Federauto: Massimo Artusi nuovo presidente

Ora Elkann e De Meo criticano l'UE: il re è nudo

Il Consiglio Generale di Federauto, tenutosi a Roma presso la sede Confcommercio Imprese per l’Italia, ha nominato all’unanimità nuovo presidente della Federazione, per il triennio 2024-2027, Massimo Artusi, della Romana Diesel Spa, la più grande concessionaria d’Europa dei Gruppi Iveco e CNH Industrial,  e componente del Board dell’associazione dei dealer europei AECDR (Alliance of European Car Dealers and  Repairers).

#FORUMAutoMotive nel ringraziare Adolfo De Stefani Cosentino, presidente uscente, per la disponibilità che ha sempre garantito, si complimenta con il suo successore Massimo Artusi, sicuri che porti avanti nel modo migliore, costruttivo e pragmatico il compito di salvaguardare il settore della distribuzione in un periodo caratterizzato da una forte incertezza.

 

Strategie: la nostra voce ai tavoli associativi e istituzionali

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 

Ringrazio tutti gli associati di Federauto per la fiducia accordatami e, in particolare, il presidente uscente, che in  questi anni ha svolto un’azione importante per il rilancio e la crescita della Federazione. Trovo una “macchina” ben rodata, con un telaio solido costituito dai collaboratori della Federazione,  e un motore affidabile e prestante costituito da tutti i nostri associati.

 

Intendo promuovere le attività di Federauto nel segno della continuità in questi tempi complessi per la nostra categoria, impegnata a misurarsi da una parte con le incertezze di un complicato processo  di transizione green per il comparto Automotive, dall’altra con l’evoluzione dei rapporti tra Dealer e Case  costruttrici.

 

Sono due sfide strategiche per il futuro delle nostre aziende che, non dobbiamo dimenticarlo, si  confrontano anche con nuovi modelli contrattuali di incerta prospettiva, mi riferisco all’introduzione del modello di agenzie e alla composizione dei margini. Per affrontare al meglio queste sfide, nello svolgimento del mio  compito, avrò sempre come stella polare l’unità di tutta la categoria a prescindere dalle dimensioni e, come  obiettivo strategico, l’ulteriore aumento della nostra presenza e del nostro ruolo nei tavoli associativi e istituzionali – italiani ed europei – per riaffermare ovunque la nostra insostituibile funzione tra la produzione e il mercato.

 

La squadra

Nel suo mandato, il nuovo presidente sarà coadiuvato da un Comitato esecutivo composto dai vicepresidenti  Plinio Vanini per il settore Auto, Maria Fiorentino per il settore Bus, Francesco Ascani con delega Amministrazione  e Finanza, Carlo Alberto Jura e Roberto Scarabel. Inoltre, in seno al Comitato esecutivo, oltre ad Adolfo De Stefani  Cosentino, che resterà come Past President, ci saranno anche Roberto Bolciaghi, Francesco Cazzani, Francesco  Maldarizzi, Sergio Tumino e Andrea Cappella delegato all’associazione europea AECDR. Il settore Truck&Van sarà  guidato ad interim dallo stesso Artusi.

 

 

Indossare braccialetti mentre si guida può comportare rischi per la vita

Indossare braccialetti mentre si guida può comportare rischi per la vita

Ci vestiamo spesso per fare colpo, ma potrebbe la tua scelta di gioielli rappresentare un rischio alla guida? I braccialetti, sebbene siano un noto simbolo di stile, spesso si allentano e possono interferire con la guida. I consigli di Dominic Wyatt, esperto di motori della International Drivers Association, mettono in luce le possibili conseguenze pericolose dell’indossare braccialetti alla guida.

 

Motivo 1: mobilità ridotta

Un braccialetto spesso o stretto può limitare notevolmente il movimento del polso, un requisito fondamentale per la guida del veicolo. L‘Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha registrato oltre 2.500 decessi nel 2018 a causa di reazioni ritardate da parte dei guidatori. Wyatt sottolinea, “Anche un minimo ritardo nell’agire o una restrizione dei movimenti possono portare a una situazione critica sulla strada”.

 

Motivo 2: distrazione

I braccialetti, in particolare quelli vistosi o rumorosi, possono diventare una distrazione alla guida. Un articolo di Forbes riporta che ogni anno almeno 3.000 persone muoiono a causa della distrazione alla guida. “I guidatori devono mantenere un costante focus sulla strada. Qualsiasi cosa che distoglie l’attenzione da questo compito principale può portare a incidenti mortali”, consiglia Wyatt.

 

Motivo 3: intrappolamento del braccialetto

Catene, ciondoli e altre parti sporgenti di un braccialetto possono rimanere impigliate nel volante, nella leva del cambio o in altri componenti dell’auto, ostacolando la capacità di guida e potenzialmente causando incidenti. Il 18% di tutti gli incidenti automobilistici segnalati alle statistiche degli incidenti con i carrelli elevatori ha coinvolto controlli del guidatore ostruiti. Wyatt avverte che “intrappolamenti inaspettati possono portare a movimenti bruschi o azioni sbagliate durante la guida”.

