Motor Valley Fest: di Aldo Drudi il poster ufficiale

Le nuove tecnologie e la tradizione motoristica della Motor Valley si incontrano nella creatività e nei giochi di colori e segni di Aldo Drudi. Il celebre designer romagnolo, interprete dell’immagine dei più importanti eventi della Terra dei Motori, è stato chiamato anche quest’anno, a realizzare il poster dell’edizione 2023 del Motor Valley Fest (11-14 maggio) sul tema “Sustainable Intelligence”.

Drudi, tra i finalisti dell’edizione 2024 del Premio Compasso d’Oro con il Progetto del Misano World Circuit di Misano Adriatico, per l’edizione 2023 del più grande festival a cielo aperto nella Terra dei Motori emiliano-romagnola ha concepito e realizzato un manifesto che mette in mostra sette creazioni a quattro e due ruote dei brand iconici della Motor Valley: Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Pagani, Dallara, Energica.

“Abbiamo usato quest’anno lo stemma di Modena, la città più racing dell’Emilia-Romagna, utilizzando linee grafiche che riprendono il logo del Motor Valley Fest – spiega il designer Drudi –-l’idea alla base di questi poster è quella di enfatizzare questi gioielli della Terra dei Motori attraverso segni grafici che ricalcano le linee meravigliose di queste auto e di queste moto, ‘gioielli’ creati nel luogo più rinomato a livello internazionale, la Motor Valley. Attraverso la nuova grafica rappresentiamo il grande stile italiano, l’eccellenza delle forme e del design più esclusivo”.

 

                                             

 

                                              

Automotive: l’esempio vincente del “Sistema Emilia-Romagna”

(da “il Giornale” del 3 maggio 2023)

 

Grazie alla felice intuizione del Motor Valley Fest (11-14 maggio), il pubblico (appassionati, gente comune, giovani, turisti) ha il privilegio unico di passeggiare tra i capolavori dell’industria automobilistica made in Emilia-Romagna e di scoprire, allo stesso tempo, piazze e vie di una delle città più belle d’Italia: Modena.

 

Motori, monumenti, storia, tradizione, musei (da visitare assolutamente la casa natale di Enzo Ferrari, a due passi dal centro, e quella del grande Luciano Pavarotti nelle campagne circostanti) e buona cucina, dunque: tutti ingredienti per trascorrere giornate indimenticabili in un territorio che tutto il mondo ci invidia.

 

Una felice intuizione, quella di organizzare il Motor Valley Fest, che sta contribuendo a rimettere l’Emilia-Romagna sempre più al centro di importanti appuntamenti in chiave motoristica.

 

Oltre all’Autodromo di Imola che la settimana successiva all’evento modenese ospiterà il Gran premio di Formula 1, è da ricordare la rassegna Auto Moto d’Epoca che, da Padova, proprio quest’anno si sposterà a Bologna (26-29 ottobre) per trovare una nuova dimensione.

 

E qui il polo fieristico bolognese avrà così modo di rivivere, seppur con un pubblico e un format diversi, i ricordi del mitico Motor Show, manifestazione arrivata a portare tra i padiglioni della Fiera fino a un milione di persone, soprattutto giovani, in una sola edizione. Che tempi! Che voglia di passione! E che tifo sugli spalti durante le esibizioni motociclistiche, le sgommate delle monoposto e il gran finale del Memorial Bettega.

Ma c’è anche chi vive la passione in chiave «giramondo» a bordo di comodi camper e caravan, in simbiosi con la natura. E qui la Fiera di Parma, con il Salone dedicato a questo settore, dal 9 al 17 settembre, aggiunge un altro tassello a un mosaico di eventi che danno ancora più lustro a questo territorio.

Futurmotive Expo & Talks, all’interno di Autopromotec, sempre in Fiera a Bologna (16-18 novembre), evento pensato per costruttori, componentisti, distributori e buyers, guarderà invece al futuro della mobilità e alle innovazioni del settore automotive. Insomma, l’Emilia-Romagna dei motori è in costante accelerazione.

Gruppo Costruttori ANFIA: Tossini alla presidenza

Foto: Umberto Tossini

 

Umberto Tossini, Chief People & Culture  Officer di Automobili Lamborghini, è stato nominato presidente del Gruppo Costruttori ANFIA e vicepresidente dell’Associazione per il quadriennio 2023-2026. Tommaso Landolfo (Regulatory Affairs Specialist di Piaggio Group), Antonio Liguori (Presidente e Amministratore delegato di Industria Italiana Autobus) e Marco Orecchia (Amministratore delegato di Farid Industrie) sono invece stati eletti come membri delegati al Consiglio Generale dell’Associazione. 

