Mobilità elettrica: Pichetto dà il via a 25mila colonnine entro il 2025

Foto: Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto

 

Oltre 21mila stazioni di ricarica per veicoli elettrici operative entro i prossimi tre anni sulle superstrade e nei centri urbani: con due diversi decreti, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica disciplina le modalità di accesso mediante gare ai fondi, 741 milioni, del Pnrr per installare entro fine 2025 almeno 7.500 infrastrutture di ricarica super-rapida sulle strade extraurbane, escluse le autostrade, e 13.755 infrastrutture di ricarica veloci nelle città.

 

“C’era grande attesa per questi provvedimenti – spiega il ministro Gilberto Pichetto – che potranno consentire all’Italia di imprimere una marcia accelerata agli obiettivi di decarbonizzazione dei trasporti, dal cui raggiungimento dipende anche la qualità dell’aria e della vita nei nostri territori. Gli uffici – prosegue Pichetto – hanno svolto un lavoro tecnico di alto livello, che non lascia indietro alcuna area del Paese, ma dà la grande possibilità all’intero sistema nazionale di guardare, mai così da vicino, quei traguardi di sostenibilità che attendono la nostra mobilità”.

 

Tali infrastrutture di ricarica contribuiranno tra l’altro alla riqualificazione dell’attuale rete di distribuzione carburanti adeguandoli alla futura mobilità sostenibile. I provvedimenti firmati dal ministro definiscono le tipologie di progetti e spese ammissibili, le modalità di selezione, come anche le porzioni di territorio nelle quali potrà essere organizzato il servizio, tenendo conto dei principi di efficacia, efficienza ed economicità, nonché della massima diffusione e capillarità delle infrastrutture: per questo ci si è avvalsi del modello degli Ambiti territoriali ottimali (ATO), per individuare in ogni Regione e Provincia autonoma, fino ad arrivare alle realtà locali, il numero delle infrastrutture di ricarica da realizzare nelle tre annualità. Più in particolare, nel primo anno è prevista l’aggiudicazione dei contratti per la realizzazione di 2.500 postazioni di ricarica sulle superstrade, e di 4.000 colonnine nelle aree urbane italiane. Alla fine del 2025 dovranno essere complessivamente installati in Italia 21.255 punti di ricarica.

 

L’investimento del Pnrr è destinato a finanziare fino al 40% dei costi di realizzazione delle stazioni, che dovranno essere distribuite secondo una base uniforme, dunque con un livello minimo di infrastrutture di ricarica per area privilegiando l’utilizzo di stazioni di servizio e aree di sosta esistenti. Sulle superstrade sono previste infrastrutture super veloci (da 175 kW), per garantire ricariche in tempi brevi per itinerari di lunga percorrenza, privilegiando l’installazione presso stazioni di servizio esistenti e aree di parcheggio esistenti.

 

Il decreto riguardante le colonnine nei centri urbani (da almeno 90 kW), tiene invece conto nella definizione dei criteri dell’attuale parco circolante, della disponibilità di rimesse, parcheggi, box auto privati, della qualità dell’aria, dell’attuale penetrazione di auto elettriche, della vocazione turistica dei Comuni. Nella definizioni dei requisiti e del fabbisogno nazionale delle infrastrutture, il ministero si è avvalso del supporto tecnico di Ricerca sul sistema energetico (RSE), società controllata dal GSE.

Deloitte: prezzi e scenario geopolitico rallentano la corsa all’elettrico

 

Mobilità globale sempre più elettrica, ma con importanti distinzioni a livello nazionale e con molte incognite legate allo scenario geopolitico, che tenderanno a rallentare la transizione ecologica del settore automotive. Interesse crescente nei confronti della connettività a bordo di veicoli sempre più tecnologici e personalizzabili e più pazienza per tempistiche di consegna dilatate a causa delle interruzioni della supply chain globale. Grande fiducia verso le concessionarie e i rivenditori, mentre è ancora limitata la quota dei consumatori che pone al primo posto la relazione diretta con i brand o case produttrici al momento dell’acquisto.

Sono queste alcune delle evidenze che emergono dal Global Automotive Consumer Study 2023, lo studio globale che Deloitte conduce ogni anno su oltre 26.000 consumatori in 24 Paesi con l’obiettivo di fare luce sulle tendenze e variabili più rilevanti nella trasformazione del settore automotive.

“Come noto, l’industria automotive sta affrontando una delle fasi più complesse della propria storia, ma al tempo stesso continua ad evolvere e avanzare, cercando di trasformare le numerose sfide in nuove opportunità”, afferma Franco OrsognaAutomotive Leader di Deloitte Central Mediterranean, nel commentare i dati della ricerca. “Anche l’edizione 2023 del GACS ci conferma come la strada verso il nuovo paradigma della mobilità elettrica sia ormai tracciata, sebbene i prezzi di listino ancora elevati rappresentino uno dei freni più importanti per la diffusione dei veicoli elettrici nel mercato. Tuttavia, al netto dei diversi eco-incentivi, il fattore prezzo può essere controbilanciato anche dal forte desiderio dei consumatori di ridurre sistematicamente i costi di rifornimento e utilizzo del veicolo, un aspetto amplificato dai rincari energetici che hanno contraddistinto il 2022. I player del settore, a loro volta, devono puntare a ottimizzare quanto più possibile i costi operativi e produttivi, facendo leva sulle efficienze e sulle economie derivanti sia dall’innovazione tecnologica sia dall’aumento della scala dimensionale. Un elemento chiave della competitività futura sarà poi la capacità di cogliere nuove fonti di profitto dalla “data monetization” dei servizi a valore aggiunto per l’utente finale, ad esempio potenziando il livello di connettività, sicurezza e personalizzazione a bordo dei veicoli. Un trend che può indurre non solo a migliorare l’esperienza di guida e mobilità, ma anche il valore percepito e la distintività del brand agli occhi del mercato e, di conseguenza, a preservare la relazione con i clienti in un contesto di mercato sempre più competitivo e in rapida evoluzione».