 

Motivo 4: reazione a sostanze irritanti

Molti braccialetti contengono materiali che potrebbero causare irritazioni cutanee o allergie, provocando disagio e distrazione alla guida. Uno studio di ScienceDirect rivela che le distrazioni legate al disagio sono coinvolte in circa il 26% di tutti gli incidenti automobilistici. Wyatt afferma, “Non lasciare mai che il disagio ti condizioni mentre guidi; può farti perdere la concentrazione, aumentando il rischio di un incidente”.

 

Motivo 5: ripercussioni emotive

Le reazioni emotive alla perdita di un braccialetto caro o al suo smarrimento durante la guida possono portare a una guida distratta e carica emotivamente. Un articolo del rapporto di Gitnux rivela che i guidatori emotivamente coinvolti sono responsabili di circa l’80% di tutti gli incidenti automobilistici. Wyatt consiglia, “Le emozioni influenzano notevolmente il nostro modo di guidare; è fondamentale rimanere calmi e concentrati al volante”.

 

Cinque modi per rimanere sicuri alla guida

Tenendo a mente i rischi associati all’uso dei braccialetti, esploriamo alcuni consigli di sicurezza da Wyatt:

 

Limitare i gioielli. Evita di indossare accessori che potrebbero interferire con la tua guida, inclusi i braccialetti.

 

Tenere a bada le distrazioni. Riduci al minimo le distrazioni come la musica ad alto volume o il coinvolgimento in conversazioni non essenziali durante la guida.

 

Mantenere la concentrazione. Tieni gli occhi sulla strada e rimani sempre consapevole degli altri veicoli che ti circondano.


Rimanere comodi.
Assicurati di essere seduto comodamente prima di metterti in viaggio. Se avverti disagio, fermati in un luogo sicuro e regolati.

 

Controllare le emozioni. Mantieni un atteggiamento calmo alla guida. Se ti senti emotivamente instabile, rimanda il tuo viaggio.

Foto why-kei-8e2gal_GIE8-unsplash 

Motori potenti: aumentano le probabilità di incidenti

Motori potenti: aumentano le probabilità di incidenti

Nonostante i veicoli più performanti abbiano sistemi frenanti più avanzati e una migliore manovrabilità – che li rendono più facili da guidare – è consuetudine consigliare ai neopatentati di acquistare auto economiche e con motori poco potenti così da acquisire esperienza e sicurezza in strada. CarVertical, società leader nella raccolta di dati per il settore automobilistico, ha condotto una ricerca basandosi sui dati provenienti dai controlli della cronologia delle auto usate, per scoprire se esiste una correlazione tra la potenza media del motore di un veicolo e il tasso di incidenti.

 

Correlazione diretta tra cavalli e tasso di sinistri

La ricerca di carVertical ha esaminato i rapporti sulla storia dei veicoli di 43 marchi automobilistici. In tutti i casi, le auto con motori più potenti erano soggette a un maggior numero di incidenti. Il 20,3% dei veicoli Alfa Romeo controllati su carVertical con potenza del motore fino a 100 kW è risultata aver avuto un incidente, percentuale che saliva al 28,8% tra i modelli con più di 400 kW.

 

Tendenze simili sono state osservate per le auto Volkswagen, con il 42,6% dei modelli fino a 100 kW risultati incidentati, contro il 48,9% di quelli con motori da 300-400 kW. Dei veicoli Fiat con motore fino a 100 kW aveva riportato danni il 21,8%, a fronte del 24,5% con motori da 200-300 kW. Una vettura Renault su 3 (36,3%) con motore poco potente aveva subito un incidente minore o maggiore. Le cifre erano più elevate tra le auto con 200-300 kW sotto il cofano (39,7%).

 

Toyota è risultato essere uno dei marchi con tassi di incidenti più uniformi: 36% di auto con motori poco potenti incidentate, contro 39,5% di auto con motori da 200-300 kW. Tuttavia, Toyota, come altri marchi, non dispone di modelli con motori superiori a 400 kW, il che potrebbe comportare tassi di danno più elevati.

 

BMW si è distinta tra tutti i marchi di veicoli analizzati nella ricerca: il 60,3% delle auto con motore fino a 100 kW è risultato danneggiato, rispetto ad uno sconcertante 68,6% dei veicoli con potenza superiore a 400 kW.

 

“Mentre tutti i veicoli devono rispettare le norme del Codice della strada, sembra che le auto più potenti ignorino i limiti di velocità e che i loro conducenti corrano rischi maggiori. Non esiste un solo marchio in cui i veicoli meno potenti siano più soggetti agli incidenti”, afferma Matas Buzelis, esperto automobilistico e responsabile della comunicazione di carVertical.

 

Alcune vetture sono fino a 7 volte più potenti di altre

Di tutti i marchi di veicoli controllati su carVertical, Bentley aveva la potenza media del motore più alta: 415 kW o 564 cv Dietro il produttore di auto di lusso c’erano Maserati (268 kW/364 cv), Cadillac (264 kW/359 cv), Tesla (263 kW/358 cv) e Porsche (257 kW/349 cv). Mentre dalla ricerca è emerso che gli acquirenti di veicoli usati preferiscono controllare lo storico delle auto con motori più potenti, su carVertical vengono ispezionate anche le piccole auto con motori meno potenti.

 

La potenza media del motore meno potente è stata individuata tra le auto Smart: 59 kW o 80 cv. Dacia (72 kW/98 cv), Lancia (77 kW/105 cv), Fiat (83 kW/113 cv) e Suzuki (87 kW/118 cv) seguivano non molto indietro.

