La concessionaria Nissan Comer Sud di Palermo e ENDO-FAP Don Orione Sicilia hanno siglato un accordo finalizzato alla realizzazione di percorsi di formazione professionale in ambito automotive e alla creazione di opportunità lavorative per giovani diplomati e qualificati presso i centri di assistenza Comer Sud. L’iniziativa fa parte di un programma più ampio denominato Nissan e-4U, già avviato da Nissan Italia in collaborazione con le Università italiane, dove “e” sta per elettrificazione, «4» (four) si riferisce alle iniziative dedicate a studenti, laureandi e laureati dei dipartimenti di Ingegneria, e «U» indica University.
Al primo appuntamento, svolto il 5 maggio presso l’Università Federico II di Napoli, farà seguito un incontro proprio presso l’Università degli Studi di Palermo il prossimo 18 ottobre. Nissan e-4U prevede. Formazione teorica: seminari in aula su leadership e mobilità del futuro, con focus sulle tecnologie di elettrificazione, guida autonoma e connettività; formazione sperimentale: prove su strada e in laboratorio delle tecnologie Nissan; ricerca: Borse di studio per laureandi magistrali con tesi su tematiche automotive; occupazione: stage per laureati magistrali presso Nissan Italia nei settori tecnici e commerciali.
La concessionaria Comer Sud di Palermo ed ENDO-FAP Don Orione Sicilia hanno scelto di adottare il modello Nissan e-4U, opportunamente riadattato, in quanto ritenuto ideale per trasferire sul territorio il valore di conoscenze ed esperienze culturali e professionali delle due aziende. Pertanto, nell’ambito dell’accordo siglato oggi, Comer Sud metterà a disposizione del Centro di Formazione Professionale ENDO-FAP di Palermo vetture Nissan elettrificate per prove su strada e di laboratorio, mezzi, attrezzature, materiale didattico e supporto formativo. Inoltre, promuoverà e attiverà visite guidate, stage aziendali, tirocini formativi. Nissan Italia contribuirà alla realizzazione del progetto, mettendo a disposizione una borsa di studio e supportando le attività formative.
La collaborazione tra Nissan Comer Sud e l’Ente Don Orione prende il via in uno dei periodi più importanti per la Casa giapponese. Negli ultimi 12 mesi, infatti, Nissan ha lanciato 5 nuovi modelli elettrificati – Juke Hybrid, Qashqai e-POWER, X-Trail e-POWER e- 4ORCE, Ariya 100% elettrico, Townstar EV – e le tecnologie esclusive e-POWER e e- 4ORCE, che costituiranno parte fondamentale dei contenuti formativi trasferiti ai giovani studenti.
“Le collaborazioni con Università e Istituti di Formazione sono opportunità per formare i giovani ed evidenziare come sta cambiando il settore automotive – ha detto Marco Toro, presidente e amministratore delegato di Nissan -. In Nissan abbiamo una chiara strategia di elettrificazione e al momento disponiamo di tecnologie esclusive e innovative che ci permettono di gestire la transizione verso un futuro totalmente elettrico”.
Ci ha lasciati Silvio Berlusconi, persona che ho sempre ammirato fin dai tempi che era soprattutto un imprenditore, quindi come politico nonché presidente del Milan. Un uomo generoso che ha dato il via all’era della tv privata con Telemilano, creando allo stesso tempo tantissimi posti di lavoro. Purtroppo, però, Berlusconi ha dovuto confrontarsi con l’invidia e la cattiveria da parte di chi ha fatto di tutto per distruggerlo umanamente e politicamente. Ma a essere stati sconfitti, alla fine, sono stati proprio loro, gli stessi che con ipocrisia ora si dicono addolorati.
Silvio Berlusconi, quando era capo del Governo, hadato prova – tra le altre cose – delle sue capacità uniche in politica estera, mettendo allo stesso tavolo personalità da sempre divise. Mi stringo al dolore della famiglia e abbraccio il fratello Paolo, editore del “Giornale”, tra le cose che il presidente Berlusconi ha sempre avuto nel cuore.
Scorrendo i ricordi personali, rivedo Silvio Berkusconi con me, una domenica, casualmente in ascensore allo stadio di San Siro: il saluto di rito, mi presento come tifoso del Milan e giornalista del suo “Giornale”. Quindi, gli interminabili (in verità una sessantina di secondi) minuti, cercando di guardare di qua e di là, per scendere dalla tribuna al piano terra. Una volta arrivati, il suo saluto: “Bravo, forza, avanti così”.
