“GIUGIARO. Disegnando il futuro: arriva il docufilm

“GIUGIARO. Disegnando il futuro” è il titolo del docufilm dedicato a Giorgetto Giugiaro che è stato presentato in anteprima presso l’ADI Design Museum Compasso d’Oro di Milano. L’evento, realizzato grazie al supporto di ADI Piemonte/Valle D’Aosta, ha visto la proiezione del documentario alla presenza dello stesso Giugiaro, di autori e produttori e dei vertici della Direzione Documentari RAI, che ha co-prodotto l’audiovisivo, con il direttore Fabrizio Zappi.

L’opera, della durata di 56 minuti, è scritta da Riccardo Mazza e diretta da Marco Speroni, autori con un’esperienza pluriennale nel campo della televisione e del cinema, e prodotta da Silvio Ricci per SIRI Video.

“GIUGIARO. Disegnando il futuro” è un viaggio intorno alla natura e al metodo di un designer che ha fatto scuola perché non si è rinchiuso in una torre d’avorio, ma si è messo in viaggio per il mondo nutrendosi di arte e vita: gli autori hanno intervistato famiglia, amici, critici e giornalisti che hanno raccontato chi è Giugiaro, anche al di là dei suoi successi professionali.

Si può inoltre ascoltare lo stesso Giorgetto raccontarsi e descrivere le autovetture a cui è più affezionato: da Panda e Golf fino a vetture ormai considerate icone dell’automobilismo come la Chevrolet Corvair Testudo, la DeLorean DMC-12, l’Alfa Romeo GT Junior o la più recente GFG
Sibylla. 
Lo si vede mentre dipinge un trittico di tre tele 5×4 metri per la chiesa del suo paese natale Garessio, o mentre scala le sue montagne in sella a una moto da trial, per provocare quel pizzico di adrenalina che aiuta a mantenersi giovani e attivi.

E se c’è una persona, a 85 anni compiuti, che può dirsi ancora giovane, curiosa e soprattutto attiva quella è Giorgetto Giugiaro, che insieme al figlio Fabrizio continua a sperimentare soluzioni estetiche e tecnologiche innovative in diversi ambiti del design: dalla progettazione architettonica e disegno industriale con Giugiaro Architettura, all’impegno nell’automotive del centro stile avanzato GFG Style, fino al settore del trasporto su rotaia con GFG Rail.

La prima messa in onda ufficiale è prevista per venerdì 3 novembre, alle ore 16.00 su RAI Tre. Il documentario sarà poi visibile sulla piattaforma RAI Play e all’estero attraverso RAI Italia.

ANFIA e “tutto elettrico”: meno della metà delle aziende pronte al 2035

Foto: Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti ANFIA

Meno della metà delle aziende italiane della filiera auto (42,8%) è già orientata alla produzione di componentistica per veicoli ad alimentazione elettrica e a idrogeno, mentre il 16,4% (17,4% in Piemonte) valuta l’uscita dal settore in vista della scadenza del 2035, anno dello stop delle vendite di automobili nuove con motore endotermico. Per una impresa su dieci abbandonare è “l’unica opzione possibile”.

È il quadro che emerge dall’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità, indagine della Camera di commercio di Torino e dell’ANFIA. A preoccupare le imprese – che chiedono incentivi a sostegno della domanda – è anche il crescente ruolo della Cina nel panorama globale dell’auto e dell’entrata nel mercato europeo dei produttori di Pechino, principalmente di auto elettriche e ibride: il 36% lo considera una minaccia, il 16% un’opportunità, il 48% non sa valutarne le implicazioni.

Nel complesso la componentistica automotive – 2.167 imprese che impiegano 167.000 lavoratori e generano un fatturato di 55,9 miliardi di euro – oggi gode di buona salute. Il 72% delle aziende che hanno risposto all’indagine annuale ha registrato nel 2022 un aumento del fatturato, per la metà superiore al 10%. L’export del settore conferma il trend di crescita: aumenta dal 78,3 all’80,7% la percentuale delle imprese che vendono i propri prodotti sui mercati esteri così come la quota di fatturato automotive riconducibile a tali vendite che, rimasta sotto il 42% negli anni precedenti, raggiunge il 46%.vSi riduce dal 72,9% del 2021 al 68,4% la quota di imprese che ha Stellantis e Iveco nel portafoglio clienti.