 

Secondo Buzelis, la storia di gravi incidenti può essere un campanello d’allarme per gli acquirenti. Pertanto, è importante consultare un meccanico professionista e sapere se i danni subiti da un’auto possono incidere sul suo utilizzo a lungo termine.

Foto di Swansway Motor Group su Unsplash

Auto parcheggiate: 16 milioni hanno subito un danno

Auto parcheggiate: 16 milioni hanno subito un danno

Sono poco più di 16 milioni gli italiani che nell’ultimo anno si sono trovati con l’auto danneggiata dopo averla lasciata parcheggiata. Oltre alla rabbia la spesa visto che, secondo l’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti mUp Research e Norstat*, il danno complessivo stimato è pari ad oltre 13 miliardi di euro. Nel 70% dei casi si è trattato dell’urto da parte di un altro veicolo, mentre in oltre 1 caso su 4 (26,7%) il danno è derivato da un atto vandalico, nel 12,4%, si legge nell’analisi, da un tentativo di furto del veicolo o di oggetti contenuti in esso.

 

L’entità

 

L’entità media del danno subito ha sfiorato i 730 euro, anche se emergono delle differenze a livello territoriale. Se nel Sud/Isole il valore è stato inferiore alla media e pari a circa 564 euro, nel Nord Ovest ha raggiunto gli 830 euro e addirittura gli 874 euro nel Nord Est. Alla domanda Come ha provveduto a pagare il danno?, quasi 1 italiano su 2 (42,9%) ha risposto di aver deciso di lasciare l’auto danneggiata senza ripararla, percentuale che raggiunge il 53,5% tra i 45-54enni. In quasi 1 caso su 3 (32,9%), invece, si è pagato di tasca propria, dato da leggere anche alla luce del fatto che più di 1 italiano su 2 abbia dichiarato di non avere una polizza che lo tutelasse da quel tipo specifico di danno, come ad esempio una kasko completa, la copertura contro atti vandalici o quella furto e incendio.

 

Non solo danneggiati, ma anche danneggiatori

 

Gli italiani, però, non solo si sono visti danneggiare la propria auto, ma hanno causato a loro volta dei problemi agli altri automobilisti tanto che, secondo l’indagine commissionata da Facile.it, sono più di 3 milioni e mezzo (9%) gli individui che hanno ammesso, in fase di manovra o parcheggio, di aver urtato un’altra vettura senza che il proprietario fosse presente. La percentuale quasi triplica tra i 18-24enni raggiungendo addirittura il 26,1%, mentre cala al 5,5% tra gli automobilisti appartenenti alla fascia 55-64 anni e al 4% tra i 45-54enni.

 

Una volta urtato un altro veicolo cosa hanno fatto? Sebbene 7 su 10 (70,2%) si siano comportati in maniera corretta, fermandosi per attendere il proprietario del veicolo o lasciando un biglietto con i propri contatti, circa 767.000 persone (22,1%) sono andate via senza lasciare alcun riferimento; la percentuale sale al 27,2% tra il campione maschile. Il 5,9%, invece, ha ammesso che sarebbe voluto andare via ma, a causa testimoni, è dovuto rimanere.

Foto di Salah Ait Mokhtar su Unsplash

Movenzia.com: innovazione nel noleggio a lungo termine da Torino

Movenzia.com: innovazione nel noleggio a lungo termine da Torino

Foto – Il CEO Giorgio Brizzo

Una startup emergente nel cuore dell’industria automobilistica italiana sta rivoluzionando il settore del noleggio a lungo termine. Movenzia.com, fondata a Torino nel 2021, sta ottenendo grandi risultati grazie a un modello di business innovativo, all’utilizzo di tecnologie avanzate e a una rete di partnership strategiche. Con oltre duemila noleggi realizzati e un fatturato che ha registrato un aumento del 250% nel 2023, Movenzia.com sta attirando l’attenzione di investitori e fondi europei, con l’obiettivo di espandere il suo modello di successo a livello continentale.

Un team innovativo e multidisciplinare

Il nucleo di Movenzia.com è composto da tre fondatori, ognuno con competenze e esperienze uniche nel settore automobilistico e digitale. Il CEO Giorgio Brizzo porta con sé una visione innovativa derivata dal suo background nelle concessionarie, mentre il fratello Sergio, esperto di marketing digitale, applica le sue conoscenze al mondo dell’automotive. Il terzo fondatore, Giorgio Gorelli, con una lunga carriera nel settore automobilistico, completa il team portando esperienza internazionale e una solida base di conoscenze nel settore.

L’innovazione digitale al centro del successo

Ciò che distingue Movenzia.com è la sua approccio digitale al noleggio a lungo termine. Utilizzando le strategie del marketing digitale e del commercio online, la startup ha creato un ecosistema web focalizzato esclusivamente sul noleggio a lungo termine, garantendo ai clienti le migliori condizioni sul mercato. Questo approccio innovativo ha permesso a Movenzia.com di ottenere un rapido successo commerciale, con una crescita costante e una presenza in tutta Italia.

