Findomestic: il rapporto tra gli italiani e l’auto elettrica

Foto: Il responsabile dell’Osservatorio Findomestic, Claudio Bardazzi

 

Solo il 37% degli italiani è salito almeno una volta su un’auto elettrica, anche se il 68% si ritiene abbastanza o molto informato sulle sue caratteristiche. L’auto ibrida è ritenuta rispetto all’auto elettrica la vettura più adeguata alle esigenze del futuro (47% a 20%). Sono questi i principali risultati di un sondaggio condotto dall’Osservatorio mensile Findomestic in collaborazione con l’istituto Eumetra

 

Tra il campione che ha dichiarato di essere salito o aver viaggiato almeno una volta su un’auto elettrica, solamente il 5% ritiene che il motore elettrico sia meno performante rispetto ad uno termico, il 23% sostiene addirittura che sia più efficiente. Nella platea di intervistati solamente l’1% ha dichiarato di possedere un’

auto elettrica.

 

“A frenare le vendite – commenta il responsabile dell’Osservatorio Findomestic, Claudio Bardazzi – sono in massima parte problemi percepiti nell’ambito della ricarica: scarsa disponibilità di punti di ricarica veloci in zone urbane come pure in autostrade o superstrade, costo della corrente elettrica e modalità di ricarica troppo complicate. A cui si aggiunge – continua Bardazzi – per il 52% del campione intervistato prezzi di acquisto troppo elevati e una percezione di autonomia della batteria troppo limitata (51%)”.

 

 

Addio Colaninno, grande capo di Piaggio: ricordi, interviste (poche) e quella gaffe…

Roberto Colaninno, 80 anni compiuti lo scorso 16 agosto, dal 2003 proprietario e numero uno del Gruppo Piaggio, ci ha lasciati. È stato uno degli imprenditori protagonisti dell’industria italiana. Colaninno aveva conseguito il diploma di ragioniere e da mezzo secolo era al centro della scena imprenditoriale italiana. Originario di Acquaviva delle Fonti (Bari), da tempo viveva a Mantova. La sua avventura in Piaggio inizia nel 2003. E l’azienda, con i suoi prestigiosi marchi (Vespa, Gilera, Scarabeo, Aprilia, Moto Guzzi, Derbi, Ape, Piaggio Veicoli Commerciali) viene via via rilanciata, ampliando sempre più il raggio d’azione.

Piuttosto schivo, avvicinarlo per scambiare due parole o chiedere un’intervista, è sempre stata un’impresa, sia durante le presentazioni dei modelli sia in occasione di EICMA, il Salone mondiale della moto in Fiera a Milano. Pazienza e insistenza, però, almeno nel mio caso, sono state in qualche occasione premiate. Importante era partire con il piede giusto e conquistare la sua fiducia. ma se non voleva parlare con noi giornalisti, ogni tentativo – anche attraverso il team comunicazione di Piaggio – risultava inutile.

Da ricordare è il suo primo incontro ufficiale da presidente di Piaggio con noi giornalisti. Vado a memoria: evento programmato in un hotel a Montecarlo con tutto lo stato maggiore del gruppo. E qui l’indimenticabile, ma simpatica gaffe, forse l’unica, nel momento in cui Colaninno parlava del suo rapporto, sin da ragazzo, con il mondo delle due ruote e… “quell’odore (o profumo, non ricordo) di Diesel…”. L’avesse pronunciata, quella frase, di questi tempi, ci sarebbe stato il finimondo.

Dicevamo, l’ultima volta che gli ho fatto un’intervista, è stata il 14 marzo 2021 a Mandello del Lario in occasione dei 100 anni di Moto Guzzi e la contestuale presentazione del progetto del nuovo stabilimento, nell’area storica sul lago di Lecco, insieme all’anteprima della nuova V100 Mandello.

Cento anni per Moto Guzzi e 75 anni per l’iconica Vespa. Per il Gruppo Piaggio, dunque, il 2021, anno ancora fortemente condizionato dalla pandemia, si era aperto con queste due importanti ricorrenze.

Moto Guzzi è un’eccellenza tutta italiana che ha fatto la storia del nostro Paese, senza mai invecchiare e che continua a muovere la passione più autentica di migliaia di guzzisti in tutto il mondo”, le sue parole. Ad ascoltare, il figlio Michele, amministratore delegato e direttore generale della holding industriale Immsi, responsabile delle strategie di innovazione prodotto e marketing del Gruppo Piaggio, e presidente di ACEM, l’Associazione europea dell’industria motociclistica con sede a Bruxelles.

