Ineos Grenadier: votata all’@vventura

di Roberta Pasero

Tra la Via Emilia e il West. Test drive off e on road, su strade e sterrato attorno a San Polo d’Enza di Ineos Grenadier, molto più di un 4×4, disegnato su un sottobicchiere di birra al pub Grenadier di Londra. L’idea di sir Jim Ratcliffe, industriale inglese del polo chimico, nata nel 2017 arriva sulle strade italiane proprio in questi giorni, dopo il debutto qui ai Wildays.

 

Turbomotore Bmw 3.0 litri a 6 cilindri, volume di carico fino a 2.000 litri, carrozzeria da personalizzare, minimalismo, tecnologia e pulsantiera pure sul tetto finalmente old style, anche per lo sterzo fluttuante é votata più all’@vventura che alla guida sulle strade di città.

AsConAuto: a Londra per il “Summer Meeting di ICDP”

Da oltre 25 anni, la rete di ricerca di ICDP, presente nei principali mercati europei, studia il settore automotive con l’obiettivo di contribuire alla creazione di modelli innovativi nella distribuzione, in grado di offrire concreti benefici sia in termini di processi da ottimizzare che di impatto sulla clientela. Nell’ambito dei vari meeting annuali organizzati da questa rete e riservati agli addetti ai lavori, si riuniscono esperti, organizzazioni e aziende, incluse le case automobilistiche, che stanno guidando il cambiamento nella distribuzione, nei modelli di vendita e nel post-vendita.

 

I ricercatori di ICDP e i relatori invitati hanno modo di confrontarsi, in una sorta  di Think-Thank  permanente, nel delineare le strategie più efficaci per affrontare uno scenario globale in rapida evoluzione e sulle iniziative che stanno implementando per sfruttare le opportunità offerte dalla rivoluzione in atto nel mercato automobilistico.

 

La  condivisione  di  prospettive originali  sulle sfide e  sulle opportunità  vede quest’anno  premiata la  capacità  di innovazione e di successi dimostrata da AsConAuto in oltre 20 anni di attività. Infatti, un intervento del presidente Roberto Scarabel  il 21 giugno pomeriggio  apre  la sessione  di lavori – presieduta da Thomas Chieux, che dirige la ricerca  ICDP sul post-vendita e sui ricambi in Europa  – dedicata a:  “Concorrenza e cooperazione nella distribuzione dei ricambi: che cosa dovranno fare gli operatori per crescere oltre la loro base di clienti tradizionali?” A seguire il progetto Distrigo di Stellantis,  completa  l’analisi  dei mutamenti in corso a opera di primari attori del mercato.

 

“In passato abbiamo già avuto modo di presentare il progetto di AsConAuto nelle attività di ricerca di ICDP – spiega Luca Montagner, Associate Director di ICDP in Italia – considerato un unicum a livello europeo. In questa occasione si è pensato a un coinvolgimento diretto di AsConAuto, con la presenza del presidente Roberto Scarabel, per fare vedere più da vicino questo modello di business e le sfide/opportunità che sono state messe nel mirino. Sarà l’occasione per mettere in luce l’eccezionalità di questo modello di fronte alle aziende leader nel settore automotive che sostengono e fanno parte di questa rete di ricerca. Nel corso di questi due giorni si tratteranno molteplici temi, legati non solo al post vendita, ma anche all’evoluzione dei formati distributivi e alle nuove forme di mobilità, arricchiti con la testimonianza di relatori provenienti dagli Stati Uniti”.

 

“Il mondo dell’auto cambia a ritmo vorticoso e aumenta in misura crescente la necessità di essere veloci, affidabili, puntuali nel reperimento e nella consegna dei ricambi originali  e, proprio per far fronte a questi bisogni, AsConAuto  mantiene  nel proprio progetto  una grande attenzione  ai cambiamenti  per trovare le migliori soluzioni logistiche  di fronte alle nuove esigenze  e per  assicurare il miglior servizio omogeneo sul territorio come i nuovi modelli di business richiedono, come ci riconosce ormai  la reputazione  di affidabilità e di professionalità che il mercato ci attribuisce”, commenta  con soddisfazione  la partecipazione all’evento londinese il presidente Roberto Scarabel.