“Il servizio alla comunità si esplicita in tante forme – ha commentato Umberto  Tossini -. Accetto volentieri, animato proprio dallo spirito di servizio, la nomina a presidente del Gruppo Costruttori di ANFIA, grazie alla fiducia che le Imprese associate mi hanno espresso. È un momento cruciale per la trasformazione del settore  automotive. Le sfide connesse alla transizione ecologica e digitale sono cruciali per garantire la competitività del Paese e delle Aziende che lo rappresentano nel contesto europeo e mondiale. Dobbiamo partire da scelte chiare, sorrette da una pianificazione solida e condivisa con tutte le parti in causa. Perché solo Imprese forti e competitive  possono garantire al Paese un futuro prospero assieme all’attenzione necessaria alle  nuove generazioni e al miglioramento della qualità del lavoro. Senza investimenti in competenze ed opportunità di crescita sostenibile viene meno anche il senso di Comunità, che è alla base di ogni solida democrazia che guardi al futuro con fiducia e rispetto”.

Forzarci alle auto elettriche: tanti i sostenitori anche a casa nostra

di Cristiano Donelli, Policy Advisor del Parlamento UE

Uno dei difetti principali che ha il sistema italiano è quello che troppe persone, ai vertici nella politica e nella comunicazione di massa, fanno i sostenuti, gli scienziati, gli oggettivi, quelli che guarda caso vanno contro le strategie intraprese dalle aziende italiane che danno lavoro e benessere. Certo è che se si vuole che si mantenga valore nel nostro Paese bisognerebbe smetterla di fare le pulci alle nuove tecnologie che possono preservare ciò che di buono la tecnica ha creato, nel caso nel settore automobilistico, per andare dietro a esaltazioni ambientaliste che anche lì sarebbe da vedere quanto siano sincere e non lanciate da interessi esterni e ben poco idealistici.

Andando incontro invece a corrette sensibilità di migliorare l’impatto dell’umanità nei territori, ma allo stesso tempo contemplando l’interesse nazionale dei nostri Paesi a proseguire con lavoro e progresso economico, si stanno facendo passi avanti decisivi nel rendere praticabili in larga scala nel più breve tempo possibili carburanti avanzati che andranno ad alimentare i motori endotermici più moderni che sono stati inventati.


Ci sono due categorie, gli e-fuels che derivano dagli sviluppi della chimica e i biocarburanti che invece hanno un’origine biologica con materiali che seguirebbero, quindi, un circolo virtuoso di rinnovabilità rispetto alle attuali fonti fossili, di cui si possono fare distinzioni, ma che entrambi agiscono nell’ottica di preservare il nostro patrimonio tecnologico e anzi di lavorare per sviluppare nuove tecnologie a casa nostra.


Dovremmo tutti noi sostenere queste soluzioni per provare a smarcarci dal futuro dominio cinese nel campo e invece riusciamo, come troppo spesso accade e in cui in Italia siamo campioni, a essere i primi tifosi del masochismo che ci porterà a diventare sempre più succubi in nome di qualche emissione in meno e di farsi fighi davanti a chi ha il potere adesso per mostrarsi allineati alla religione scientifica dominante.

Ormai siamo anche stufi di ricordare quanto impatto ambientale e che scarsa etica ci sia nel reperimento dei materiali necessari per la transizione forzata massiva alla mobilità totalmente elettrica, tutti poi vedono che le spese per spostarsi aumenteranno sempre di più e che questa svolta elitaria sarà l’ennesimo sgarbo fatto ai popoli che vogliono il benessere e non l’oscurantismo medievale come portato da questi mono-tecnologia.

I report di giornalisti di inchiesta sono sempre interessanti, ma quando iniziano a essere strumenti di giustificazione delle scelte obbligatorie dei potenti, ritengo inconsciamente nello specifico caso di Milena Gabanelli, perdono immediatamente la forza di rottura che dovrebbero avere per colpire nel segno.