Prima ancora, a Milano, il 23 marzo 2017, al Teatro Vetra, eccomi a tu per tu con Roberto Colaninno, in occasione dei 130 anni di storia dell’iconica azienda e la presentazione del libro “FuturPaggio – 6 lezioni italiane sulla mobilità e sulla vita moderna”, edito da Rizzoli. Quella sera avevamo visto all’opera anche Gita e Kilo, veicoli autonomi intelligenti nati grazie a Piaggio Fast Forward, società del gruppo con sede a Boston. “Vede – mi disse nell’occasione il presidente Colaninno, commentando il libro – nei suoi 130 anni di storia, Piaggio ha fatto cose straordinarie. E’ un’impresa che ha dimostrato capacità di innovare i prodotti in modo impensabile in Italia. Abbiamo inventato l’elicottero, e il brevetto fu poi ceduto, la littorina, abbiamo disegnato aerei e naturalmente la Vespa. Noi abbiamo raccolto il testimone di questa storia e ora dobbiamo portarlo avanti”.

Quella sera, al teatro Vetra, c’era anche “Elio delle Storie Tese“. Sua la battuta-frecciatina (riferita al periodo della presidenza di Alitalia) rivolta a Colaninno: “Visto che la Vespa è un animale volante, non è pensabile una Vespa che vola?”. La replica immediata di Colaninno: “Lasciamo stare, abbiamo avuto cattive esperienze”.

Quindi il lancio, a EICMA di quell’anno, della Vespa Elettrica, sul mercato dal 2018. “Vi trovate tutto il genio italiano”, le parole, nell’occasione, di Colaninno.

Chiudo qui, rivolgendo le condoglianze alla famiglia Colaninno, con l’auspicio che la magnifica favola del Gruppo Piaggio continui ancora per anni e anni nel segno dell’eccellenza italiana e del “genio italiano”, come amava ribadire il presidente.

L’era dell’automobile: riflessioni

Ringrazio Gabriele Bordon, manager della comunicazione, per avermi inviato l’intervento che il sociologo Francesco Alberoni, scomparso a 93 anni nei giorni scorsi, aveva preparato per il dibattito che si è tenuto durante un evento del 2012, moderato da me, a difesa del settore automobilistico e sui cambiamenti in atto, soprattutto guardando ai giovani.

In quella occasione, l’amico Bordon aveva contribuito all’organizzazione del dibattito al quale erano intervenuti, tra gli altri, l’allora ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, appena rentrato da una missione negli Stati Uniti, e Massimo Ghenzer, presidente di Areté-Methodos.

Il tema, anche se sviluppato undici anni or sono, propone punti ancora di estrema attualità, nonché la verità sul ruolo insostituibile che l’automobile continua e continuerà ad avere, seppur in un mondo in rapida e costante evoluzione. (Pierluigi Bonora)

 

di Francesco Alberoni, sociologo

Alcuni oggetti caratterizzano un’epoca perché sono essenziali  per la  sua  economia,  la  sua  vita  sociale, le sue  guerre. Pensiamo  al  cavallo  e alle armi bianche, l’arco, le  frecce, la lancia, la spada. C’erano in ogni comunità, in ogni  tribù  e per alcune  avere un cavallo  e  portare la  spada era un segno di distinzione e di nobiltà.

 

Le  armi bianche sono state  totalmente  soppiantate  dalla armi da fuoco. Ma non   il cavallo che, fino alla fine del secolo XIX, è stato il  principale mezzo di trasporto. La lunga e  gloriosa  vita  del cavallo è   dovuta al  fatto  che  consentiva al  suo possessore di spostarsi senza fatica quando voleva,  di muoversi   rapidamente portando anche dei  bagagli o altre persone.

 

Era fondamentale in guerra dove il cavaliere aveva un enorme vantaggio sul soldato appiedato al punto che è diventato un simbolo di nobiltà. Ancora oggi abbiamo  onorificenze  con questo nome.

 

Il cavallo è  stato sostituito dall’automobile. Non dal treno, dall’aereo, anche se  questi ti trasportano in modo più comodo e lontano. Ma non sono  “tuoi“, totalmente  dipendenti dalla tua volontà individuale. Come il cavallo, hanno orari, luoghi di partenza e di destinazione prefissati. Non puoi partire quando  ti  pare, fissare e cambiare la meta nel corso del viaggio.

 

L’automobile ha contribuito come il cavallo a rafforzare l’identità all’individuo  libero, padrone di sé. E l’ha sostituito con molti vantaggi. È infinitamente più comoda, richiede poche cure, ti muovi con qualsiasi tempo, con qualsiasi temperatura, puoi andare da  solo, con altri passeggeri. Sei  in una nicchia isolata  dove puoi nasconderti e fare ciò che vuoi come  in una  casa.

