I risultati di uno studio: l’Italia non è un Paese per bici

L’Italia investe nell’auto quasi 100 volte più che nella bici: 98 miliardi di euro per il settore automotive e le infrastrutture stradali contro poco più di un miliardo per bonus bici e ciclabili urbane ed extraurbane. Questo senza contare riduzione delle accise e altri sussidi ambientalmente dannosi. Il risultato è che l’Italia, sul piano della ciclabilità, è il fanalino di coda del contesto europeo: le città italiane hanno una media, secondo i dati Istat, di 2,8 km di ciclabili per diecimila abitanti, con grandi disparità territoriali, da zero km in molti capoluoghi del Centro-Sud ai 12-15 km di Modena, Ferrara, Reggio Emilia, considerando i chilometri medi, superiori, di Helsinki (20 km/10.000 abitanti), Amsterdam (14 km/10.000 abitanti) o Copenaghen (8 km/10.000 abitanti).

 

È questo il punto di partenza da cui Clean Cities, Fiab, Kyoto Club e Legambiente, sono partite per la realizzazione del dossier “L’Italia non è un Paese per bici”, documento che mostra come, per colmare il gap con il resto d’Europa, alle città italiane servono 16.000 km di ciclabili in più (rispetto al 2020), per un totale di 21.000 km al 2030. Da una stima prudenziale del fabbisogno economico, l’investimento dovrebbe essere di almeno 3,2 miliardi di euro nell’arco dei prossimi sette anni, pari a 500 milioni di euro l’anno, ovvero appena il 3,5% di quanto già stanziato per il comparto auto e le infrastrutture connesse, ma molto di più di quanto predisposto fino ad ora per la ciclabilità.

 

La proposta delle organizzazioni rivolta al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) e al nuovo Parlamento è quindi di integrare il Piano Generale della Mobilità Ciclistica, approvando un piano straordinario di investimenti per la ciclabilità nella prossima legge di bilancio, con uno stanziamento di 500 milioni di euro all’anno fino al 2030. ”La nostra analisi ci dice tre cose: uno, che spendiamo tante, troppe delle nostre tasse per sovvenzionare l’uso dell’automobile privata, e pochi spiccioli per dare a tutti la possibilità di muoversi in bicicletta; due, che le nostre città sono ancora molto poco ciclabili, e che vasta parte degli attuali progetti di sviluppo della ciclabilità non sono sufficienti a consentire un vero salto di qualità; tre, che per rendere le nostre città ciclabili davvero basterebbe investire poco più di tre miliardi di euro, tanto quanto stiamo spendendo ogni tre mesi per abbassare un pochino il prezzo di Diesel e benzina“, osserva Claudio Magliulo, responsabile italiano della campagna Clean Cities. 

Incidenti stradali: quali i mesi più a rischio

Sulle strade italiane 73 incidenti su 100 avvengono nei centri abitati, 5 in autostrada e 22 su strade extraurbane. Complessivamente, nel 2021 rispetto al 2019, diminuiscono sia gli incidenti sia i decessi (5.119 gli incidenti in meno, 179 i decessi). In autostrada i sinistri calano del 15,9%, e i morti del 20,6%, come pure sulle strade extraurbane, -10,1% gli incidenti, -10,5% i morti e nei centri abitati con -19,5% incidenti e -18,7% morti.

 

I dati sono ricavati dallo studio dell’ACI “Localizzazione degli incidenti stradali 2021”, che ha analizzato i 31.407 incidenti (1.002 mortali), con 1.078 decessi (il 37,5% del totale) e 47.740 feriti, distribuiti su circa 53.000 km di strade principali italiane (indice di mortalità medio pari a 3,4 morti per 100 incidenti). In autostrada le auto sono il 71,5% dei veicoli coinvolti in incidente (73,8% nel 2019), i veicoli industriali sono il 22,9% (20,4% nel 2019) e i motocicli il 5,3% (stabile rispetto al 2019).

