte, i venditori non forniscono informazioni dettagliate sullo storico dei danni di un’auto e l’unico modo per scoprirli è tramite una verifica dello storico. L’acquisto di un’auto usata incidentata in passato potrebbe costare agli acquirenti molto denaro per le riparazioni. Senza contare che un veicolo può presentare danni strutturali che ne compromettono la sicurezza.

Falsi report sullo storico del veicolo

Alcuni venditori fraudolenti falsificano i report sullo storico del veicolo per dimostrare agli acquirenti che l’auto che stanno vendendo non ha difetti. Quando i report sullo storico vengono stampati e non generati al momento, alcuni eventi importanti potrebbero essere stati omessi. Pertanto, ogni acquirente dovrebbe generare lui stesso un report sullo storico per evitare di essere truffato.

Ex noleggio e taxi

Le auto a noleggio a breve termine utilizzate dalle società di car sharing oppure i taxi dovrebbero generalmente essere evitati poiché sono soggetti a una maggiore usura e possono rivelarsi un vero spreco di denaro. Tuttavia, i venditori non sempre rivelano agli acquirenti che i propri veicoli sono stati utilizzati in questo modo.

I veicoli usati per il car sharing a breve termine hanno subito molti più avviamenti a freddo di una normale auto e possono avere il motore e altri componenti usurati e non più affidabili come dovrebbero. I taxi, invece, spesso hanno un chilometraggio più elevato e possono essere identificati dagli interni usurati, soprattutto i sedili posteriori. Poiché la maggior parte dei taxi è stata utilizzata i contesti urbani, si consiglia di ispezionare queste auto, prestando estrema attenzione alle condizioni del sistema frenante e dei componenti delle sospensioni.

Veicoli rubati

Quasi tutti i veicoli rubati vengono smontati e rivenduti come pezzi di ricambio sul mercato nero. A volte però, possono finire negli annunci pubblicitari o sui social network. Acquistare un veicolo rubato significa perdere giorni, se non settimane, nel tentativo di recuperare il denaro. Il controllo dello storico indica se un’auto è stata denunciata come rubata.

Mezzi di pagamento sospetti

I venditori fraudolenti potrebbero non accettare bonifici bancari e preferire pagamenti tramite servizi come Western Union. Questo deve essere un campanello d’allarme immediato, poiché i truffatori possono creare documenti d’identità falsi, ricevere il denaro, ma non consegnare mai l’automobile.

Foto ufficio stampa CarVertical

Motor Valley Fest: i giovani talenti a braccetto con i “top brand” del territorio

Motor Valley Fest: i giovani talenti a braccetto con i "top brand" del territorio

Sono attesi oltre 1.500 giovani tra giovedì 2 maggio (dalle 14.30 alle 18.30) e venerdì 3 maggio (dalle 9 alle 17) al Teatro del Collegio San Carlo di Modena per i Talent Talk del Motor Valley Fest, lo

spazio dedicato ai talenti emergenti, agli studenti degli istituti tecnici, ai professionisti e ai ricercatori. Un’opportunità irripetibile per parlare delle “professioni del domani” nel mondo automotive,

per una due giorni che darà modo di scoprire le competenze più richieste oggi dal mercato, ma anche i percorsi accademici formativi previsti per raggiungere tali professionalità e l’impatto delle

nuove tecnologie sul settore.

Saranno 11 i Talent Talk del Motor Valley Fest con i rappresentanti dei top brand della Terra dei Motori dell’Emilia-Romagna, tra cui Maserati, Bosch, Pagani, Tesla, Dallara, Ducati, Automobili Lamborghini, Visa Cash App RB Formula One Team, Ferrari, Energica, MUNER-Motorvehicle University of Emilia-Romagna, Alpine.