 

Eurostat: nell’UE il numero di auto per abitante è salito

Nel 2021, il numero medio di autovetture per abitante nell’UE è aumentato da 0,53 a 0,57. Per Eurostat i dati mostrano che i Paesi dell’UE occidentali hanno segnato tassi di motorizzazione (autovetture per 1.000 abitanti) più elevati rispetto ai membri dell’Ue centrali e orientali. Tuttavia, a livello regionale, si sono registrate notevoli disparità nel possesso di autovetture all’interno dell’Unione europea. I tassi regionali sono spesso legati alla situazione economica, ma possono anche essere influenzati da circostanze specifiche. Ad esempio, l’elevato tasso di motorizzazione in Valle d’Aosta (Italia) è influenzato da norme fiscali favorevoli.

Tra il 2001 e il 2021, la Romania ha registrato il più alto tasso di crescita medio annuo di autovetture per 1.000 abitanti (tasso di motorizzazione) tra i membri dell’Ue (+5,4%), seguita dalla Polonia (+4,5%). All’estremo opposto, Malta e Paesi Bassi (entrambi +0,9%), Spagna (+0,8%), Francia e Italia (entrambi +0,7%), Belgio e Austria (entrambi +0,5%), Germania e Lussemburgo (entrambi +0,4%) e Svezia (+0,3%) sono i Paesi che hanno registrato tassi di crescita medi annui inferiori all’1%. In generale, tra il 2001 e il 2021, i Paesi dell’Ue baltici, orientali e dell’Europa centrale hanno registrato crescite maggiori rispetto ai Paesi dell’Ue occidentali.

Se si considerano i veicoli commerciali (autocarri, trattori stradali e veicoli speciali, esclusi rimorchi e semirimorchi) non vi sono differenze sistematiche tra le regioni occidentali e quelle orientali dell’UE. La quota di veicoli utilitari sul numero totale di veicoli stradali in una regione dipende da diversi fattori. Tra questi, i sistemi di trasporto regionali e le infrastrutture per le diverse modalità di trasporto merci, come autostrade, linee ferroviarie, porti e aeroporti. Anche le caratteristiche economiche di una regione giocano un ruolo importante, ad esempio se l’economia regionale è dominata dalle industrie manifatturiere o dai servizi e se la regione è situata su corridoi di trasporto merci europei chiave.

Le due regioni NUTS 2 che hanno registrato il maggior numero di veicoli nel 2021 sono l’Andalusia (oltre 1 milione) e la Catalogna (845.000). Entrambe queste regioni spagnole svolgono un ruolo chiave nel trasporto merci nella regione del Mediterraneo occidentale, con collegamenti diretti via traghetto non solo con le isole spagnole e Ceuta e Melilla, ma soprattutto tra l’Andalusia e il Marocco e l’Algeria, e tra la Catalogna e l’Italia.

Il futuro dell’automotive: resto per i carburanti green

di Luca Cordero di Montezemolo – (dal Festival dell’innovazione de “Il Foglio”)

Sul futuro dell’auto in Italia sono preoccupato. Per passare all’elettrico il 2035 è troppo vicino ed eventualmente sarebbe da imporre in città per i mezzi pubblici. Per il resto sono per i carburanti green.

 

Siamo l’ottavo Paese produttore di automobili, ma tutto viene deciso in Francia, mentre le batterie le fanno in Germania; poi non abbiamo più l’elettronica dopo la chiusura della Marelli; in questo scenario preoccupa la filiera produttiva e per questa servono decisioni consone e veloci. Vedremo nei prossimi anni una grande battaglia su questi temi.  Sono molto preoccupato, credo che anche il ministro Urso dovrebbe esserlo.

 

La Ferrari? La Ferrari ha un piccolo problema, che rischia di diventare molto grande. A me dispiace dirlo. Sono nato nel 1947, l’anno in cui Enzo Ferrari creò l’azienda. Ho dedicato 20 anni della mia vita alla Ferrari. Faccio molta fatica a parlar male dell’azienda, però vedo una situazione molto difficile. Sono molti anni che la Ferrari non solo non vince ma non è in condizioni di lottare fino all’ultimo.