Anni prima, a Milanello, a un raduno del Milan, lo vediamo arrivare con l’elicottero. Sono con mia figlia Elisa, allora bambina e già simpatizzante rossonera. Preparo la macchina fotografica (gli smartphone erano ancora lontani, molto lontani). Conclusa la sua visita e salutata la squadra, chiedo timidamente al presidente di posare con mia figlia per una foto ricordo. Sarà per l’emozione o non so cosa, ma la macchina fotografica si inceppa, una, due, tre volte. E lui, sorridente, resta lì a dialogare simpaticamente con Elisa, fino a quando non riesco a scattare la foto.
Ecco, poi, il giorno che, accompagnato da Antonio Tajani, allora collega e capo della redazione romana, Berlusconi si presenta – dopo aver chiesto al comitato di redazione se poteva farlo – all’assemblea dei giornalisti del “Giornale”, la stessa dove si sarebbe consumato lo strappo con Indro Montanelli. Quel giorno, però, il caso vuole che io sia a casa di riposo. Mi chiedo ancora: ma perché ho scelto proprio quel giorno per la “corta”? Mi faccio raccontare tutto dai colleghi, per filo e per segno. “Basta con il fioretto, ora si userà la spada”, più o meno la conclusione del suo discorso.
Da parte mia, con pochi altri, scelgo di restare al “Giornale” che sarebbe stato diretto, di lì a qualche giorno, da Vittorio Feltri,, invece di seguire – con buona parte della redazione – Montanelli alla “Voce”. Una scelta che mi ha dato ragione, nonostante consideri sempre il “vecchio” Indro, come lo si chiamava tra di noi, un autentico mito e la cui scuola è stata e rimane per me fondamentale.
Ho anche impresse nella memoria alcune situazioni e alcuni aneddoti di Berlusconi legati al mondo automotive, in particolare durante la sua presidenza del Consiglio. La presenza allo stabilimento Fiat di Melfi, quello che ha dato il via al fenomeno Punto, il giorno dell’inaugurazione. Con lui anche Gianni Agnelli e l’allora ad di Fiat, Cesare Romiti. A proposito, si dice che Berlusconi fosse orgoglioso di tenere sul comodino la foto dell’Avvocato.
E ancora: l’istantanea che ritrae Berlusconi con la mano affettuosamente sulla spalla, anzi, sul pullover nero, di un sorridente e lanciatissimo Sergio Marchionne. E la provocazione, durante un incontro ad Arcore con i vertici di Fiat, che ha fatto il giro del mondo: “Porre il marchio Ferrari sulle future Fiat” per renderle più accattivanti e ambite. Insomma, ci sarebbe tanto altro ancora, ma la commozione mi dice di fermarmi. Addio presidente.
Foto: Da sinistra: Valentina Borgogni e Maria Grazia Giuffrida
La presidente dell’Associazione Gabriele Borgogni, Valentina Borgogni, e la presidente Fondazione Istituto degli Innocenti Ets, Maria Grazia Giuffrida, hanno firmato un Protocollo d’intesa che sancisce una nuova collaborazione nel segno della sicurezza stradale. L’obiettivo è quello di dare vita a progetti di sensibilizzazione, educazione e informazione rivolti alle nuove generazioni, alle famiglie e a quanti operano in contesti educativi e sociali. La sicurezza stradale sarà al centro delle iniziative che verranno organizzate, l’intenzione è quella di avvicinare i più piccoli e le loro famiglie.
“Questo Protocollo è stato firmato in un anno ricco di eventi, di momenti formativi e costruttivi per l’Associazione”, commenta la presidente dell’Associazione Gabriele Borgogni, Valentina Borgogni. ”La Fondazione è un partner dell’Associazione da anni ed è un piacere e un onore formalizzare il nostro rapporto in questo accordo. L’Associazione si impegnerà a proporre e ad affiancare la Fondazione nei progetti che verranno realizzati, soprattutto con e per i più piccoli, perché abbiamo sempre creduto fortemente che l’educazione stradale debba partire fin dagli anni di vita”.