Dal mondo delle scuole a quello delle avventure imprenditoriali più innovative del momento. Saranno 45 le start up italiane ed internazionali che parteciperanno all’incontro b2b con i principali rappresentanti delle aziende della Motor Valley nel corso dell’evento “Meet & Match”, in agenda giovedì del 2 maggio nel Cortile d’Onore dell’Accademia Militare di Modena.

Attive in diversi ambiti, dallo sviluppo software all’AI, dai big data alla cybersecurity e alla mobilità sostenibile, le start up al Motor Valley Fest presenteranno soluzioni per ottimizzare le prestazioni, per la logistica, per l’alimentazione wireless, per semplificare i processi produttivi o la sanificazione, per potenziare la forza lavoro. E ancora, sistemi innovativi di car sharing, prodotti e tessuti per la mobilità sostenibile, innovativi accumulatori di energia, microled e microsensori per migliorare le esperienze visive, software di qualità predittiva per la produzione automobilistica, nuovi progetti per veicoli agili, servizi avanzati di ingegneria, tecnologie touch, moto volanti, nanomateriali che cambiano colore per superfici intelligenti, occhiali AR come interfaccia veicolo-conducente, simulatori dinamici.

Tra le tante novità anche un’interfaccia neurale che connette il cervello con tutti i devices elettronici (es. droni), ma anche software per il monitoraggio contactless della salute dei passeggeri all’interno dei veicoli, tecnologie in grado di rilevare come si sentono le persone mentre utilizzano l’auto a guida autonoma, e piattaforme di servizi (ad esempio per la spedizione di merci).

In piazza Grande, per tutta la durata del Motor Valley Fest, saranno invece protagoniste 9 Università italiane con un’area dedicata esclusivamente ai team, alle squadre corse e all’esposizione delle vetture di Formula SAE progettate da Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Università di Pisa, Università di Pavia, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Padova, Università di Bologna, Università di Brescia, Università del Salento, Università degli Studi di Roma. Prevista anche la presenza di due start up: 2electron, e Driving Simulation Center, che esporrà un innovativo simulatore di guida.

Sempre in Piazza Grande, per i più giovani – il 3 maggio dalle 12 alle 20, il 4 maggio dalle 10 alle 20 e il 5 maggio dalle 10 alle 16 – andrà in scena “F1 in Schools Italy”, la gara che mette in competizione i migliori talenti da tutta Italia, sarà possibile mettere alla prova le proprie abilità ingegneristiche progettando e costruendo una monoposto da corsa per gareggiare in emozionanti sfide di velocità.

Foto ufficio stampa motor valley fest

Biocarburanti sostenibili: ok la dichiarazione congiunta dei ministri dell’Ambiente al G7

Crescono le auto elettriche?

di Gianni Murano, presidente di UNEM

 

Si è tenuto a Torino il “Forum internazionale sui biocarburanti sostenibili” promosso dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica nell’ambito delle iniziative legate alla“Planet Week” che hanno accompagnato il “G7 Clima, Energia e Ambiente” presieduto dall’Italia. L’evento ha visto il coinvolgimento dei ministri dei Paesi membri ospiti del G7 e della Presidenza brasiliana del G20, nonché dei principali stakeholder pubblici e privati attivi nel settore dei biocarburanti, tra cui FuelsEurope.

 

Nell’occasione UNEM, in rappresentanza delle aziende associate, ha sottoscritto una “Dichiarazione congiunta” ai ministri Ambiente del G7, coordinata dal Clean Energy Biofuture Campaign e dal Politecnico di Torino, volta a sottolineare il ruolo dei biocarburanti sostenibili per la decarbonizzazione di tutte le forme di trasporto – aereo, marittimo e stradale – promuovendo al contempo la sostenibilità ambientale, sociale e la creazione di una value chain locale.

 

Un’iniziativa ampiamente condivisa anche dai Paesi extra-UE che sottolinea le potenzialità dei biocarburanti per lo sviluppo di combustibili carbon neutral in linea con gli impegni di “transition away” dai combustibili fossili assunti durante l’ultima COP28. Il nostro Paese è sicuramente all’avanguardia in questo campo e abbiamo la tecnologia per essere leader globali.