Carvago-Politecnico di Praga: come rivoluzionare l’acquisto dell’usato con l’intelligenza artificiale

Foto: Antonio Gentile, Country Manager di Carvago per l’Italia

 

L’intelligenza artificiale (AI) rappresenta ancora oggi un qualcosa di difficile comprensione per la maggior parte degli esseri umani, nonostante venga applicata in settori trasversali: aiuta a gestire le reti elettriche, a rivelare possibili tumori, a scegliere capi di abbigliamento negli e-shop e, adesso, sta cambiando anche il modo di vendere le auto usate. Carvago ha deciso di abbracciare appieno questo trend collaborando a un progetto di AI con il Politecnico di Praga, (ČVUT), una delle più grandi e antiche università tecniche d’Europa. Nell’ambito del Programma operativo “Imprese e innovazione per la competitività (OP PIK)”, il gruppo EAG, di cui Carvago fa parte, ha quindi avviato una collaborazione con gli esperti di intelligenza artificiale del Laboratorio di scienza dei dati del Centro universitario per l’efficienza energetica degli edifici (UCEEB) del ČVUT.

 

Entrambi i partner stanno lavorando a una serie di progetti di ricerca unici nel loro genere, i più promettenti dei quali finiranno per essere messi in pratica. L’intelligenza artificiale si sta già dimostrando uno strumento straordinario nell’elaborazione di grandi volumi di foto di automobili usate. Il sistema mette in ordine decine di migliaia di immagini a una velocità senza precedenti, a seconda che mostrino gli esterni, gli interni o altre parti dell’auto. Ma non è tutto, perché riconosce la marca e il modello dell’auto, nonché l’angolazione da cui è stata scattata la foto.

 

“La collaborazione tra il ČVUT, il settore imprenditoriale e il trasferimento di metodi scientifici nella pratica, è una delle tre aree principali di sviluppo dell’università che arricchisce entrambe le parti”, aggiunge Miroslav Čepek, professore associato presso il ČVUT, spiegando in che modo tale collaborazione sia vantaggiosa per la sfera accademica. “L’azienda ottiene l’accesso a tecnologie all’avanguardia che la aiuteranno a sviluppare le proprie attività, mentre per gli esperti del ČVUT, progetti come questo, sono un’opportunità per trasferire la scienza in applicazioni pratiche e acquisire esperienza con le singole tecnologie nell’impiego pratico. Ciò è doppiamente vero nel campo dell’intelligenza artificiale, dove il corretto funzionamento della maggior parte dei metodi dipende dalla disponibilità di grandi quantità di dati. Ottenerli in ambiente universitario è difficile, ma per aziende come Carvago, gestire i big data è una routine quotidiana”.

 

Inoltre, il ČVUT nei suoi progetti coinvolge anche gli studenti, per i quali la collaborazione rappresenta un’opportunità di fare esperienza sul campo durante gli studi. Attualmente Carvago sta lavorando per integrare la settima generazione del modello di apprendimento automatico nei suoi sistemi interni. Suddetta generazione di modelli rappresenta una svolta per l’azienda. Una volta determinato il prezzo iniziale dell’auto, esaminerà ancora le foto dell’auto modificando di conseguenza il prezzo. Tuttavia, la ricerca non si limita all’elaborazione delle foto. L’intelligenza artificiale aiuta gli analisti di Carvago a estrarre dal testo non strutturato delle inserzioni informazioni su equipaggiamento, riparazioni importanti o sull’esistenza di un libretto di manutenzione. In futuro, l’azienda ha in programma di generare le proprie descrizioni degli annunci in base ai parametri estratti sulle automobili.

 

Oltre le possibilità dell’essere umano

 

“Se conoscessimo il telaio di ogni auto pubblicizzata, potremmo trovare tutte le informazioni necessarie in modo relativamente facile e affidabile. Ma su scala europea, in nove auto su dieci pubblicizzate il telaio non è menzionato”, spiega Antonio Gentile, Country Manager di Carvago per l’Italia. “Disponiamo di una serie di foto, di dati strutturati come il chilometraggio, il prezzo, i parametri del motore e così via, oltre a qualche descrizione testuale, spesso imprecisa, con refusi e formulazioni poco chiare. Non è umanamente possibile elaborare manualmente questi dati nel volume che ogni giorno fluisce attraverso i nostri sistemi”.

 

“Quando diciamo che Carvago è un’azienda principalmente tecnologica, non si tratta solo di una frase fatta”, ha aggiunto Antonio Gentile. “Ogni giorno analizziamo milioni di annunci di auto provenienti da tutta Europa per fornire ai clienti la più ampia gamma di automobili sul mercato”.