“La Fondazione Istituto degli Innocenti Ets è nata nel 2016 per sostenere i progetti dell’Istituto degli Innocenti in tema di infanzia e adolescenza e di promozione dei diritti dei bambini e delle ragazze. Diffondere la cultura dell’informazione e le buone pratiche è fra i nostri obiettivi che cerchiamo di portare avanti anche in sinergia con enti e associazioni come quella Gabriele Borgogni”, ha detto Maria Grazia Giuffrida, presidente della Fondazione Istituto degli Innocenti Ets.
di Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Tra le priorità della riforma del Codice della strada, in primis c’è il contrasto alla guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti, il cosiddetto ergastolo della patente. Entro il mese di giugno il Parlamento potrà iniziare a dare il suo contributo per un Codice della strada che dia “più regole, più educazione e più sicurezza sulle strade italiane.
Ci sono altre soluzioni come l’alcol-lock che inibisce l’avvio dell’autovettura in caso di stato di ebbrezza, così come abbiamo immaginato una serie di misure volte a sospendere la patente di guida in relazione a sistematiche violazioni del Codice della strada. Infine, il pacchetto interverrà anche sulla mobilità dolce a due ruote, che non era disciplinata.
Sull’Autovelox stiamo lavorando perché siano uniformati a livello nazionale e siano strumento di utilità per salvare vite e non siano unicamente, in alcune situazioni, usati per fare cassa e rimpinguare le casse comunali.
Il settore del car sharing nel 2022 è tornato a crescere, ma resta ancora ben lontano dai numeri registrati nel 2019: quasi dimezzato il parco veicoli a disposizione e il numero di noleggi. Servono oggi misure per rilanciare l’utilizzo dell’auto condivisa che può contribuire concretamente alla transizione ecologica della mobilità nelle nostre città. Sono questi i principali dati e spunti che emergono dall’analisi annuale promossa da ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore deiservizi di mobilità, sulle aziende associate che costituiscono una parte significativa del mercato dell’auto condivisa.
L’onda lunga dello stop alla mobilità degli scorsi anni continua a mostrare i suoi effetti sul settore. Nel 2022 il car sharing ha superato i 5.600.000 noleggi, un dato positivo se raffrontato all’anno precedente (+3,1%, dopo 2 anni di calo), ma ancora ben lontano dai 13 milioni di noleggi raggiunti nel 2019. Resta sostanzialmente stabile invece il numero di iscritti al servizio (quasi 2,5 milioni) e di utenti attivi (sono 280mila gli utenti che hanno noleggiato almeno una volta negli ultimi 6 mesi), a testimonianza di come questo settore sia ormai riconosciuto nel panorama della mobilità cittadina e con una base di utilizzatori sostanzialmente consolidata.
La flotta attiva si è di fatto dimezzata, scendendo a circa 3.600 vetture rispetto alle 6.500 del 2018-2019. Una situazione dovuta non solo al calo della domanda, ma anche a crescente difficoltà nell’approvvigionamento di veicoli dai produttori e ai problemi di disponibilità dei pezzi di ricambio che obbligano le vetture in flotta danneggiate a lunghe soste in officina, con significativo aggravio per gli operatori. L’80% circa della flotta è concentrata nelle due grandi metropoli italiane, Roma e Milano, rispettivamente con 1.100 e 1.600 vetture, con una crescente componente di veicoli elettrici.
Le difficoltà vissute negli ultimi anni hanno contribuito a determinare un’evoluzione del modello di business, particolarmente evidente se si guarda al trend delle durate e percorrenze medie del noleggio. L’auto condivisa, grazie ai noleggi pluri-giornalieri, ha infatti ampliato l’offerta di mobilità e così le durate medie dei noleggi sono salite dai circa 30 minuti nel pre-pandemia ai 76 minuti del 2022 e le percorrenze sono aumentate dai 7 km fino ai 12-13 km.
L’utente tipo? Uomo, giovane (ma non solo), noleggia durante tutta la settimana soprattutto nel pre-serale.L’auto condivisa resta prioritariamente una scelta di mobilità maschile (64% del totale), sempre più gettonata non solo dai giovani: i dati registrano un calo notevole degli utenti di 18-25 anni (dal 25% al 15%), mentre restano invece stabili le altre fasce di età, con il conseguente aumento della sola fascia di utenti con più di 55 anni. Il pubblico più giovane (18-35 anni) rappresenta quindi ora poco meno della metà del pubblico complessivo, la maggioranza appartiene alle fasce senior. Dal punto di vista dell’utilizzo settimanale la distribuzione resta costante tra i diversi giorni della settimana, con ciascuno dei sette giorni che mantiene un’incidenza del 13%-14% e nelle diverse fasce orarie, con un picco solo tra le 16 e le 21, quando si registra il 31% del totale noleggi.