“Le nostre imprese mostrano un’attiva capacità di reazione, continuano a muoversi in contesti internazionali e a investire in ricerca e sviluppo per mantenersi competitive – commenta il presidente della Camera di Commercio di Torino, Dario Gallina -. In vista della transizione energetica le imprese del comparto indicano tra le priorità di intervento misure di sostegno agli investimenti per le riconversioni produttive e di incentivazione al reskilling e upskilling dei lavoratori”.

“Grazie all’accordo che ANFIA ha siglato con il ministero delle Imprese e del Made in Italy, queste misure verranno presto definite nell’ambito di un più vasto progetto per rilanciare il settore e la produzione nazionale di autoveicoli“, sottolinea Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti ANFIA.

Quali sono le misure di sostegno alla filiera automotive considerate più efficaci? Il primato spetta agli interventi diretti alla riduzione dei costi dell’energia (il 75,3% delle imprese), che permangono di assoluta priorità anche per il futuro (l’84%), così come le policy dirette alla digitalizzazione del sistema imprenditoriale e ai finanziamenti per le attività di R&S (rispettivamente il 56,8% e il 75,5%).

Per il 66% resta la necessità di incentivi futuri alle immatricolazioni per supportare la domanda. Aumenta anche la quota di chi individua la priorità di incentivi per l’installazione di infrastrutture di ricarica per auto elettriche (dal 46% al 65%).

MotoAirbag: campagna di Sensibilizzazione sulla sicurezza

L’iniziativa #MaiPiùSenzaMotoAirbag, promossa dall’Ing. Fabio Colombo, CEO di MotoAirbag, si presenta come un urgente richiamo alla realtà di un problema grave e diffuso. Ogni giorno, dati ufficiali dell’Istat confermano che 2-3 motociclisti non fanno più ritorno a casa a causa di incidenti stradali. Questi numeri sono più di semplici statistiche; rappresentano vite interrotte, famiglie distrutte e un costo umano inaccettabile .

“È fondamentale comprendere che l’utilizzo di sistemi di protezione come i moto airbag di qualunque tipologia può fare la differenza”, afferma Fabio Colombo, product manager di MotoAirbag. In effetti, questa tecnologia è presente sul mercato da oltre 20 anni, e l’efficacia nel prevenire traumi gravi e spesso irreversibili è stata ampiamente dimostrata.

Il movimento #MaiPiùSenzaMotoAirbag si impegna a sensibilizzare i possessori di motociclette sull’importanza di adottare questi dispositivi di sicurezza che, grazie anche a prezzi più accessibili, ora sono disponibili a un pubblico più ampio. Il mercato offre soluzioni sia elettroniche che meccaniche evolute di grande pregio ed efficacia. L’importante è utilizzarle.

Fabio Colombo
sottolinea che la sicurezza personale dovrebbe essere la priorità di tutti coloro che utilizzano le due ruote e con la campagna #MaiPiùSenzaMotoAirbag vuole lanciare un appello: “Investire nella propria sicurezza è un passo fondamentale che può fare la differenza per la propria incolumità, ma anche per chi ci aspetta a casa. Prendete un moto airbag di qualunque marca, ma non andate più in giro senza uno”.

 

“Top 20 Italy’S Best Employers”: ottavo posto per Maldarizzi

Foto: Il Cavaliere del Lavoro Francesco Maldarizzi

 

Nella classifica “Italy’s Best Employers 2024” sulle aziende che offrono i migliori ambienti di lavoro in Italia per settore e numero di dipendenti, Maldarizzi Automotive S.p.a. è all’8° posto nella TOP 20 nel settore automotive, aeronautica e difesa. Nel ranking del settore Maldarizzi Automotive (8,61 come punteggio) è l’unica azienda della distribuzione automotive a competere con grandi multinazionali; un eccezionale traguardo che mette in luce la realtà di un Sud Italia che avanza. La società è infatti preceduta da Volkswagen (9,31 come punteggio), prima, quindi Ferrari, Lamborghini, Mercedes-Benz, Michelin, Cooper Standard e Bmw. E precede Leonardo e Brembo.

Nell’indagine, pubblicata sul Corriere della Sera”, sono state coinvolte più di 4.500 realtà economiche con un minimo di 250 lavoratori in Italia: il ranking finale premia e rende pubblico solo il nome delle Top 450: Maldarizzi Automotive è all’ottavo posto per il settore automotive, aeronautica e difesa e al 98esimo posto con 8,61 punti nel ranking generale che coinvolge tutti i settori.

