Distrazione al volante: da Sara il servizio di coaching

Sara Assicurazioni introduce un servizio gratuito per tutti i suoi clienti che permette di rilevare mediante la tecnologia Smartphone “as a sensor” il livello di attenzione dell’utente alla guida. Il servizio nasce dalla collaborazione con la Insurtech The Floow ed è accessibile tramite l’app della Compagnia SaraConMe.

I dati raccolti attraverso lo smartphone vengono utilizzati per calcolare il punteggio di distrazione alla guida restituendo uno score da 0 a 10, sia complessivo sia per singolo viaggio. Il punteggio misura quanto l’utente interagisce con lo smartphone, tenendo conto non solo dell’interazione vocale ma anche di quella fisica.

L’obiettivo è mitigare il rischio alla guida per tutti i clienti di Sara Assicurazioni attraverso strumenti tecnologici fornendo feedback e consigli ai conducenti per apportare miglioramenti al comportamento di guida in una logica di coaching, e aumentare la sensibilizzazione sul tema della distrazione.

Superbollo addio: imposizione inutile e populista

di Andrea De Bertoldi, membro della commissione Finanze della Camera dei deputati

Esprimiamo grande soddisfazione per l’ulteriore conferma da parte del ministro Matteo Salvini della volontà di eliminare finalmente il superbollo auto, una battaglia che sto portando avanti dall’inizio della scorsa legislatura. Tenuto conto delle parole, prima del viceministro Leo e ora del ministro Salvini, spero sia possibile, in tempi brevi, trasformare concretamente le intenzioni in realtà.

Mi impegnerò, quindi, a presentare un emendamento specifico in modo da porre fine a un’imposizione inutile e meramente populista, frutto della demagogia sinistroide che ha caratterizzato i precedenti Governi. L’eliminazione del superbollo, che ha distrutto il settore delle auto sportive in Italia rappresenta un’opportunità per l’automotive di riconquistare nuovi spazi di mercato, e per gli appassionati di poter finalmente coronare i propri sogni; il tutto peraltro senza penalizzare l’Erario, ma anzi determinando in prospettiva maggiori introiti dovuti alla ripresa del settore.

Emilia-Romagna: la negligenza è la vera responsabile della tragedia

“Il presente è stato gravemente tralasciato”, ho rimarcato in chiusura di una recente mia intervista. E non è la prima volta che lo evidenzio. Da tempo si continua a parlare di “Next generation EU” (e va bene guardare alle prossime generazioni, ma a quelle di adesso ci vogliamo pensare?), di nuove regole sulla mobilità dal 2035 (e va bene, ma solo se non si parteggia ideologicamente e in modo chiaramente interessato per un’unica tecnologica) e di 2050 per centrare l’obiettivo della decarbonizzazione (e va bene, perché così si saranno evitati tanti guai alla nostra Terra, ma di questa tormentata fase della nostra vita ne vogliamo parlare?).

 

Intanto, però, ci si è dimenticati di sistemare e rafforzare gli argini dei fiumi; si sono lasciati riempire i letti dei corsi d’acqua di ogni cosa con le conseguenze immaginabili e drammaticamente tangibili proprio in questi giorni; ci si è dimenticati di costruire protezioni anti-frane; ci si è dimenticati di evitare le speculazioni edilizie, chiudendo entrambi gli occhi sulle dimore che sorgono abusivamente in zone ad altissimo rischio; ci si continua a dimenticare di studiare un sistema che impedisca l’aprirsi di buche lungo le strade; ci si è dimenticati di mettere in sicurezza un sacco di cose. Più facile applaudire e inchinarsi al cospetto della Greta Thunberg di turno.

 

E c’è il silenzio assoluto, per restare in argomento, sull’immane inquinamento con relativa climalterazione e la strage di animali causati dalla guerra in Ucraina, per non parlare del recente allarme radioattività sull’Europa centrale, anche se prontamente smentito (ma bisogna credere alle smentite che arrivano da Mosca?). Mai un accenno a tutto questo. E’ più facile prendersela con il traffico delle auto. Mentre chi decanta la lotta alla CO2 continua a fornire armamenti che, oltre a uccidere, non fanno altro che far crescere in modo esponenziale i danni all’ambiente. Si parli concretamente di pace, piuttosto.