“La sostenibilità economica del servizio è oggi problematica sia per i piccoli, che per i grandi operatori”, ha dichiarato il presidente ANIASA, Alberto Viano. “A mancare è una politica più lungimirante e responsabile da parte delle Istituzioni e in particolare delle amministrazioni locali delle grandi città: al riconoscimento delle positive potenzialità della formula in termini di decongestionamento del traffico e di riduzione delle emissioni, spesso si accompagnano, esclusivamente, pesanti adempimenti amministrativi e gestionali. È necessario che le Amministrazioni supportino maggiormente il settore, attivando sinergie con gli operatori, oggi impegnati nella ripartenza e consolidamento di un’attività sì imprenditoriale, ma di evidente interesse pubblico. Oggi per rilanciare questo comparto occorrono interventi strutturali: a partire dall’abolizione dei canoni annuali che alcune città ancora richiedono agli operatori per ogni singolo veicolo condiviso, dall’inclusione del servizio tra quelli previsti nel “Buono Mobilità”, fino alla previsione di un’aliquota IVA al 10% (come accade per taxi, autobus, aerei, ferrovie ed NCC) per gli utenti del car sharing. Una proposta, quest’ultima, che abbiamo presentato ai ministeri competenti, chiedendo di inserirla nel DDL sulla riforma fiscale, in queste settimane in Parlamento”.
Da una parte Carlos Tavares, ad di Stellantis, avverte “che la produzione di auto elettriche a prezzi accessibili non sarà fattibile in Europa”, dall’altra – costretto dai propositi UE di transizione verso la mobilità elettrica – inaugura in pompa magna la prima delle tre gigafactory in Europa. Si parte dalla Francia, dove c’è la plancia di comando, quindi, nel ’25, toccherà alla Germania (Kaiserslautern) e nel ’26 all’Italia (Termoli: 1.800-2mila addetti). L’investimento totale è di 7,3 miliardi, di cui 1,3 è denaro pubblico.
Dalle celebrazioni si passa alle preoccupazioni per il futuro dell’industria europea automotive, impegnata a far fronte all’attacco dei costruttori cinesi con i loro modelli di qualità e più competitivi. Sempre Tavares, giorni fa, era stato chiaro: “Si rischia di perdere terreno, il che farebbe passare l’Europa da potenza tecnologica a meta turistica per cinesi e americani”.
Ecco allora Stellantis, ma anche gli altri big, guardare a mercati alternativi, dai costi inferiori, dove produrre e vendere auto elettriche a un prezzo accessibile, proteggendo la redditività. Insieme all’India, l’attenzione del gruppo guidato da Tavares, è puntata ora soprattutto sull’Algeria. In questo Paese, infatti, grazie ai bassi costi energetici e non solo, il marchio Fiat produrrà a Tafroui alcuni modelli, tra cui la 500, per una capacità di 90mila veicoli in tre anni. L’Algeria, grazie al recente asse energetico con l’Italia, rappresenta infatti l’hub ideale per esportare i veicoli nel resto dell’Africa e nei Paesi arabi.
E qui si aprono opportunità di investimento anche per la componentistica. “Le aziende italiane che vantano eccellenze produttive legate al comparto dei motori endotermici – così Paolo Scudieri, presidente di ANFIA (filiera italiana automotive) – in Algeria potranno continuare a spendere queste loro competenze, garantendo così, allo stesso tempo, linfa per proseguire negli investimenti dedicati alle nuove tecnologie e sistemi di alimentazione”.
Dunque, per investire nell’elettrico in casa propria e nello sviluppo di nuovi software il “sistema automotive” è costretto a traslocare dove le condizioni generali sono più favorevoli. Non è un bel segnale per l’Europa, per l’Italia soprattutto, e lo è, invece, per i concorrenti cinesi. Quello di Stellantis, ma anche di ANFIA, sembra essere un primo avvertimento concreto.