Espansione a livello europeo

Con il successo ottenuto sul mercato italiano, Movenzia.com sta ora puntando all’espansione a livello europeo. La startup ha già avviato le operazioni in Spagna nel 2023 e ha in programma di espandersi ulteriormente in Francia e Portogallo nei prossimi mesi. Il modello di business di Movenzia.com si è dimostrato altamente scalabile e adatto a diverse realtà europee, grazie alla sua combinazione di innovazione tecnologica e partnership strategiche.

Il futuro della mobilità alternativa

Oltre a offrire noleggi a lungo termine, Movenzia.com sta esplorando nuove soluzioni di mobilità alternativa, come gli abbonamenti mensili, per soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più esigente. Con l’applicazione di intelligenza artificiale e l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, la startup si impegna a fornire ai clienti le migliori soluzioni di mobilità, personalizzate e convenienti.

Movenzia.com rappresenta un esempio di innovazione nel settore automobilistico italiano, dimostrando che anche un settore tradizionale come il noleggio auto può beneficiare delle tecnologie digitali e delle nuove strategie di business. Con una visione ambiziosa e un approccio centrato sull’utente, Movenzia.com si sta rapidamente affermando come leader nel mercato del noleggio a lungo termine, portando avanti la tradizione di innovazione e eccellenza dell’industria automobilistica italiana.

Italy Progress Index 2023: il processo di elettrificazione non decolla

Italy Progress Index 2023: il processo di elettrificazione non decolla

Il processo di elettrificazione in Italia non si ferma, ma procede con fatica. A descrivere la situazione è l’Italy Progress Index di Quintegia che – mettendo a sistema la situazione delle infrastrutture di ricarica, le immatricolazioni e il parco circolante veicoli elettrici – racconta come il nostro Paese viaggia verso il traguardo fissato al 2030 (che prevede 6,6 milioni di veicoli elettrici BEV e PLUG-IN circolanti – fonte PNIEC) con una velocità moderata che sta generando un ritardo importante. In termini numerici, il punteggio annuale stabilito dall’Index, e riferito al 2023, è pari a 44,0: l’Italia, per raggiungere i propri obiettivi, dovrebbe accelerare notevolmente la rapidità nella crescita dell’utilizzo delle auto elettriche e incrementare la presenza dei punti di ricarica.

Le variabili responsabili del risultato sono principalmente immatricolazioni e parco circolante. In dettaglio: le immatricolazioni negli ultimi 3 mesi del 2023 hanno recuperato terreno con un +54% rispetto allo stesso periodo del 2022, influendo sul dato annuale che si è attestato su +34,5%; il parco circolante ha superato le 220.000 unità BEV, che in termini percentuali vuol dire +32% rispetto al 2022, complice sempre l’ultimo trimestre 2023 con 20.600 vetture; il numero di colonnine di ricarica è cresciuto con 13.906 punti in più rispetto al 2022, per un totale al 31 dicembre di 50.678 punti a uso pubblico (Fonte: Motus-E).

“L’Italy Progress Index ha segnalato che nell’ultimo trimestre dello scorso anno c’è stato un buon segnale di crescita, ma la situazione è rimasta pressoché invariata rispetto allo stesso periodo del 2022 nel quale si registrava un punteggio di appena 0,7 punti inferiore. Ipotizzando uno scenario, nella totalità del 2024, se confermati i dettagli a oggi disponibili, i nuovi incentivi porteranno ad una crescita sostanziale delle immatricolazioni di BEV, ma in generale ci sarà un effetto, seppur più limitato, su tutto il mercato vista l’inclusione negli stessi anche delle ibride plug-in e delle termiche con emissioni di CO2 fino a 135g/km” dichiara Nicola Pasqualin, Senior Researcher & EV Expert, E‑commerce di Quintegia. 

Dal punto di vista territoriale, considerando le immatricolazioni e depurando i dati dalla componente noleggio al primo posto c’è il Nord-Est con 38,9 punti, mentre si confermano fanalino di coda il Sud e le Isole per tutte e tre le componenti dell’indice.

Le infrastrutture di ricarica sono state protagoniste di una crescita lenta, ma costante in tutti i 12 mesi. Il dato delle installazioni, a fine 2023, racconta di oltre 50.000 punti di ricarica presenti sul territorio nazionale, dei quali il 14% fast charge, mentre considerando tutti i punti lenti e veloci, il 58% si trova nel Nord Italia, il 19% nel Centro, il 23% è collocato al Sud e sulle Isole (Fonte Motus-E).

Foto di alex su Unsplash

 

Brembo prosegue il suo sviluppo sostenibile: raggiunto il 75% di energia rinnovabile, calano le emissioni di co2

Brembo prosegue il suo sviluppo sostenibile: raggiunto il 75% di energia rinnovabile, calano le emissioni di co2

Brembo, leader globale nei sistemi frenanti, prosegue con determinazione il suo piano di sostenibilità. Nel 2023, le emissioni di CO2 per unità di prodotto finito sono state ridotte del 9,5%. È aumentato invece l’uso di energia elettrica da fonti rinnovabili che ha raggiunto un livello senza precedenti, pari al 75% del totale, con i casi virtuosi di tre Paesi in cui il Gruppo opera – Italia, Messico e Brasile – dove l’utilizzo di fonti rinnovabili copre il 100%.