Auto elettrica, una corsa frenata da listini e tempi di ricarica ancora eccessivi

A livello globale la transizione verso la mobilità elettrica procede con decisione, spinta da nuove tecnologie e normative sempre più stringenti e vincolanti sul fronte ambientale. In Italia si registra anche quest’anno una delle percentuali più alte in assoluto per i veicoli alternativi a benzina o Diesel (ovvero ibridi o full-electric), che messi insieme salgono dal 69% al 78%, distaccando nettamente altri Paesi avanzati come Germania (49%), Cina (55%) o Corea del Sud (62%). Tuttavia, la diffusione dei veicoli ecologici potrebbe essere sensibilmente rallentata dalle rinnovate preoccupazioni dei consumatori su molteplici aspetti: in primis l’accessibilità economica, l’autonomia delle batterie e le tempistiche di ricarica dei veicoli. Case produttrici e istituzioni pubbliche dovranno unire le forze per affrontare queste complesse sfide e mantenere la rotta verso una mobilità a zero emissioni che, al tempo stesso, sia accessibile e sostenibile anche economicamente.

Un vantaggio involontario della crisi della supply-chain internazionale

Quando si tratta di scegliere la tipologia e la marca del prossimo veicolo, le preferenze dei consumatori appaiono ancora influenzate dalla qualità complessiva del prodotto auto (in Italia per quasi due terzi dei rispondenti: 64% rispetto al 54% dei tedeschi e al 48% dei cinesi) e dalle funzionalità avanzate a bordo dei veicoli (45% rispetto a 32% e 31% per Germania e Cina), che si confermano in testa alla classifica dei fattori decisivi.

Diminuisce invece la rilevanza delle tempistiche relative alla disponibilità e alla consegna della vettura, complici anche i ritardi causati dai rallentamenti della supply-chain che, negli ultimi due anni, ha influenzato non solo l’offerta ma anche la domanda di mercato. Un italiano su tre (33%) sarebbe disposto ad aspettare dalle 5 settimane in su, sebbene all’estero si rilevi una “pazienza” ancora maggiore (in Germania tale quota coinvolge quasi la metà: 47%, mentre in Giappone sale addirittura al 57%). Le aspettative dei consumatori riguardo al tempo di attesa ritenuto “accettabile” potrebbero inoltre allungarsi come effetto collaterale involontario, ma permanente della crisi degli stock, aprendo potenzialmente la porta a un nuovo paradigma “build-to-order”.

Concessionarie e rivenditori godono ancora della massima fiducia tra i consumatori

Dove si orienta principalmente la fiducia dei consumatori? Per la maggior parte degli intervistati nei diversi mercati, la customer relationship più significativa riguarda anzitutto la propria concessionaria di vendita o di assistenza, a conferma del ruolo determinante che i rivenditori rivestono ancora nella catena del valore del settore automobilistico e nel presidio della relazione diretta con gli utilizzatori finali. Questa tendenza risulta particolarmente marcata in Italia, dove soltanto il 14% dichiara di fidarsi principalmente del brand o casa produttrice (rispetto al 36% dei cinesi, al 27% degli statunitensi e al 24% dei tedeschi). Si tratta quindi di un trend di particolare rilievo, che dovrebbe essere tenuto in adeguata considerazione nelle riflessioni sulle strategie di direct-to-consumer, agency-model e, più in generale, nel processo di disintermediazione fra case produttrici e consumatori.

Connettività e servizi avanzati: le soluzioni “a consumo” convincono più di quelle “in abbonamento”

Anche nell’edizione di quest’anno si mantiene elevato l’interesse dei consumatori per le funzionalità avanzate a bordo di veicoli sempre più connessi e digitalizzati. In Italia, i servizi più apprezzati sono quelli che forniscono aggiornamenti relativi alla manutenzione o stato di salute del veicolo (69%) e al miglioramento della sicurezza stradale (69%), seguiti dalla manutenzione predittiva e dagli update su traffico e congestione stradale (64%). Ciò che cambia sono però le preferenze sulle specifiche modalità di pagamento per usufruire di questi servizi: la maggior parte degli intervistati predilige un costo basato sull’utilizzo effettivo (61%), seguito da un cost premium incluso nell’investimento d’acquisto iniziale (32%).

Lo stesso ordine di preferenza si registra in Germania e Corea del Sud, mentre in Cina, India e Stati Uniti la preferenza è invertita. In tutti i Paesi risulta invece nettamente minoritaria la quota di chi sceglierebbe in primo luogo una modalità “in abbonamento” attraverso un canone mensile (in Italia solo il 7% rispetto al 16% della Germania o al 20% degli Stati Uniti).

Bollette energia: dopo la botta del 2022, non si abbassi la guardia

 

Oltre 3.100 euro, vale a dire circa 1.340 euro in più rispetto al 2021 (+76%); è questa la spesa complessiva che, secondo l’analisi di Facile.it, una famiglia tipo (consumo annuo elettrico 2.700 kWh, 3kw di potenza; 1.400 smc annui per il gas) con un contratto di fornitura nel mercato tutelato ha dovuto sostenere lo scorso anno per pagare le bollette di luce e gas.

Nello specifico, per l’energia elettrica nel 2022 gli italiani hanno messo a budget circa 1.320 euro, il 109% in più rispetto al 2021, mentre per il gas – considerando anche la tariffa di dicembre 2022 – l’aumento è stato di circa il 60%, con una bolletta che ha raggiunto i 1.790 euro.

“Nel 2022 le famiglie italiane hanno dovuto fare i conti con tariffe mai così care – spiega Mario Rasimelli, Managing Director Utilities di Facile.it – e anche per il 2023, nonostante alcuni segnali positivi, come ad esempio il calo del prezzo dell’elettricità nel mercato tutelato per il primo trimestre dell’anno, i fattori di incertezza rimangono numerosi e le bollette elevate, pertanto  il consiglio è di non abbassare la guardia, continuare ad essere virtuosi in ambito domestico e monitorare le offerte del mercato libero così da cogliere eventuali opportunità di risparmio”.

Che colpo per MIMO 2023: a Monza l’Indy Autonomous Challenge

Foto: Andrea Levy, presidente di MIMO (a destra) con il Paul Mitchell, presidente di Indy Autonomous Challenge


È stata presentata al Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas
 la partnership biennale tra MIMO e Indy Autonomous Challenge, che ha scelto Milano Monza Motor Show e l’Autodromo Nazionale Monza per una nuova tappa delle gare tra monoposto a guida autonoma gestite da università e istituti di ricerca di tutto il mondo.