(dal blog Talots.it di Luca Talotta) – Foto: Il presidente di AC Milano, Geronimo la Russa
Sarà un momento importante per celebrare i valori di libertà, innovazione e movimento, quello che vedrà impegnato Automobile Club Milano dal 15 al 17 giugno nei festeggiamenti dei 120 anni dell’Ente. L’automobile e tutto ciò a essa legato rappresentano infatti una vera e propria icona di tecnologia, un simbolo di spinta verso il futuro, di bellezza, velocità e libertà di movimento. Oggi, in un’epoca di grandi rivolgimenti e nuove consapevolezze, AC Milano è più che mai fondamentale per accompagnare l’automobile e gli automobilisti verso nuovi orizzonti e traguardi sia nei servizi forniti ai cittadini sia nell’organizzazione di eventi sportivi, raduni celebrativi e manifestazioni di carattere storico-culturale.
Il 16 giugno l’arrivo della 1000 Miglia in piazza Duomo
Nella tre giorni di celebrazioni Automobile Club Milano racconterà la sua storia e contemporaneamente guarderà al futuro con i progetti in cantiere. “I 120 anni di AC Milano rappresentano un grande traguardo non solo per l’Ente, ma anche per il nostro territorio di competenza che comprende Milano, Monza-Brianza e Lodi e per i suoi abitanti che da anni si affidano a noi a 360 gradi per tutto ciò che riguarda il mondo dell’auto, dalle operazioni burocratiche più semplici agli studi che permettono al legislatore di definire le nuove linee guida della mobilità. – ha dichiarato il presidente di AC Milano, Geronimo La Russa – Dal 15 al 17 giugno la metropoli milanese sarà infatti teatro di diversi eventi: la mostra fotografica nella nostra sede storica di corso Venezia aperta al pubblico fino al 31 agosto, l’arrivo della tappa della 1000 Miglia in piazza Duomo a Milano il 16 giugno e il passaggio davanti alla nostra sede di corso Venezia il giorno dopo. Il 17 giugno è inoltre in programma una Parata-Tribute che accompagnerà nel tratto cittadino le auto della gara storica e si concluderà all’Autodromo Nazionale Monza”.
Il programma della tre giorni
Giovedì 15 giugno. Inaugurazione della Mostra” 120 Anni in Movimento” nella storica sede di corso Venezia 43 con taglio del nastro del presidente Geronimo La Russa alle ore 18.30 alla presenza di rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali. La mostra è stata curata da Glauco Cavaciuti, storico Gallerista Milanese. I 49 scatti raccolti, raccontano la storia dell’Ente, che da sempre accompagna gli italiani alla guida. Un’occasione unica quindi per i visitatori di ripercorrerne la storia all’interno della sede di corso Venezia.
Venerdì 16 giugno. Per la prima volta nella sua storia la 1000 Miglia non solo arriverà in piazza Duomo, ma si fermerà facendo tappa nel capoluogo lombardo fino al giorno dopo. Dal cuore di Milano le vetture proseguiranno la loro marcia fino a City Life, dove rimarranno esposte in quello che sarà un vero e proprio museo a cielo aperto. Dalle ore 17.00 alle ore 21.00 il presidente di AC Milano Geronimo La Russa accoglierà i soci, le autorità e la stampa per un momento conviviale dove il fil rouge sarà la storia del mondo ACI, la passione per le auto e la mobilità.
Sabato 17 giugno. Dalle 7.30 del mattino davanti alla sede di corso Venezia transiteranno le vetture della 1000 Miglia a cui si accoderanno le 120 auto prodotte tra il 1903 e il 2023, iscritte alla Parata-Tribute. La carovana percorrerà il tracciato milanese della 1000 Miglia per arrivare in piazza Novelli dove ha sede la Prima Regione Aerea dell’Aeronautica Militare che quest’anno celebra il centenario, per poi dividersi, con le auto del tribute che raggiungeranno l’Autodromo Nazionale Monza e si cimenteranno sul circuito e sulla Sopraelevata dell’impianto brianzolo.
“Noi siamo figli delle stelle non ci fermeremo mai per niente al mondo… “. Le note di Alan Sorrenti e una folata di vento e via, la time machine riavvolge Il nastro di Mercedes-Benz Italia dal 1973 a oggi. Cinquant’anni ripercorsi lungo le strade romane della dolce vita con un corteo scortato attraverso la storia di una città che incanta come i modelli con la Stella da collezione. Come questa 300 SL Ali di gabbiano e interni rosso passione, che arriva al belvedere del Gianicolo salutata dal colpo di cannone di mezzogiorno.