 

In termini di potenziale di innovazione e rilevanza pratica, l’area più importante della collaborazione di ricerca è quella degli algoritmi per determinare il prezzo delle automobili in base al tipo, all’età e all’equipaggiamento. Grazie alla disponibilità di un’ampia serie di annunci pubblicitari provenienti da tutta Europa, gli esperti del ČVUT sono stati in grado di creare un algoritmo che determina il prezzo di un’auto specifica con una precisione di circa il tre per cento. Per i marchi comuni come Skoda o Volkswagen, la precisione è ancora maggiore.

 

Ulteriori miglioramenti in programma

 

Imparare a riconoscere dalle fotografie altri elementi dell’equipaggiamento, danni specifici ed elementi inusuali è già una sorta di routine di ricerca per entrambe le parti che collaborano. Tra le prossime grandi sfide che, per inciso, vengono ora affrontate in tutto il campo dell’apprendimento automatico, va ricordata la cosiddetta interpretabilità dei modelli, in cui gli esperti cercano di utilizzare vari metodi di reverse engineering per capire quali fattori i modelli valutano come importanti per il processo decisionale. Questo non solo aiuta a creare fiducia nell’intelligenza artificiale all’interno dell’azienda, spiegando i risultati locali, ma genera anche nuove osservazioni che portano a ulteriori idee e miglioramenti aziendali. 

 

La seconda sfida è la certezza o l’incertezza con cui i modelli restituiscono le risposte. “Approcceremo l’informazione secondo cui l’auto dovrebbe costare 13.500 euro e il modello è sicuro al 95%, in modo diverso rispetto al caso in cui il prezzo sia lo stesso, ma con una certezza del 17%”, conclude Antonio Gentile.

Gruppo Componenti ANFIA: Stella rieletto al vertice

Foto: Marco Stella

 

In occasione dell’Assemblea  del Gruppo Componenti di ANFIA svoltasi a Eataly Lingotto (Torino), Marco Stella, amministratore delegato di Duerre Tubi Style Group, è stato rieletto alla presidenza del  Gruppo. Stella, che nelle prossime settimane avrà facoltà di nominare i tre vicepresidenti del Gruppo con deleghe su argomenti specifici, resterà in carica fino al 2026. Sono inoltre stati eletti il Comitato Direttivo del Gruppo Componenti, composto da 19  associati, e i 7 membri del Gruppo che faranno parte del Consiglio Generale ANFIA, per il  quadriennio 2023-2026. Per Marco Stella si rinnova anche la qualifica di vicepresidente dell’Associazione.

“Accolgo con piacere la conferma dell’incarico alla presidenza del Gruppo  Componenti – ha dichiarato Marco Stella -. Il settore automotive sta oggi attraversando  un momento difficile e ricco di sfide a partire da quelle normative, che implicano la  necessità di consolidare una roadmap di decarbonizzazione della mobilità a livello  europeo coordinando la recente proposta di regolamento sui nuovi standard Euro 7 per i veicoli leggeri e pesanti con il regolamento ancora in discussione sulla riduzione delle emissioni di CO2 delle nuove auto e veicoli commerciali leggeri e con la nuova proposta  sui target di riduzione della CO2 dei veicoli pesanti. Nei prossimi mesi e anni serviranno concretezza e realismo per gestire gli impatti economici e sociali della transizione, con l’industria e il Governo pronti a lavorare sinergicamente per salvaguardare la  competitività della filiera e i posti di lavoro a rischio. E’ prioritario sostenere le  imprese nella riconversione produttiva degli impianti e nello sviluppo di nuove  tecnologie, parimenti alla costruzione di un ecosistema nazionale che ci aiuti ad  attrarre nuovi investimenti nel Paese, soprattutto laddove ci sono gap di competenze o filiere ancora da sviluppare”.

ACI Milano e la Champions: sventolano le bandiere di Inter e Milan

“Due squadre in semifinale di Champions League sono un vanto per tutto il movimento sportivo della città. Per questo, da istituzione sportiva ubicata nel cuore di Milano, esponiamo sul balcone della nostra storica sede di corso Venezia due bandiere: una del Milan e l’altra dell’Inter”.

Lo annuncia Geronimo La Russa, presidente dell’Automobile Club di Milano. “Le lasceremo sventolare – prosegue – sino al giorno della semifinale di ritorno, come simbolo di una Milano, la nostra Milano, sempre più protagonista a livello internazionale in ogni settore”.