 

Gli spostamenti e le partenze nei weekend incidono in modo particolare, con giugno, luglio e agosto i mesi con la maggiore incidentalità. Venerdì è la giornata in cui si verificano più incidenti (15,2%). Dalle 18 alle 20 le ore più critiche, l’indice di mortalità è più elevato a gennaio (4,2 decessi ogni 100 incidenti), seguito da giugno (4,0), mentre rispetto al 2019, gli incidenti sulla rete primaria sono diminuiti del 14% e i morti del 14,2%.

UNEM: pronti a misurare la decarbonizzazione dei trasporti

Foto: Claudio Spinaci, presidente di UNEM

 

Con il pacchetto Fit for 55 l’Unione Europea indica non solo obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni di GHG (gas a effetto serra) entro il 2035, ma anche un percorso “obbligato” che decreta la fine dei motori endotermici a esclusivo beneficio della trazione elettrica, escludendo di fatto alternative già disponibili, tra cui i biocarburanti e, più in generale, i low carbon fuels (LCF). Un indirizzo parzialmente rivisto dal Trilogo del 27 ottobre scorso tra Parlamento e Consiglio europeo sul regolamento CO2 per auto e van che, nonostante abbia confermato complessivamente gli indirizzi già assunti, ha previsto la messa a punto di una metodologia LCA e la definizione di procedure per immatricolare veicoli ICE alimentati da fuel climaticamente neutri.

 

Un cambio di prospettiva, seppur parziale, che ricalca le evidenze emerse dal recente studio elaborato da RIE (Ricerche Industriali Energetiche) di Bologna, insieme a UNEM, i cui risultati sono stati illustrati nei giorni scorsi. Lo studio ha analizzato le potenzialità di questi nuovi carburanti, lo stato dell’arte delle tecnologie, le principali caratteristiche tecniche, logistiche ed economiche, i fattori abilitanti, la disponibilità di materie prime per la loro produzione, nonché le possibilità di sviluppo in relazione agli scenari energetici attesi per il 2030.

 

Lo scenario elaborato è alternativo, ma non antitetico a quello adottato da RSE, ma sempre in coerenza con gli obiettivi ambientali del Fit for 55, traguarda un maggior sviluppo dei LCF e una più realistica penetrazione dei veicoli elettrici (3,4 milioni, equamente ripartiti tra BEV e PHEV rispetto agli oltre 7 milioni previsti dallo scenario RSE). Il confronto tra gli scenari rende evidente come l’uso di LCF, in combinazione con la parziale elettrificazione del parco veicoli nel trasporto leggero su strada, risulti altrettanto efficace ed efficiente nella riduzione delle emissioni rispetto all’elettrificazione spinta del comparto.

 

“La tutela ambientale è assolutamente necessaria, ma se a questa non affianchiamo contemporaneamente la sostenibilità economica e sociale, e quindi la sicurezza energetica, i risultati sono quelli che oggi abbiamo davanti ai nostri occhi”, ha sottolineato il presidente di UNEM, Claudio Spinaci. “Lo studio Illustrato – ha aggiunto Gianni Murano, presidente di Esso Italiana e chairman del Gruppo strategico carburanti alternativi ed energie per la mobilità di UNEM – sviluppa uno scenario che, pur traguardando gli obiettivi 2030, presenta un parco circolante più realistico di quelli elaborati nel PNIEC e da RSE. Appare infatti significativo notare come lo scenario RSE preveda 6,2 milioni di autovetture elettriche pure (BEV) al 2030 a fronte di poco meno di 40.000 unità immatricolate nei primi dieci mesi del 2022. Ferme restando queste tendenze, sarebbe quindi necessario che per i prossimi 7 anni l’80% di tutte le nuove immatricolazioni fossero elettriche per arrivare agli obiettivi indicati da RSE”.

 

Un momento di confronto importante che ha visto, inoltre, il lancio di una nuova piattaforma digitale (Car CO2 comparator) in grado di calcolare e confrontare, in tempo reale, le emissioni di GHG delle auto e di diversi tipi di fuel valutandone l’impronta ambientale lungo il suo intero ciclo di vita (LCA – Life Cycle Assessment).