 

Le attività e i risultati conseguiti in ogni ambito ESG – ambientale, sociale e di governance – sono dettagliati nella Relazione di Sostenibilità 2023, da poco disponibile sul sito di Brembo. “Essere sostenibili e continuare a crescere creando valore è una sfida complessa per una realtà industriale e globale come Brembo”, ha dichiarato Cristina Bombassei, Chief CSR Officer di Brembo. “Questo non mina la nostra determinazione e i risultati che raggiungiamo ci incoraggiano a fare ancora meglio. Siamo convinti che il nostro modo di fare impresa può e deve fare la differenza nei territori in cui operiamo. Stiamo vivendo un periodo di crescente consapevolezza ambientale e sociale e questo richiede a tutte le aziende una sempre più incisiva, concreta e trasparente azione sostenibile”.

 

Nella Relazione di Sostenibilità 2023, emerge anche l’impegno di Brembo nella gestione delle risorse naturali, con l’obiettivo di favorire la circolarità di processi e prodotti. In particolare, Brembo adotta soluzioni per il recupero delle acque e utilizza materie prime di origine secondaria, come i residui dei processi di lavorazione e i materiali ferrosi di scarto. Inoltre, il Gruppo è attento al recupero dei rifiuti generati durante la produzione.

 

Nel 2023, Brembo ha infatti favorito il recupero di oltre 440 mila tonnellate di rifiuti prodotti, circa l’88% del totale. Nel favorire lo sviluppo sostenibile del Gruppo, Brembo coinvolge il suo team globale di oltre 15.600 persone in 15 Paesi, incentivate a proporre progetti innovativi. Le migliori idee vengono premiate ogni anno con i Brembo Sustainability Awards, giunti nel 2023 alla quinta edizione con 57 progetti presentati.

 

Inoltre, Brembo è impegnata nel coinvolgimento attivo della propria filiera di fornitura. Nel 2023 il Gruppo ha organizzato il Net Zero Supply Chain Workshop, un evento a cui hanno partecipato circa 300 fornitori chiave con l’obiettivo di accelerare il processo di decarbonizzazione della supply chain. Grazie ai suoi impegni sul fronte ambientale, Brembo è stata riconosciuta nel 2023 da CDP (ex Carbon Disclosure Project) come Gruppo leader a livello mondiale per la propria azione 2 / 2 nei confronti del cambiamento climatico e della gestione delle risorse idriche, classificandosi con un punteggio di A- in entrambe le categorie.

 

In Brembo la sostenibilità si esprime anche in progetti a sostegno di istruzione, formazione e ricerca, sport, arte e cultura, sociale e tutela dell’infanzia, in particolare incentrati nelle aree in cui il Gruppo opera nel mondo. Grazie alla collaborazione virtuosa con ONG locali, Brembo ha attivato negli anni diversi programmi di carattere sociale in Italia e nel mondo. Tra questi, uno dei più longevi è “House of Smile” in India, un hub e tre centri multiservizio con spazi dedicati all’istruzione, all’accompagnamento psicologico, all’assistenza medico-sanitaria e all’avviamento professionale che dal suo inizio nel 2017 ha accolto oltre 5.000 beneficiari tra donne e bambini che vivono in condizioni di forte vulnerabilità nella periferia della città di Pune.

 

Brembo ha da tempo avviato un percorso strutturato di sostenibilità, con azioni e risultati concreti, formalizzato nel 1999 con la pubblicazione del primo Bilancio del Capitale Intangibile, antesignano dell’attuale Relazione di Sostenibilità, giunta alla nona edizione. Nel 2018, Brembo ha aderito all’Agenda 2030 dell’Onu e ai suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) .

MOTUS-E: Pressi (A2A) nuovo presidente

Auto elettriche e incentivi: velocizzare il nuovo piano pluriennale

Fabio Pressi è il nuovo presidente di MOTUS-E. Il manager torinese, CEO di A2A E-Mobility, è stato eletto dall’assemblea dei soci che si è tenuta a Roma e raccoglie il testimone di Massimo Nordio, Vice President Group Government Relations & Public Affairs di Volkswagen Group Italia, seguendo un principio di rotazione dei vertici associativi.

Entrato nel Gruppo A2A nel gennaio 2021 e componente del Consiglio direttivo di Motus-E dallo stesso anno, Pressi ha maturato un’esperienza ventennale in società di rilievo nazionale attive nei settori delle tecnologie al servizio della mobilità sostenibile. Pressi è docente della LUISS Business School.

Alla guida di A2A E-Mobility – società del Gruppo A2A e operatore dello sviluppo delle infrastrutture e dei servizi di ricarica per la mobilità elettrica con un approccio integrato – Pressi ha promosso diversi progetti, tra i quali l’introduzione dell’interoperabilità sulla rete di ricarica della società, l’elettrificazione del parco auto con l’installazione di circa 1.200 punti di ricarica in 90 sedi aziendali e l’innovativo progetto delle colonnine ‘di quartiere’ per i centri urbani.

#FORUMAutoMotive si congratula con il neo presidente di MOTUS-E,  Fabio Pressi, e gli augura buon lavoro nell’interesse di una mobilità futura scevra da ideologie e orientata agli interessi reali del mercato. Di seguito l’intervento di Fabio Pressi pronunciato poco dopo la sua nomina a presidente di Motus-E.

