Mobilità by Next: a Telepass e Generali il “Premio Innovazione Smau”

Foto: Aldo Agostinelli, Chief Consumer Sales & Marketing Officer di Telepass e Alberto Busetto, Head of Connected Business di Generali Jeniot.

 

Telepass e Generali hanno ricevuto il Premio Innovazione – Settore Mobility, in occasione di Smau 2022, l’appuntamento di riferimento nell’innovazione per le imprese che si è svolto a Milano. A essere premiata è stata Next, la prima soluzione al mondo per la mobilità connessa e sostenibile che unisce assicurazione, telematica, telepedaggio, presentata in Italia da Generali e Telepass nel giugno 2022.

 

Si tratta di un dispositivo di nuova generazione che, installato a bordo del veicolo, dialoga in real time con il conducente e consente di coniugare il meglio dei servizi di mobilità e assicurativi, permettendo al contempo la personalizzazione della propria polizza sulla base dell’uso del veicolo e del tipo di utilizzo. Next offre oltre 30 servizi digitali: dal telepedaggio al pagamento carburante e parcheggio con comando vocale, dal real time coaching per ridurre il rischio sulla strada, all’assistenza automatica in caso di emergenza. Questo innovativo dispositivo permette, inoltre, di geolocalizzare la propria auto, pagare il bollo e attivare la notifica di memo, mentre tramite l’app Telepass è possibile prenotare il servizio di lavaggio a domicilio, offerto da Wash Out (società del gruppo Telepass).

 

Con Next l’utilizzo della telematica è una leva di sostenibilità che incentiva comportamenti responsabili alla guida generando un impatto sociale e ambientale positivo. Impatto sociale: 1 cliente su 3 guida in maniera più sicura con il real time coaching; la copertura auto è social ed estendibile fino a 5 parenti; vengono dimezzati i tempi di attivazione emergenza con sistema “e-call”. In Europa si stima che potrebbero essere salvate 2.500 persone all’anno. Impatto ambientale: fino al 50% di risparmio del carburante con stile di guida virtuoso; coperture 100% elettriche per riduzione emissioni; oltre 48 tonnellate di carta stampata risparmiata grazie al 70% di polizze digitali; oltre 3.350 tonnellate di CO2, pari a 35.000 viaggi da Roma a Milano risparmiate grazie al telepedaggio (Studio Ca’ Foscari, giugno 2021).

 

Negli ultimi anni Generali e Telepass hanno intrapreso un percorso che vede l’innovazione come elemento centrale per lo sviluppo del business: per Telepass la mission è facilitare la vita delle persone in movimento e liberare il loro tempo; Generali punta a innovare l’assicurazione per la mobilità assicurando lo spostamento delle persone, non più solo il veicolo. Un percorso, quindi, di trasformazione dalla classica RC Auto a nuova mobilità connessa con telematica e servizi digitali per essere Partner di Vita con più prevenzione, assistenza e rapidità, convenienza e scelte sostenibili.

 

Dall’unione di queste due grandi realtà italiane è stato creato un prodotto altamente innovativo che punta a costruire il futuro della mobilità e che oggi si è aggiudicato il Premio Innovazione SMAU 2022 nel settore Mobility. A ritirarlo Aldo Agostinelli, Chief Consumer Sales & Marketing Officer di Telepass e Alberto Busetto, Head of Connected Business di Generali Jeniot.

 

Il Premio Innovazione Smau è il riconoscimento dedicato alle realtà che, in diversi settori industriali o nella Pubblica amministrazione, hanno implementato una strategia d’innovazione e si sono confermate protagoniste del cambiamento. Innovazione nel modello organizzativo, di prodotto o di processo, trasformazione digitale o open innovation: sono oltre cinquanta le realtà che hanno presentato i loro progetti.