 

E così, con il paravento facilissimo del cambiamento climatico (il problema c’è, ma con i blablablablabla e gli spray contro i monumenti non si combina nulla), le colpe della tragedia che ha colpito l’Emilia-Romagna, con la disastrosa alluvione – che ha causato vittime, senzatetto e danni incalcolabili – ricadono per lo più sul fatto di essere stati negligenti con la natura. E’ pur vero, però, che alluvioni e terremoti, ahinoi, ci sono sempre stati anche nel nostro Paese e in tempi non sospetti, quando di CO2 si parlava solo sui libri di scuola.

 

La verità cruda è che non si è fatto nulla in tutti questi anni per prevenire danni e disastri come quelli che hanno colpito l’Emilia-Romagna. Sotto accusa, dunque, è l’intero sistema Paese, distratto da sterili polemiche politiche, ripicche, scontri ideologici, creazione di problemi per far dispetto al “nemico”. Sentire parlare di “bisogna”, “si deve”, ci sono “i fondi del PNRR da impiegare per la ricostruzione delle zone devastate dall’acqua e dal fango”, fa solo salire la pressione e suona come una presa in giro continua.

 

Qualcuno commenterà: “Ma questo che scrive è un maledetto negazionista dei problemi causati dalla CO2”. La mia risposta: “No, guardo solo la realtà dei fatti e soprattutto voglio denunciare, una volta per tutte, quello che non è stato fatto”.

 

Fasce bonus 0-60 g/km di CO2: verso “avanzi” consistenti anche nel 2023

Effetto annunci: ci risiamo

di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto

Anche ad aprile riscontriamo uno stallo nell’impiego delle risorse Ecobonus destinate a favorire gli acquisti di vetture a zero o bassissime emissioni. Dalla partenza della misura a oggi, tali fondi hanno segnato un utilizzo del 12,9% sulla fascia 0-20 g/km di CO2 e appena del 6,4% per quella successiva 21-60 g/km di CO2. Poca cosa! Se procediamo di questo passo gli avanzi saranno consistenti anche quest’anno, mentre se si vuole davvero favorire il rinnovo del parco obsoleto e accelerare sui veicoli green, non solo in termini percentuali, ma soprattutto nei volumi venduti e circolanti, va ridefinito il sistema dei contributi statali, migliorando l’impiego delle risorse correnti e di quelle avanzate nel 2022, nonché promuovendo una politica fiscale maggiormente premiante per i veicoli ambientalmente sostenibili.

Attendiamo, pertanto, di conoscere come il Governo intenda migliorare il meccanismo di incentivazione volto a diminuire l’impronta di anidride carbonica delle autovetture e accompagnare adeguatamente la transizione dell’automotive. Infatti, siamo ancora in un contesto macroeconomico in cui i prezzi dell’elettrico, oltre all’inflazione già elevata, sono più alti delle corrispondenti motorizzazioni a combustione interna, quindi, è fondamentale l’intervento pubblico per recuperare questo gap e stimolare gli acquisti di veicoli elettrici e a basso impatto ambientale da parte di tutte le fasce di clientela e, in particolare, del comparto delle flotte che risulta determinante per allargare la conoscenza e la fiducia verso la mobilità elettrificata.

Al contempo, è necessario sostenere gli investimenti per la realizzazione di infrastrutture e punti di ricarica elettrica rapidi ed affidabili, sia in ambito pubblico che privato, semplificando procedure e accorciando le tempistiche di attuazione previste dalle varie disposizioni normative vigenti.