Dai flash back alle seduzione tecnologiche di oggi, di EQS450, per esempio, Suv avanguardista che ti avvolge di stelle anche in pieno giorno. Ma 50 anni segnano pure il passaggio di testimone tra due presidenti di Mercedes Benz Italia, dall’estroso Radek Jelinek dal passato avventuroso a Marc Langenbrinck, che cita Goethe per raccontare il viaggio che da ad di Mercedes-Benz Svizzera lo porta qui in Italia. E adesso si riparte. Perché al contrario di quanto scriveva Cronin, le Stelle non stanno mai a guardare.
Foto: Giovanna Crespi, segretario della Società Italiana di Psichiatria Forense
Bimba muore perché lasciata in auto per 7 ore. Il padre è indagato. E’ successo a Roma il 7 giugno. Un papà, convinto di aver lasciato la propria bambina di 14 mesi al nido, scopre dopo 7 ore di averla lasciata in auto e la ritrova senza vita. Ora il padre è indagato per abbandono di minore. Ecco tre domande con alla psichiatra Giovanna Crespi, segretario della Società Italiana di Psichiatria Forense.
È corretto dire che il papà si è “dimenticato” la figlia in auto? Si tratta di “amnesia dissociativa” o “Forgetten Baby Syndome”?
“Questo tragico incidente non è propriamente classificabile né come Forgotten Baby Syndrome né come amnesia dissociativa. La Forgotten Baby Syndrome si riferisce a un episodio specifico in cui un genitore, per brevi periodi di tempo, dimentica la presenza del bambino in un veicolo. È spesso associata a fattori come distrazione, routine interrotte o sovraccarico di stress e responsabilità. Tuttavia, la Forgotten Baby Syndrome non implica un disturbo di memoria generale o persistente, ma si riferisce a un singolo evento specifico di dimenticanza. D’altra parte, l’amnesia dissociativa è un disturbo di memoria più ampio e persistente, spesso associato a traumi o eventi stressanti significativi nella vita di una persona. Comprende la perdita di memoria di parti o periodi di tempo specifici della propria vita o di eventi traumatici. L’amnesia dissociativa coinvolge solitamente una perdita di memoria più ampia e duratura rispetto a un singolo evento di dimenticanza. Nel caso del padre che dimentica la figlia in auto e questa muore, si tratta di un tragico incidente in cui è avvenuto un lapsus di memoria specifico. Non è un caso di amnesia dissociativa poiché non coinvolge una perdita di memoria più ampia e persistente né è necessariamente associato a un trauma specifico. È importante sottolineare che ogni situazione è unica e richiede una valutazione accurata da parte di professionisti qualificati per determinare le cause e le implicazioni specifiche nel contesto del caso individuale”.
Come sopravvive una coppia a un evento di questo tipo? Quali sono le strategie che lei suggerisce?
“Non è possibile tracciare ora un percorso che può andar bene a tutte le coppie. La guarigione da una perdita così devastante richiede tempo e pazienza e non esiste un processo di guarigione prestabilito o un termine finale per il lutto. Ognuno affronta il dolore e il lutto in modo diverso. Mi auguro che vengano seguiti fin da subito da professionisti qualificati specializzati in lutto e trauma. Un terapeuta può aiutare la coppia a lavorare attraverso il dolore, la colpa e il senso di perdita che accompagnano un evento del genere. Potranno fornire un ambiente sicuro per esplorare le emozioni e offrire strumenti e strategie di coping specifiche per il lutto. Partecipare a gruppi di sostegno per genitori che hanno subito esperienze simili, inoltre, può essere prezioso. Questi gruppi offrono un ambiente in cui le persone possono condividere le loro esperienze, ricevere sostegno reciproco e imparare da altre persone che stanno attraversando un percorso simile di dolore e guarigione. In un momento così difficile, può essere facile perdersi nella propria tristezza e distanziarsi l’uno dall’altro. È importante fare uno sforzo consapevole per preservare la connessione e l’intimità nella coppia”.
Il papà risulta essere indagato per abbandono di minore. Cosa ne pensa e cosa succederà ora?
“Dovrà essere accertata la responsabilità del padre in rapporto alle sue condizioni psichiche. Generalmente i reati intra-familiari sono più facilmente legati alla presenza di un disturbo psichico. Saranno gli esperti a valutare se e come il disturbo mentale possa avere influito sull’ evento che verosimilmente si può escludere il dolo. È una tragedia terribile sia per il piccolo che per entrambi i genitori che difficilmente riusciranno a superare il trauma. In questo casi la condanna per il padre è l’evento stesso che condizionerà il resto della sua vita indipendentemente dalla valutazione giuridica”.