 

È perciò essenziale che i biocarburanti siano riconosciuti a livello europeo e soprattutto che si riveda il phase-out dei motori endotermici dal 2035, che possono continuare ad essere alimentati con low carbon fuels con una riduzione delle emissioni di CO2 dal 60 all’80% rispetto ai carburanti fossili.

 

Altrettanto essenziale è che si cominci a considerare le emissioni di CO2 lungo il ciclo di vita anziché solo allo scarico. Secondo le nostre stime, i biocarburanti possono arrivare a 5 milioni di tonnellate nel 2030, sostituendo quindi circa il 15% dei combustibili fossili che continueranno a ridursi anche per lo sviluppo di motorizzazioni sempre più efficienti, come è l’ibrido.

 

Insomma, se si vuole decarbonizzare davvero, con sano pragmatismo, si possono sviluppare percorsi virtuosi che siano sostenibili da un punto di vista non solo ambientale ma anche sociale ed economico, e ciò richiede necessariamente un approccio inclusivo da parte dei Governi verso i biocarburanti e una disciplina che promuova gli investimenti produttivi e non limiti gli usi finali di tali prodotti. E la firma della “Dichiarazione congiunta” è un passo importante in questa direzione.

GPL e metano: il risparmio è a doppia cifra

GPL e metano: il risparmio è a doppia cifra

Mentre continuano ad aumentare i prezzi dei carburanti tradizionali benzina e Diesel, i carburanti gassosi consentano agli automobilisti notevoli risparmi sul costo alla pompa, oltre a garantire minori emissioni. Con una vettura bi-fuel, dotata di impianto GPL o metano installato in officina in after market, il risparmio realizzabile rispetto alla benzina è pari al 54% per il GPL, mentre per quanto riguarda il metano, che dopo l’impennata dei prezzi subita vede attualmente quotazioni notevolmente ridimensionate, siamo a quota 44%. Questo significa che se per percorrere 100 km a benzina si spendono circa 12,6 euro, diventano 9,9 euro a gasolio, 7,06 a metano e 5,8 a GpL.

Il risparmio con una vettura dual fuel Diesel/Gpl o Diesel/metano

Anche con un veicolo dual fuel si ottengono buoni risultati. Il risparmio realizzabile rispetto al Diesel è pari al 13% con un mix composto dal 70% di diesel e dal 30% di GPL, sale al 29% considerando invece un mix composto dal 55% di diesel e dal 45% di metano.

La soluzione dual fuel permette di dare una seconda vita ai Diesel presenti sul mercato. Consiste in un sistema di gestione elettronica – installato presso le officine specializzate – per alimentare motori diesel con una miscela dinamica controllata di gasolio e gas (metano, biometano o Gpl).

I dati sono stati diffusi dall’ufficio studi di Holdim Group, attivo dall’inizio degli anni ’90 nel settore automotive, al quale sono collegati realtà e marchi storici del settore gas auto quali Ecomotive Solutions con Cavagna Group, Autogas Italia e Bigas e l’ultima entrata Rail, della quale ha acquisito lo scorso gennaio il 100 per cento. Una compagine Made in Italy attiva nel mondo dei carburanti alternativi e delle conversioni per la realizzazione di prodotti innovativi destinati alla mobilità a basso impatto ambientale, con sviluppi rivolti, accanto a biometano, gas naturale compresso e liquefatto e Gpl, anche all’idrogeno e ai biocarburanti.

“GPL e metano – sottolinea l’ufficio studi del Gruppo Holdim – sono carburanti a basso impatto ambientale e oltre al risparmio economico consentono un notevole abbattimento delle emissioni inquinanti, tanto che possono consentire di circolare anche in caso di limitazioni al traffico. Soluzione evergreen utilizzata già dalla prima metà del ‘900, sta dimostrando la sua resilienza adattandosi al progresso tecnologico dei veicoli a combustione interna, con applicazioni a soluzioni ibride elettriche”.

