Tavolo Automotive: il ministro Urso convochi anche UNRAE

Appello al Governo: riformare in modo strutturale la fiscalità delle auto aziendali

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

Per noi in Italia resta assolutamente prioritaria la definizione di un Piano chiaro e puntuale del Governo per delineare il percorso che il Paese intende seguire nella transizione energetica della mobilità stradale. Il Piano dovrebbe innanzitutto rivedere l’attuale sistema di incentivi per renderli realmente fruibili e utili a un accelerato rinnovo del parco, e quindi recuperare i residui del 2022 e del 2023 destinandoli nel 2024 ai medesimi scopi.

Nel Piano deve trovare posto un cronoprogramma per lo sviluppo delle infrastrutture pubbliche di ricarica elettrica, soprattutto quelle ad alta potenza in ambito extraurbano, e di quelle per il rifornimento di idrogeno. Salutiamo con favore – dopo un’attesa superiore a un anno in un caso e a tre anni nell’altro – che siano state finalmente definite le modalità operative per la fruizione dei fondi, ma non possiamo non constatare come provvedimenti così tardivi rispetto a fondi stanziati da precedenti Governi risultino di fatto retroattivi, snaturando le finalità stesse dei sistemi incentivanti in una sorta di sanatoria.

Sempre in tema di infrastrutture elettriche, intese in senso più ampio, le recentissime richieste che l’ACEA ed altre sei associazioni europee hanno rivolto alla Commissione UE, esprimendo la necessità di intervenire su più fronti con maggiori fondi per lo sviluppo e la modernizzazione della rete, armonizzazione a livello UE delle regole di connessione e dei processi di certificazione della rete, snellimento degli aspetti burocratici e delle relative autorizzazioni per supportare e accelerare gli investimenti.

Alla luce del protocollo d’intesa recentemente firmato dal ministro Adolfo Urso, che menziona esplicitamente “il supporto al mercato per la diffusione della mobilità elettrica e per il rinnovo del parco circolante”, chiediamo che il Tavolo Automotive venga convocato con la massima urgenza, e che UNRAE ne faccia parte a pieno titolo per poter portare il proprio contributo di proposte a 360 gradi.

Foto ANGELO CARCONI (NPK)

Uomo vs auto: e Tortu batte AMI

di Roberta Pasero

Chi avrà vinto la sfida all’Arena di Milano tra Citroën AMI, il quadriciclo elettrico dal design bifronte che sta conquistando non soltanto le giovani generazioni, e Filippo Tortu, supercampione olimpico della staffetta 4×100 metri ai Giochi di Tokyo 2020 e primo italiano a scendere sotto i 10 secondi sui 100 metri piani?

 

Lo scoprirete in questo video dove Tortu racconta anche le affinità tra atletica e Citroën AMI e il suo pensiero sulla mobilità. 

ANFIA e “tutto elettrico”: meno della metà delle aziende pronte al 2035

Foto: Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti ANFIA

 

Meno della metà delle aziende italiane della filiera auto (42,8%) è già orientata alla produzione di componentistica per veicoli ad alimentazione elettrica e a idrogeno, mentre il 16,4% (17,4% in Piemonte) valuta l’uscita dal settore in vista della scadenza del 2035, anno dello stop delle vendite di automobili nuove con motore endotermico. Per una impresa su dieci abbandonare è “l’unica opzione possibile”.

 

È il quadro che emerge dall’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità, indagine della Camera di commercio di Torino e dell’ANFIA. A preoccupare le imprese – che chiedono incentivi a sostegno della domanda – è anche il crescente ruolo della Cina nel panorama globale dell’auto e dell’entrata nel mercato europeo dei produttori di Pechino, principalmente di auto elettriche e ibride: il 36% lo considera una minaccia, il 16% un’opportunità, il 48% non sa valutarne le implicazioni.