Stellantis: test per l’e-fuel su 28 famiglie di motori

Foto: Carlos Tavares, Ceo di Stellantis

Stellantis ha confermato che i test degli e-fuel su 28 famiglie di motori sono entrati nella loro fase conclusiva. Tutto ciò darà modo di accelerare la potenziale riduzione delle emissioni di anidride carbonica dei 28 milioni di motori a combustione interna (ICE) costruiti a partire dal 2014 (Euro 6) in Europa. Un obiettivo da raggiungere senza perdere di vista l’impegno di vendere unicamente autoveicoli BEV entro la fine del decennio all’interno della regione.

L’e-fuel è parte integrante dell’insieme di strumenti utilizzati per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e per la lotta contro i cambiamenti climatici. Si tratta di un combustibile sintetico sostitutivo “drop-in” costituito da energia rinnovabile e CO2 catturata in atmosfera.

L’ampia adozione degli e-fuel offrirebbe ai possessori di veicoli ICE un’opzione semplice e dall’ottimo rapporto qualità-prezzo per decarbonizzare le proprie auto senza la necessità di sostituirle, di aggiornare il sistema di alimentazione del motore o di attendere una nuova rete di infrastrutture.

“Stiamo raddoppiando gli sforzi nella nostra lotta contro il riscaldamento globale testando il carburante carbon-neutral come soluzione complementare al nostro approccio olistico di decarbonizzazione. La nostra strategia di elettrificazione va avanti con regolarità e grande impeto. Allo stesso tempo, dobbiamo individuare anche alternative intelligenti per gestire le emissioni di CO2 per gli 1,3 miliardi di auto ICE esistenti”, ha affermato Carlos Tavares, Ceo di Stellantis. “Lavorando per garantire che i nostri motori Stellantis siano e-fuel-friendly’, intendiamo fornire ai nostri clienti un altro strumento nella lotta contro il riscaldamento globale, con una soluzione che potrà avere un impatto pressoché immediato. Si tratta di una ulteriore iniziativa per raggiungere il traguardo di zero emissioni entro il 2038”.

Stellantis sta testando e validando 28 famiglie di motori costruite tra il 2014 e il 2029, sia per le alternative Diesel sia a benzina. Il protocollo di validazione complessiva include, tra gli altri, test su emissioni allo scarico, capacità di avviamento, potenza del motore, affidabilità, interazioni con l’olio lubrificante, il serbatoio, i filtri e l’impianto di alimentazione. L’uso dell’e-fuel, che riguarda fino a 28 milioni di veicoli del parco macchine Stellantis, può consentire la potenziale riduzione fino a 400 milioni di tonnellate di CO2 in Europa tra il 2025 e il 2050.

La produzione dell’e-fuel dà modo di immaginare una nuova sovranità energetica e di ridefinire la mappa di approvvigionamento in base alla disponibilità delle fonti di energia rinnovabili basate sulla disponibilità del vento e del sole, senza doversi affidare alle attuali modalità di estrazione di combustibili fossili.

Stellantis prevede di investire, entro il 2025, più di 30 miliardi di euro nell’elettrificazione e nella realizzazione del software necessario alla produzione di veicoli elettrici a batteria in grado di soddisfare le esigenze dei clienti. L’azienda studia anche soluzioni complementari per continuare la lotta alla riduzione delle emissioni di CO2 al fine di garantire il proprio impegno di offrire soluzioni per una mobilità pulita, sicura e accessibile per tutti.

Il piano strategico aziendale a lungo termine Dare Forward 2030 prevede una drastica riduzione delle emissioni di CO2, con una riduzione del 50% entro il 2030 rispetto al 2021. L’obiettivo è quello di arrivare all’azzeramento delle emissioni nette entro il 2038 con modeste compensazioni (a una cifra percentuale) delle emissioni restanti.

Altri obiettivi fondamentali del piano Dare Forward 2030 comprendono la copertura del 100% del mix di vendite con veicoli BEV in Europa e il 50% con autovetture e veicoli commerciali leggeri BEV negli Stati Uniti entro la fine del decennio. Altrettanto forte è l’ambizione di raddoppiare i ricavi netti entro il 2030 (rispetto al 2021) e di continuare a ottenere margini di profitto operativo rettificato a due cifre per tutto il decennio. Infine, viene confermata l’intenzione di diventare leader nella soddisfazione dei clienti con i nostri prodotti e servizi in ogni mercato entro il 2030.