20AI: un nuovo viaggio AI confini dell’immaginazione

di Francesco Fontana Giusti, Experience Teller

Il titolo di questo FRAday è un mio omaggio a uno dei più grandi capolavori di Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello spazio. Un film straordinariamente visionario per l’epoca, che ha saputo toccare e anticipare temi molto importanti e delicati, primo fra tutti il rapporto tra “tecnologia e uomo”. Un viaggio nel futuro immaginato, in cui il grande maestro del cinema chiede di lanciarci in questo percorso verso l’ignoto, lasciandoci l’arduo compito di scavare dentro le nostre insicurezze, paure ancestrali, resistenze mentali e dubbi per trovare dentro di noi le risposte.

 

Ho scelto questo film perché quando mi ha contattato il mio amico Mauro Gentile per chiedermi di moderare il dibattito della seconda giornata del Convegno di Villorba “Artificial Intelligence in Agorà (AIA)”, anch’io, come tantissime persone appassionate di tecnologia, stavo vivendo l’avvento dell’intelligenza artificiale con una certa curiosità, ma anche con un leggero senso di preoccupazione.

 

Diario di bordo del Festival AIA 2023

Siamo entrati nel 20AI: un’era di profonde e veloci trasformazioni tecnologiche che non hanno più a che fare con la fantascienza, eppure nonostante l’intelligenza artificiale sia entrata già abbondantemente nella nostra vita quotidiana attraverso strumenti che noi tutti utilizziamo (penso ad esempio a Siri o ad Alexa), in molte persone prevale ancora una forte resistenza e un atteggiamento apocalittico nei confronti dell’evoluzione tecnologica in atto. L’avvento dell’AI è davvero una catastrofe come si legge in moltissimi articoli pubblicati e condivisi in rete? L’umanità sarà veramente distrutta da un esercito di cloni e robot assistenti che prenderanno il sopravvento sul nostro tempo e sulle nostre vite?

 

L’obiettivo del Convegno Artificial Intelligence in Agorà, unico nel suo genere in Italia per la sua visione globale, è stato quello di informare, di rassicurare e, soprattutto, di fare chiarezza sui rischi, ma anche sulle importanti opportunità di questa nuova tecnologia. Con Luciano Franchin, docente di Filosofia e presidente di BiblioTrevis e gli ospiti presenti al convegno, abbiamo parlato dell’impatto dell’AI sui temi più attuali: Guerre, Medicina, Cybersecurity, Lavoro ed Etica.

 

Come l’AI sta cambiando gli scenari di guerra

Ho incontrato il tenente colonnello dell’Aeronautica militare Angelo Anglani la sera prima del convegno a cena, dove mi ha raccontato tante cose fuori onda che purtroppo non potrò citare in tale sede. Vi assicuro, però, che tutto quello che leggerete e ascolterete vi fornirà delle utili chiavi di lettura sul rapporto tra AI e i moderni conflitti. Durante l’incontro non abbiamo parlato di soldati robot o di guerre stellari, ma di strategie militari che verranno sempre più “rafforzate” dall’AI. 

Se l’intelligenza artificiale è in grado di offrire un indubbio vantaggio strategico nei contesti di guerra con la possibilità di fornire un’immagine più precisa di ciò che sta accadendo in una situazione di combattimento, fornendo dati più accurati e limitando quelli definiti come “danni collaterali”, è anche vero che attraverso questa tecnologia le campagne di propaganda, disinformazione e manipolazione potranno diventare molto più pericolose e virali, trasformandosi in veri strumenti di cyber warfare volte a indebolire e a screditare l’avversario, usando dati e argomentazioni per spingere l’opinione pubblica a prendere una determinata posizione nei confronti del conflitto.

 

In questa nuova dimensione di guerra sempre più “immateriale”, “automatizzata” e “teleguidata”, sarà quindi fondamentale non solo gestire le nuove tecnologie in modo più consapevole, ma soprattutto lasciare all’intelligenza umana la responsabilità strategica e decisionale che nessuna “macchina” e tecnologia potrà mai eguagliare.