 

Nel complesso la componentistica automotive – 2.167 imprese che impiegano 167.000 lavoratori e generano un fatturato di 55,9 miliardi di euro – oggi gode di buona salute. Il 72% delle aziende che hanno risposto all’indagine annuale ha registrato nel 2022 un aumento del fatturato, per la metà superiore al 10%. L’export del settore conferma il trend di crescita: aumenta dal 78,3 all’80,7% la percentuale delle imprese che vendono i propri prodotti sui mercati esteri così come la quota di fatturato automotive riconducibile a tali vendite che, rimasta sotto il 42% negli anni precedenti, raggiunge il 46%.vSi riduce dal 72,9% del 2021 al 68,4% la quota di imprese che ha Stellantis e Iveco nel portafoglio clienti.

 

“Le nostre imprese mostrano un’attiva capacità di reazione, continuano a muoversi in contesti internazionali e a investire in ricerca e sviluppo per mantenersi competitive – commenta il presidente della Camera di Commercio di Torino, Dario Gallina -. In vista della transizione energetica le imprese del comparto indicano tra le priorità di intervento misure di sostegno agli investimenti per le riconversioni produttive e di incentivazione al reskilling e upskilling dei lavoratori”.

 

“Grazie all’accordo che ANFIA ha siglato con il ministero delle Imprese e del Made in Italy, queste misure verranno presto definite nell’ambito di un più vasto progetto per rilanciare il settore e la produzione nazionale di autoveicoli“, sottolinea Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti ANFIA.

 

Quali sono le misure di sostegno alla filiera automotive considerate più efficaci? Il primato spetta agli interventi diretti alla riduzione dei costi dell’energia (il 75,3% delle imprese), che permangono di assoluta priorità anche per il futuro (l’84%), così come le policy dirette alla digitalizzazione del sistema imprenditoriale e ai finanziamenti per le attività di R&S (rispettivamente il 56,8% e il 75,5%).

 

Per il 66% resta la necessità di incentivi futuri alle immatricolazioni per supportare la domanda. Aumenta anche la quota di chi individua la priorità di incentivi per l’installazione di infrastrutture di ricarica per auto elettriche (dal 46% al 65%).

 

 

Federazione Fuoristrada e Bambini nel Deserto: insieme per le emergenze internazionali

La Federazione Italiana Fuoristrada (FIF) e l’Associazione ETS Bambini nel Deserto, due entità impegnate nell’ambito dei veicoli fuoristrada, sono liete di annunciare un patrocinio congiunto che promette di aprire nuove prospettive nell’impiego di veicoli 4×4 per attività di carattere emergenziale non solo in Italia, ma anche all’estero. Questa collaborazione siglata in occasione della recente Fiera Internazionale del Fuoristrada organizzata a Viareggio dalla FIF, segna il punto di partenza per uno scambio di valori e competenze che potrebbe portare all’organizzazione e alla realizzazione di progetti concreti nell’ambito della cooperazione internazionale, specialmente nel settore dell’emergenza umanitaria.

Il patrocinio tra la FIF e BnD si basa su un obiettivo comune: “Mettiamo le ridotte per una buona ragione”. Questo motto rappresenta la dedizione a utilizzare le risorse a disposizione per contribuire al bene comune, in particolare nelle situazioni di emergenza in cui la mobilità è cruciale per la fornitura di soccorso e assistenza.

L’Italia, con il suo patrimonio di uomini e mezzi qualificati nell’ambito del fuoristrada, è ben posizionata per mettere a disposizione le proprie competenze e risorse per sostenere operazioni di soccorso in tutto il mondo. Questa partnership tra la FIF e BnD mira a consolidare questa posizione e a promuovere un impiego efficiente dei veicoli 4×4 nelle operazioni di soccorso internazionali.

In un mondo che affronta sfide sempre più complesse e imprevedibili, la collaborazione tra la FIF e BnD rappresenta quindi un passo importante verso la creazione di un futuro migliore attraverso la solidarietà e la cooperazione internazionale. Unendo le forze e le risorse, si propone di “mettere le ridotte” per una buona ragione, dimostrando l’impegno congiunto per un mondo più sicuro e solidale.