Dal 16 al 18 giugno prossimi, infatti, il pubblico assisterà, per la prima volta al mondo durante il MIMO, alla gara di Indy Autonomous Challenge su circuito di Formula 1, una sfida che vedrà gareggiare Dallara AV-21 guidate da un software di controllo che, grazie ai sensori, ai supercomputer e agli altri hardware ADAS montati, permette alla vettura di guidare autonomamente.

Nel 2023 l’Indy Autonomous Challenge porterà a MIMO un’esibizione speciale che mette ulteriormente alla prova i team e le loro monoposto, fino a oggi impegnate in gare di guida autonoma nell’ovale della pista negli Stati Uniti, dove era possibile raggiungere velocità di 280 km/h. Nel 2024 l’Indy Autonomous Challenge tornerà al MIMO per organizzare una competizione completa, con sfide a eliminazione 1 contro 1, nelle cosiddette “head to head”.

L’accordo biennale tra MIMO e Indy Autonomous Challenge è stato siglato e presentato durante la giornata stampa del CES (International Consumer Electronics Show) alla presenza di Andrea Levy, presidente MIMO, e Paul Mitchell, presidente Indy Autonomous Challenge. Entrambi hanno illustrato la collaborazione che porterà alla sfida futuristica tra gli atenei di tutto il mondo, vinta l’ultima volta dal team PoliMove del Politecnico di Milano guidato dal prof. Sergio Savaresi, docente di controlli automatici al Politecnico.

Andrea Levy, presidente di MIMO: “Indy Autonomous Challenge all’interno del MIMO incarna perfettamente l’anima di un’edizione che sarà totalmente dinamica, un calendario di 3 giorni dedicata allo spettacolo, alle prove su strada, alle sfilate di auto incredibili. MIMO 2023 promuove la conoscenza e la diffusione delle nuove tecnologie in tuH gli ambiti di ricerca. La pista formula 1 e le anche sopraelevate che useremo per i test drive saranno il palcoscenico di una gara Formula Indy speciale, con monoposto a guida autonoma, per la prima volta impegnate in un circuito tecnico con curve e chicane. Monza sarà la sede di una sfida incredibile tra le migliori università e centri di ricerca di tutto il mondo”.

Paul Mitchell, presidente di Indy Autonomous Challenge: “Indy Autonomous Challenge è entusiasta di collaborare con MIMO per portare in Italia nel 2023 e nel 2024 i veicoli autonomi più veloci al mondo e alcune delle menti migliori e più brillante nel campo dell’intelligenza artificiale, della robotica e dell’automazione. Dopo aver gareggiato a Indianapolis, nell’ovale più famoso al mondo, è giusto affrontare il circuito stradale più famoso del mondo, lo storico Autodromo Nazionale Monza. Al di là dell’entusiasmo del pubblico, che durante MIMO sarà testimone delle auto da corsa guidate da robot, gli insegnamenti di questa sfida miglioreranno le prestazioni dei sistemi autonomi e ADAS ad alte velocità che possono ridurre gli incidenti stradali e salvare vite umane.”

Sergio Savaresi, Automazione nei veicoli, Politecnico di Milano: “Gli eventi di Monza del Giugno 2023 e 2024 saranno un momento storico: per la prima volta Indy Autonomous Challenge esce dagli USA, ed i partecipanti, dopo le gare sui circuiti ovali americani, si cimenteranno su un circuito stradale. Lo storico e prestigiosissimo circuito di Monza è la cornice ideale per questo salto di livello di questa iconica competizione, e consentirà un importante passo in avanti nello sviluppo della tecnologia dell’auto autonoma, una tecnologia estremamente complessa che sarà alla base della rivoluzione della mobilità nei prossimi decenni”.

Una collaborazione resa possibile grazie alla triangolazione d’intenti tra MIMO, il Politecnico di Milano, ACI e SIAS e Regione Lombardia, che insieme hanno deciso di portare al pubblico di MIMO Milano Monza Motor Show un esempio di innovazione, ricerca e tecnologia fiore all’occhiello del territorio.

Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia: “Siamo orgogliosi di questa partnership tra MIMO e Indy Autonomous Challenge e che porta la Lombardia al centro di quella che è la strada per il futuro, l’innovazione. Grazie a MIMO Milano Monza Motor Show, che ha rivoluzionato gli eventi automotive, e alla IAC, che ci dà un assaggio di quello che sarà il futuro, a giugno all’Autodromo Nazionale Monza si potrà assistere a una gara incredibile con la quale si metteranno in gioco i ragazzi delle università e dei centri di ricerca di tutto il mondo”.

Giuseppe Redaelli, presidente di SIAS (Autodromo nazionale di Monza): “La combinazione tra il prestigio e la fama della nostra pista e il MIMO, evento che sta assumendo un’importanza sempre maggiore, edizione dopo edizione, è una fonte di attrazione e di richiamo per manifestazioni che mai si sono disputate in nessun Autodromo della nostra penisola. Per questo siamo fieri di aver favorito l’incontro tra Andrea Levy e gli organizzatori dell’Indy Autonomous Challenge e di ospitare per la prima volta in Italia questo evento che testimonia l’alto livello tecnologico raggiunto dal Politecnico di Milano in collaborazione con la Regione Lombardia. Siamo orgogliosi, una volta di più, di quanto il nostro tracciato sia non solo Tempio della Velocità ma anche luogo d’elezione di sperimentazioni in ambito motorsport, tra cui test e gare per auto a guida autonoma, che giocheranno certamente un ruolo di primo piano nell’universo automotive del futuro”.