 

L’AI per migliorare la diagnosi e la cura dei pazienti

Il campo che beneficerà forse più di tutti dei vantaggi offerti dai sistemi di intelligenza artificiale è quello della medicina: strumenti radiologici che vedono oltre lo sguardo umano, l’accumulo dei big data per rendere le diagnosi sempre più precise e la prevenzione sempre più anticipata, ma anche l’abbattimento di liste d’attesa e di ricoveri spesso inutili. L’uso dell’AI in medicina servirà a migliorare il rapporto medico paziente che è la prima chiave della cura: l’analisi dei dati sarà fatto dall’AI, lasciando più tempo ai medici per visitare i propri pazienti e dare loro quello che le macchine non possono offrire: l’empatia. Come mi ha infatti spiegato Francesco Benazzi, direttore dell’USL 2 di Treviso, Il contributo umano è fondamentale […] l’AI porterà meno errori… e darà la possibilità al medico di avere più tempo libero per il dialogo, per parlare, per umanizzare il rapporto con il paziente.

 

Altro tema fondamentale riguarda la Ricerca: il fatto di disporre di tecnologie evolute che analizzano una quantità enorme di dati, permetterà alla ricerca di fare passi da giganti per diagnosticare precocemente le malattie, offrendo cure sempre più personalizzate e mirate. Vincenzo Papes, amministratore delegato del Gruppo Centro di medicina, ha sottolineato un aspetto a mio avviso molto interessante usando il termine “alla moda” per le tecnologie mediche arricchite di AI:

Oggi se non si compra un’apparecchiatura con l’AI tutti pensano che sia un apparecchio vecchio […] 

 

Ultimo tema affrontato è quello dell’invecchiamento della popolazione, che ho approfondito con Giorgio Pavan, direttore generale dell’I.S.R.A.A, la più grande RSA del Veneto, che ha ipotizzato un possibile futuro con robot di compagnia per rispondere ai nuovi bisogni assistenziali. La presenza di un robot potrà, ad esempio, supportare l’anziano nelle attività quotidiane e nella gestione delle terapie, monitorare lo stato di salute, diminuire i deficit cognitivi, migliorando in qualche modo la qualità della vita del paziente.

 

Il ruolo dell’AI nella Cybersecurity

Il settore della cybersecurity è uno degli ambiti in cui l’intelligenza artificiale giocherà un ruolo sempre più decisivo. Per affrontare questo argomento ho intervistato Luca Sambucci di cui riporto una frase che considero emblematica, perché esprime il senso dell’intero discorso: “Attaccare è economico, difendersi lo è molto di meno”. Come mi ha infatti spiegato, difendersi dagli attacchi è molto più difficile che attaccare: “Nella sicurezza informatica, c’è questa asimmetria dove per l’attaccante è sufficiente aver successo una sola volta anche su 10,000 attacchi, mentre in difesa ci si deve difendere 10,000 volte”.

 

Sono tanti i nuovi sistemi per proteggerci e bloccare preventivamente gli attacchi, ma il vero punto critico del rischio AI sta nel fatto che se cade nelle mani sbagliate, rischiamo che si verifichino gli scenari catastrofici di cui tutti parlano. Un altro argomento molto dibattuto nell’ultimo periodo è quello che riguarda Chat GPT, di cui ho parlato sia con Luca Sambucci che con Michele Pelillo, docente di computer science all’Università Ca’Foscari. Entrambi hanno la stessa opinione al riguardo: anche se il sistema può sembrare intelligente, in realtà non lo è e non lo sarà mai. È facile trarlo in inganno e verificarne i limiti, ma c’è chi ci ha persino scritto libri o che lo utilizza per emails, messaggi post, senza curarsene, perché viviamo in una nuova società, definita da Michele come la “società della pigrizia”. 

 

Un’altra trasformazione nel mondo del lavoro

Non è una novità: la tecnologia ha SEMPRE trasformato il mondo del lavoro – basti pensare ai Bancomat che hanno eliminato le persone alla cassa, ma sono stati creati anche nuovi lavori più qualitativi. Un’interessante indagine di Goldman Sachs rivela che l’Intelligenza Artificiale cancellerà circa 300 milioni di posti di lavoro, ma ne creerà dei nuovi accrescendo la produttività. Una vera rivoluzione. Le aziende dovranno quindi rivedere i loro modelli di business, perché l’A.I avrà un impatto forte su come verranno fatte le cose e modificherà completamente il rapporto azienda/cliente.