Privacy e auto connesse: un’indagine FIA evidenzia la scarsa informazione

Auto connesse

Il 59% degli automobilisti pensa che il suo veicolo non sia connesso, mentre il 61% non ricorda di aver dato l’assenso alla raccolta e al trattamento dei dati. Lo scarso livello di informazione degli utenti sulle problematiche legate alla diffusione delle auto connesse richiama la necessità di una maggiore trasparenza e una più capillare informazione a tutela dei consumatori, soprattutto per quanto riguarda la raccolta e il trattamento dei dati.

 

È quanto emerge da una ricerca, commissionata dall’Ufficio europeo della FIA – la Federazione Internazionale de l’Automobile – su un campione di 11.000 automobilisti di 11 Paesi (oltre all’Italia, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca e Spagna), volta a conoscere l’attitudine dei cittadini dell’Unione verso gli sviluppi tecnologici. L’indagine delinea un quadro tutt’altro che confortante: il 59% degli automobilisti pensa che il suo veicolo non sia connesso, il 61% non ricorda di aver dato alcun assenso alla raccolta e al trattamento dei dati relativi alla propria auto.

Soltanto il 47% è consapevole che del fatto che quei dati – che possono arrivare a includere informazioni personali, come traffico telefonico e contatti e-mail – vengono registrati e condivisi, mentre il 59% è preoccupato di non avere sufficienti chiarimenti sull’utilizzo che ne viene fatto. Dalla ricerca – che si è focalizzata, in particolare, su libertà di scelta del consumatore, prezzi e velocità di erogazione dei servizi – è risultato, inoltre, che il 65% degli automobilisti vuole avere la possibilità di cambiare il provider telematico del proprio veicolo, il 61% vuole farlo anche nel corso della vita di un singolo mezzo. Per il 59% degli intervistati, è il costruttore che deve offrire più servizi addizionali connessi rispetto a terze parti. 

 

 

Il 62% dei proprietari di vetture, inoltre, è disposto a passare da un’officina ufficiale della Casa a una privata, se questo significa prezzi più bassi; il 56% accetterebbe di farlo in cambio di una maggiore velocità di esecuzione degli interventi. Altre eventuali spinte per questo passaggio risultano l’accesso ai servizi da remoto (46%) anche direttamente dal computer di bordo (42%) o via app (41%). Circa un terzo degli intervistati (29%), infine, è favorevole a spendere per acquistare delle app dedicate all’auto, mentre il 50% accetterebbe di farlo pagando attraverso la ricezione di pubblicità dedicate. 

 

 

La ricerca della FIA prende, infine, in considerazione le aspettative degli automobilisti nei confronti della legislazione comunitaria in proposito che dovrà essere discussa dalla Commissione europea. Il 46% ritiene che ci saranno ricadute positive per quanto riguarda la sicurezza stradale, il 43% conta su una maggiore diversificazione dei servizi offerti, il 42% su una loro più veloce innovazione. Il 40%, poi, crede che ci sarà un miglioramento per quanto riguarda la congestione e il 35% si augura che ci sia un effetto anche sui prezzi dei servizi per i consumatori.

 

 

Secondo la Federazione Internazionale dell’Automobile – anche in considerazione del fatto che, entro il 2030, il 90% delle vetture sarà connesso – il Legislatore comunitario dovrà porre particolare attenzione nel favorire questo sviluppo tecnologico tenendo, però, conto dei molti, delicati, aspetti ancora da chiarire per quanto riguarda la raccolta e l’uso dei dati personali.