“Onorato e orgoglioso: insieme per guidare il cambiamento”

Le prime due parole che pensavo di dirvi a seguito della mia nomina sono “onorato” e “orgoglioso” di essere il Presidente di MOTUS-E. Mi rendo conto che queste siano parole scontate, spesso utilizzate nelle eco di innumerevoli discorsi e post di LinkedIn. Ma per come sono fatto io voglio andare oltre e condividere con voi un messaggio più autentico e fattivo.

Però iniziamo con i ringraziamenti, elemento imprescindibile in questa mia nuova avventura. Di fatto sono arrivato due anni fa e voglio esprimere il mio ringraziamento per l’accoglienza ricevuta da parte del Presidente, Massimo Nordio, del Segretario Generale, Francesco Naso, e di tutto il consiglio direttivo.

La mia “transizione all’elettrico”, provenendo da un settore completamente diverso, è stata un percorso intensivo di apprendimento, durante i quali ho dovuto immergermi completamente nel mondo nuovo. Sono ingegnere elettronico e quindi per me tutto quello sopra i 5V fino ad allora non esisteva.

Sono anche un Europeista convinto e nella mia carriera lavorativa sono partito da importanti progetti di ricerca in Europa sui temi di Smart Mobility prodromi oggi ai sistemi di ricarica elettrica. Sono entrato in punta di piedi in questo universo dinamico, ho subito percepito la necessità di portare un valore aggiunto concreto. E così, la prima iniziativa che ho promosso, considerando che il nostro gruppo lavorava sulla mobilità elettrica da un decennio, è stata l‘introduzione dell’interoperabilità sulla rete A2A. Questo concetto di “interoperabilità”, che in altri ambiti potrei paragonare al “roaming” telefonico, è diventato simbolico della mia visione e della direzione che intendo perseguire per MOTUS-E.

MOTUS-E rappresenta un “ecosistema” unico nel suo genere: siamo la prima associazione in Italia che unisce operatori industriali, il mondo automotive, utilities, l’ambito accademico, associazioni ambientaliste e di consumatori, movimenti d’opinione, tutti uniti per accelerare il passaggio verso una mobilità sostenibile ed elettrica. Siamo quasi cento membri e tutti stiamo lavorando per una crescita sostenibile e per una mobilità a zero emissioni.

“Interoperabilità”, quindi, non è solo per le reti di ricarica ma per noi significa garantire l’accessibilità, promuovere un dialogo aperto e rimuovere barriere in un settore ricco di potenzialità, dove la cooperazione diventa essenziale anche tra concorrenti. È un periodo storico dove il dialogo e le strategie comuni sono fondamentali per un’evoluzione positiva del settore.

La nostra missione è chiara: accelerare la transizione dell’Italia verso modelli di sviluppo sostenibili, promuovere la mobilità elettrica e divulgare i suoi benefici per l’ambiente e la società. Ci impegniamo per ridurre il numero di auto convenzionali nelle città, promuovendo la trasformazione del parco circolante in veicoli elettrici, sviluppare servizi di trasporto pubblico elettrici, come autobus, e regolamentare il trasporto merci.

Abbiamo davanti nuovi scenari di mercato dove l’elettrico avrà una presenza importante, pensiamo all’ambito agricolo, alla nautica, dove le batterie e i motori elettrici stanno diventando centrali sia come elemento tecnologico che di sostenibilità.

L’impegno è anche nel comunicare sempre più efficacemente verso tutti gli stakeholder, con l’obiettivo di spiegare il cambiamento, essere “dei formatori”, combattere la disinformazione e vincere lo scetticismo verso una trasformazione tecnologica inarrestabile.

Senza dimenticare le importanti sfide nuove che arriveranno nei prossimi anni: un futuro di batterie (utility scale e non) e la connettività delle infrastrutture e delle auto alle reti elettriche; temi di interoperabilità di dati; ricariche sempre più user friendly.

Chi conosce il “Ciclo di Hype” di Gartner sa che le nuove tecnologie passano per diverse fasi. Questo vale anche per la mobilità elettrica. Adesso siamo in un momento di disillusione, dopo l’iniziale entusiasmo. Ma il prossimo passo è raggiungere una fase stabile e produttiva. Dobbiamo essere pronti come associazione ad agevolare questa naturale evoluzione.

In conclusione, MOTUS-E non è solo un promotore della mobilità elettrica, ma un vero e proprio catalizzatore di un cambiamento più ampio, che guarda a un futuro sostenibile, collaborativo e innovativo.

Come Presidente, mi impegno a guidare questa missione con determinazione e visione, collaborando con tutti voi per realizzare questo futuro promettente.

Grazie a tutti per il vostro sostegno e la vostra fiducia. Insieme, possiamo guidare il cambiamento verso un domani più verde e sostenibile, per le persone e per le imprese.

Carpooling aziendale di Jojob: oltre 212mila auto via dalla strada nel 2023

Carpooling aziendale di Jojob

Sostenibile per l’ambiente, ma anche per il portafoglio: grazie al carpooling aziendale nel 2023 in Italia sono stati rimossi dalle strade 212.410 veicoli, permettendo ai pendolari che quotidianamente percorrono la tratta casa-lavoro o casa-università in condivisione di risparmiare in totale 4.931.175 km e 986.263 euro tra benzina, caselli e parcheggi, evitando inoltre l’emissione in atmosfera di 641 tonnellate di CO2. Su un totale di 373.767 viaggi condivisi, la maggior parte si registra in Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, mentre a livello provinciale spiccano Torino, Alessandria e Bologna.