Le aziende Best Employers d’Italia per il 2024 sono state scelte da un grande sondaggio web (coinvolte 20mila persone e ottenuti 250mila giudizi) a cui i lavoratori hanno aderito spontaneamente e che ha coinvolto anche i lettori del “Corriere della Sera”, organizzato da Statista, la business platform n. 1 al mondo, che raccoglie e analizza dati di mercato e di consumo.

Per capire quali sono i migliori posti di lavoro, a ciascun partecipante del sondaggio web sono state rivolte due domande: è disposto a consigliare a qualcuno il proprio attuale posto di lavoro? E quale giudizio dà su altre aziende in cui ha lavorato? È stato chiesto di rispondere con una modalità tipo pagella scolastica e voti da zero (Non raccomanderei in nessun caso) a dieci (Raccomanderei sicuramente). Il totale delle opinioni raccolte è stato elaborato attribuendo alle due categorie un diverso peso per concorrere al ranking finale.

“Maldarizzi Automotive ha una bella storia di valore da raccontare – ha dichiarato il Cavaliere del Lavoro Francesco Maldarizzi, presidente della Maldarizzi Automotive – esempio di lavoro ed economia buona che arriva dal Sud, anche se con portata nazionale. E tutti noi facciamo parte di questa storia”.

La classifica è anche un’analisi sull’aria che si respira nel mondo del lavoro, tra fabbriche e uffici nella stagione di uscita dalla pandemia e in un clima economico incerto. Alla voce welfare si è aggiunto il concetto di “wellbeing”, un più generale benessere per la conciliazione dei tempi vita-lavoro, senza dimenticare la sfida economica per chi è stretto tra contratti incerti e l’inflazione che morde le buste paga.

“Maldarizzi Automotive – riporta una nota dell’azienda – prosegue la strada per contribuire al benessere dei dipendenti prestando attenzione ai loro bisogni, in particolar modo nel corso di momenti di rivoluzione come quello attuale. Tra le ultime iniziative nel campo del wellbeing, ricordiamo anche master per i più alti potenziali e un team di psicologi a disposizione gratuitamente per tutte le lavoratrici e i lavoratori, per far vivere in un ambiente di lavoro che renda pienamente soddisfatti”.

Errori, utopie, neo-ideologie: arriva il conto, è tempo di “Rewind”

di Andrea Taschini

(dal magazine “Parts”)

Se si potesse riavvolgere il nastro della storia degli ultimi 5 anni e cambiarla, sarebbe probabilmente la cosa più giusta che gli europei potrebbero fare. Errori, utopie prive di fondamento, neo-ideologie guidate da interessi geopolitici inconfessabili,
hanno guidato i Paesi occidentali, ma più nello specifico il Vecchio continente, in una spirale discendente i cui sviluppi rimangono ancora indecifrabili.


Abbiamo vissuto attraverso il mondo dell’impossibile facendo credere a miliardi di persone teorie incredibilmente surreali, dalla transizione energetica e della mobilità, al metaverso. Ora, però, arriva il conto e schiacciare metaforicamente il tasto “Rewind” è diventato inevitabile, per ripensare sulle basi del possibile, il futuro dell’Europa.

Sono sorprendenti le giravolte che la politica di tutto il mondo riesce a fare contraddicendo sé stessa su temi che fino a poche ore prima ci venivano garantite come granitiche certezze. Il caso dell’Unione Europea, però, rientra in quei casi in cui non si riesce a comprendere se si è di fronte a un’incapacità di analisi estrema, se sia frutto di un maldestro invasamento ideologico o se i comportamenti rientrino in una precisa strategia ai margini della legalità.


Fortunatamente funzionando ancora i meccanismi democratici, le derive più dannose il più delle volte emergono, magari con effetto ritardato ma quasi sempre efficace. La velocità crescente con cui si stanno evidenziando quasi tutte le follie dell’ultimo quinquennio in tema di transizione energetica e di mobilità, è clamorosa e apparentemente inarrestabile. Abbiamo sempre sostenuto su questa rivista dati alla mano, che la transizione si sarebbe “schiantata” contro i temi invalicabili delle materie prime, quelli infrastrutturali e quelli più propriamente geostrategici, in sintesi ciò che definivamo il mondo dell’impossibile.

Facciamo oggi il punto sulle non poche giravolte che i vari legislatori hanno compiuto negli ultimi mesi, prendendo atto di una situazione su cui avrebbero dovuto riflettere in maniera più accurata e responsabile prima di prendere decisioni così spericolate.