Speculazioni e inflazione: la crisi è strutturale

di Laura Gobbini,  Project Manager & Data Analyst di Dataforce Italia 

 

 Mai, anno su anno, un settembre così basso sulle PC nella serie storica che parte dal 2004, escludendo il 2020, che comunque fece soltanto 12.000 targhe in meno rispetto a quest’anno. La situazione attuale non è più una questione di incentivi o defiscalizzazioni, perché la crisi è ormai strutturale; le conseguenze delle speculazioni folli sui prezzi delle risorse energetiche unite alla grandissima incertezza sulla direzione che prenderà il prossimo Governo, stanno causando più danni della pandemia.

 

L’aggravante è che se la spirale inflattiva continua (e all’orizzonte non c’è nessuna motivazione per cui non debba accadere) l’acquisto di un bene come l’automobile sempre più tartassato e limitato nell’utilizzo, si attesterà definitivamente su volumi così bassi, altro che politiche di incentivazione e di rinnovo del parco circolante.  

Eni con Be Charge: 30mila colonnine entro il 2025

Una rete di ricarica per veicoli elettrici ad alta velocità con oltre 30mila punti in Italia e in Europa. È questo il piano di Be Charge, società controllata da Plenitude (Eni) per il 2025. L’azienda, scelta insieme ad altre 24 dalla Commissione Europea, riceverà un finanziamento a fondo perduto per realizzare la sua visione di mobilità sostenibile per il futuro. In tutto sarà un’operazione da 50,4 milioni di euro.

 

La rete di alimentazione sarà capillare, con colonnine su strade e autostrade, nei parcheggi e nei principali nodi cittadini e coinvolgerà 8 Paesi: Italia, Spagna, Francia, Austria, Germania, Portogallo, Slovenia e Grecia. A selezionare Be Charge è stata l’Agenzia esecutiva europea per il clima, l’infrastruttura e l’ambiente (Cinea), che ha assegnato in tutto 292,5 milioni di euro a 24 progetti utili all’abbattimento delle emissioni di CO2 e alla crescita sostenibile.

 

In particolare, il progetto rientra nel programma di finanziamento dell’Ue, Alternative fuels infrastructure facility, per le infrastrutture di trasporto e la ricarica dei veicoli elettrici o con l’idrogeno, che a sua volta fa parte del Connecting Europe Facility. Be Charge è stata l’azienda che ha ricevuto i fondi maggiori. Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha agito come partner esecutivo (implementing partner) della Commissione, vale a dire ha facilitato l’azienda italiana nella presentazione del progetto e nell’accesso alle risorse.

 

Ora Be Charge punta, entro il 2025, a “sviluppare una rete di ricarica europea ad alta potenza per veicoli elettrici che colleghi le principali vie di comunicazione del Continente e i centri urbani”.

Fondi per ecoincentivi: accelerare gli iter finali

Produzione industriale a gennaio: segnali incoraggianti

di Gianmarco Giorda, direttore di ANFIA

 

A settembre, il mercato auto italiano registra per il secondo mese consecutivo un segno positivo (+5,4%) dopo quello di agosto (+9,9%). Anche in questo caso, pesa sul risultato il confronto con un settembre 2021 in forte flessione (-32,7%). Finalmente il DPCM firmato a inizio agosto è stato pubblicato in “Gazzetta Ufficiale” lo scorso 4 ottobre. E’ ora fondamentale che si acceleri nella pubblicazione del decreto direttoriale di attuazione delle nuove previsioni per consentire a cittadini e condomini di conoscere le modalità di fruire degli incentivi per l’acquisto di auto a zero e basse emissioni e per l’installazione dei punti di ricarica domestici, fattore abilitante cruciale per il passaggio alla mobilità elettrificata.

 

Una spinta importante al mercato delle auto elettriche e ibride plug-in, che nel mese di settembre si confermano in calo rispettivamente del 40,4% e del 20,6%, sarà data dall’ampliamento dei beneficiari dell’ecobonus anche alle società di noleggio. L’auspicio è che il limite di utilizzo delle risorse previsto per loro dalla norma sia interpretabile nella maniera più ampia possibile, così da ottimizzare l’impiego delle importanti risorse ancora a disposizione fino a fine anno. 