AsConAuto Academy: aggiornamento specialistico per i professionisti del post-vendita

“Il mercato impone cambiamenti in tante aree di specializzazione – sottolinea Dario Campagna, responsabile dell’Academy e componente del  Consiglio direttivo AsConAuto – : la formazione adeguata resta la porta di accesso più utile sia per le nuove generazioni sia per chi è già presente nel mondo del lavoro e voglia restare nella fascia di prestazioni di alta qualità che ci caratterizzano nel mercato dell’assistenza post-vendita. Come sempre,  AsCoAuto offre supporto – grazie alle iniziative della nostra Academy e al  programma di formazione interna ed esterna per riparatori e concessionari –  alle persone  attive nel nostro sistema,  in modo che non subiscano  il cambiamento che è  ormai  indispensabile nel mercato globale, ma ne possano restare  protagonisti consapevoli e sempre più professionali”.

 

Il progetto AsConAuto si conferma polo di innovazione e di cultura professionale anche attraverso le iniziative dell’Academy: presidio permanente dell’aggiornamento e della formazione di qualità per l’assistenza post-vendita. La presenza diffusa in modo capillare sul territorio nazionale offre alla clientela, con immediatezza, la sicurezza  e  la qualità fondate sull’uso del ricambio originale e sulla disponibilità di  servizi altamente professionali.

 

“Academy – aggiunge il responsabile Dario Campagna – offre un percorso costantemente aggiornato,  che tiene conto delle nuove normative,  studiato per dare risposte concrete in un campo nel quale, nonostante l’obbligatorietà dei corsi, non esiste ancora una linea unica nazionale. A calendario in AsConAuto Academy ci sono anche corsi  idonei a ottenere i requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività di meccatronica: obbligatori per legge a partire dal 4 gennaio 2023. Infatti,  per regolarizzare la  propria attività,  diventa necessario presentare una comunicazione unica con l’inizio attività di meccatronica e con l’autocertificazione del requisito posseduto dal proprio responsabile tecnico (o titolare/socio).  Attualmente, sono una quindicina i corsi in catalogo che, in particolare dopo la emergenza collegata al Covid-19, stanno riscuotendo un notevole successo, come testimoniano gli oltre 600 attestati già rilasciati ai partecipanti ai corsi. La pandemia ha favorito la diffusione delle lezioni online attraverso piattaforme dedicate, ma bisogna tenere conto che per alcune tipologie di corsi (ad esempio: Ispettore tecnico centri di Revisione o Fgas) è prevista la presenza obbligatoria in aula”.

 

Garantire aggiornamento e formazione specialistica adeguata  alla rivoluzione in atto a livello globale nel mercato automotive è un obiettivo prioritario nella visione progettuale di AsConAuto. I corsi online e in presenza – sia quelli obbligatori  sia quelli  non rispondenti a obbligo di legge – sono creati, organizzati  e finanziati  per i soci dei consorzi e  per gli autoriparatori affiliati, grazie  alla collaborazione di qualificati provider e agenzie formative.

AsConAuto Academy, divisione di AsConAuto creata nel 2017, è in grado di pianificare ogni anno un’articolata  proposta  di percorsi formativi. L’auto e la sua manutenzione richiedono ormai attenzioni diversificate professionalmente, nuove  competenze e servizi originali di fronte a necessità di assistenza per automezzi  sempre più connessi e per le diverse normative che riguardano veicoli elettrici e ibridi.

Speciale “familiari”: in Italia piacciono ancora, meglio se premium

a cura di Safe-Drive

Strette in una morsa, da un lato le Suv, dall’altro i veicoli commerciali, le vetture familiari sembrano una tipologia di auto in via di estinzione. I dati sono impietosi. Secondo Jato Dynamics, società specializzata in trend e statistiche del mercato automobilistico, nel 2002 le giardinette in Europa hanno ottenuto il loro record di quota di mercato e di volume, con rispettivamente il 6,9% e 3,3 milioni di unità. Nel 2020, invece, le vendite complessive di station wagon hanno totalizzato solo 1,75 milioni di unità, pari al 2,7% del totale.

 

In questo cataclisma gli italiani si comportano fuori dal coro. E’ vero che le wagon non raggiungono più i risultati di 20 anni or sono, ma mantengono uno zoccolo duro di estimatori. Oltre 44 mila esemplari saranno venduti quest’anno per una penetrazione sul mercato superiore al 3,5%. Dall’analisi della classifica di vendita per modello si scopre che al primo posto si trova l’Audi A4 Avant seguita da Fiat Tipo e Skoda Octavia. Il dato più sorprendente riguarda, però, un altro aspetto di questa classifica: i marchi premium Audi, Bmw, Mercedes si trovano, infatti, nelle prime 10 posizioni a testimoniare che più di acquisti derivanti dal mondo del lavoro, le familiari piacciono a chi pretende dalla sua auto anche un certo tipo di apprezzamento sociale.

 

Protagoniste del lungo test organizzato da “Safe-Drive” sulle panoramiche strade delle Langhe sono state quattro station wagon con motorizzazioni differenti. Subaru Outback con gruppo propulsore a benzina; Suzuki Swace equipaggiata con un sistema Full Hybrid; Peugeot 308 e Mercedes Classe C elettrificate con tecnologia plug-in, sistemi ibridi ricaricabili che consentono di tagliare le emissioni di CO2 in notevole quantità, dai 23 g/km della Peugeot ai 13 g/km della Mercedes.

 

Come sempre alla cura e alla messa a punto di gruppi meccanici e propulsivi tanto diversi tra di loro hanno provveduto i Bosch Car Service. Si tratta di una rete formata da oltre 1.300 officine distribuite su tutto il territorio italiano, in grado di assicurare la manutenzione e le riparazioni da parte di tecnici altamente qualificati e costantemente aggiornati con il supporto di centri di formazione Bosch. Grazie a loro, esperti anche dei sistemi di sicurezza ADAS, che equipaggiano ormai la quasi totalità delle vetture, non si è verificata nessuna spiacevole sorpresa.

 

Inoltre, le quattro auto del long test sono state equipaggiate e monitorate con attenzione anche dai tecnici Hankook. Non solo hanno controllato in ogni fase lo stato d’uso degli pneumatici, ma hanno utilizzato modelli capaci di raggiungere due obiettivi: consumare il meno possibile e di conseguenza tagliare le emissioni di CO2 e migliorare le prestazioni. E ora è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti.