Mobilità elettrica: CO2 da valutare sul ciclo di vita

Decarbonizzazione

di Massimo Artusi,  vicepresidente di Federauto con delega al comparto Trucks&Van, membro del board dell’Associazione dei Dealer Europei AECDR

Le regole devono valere per tutti e le Direttive europee devono rispettare in modo  coerente questo principio di legge, specie in materia di tutela ambientale. E questo in riferimento alla proposta della DG Clima della Commissione europea volta a definire i target di emissione di CO2 dei carburanti sintetici (e-fuels) per auto e furgoni a un irraggiungibile 100% forzando,  ignorando o prevaricando le regole dell’art. 25 della Direttiva RED II (EU 2018/2001 – Renewable Energy Directive)  che è lo strumento a essi dedicato.

È, infatti, una sorprendente forzatura istituzionale e regolamentare invocare la Direttiva  RED II, che valuta le emissioni sull’intero ciclo di vita del prodotto (Life Cycle Assessment) per le applicazioni sui  motori termici, poi ignorarla completamente per quelle sui motori a batteria e, infine, forzare la mano sui e-fuels addirittura inasprendo “a consumo” la stessa Red II».

Non possiamo restare passivamente in silenzio di fronte alla  mistificazione e alla curvatura della normativa europea a fini ideologici. Questo comportamento conta sulla possibile disattenzione o sulla non piena comprensione della materia, per far raggiungere alla parte ideologica il  suo obiettivo, non tramite un processo di confronto democratico, ma attraverso una inappropriata tecnica  legislativa, finendo per minare in questo modo la fiducia nelle stesse istituzioni europee.

La proposta della DG Clima mira, infatti, a modificare la relativa Direttiva ammettendo i carburanti sintetici per i motori termici ma solo se rinnovabili al 100%. Peccato che tale approccio  continui ad essere totalmente ignorato dalla medesima Commissione ENVI per i motori a batteria (BEV), che continuano ad essere valutati solo per le emissioni di climalteranti al terminale di scarico (TTW), dimenticando  sorprendentemente tutti gli impatti generati nel ciclo di vita di tali tecnologie, che consumano energia elettrica  prodotta da fonti fossili e generano emissioni di CO2 nelle fasi di produzione, di distribuzione e di smaltimento dei  giganteschi pacchi-batterie. Dimostrando quindi, implicitamente, che si guarda a certe misure solo quando fa  comodo e le si ignora per lo stesso motivo.

Dispiace constatare come alcune istituzioni europee, dopo aver  ragionato per anni e continuando a procedere solo in modo ideologico e semplicistico su come decarbonizzare i  trasporti – puntando cioè esclusivamente sulla trazione elettrica e spacciandola per zero emission (mentre zero emission non è, se si considera il Life Cycle Assessment) – continuino a perseguire questa strada per raggiungere  l’obiettivo, prescindendo della stessa volontà dei cittadini europei.

Si tratta di una lampante contraddizione che dimostra come le politiche per la transizione  ecologica siano state orientate ad arte da esigenze lobbistiche e pulsioni ideologiche anziché perseguire soluzioni  razionali e per raggiungere l’ambita Neutralità Carbonica. Proprio tali contraddizioni, che emergono con solare evidenza nel momento in cui è in corso l’iter approvativo per regolare le emissioni di CO2 dei veicoli  pesanti, inducono a chiedere con forza di cambiare spartito e di tornare a ragionare in termini razionali,  considerando tutte le tecnologie in grado di dare un contributo effettivo alla decarbonizzazione nel Life Cycle  Assessment dei prodotti – oltre che in modo sostenibile economicamente, socialmente e geo-politicamente – a  cominciare da quei carburanti rinnovabili e biologici la cui esclusione dalle tecnologie ammesse per le procedure  di correction factor per il calcolo delle emissioni di CO2, proprio alla luce della Direttiva RED II, non avrebbe alcuna  ragion d’essere accettabile. 

L’auto in Europa: si avverte la fine o la carenza di incentivi all’elettrico

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

In settembre il mercato dell’auto dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) ha fatto registrare 1.166.728 immatricolazioni con un incremento dell’11,1% su settembre 2022. Questo risultato positivo non è però soddisfacente se si considera che nel gennaio-settembre l’incremento sullo stesso periodo del 2022 è del 17%. Il rallentamento nella crescita del mercato in Europa Occidentale è dovuto anche al venir meno di incentivi all’acquisto di auto elettriche in particolare nel mercato tedesco che è il più importante dell’area e che in settembre accusa infatti un calo dello 0,1%, mentre nel periodo gennaio-settembre ha fatto registrare una crescita del 14,5%.