Riportiamo l’intervista pubblicata dal Sussidiario.net. – int. Pierluigi Bonora
Export auto: -23% dalla Germania alla Cina, +28% (elettriche) dalla Cina alla Germania. Industria europea in difficoltà a causa della transizione green Ue
I dati parlano da soli: le auto esportate dalla Germania alla Cina sono diminuite del 23%, le auto elettriche che hanno fatto il percorso inverso, invece, da Pechino a Berlino, sono cresciute del 28%. Segno che il Dragone sta aggredendo il mercato europeo anche nel settore automobilistico, tanto da mettere a rischio la sopravvivenza della nostra stessa industria. Una prospettiva resa più preoccupante dalla decisione della Ue di produrre solo auto elettriche (con l’eccezione di quelle a combustibile sintetico) dal 2035, e che rischia di avvantaggiare ancora di più i concorrenti cinesi.
Le critiche alla transizione energetica voluta dall’Europa arrivano, tardivamente, da più parti. E riguardano anche l’arrivo dell’Euro 7, la nuova stretta per i motori che dovrebbe partire dal 2025 per le auto e dal 2027 per i mezzi pesanti, che obbligherà i costruttori a investire per una tecnologia che qualche anno dopo dovrebbe essere soppiantata dalle auto elettriche. Ora, dopo la presa di posizione di Italia e Francia e anche quella dei costruttori, la presidenza svedese di turno della Ue potrebbe almeno allungare i tempi, spostandoli di tre anni. Si vedrà la settimana prossima.
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“Nel 2024 – spiega Pierluigi Bonora, giornalista de Il Giornale – ci saranno le elezioni europee e se la tendenza, come sembra, è quella di un cambiamento radicale di orientamento politico della futura Commissione europea, penso che ci sarà una profonda revisione, nel senso di un’apertura più ampia ai carburanti green, sintetici ma anche ai biocarburanti. E in futuro anche all’idrogeno. Pur restando l’elettrico. Un atteggiamento più democratico. La politica deve dare degli indirizzi, poi a scegliere come metterli in pratica deve essere l’industria”.
Cresce l’export cinese in Europa e diminuisce quello europeo verso Pechino. I cinesi hanno messo la freccia e ci stanno sorpassando?
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C’era da aspettarselo. Tutti gli allarmi dei mesi scorsi, sempre disattesi, ora ricevono conferma. L’attacco cinese non solo è iniziato, ma è in pieno svolgimento. Il dato delle auto elettriche cinesi verso la Germania suona come un forte campanello d’allarme, anche se in ritardo. Perché loro porteranno in Germania prodotti di grande qualità a prezzi più competitivi.
Un discorso che vale solo per la Germania?
Sta toccando anche altri Paesi come l’Italia: qui il marchio MG, inglese ma di proprietà cinese, ha segnato un balzo incredibile proprio nell’ultimo mese di maggio. Sono macchine elettrificate. E siamo solo all’inizio: nei prossimi giorni ci sarà la prima conferenza stampa del marchio Byd e sapremo quali programmi hanno anche per il nostro Paese.
È la stessa azienda che ha appena rilevato uno stabilimento Ford proprio in Germania?
Sì, stanno facendo anche campagna acquisti di manager e personale occidentale. Vedremo quali saranno le loro strategie. Presentano una gamma importante per l’Europa. E con loro arriveranno anche altri brand.
Hanno intenzione di produrre in Europa?
Ora pensano di esportare, poi potrebbero avere l’intenzione di aprire una fabbrica in Europa. Sta di fatto che l’Unione Europea, che finora ha dormito parecchio, deve affrettarsi a porre dazi pesanti. Lo ha chiesto anche Carlos Tavares, ad di Stellantis. Se i cinesi producessero qui almeno creerebbero occupazione e un buon indotto, se si limitassero semplicemente a esportare potrebbero conquistare quote di mercato a danno delle aziende europee, che senza la difesa di dazi più pesanti sarebbero in difficoltà a mantenere gli stessi prezzi.
Che responsabilità ha la Ue in questo contesto?
Il piano europeo della transizione ecologica fa acqua da tutte le parti. Sono state sottovalutate tante variabili che adesso invece stanno diventando realtà.