Verso il nuovo Governo: occorrono pragmatismo e lungimiranza

Effetto annunci: ci risiamo

di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto

 

Dopo il ripristino e l’allineamento dei sistemi telematici del MIMS, la cui indisponibilità il 30 settembre scorso aveva determinato forte apprensione tra gli operatori della filiera, il dato definitivo del mese evidenzia una crescita imputabile oltre che ai primi effetti degli incentivi varati con il DPCM dell’aprile scorso, soprattutto al confronto con un disastroso settembre 2021, i cui volumi di immatricolato avevano registrato -32,5%.

Non sono ancora operative, invece, a causa del ritardo di pubblicazione in “Gazzetta Ufficiale” (avvenuto solo di recente), le disposizioni contenute nel DPCM 4 agosto 2022 che apportano modifiche al funzionamento degli incentivi auto 2022: occorrono ulteriori passaggi normativi e tecnici per la concreta fruibilità. Nel percorso ambizioso per il raggiungimento degli obiettivi ambientali fissati a livello europeo, certamente il rilancio degli acquisti di elettriche e plug-in e i contributi per l’installazione privata di colonnine di ricarica elettrica rappresentano misure primarie, ma occorre una maggiore velocità amministrativa per dare esecuzione alle cosiddette “buone intenzioni”.


Le infrastrutture continuano, infatti, a essere insufficienti, mentre la disponibilità di una rete di ricarica elettrica pubblica e privata capillare ed efficiente su tutto il territorio,
 nonché la rapidità nei tempi di ricarica, unitamente alla maggiore competitività dei prezzi delle auto verdi, rappresentano i fattori abilitanti per stimolare scelte di acquisto volte alla più ampia diffusione della mobilità elettrica e a bassissime emissioni di CO2.

 

Recenti e autorevoli indagini mostrano come per oltre un quarto degli acquirenti le difficoltà legate alla ricarica del veicolo elettrico influenzano la decisione di acquisto finale. Inoltre, troppo spesso gli spazi dedicati alla ricarica pubblica non sono immediatamente e facilmente accessibili (aree occupate inutilmente, cavi troppo corti, avvio di App per la ricarica, ecc.), con buona pace degli automobilisti più virtuosi che impiegano tempi indeterminati per ricaricare i propri veicoli green.


Ora, dopo le elezioni politiche, attendiamo l’insediamento del nuovo Parlamento e la rapida formazione del Governo, per un confronto sui temi strategici per il settore, tra cui sono di primario interesse la rivisitazione del fisco, in particolare del regime tributario degli autoveicoli aziendali, e un maggior impegno per facilitare l’accesso ai contributi per l’installazione di infrastrutture di ricarica elettrica.

 

Inoltre, confidiamo che la rinnovata politica possa gestire con pragmatismo e lungimiranza i delicati equilibri economici, ambientali, occupazionali del nostro Paese e delle nostre imprese, alla luce delle grandi trasformazioni geopolitiche, tecnologiche ed energetiche in atto e degli effetti su economia reale e coesione sociale. Purtroppo, i rischi dell’emergenza energetica, sommati alla pressione inflazionistica sono tangibili e senza incisivi e determinanti interventi europei comuni la situazione resta complicata per tutti, anche per una transizione verso i veicoli verdi che sia equa e accessibile per cittadini e imprese.

L’auto in Italia: il mercato è alla canna del gas

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

 

Le immatricolazioni di autovetture in Italia, dopo tredici cali mensili consecutivi, hanno fatto registrare crescite in agosto del 9,9% e in settembre del 5,4%. Sono segnali positivi, ma flebili. Il mercato italiano dell’auto (come d’altra parte quello europeo) si trova ancora in una situazione difficilissima. Il bilancio dei primi nove mesi del 2022 chiude con un calo rispetto allo stesso periodo del 2021 del 16,3%. E se poi si fa riferimento al periodo precedente la pandemia, cioè allo stesso periodo del 2019, vi è un calo del 33,5%. In buona sostanza, nei primi nove mesi del 2022 sono state immatricolate 976.055 autovetture. Nello stesso periodo del 2019 le immatricolazioni erano state 1.468.238. Mancano dunque all’appello 492.183 autovetture.