Bio Carburanti e E-fuel

Anche per merito dell’Italia, i biocarburanti insieme agli E-fuel sono stati ammessi nella lista delle soluzioni possibili per una decarbonizzazione (inutile, 1% delle emissioni di CO2 mondiali) del parco circolante europeo. Erano stati ingiustamente esclusi per una volontà esplicita di ammettere solo le auto elettriche non volendo misurare strumentalmente le emissioni dell’intero ciclo produttivo delle batterie.

L’inversione ad U non solo è stata inevitabile per motivi oggettivi ma hanno cominciato a scricchiolare tutte quelle certezze che sostenevano il teorema delle zero emissioni delle vetture elettriche e soprattutto la fattibilità di un progetto privo di ogni prerogativa razionale. La deroga, ha così aperto la strada alla sopravvivenza europea dei motori endotermici che, come ricordiamo, continueranno a dominare le motorizzazioni in tutto il resto del mondo Cina esclusa.


Euro 7

La prima proposta della Commissione Europea che voleva regolamentare l’evoluzione dell’Euro 6, era costruita in modo da renderla inapplicabile allo scopo di favorire una più veloce transizione verso l’elettrico. Le spinte delle cùCase auto e dei Governi meno ideologici hanno rimesso in discussione la norma sia in termini tecnici che temporali. Credo che gran parte del merito vada comunque alla Corte dei conti europea che in una relazione di una settantina di pagine ha sottolineato pragmaticamente alla commissione europea, i rischi e la vulnerabilità dell’Unione in termini di materie prime e di batterie necessarie che fanno della transizione forzata un vero e proprio suicidio strategico della mobilità continentale. Ciò prelude probabilmente a un ripensamento più ampio, in attesa che si insedi la nuova commissione europea nel giugno 2024.


Giravolte britanniche

Gli inglesi saranno pure eccentrici ma non peccano mai di mancanza di un sano pragmatismo. Se il Governo di Boris Johnson tra un party alcolico e l’altro, aveva deciso di stoppare la vendita delle vetture endotermiche nel 2030, l’attuale Governo tornato a stati di assoluta sobrietà, ha deciso di rinviare al 2035 questa decisione; ma non solo: ha deciso di prorogare tutte le politiche riguardanti il net zero in termini e con contorni abbastanza vaghi tanto da lasciarsi aperte tutte le vie d’uscita necessarie.

La consapevolezza degli enormi costi sociali ed economici di una transizione priva di fondamento, hanno portato i pragmatici britannici a un ripensamento politico di tutta la faccenda e ciò ha una grande importanza perché certifica due cose: la prima che si tratta di decisioni politiche e non scientifiche; la seconda che la politica può cambiare ciò che è stato legiferato come fosse scolpito sulla pietra ma che in realtà è stato scritto sull’acqua.

Politica della mobilità urbana

Fino a pochi mesi fa sembrava che non possedere un monopattino fosse out. Parigi che ha sempre avuto idee avanzate sulla mobilità urbana li ha invece vietati. Troppi incidenti, troppa indisciplina hanno reso il mezzo inaffidabile e pericoloso. Eppure, in tutte le città italiane si sono spesi milioni di euro sovvenzionati dalle finanze pubbliche per acquistare monopattini che sono poi stati abbandonati ovunque creando disordine ed inefficienza.


Questa è la prova che i trend modaioli e anche un po’ chic non solo non risolvono i grandi temi urbani ma sono fonte di enormi spechi privi di una reale finalità. Altra inversione ad U che è solo un ennesimo esempio di miopia green.


Gas russo

La presidente della Commissione Europea, non per niente tedesca, ha dichiarato in questi giorni che per l’Europa è impossibile fare a meno del gas russo. Quindi, dopo più di 18 mesi, colta da crisi d’astinenza, ha capitolato prima che giungano i freddi dell’inverno nordico. La Germania, stretta nella morsa di una crisi energetica senza precedenti, sta cercando di venirne fuori in qualsiasi modo possibile perché esasperata dal fare del proprio Paese una grande miniera di carbone, oltre che di una piantagione di migliaia di pale eoliche che in assenza di vento, diventano solo oggetti d’imbruttimento paesaggistico.

Non c’è miglior cura che far sbattere il muso contro il muro ai più accaniti ideologi del” “green au caviar” dei salotti bene per farli rinsavire. Ora non si comprende bene quali siano le conseguenze di tali parole. ma sicuramente è una bella giravolta anche questa dà segnare negli annali dell’Unione europea.