 

In generale, la percorrenza media delle tratte condivise è stata di 26,57 chilometri, mentre l’equipaggio medio nazionale è di 2,32 per veicolo, in aumento rispetto alla media di 2,27 persone del 2019.  A fare il punto sull’utilizzo del carpooling aziendale, che favorisce la condivisione di veicoli e riduce l’impatto ambientale, è l’Osservatorio Nazionale sul Carpooling Aziendale 2024 realizzato da Jojob Real Time Carpooling, in cui sono stati analizzati i dati degli spostamenti casa-lavoro o casa-università avvenuti in condivisione nel corso di tutto il 2023.

 

“I dati dell’Osservatorio mostrano un andamento importante, confermando come gli italiani apprezzino la mobilità condivisa. Il carpooling è sempre più un’abitudine consolidata per i pendolari, anche a causa dei rincari sulla benzina registrati a partire dallo scorso anno”, spiega Gerard Albertengo, CEO e fondatore di Jojob. “Per continuare a diffondere una mobilità condivisa e sostenibile è importante che il tessuto imprenditoriale e le comunità territoriali, attraverso i loro mobility manager, accolgano e favoriscano questa nuova modalità di viaggio che permette di ridurre il traffico e di conseguenza l’inquinamento, nonché proporre ai pendolari delle soluzioni alternative e sicure: il tutto utilizzando tecnologie già attive e senza la necessità di realizzare ulteriori infrastrutture”.

 

 

La classifica di Jojob tra regioni e province

 

Il servizio di carpooling aziendale di Jojob viene utilizzato in tutta Italia, con una concentrazione maggiore al Nord (63,9% di viaggi); al Centro si registra il 20,6% di viaggi da parte di pendolari casa-lavoro o casa-università, mentre la restante parte si distribuisce tra Sud e Isole (15,5%). Quasi un terzo dei viaggi condivisi in Italia è stato registrato in Piemonte: 116.079, ovvero il 31,1% del totale, per un risparmio di 286.839 euro e 186.430 kg di CO2 non emessa. Al secondo posto c’è l’Emilia Romagna, con 57.590 viaggi condivisi (15,4%), pari ad un risparmio per i pendolari della regione di 118.685 euro e 77 tonnellate di CO2. Terzo il Veneto, dove si registrano 47.321 viaggi in carpooling (12,6%) per un risparmio di 95.505 euro e oltre 62 tonnellate di CO2. Anche in Lombardia e nel Lazio i pendolari si sono rivelati entusiasti, con rispettivamente 46.140 (12,34%) e 44.605 (11,93%) viaggi condivisi: in questo caso i km risparmiati arrivano a quota 618.993 e 817.017, portando ad un risparmio di 123.619 euro e 163.392 euro, ma anche di 80.475 e 106.225 emissioni di CO2.

 

A livello provinciale, Torino è la provincia più recettiva per il carpooling aziendale. I suoi pendolari hanno condiviso un totale di 61.098 viaggi, risparmiando 859.385 km, oltre 172.000 euro e 111 tonnellate di CO2. Segue – sempre in Piemonte – Alessandria, con 41.399 viaggi percorsi in condivisione, che hanno fatto risparmiare ai carpooler 78.788 euro e all’ambiente 51 tonnellate di CO2. Bronzo per Bologna, con 28.555 viaggi condivisi, per un totale di 57.919 euro risparmiati e 37 tonnellate di CO2 non emesse nell’atmosfera. Roma raggiunge la quarta posizione con 23.427 viaggi condivisi, ma si distingue per numero di km (397.202), denaro (57.191 euro) e tonnellate di CO2 (51) risparmiati. Segue Treviso con 21.166 viaggi condivisi, che hanno portato ad un risparmio di 29.744 euro e 19 tonnellate di CO2.

 

L’identikit dell’equipaggio 

 

Il carpooling aziendale coinvolge in Italia migliaia di lavoratori e studenti. Più numerosi sono gli uomini, protagonisti di 143.229 viaggi; mentre per quanto riguarda l’età, il 62% dei tragitti è effettuato da Millennials: il 32,5% ha tra i 30 e i 39 anni, il 28,3% tra i 20 e i 29 anni, mentre il 21,7% appartiene alla fascia tra i 40 e i 49 anni. Il carpooling piace anche agli over 50, che rappresentano il 17,2% degli utenti.

A bordo della stessa auto viaggiano in media 2,32 persone a tratta, a dimostrazione del fatto che il carpooling aziendale sia percepito come una modalità di viaggio comoda, conveniente e sicura. In particolare, 3 viaggi su 4 (75,6%) sono realizzati da un equipaggio di 2 persone, quindi autista e passeggero, mentre il 18,3% delle macchine è composto da 3 colleghi e colleghe. Il 5,96% dei viaggi invece conta un equipaggio di 4 o 5 persone, con auto praticamente piena. Predilette le utilitarie, scelte nel 40,8% dei casi, seguite da berline e SUV (30%) e City Car (20,4%).

Le abitudini dei carpooler

In Italia la percorrenza media di un viaggio in carpooling è di 26,6 km. Tratte più lunghe si registrano in Liguria, dove la media è di 47,8 km, quasi il doppio del dato nazionale, seguite da quelle marchigiane (47 km) e umbre (39,2 km). I percorsi più brevi invece sono quelli del Trentino Alto Adige con 19,8 km.