 

Come mi ha spiegato Lorenzo Ruggeri, expert partner di Bain & Company: “L’intelligenza artificiale generativa cambierà il dialogo tra azienda e cliente […] E migliorerà la qualità del servizio”. L’innovazione non si può fermare, fa parte del nostro processo evolutivo. Il punto è che dobbiamo cercare di cavalcarla e usarla per crescere, aprire la mente ed essere flessibili per non farci guidare da lei, ma guidarla noi: l’equazione vincente sarà sempre Uomo/Macchina.  Molti nuovi lavori saranno infatti legati alla tecnologia ma, anche in questo caso, la dimensione umana rimarrà fondamentale. L’aspetto interessante su cui spesso non si focalizza abbastanza è che con il tempo “guadagnato” dal lavoro delle macchine, potremo tutti progredire e “reinventarci”, magari imparando qualcosa di nuovo, come mi suggeriva Luca Sambucci.

 

La cultura dell’innovazione dev’essere guidata sempre dall’educazione

Lo sviluppo tecnologico ha sempre portato con sé questioni etiche, fino a rimettere in questione la nostra libertà di scelta. Dobbiamo sempre salvaguardarla. Come infatti afferma Luciano Franchin, filosofo e ideatore del convegno: “La libertà è una condizione fondamentale per sostenere il peso del mondo”. L’educazione dei genitori, la scuola, la comunicazione istituzionale sono elementi fondamentali per guidare i giovani nelle scelte che faranno nella vita, creare in loro un senso di responsabilità. Ma soprattutto per aiutarli a comprendere ciò che è l’AI e ad usarla “responsabilmente”, rispettando il prossimo e se stessi.

 

Il filosofo termina la sua intervista sottolineando un aspetto etico estremamente importante: “L’AI è un grande accumulo di dati. Dove vanno a finire questi dati? Chi ne è in possesso? Sono le nostre vite che consegniamo ad altri, a qualcuno, ai grandi operatori AI. Facciamo una riflessione su questo. Qualcuno dovrà impedire che questi dati possano essere utilizzati senza che lo vogliamo“.

 

Questo weekend voglio presentarvi un’amica speciale

Lei si chiama Victoria, ma non è umana. È un robot di ultima generazione: un simulatore di parto che l’Ulss 2 ha acquistato per formare i suoi giovani medici. Ho avuto il piacere di conoscerla e di intervistarla per voi. Termino questo lungo FRAday immersivo con una piccola riflessione che si ricollega al titolo iniziale. Perché il viaggio nel futuro non è mai scontato né tanto meno prevedibile. Ma l’unica cosa che possiamo fare per non trasformarlo in un’odissea è utilizzare la nostra intelligenza umana per comprendere la nuova tecnologia e sfruttare le sue enormi potenzialità per generare progresso e migliorare la nostra vita. Voi cosa ne pensate? I miei canali social Facebook e Instagram sono aperti al dibattito”.  20AI. Salite a bordo, oggi è FRAday. 

I “mostri” del web: quanto vale una vita per un “Bordeline”?

di Influencer con la testa sulle spalle

Un episodio drammatico, bruttissimo, che ha colpito tutti. Il mondo dei genitori, dei figli, dei giornalisti, dei papà, delle mamme e dei creatori digitali. Già, perché quanto accaduto a Casal Palocco, a Roma, quando una Lamborghini Urus, il SuperSuv di Lamborghini, ha urtato una smart sulla quale viaggiavano una mamma e i suoi due bambini, deve far riflettere. Uno dei due piccoli, Manuel, 5 anni, è morto sul colpo.

Quello che fa ribrezzo è la dinamica dell’incidente: perché alla guida della potente Lamborghini c’era uno YouTuber, uno di quei ragazzi che fanno soldi pubblicando video su YouTube. Loro si chiamano i “The borderline”, ragazzi che ora avranno sulla coscienza per tutta la vita la morte di un bambino. Per che cosa? Per un video e acchiappare qualche visualizzazione in più su YouTube. Avranno tempo per riflettere su quanto hanno fatto, ma soprattutto quanto accaduto deve farci riflettere: sono questi i creatori digitali che vogliamo? Sono queste le persone che popolano i vari social network?