Cina 1 – L’indagine sul dumping


Sempre la presidente della Commissione Europea si è improvvisamente resa conto che la Cina esiste, è competitiva e rappresenta un pericolo concreto per il nostro tessuto industriale. Le è venuto (forse) anche il sospetto che tutta la faccenda dell’auto elettrica, pur non avendo alcuna valenza ambientale, è un gigantesco boomerang per i 13 milioni di lavoratori che operano nel settore auto in Europa.

Ha quindi lanciato un’indagine che durerà mesi se non anni sulla competitività del settore europeo e su eventuali (scontate) attività di dumping delle Case auto cinesi: la scoperta dell’acqua calda, insomma.


Cina 2 – I dazi

La “sorprendente” scoperta dell’acqua calda appena descritta, dovrebbe indurre quindi l’Unione Europea ad applicare dazi sulle auto cinesi, ma sappiamo molto bene come proprio la Germania che ne produce parecchie nel paese asiatico, vi si opporrà senza appello.


Le ritorsioni a cui siamo soggetti da parte di Pechino sono così persuasive che in assenza di un piano molto strutturato di decoupling, prevarranno su ogni tentativo di imporre dazi ed ogni tentativo iniziativa si concluderà con un nulla di fatto. L’auto elettrica, come più volte previsto, ha aperto varchi non più richiudibili in un settore importante e portante dell’economia europea.


Il sentimento generale europeo

Che tutte queste inversioni a 180 gradi siano frutto dell’avvicinarsi delle elezioni europee o di un rinsavimento tardivo dopo anni di follie ideologiche, non è dato sapere. Certamente i Paesi d’Europa non sono contenti dell’evoluzione che le due ultime legislature hanno prodotto e uno per uno, man mano che le elezioni nazionali hanno luogo, fanno sentire il loro sentimento contrario alle vie intraprese dalla politica europea.

Purtroppo, si è perso molto tempo nel rincorrere utopie prive di logica, nel discutere di progetti che non hanno mai avuto i presupposti per essere implementati e, certamente, tutto ciò ha avuto un costo enorme per l’intera comunità. Ora bisogna schiacciare il tasto “Rewind”, soppesare i gravi errori di valutazione fatti, perseguire chi si è fatto artefice di progetti irrealizzabili (magari sotto la manipolazione cinese) e reinventarsi una nuova visione dell’Europa sotto il profilo sia industriale sia energetico.


Perseguire solo il mondo del possibile

Abbandonare il mondo dell’impossibile è l’imperativo massimo a cui bisogna ricorrere nei momenti di grave instabilità: solo il mondo del possibile ci appartiene e questo vuol dire valutare tutti gli aspetti di un progetto prima di porlo in atto soprattutto se ci sono svariati milioni di persone coinvolti.

I politici passano, così come i manager: credo che non avremo nostalgia di questo establishment perché è difficile fare peggio di quanto fatto.

Auto Europa 2024: vince la “Baby Jeep”

Foto: Andrea Gualano (ufficio stampa Jeep Italia), con il premio vinto dalla “Baby Jeep” Avenger

La Jeep Avenger è l’Auto Europa 2024. Il Suv compatto è stato scelto, tra le sette finaliste, dai soci dell’Unione Italiana Giornalisti dell’Automotive (UIGA), coadiuvati da una giuria di 150 opinion leader, e da una giuria popolare che ha espresso il proprio voto online.

La fase finale della 38ª edizione del premio Auto Europa, con le votazioni dei soci UIGA e gli ultimi test drive, si è svolta a Milano presso la sede di Bosch Italia, main sponsor dell’evento.

Jeep Avenger ha prevalso sulle altre sei finaliste: Audi Q8 e-tron, Bmw Serie 5, Dacia Jogger Hybrid, Fiat 600e, Peugeot 408 e Renault Austral. La scelta delle finaliste rispecchia le tendenze del mercato automotive: appartengono a segmenti e tipologie diverse, con netta prevalenza di Suv e crossover. L’elettrificazione si trova nei listini di tutti i modelli prescelti, dalle elettriche pure ai mild hybrid. Ma non mancano motori a benzina o a gasolio.

Il premio della Giuria Popolare è stato assegnato alla Fiat 600e, quello delle Giuria Opinion Leader è andato alla Peugeot 408. Per il Gruppo Stellantis un tris di riconoscimenti significativo.