 

Mercedes-Benz Classe C SW Plug-in

di Michele Fontana

Ecco a voi la migliore Mercedes Classe C di sempre, arricchita da un valore aggiunto non da poco, la tecnologia ibrida plug-in che ne fa l’auto più convincente della gamma. Per coloro che sono rimasti fedeli alla guida con seduta bassa, all’eleganza, allo spazio di carico, insomma, per coloro che sono rimasti fedeli al caro concetto di station wagon e non hanno ceduto alla seduzione del crossover, questa nuova generazione di Classe C sembrerebbe la vettura perfetta. Anzi, si potrebbe definirla una doppia vettura in unico corpo: una full electric perfetta per la città, grazie alla capacità di 100 km di autonomia in modalità completamente elettrica garantita dal sistema EQ power, e una vettura ideale per i lunghi viaggi, grazie al capiente serbatoio benzina che garantisce una autonomia senza pensieri.

 

Esteticamente sa essere suadente senza dover alzare i toni, e farsi notare con le sue linee elegantemente pacate e discrete.

Gli interni: sono un trionfo di eleganza unita alla più spinta tecnologia e quel tocco di sana e appagante opulenza, tipico delle Mercedes, non manca certo su questa Classe C, anzi, sembra addirittura amplificato. Tra i fiori all’occhiello va annoverata l’ultima generazione del sistema MBUX, vanto della Casa. Tutte le funzioni di interfaccia con la vettura oggi sono più complete e intuitive al tempo stesso, compreso il comando vocale. Il motore 2.0 a benzina, un 4 cilindri da 204 cv, unito a quello elettrico genera complessivamente 313 cv. Il cambio è il performante G-Tronic a nove rapporti, trazione posteriore e batteria da 25,4 kWh.

 

I tempi di ricarica sono stati letteralmente abbattuti. Attraverso una colonnina veloce da 55 kW, in 20 minuti si fa un pieno di ioni, che tradotto significa oltre 100 km da percorrere in modalità elettrica.

 

Sistemi di assistenza alla guida, sistemi di sicurezza attiva e passiva sono da prima della classe e molti di questi importati direttamente dall’ammiraglia di casa, la Classe S. Ma è il sistema ibrido che convince senza riserva. Il periodo dei compromessi sembra terminato con questa classe C; si gode appieno degli aspetti di un motore elettrico e uno endotermico senza rinunciare alle performance di uno a beneficio dell’altro.

 

Con i paddle al volante è perfino possibile impostare l’intensità del recupero di energia. Alla familiare con la stella si può domandare praticamente tutto; una guida più sportiva, una parsimoniosa, una che ottimizzi i vantaggi dell’ibrido e perfino chiederle di conservare la giusta ricarica per percorrere in elettrico i tratti cittadini a traffico limitato.

 

Piacere di guida e prestazioni sono da vettura premium; velocità massima di 240 km/h con scatto da 0 a 100 km/h in 6,2 secondi.


Unica piccola nota stonata arriva dal bagagliaio che, per via del volume delle batterie, perde in capacità di carico (360 litri) rispetto alle sorelle con motorizzazione semplicemente ibrida. Un prezzo che visti i vantaggi si paga più che volentieri. E a proposito di prezzi, il listino per Mercedes Classe C Sw 300e Plug-in parte da 59.000 euro.

 

Peugeot 308 SW Plug-in 

di Andrea Minerva

Già immaginiamo il diktat delle alte sfere Peugeot: “Al design sportivo non si rinuncia, nemmeno per una station wagon”. Normale per un marchio che le corse automobilistiche ha iniziato a correrle e vincerle ancora alla fine dell’800 e che oggi vorrebbe arricchire un già considerevole palmares provando ad aggiungere un’altra vittoria alla 24 Ore di Le Mans.

 

Beh, sia come sia, designer e progettisti al servizio della corte di Sochaux ci hanno proprio preso quando hanno tratteggiato forme e linee della nuova Peugeot 308 SW. E non si tratta di una mera considerazione personale, pur sempre opinabile. Lo spunto, in realtà, arriva dai tanti sguardi che nel corso dello “Speciale station wagon” di “Safe-Drive” si sono posati sulla familiare francese, conditi da commenti del tipo: “Che bella questa Peugeot! Ma che modello è? Ah, una 308 station wagon. Sì, davvero molto bella”. Vox populi, vox dei, dicevano i romani antichi.

 

Di certo l’aerodinamica molto curata fa il suo, a partire dalla linea ribassata del tetto. In generale la silhouette è da “palestrata”, tonica e ben tornita. Con un equilibrio delle forme che riesce comunque a evidenziare una spiccata espressività.

 

Davanti ci sono le luci diurne ad artiglio dotate di tecnologia Matrix Led, con richiami per nulla velati alla tradizione leonina di Peugeot. L’allineamento tra abitacolo e passaruota gioca in favore della compattezza mentre il lato “B”, che in una station svolge un ruolo mica da poco, è cattivo quanto tutto il resto, con i muscoli al posto giusto incorniciati dai fari 3D Full Led a tre fasi luminose. La ciliegina sulla torta è lo spoiler posteriore, non eccessivo ma di bella presenza.

Le misure sono compatte, lunghezza 463 cm, 27 in più della berlina, larghezza 185, altezza 144.

E dopo questa descrizione già sentiamo la classica domanda: “Eh, ma il bagagliaio, e lo spazio a bordo?” Rispondiamo. Lo spazio per stivare i bagagli non è poco. Nelle versioni benzina e Diesel è di 608 litri, ma in questo caso siamo alle prese con la versione ibrida plug-in di Peugeot 308 Sw, e la presenza del pacco batterie riduce la capienza a 508 litri, un dato più che accettabile. Identica considerazione per il comfort di bordo, agevolato da uno spazio adeguato per i passeggeri, sia sui sedili anteriori sia su quelli posteriori.

 

In quanto ibrida plug-in, è una familiare con una doppia motorizzazione: un propulsore benzina 1.598 cc Pure Tech da 150 cv e un motore elettrico da 81 kW. La potenza complessiva del sistema è di 225 cv, con una coppia massima di 360 Nm. La trazione è anteriore e la trasmissione affidata al cambio automatico elettro-attuato a otto rapporti.