Il calcolo è stato effettuato utilizzando i prezzi medi riferiti al 4 aprile 2024 in Piemonte. Nella stima si considera un’auto che percorre (a benzina) 15 km con un litro di carburante, equivalenti a 18 km/l a gasolio, 12,0 km/l a GPL e a 19 km/kg a metano.

Per le equivalenze, sono state considerate le diverse unità di misura e caratteristiche chimico-fisiche dei carburanti e applicati dei correttivi basati sull’equivalenza energetica dei carburanti riferita all’unità di misura di vendita. Secondo tale principio, 1 litro di benzina equivale a 0,89 litri di gasolio, 1,33 litri di GPL e 0,64 kg di metano.

Foto fornita da Gruppo Holdim

Materie prime: quotazioni al ribasso, “Les Echos” spiega il motivo

Materie prime: quotazioni al ribasso, "Les Echos" spiega il motivo

“La caduta è stata spettacolare quanto l’ascesa. Dopo aver raggiunto livelli record, i metalli star delle batterie delle  auto elettriche sono crollati. Il litio è salito a quasi 85.000 dollari per tonnellata alla fine del 2022 prima di perdere oltre l’80% del suo valore. Una tonnellata di cobalto veniva scambiata a 81.000 dollari nel 2022 e oggi costa solo 28.300 dollari. La stessa tendenza vale per il nichel, che ha perso quasi il 50% dalla fine del 2022, passando da 31.450 dollari per tonnellata a 16.730 dollari”, questo il punto della situazione tratto da un interessante articolo apparso sul quotidiano francese “Les Echos”‘.

 

Alla base di questi cali, si legge su “Les Echos”, “è il rallentamento delle vendite di auto elettriche, in particolare in Cina, e quindi della domanda di metalli essenziali per la produzione di batterie. Questo rallentamento è dovuto principalmente al deterioramento del contesto macroeconomico e alla cessazione di alcune agevolazioni per l’acquisto di veicoli elettrici.

 

Per quanto riguarda il litio, si è verificato un fenomeno di destocking che ha pesato sulla domanda per tutto il 2023. “Sulla scia della pandemia tra il 2020 e il 2021, gli operatori cinesi che dominano la produzione di batterie hanno fatto acquisti dettati dal panico per assicurarsi l’approvvigionamento a tutti i costi. Ma non riuscendo a trovare sbocchi a causa della caotica ripresa della Cina, hanno attinto alle loro riserve. Ciò ha portato a un calo dei prezzi che poi si è accelerata quando alcuni produttori, vedendo i prezzi scendere, hanno interrotto del tutto i loro acquisti in attesa che i prezzi scendessero ulteriormente”.

 

Il nichel, ora. Scrive il quotidiano: “In pochi anni soltanto la produzione indonesiana è esplosa. Jakarta è oggi il primo produttore mondiale di nichel grazie a costi di produzione ultra-competitivi. Gli indonesiani hanno anche abbassato i costi di produzione dei cosiddetti impianti ‘Hpal’ per trasformare il nichel di bassa qualità in nichel per le batterie. Inondato di nichel, il mercato è crollato e molte aziende hanno dovuto chiudere. Il gigante Bhp ha registrato una svalutazione di 2,5 miliardi di dollari relativa alla sua attività di nichel”.

Foto di michael-marais-HjV_hEECgcM-unsplash

Auto e colori: quelle grige e nere fanno in media più chilometri

Auto e colori: quelle grige e nere fanno in media più chilometri

Sebbene colori monocromatici come bianco, grigio e nero siano dominanti nel mercato delle auto di seconda mano, quelle di questi colori non sempre sono utilizzate per le lunghe percorrenze. Una recente ricerca in 15 Paesi europei tra cui l’Italia, condotta da carVertical, società che raccoglie dati nel settore automotive, ha rivelato una correlazione tra il colore di un’auto e il suo chilometraggio.