Auto con la spina: il fascino del narcisismo radical-chic

Mercato dell'auto: piatto perché forzato

di Mario Verna, COO Automotive

 

Confondere l’innovazione con la geopolitica, è come considerare la quinoa un prodotto a chilometro zero. La narrazione futuristica dell’auto con la spina ha subìto il fascino del narcisismo eco-chic, delle frasi a effetto e della presunzione ideologica di immaginare il “nuovo” mondo senza se e senza ma. I risultati parlano sempre. E rinvii, slittamenti, correzioni, rilanci e moniti, goffi millenarismi e nervosismi fanno da padroni.

Nel frattempo, un fiume di denari che avremmo potuto spendere in una lista di interventi forse un pelino più prioritari (sanità, scuola, infrastrutture, terza età… ), perché i soldi sono quelli, se li spendi per cose inutili poi non bastano per quelle urgenti. Quello che è successo nel panorama automotive europeo negli ultimi anni è un bel paradigma di presunzione e inefficienza, peccato.

Le politiche suicide di Bruxelles hanno distrutto un comparto che vale il 10% del PIL. I prezzi aumentano, il mercato crolla e 3 milioni di occupati sono a rischio, Ma i motori a scoppio producono solo lo 0,9% della CO2.

Auto e Moto d’Epoca: a Bologna per un emozionante nuovo inizio

La 40º edizione di “Auto e Moto d’Epoca” si terrà dal 26 al 29 novembre, per la prima volta, negli spazi espositivi di BolognaFiere, nel cuore della Motor Valley, terra dei miti e della passione per i motori. “Questo è un anno molto importante per Auto e Moto d’Epoca – commenta Mario Carlo Baccaglini, Ceo di Intermeeting – Dopo l’ultima edizione da record a Padova, festeggiamo quarant’anni di storia, cultura e passione in una nuova sede, con più spazi espositivi, 235.000 mq a disposizione, nuovi settori e tante novità. I nuovi spazi di BolognaFiere ci consentono di realizzare tutte le potenzialità del mondo del classic. A Bologna gli appassionati delle auto e moto d’epoca potranno immergersi nel passato, viverne le emozioni, toccare con mano il presente e immaginare il futuro. Sarà una grande festa per tutti: espositori, collezionisti, visitatori, giornalisti da più di 40 Paesi nel mondo!”.

Sono proprio tante le novità di questa edizione bolognese, che segna uno spartiacque nella lunga storia della fiera Classic italiana. Uguale a se stessa per la qualità e l’emozione che è in grado di regalare, ma nuova nel look, nei servizi e nella narrazione. Un nuovo inizio. A partire dagli spazi espositivi, 235.000 mq – distribuiti in 11 padiglioni e 4 porte di accesso, oltre a più di 14.500 posti auto coperti per visitatori ed espositori – che registrano il tutto esaurito, grazie alla partecipazione dei più importanti player internazionali del motorismo storico, delle case produttrici, dei dealer e commercianti più importanti del settore. Sono tante le new entry che vogliono far parte dell’edizione 2023. New entry anche per il padiglione interamente dedicato alle due ruote, 15.000 mq per un vero Salone dedicato a tutti gli appassionati delle moto storiche. Per gli appassionati di motociclette un patrimonio culturale mai visto prima riunito assieme. Tra le presenze, una moto del mondo delle corse firmata HONDA esposta in anteprima mondiale con la partecipazione del pluripremiato Lucio Cecchinello Racing Team e la storica 750 HONDA K0; un focus speciale sulla storia BMW Motorrad per i 100 anni del brand; e diversi esemplari dell’importante Collezione Battilani di Imola, una tra le più rinomate in Italia per la qualità e la quantità delle sue moto (300) e, in particolare, per gli esemplari italiani dalle origini agli anni 40.

Altra importante novità: la presenza delle più importanti collezioni museali al mondo. È la rete costituita dai più prestigiosi musei europei dedicati all’automobile, a partire dal MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile che, a Bologna, proseguirà i festeggiamenti per i 90 anni dalla sua fondazione esponendo 8 vetture della collezione. Tra le anteprime una Ferrari 312 T5 1981, una Monaco-Trossi 1935 e una Lancia Lambda “Weymann” 1929. Insieme al MAUTO saranno per la prima volta presenti a Auto e Moto d’Epoca con delle auto rappresentative: Autoworld Brussels (Belgio), il Louwman Museum (Paesi Bassi), il Musée National de l’Automobile di Mulhouse (Francia), il National Motor Museum di Beaulieu (UK), il Musée National de la Voiture | Château de Compiègne (Francia).