 

Nella valutazione dell’impatto ambientale che sono alla base delle tecnologie di trasporto leggero ciò che conta è il valore dell’impronta carbonica complessiva lungo l’intero ciclo di vita delle vetture, non solo allo scarico. Il controllo esclusivo in questa fase, oltre a trascurare un gran numero di altre emissioni climalteranti generate durante la vita del veicolo, risulta infatti parziale in quanto assimila la CO2 riciclata a quella fossile alterando i risultati in termini di effettiva decarbonizzazione dei trasporti.

 

Lo strumento messo a punto dal Concawe è stato realizzato per misurare e confrontare in modo interattivo le emissioni di gas serra nel ciclo di vita delle autovetture in base a diversi parametri: powertrains, fuel utilizzati, profilo di guida, intensità carbonica nella produzione di elettricità o di fuel, condizioni ambientali. I parametri, inseriti nel modello interattivo, modulabili in funzione del confronto scelto, derivano da analisi specifiche e dalla letteratura prevalente in materia.

 

“Il nuovo strumento di calcolo elaborato dal Concawe in collaborazione con IFPEN – ha spiegato il presidente Spinaci – permette di valutare le emissioni sul ciclo di vita (LCA) di diverse combinazioni veicoli-fuels e compararle con la valutazione di quelle solo allo scarico. Ciò che emerge è che con un approccio LCA (ciclo di vita) all’aumentare della quota di componente bio/rinnovabile dei LCF cresce il vantaggio delle HEV e delle PHEV rispetto alle BEV. Risultati sorprendenti che mostrano come, di fatto, è il metodo di calcolo a indirizzare oggi le scelte tecnologiche della Ue e non come dovrebbe essere gli obiettivi ambientali”La piattaforma è accessibile dal nuovo sito di unem all’indirizzo www.unem.it.

 

Sono stati presentati quattro casi mettendo a confronto un’auto elettrica (BEV), una ibrida non ricaricabile (HEV) e una Plug-in ricaricabile (PHEV) con diversi tipi di alimentazione per le HEV e PHEV: 1) gasolio B7 (cioè quello che troviamo oggi sui punti vendita con il 7% di componente bio), 2) biocarburante avanzato derivato da materiali di scarto di origine organica, utilizzabile in purezza (HVO) 3) carburante sintetico derivato dalla combinazione di idrogeno rinnovabile e CO2 (e-fuel); 4) efuel e zero intensità carbonica per produzione di energia elettrica.

 

 

 

 

ACI-ISTAT: cresce l’incidentalità stradale

Torna a crescere in maniera preoccupante in Italia il fenomeno dell’incidentalità stradale. A confermarlo i dati preliminari sui primi sei mesi del 2022 resi noti da ACI e ISTAT e pubblicati da “L’Automobile”. Tra gennaio e giugno i sinistri nel nostro paese sono stati 81.437 con una crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno passato del 24,7%. Di pari passo, sale anche il numero delle vittime – sono state 1.450 (+15,3%) – e dei feriti che hanno raggiunto quota 108.996 (+25,7%). Nella media si sono verificati 450 incidenti, 8 morti e 602 feriti ogni giorno. L’aumento delle vittime del 2022 si è registrato, in modo particolare, su strade extraurbane (+20%) mentre è stato più contenuto su quelle urbane (+11%) e in autostrada (+10%).

La situazione appare meno cupa se il dato attuale viene confrontato con quello del 2019, anno fissato come base per il monitoraggio del decennio 2021-2030. In questo caso si rileva, invece, ancora un lieve calo: incidenti stradali -2,6%; feriti -6,8% e deceduti -5,5%. Con riferimento alla categoria di strada, le vittime diminuiscono in misura significativa sulle autostrade (-11,8%) mentre sulle strade urbane ed extraurbane il calo è stimato intorno al 5%.

Interessante la rilevazione sull’aumento della circolazione che va di pari passo con il dato sull’incidentalità. Nel periodo gennaio – giugno 2022, le percorrenze medie autostradali sono aumentate del 25,6%. La ripresa del traffico coinvolge soprattutto i veicoli leggeri, in particolare le autovetture, mentre decisamente più contenuta quella registrata per i veicoli pesanti (+7%).

Situazione analoga si rileva per il traffico sulla rete extraurbana principale, dove nei primi quattro mesi dell’anno, gli incrementi hanno toccato punte del 30%. Nelle città è ancora in crescita l’uso dei servizi di sharing, tra cui i monopattini, che rivestono la quota più elevata di noleggi. In calo, viceversa, il mercato dell’auto.