Con una buona dose di ottimismo si può prevedere che il 2022 si chiuderà intorno a quota 1.200.000 immatricolazioni, un livello da fine anni ’60 del secolo scorso. Come si può ritornare ai giorni nostri? Al momento nessuno lo sa. Il Governo Draghi, anche nei suoi ultimi sprazzi di vita, cerca con generosità di affrontare la situazione ed è recentissima la notizia di ulteriori interventi per favorire l’acquisto di auto ecologiche. Come si è tuttavia già ampiamente constatato, gli interventi del Governo non sono però immediatamente operativi e lo diventano solo con un iter burocratico che finora si è rivelato lungo e farraginoso.

 

A ciò si aggiunge che questi nuovi provvedimenti, come è giusto, sono sempre ispirati al politicamente corretto, cioè in primis privilegiano i percettori di redditi bassi e le soluzioni ecologiche. Ma i percettori di redditi bassi possono permettersi soluzioni ecologiche avanzate? I numeri dimostrano che non è così perché gli stanziamenti per incentivi alle soluzioni ecologiche si dimostrano sistematicamente del tutto esuberanti e non certo in grado di dare al mercato dell’auto e all’ecologia la
spinta di cui avrebbero bisogno. Sempre i numeri dimostrano invece che gli incentivi che hanno dato risultati positivi immediati sono quelli per le auto con alimentazione tradizionale ed emissioni contenute.


Rebus sic stantibus si può dire che il mercato italiano dell’auto resta alla canna del gas.
 Dall’inchiesta congiunturale del Centro Studi Promotor di settembre emerge, tra l’altro, che ben il 43% dei concessionari è pessimista anche sul prossimo futuro. Al momento soltanto la pandemia sembra mordere meno (almeno per ora), mentre tutti gli altri fattori di crisi del mercato dell’auto sono invece pienamente operativi, se non addirittura più virulenti del passato. Ci riferiamo in particolare alla guerra in Ucraina, alle difficoltà dell’economia, al ritorno dell’inflazione e alla carenza di componenti essenziali per costruire le automobili, carenza che fa si che alla crisi della domanda si aggiunga anche una crisi dell’offerta.


Particolarmente eloquenti sulle conseguenze di quest’ultimo fattore di crisi, cioè della crisi dell’offerta, sono i dati della già citata inchiesta congiunturale del Centro Studi Promotor di settembre. Secondo questa fonte ben il 96% dei concessionari dichiara di non avere giacenze di auto nuove sufficienti per far fronte alla domanda. E a ciò si aggiunge che la carenza di auto nuove ha molto stimolato la domanda di auto usate per cui l’82% dei concessionari dichiara di avere giacenze insufficienti anche di auto usate.


La conseguenza di questa situazione è che la gente si tiene l’auto che ha, anche se è vecchissima, e il crollo nelle rottamazioni di auto a fine vita lo conferma. Secondo ACI nel periodo gennaio-agosto le radiazioni dal PRA di autovetture si sono infatti ridotte rispetto allo stesso periodo del 2021 del 30,3% cioè di 308.124 autovetture. La conseguenza è ovvia. L’anzianità media del nostro parco circolante (tra i più vecchi d’Europa) non sta calando, ma anzi il suo ritmo di invecchiamento è in accelerazione.

Concessionari di auto: cambia il modello d’impresa

Gli italiani e la scelta dell'auto: ecco come cambiano i tempi

di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility

 

Le concessionarie di auto italiane potrebbero essere forzate a un radicale cambiamento del modello d’impresa, nei prossimi anni, a seguito del nuovo contratto di agenzia, che sostituisce quello della concessione, e della vendita online da parte delle Case.