 

Per tutta la seconda metà  del XX secolo è  in automobile che i giovani hanno  fatto le loro  esperienze  sessuali. E chi la possedeva aveva un vantaggio sessuale enorme su chi non la possedeva. Per questo rapidamente è diventata un simbolo di virilità  e le  forme e i motori si sono adeguati a questa funzione.

 

Per molto tempo i giovani maschi hanno messo l’automobile sportiva al primo  posto dei loro desideri  perché  procurava loro  ammirazione e  successo erotico. Questo valore simbolico è andato  via via diminuendo con il generalizzarsi del possesso, finché oggi nei giovani è praticamente scomparso.

 

Questo non significa che sia finita l’era dell’automobile perché essa resta l’unico mezzo di trasporto personale che ha tutti i vantaggi di cui abbiamo  parlato.

 

È finita come oggetto primario del desiderio dei giovani e come simbolo di status, rimpiazzata in questo dagli strumenti di comunicazione elettronica. I giovani non vanno a visitare il Salone dell’automobile e non aspettano  ansiosamente il nuovo modello. Ma fanno la fila per comperare  l’Iphone 5 e il nuovo modello di  Ipad  con  cui    possono mettersi  in comunicazioni istantanea  con  le persone, partecipare a eventi e  spettacoli di tutto il  mondo.

 

L’automobile per i giovani non è più l’oggetto primario del desiderio perché alle  strade e alle autostrade del mondo si sono  aggiunte le  infinite  autostrade  del  web,  un mondo virtuale  parallelo al mondo  dei corpi fisici. Grazie ai cellulari, agli smart Phone e agli Ipad la gente  è nello  stesso tempo qui e  altrove.  In piazza  Duomo a Milano e  a  fare   affari negli USA, a parlare con un amico in Cina e guardare un  progetto in Australia .

 

Ma il mondo delle cose continua a essere il fondamento reale della vita e in esso restano. In questo mondo reale la funzione essenziale dell’automobile è cambiata, non è scomparsa.

 

Essa continuerà a restare lo strumento più pratico, più comodo, più divertente  con cui  tu , singolo individuo, puoi  spostarti,  quando  vuoi, con chi vuoi, alla velocità che vuoi, andando dove ti pare, raggiungendo luoghi  dove nessun treno superveloce e nessun aereo, nessuna autostrada reale o virtuale potrà scaricarti.

 

Questo mi sembra il punto di partenza per pensare al suo sviluppo futuro. Non   più un oggetto  di lusso  ultraveloce, ma uno  strumento sempre più disponibile, sempre più  sicuro, sempre  più  comodo, che ti impegna sempre meno, che  consuma  sempre  meno, che risolve automaticamente i problemi che incontri. Di conseguenza, un campo sterminato di applicazione della elettronica e della robotica.

 

Automotive World: Ghenzer, Bonora e… Adriano Olivetti

“Automotive World. Past and Future”: la serie di faccia a faccia su Auto.it tra Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, a commento delle frasi rimaste scolpite nella pietra dei big dell’auto e non solo.

 

Oggi è la volta di Adriano Olivetti: ” Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica”.

Vacanze ecosostenibili: le migliori mete italiane

Viaggiare in modo sostenibile, cioè a impatto zero nel rispetto delle caratteristiche delle località scelte. Ecco 10 mete al mare, in montagna e nell’entroterra del nostro meraviglioso Paese.

 

Prodotti e cibo a chilometro zero, mobilità “green”, eco-spiagge, hotel attenti ai materiali utilizzati e tanto altro.

 

Ce ne parla Luca Talotta, giornalista e influencer, esperto di mobilità sostenibile.

Costruttori e nuove dinamiche: quali rischi in agguato

Bruxelles nel caos: e l'automotive rischia di pagarne le conseguenze

di Massimo Ghenzer, presidente di Areté – (dall’Osservatorio Mobilità del “Corriere dello Sport”) 

 

Si è diffusa l’idea da parte dei costruttori, supportati dalle società di consulenza globali, che sia possibile vendere tutte le automobili senza sconti e con tempi di consegna lunghi. A questo si aggiunge un aumento dei prezzi elevato durante gli ultimi due/tre anni, per cui le prime automobili che il consumatore incontra sul mercato , le cosiddette city-car, sono aumentate di parecchie migliaia di euro.