 

La velocità massima di 225 km/h e l’accelerazione da 0 a 100 in 7,6 secondi la dicono lunga sul carattere di questa vettura. Merito soprattutto della simbiosi tra il motore a benzina e quello elettrico. Volendo si può viaggiare in surplace, placidamente, senza strappi e scossoni, ma l’eventuale richiesta di potenza viene esaudita all’istante, con una spinta forte e decisa. L’assetto abbastanza rigido, l’avantreno reattivo e la buona taratura delle sospensioni accompagnano bene questo caratterino niente male, assecondando all’occorrenza anche una guida piuttosto sportiva.

 

A ogni modo, è possibile selezionare tre diverse modalità di guida, Electric, Hybrid e Sport, con la possibilità di percorrere in pura modalità elettrica circa 60 km nel ciclo misto e una decina in quello urbano.

Ciò che ha invece convinto di meno “Safe-Drive” è la posizione di guida. È praticamente indispensabile abbassare il piantone dello sterzo e cercare di adattare la propria posizione sul sedile per riuscire a leggere correttamente e completamente il pannello digitale davanti agli occhi. Non è sempre una manovra agevole. Concludiamo con il listino che per Peugeot 308 Sw Hybrid Plug-in E-Eat8 GT Pach è di 42.950 euro.

 

Subaru Outback 2.5 

di Andrea Minerva

La questione iniziale non era di poco conto. E “Safe-Drive” naturalmente se l’è posta. Era più corretto inserire la Subaru Outback in uno speciale dedicato alle station wagon oppure alle crossover? Un eventuale sondaggio darebbe un probabile responso di pareggio tra le due scelte. Perché in fondo è vero, e l’anima di Subaru Outback è proprio questa, ovvero presentarsi come una station wagon, però dopo aver ricevuto un sovradosaggio di vitamine. Quindi, in buona sostanza, non si sbaglia a considerarla né in un modo, e neppure nell’altro. E per questa volta, che station wagon sia.

 

L’aspetto è imponente, già di per sé sinonimo di potenza e sicurezza. Aiutiamoci con i numeri: la lunghezza è di 487 cm, la larghezza di 187, l’altezza di 167 e l’altezza da terra oltrepassa i 21 cm. Un “Panzer” pronto a qualsiasi sfida. Che poi non è un’idea così sbagliata. Nell’epoca dell’elettrificazione dell’auto Subaru Outback non rinuncia infatti ai grandi classici del marchio giapponese: la trazione integrale AWD e il motore boxer quattro cilindri. Questa coppia rappresenta Subaru dalla bellezza di 50 anni e oggi si avvale di uno sviluppo evolutivo decisamente interessante. Buona parte del merito passa dalla Subaru Global Platform, che in sostanza è la base sulla quale viene poi realizzato il pianale delle vetture.

 

Oggi questa piattaforma ha consentito di incrementare la rigidità torsionale del 70% e del 100% la capacità di flessione. La percezione di questi risultati è decisamente palpabile, basta mettersi alla guida.

La sagoma monumentale di Outback lascerebbe intuire una scarsa propensione a destreggiarsi lungo le strade più tortuose, ma non è così. Gli inserimenti in curva sono precisi, senza avvertire fenomeni fastidiosi come il sottosterzo, quindi una tendenza all’allargamento della traiettoria ideale, né il rollio, quando il trasferimento di carico eccede verso le ruote esterne rispetto alla curva.

 

Outback ha un comportamento lineare e sincero. Al volante c’è tutto il tempo per godersi una guida rilassata e mai troppo impegnativa, del resto questa è l’ammiraglia del marchio giapponese. Procedendo lungo i saliscendi che incorniciano le colline e il territorio delle Langhe c’è il tempo sia per apprezzare il confortevole e ben curato abitacolo della sia per prendere confidenza con le numerose funzioni a disposizione. La prima presa in considerazione è il SI Drive, sinonimo di Subaru Intelligent Drive.

 

La gestione di questo sistema è semplice e intuitiva; con la funzione Intelligent Mode Outback privilegia le prestazioni più equilibrate e risparmiose. Con il comando Sport Mode si migliora la risposta dell’acceleratore e il motore di 2.498 cc benzina a quattro cilindri può esprimere tutto il suo potenziale, a partire dalla potenza di 169 cv alla coppia, il cui valore massimo è di 252 Nm a 3.800 giri.

Già che ci siamo diamo un’occhiata anche alle altre prestazioni, a partire dalla velocità massima di 193 km/h fino all’accelerazione da 0 a 100 coperta in 10,2 secondi. Il consumo medio nel ciclo misto è invece di 8,6 litri per 100 km. Per quanto riguarda la trasmissione anche questa volta Subaru si affida al sistema Lineatronic, ovvero un cambio CVT a variazione continua che garantisce cambi fluidi e continui, anche se all’inizio richiede un minimo di tempo per essere compreso e sfruttato al meglio.

In caso di terreni a scarsa aderenza è sempre possibile avvalersi dell’X-Mode, nelle due modalità Snow/Dirt e Snow/Mud.

 

Al di là della già ampiamente riconosciuta efficacia va sottolineato come questo sistema sia intuitivo e semplice, non che immediato nell’applicazione. Il listino di Subaru Outback 2.5i Lineartronic Premium è di 50.000 euro.

 

Suzuki Swace 1.8 Hybrid 

di Michele Fontana

Con Swace, Suzuki cala l’asso, lo dice il nome stesso. Swace, infatti, è composto da “Sw”, Station Wagon, e “Ace”, asso appunto. In un periodo dove sul piano del mercato Suzuki va controcorrente, con risultati a dir poco lusinghieri, il marchio giapponese ha deciso di buttarsi da poco più d’un anno, sul segmento delle Sw, finora inesplorato dalle parti di Hamamatsu. Una scommessa resa possibile anche dalla collaborazione con Toyota; Swace, infatti, si basa sula medesima piattaforma della Corolla Touring con la quale condivide gran parte della meccanica. Ma come vuole distinguersi Suzuki dalla concorrenza? Essenzialmente con la praticità, vuole essere una vettura versatile e pensata in tutto e per tutto per la famiglia.

 

Le due sorelle Corolla e Swace non differiscono molto nemmeno a livello estetico; la giapponese sul frontale adotta una calandra dalle dimensioni un po’ più contenute e un paraurti anteriore caratterizzato da due prese d’aria (finte) che ospitano i fendinebbia. Per il resto la differenza è solo una questione di minimi dettagli.