Più del 60% dei viaggi viene effettuato nei giorni centrali della settimana: 20,1% il martedì, 20,3% il mercoledì e 20% il giovedì. Lunedì (17,4%) e venerdì (15,7%) sono giornate meno “condivise”, probabilmente un dato condizionato dall’introduzione del lavoro da remoto da parte di molte aziende. Di sabato le condivisioni rappresentano il 4,2% del totale, mentre di domenica il 2,4%. Inoltre, la maggior parte degli spostamenti in carpooling avviene a partire dalle 23.00, ben il 21% (79.487 viaggi): dato che sottolinea come l’utilizzo dei viaggi condivisi avvenga soprattutto per mano di lavoratori notturni e turnisti. I viaggi con partenza alle 7 e alle 17, ovvero rispettando gli orari “standard” da ufficio, registrano rispettivamente il 13,9% e il 13,5%.

Foto di why kei su Unsplash

 

Autostrade per l’Italia: impegno continuo a sostegno dei progetti di solidarietà

Autostrade per l'Italia: impegno continuo a sostegno dei progetti di solidarietà

Autostrade per l’Italia rinnova anche quest’anno il suo impegno nel sociale attraverso l’erogazione di fondi per finanziare progetti di solidarietà sociale proposti dai propri dipendenti, impegnati nel terzo settore, o presentati da associazioni esterne. Negli ultimi anni di attività Aspi ha finanziato circa 100 Associazioni. Per il 2024, 9 sono state le candidature provenienti da associazioni no profit e 12 quelle presentate dai lavoratori di Aspi. Il Comitato Paritetico Progetti di Solidarietà e Promozione Sociale del Gruppo ha valutato le candidature, sulla base di specifici criteri di ammissibilità, e ha individuato 6 nuovi progetti da finanziare (Amicamente ODV – Associazione contro l’epilessia dell’età evolutiva; Comunità S. Egidio – ACAP-APS; Smile House Fondazione ETS; Primavera 86 S.C.S.R.L; AVAZ – Associazione Volontari per lo Sviluppo dei Popoli).

“Siamo convinti che la missione imprenditoriale debba essere guidata dal presupposto ineludibile di responsabilità sociale”, afferma Elisabetta Oliveri, presidente di Autostrade per l’Italia, ogni azienda deve agire nel segno del bene collettivo sia nell’ambito della propria attività, sia con il proprio impegno diretto a sostegno di progetti di solidarietà sociale. Siamo ogni giorno impegnati a promuovere la cultura dell’inclusione, a partire dall’organizzazione in seno alla nostra azienda. Proprio con questo spirito, ancora una volta Autostrade per l’Italia sceglie di supportare associazioni no profit tese a produrre valore per la collettività: una rete di iniziative che trova il suo riflesso nella natura più alta delle infrastrutture autostradali, nate come via per l’inclusione delle comunità e dei territori. Questo è lo spirito che guida ogni giorno il nostro impegno per una mobilità che sia sempre più sostenibile, efficiente e soprattutto inclusiva”

I progetti toccano varie tematiche: dall’innovazione digitale per migliorare la qualità della vita delle persone attraverso l’impiego di nuove tecnologie, applicazioni e servizi digitali nel mondo del lavoro, della scuola e delle organizzazioni no profit; all’inclusione sociale, attraverso la promozione di modelli che diano spazio alla collaborazione e al dialogo tra culture, generi e generazioni diverse, così come la valorizzazione del talento femminile, il rispetto delle pari opportunità e l’integrazione delle categorie più fragili. Progetti dedicati alla promozione della formazione per arginare la dispersione scolastica, intervenire sulla povertà educativa, in particolare a favore di minori che crescono in situazioni di svantaggio o di disagio. “Diamo vita a interventi concreti, duraturi e rappresentativi dell’identità aziendale – afferma Alessia Ruzzeddu, Head of Training, Diversity Equity & Inclusion Management di ASPI – questo lo facciamo anche grazie al contributo delle tante persone impegnate in azioni di volontariato che rafforzano la coesione e i valori ai quali il Gruppo si ispira”.

A tutto questo si aggiungono i progetti di volontariato in azienda. Nel 2023 è stata realizzata una giornata di raccolta beni prima necessità in collaborazione con la Croce Rossa Italiana da destinare a popolazioni indigenti del territorio di Bari e in occasione delle emergenze per calamità naturali (come le ultime alluvioni registrate in Emilia-Romagna e Toscana), sono state concesse 40 ore di permesso retribuito a favore di colleghi che si sono impegnati concretamente in attività di volontariato. “La fortissima adesione alle iniziative a favore delle zone alluvionate e le attività di volontariato a supporto dei territori interessati – afferma Gian Luca Orefice Director Human Capital and Organization di Autostrade per l’Italia – testimoniano ancora una volta lo spirito che anima ogni giorno il nostro lavoro e il forte legame con il territorio attraversato dalla nostra rete”. ASPI, attraverso le proprie attività, partecipa al raggiungimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDG) con impegni allineati agli obiettivi dell’Agenda 2030 declinati nella Carta degli Impegni ESG.

Foto ufficio stampa ASPI