Secondo una recente indagine, il cliente opterà per quella concessionaria (che nel frattempo non sarà più tale) che offrirà la miglior qualità e convenienza sui servizi accessori alla vendita, da quelli finanziari all’assicurazione, dall’assistenza al supporto alla mobilità. 

 

I servizi finanziari già oggi rappresentano una fonte importantissima di ricavi e di margini e dobbiamo aspettarci che assumano una centralità ancora maggiore. Le aziende che già operano dentro e al fianco delle concessionarie, a cominciare proprio dalle finanziarie, dovranno accompagnare questa transizione non facile, offrendo soluzioni agili e appetibili per il cliente ma anche aiutando la conversione culturale delle strutture, che già adesso si prospetta la sfida più difficile.


Tutto ciò non succederà in un giorno né in un anno, ma la lunga marcia parte oggi.

Fondi “green” per auto aziendali sbloccati: ma non sia una presa in giro

di Michele Crisci, presidente di UNRAE

 

A distanza di ben 2 mesi dall’approvazione, è stato finalmente pubblicato in “Gazzetta Ufficiale” il DPCM del 4 agosto scorso, un passo necessario per sbloccare l’utilizzo dei fondi destinati agli incentivi per le auto a zero o bassissime emissioni anche da parte delle aziende di noleggio a lungo termine. Ora però – in modo assai sorprendente – sembra emergere una interpretazione estremamente restrittiva del provvedimento, secondo la quale i fondi destinati al noleggio non sarebbero altri che quelli precedentemente stanziati per il car sharing, e a oggi largamente inutilizzati, che però ammontano a soli 20 milioni di euro, appena il 5% del totale per un canale che normalmente assorbe il 20% dei volumi di vetture che beneficiano degli incentivi.


Questa interpretazione svilisce enormemente la portata del provvedimento e non corrisponde affatto alle aspettative del settore, lasciando del tutto irrisolto il problema del pieno utilizzo dei fondi. Voglio augurarmi che al più presto possa essere trovata una soluzione efficace, anche in via interpretativa, che consenta un’ampia e completa operatività al comparto, potendo beneficiare di quanto stanziato per promuovere la diffusione
di veicoli a basse emissioni.

La forte flessione della quota di auto plug-in scese a settembre al 4% (la seconda più bassa dell’anno) e l’appiattimento di quella delle  elettriche pure al 4,5% (dimezzando quasi l’8% di settembre 2021), è un chiaro indice del definitivo esaurimento dell’effetto incentivi 2021 e del fatto che gli incentivi 2022 non siano ancora a pieno regime dopo 3-4 mesi dall’attivazione della piattaforma.


Guardando all’immediato futuro auspico che possa insediarsi al più presto il nuovo Esecutivo, al quale assicuriamo la nostra disponibilità a collaborare e a portare la nostra esperienza a supporto del delicato processo di decarbonizzazione del trasporto passeggeri e merci.


I temi che UNRAE si augura entrino nell’agenda del nuovo Governo per consentire al settore automotive di accelerare nel percorso di transizione, vertono su tre assi principali: in primo luogo un robusto stimolo al rinnovo di un parco circolante molto anziano che causa conseguenze drammatiche in termini ambientali e di sicurezza stradale. Occorre, poi, accelerare l’infrastrutturazione di tutto il territorio nazionale con punti di ricarica pubblici e privati, indicando chiaramente tempi, luoghi, tipologie di colonnine da installare e soggetti incaricati di gestire gli investimenti. Infine, una revisione strutturale della fiscalità che pesa sul settore, sia nei confronti dei privati sia delle aziende. Il tutto – conclude –
facendo salve le esigenze di equità sociale e di coesione territoriale.