Giovani e sicurezza stradale: iniziativa di ACI Milano e Autodromo di Monza

Diffondere la cultura del muoversi in sicurezza attraverso la conoscenza e l’adozione di comportamenti corretti e stimolare una maggiore consapevolezza dei rischi del mezzo e della strada. Con questo obiettivo sono partiti all’Autodromo Nazionale Monza i corsi di guida sicura per auto e monopattini, sviluppati in collaborazione con ACI Milano, destinati a oltre 200 studenti, tra neopatentati e possessori di foglio rosa, delle scuole monzesi aderenti a #ResponsabilmenteGiovani.

L’iniziativa, ideata e presentata dal Comune di Monza, si è classificata al secondo posto nella graduatoria dei progetti selezionati dal ministero dell’Interno per la promozione, il coordinamento e il monitoraggio sul territorio nazionale di attività di prevenzione, sperimentazione e contrasto al fenomeno degli incidenti stradali provocati da alcol e droga.

Automobile Club Milano è sempre in prima fila, con gli esperti della propria struttura e delle proprie Commissioni di studio statutarie, nella formazione di tutti gli utenti della strada, al fine di creare e diffondere in loro un’attenta e crescente conoscenza delle caratteristiche della circolazione, dei mezzi utilizzati, delle abilità di guida necessarie, delle norme di comportamento, dei pericoli, dell’importanza di tutti gli aspetti e di tutte le regole che compongono il complesso quadro della sicurezza stradale. Il nostro impegno abbraccia tutte le fasce di età partendo dai più piccoli e dai ragazzi, protagonisti della mobilità del futuro che desideriamo realizzare quindi su solide fondamenta costruite da prevenzione e consapevolezza. Quella consapevolezza che è indispensabile ogni volta che effettuiamo uno spostamento in ogni momento della nostra giornata, a piedi o utilizzando qualunque mezzo”, sottolinea Geronimo La Russa, presidente di Automobile Club Milano.

“Nessuno è padrone della strada, ogni giorno milioni di persone la percorrono come fosse una normale attività di routine che ci porta a sentirci un po’ tutti invincibili e perfettamente in grado di prestare attenzione a più attività contemporaneamente. Dimentichiamo la nostra responsabilità verso la collettività e ignoriamo di essere un potenziale pericolo sia per noi sia per chi ci sta intorno; cerchiamo allora di ricordare che oltre il 60% dei morti sulla strada è vittima innocente della distrazione altrui, che rappresenta la principale causa di incidenti stradali. Quando siamo sulla strada – conduttori, pedoni, ciclisti o utilizzatori di monopattini – non dobbiamo mai sentirci iper-protetti dalle norme stradali (frequentemente interpretate in modo troppo elastico ed estensivo a nostro favore), ma pensare che per distrazione o guida in stato di ebbrezza o sotto l’influsso di sostanze stupefacenti, o per un improvviso malore, o per la materiale impossibilità di avvedersi del pericolo improvviso, chi sopraggiunge si possa trovare nella condizione di non riuscire a evitare l’incidente. Dobbiamo quindi far in modo che cresca sempre di più in tutti gli utenti della strada la percezione del pericolo, attraverso mirate campagne di sensibilizzazione all’educazione stradale”, afferma Giuseppe Redaelli, presidente Autodromo Nazionale Monza.

“Sensibilizzare le generazioni che si approcciano alla guida automobilistica ad avere rispetto verso il proprio mezzo e verso tutti gli ‘attori’ della strada, pedoni compresi, è il primo passo per rafforzare la percezione dei rischi derivanti da comportamenti incauti, come la distrazione al volante, la sottovalutazione della strada e soprattutto l’alta velocità. Anche nel Tempio della Velocità, l’ACI, che tutela la sicurezza stradale tra i suoi fini statutari, vuole dimostrare che si può insegnare ai più giovani come acquisire la corretta valutazione della strada e dei suoi pericoli in relazione al percorso stradale, l’importanza di rispettare sempre il codice della strada, fatto di regole semplici ma che possono salvare la vita propria e degli altri”, afferma Alessandra Zinno, direttore generale Autodromo Nazionale Monza.