 

Anche la Motor Valley dell’Emilia-Romagna (a cui Auto e Moto d’Epoca ha aderito), distretto unico al mondo per concentrazione di brand e vocazione motoristica (con 188 team sportivi, 13 musei specializzati, 18 collezioni private, 4 autodromi e 11 piste da karting) sarà presente a Bologna. Nel padiglione 32 in mostra le eccellenze a due e quattro ruote di Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Pagani e Dallara. Presenti anche i 4 autodromi della “Terra dei Motori” (Varano de’ Melegari, Autodromo di Modena, Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola, Misano World Circuit Marco Simoncelli), assieme a scuderie, collezioni private e raduni. Realtà che, insieme, ogni anno richiamano oltre 2 milioni di visitatori e appassionati.

 

Alla continuità tra passato e futuro è saldamente legata la partecipazione di importanti marchi automobilistici che, ad Auto e Moto d’Epoca, si rivolgono ad un pubblico di appassionati mettendo in risalto il filo rosso che unisce le auto storiche ai nuovi modelli immessi sul mercato e all’innovazione e tecnologia che li accompagna. Hanno confermato la loro partecipazione alla 40º edizione di Auto e Moto d’Epoca: Volvo Cars Italia, Toyota Motor Italia, FCA Stellantis Heritage, Mercedes Benz Italia, Alpine, Bentley, McLaren, BMW Motorrad, Carrozzeria Touring Superleggera.

 

Presenti anche l’Automobile Club Italiano e l’ACI Storico nell’ampia area che ospiterà autentici gioielli delle quattro ruote oltre a un ricco calendario di eventi e talk dedicati grazie anche alla presenza di ACI Radio con le sue dirette Confermata anche l’esperienza della Piazzetta Lancia, un’area espositiva dedicata a tutti i club della grande marca italiana. Prima assoluta per il neonato Club Cayenne che porterà a cinque il numero dei club Porsche presenti ad Auto e Moto d’Epoca 2023. Tra gli anniversari non mancheranno i festeggiamenti per i 70 anni dell’Autodelta e i 100 anni del Quadrifoglio Alfa Romeo. E ancora la collezione Marazzato che unirà gli esemplari di camion d’epoca all’esperienza VR di guida sulle strade degli anni ‘50. Tanti i raduni che, grazie ai grandi spazi scoperti di BolognaFiere, potranno essere organizzati all’interno del quartiere fieristico.

 

E ancora: restauro, materiali e manutenzione. Tutto ciò che è riconducibile all’amore e alla cura dell’auto sarà racchiuso nel grande MALL della Fiera. Partecipano le migliori aziende italiane che mettono insieme tecnologia all’avanguardia, tradizione e cura: l’artigianato al servizio di collezionisti ed appassionati.

A sottolineare il legame profondo che lega passato e futuro dell’Automotive e il passaggio di valori e cultura dell’innovazione dai veicoli storici ai nuovi modelli che entrano nel mercato si terrà a Bologna anche il Fiva Heritage Workshop, uno degli appuntamenti più importanti nel calendario delle istituzioni motoristiche internazionali. Con gli attori più importanti del Classic internazionale – e i vertici delle case automobilistiche – si parlerà di futuro dell’auto d’epoca, rapporto con l’Automotive contemporaneo e crescita delle nuove generazioni di appassionati.

 

Il mercato Classic di Auto e Moto d’Epoca rimane il più grande e variegato d’Europa e lo spostamento alla fiera di Bologna, meglio conosciuta e più connessa a livello infrastrutturale, ha contribuito ad incrementare le prenotazioni sia di espositori che visitatori internazionali. Tra le anteprime segnaliamo una collezione di modelli unici come: una Ferrari 250 GT Spider California, una Ferrari 250 SWB, una Ferrari 250 Spider Pininfarina, una De Tomaso Mangusta, una Iso Grifo, una Maserati Mistral Spider 3500cc e una Ferrari 330. Perché Auto e Moto d’Epoca è tutto questo e molto di più. È l’emozione di condividere l’atmosfera e tutte le sfaccettature del Classic con appassionati provenienti da più di 40 Paesi nel mondo. Un tratto distintivo che ha reso il salone unico nel panorama delle fiere internazionali.