Tra tutti i veicoli verificati su carVertical in Italia, le auto marroni hanno registrato il chilometraggio medio più elevato, 120.257 km, seguite da quelle grigie (114.208 km) e quelle nere (112.162 km). Il colore marrone è spesso riservato alle auto di fascia premium o di alta gamma che sono più adatte per lunghi viaggi, soprattutto fuori città. Il grigio è uno dei colori più diffusi, scelto per qualsiasi auto del segmento A o B, fino alle più costose auto di lusso. È anche ampiamente considerato come il più pratico, utilizzato in Paesi con condizioni climatiche differenti. Anche il nero è apprezzato da una discreta fetta di mercato, e sebbene un colore poco pratico, è ancora molto considerato tra guidatori di ogni tipo.

“Le auto Diesel percorrono il maggior numero di chilometri. Tuttavia, la nostra ricerca ha concluso che i colori delle auto incidono sul loro utilizzo,” dichiara Matas Buzelis, esperto del settore automotive e Responsabile delle Comunicazioni in carVertical.

 

E quelle verdi e rosse?

Le auto verdi percorrono meno chilometri: 86.883 km. Seguite da quelle rosse (94.314 km) e quelle bianche (105.956 km). C’è stato un periodo in cui le auto di colore verde sgargiante erano di tendenza nei segmenti di medie dimensioni, ma non è stata una scelta diffusa per le grandi auto progettate per le lunghe percorrenze. Il rosso è un colore relativamente raro nel panorama automobilistico, spesso scelto per i veicoli dedicati a chi lo apprezza molto. È una scelta diffusa per le auto decappottabili, le spider, e le coupé, ma questo tipo di auto raramente è utilizzato quanto le station wagon o i SUV. Sebbene le auto bianche registrino chilometraggi più elevati in altri paesi oggetto della ricerca, in Italia avviene piuttosto il contrario.

“Gli acquirenti di auto usate sono meno pignoli sul colore dell’auto rispetto a chi acquista un’auto nuova in concessionaria. Tuttavia, alcuni acquirenti si concentrano sul colore di una vettura e fanno meno attenzione alle sue condizioni. Questo non è l’approccio migliore, poiché auto con scarsa manutenzione possono apparire esteriormente splendide, ma costose da acquistare e mantenere. Le condizioni dell’auto e il suo storico dovrebbero essere fattori più importanti per la decisione di un acquirente rispetto al colore o all’aspetto esteriore” afferma Buzelis.

Foto fornita da CarVertical

Formula 1 nel 2025: confermati i GP di Imola e Monza, grande soddisfazione

A Monza il GP d'Italia fino al 2031: premiati determinazione e serietà di ACI

di Angelo Sticchi Damiani, presidente ACI

Il calendario del Campionato Mondiale di Formula 1 del 2025 è stato ufficialmente presentato, confermando la presenza di due prestigiose gare in Italia: Imola, che si terrà dal 16 al 18 maggio, e Monza, in programma dal 5 al 7 settembre. Tale annuncio conferma ACI come unico ente a livello mondiale che organizza due Gran Premi iridati sul proprio territorio ed è il giusto riconoscimento all’impegno che stiamo mettendo per fare in modo che gli appassionati possano godere lo spettacolo della Formula 1 in impianti sempre più confortevoli e al passo con i tempi.

Non solo: la presenza in un calendario internazionale, sempre più affollato, di due Gran Premi nel nostro Paese costituisce un inestimabile veicolo promozionale per l’immagine dell’Italia.