 

Come se non bastasse le rate di finanziamento per effetto dell’aumento dei tassi sono più care. Da quando esiste il mercato dell’auto, ci sono automobili in domanda e automobili in offerta. Senza dilungarci sugli aspetti tecnici della produzione e delle cosiddette ‘build combination”, rimane la complessità della vastità dell’offerta che non consente di produrre soltanto le automobili in domanda, anche perché possono variare in maniera improvvisa nell’arco di pochi mesi.

 

Il mercato dell’auto di fronte alla rigidità del processo produttivo, che non si può allineare alla variazione della domanda in tempo reale, ha bisogno di elasticità nel processo di vendita e soprattutto di prezzi che siano conformi al valore percepito dal consumatore. Senza dimenticare che il potere di acquisto medio è diminuito e l’inflazione ha fatto la sua parte a rendere il consumo dei beni in generale più difficile.

 

Un bagno di realismo e il ritorno a un sano approccio pragmatico può consentire un riavvicinamento alle esigenze del cliente medio, che per il momento è lontano dall’automobile e disorientato. I costruttori si debbono decidere se vogliono vendere in volumi o puntare soltanto ai margini unitari. Tutti e due i modelli, volumi e prezzi alti, non sono compatibili, ma bisogna essere consapevoli che abbandonare i volumi significa rinunciare a una fetta importante del mercato, chiudere alcune fabbriche e far entrare nuova concorrenza dalla Cina. Un grande rischio con potenziali problemi sociali da fronteggiare e risolvere.

Competenze digitali: difficile la ricerca di giovani qualificati

di Fulvio Duse, COO di Aton IT

 

Dopo la crisi pandemica il mercato del lavoro è fortemente cambiato sia nell’offerta che nella domanda, rendendo complicata la ricerca di figure professionali con competenze digitali specialistiche. Secondo diversi rapporti internazionali, attualmente l’85% delle aziende italiane fatica a trovare e ad assumere giovani qualificati.

 

Se in media nel 2022 il 40% delle imprese, come evidenzia il Rapporto CENSIS-IISFA, ha dichiarato di avere difficoltà nella ricerca di lavoratorinel caso dell’ICT tale quota sale al 52%. Accanto al software developer o al data engineer, il Cyber Security Specialist è indicato tra le figure emergenti più legate alla transizione digitale nelle previsioni di fabbisogni occupazionali e professionali a medio termine (2023-2027) per il settore dell’informatica e delle telecomunicazioni.

 

La Rivoluzione Digitale ha creato scenari inediti e con essi nuovi modelli organizzativi e nuovi posti di lavoro. La continua ricerca di nuove figure professionali qualificate dotate del giusto set di competenze tecnologiche di base e specialistiche sta coinvolgendo tanto le PMI quanto le multinazionali. Tuttavia, è altresì di fondamentale importanza la formazione e l’aggiornamento delle risorse già a disposizione di un’azienda.

 

Le aziende lamentano la scarsezza di competenze digitali tali da assicurare una trasformazione tecnologica interna, spesso incentrata sulla valorizzazione di grandi quantità di dati, informazioni e sulla protezione dei sistemi informativi. Gli specialisti IT per un’azienda come ATON IT sono quindi l’asset più importante per soddisfare le richieste di un mercato in costante evoluzione; per questo ricerchiamo costantemente professionisti qualificati, nell’ottica dello spirito di innovazione che ci contraddistingue.

 

Tra le figure digitali più ricercate ci sono quindi esperti di Big Data Analytics e Cyber Security e a seguire competenze legate a Intelligenza Artificiale, Internet of Things, Robotica, Blockchain e Realtà Aumentata e Virtuale, il cui sapere altamente specialistico spinge le organizzazioni a prediligere la ricerca su un mercato esterno.

Investire nella formazione

La ricerca di lavoratori con competenze digitali adeguate è un tema complicato da gestire, dato che tali competenze coinvolgono molte tipologie di professionalità. Per questo investire sulla formazione delle competenze può essere la chiave. Convinti dell’importanza e della centralità di una formazione qualificata nel percorso di crescita professionale, ai giovani coinvolti nelle attività di training chiediamo sempre di non accontentarsi, di accendere l’immaginazione e di continuare a cercare. C’è sempre, da qualche parte, un sapere che ci attende.

AUTO1: leggero calo dei prezzi delle auto usate a luglio 2023

L’AUTO1 Group Price Index, il report sui prezzi delle auto usate in Europa, mostra una costante stabilizzazione dei prezzi all’ingrosso a luglio 2023. L’indice è calato del 2,6% rispetto al mese precedente, passando da 152,2 (giugno) a 148,2 (luglio). Esattamente un anno fa (luglio 2022), l’AUTO1 Group Price Index registrava il valore più alto dall’inizio di questa rilevazione, con un valore pari a 171,6. Il valore dell’indice di luglio 2023 è il più basso da luglio 2022.