Mercato UE dell’energia elettrica: perché è da riformare

L’attuale mercato dell’energia elettrica dell’UE deve essere riformato. Sono necessari degli adeguamenti per conseguire i tre obiettivi fondamentali di un sistema energetico sostenibile: sicurezza dell’approvvigionamento, costi e prezzi accessibili e neutralità climatica. Questa è la principale conclusione scaturita dal dibattito tematico organizzato a Bruxelles dalla sezione Trasporti, energia, infrastrutture e società dell’informazione (TEN), cui hanno partecipato rappresentanti del settore pubblico e di quello privato.

La relazione 2022 sull’assetto del mercato dell’energia elettrica all’ingrosso dell’UE, elaborata dall’Agenzia europea per la cooperazione tra i regolatori nazionali dell’energia (ACER), indica che la debolezza dell’attuale mercato dell’energia dell’UE è dovuta alla sua dipendenza dal gas, per cui la recente impennata dei prezzi di quest’ultimo ha provocato un forte aumento dei prezzi dell’energia.

“È importante che, nel compensare la graduale indipendenza dall’approvvigionamento russo di gas e petrolio, non si creino nuove dipendenze a lungo termine dai combustibili fossili“, ha dichiarato la presidente della sezioneTEN, Baiba Miltoviča. “Sebbene la transizione verso un sistema energetico più pulito e sostenibile debba rimanere la priorità, la diversificazione dell’approvvigionamento è fondamentale per una reazione rapida ed efficace alle crisi”.

 

Verso un nuovo mercato

 

Dall’adozione del piano REPowerEU, nel 2022 il CESE ha adottato una serie di raccomandazioni volte a promuovere mercati dell’energia che siano meglio integrati e producano benefici reali. Secondo il comitato, i mercati dell’energia post-crisi devono concentrarsi sull’innovazione e sulla concorrenza, con regole di mercato adeguate e una maggiore parità di condizioni. L’assetto del mercato deve essere adattato alle energie rinnovabili prevalenti e creare le condizioni necessarie per l’attività delle imprese, come pure nuove opportunità di partecipazione per i cittadini.

Al fine di rendere il mercato dell’energia dell’UE più resiliente, nel marzo 2023 la Commissione europea ha pubblicato una proposta di riforma dell’assetto del mercato dell’energia elettrica, intesa a promuovere le energie rinnovabili, a garantire una migliore protezione dei consumatori e a rafforzare la competitività industriale. Christof Lessenich, della direzione generale dell’Energia (ENER) della Commissione europea, ha sottolineato che la proposta di riforma tiene conto dell’esperienza della crisi e prende spunto dall’ampio processo di consultazione.

Il CESE contribuirà al dibattito sul futuro assetto del mercato con il parere sul tema Riforma del mercato dell’energia elettrica, attualmente in fase di elaborazione da parte di Jan Dirx e Christophe Quarez. Tutte le seguenti conclusioni e raccomandazioni scaturite dal dibattito tematico confluiranno nel parere, la cui adozione è prevista per la sessione plenaria di giugno.

 

Assetto del futuro mercato

 


Secondo Dirx, l’attuale mercato dell’energia elettrica non è in grado di tenere sotto controllo i prezzi per i consumatori e le imprese, e i rischi vengono trasferiti ai consumatori: “Dobbiamo trovare un approccio che ci permetta di evitare la povertà energetica. L’energia non dovrebbe essere considerata un bene economico, ma un servizio pubblico, poiché rappresenta una delle pietre angolari del sistema economico e sociale dell’UE. È necessario creare norme e condizioni per garantire un approvvigionamento energetico affidabile ed economicamente accessibile”.