Autotrasporto: segnali di allarme, il Governo intervenga

Veicoli industriali: quadro negativo, possibili impatti sull'occupazione

di Paolo Starace, presidente di Unrae Veicoli Industriali

 

Il comparto dei veicoli industriali registra a marzo una leggera contrazione (-0,9%), con un totale di 2.610 veicoli immatricolati rispetto ai 2.635 dello stesso periodo dell’anno precedente. Non sorprendono i dati dell’immatricolato di marzo, coerenti con le previsioni UNRAE di inizio anno. Il mercato inizia a riflettere le ben note difficoltà dell’autotrasporto e la flessione in volume dei mezzi pesanti potrebbe diventare molto più preoccupante se il Governo non interverrà con urgenti misure a sostegno del settore.


Purtroppo, appare chiaro che attualmente le istanze del trasporto pesante non rientrino tra le priorità dell’Esecutivo
. Coerentemente con quanto previsto per gli altri comparti, come quello dell’auto e dei veicoli commerciali, riteniamo indifferibile un intervento concreto ed efficace per far ripartire il mercato e sostenere in maniera fattiva il rinnovo del parco circolante.

Il trasporto delle merci e la logistica sono settori di importanza strategica per il nostro Paese, eppure, a causa del gravissimo ritardo degli interventi pubblici, le imprese italiane sono fortemente svantaggiate rispetto ai competitor internazionali, che possono contare su contributi, diretti o indiretti, all’acquisto e all’utilizzo di veicoli di ultima generazione a bassissime o zero emissioni, come ad esempio l’esenzione dal pagamento delle tariffe autostradali.

In questo contesto, pur riconoscendo l’importanza di questioni operative come l’attraversamento delle Alpi, crediamo che la politica non debba trascurare l’assoluta necessità di svecchiare il parco veicolare in linea con i target ambientali comunitari. A tal proposito, auspichiamo che i principi e i criteri del Regolamento sulla riduzione delle emissioni di CO2 per i veicoli pesanti, confermati dalla votazione recente del Parlamento europeo sul testo finale del provvedimento, non vengano stravolti in prossimi riesami, vanificando gli ingenti investimenti e la pianificazione industriale già da tempo
intrapresa dalle Case.

Foto da ufficio stampa Unrae

Veicoli industriali: il promemoria di ANFIA al Governo

di Luca Sra, delegato ANFIA per il trasporto merci

La contrazione nel numero delle immatricolazioni degli autocarri registrata nel mese di marzo porta inevitabilmente a ribadire quanto già evidenziato nei mesi  precedenti da tutte le associazioni della filiera automotive e dell’autotrasporto sulla necessità di riformare le attuali misure in favore del rinnovo della componente veicolare  del settore. 

Come testimoniato dal rapido esaurimento delle risorse dell’ultima finestra del cosiddetto Fondo Investimenti aperta lo scorso 4 marzo, le attuali politiche non appaiono sufficienti  a coprire la domanda del settore al fine di promuovere un vero svecchiamento del parco circolante e devono essere sostituite da una programmazione certa e pluriennale in grado  di abilitare la pianificazione degli investimenti da parte degli operatori del settore.  

Affinché tale processo possa compiersi è inoltre necessario valorizzare tutte le tecnologie veicolari presenti sul mercato, partendo in primo luogo dalle motorizzazioni di ultima  generazione a gas naturale (compresso o liquefatto) o a Diesel, anche in considerazione  della loro piena compatibilità rispettivamente con il biometano e l’HVO, le cui filiere  rappresentano un’eccellenza italiana. Per ciò che concerne i veicoli a zero emissioni,  inoltre, al fine di favorirne la diffusione si auspica il riconoscimento del contributo  pubblico anche per la fattispecie del noleggio a lungo termine, come già previsto nella  nuova struttura del cosiddetto Ecobonus di cui si attende la pronta attuazione. 

In ultimo, sempre nell’ottica di promuovere un pieno rinnovo del parco circolante  dell’autotrasporto, si reitera l’invito a valutare il ripristino di benefici fiscali quali, ad  esempio, il credito d’imposta sugli acquisti di beni strumentali tradizionali sui veicoli di  ultima generazione.