“Vedo – conclude il presidente di ACI MIlano – ho visto che molte finestre della città si sono tinte dei colori di una delle squadre, mi auguro che la nostra iniziativa spinga un po’ tutti a colorare di rosso-nero-azzurro Milano”.

Mobilità elettrica: colonnine, porta d’ingresso per attacchi cyber

Stefano Brusaferro, Sales & Marketing Director di HWG

Il vasto mondo IoT presenta ogni giorno nuove soluzioni che spaziano in vari settori. Tra questi sicuramente il settore automotive che sta investendo ingenti risorse per offrire al mercato soluzioni sempre più efficaci. Complice l’esigenza di salvaguardare l’ambiente e di contrastare il cambiamento climatico, l’industria automobilistica si sta concentrando sempre di più sullo sviluppo di mezzi elettrici, producendo trasformazioni sostanziali soprattutto sul piano dell’approvvigionamento energetico. Il cambiamento avviene sul terreno del rifornimento, con la creazione di sempre più punti da utilizzare per la ricarica elettrica dei mezzi.

I numeri

Secondo il report trimestrale dell’associazione Motus-e, in Italia, a fine marzo 2023, abbiamo toccato quota 41.173 punti di ricarica per auto elettriche, 22.107 colonnine e 15.262 location. Se da un lato questi numeri sono il segno di un settore florido e promettente, da un altro lato non possono non destare timori sul fronte della sicurezza informatica. Ogni oggetto connesso, ogni endpoint dell’ecosistema IoT è per i cybercriminali una porta di ingresso nel sistema.

I rischi maggiori

Avere il controllo di una colonnina di ricarica significa poter violare l’account dell’utente e da lì entrare nell’APP con cui gestisce il rifornimento della sua vettura. E non si ferma qui. Avere accesso all’app significa essere nel suo smartphone e poter accedere a tutti i suoi dati. Non è per nulla remota l’ipotesi che l’utente possa ritrovarsi vittima di un ransomware e vedersi chiedere un riscatto per rientrare nella disponibilità del dispositivo e del suo contenuto.

A rischiare, però, non è solo l’utente singolo. L’altro dispositivo che può essere hackerato con un ingresso dalla colonnina è l’auto stessa. Ciò lascia aperta la possibilità di attacchi all’intera flotta di un produttore di veicoli elettrici, con danni di portata ingente. Ovviamente non va dimenticato il rischio a carico della società energetica che garantisce l’erogazione, che può ritrovarsi con interi punti di rifornimento bloccati da un ransomware e da una richiesta di riscatto potenzialmente milionaria.

Gli eventi criminosi che un attaccante può generare da una colonnina sono diversi: furto di potenza di ricarica, che si traduce in utilizzo gratuito non autorizzato del servizio; manipolazione dei sistemi di pagamento; interruzione del funzionamento della stazione di ricarica; violazione del sistema digitale dei veicoli, con possibile danneggiamento di alcune componenti cruciali (tra tutti, le batterie).

Le vulnerabilità dell’infrastruttura di ricarica

La gestione delle infrastrutture di ricarica delle automobili elettriche genera un importante problema di sicurezza informatica. Un attacco esterno a una colonnina può trasformarsi in uno strumento per colpire più vittime: l’utente singolo, la società di gestione del servizio, il produttore dell’auto stessa, fino al sistema nella sua complessità, poiché la colonnina rappresenta un punto di accesso all’intera rete elettrica.

I pericoli legati a sistema di ricarica

Il pagamento della ricarica è un tipo di transazione che avviene all’interno di un sistema integrato per l’incasso degli importi. Operazione preliminare è l’identificazione dell’utente alla colonnina tramite un token ID che consiste spesso in una tessera (NFC, Near-Field-Communication) associata a un conto bancario. I pagamenti vengono gestiti solitamente da un protocollo specifico (Open Charge Point Protocol), che regola le comunicazioni tra il sistema integrato e il punto di ricarica. Da questo parte la richiesta al sistema per identificare l’utente; il sistema accetta e comunica con il punto di ricarica che è così pronto per erogare il servizio.

In questo schema estremamente semplice non sono pochi i punti critici, a partire dalle tessere NFC, i cui dati potrebbero non essere soggetti a cifratura. Si tratta di un’ipotesi remota, poiché è sempre più diffuso l’utilizzo della crittografia DES per questo tipo di oggetti, tuttavia, resta un’ipotesi da tenere in considerazione.