 

I prezzi delle auto usate sono diminuiti del 13,6% a luglio di quest’anno rispetto allo stesso mese del 2022, ma sono ancora più alti del 25,6% rispetto a luglio 2019, ovvero prima della pandemia. I valori dell’AUTO1 Group Price Index mostrano una situazione di stabilizzazione dei prezzi per il settimo mese consecutivo. Da gennaio a luglio 2023, infatti, i prezzi sono rimasti stabili, con un leggero calo dello 0,7%.

 

Automotive World: Ghenzer, Bonora e… Enzo Ferrari

“Automotive World. Past and Future”: la serie di faccia a faccia su Auto.it tra Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, a commento delle frasi rimaste scolpite nella pietra dei big dell’auto e non solo.

Oggi è la volta di Enzo Ferrari: “Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere”.

Telepass: con il telepedaggio 61mila tonnellate di CO2 in meno nel 2022

Nel 2022, anno in cui il traffico si è attestato sui livelli pre-pandemia, sono state risparmiate oltre 61mila tonnellate di CO2 grazie al telepedaggio. Lo rivela lo “Studio sulle emissioni inquinanti evitate con il telepedaggio. Il fattore Telepass nella smart mobility” condotto dal Sustainability Lab dell’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’azienda, volto a quantificare la riduzione di emissioni inquinanti grazie alla presenza di porte dedicate al telepedaggio. Queste stazioni, infatti, permettono ai veicoli di inquinare di meno, in quanto non vi è fermata per il ritiro e per il pagamento del biglietto autostradale.

 

Guidata dai professori Raffaele Pesenti e Giovanni Vaia del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia, la ricerca ha calcolato la riduzione di emissioni di inquinanti grazie alla presenza di stazioni Telepass su tutte le tratte autostradali nazionali in gestione alle diverse concessionarie. Nel 2022 sono stati oltre 367 milioni i chilometri percorsi sulla rete autostradale italiana – con una media di transiti giornalieri pari a circa 2,4 milioni di veicoli e una stima complessiva sull’intero anno pari a circa 870 milioni di veicoli per la sola classe A – da mezzi dotati del dispositivo Telepass. L’analisi ha considerato la stima e il numero di veicoli (come categoria, alimentazione, fascia di cilindrata/peso/uso, classe di inquinamento e di pedaggio), tempi di permanenza code, emissioni nell’unità di tempo, emissioni nell’unità di spazio percorso.

 

Se traduciamo il dato relativo al risparmio di CO2 in termini di viaggi, nel 2022, sono stati risparmiati l’equivalente di oltre 642.000 viaggi in auto da Roma a Milano, 9.190 viaggi intorno alla Terra e 958 viaggi Terra-Luna. Il telepedaggio, introdotto nel nostro Paese da Telepass nel 1990, oltre a poter essere considerato come uno dei primi esempi di smart mobility, grazie alla maggiore ottimizzazione dei flussi di traffico, rappresenta al contempo una soluzione virtuosa per i benefici ambientali, come evidenziato nello studio, in termini di conservazione a lungo termine della natura e della biodiversità e riduzione dell’impronta di carbonio del settore dei trasporti.

 

“Questo studio dimostra come la sostenibilità e lo sviluppo economico di un territorio emergono da pratiche strategiche, operative e gestionali incentrate sulla riduzione dell’impatto ambientale, attraverso l’innovazione nell’intera catena di produzione dei servizi, coniugando due aspetti: ecologico ed economico”, ha dichiarato Giovanni Vaiadocente e ricercatore dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

 

“Il modello matematico per il calcolo delle emissioni evitate realizzato dall’Università Cà Foscari nel 2021 e ora applicato su tutta la rete autostradale italiana segna un traguardo importante perché è la dimostrazione scientifica di un impatto ambientale che si riduce grazie all’intuizione trentennale di Telepass e alla lungimiranza di tutte le concessionarie del nostro Paese – le parole di Francesco Maria Cenci, Head of Toll and Retail Business Unit di Telepass -. La mobilità è legata in maniera intrinseca alla sostenibilità e Telepass, in questi anni, ha dato un contributo molto rilevante non solo nel ridurre le code ai caselli autostradali, offrendo fin dalla sua nascita un servizio che facilita la mobilità in autostrada a oltre 7,5 milioni di italiani, ma anche nel ridurre le emissioni inquinanti”.