La diminuzione dell’export tedesco farà preoccupare anche le imprese italiane dell’automotive, visto che molte lavorano proprio per marchi tedeschi?
Certamente, le case tedesche procurano all’Italia un gran lavoro anche in termini di indotto e forti fatturati. Se c’è un calo in Germania ne risentiranno anche le forniture italiane. Non bisogna sottovalutare, ad esempio, la decisione di Stellantis di aprire un hub in Algeria per produrre Fiat 500 e altri modelli per il mercato africano e mediorientale. Produrre lì costa molto meno che farlo in Italia, togliendo lavoro agli italiani.
Questi dati sulle esportazioni cinesi in Europa potrebbero spingere la Commissione europea a qualche riflessione sulla decisione di produrre solo auto elettriche dal 2035?
Luca De Meo, presidente di Acea (l’associazione europea dei costruttori di automobili, nda) nei giorni scorsi si è lamentato per l’introduzione dell’Euro 7 e l’aumento dei costi conseguente per le case automobilistiche,. Lo stesso ha fatto Tavares, ma queste lamentele dovevano arrivare due o tre anni fa. Adesso è tardi.
A proposito di Euro 7 ora sembra che, dopo la presa di posizione di Italia e Francia, grazie anche alla presidenza svedese della Ue le scadenze per l’entrata in vigore del provvedimento verranno spostate di tre anni. Modificheranno qualcosa?
Può succedere di tutto. L’Euro 7 così com’è non sta in piedi. Partirebbe da luglio 2025, ma ci potrebbe essere qualche ripensamento, viste anche le elezioni imminenti. Ci sono state rimostranze, anche dei costruttori, ma sono tardive: dell’Euro 7 si sapeva da tempo.
Alla fine si va verso l’elettrico e basta?
Sull’elettrico la strada è tracciata, ci sono gli investimenti così come le programmazioni di prodotti. Magari queste ultime potrebbero essere spostate più in là. Non è un caso che certe case che in Italia puntavano molto sull’elettrico ora puntano sul mild hybryd, soluzione preferita dagli italiani. Mi riferisco, ad esempio, a Volvo, ma anche altre marche. Hanno capito che qui va ancora la macchina “normale”, non l’elettrico, perché quest’ultimo è considerato ancora un sistema problematico, che suscita incertezza.
C’è una possibilità per l’industria europea, e quindi anche italiana, di resistere a cinesi, di cambiare pelle e mantenere delle prospettive?
Siamo in ritardo. E poi le parole di Tavares sono chiare: non si può produrre in Europa un’auto elettrica economica. Bisogna realizzarla fuori. Parole che valgono adesso ma anche per i prossimi anni. Poi ricordiamoci le altre variabili possibili: la guerra, l’energia. Le Ue non le ha prese in considerazione.
C’è il rischio che tra qualche anno la nostra industria automobilistica non ci sarà più?
È un rischio che si corre. Si parla tanto di evoluzione, di cambiamenti. Questa rivoluzione potrebbe portare anche a questo risultato.
C’è, almeno tra i grossi gruppi, qualcuno che si è preparato a questa transizione?
Mercedes ha dietro Geely che è un colosso cinese e che è l’azionista più importante che ha. Volvo è tutta cinese, Jaguar e Rover tutte indiane. Anche altri costruttori potranno finire in mani cinesi. Può succedere di tutto.
Anche i produttori italiani di viti e bulloni per i motori, di sistemi di fissaggio dovranno cambiare?
Non lo so. Parlavo con un professore dell’Università di Bologna che si occupa di automotive, mi diceva che ci sono studenti di ingegneria meccanica che si chiedevano se studiare i motori endotermici oggi non sia uno sforzo inutile, visto che poi si dovrebbe passare all’elettrico. Secondo il docente non spariranno. Rimarrà sempre una componente endotermica.
Gli italiani, comunque, rimangono ancora molto scettici sull’elettrico?
Da Roma in giù non si vede una macchina elettrica. Sono auto che costano e pesa l’incertezza sul futuro. Prima però dobbiamo pensare al parco auto circolante italiano che ha un’età media di 12 anni e mezzo con un sacco di veicoli Euro 0, 1, 2, 3, 4. Occorre una politica che spinga le persone ad acquistare auto più virtuose, accessibili come prezzo, Euro 6. Poi chi vuole si prende la macchina elettrica. Fino a che si andrà avanti così la situazione degli inquinanti rimarrà tale.