 

Lunga 465 centimetri, larga 179 e alta 146, Swace sfrutta un passo generoso da 270 centimetri per offrire un abitacolo più ampio possibile. Il concetto è quello delle familiari di una volta, ovvero capienti innanzitutto. Il volume di carico raggiunge 600 litri, che possono arrivare a 1.606 a divanetto abbattuto. Ma non è solo una questione di spazio, sono molte le soluzioni intelligenti che fanno la differenza. Per iniziare, la cappelliera si ritrae automaticamente con un semplice gesto. Lateralmente si trovano due vani portaoggetti con paratie mobili facilmente asportabili per aumentare lo spazio utile in larghezza, comodo, per esempio, per alloggiare la cappelliera quando non serve. Il piano di carico è poi posizionabile su due livelli e gode così di un doppio fondo utilissimo.

Sappiamo quanto Suzuki abbia scommesso sull’ibrido, Swace naturalmente non fa eccezione, anzi, dotando la familiare giapponese di tecnologia “full hybrid” è stato compiuto un ulteriore passo in avanti. In sostanza la vettura è equipaggiata con una batteria agli ioni di litio che alimenta un motore elettrico da 53 kW. Il suo compito è prevalentemente quello di supportare il parsimonioso motore termico, un 1.8 da 98 cv, ma è in grado anche di muovere l’automobile in solo modalità elettrica per brevi tratti.

Nel complesso, il sistema eroga 122 cv di potenza e copre il classico 0-100 in 11 secondi. Swace si fa apprezzare in tutti i contesti, l’assetto è ben tarato e l’innesto in curva preciso. L’andatura rispecchia lo spirito comodo e versatile della vettura e a bordo si trova quanto basta per viaggiare in assoluta sicurezza. I consumi, quelli sì, sono da sottolineare.

 

In città, dove il vantaggio dell’ibrido si avverte maggiormente, si possono oltrepassare i 20 km con un litro di benzina. Si riducono a 15 in autostrada ma la media di 18 km/litro è più che soddisfacente. A listino è presente un solo powertrain con due allestimenti, “Cool” e “Top”, rispettivamente da 29.500 e 32.000 euro.

Veicoli usati: occhio al chilometraggio manomesso

 

In Europa, la truffa dei chilometri scalati è comune e l’Italia non fa eccezione. Venditori senza scrupoli riducono i chilometri per aumentare il valore di un’auto e guadagnare di più. Secondo carVertical, piattaforma di controllo della cronologia dei veicoli, la frode del chilometraggio in Italia non è diffusa come in Europa orientale, tuttavia lo è molto di più rispetto ad altri Paesi dell’Europa occidentale. Le Bmw sono le auto più manomesse secondo carVertical

Per decenni, i produttori di auto locali sono stati i leader del mercato italiano. Nel corso degli anni, tuttavia, molti acquirenti sono passati ad altre marche. La ricerca ha rivelato che gli italiani adorano i produttori tedeschi e che ai primi 3 posti della classifica delle auto più controllate in Italia ci sono proprio 3 marchi provenienti dalla Germania. Tra tutte le auto controllate su carVertical in Italia, le Bmw hanno avuto la quota maggiore (14,9%), seguite dalle Audi con una quota del 12,7% e dalle Volkswagen (10,8%). Le Fiat si posizionano quarte, con il 9,1%.

I rapporti sulla cronologia dei veicoli in Italia mostrano anche un’altra tendenza, comune ad altri mercati europei. La stragrande maggioranza (71,7%) degli acquirenti di auto usate è interessata ai veicoli con motori Diesel. Le auto a benzina hanno una quota di appena il 27,8%. Le auto ibride (0,1%) ed elettriche (0,3%) non sono così popolari, il che suggerisce che la maggior parte delle persone non è disposta ad abbandonare i motori convenzionali.

Una macchina su tre viene importata

I dati di carVertical mostrano che in Italia un’auto su tre, tra quelle controllate sulla piattaforma, è stata importata da un altro Paese. Data la forte domanda di Audi, Bmw e Volkswagen, la quota maggiore di auto usate proviene dalla Germania. Sebbene si tratti di un mercato con una buona reputazione, ciò non toglie che un’auto usata proveniente da questo Paese (o da qualsiasi altro) non abbia necessariamente dei difetti nascosti. È difficile monitorare le letture del contachilometri a livello internazionale, quindi le auto importate hanno una maggiore possibilità di nascondere un chilometraggio falsificato. Una macchina su dieci ha il contachilometri manomesso

I rivenditori fraudolenti cercano sempre nuovi modi per aumentare i propri profitti. Questo comportamento non ha conseguenze solo per gli acquirenti, ma si ripercuote su tutta la società. Uno studio dello European Parliamentary Research Service ha rivelato che le auto con chilometraggio scalato costano ben 9 miliardi di euro all’anno all’economia europea.

Matas Buzelis, responsabile della comunicazione di carVertical: “Un’auto usata con un contachilometri manomesso può sembrare economica da acquistare fino a quando non iniziano a manifestarsi i problemi. Nel lungo periodo, infatti, le auto con rollback del chilometraggio diventano molto più costose da possedere e tendono a perdere rapidamente valore“.

Con 40 milioni di autovetture immatricolate, il mercato italiano dell’usato ha meno veicoli con chilometraggio modificato (11%) rispetto alla media UE (15,2%). Queste cifre sono inferiori anche a quelle di Germania (13,9%) o Romania (19,8%), ma implicano che circa 4 milioni di auto (più di un’auto su dieci) in Italia nascondono un chilometraggio manomesso.

Casei Gerola Logistics Park: certificazione LEED Platinum

Al nuovo sviluppo logistico di Casei Gerola (Pavia) è stata riconosciuta la certificazione LEED Platinum, con punteggio di 90 punti, massimo riconoscimento tra gli standard globali per gli sviluppi immobiliari eco-compatibili. Il prestigioso riconoscimento, è importante per il settore della logistica in Italia e tutto il comparto, che, negli ultimi anni, si sono posti come principale obiettivo quello di sostituire i vecchi magazzini con nuovi hub più sostenibili, integrati e in grado di dialogare con il territorio e con ridotto impatto ambientale.