Il quadro complessivo in Europa Occidentale appare comunque positivo nel confronto con il 2022 anche se non si deve dimenticare che rispetto ai livelli ante-pandemia manca ancora all’appello una immatricolazione su cinque. Il mercato dell’area, nel periodo gennaio-settembre 2023, accusa infatti ancora un calo di ben il 21,3% sui livelli del gennaio-settembre 2019. E a ciò si aggiunge che il recupero in atto appare dovuto soprattutto al consistente portafoglio ordini accumulato nel periodo in cui la produzione di auto è stata fortemente ostacolata dalla carenza di microchip e di altri componenti essenziali mentre da più parti si segnala che la raccolta di nuovi ordini è al momento insoddisfacente per consentire un ritorno in tempi brevi ai livelli ante-pandemia.

Sulla propensione all’acquisto di auto stanno infatti incidendo diversi fattori negativi. In primo luogo, i tempi di evasione degli ordini sono ancora particolarmente lunghi soprattutto per i modelli più accessibili al grande pubblico e in secondo luogo la transizione energetica in atto induce molti automobilisti ancora incerti sul tipo di alimentazione da scegliere a rinviare gli acquisti. A tutto ciò si aggiunge il forte deterrente costituito dagli aumenti dei prezzi delle auto ed in particolare, per quello che riguarda la transizione energetica, dal livello dei prezzi delle auto elettriche che senza incentivi non sono ancora alla portata del grande pubblico e ciò in particolare nei Paesi con il reddito pro capite più basso.

Non è certo un caso il fatto che nel periodo gennaio-settembre la quota delle immatricolazioni di auto elettriche (che ha toccato il 15,2% nell’intera area) sia stata inferiore al 5% nei seguenti Paesi elencati in ordine decrescente di quota: Spagna (4,9%), Cipro (4,8%), Grecia (4,7%), Italia (3,9%), Polonia (3,5%), Repubblica Ceca (2,8%), Croazia (2,7%) e Slovacchia (2,4%).

D’altra parte, problemi per la ulteriore diffusione dell’auto elettrica vengono segnalati, oltre che in Germania (dove la quota attuale è del 18,1%), anche nel Regno Unito che ha una quota del 16,4%. In particolare, nel Regno Unito si segnala che le vendite di auto elettriche sono sostenute soprattutto da incentivi fiscali agli acquisti delle flotte, mentre la domanda dei privati langue.

E a proposito di auto elettriche va detto che in tutti i Paesi in cui la quota delle elettriche è rilevante sono in vigore quegli incentivi generosi che si stanno rivelando assolutamente necessari per sostenere il decollo dell’auto elettrica. E’ una circostanza, questa, che dovrebbe indurre il Governo italiano a rivalutare senza ulteriori indugi la nostra politica di incentivi all’auto elettrica. Il fatto che da noi gli incentivi all’elettrico esistano da anni con formule così inefficaci da lasciare sistematicamente una grande parte degli stanziamenti inutilizzati confinandoci così a fare da fanalino di coda tra i grandi Paesi europei per la transizione energetica nella mobilità.

Il maratoneta Maxcel Amo Manu: “Non guidate guardando il cellulare”

“Guidate con la massima attenzione, non guardate il cellulare e prestate soccorso in caso di incidente stradale”. È stato questo uno dei messaggi lanciati dal maratoneta Maxcel Amo Manu che ha condiviso la campagna di Anas (Società del Polo Infrastrutture del Gruppo FS Italiane) sulla sicurezza stradale, nell’ambito del talk moderato dal giornalista Claudio Arrigoni durante il Festival dello sport a Trento.