La risposta è no, non sono questi. Ringraziando Dio, i “pazzi” (non fatemi usare parole diverse…) sono davvero pochi; un nugolo di malviventi digitali (a me piace questo neologismo) che non hanno capito l’aspetto più importante di popolare la Rete: bisogna divenire dei punti di riferimento, bisogna dare il buon esempio. Sempre e comunque. E, dunque, niente video con il telefono in mano, mani alle 10.10, cintura sempre allacciata (anche dietro…), rispettare la segnaletica e così via. Se proprio vuoi correre, vai a farlo all’autodromo: lì dove potrai anche schiantarti, se vuoi. Quanto vale una vita? Quella del piccolo Manuel tantissimo, quella dei “The Bordeline”… beh, decidete voi.

Audi City Padova: ecco il primo digital showroom del brand

Audi City è l’innovativo concept relazionale che mette l’uomo al centro consentendo al cliente di entrare in contatto con il mondo Audi unendo esperienza fisica e digitale. A Rubano, in provincia di Padova, nel suggestivo scenario di un ex opificio della seconda metà dell’Ottocento totalmente restaurato, è stato inaugurato il primo Audi City d’Europa, nato dalla collaborazione tra la Casa dei quattro Anelli e Scarabel S.p.A., storico Dealer automotive con sede nell’area patavina di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario. A tagliare il nastro di Audi City Padova, sono stati Fabrizio Longo, direttore Audi Italia, e Roberto Scarabel, amministratore unico di Scarabel SpA.

 

Il concept Audi City prevede due vetture in esposizione, mentre sfiorando un touchscreen da 60 pollici è possibile conoscere nel dettaglio l’intera offerta del brand. Una volta selezionato il modello, il cliente sale a bordo virtualmente grazie a un visore 3D corredato di due sensori per l’hand tracking che garantiscono un’esperienza immersiva. Aprire le portiere, ascoltare il sound del motore, azionare il tetto panoramico e modificare la configurazione degli interni a proprio piacimento: tutto è possibile nell’Audi City. Solamente l’esperienza di guida non è demandata alla realtà virtuale.

 

Ogni dettaglio, presso Audi City, è realizzato con cura sartoriale: dai ricercati rivestimenti ai sofisticati complementi d’arredo sino all’oggettistica firmata Audi. Per realizzare questo progetto, il brand ha coinvolto Scarabel SpA che nel 2020 ha acquisito l’immobile e dal 2021 ha iniziato la trasformazione dello storico opificio in un luogo unico. La struttura può oggi contare su di una superficie coperta di 1.000 metri quadrati cui si aggiungono spazi per ulteriori 800 mq. All’interno del reparto officina sono operativi 6 ponti idraulici e 2 colonnine di ricarica nell’area esterna.

 

Massima attenzione all’assistenza: il fiore all’occhiello tra i servizi after sales è rappresentato dall’Audi service station che, con risvolti time saving, consente ai clienti h24, 7 giorni su 7, di consegnare e ritirare la vettura in totale sicurezza così che venga sottoposta all’intervento dei tecnici specializzati per riparazioni, tagliandi e diagnosi. Il concept Audi City è stato oggetto del talk “Relazione e digitalizzazione”, moderato dal giornalista Alessio Jacona, nel corso del quale si sono confrontati Roberto Scarabel, Fabrizio Longo e Luca Montagner, Senior Advisor & Partner di Quintegia.

Sicurezza stradale: non è un optional, ma un diritto di tutti

di Toni Purcaro,  Executive Vice President DEKRA Group e presidente DEKRA Italia

È positivo che il Governo e il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Matteo Salvini, abbiano posto l’attenzione sulla riforma del Codice della Strada, con un disegno di legge che sarà presentato presto in Parlamento e che pone maggiore attenzione sulla sicurezza stradale in Italia.

 

È molto importante sensibilizzare le nuove generazioni, attraverso anche campagne informative nelle scuole, in quanto vivono la mobilità come un vero e proprio servizio di condivisione, tramite l’utilizzo delle piattaforme di sharing.

 

A maggior ragione, alla luce degli ultimi avvenimenti di cronaca, concordo con l’intenzione del ministro Salvini di implementare le norme di sicurezza da applicare sia ai neopatentati, aumentando controlli e inasprendo le sanzioni, sia agli utilizzatori di monopattini, per proteggere anche i pedoni da eventuali pericoli di una guida errata o pericolosa.