Casei Gerola Logistics Park innalza così il benchmark di riferimento delle soluzioni immobiliari eco-compatibili, aumentandone la competizione in termini di qualità, innovazione e performance. S.F.R.E, società di Project & Construction Management, specializzata in immobili di logistica e light-industrial, ha ricevuto l’incarico dal committente Invesco per gestire la Progettazione Integrata, Direzione Lavori e BIM Management.

Engineering 2k ha svolto il ruolo di General Contractor, mentre CBRE di Project Monitoring. La progettazione si è basata sul concetto di sviluppo sostenibile inteso come investimento responsabile; particolare attenzione è stata data alla regolazione locale del benessere degli ambienti, agli impianti idronici ad energia elettrica, alla rete duale ed al largo impiego di materiali riciclati; il fabbisogno di energia elettrica viene compensato sia dai pannelli fotovoltaici, sia dalla rete nazionale che deriva da fonti 100% rinnovabili.

“Stellantis Student Awards”: premiati oltre 600 figli di dipendenti

Lo “Stellantis Student Awards” ha concluso il suo primo programma su scala globale assegnando a oltre 600 figli di dipendenti Stellantis provenienti da cinque regioni un premio in denaro per il loro impegno nella formazione continua e nell’apprendimento. Il traguardo è stato celebrato con la prima cerimonia globale online che si è tenuta a dicembre 2022 con la partecipazione del presidente di Stellantis, John Elkann, del Ceo Carlos Tavares.

“Lo Student Awards rappresenta un’eccellente opportunità per rendere omaggio ai risultati conseguiti dai nostri brillanti studenti, con il supporto delle loro famiglie, e inoltre per celebrare il primo programma di assegnazione dei premi come Stellantis”, ha dichiarato John Elkann, presidente di Stellantis. “Il nostro impegno è volto a costruire un’azienda responsabile, diversificata e innovativa nel campo delle tecnologie per la mobilità e siamo pertanto estremamente orgogliosi di questo programma, giunto ormai al suo 26° anno e che coinvolge 20 Paesi di tutto il mondo”.

“È di cruciale importanza per il pianeta e per il futuro lasciare alla prossima generazione delle aziende consolidate a zero emissioni nette di carbonio che abbiano come chiaro obiettivo il benessere di tutti“, ha affermato Carlos Tavares, Ceo di Stellantis. “Lo Stellantis Student Awards crea questo valore per i nostri giovani leader. Stimola la loro curiosità e offre loro gli strumenti per contribuire a costruire un futuro migliore, mentre i loro genitori e gli altri dipendenti di Stellantis realizzano servizi e prodotti che consentiranno libertà di mobilità rispettando allo stesso tempo l’ambiente.”

“È stato un onore entrare in contatto con così tanti giovani leader che rappresentano una grande fonte d’ispirazione”, ha commentato Xavier Chéreau, Chief Human Resources and Transformation Officer di Stellantis. “Diversità e impegno a favore del futuro camminano di pari passo e costituiscono due pilastri fondamentali all’interno dell’obiettivo e dei valori di Stellantis. Questa sinergia si raggiunge attraverso programmi come lo Stellantis Student Awards, in quanto mettere in luce l’importanza dell’apprendimento continuo contribuisce a creare un futuro sostenibile per tutti.”

Nel corso di 26 anni, oltre 14.000 studenti hanno visto riconosciute le loro qualità a tutto tondo, dimostrando una capacità di proiettarsi oltre i propri studi e contribuendo al benessere generale delle proprie comunità. Novità del programma, tra i vincitori del premio è stato selezionato un candidato per ogni regione a cui è stato assegnato il “Sergio Marchionne Award of Excellence”, destinato a giovani e coraggiosi leader che impiegano le proprie conoscenze e abilità per migliorare il benessere comune.

In origine, lo “Stellantis Student Awards” era un programma a livello regionale istituito nel 1996 in Italia come Borsa di studio Fiat, successivamente rinominato “Sergio Marchionne Student Achievement Awards” nel 2019. Divenuto ora un programma a livello globale che coinvolge cinque regioni e 20 Paesi, lo Stellantis Student Awards incarna ancora oggi lo stesso spirito di partecipazione nel creare un futuro sostenibile per tutti.

ASI Solidale: la Befana porta un carico di generosità

 

Ormai è una bella tradizione: la Befana dell’ASI apre nel migliore dei modi il nuovo anno del motorismo storico con un pieno di passione solidale. Il 6 gennaio, infatti, il mondo degli appassionati di veicoli storici si accende grazie all’appuntamento promosso da ASI Solidale con la partecipazione dei Club federati ASI di tutta Italia. In occasione della festa dell’Epifania verranno distribuiti alle persone e alle famiglie in difficoltà i generi alimentari e i doni raccolti nelle scorse settimane dai Club grazie alla generosità dei tesserati ASI.

In un momento di continua emergenza, in cui le problematiche di tipo economico stanno coinvolgendo una fascia sempre più ampia della popolazione, il mondo degli appassionati ha potuto dare ancora una volta un sostegno tangibile a chi ne ha più bisogno.

Per il terzo anno consecutivo ASI Solidale – il settore che coordina le attività sociali dell’Automotoclub Storico Italiano – ha sensibilizzato il mondo del motorismo storico affinché la “Befana dell’ASI” fosse più generosa che mai. La mattina del 6 gennaio, dalle 10.30 alle 12.30, una diretta streaming sui canali social dell’ASI trasmetterà i collegamenti con i Club di tutta Italia che distribuiranno le donazioni presso le strutture e gli enti di assistenza individuati sui rispettivi territori.

Tra le collaborazioni instaurate da ASI Solidale a livello nazionale per questa speciale Befana 2023, si segnala quella con l’Associazione Teniamoci per mano Onlus, che dal 2010 si prende cura dei bambini, delle famiglie e degli anziani sofferenti con gli effetti benefici della clownterapia: la fantasia, le risate e le emozioni positive sono capaci di migliorare la salute e di aiutare ad affrontare il futuro con ottimismo.