L’atleta, 31 anni e vincitore di due medaglie d’oro nei 100 e 200 metri di atletica paralimpica a Parigi 2023, nel 2017 ha subito l’amputazione di una gamba a causa di un incidente tra lo scooter su cui viaggiava e un camion il cui conducente non si è fermato a prestare soccorso. 

Il talk è stata l’occasione per affrontare tutte le tematiche legate all’importanza di un comportamento corretto alla guida e discutere di come le tecnologie di ultima generazione possano offrire un sostegno concreto e decisivo al miglioramento degli standard di sicurezza stradale. Anas ha potuto offrire uno sguardo esperto grazie al coinvolgimento, su tutto il territorio nazionale,  nella gestione dei molteplici eventi sportivi in calendario durante l’anno. 

 

Tra le testimonianze più profonde, quella di  Riccardo Cardani, atleta paralimpico di snowboard cross, costretto all’amputazione di un braccio dopo un incidente stradale avvenuto mentre si recava in moto al lavoro. Un racconto toccante che ha ricordato come, purtroppo, la distrazione sia una delle principali cause di infortuni gravi e molto spesso mortali.

 

Nel corso dei quattro giorni del Festival di Trento numerosi personaggi del mondo sportivo, giornalistico e culturale, atleti di diverse discipline e paralimpici hanno lanciato un messaggio sulla sicurezza stradale invitando soprattutto i giovani ad assumere un comportamento corretto al volante per tutelare la propria vita, ma anche quella degli altri automobilisti, pedoni, ciclisti e motociclisti.
Nello sport ci sono regole da rispettare per raggiungere obiettivi e risultati, allo stesso modo anche su strada e alla guida della propria auto o della propria moto bisogna osservare il Codice della strada per rendere il proprio viaggio sicuro. 

 

Tantissimi gli atleti che hanno voluto lanciare un messaggio per tenere alta l’attenzione su un tema così drammaticamente attuale: campioni dell’atletica leggera, del basket, nuoto, pugilato, automobilismo e calcio  come Jacques Villeneuve, Cesare Prandelli, Valentina Vezzali, Carolina Kostner, Juri Chechi, Daniele De Rossi, Dino Meneghin, Massimiliano Rosolino, Clemente Russo, Filippo Tortu, Primoz Roglic, Alessia Zecchini, Mike Powell e tanti altri.

Nel corso dell’incontro è stato proiettato anche lo spot della campagna Anas “Guida e Basta”, avviata nel 2015 per richiamare l’attenzione sul delicato problema della distrazione alla guida quasi sempre provocata dall’uso improprio del cellulare. Ad esempio, controllare un messaggio su whatsapp equivale a 4 secondi di distrazione e a percorrere 56 metri, pari a due campi da pallacanestro, senza guardare la strada; cercare un numero in rubrica distrae dalla guida per 8 secondi, che equivale a percorrere al buio circa 111 metri al buio, ossia un intero campo da calcio.

Anas è impegnata insieme al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a raggiungere l’obiettivo di ridurre gli incidenti stradali del 50% entro il 2030 attraverso un piano d’azione strategico a medio termine. Il piano è articolato su più fronti, e vede destinare sempre più risorse alla manutenzione programmata e al potenziamento degli standard di sicurezza utilizzando le best practice che la tecnologia di ultima generazione mette a disposizione, come il progetto Smart Road, quale tassello chiave della mobilità del futuro, abilitante per lo sviluppo della Smart Mobility e propedeutico ai futuri scenari di guida autonoma dei veicoli.

 

Sicurezza stradale: è il momento del cambio pneumatici

A partire dal 15 ottobre si può effettuare il cambio gomme, ma l’obbligo di gomme invernali entrerà in vigore dal 15 novembre e durerà fino al 15 aprile. Manca quindi un po’ di tempo per adeguarsi ed è vivamente consigliabile prenotare il cambio gomme presso il proprio gommista di fiducia per evitare tempi di attesa ed essere preparati per tempo.