Quarez sottolinea l’importanza di prestare attenzione alla giustizia dell’accesso all’energia e di tenere conto dell’opinione pubblica, dal momento che la crisi dei prezzi dell’energia ha colpito i cittadini europei, rendendoli più vulnerabili al populismo: “Dobbiamo tenere fede alla promessa, fatta negli anni ’90, di liberalizzare i mercati dell’energia: bisogna fare in modo che i prezzi siano equi, poiché si tratta di un servizio pubblico, e anche tenere conto dell’opinione pubblica e risultare comprensibili per i consumatori, il che si traduce in prezzi più bassi”.

Albert Riera Muniesa, del ministero spagnolo della Transizione ecologica e della sfida demografica, ha osservato che gli attuali problemi del mercato dell’energia sono legati alla mancanza di contratti a lungo termine, con la conseguenza che le famiglie si impoveriscono, l’industria perde competitività e l’inflazione dà luogo a problemi nel settore bancario. Una proposta della prossima presidenza spagnola del Consiglio dell’UE consisterà nel combinare i contratti a breve e a lungo termine per l’energia elettrica e la capacità di stimolare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Per Federico Benito Dona, rappresentante dell’Associazione europea della siderurgia (Eurofer), l’impatto della crisi sui prezzi dell’energia ha inciso profondamente sulla competitività del settore industriale. Il costo di produzione dell’energia per i produttori di acciaio è aumentato del 47 % nell’UE, rispetto al 22 % degli altri concorrenti internazionali. Dona ha poi aggiunto che la protezione della competitività internazionale rispetto ai prezzi e ai costi dell’energia non è prevista dalla legislazione dell’UE.

Peter Boerma, consulente in materia di energia, ha sottolineato che, nell’attuale assetto del mercato, il prezzo è fissato dall’ultimo contributore necessario per soddisfare la domanda, quello che ha i costi più elevati, e che tale situazione ha dato luogo all’aumento dei prezzi. Ha quindi concluso che attualmente mancano un orientamento e un controllo dei prezzi e che per realizzare un mercato dell’energia più stabile e prevedibile si potrebbe proporre di creare uno strumento governativo che lasci il controllo ai governi, garantendo nel contempo la libertà di mercato.

Bain & Company: auto, trasporto pubblico e avanzata cinese

di Pierluigi Bonora

Avanzano i costruttori cinesi, destinati a crescenti quote in un mercato sempre più proiettato su vetture medio-grandi e in cui l’elettrico continua a non sfondare. E intanto il parco circolante continua a invecchiare e le emissioni aumentano. Il mercato italiano dell’auto sta gradualmente cambiando pelle, ancora molto lontano nei numeri dai livelli pre-pandemia. Complici la crisi dei chip e la guerra in Ucraina, stiamo assistendo a un ulteriore invecchiamento del parco circolante, con emissioni in aumento.

 

Grazie a costi di produzione più competitivi, i costruttori dell’Est (Europa e asiatici) conquisteranno nei prossimi anni crescenti fette di mercato (in Italia il 4% al 2030), a scapito dei brand tradizionali del Vecchio continente. Dal 2015 a oggi l’Europa ha perso la produzione sul proprio territorio di 5 milioni e 300mila vetture, oggi prodotte per lo più in Cina.

 

Sono solo alcune delle evidenze del nuovo studio condotto da ANIASA e Bain & Company sul tema “Il vento dell’Est soffia sull’automotive”. A illustrare il tutto è stato Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Compan, il quale ha evidenziato come il settore automotive sia destinato a cambiare molto più di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni. Non solo nuovi modelli, anche nuove motorizzazioni (BEV, HEV), nuovi produttori (dall’Est), nuovi modelli di business, nuovi mix di segmenti (più grandi), nuovi canali (noleggio). Ma abbiamo voluto saperne di più. Ecco Di Loreto al microfono di #FORUMAutoMotive-Diario.