Molto meno remoto è il rischio legato al protocollo OCPP (Open Charge Point Protocol), standard delle colonnine di ricarica. Si tratta di un protocollo aperto, particolarmente esposto ad attacchi di tipo Man-in-the-Middle (MitM), durante i quali l’attaccante si pone al centro della comunicazione tra due entità; in questo caso la colonnina di ricarica e il sistema integrato per intercettare il flusso di dati. Risulta quindi chiaro il tipo di pericolo al quale vanno incontro i dati dell’utente, che tramite la tessera NFC inserisce nella colonnina le coordinate del proprio conto bancario.

Un altro rischio da non sottovalutare riguarda l’eventuale presenza sulle colonnine di porte USB. In questo caso diventa possibile collegarvi una memoria estraibile nella quale copiare i dati di configurazione e di accesso, che permettono di accedere a ID e password per il server OCCP e, possibilmente, anche ai dati delle tessere NFC degli utenti, che possono essere replicati in procedure di clonazione. I dati di configurazione e di accesso, inoltre, consentirebbero all’attaccante di disattivare la colonnina, creando un evidente danno alla società che eroga il servizio.

Consigli pratici

Quasi sempre una vulnerabilità dei sistemi è frutto di errori umani, che possono essere evitati o almeno mitigati utilizzando la pura e semplice logica, il buon senso. Ecco alcuni suggerimenti pratici per proteggersi dagli attacchi informatici:caricare da fonti sicure: privilegiare punti di ricarica domestici o sul luogo di lavoro. Se possibile, è opportuno utilizzarli poiché si tratta di endpoint meno esposti agli attacchi rispetto alle colonnine gestite da grandi player, soggetti molto più appetibili per i cybercriminali.

Dialogo con i fornitori: la supply chain è, in ogni ambito, uno dei terreni privilegiati per le operazioni di attacco. Ecco perché è importante che sia le società fornitrici del servizio di ricarica sia i produttori di veicoli elettrici dialoghino costantemente con i propri fornitori, informandoli su ogni aspetto legato ai rischi informatici e condividendo eventuali strategie e soluzioni per proteggersi in modo adeguato.

Fare la scelta più sicura: chi attacca cerca una vulnerabilità e sceglierà il soggetto che gliene offre di più. Nella scelta della società energetica presso la quale effettuare la ricarica, è importante documentarsi e optare per quella che offre i migliori standard di protezione.

Misure di protezione

Oltre al buon senso, c’è il dettaglio pratico. Anche in questo caso, le misure si articolano su tre strade. Lo shielding: si tratta di fornire uno “scudo di protezione” alla colonnina. Nello specifico alle API, il punto nevralgico che permette la comunicazione tra le applicazioni. Lo “scudo” deve essere in grado di identificare il traffico generato da eventuali bot o da script malevoli, anche se vengono utilizzate credenziali corrette o API valide. Questa misura è prioritaria, poiché queste tecniche di attacco sono le più diffuse ed efficaci nel creare danni.

I penetration test: le società che producono e gestiscono le colonnine di ricarica devono verificare che ogni punto di ingresso nella piattaforma (connessioni dirette, wireless, accessi dal web e da mobile, e così via) siano state sottoposte a penetration test. Un dettaglio importante: i test non devono puntare solo a individuare vulnerabilità da risolvere, ma hanno il compito anche di verificare quanto la piattaforma è sensibile a eventuali infiltrazioni di bot e script malevoli.

Gli accessi da mobile: questo terreno è critico perché le app sono esposte più di altri oggetti digitali alla possibilità che un cybercriminale le scarichi e le studi, estraendone le informazioni che gli servono per costruire uno script malevolo efficace. Per questo l’attenzione dei fornitori del servizio di ricarica deve essere massima su uno strumento sempre più privilegiato dagli utenti.

Considerazioni finali

Non solo chi fornisce e gestisce il servizio di ricarica è tenuto ad adottare le opportune misure di sicurezza. Anche gli utenti possono, nei loro limiti, fare qualcosa di utile per proteggersi, cominciando ad esempio dall’aggiornamento delle app e dei software dei punti di ricarica privati quando necessario. Inoltre, è opportuno conservare in punti ben protetti informazioni sensibili quali i dati di accesso al servizio, magari in dispositivi di storage diversi da computer, smartphone e cloud, e da aprire solo quando non si è connessi alla rete.