Fa eccezione a questa regola la Valle d’Aosta dove l’obbligo di montare pneumatici invernali è già scattato da domenica 15 ottobre. La ragione è evidente: in zone montane, come la Valle d’Aosta, le temperature minime sono generalmente al di sotto dei 7 gradi ed è più che possibile che si verifichino le prime nevicate, quest’anno già successo nei primi giorni di agosto attorno a soli 2000 metri.

In inverno le condizioni della strada sono più difficili per il freddo e la presenza di ghiaccio e neve al suolo che rendono la circolazione pericolosa. Quando si è al volante in inverno il nemico numero uno della sicurezza è la perdita di aderenza e proprio per questo motivo è fondamentale che l’automobile sia dotata di pneumatici invernali. Come in inverno indossiamo calzature con suole di gomma e disegno “carrarmato”, così anche la nostra automobile necessita di gomme adatte al periodo freddo ovvero devono riportare sul fianco la marcatura M+S accompagnata dal pittogramma alpino, cioè un simbolo di una montagna a tre picchi con un fiocco di neve al centro, che attesta il superamento di un test omologativo su neve.

Indipendentemente dal tipo di veicolo e dal tipo di alimentazione i pneumatici invernali si dimostrano, sempre superiori durante il periodo freddo, nelle diverse condizioni stradali (acqua, neve, ghiaccio, ecc.). Pochi centimetri quadrati di gomma che garantiscono direzionalità e tenuta di strada.

Nei test effettuati da Assogomma è stato dimostrato che gli spazi di frenata su fondo innevato per una vettura lanciata a 40 km/h sono stati di circa 20 metri se dotata di pneumatici invernali e di oltre 40 metri se dotata di pneumatici estivi, vale a dire il doppio. A 60 km/h una vettura equipaggiata con pneumatici invernali è capace di arrestarsi completamente, su neve, in 35 metri, una distanza ancora inferiore a quella di una vettura con pneumatici estivi che viaggi a velocità più basse.

I produttori di pneumatici e i gommisti ricordano che le vetture a trazione integrale (4X4), ove prescritto, devono essere dotate di 4 gomme invernali. Infatti, la trazione integrale non è di per sé sufficiente a garantire mobilità e sicurezza in ogni condizione di fondo stradale: se in salita la trazione integrale è un valido aiuto su fondo sdrucciolevole, una volta superato il dosso e iniziata la discesa, la trazione integrale non dà alcun vantaggio e sono solo le gomme che garantiscono direzionalità e grip a terra.

Allo stesso modo i produttori di pneumatici e i gommisti raccomandano un equipaggiamento omogeneo per asse e non misto, cioè due pneumatici invernali sull’asse trattivo e due estivi sull’asse posteriore.  Guidare una vettura con equipaggiamento misto è molto pericoloso perché da una falsa sensazione di sicurezza al conducente. L’equipaggiamento invernale all’anteriore, infatti, fornisce trazione e direzionalità sul dritto ma non appena ci si immette in una curva la differente aderenza dei pneumatici estivi al posteriore provoca una repentina perdita di controllo ed il veicolo va in testacoda. L’equipaggiamento misto non è esplicitamente vietato dal Codice della Strada, ma è fortemente sconsigliato sia dal ministero dei Trasporti sia da Assogomma.

Le Associazioni ricordano che il “fai da te” per il cambio gomme non è consentito e che per ogni informazione di carattere tecnico è bene rivolgersi al proprio gommista di fiducia.

Hyundai Kona Electric: sulle strade della Costiera Amalfitana

di Roberta Pasero

 

Niente di più a tema che raccontare di Nuova Hyundai Kona Electric partendo da Salerno, da Autosantoro, primo hub italiano dedicato interamente alla mobilità elettrica.

 

Lo fa Andrea Crespi presidente di Hyundai Italia, che racconta come la new edition di questo Suv elettrico, aumentato in dimensioni e autonomia, sia pronto a conquistare le strade e le famiglie italiane anche con una formula di noleggio innovativo.