L’Italia e l’auto elettrica: c’è una resistenza quasi ideologica

Trump, Musk e transizione ecologica: quali scenari?

di Francesco Naso, segretario generale di Motus-E

Lo scorso mese di settembre ha confermato l’anomalia italiana sulle auto elettriche. Ma perché il nostro Paese sta perdendo il treno degli altri big europei? Ci sono più cause su cui è urgente aprire un confronto. Sicuramente il sistema di incentivi ereditato dai precedenti Governi non funziona, ma sono sufficienti pochi aggiustamenti a parità di risorse per renderlo più efficace: alzare il “cap” di prezzo per accedere alle agevolazioni, estenderle in forma integrale ad aziende e noleggi – anche per alimentare il mercato dell’usato – e rivedere in chiave green la fiscalità sulle flotte.

Agire sui bonus, tuttavia, è una condizione necessaria ma non sufficiente per recuperare. È utile per farsi un’idea osservare anche la correlazione tra le immatricolazioni elettriche e variabili come la diffusione delle colonnine o il reddito medio della popolazione. L’Italia ha una rete di ricarica più densa rispetto ai competitor in rapporto alle BEV circolanti e dall’incrocio dei dati di mercato con le rilevazioni Istat e OCSE sui redditi emergono evidenze interessanti. Colpisce, ad esempio, il confronto tra Nord Italia e Francia, che pur a fronte di redditi medi paragonabili mostrano market share dell’elettrico molto diverse (4% vs 15,4% negli 8 mesi).

In Italia si è innescata una resistenza quasi ideologica all’elettrico, figlia di informazioni fuorvianti e di incertezza sul quadro normativo. In un panorama globale chiaramente rivolto alla mobilità elettrica, rimanere indietro può essere fatale per l’industria nazionale. Per questo è indispensabile che il dibattito su questi temi segua direttrici economiche, scientifiche e sociali, senza deragliare sotto la spinta di falsi miti che rischiano di causare un danno incalcolabile al Paese.

UNASCA: Film Festival “scolastico” sulla sicurezza stradale

Una iniziativa promossa da UNASCA per coinvolgere e sensibilizzare i giovani su questo delicato tema: nasce, così,  il “Film Festival italiano sulla sicurezza stradale”, dopo una prima edizione sperimentale, svoltasi in primavera a Milano presso l’Istituto Emanuela Setti Carraro Dalla Chiesa.


Ideatore di questa iniziativa è Manuel Picardi, segretario generale di EFA (la Federazione Europea di Autoscuole) e membro della Segreteria Nazionale UNASCA (Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica), il quale sulla scia dell’esperienza maturata con progetti internazionali, racconta come ha portato a compimento il progetto: “Parlare di sicurezza stradale agli adolescenti non è semplice. Il modo migliore per farlo? Lasciar parlare loro. Noi li abbiamo messi nella condizione di farlo con lo strumento che conoscono meglio, lo smartphone. Da genitore
ho cercato di spiegare loro che fuori dall’universo contenuto nello schermo dello smartphone, c’è un mondo reale che vale la pena scoprire e di essere vissuto. È bastato organizzare una discussione su specifici argomenti riguardanti la problematica della sicurezza stradale nel mondo, seguita da un breve chiacchierata con esperti di comunicazione video per fornire ai giovani gli strumenti adatti a creare dei cortometraggi che potessero esprimere il loro punto di vista della situazione
(spesso di utenti deboli) e poter lanciare un messaggio reale al mondo virtuale.
Il resto – conclude Picardi – lo hanno fatto loro nel tempo libero: hanno scelto i temi e hanno dato vita ai loro video progetti, passando del tempo insieme, recitando, mettendosi in discussione e facendo qualcosa di utile”.

Una commissione composta dai professori della scuola e dagli esperti di comunicazione ha votato il video migliore, in termini di idea, messaggio e realizzazione. E grazie al contributo di UNASCA, come premio è stata offerta la possibilità ai ragazzi di rigirare il video, con una casa di produzione ufficiale, la RKH Studio di Torino. Ora, il video vincitore verrà presentato al prossimo Film Festival mondiale della sicurezza stradale, che si terrà a Carcassone, in Francia, nella primavera del 2024.


Tutti i video prodotti dai ragazzi, comunque potranno essere caricati sul portale della Carta Europea della Sicurezza Stradal, la piattaforma digitale della Commissione Europea, che periodicamente pubblica le migliori iniziative locali nel campo della sicurezza stradale. Il video vincitore nel 2023 è scaricabile qui. Le scuole, gli istituti di formazione e gli altri soggetti che intendono partecipare alle prossime edizioni del progetto possono contattare direttamente UNASCA all’indirizzo progetti@unasca.it.