La protezione dell’ecosistema di mobilità elettrica è, appunto, un’esigenza di sistema e non solo delle singole aziende che forniscono energia o costruiscono i veicoli. In quanto oggetti connessi, le colonnine (e le auto) sono potenziali punti di ingresso in un mondo che apre innumerevoli strade ai cybercriminali, portandoli eventualmente a colpire chiunque, e non solo chi sia direttamente coinvolto da un business sempre più cruciale per il nostro futuro.

PwC: l’impatto del “Green Deal” su occupazione e fornitori auto

CLEPA, l’Associazione europea dei fornitori automobilistici, ha incaricato PwC Strategy& di valutare l’impatto di tre diversi scenari politici del “Green Deal” sull’occupazione e sul valore aggiunto tra i fornitori automobilistici in tutta Europa nel periodo 2020-2040. Gli scenari rappresentano un approccio tecnologico misto, l’attuale approccio esclusivamente elettrico proposto nel pacchetto Fit for 55 e uno scenario radicale di accelerazione dei veicoli elettrici. Tutti e tre gli scenari ipotizzano un’elettrificazione accelerata per raggiungere gli obiettivi climatici, con un’elevata quota di mercato per i veicoli elettrici entro il 2030 rispettivamente superiore al 50%, quasi l’80% e prossima al 100%.

Il settore manifatturiero automobilistico è responsabile di oltre il 5% dell’occupazione manifatturiera complessiva in 13 Stati membri dell’UE, con oltre il 60% di questi lavoratori impiegati da fornitori automobilistici. Lo studio fornisce quindi una valutazione molto necessaria a livello europeo e identifica ulteriormente i rischi e le opportunità in sette principali paesi produttori di componenti automobilistici (Germania, Spagna, Francia, Italia, Cechia, Polonia e Romania). Lo studio è anche il primo del suo genere a valutare l’impatto di diversi percorsi politici per raggiungere gli obiettivi del “Green Deal” con particolare attenzione ai fornitori automobilistici.

Mentre le Case automobilistiche hanno una maggiore capacità di cedere o internalizzare le attività per compensare una perdita di attività nel settore dei propulsori, i fornitori automobilistici possono reagire con molta meno agilità, poiché sono vincolati da contratti a lungo termine con i produttori di veicoli. Oltre ai leader del settore globali e ben capitalizzati, il settore è costituito da centinaia di aziende e PMI specializzate con minore accesso al capitale da investire nella trasformazione dei loro modelli di business.

Transizione vs interruzione

Lo studio prevede che nello scenario dei soli veicoli elettrici, il 70% dell’impatto sull’occupazione si farà sentire già nel periodo 2030-2035 e conferma che le opportunità per i veicoli elettrici dipendono dalla creazione di una profonda catena di fornitura di batterie nell’UE, la la cui tempistica e probabilità sono ancora incerte. I Paesi dell’Europa Occidentale sembrano nella posizione migliore per essere roccaforti nella produzione di propulsori elettrici, mentre l’occupazione nei paesi dell’Europa centro-orientale rimarrà fortemente dipendente dal motore a combustione interna.

Henning Rennert, Partner di PwC Strategy& Germany, ha dichiarato:

“Se da un lato l’elettrificazione mette a rischio l’occupazione nel settore dei propulsori, in futuro saranno necessarie altre competenze della forza lavoro in aree come il software o le infrastrutture. Il futuro valore aggiunto e la creazione di posti di lavoro nelle tecnologie di propulsione dipendono dalla produzione locale di batterie in Europa”.

Il punto di CLEPA

“Lo studio evidenzia i rischi di un approccio esclusivamente elettrico per il sostentamento di centinaia di migliaia di persone che lavorano duramente per fornire soluzioni tecnologiche per una mobilità sostenibile. Poiché i fornitori automobilistici sono responsabili della maggior parte dell’occupazione manifatturiera nel settore automobilistico, è fondamentale mettere i posti di lavoro con i fornitori automobilistici in primo piano nella gestione dell’impatto sociale ed economico della trasformazione. Le innovazioni dei fornitori automobilistici hanno reso la mobilità elettrica sempre più accessibile ai consumatori e uno strumento essenziale per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Ma le esigenze della società sono troppo diverse per un approccio universale. Un quadro normativo aperto a tutte le soluzioni disponibili, come l’utilizzo di tecnologie ibride, idrogeno verde.