Bisogna, inoltre, monitorare lo stato d’uso dei mezzi di sharing urbano, in quanto passando da un utente a un altro necessitano di una verifica costante del livello di sicurezza.

 

A tal proposito, DEKRA, ogni anno effettua 28 milioni di revisioni nel mondo, oltre a testare gli standard di sicurezza fisica e digitale dei veicoli di nuova generazione per renderli sempre più performanti e automatizzati.

 

Come sappiamo, nel periodo gennaio-giugno 2022, l’Istat ha registrato 81.437 incidenti stradali con lesioni a persone e 1.450 vittime, per cui occorre capire che la sicurezza stradale nel nostro Paese deve diventare una questione culturale: dobbiamo aumentare la consapevolezza che la sicurezza non è un optional, ma un diritto di tutti.

Autocarri: nel 2022 parco circolante a oltre 5,1 milioni

Nel 2022 in Italia il parco circolante di autocarri (includendo sia gli autocarri per il trasporto merci sia gli autocarri per uso speciale) è arrivato a quota 5.159.187 unità. Rispetto al 2000, quando gli autocarri in circolazione nel nostro paese erano 3.377.573, si è registrata una crescita del 52,7%. Questi dati emergono da un’elaborazione dell’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile di AIRP (Associazioni Italiana Ricostruttori Pneumatici) sulla base di dati ACI.

La presenza complessiva di veicoli in circolazione ha registrato un incremento del 32%. Per gli autocarri, come anticipato, si parla di un aumento del 52,7%, che è maggiore sia di quanto riscontrato per autovetture e autobus sia della crescita media registrata dal parco circolante nello stesso periodo nel nostro paese. I motivi di questa crescita molto forte sono da ricercare nell’ascesa del fenomeno dell’e-commerce, che ha portato a un aumento della domanda di trasporto merci anche sulle lunghe distanze, aumento che si è tradotto in una crescita del numero di imprese attive nel settore e della quantità di merci trasportate su gomma in Italia (+14,1% solo tra il 2015 e il 2020).

L’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile di AIRP offre anche un dettaglio territoriale relativo allo sviluppo del parco circolante di autocarri nel nostro Paese, dettaglio da cui emerge che la regione in cui la presenza di autocarri è cresciuta maggiormente tra il 2000 e il 2022 è il Trentino-Alto Adige, con un aumento del 259,6%. In seconda posizione segue la Valle d’Aosta (+131,2%), e poi ancora Sardegna (+96,8%), Molise (+80,1%), Basilicata (+79,1%) e Calabria (76,5%). Le crescite minori si sono verificate invece in Lombardia (+33,9%), Liguria (+31,1%) e in particolare in Piemonte (+20,5%), regioni che già avevano un consistente parco circolante di autocarri. La regione con il parco autocarri più sviluppato è la Lombardia (738.264), seguita da Sicilia (431.107), Veneto (425.784) ed Emilia-Romagna (415.827).

Nonostante la crescita, i mezzi in circolazione in Italia hanno un’età media di 19 anni rispetto ai 14 di quella europea, secondo i dati di ACEA. Da qui la necessità impellente di un ricambio, evidenzia AIRP, insieme a una sempre maggiore attenzione nei confronti degli pneumatici: una efficace risposta è anche quella di fare uso quella delle gomme ricostruite che portano a risparmi sulle spese di gestione e rappresentano un esempio virtuoso di attenzione all’ambiente.

Transizione automotive: non bisogna essere dogmatici

di Massimiliano Di Silvestre, presidente e amministratore delegato di Bmw Italia (dalla rassegna Forum in Masseria 2023)

La trasformazione ecologica e sostenibile del settore automotive non passa solo per la mobilità elettrica. Non bisogna essere dogmatici: bisogna lavorare tutti insieme – aziende, istituzioni e rappresentanti politici – e investire per rendere sostenibili tutte le forme di propulsione, compresa la benzina e il Diesel.

Sappiamo che sono previste 38 stazioni di rifornimento a idrogeno e siamo fermamente convinti che sia una strada fondamentale da percorrere, così come anche la de-burocratizzazione dell’installazione di colonnine per la ricarica elettrica negli spazi pubblici e privati e la riforma fiscale per il rinnovamento del parco circolante.