Federmotorizzazione a NME: città più “smart” e più “green”, ma no all’ideologia

Foto: Simonpaolo Buongiardino, presidente di Federmotorizzazione

 

“Next Mobility Exhibition” (NME), il nuovo evento dedicato alla transizione ecologica del settore automotive e all’evoluzione della mobilità, in programma dal 12 al 14 ottobre prossimi all’interno del quartiere fieristico di Milano-Rho, ospiterà un evento nazionale organizzato da Federmotorizzazione e Confcommercio Mobilità. In calendario alle 15 del 12 ottobre, l’appuntamento sarà diviso in due momenti distinti: la presentazione dello studio sulla mobilità a cura di Pierluigi Ascani, presidente di Format Research, e una tavola rotonda moderata dal giornalista Pierluigi Bonora, Promotore di #FORUMAutoMotive, con la partecipazione di ospiti autorevoli del mondo della mobilità e della politica.

Voluto da due organizzazioni che in Italia rappresentano oltre 250.000 imprese del settore, con circa 450.000 addetti, l’incontro offrirà l’occasione di affrontare con un approccio scientifico e non puramente ideologico il cambiamento in atto nelle città. Sarà analizzata la loro evoluzione che diventa ogni giorno più smart e più green, grazie soprattutto alla micromobilità e agli hub di interscambio. I temi affrontati saranno quelli caldi, ma ancora confusi, della transizione ecologica e tecnologica visti da punti di osservazione differenti: quello di chi vende e quello dei privati cittadini obbligati a fare i conti con questi cambiamenti.

Intitolato “Pensare un modo differente per muoversi in modo intelligente. Mobilità inclusiva per un città più smart… ma l’Italia è pronta?”, l’appuntamento sarà aperto alle 15 dall’intervento di  Simonpaolo Buongiardino, presidente di Federmotorizzazione e Confcommercio Mobilità, seguito dalla presentazione dello studio recentemente completato da Format Research. Sarà poi la volta della tavola rotonda, alla quale è confermata la partecipazione di Laurence Bannerman, Segretario Generale di Aipark; Folco Gervasutti, Pr Manager di Voi; Claudio Spinaci, presidente di UNEM, e degli europarlamentari Paolo Borchia (Lega) e Massimiliano Salini (Forza Italia).

Nuovo Governo: servono certezze, tanti fornitori a rischio

di Alberto Bombassei, presidente emerito di Brembo (dichiarazioni raccolte dall’agenzia “AdnKronos”)

“Il Governo non c’è ancora, quindi è difficile dirsi fiduciosi su un qualcosa che non esiste; certamente mi auguro che sia all’altezza e che sappia portarci avanti con sostegno e determinazione. Le imprese aspirano a consolidare il mercato e il made in Italy che in questi anni ha avuto un grande successo. Se riusciamo ad appoggiarlo anche da un punto di vista politico, potrà certamente avere successo anche nel prossimo futuro.

 

Servono innanzitutto certezze. Molte cose andrebbero discusse e modificate, penso anche allo “smart working”. Serve soprattutto approfondire la conoscenza dei meccanismi per fare in modo che si possa intervenire velocemente ed efficacemente.

 

L’aumento dei costi dell’energia per una impresa energivora come Brembo, che produce freni per le
auto di lusso in tutto il mondo, oltre che fornire interamente la Formula1 e il Moto Gp, mettono particolarmente in evidenza l’importanza di poter contare sul sostegno da parte della politica
: il nostro mercato italiano rappresenta poco meno del 10% della nostra produzione e, a livello globale, riusciamo a compensare con produzioni in altri Paesi dove il costo dell’energia è sensibilmente più basso.

 

In Italia, però, abbiamo fonderie di ghisa e di alluminio, che usano forni elettrici e quindi consumiamo molta energia. Per noi è molto importante poter contare su una mitigazione dei costi. Ciò significa che quando presentiamo il bilancio, la media ci viene incontro, considerando che siamo presenti in 15 Paesi diversi, in alcuni dei quali l’energia costa molto meno, come in Polonia.

 

In tal modo noi riusciamo ad attenuare alcune negatività evidenti in Italia. Soprattutto per le pmi, sulle quali i costi incidono di più, tramutandosi in un pericolo anche per noi. Perché tanti dei nostri fornitori sono italiani e sono a rischio”.