Futuro incerto per le batterie

Lo studio conferma che fino a 70 miliardi di euro (70%) della creazione di valore relativa ai propulsori elettrici saranno collegati alla lavorazione dei materiali delle batterie, alla produzione di celle e moduli di celle e all’assemblaggio di sistemi di batterie. È importante sottolineare che queste attività non si svolgeranno necessariamente con le stesse società o nelle stesse regioni, in quanto richiedono capacità e competenze significativamente diverse rispetto alla tecnologia di propulsione convenzionale ed è quindi improbabile che offrano opportunità alla maggior parte dei fornitori automobilistici orientati alla trasmissione, in in particolare le piccole e medie imprese che impiegano circa il 20% delle persone che lavorano nel settore delle forniture automobilistiche.

Metodologia

La metodologia dello studio è complementare agli studi precedenti (disponibili attraverso il portale per l’occupazione di CLEPA) in quanto modella le cifre dal punto di vista dell’azienda. I dati sono stati raccolti con il supporto di CLEPA , associazioni nazionali e aziende in un’indagine esplorativa basata su 199 questionari e convalidata con 33 interviste a esperti. Per modellare realisticamente le decisioni commerciali, le capacità di produzione a livello di turni di lavoro (in genere tre blocchi di otto ore) e l’attrattiva del paese, sono stati valutati criteri per sviluppare scenari di chiusura per le tecnologie dei veicoli ICE e scenari di accelerazione per le tecnologie dei veicoli elettrici.

Raccomandazioni politiche di CLEPA

L’attuale proposta Fit-for-55 per gli standard di emissione di CO2 per auto e furgoni considera solo le emissioni provenienti dal tubo di scappamento del veicolo, ignorando le emissioni legate alla produzione di veicoli o ai carburanti che utilizzano, incluso il modo in cui viene generata l’elettricità. Per incentivare le tecnologie con la più bassa impronta di carbonio complessiva, le emissioni dei veicoli dovrebbero idealmente essere regolate sulla base del ciclo di vita, con un approccio Well-to-Wheel (WtW) come primo passo, che consideri la produzione e la distribuzione del carburante/elettricità utilizzato per alimentare un veicolo. Le riduzioni delle emissioni dal lato della produzione di combustibili/energia dovrebbero essere riconosciute nel determinare la conformità agli standard di CO2, ad esempio attraverso l’introduzione di un meccanismo di accreditamento volontario.

L’apertura tecnologica offre all’industria il tempo necessario per la transizione, mitigando al contempo le perturbazioni sociali spesso associate a cambiamenti improvvisi, senza compromettere il clima. Una transizione pianificata e ponderata consistente in un approccio tecnologico misto mantiene aperte le opzioni per adattarsi ai nuovi sviluppi, siano essi progressi tecnologici, eventi geopolitici o disponibilità di risorse e, allo stesso tempo, presenta significative opportunità di creazione di valore nell’industria automobilistica, uno delle maggiori risorse industriali d’Europa.

La precisazione di CLEPA: “Un approccio tecnologico aperto dovrebbe includere una rapida elettrificazione con energia pulita e rinnovabile, integrata da una tecnologia di combustione pulita con combustibili rinnovabili sostenibili. Esistono più opzioni rispetto all’azzeramento delle emissioni dallo scarico e dobbiamo riconoscere il ruolo che i combustibili climaticamente neutri possono svolgere nella riduzione delle emissioni, preservando la scelta dei consumatori, l’accessibilità e mantenendo la competitività globale dell’Europa. La tecnologia non è il nemico qui, ma piuttosto i combustibili fossili, e l’apertura tecnologica sarà fondamentale per garantire una transizione giusta”.

ACI ai bimbi delle scuole primarie: “Disegna la tua strada sicura e green”

In occasione della recente Giornata Europea per la Sicurezza Stradale, torna per la terza edizione la Campagna di sensibilizzazione promossa dall’Automobile Club d’Italia, in collaborazione con le scuole primarie e gli Automobile Club provinciali: “Disegna la tua strada sicura nel rispetto dell’ambiente”.

 

Con il patrocinio del ministero dell’Istruzione e del Merito, il progetto, che ha lo scopo di diffondere informazioni legate alla strada e alla sua sicurezza, quest’anno si arricchisce anche del tema della mobilità sostenibile correlata all’ambiente. Un’esperienza che permette ai bambini di rappresentare la loro idea di “strada sicura e sostenibile” attraverso disegni ed immagini da colorare

 

Il 1° giugno sul sito Internet dell’ACI e sul portale Edustrada sarà pubblicato un filmato con i migliori disegni, insieme all’elenco delle Scuole che hanno preso parte alla Campagna.