 

Range Rover: con Velar è tempo di “modern luxury”

di Pierluigi Bonora

 

È stata presentata una nuova versione di Range Rover Velar che punta ancora più verso il concetto di modern luxury. La nuova arrivata del brand punta sulla più recente tecnologia, sulla raffinatezza e su un nuovo design all’insegna dell’essenziale. “La nostra idea di modern luxury – ha commentato Marco Santucci, presidente e amministratore delegato di Jaguar Land Rover Italia – passa attraverso il design di Velar, che ora si evolve ulteriormente”.

 

Sul fronte esterno la nuova Velar è caratterizzata da una griglia che si coniuga con il caratteristico tetto sospeso, dalla linea di cintura ininterrotta e dalle maniglie delle porte a filo che definiscono la famiglia di Suv di lusso. I nuovi fari sono super-slim Pixel Led 5 e offrono una nuova estetica, oltre ad una visibilità ottimale. Gli esterni sono arricchiti da un nuovo paraurti posteriore basso e da dettagli scuri. La filosofia di design riduttivo di Range Rover continua poi negli interni, dove la console centrale integra un nuovo touchscreen in vetro curvo da 11,4 pollici, che consente un controllo immediato e intuitivo di tutte le funzioni chiave del veicolo. Allo stesso tempo, l’abitacolo presenta sedili ridisegnati, nuovi colori e nuovi materiali, inclusa un’opzione alternativa alla pelle.

 

Con il presidente Santucci commentiamo la novità e le strategie del gruppo automobilistico britannico di proprietà indiana (Tata Motors).

 

Mercato Italia: e il Tavolo Automotive?

di Michele Crisci, presidente di UNRAE

Siamo arrivati a maggio, e i dati dimostrano che gli incentivi all’acquisto di autovetture a basse emissioni non stanno funzionando: in aprile infatti la CO2 media è cresciuta del 2,9%. E’ urgente una loro riformulazione, con innalzamento dei tetti di prezzo e l’inclusione di tutte le persone giuridiche con bonus a importo pieno.

Aspettiamo, quindi, una convocazione del Tavolo Automotive, di cui non si hanno più notizie, per lavorare di comune accordo verso obiettivi condivisi. Inoltre è necessario recuperare i ritardi accumulati sul fronte delle infrastrutture, accelerando l’installazione di colonnine di ricarica sia private che pubbliche, in particolare lungo le autostrade e strade statali, evitando la formazione di nuovi divari geografici all’interno del Paese e, anzi, andando a sanare quelli già esistenti.

UNRAE chiede, pertanto, di accelerare l’emanazione delle norme previste dai decreti MASE e di quelle per l’acquisto e l’installazione di colonnine di ricarica da parte di privati e condomini, senza dimenticare una politica infrastrutturale ad ampio raggio e di orizzonte lungo anche per il rifornimento di idrogeno, in linea con la nuova direttiva AFIR.

La discussione in Parlamento sul DDL Delega Fiscale rappresenta l’opportunità attesa da tempo per rivedere la fiscalità per le auto aziendali in uso promiscuo, modulando la detraibilità Iva e deducibilità dei costi in base alle emissioni di CO2, con una parallela riduzione del periodo di ammortamento a tre anni, perché – conclude – le auto aziendali possono svolgere il ruolo di traino nella diffusione della mobilità a zero emissioni.

Superbollo addio: un grande grazie al Governo

di Angelo Sticchi Damiani, presidente di ACI

Finalmente, come preannunciato dal viceministro Maurizio Leo, dopo ben 11 anni, si mette mano al superbollo dell’auto, una tassa tanto iniqua quanto inutile.

Un grande grazie va al Governo da parte degli automobilisti italiani, per aver compreso come questa supertassa rappresenti un’anomalia il cui unico effetto è quello di distorcere e deprimere il mercato automobilistico nazionale, che – ricordo – annovera, tra l’altro, i più prestigiosi costruttori automobilistici mondiali. La sua abolizione riconsegnerà piena libertà nella produzione e nell’acquisto dell’auto, senza artificiali limitazioni.