Presenti alla prima giornata di corsi anche la Polizia Stradale di Monza e Brianza e la Polizia Locale di Monza, che si occupano dei controlli su strada, in particolare nelle fasce orarie più sensibili rispetto al fenomeno della guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. A partire dalle prime fasi del progetto le Forze di Polizia hanno sensibilmente accresciuto il numero di controlli al fine di prevenire gli incidenti. Da aprile sono stati 586 i conducenti controllati, di cui 78 neopatentati. Sono stati effettuati 409 pre-test alcolemici e 18 drugtest – “Investire sulla prevenzione e sulla formazione dei più giovani è una leva imprescindibile sul fronte educativo e su quello della sicurezza – spiega il sindaco di Monza, Paolo Pilotto -. Occasioni come queste, dunque, si rivelano preziose per imparare in modo sereno e per individuare esempi positivi da seguire”. 

Cinesi all’attacco: da BYD il suo 3 milionesimo veicolo elettrico

Il 16 novembre, presso il quartier generale BYD, si è tenuta la cerimonia per l’uscita dalla linea di produzione del 3 milionesimo veicolo elettrico. Non si è trattato solo di un traguardo simbolico per BYD, ma anche di un importante risultato per lo sviluppo di New Energy Vehicles in tutto il mondo.

 
Se BYD ha impiegato 13 anni per raggiungere il primo traguardo di un milione di NEV, solo un anno dopo ne ha prodotti un milione in 365 giorni, passando “da un milione a due milioni”. Oggi, il milione di unità prodotte è stato realizzato in soli 6 mesi e BYD è passata “da due milioni a tre milioni di veicoli elettrici” costruiti in tutta la sua storia industriale.

 

BYD ha messo a segno un’accelerazione unica nel settore, facilitando il rapido cambiamento della mobilità globale verso soluzioni green. Durante la cerimonia, Wang Chuanfu, presidente di BYD, ha espresso la sua sincera gratitudine verso i clienti, i media, i partner industriali, i colleghi e i dipendenti di BYD.

 

“Per far fronte alla trasformazione industriale e alle tendenze di consumo in continua evoluzione, BYD continuerà a concentrarsi sull’innovazione scientifica e tecnologica per favorire la conquista di una vita migliore grazie a tecnologie all’avanguardia e prodotti diversificati”, ha dichiarato Wang Chuanfu.

 

Partendo dall’attuale sistema “quattro in uno” che garantisce la sicurezza delle materie prime della batteria, delle celle della batteria, dei pacchi batteria e dei veicoli, BYD introdurrà un’altra tecnologia all’avanguardia utile a migliorare questo aspetto. “Riguardo la sicurezza – ha continuato Wang Chuanfu – per tranquillizzare i nostri clienti ne abbiamo fatto un nostro valore fondante”.

 

Durante l’evento, Wang Chuanfu ha annunciato che BYD darà vita a Yangwang, marchio premium destinato al mercato del lusso che potrà fregiarsi di tecnologie e materiali eccezionali. Il suo modello d’esordio sarà lanciato nel primo trimestre del 2023 e offrirà agli utenti prestazioni straordinarie.

 

Inoltre, nel 2023, BYD lancerà un nuovo marchio che si focalizzerà sulla personalizzazione al fine di soddisfare la domanda diversificata dei consumatori. Il marchio sfrutterà la co-creazione con gli utenti e accoglierà calorosamente tutti i concessionari in franchising che si uniranno a BYD per la sua promozione.

 

In futuro, BYD Auto potrà contare su una potente matrice di marchi che comprenderà BYD (Dynasty & Ocean), Denza, Yangwang e il nuovo bespoke brand, e disporrà di una gamma di auto familiari e di lusso. Con un design accessibile e personalizzato, BYD fornirà costantemente prodotti di alta qualità capaci di rispondere alle aspettative sempre crescenti dei clienti.

 

BYD si atterrà alla sua strategia globale sviluppando ulteriormente il mercato mondiale e promuovendo l’industria dei veicoli passeggeri a livello globale. Attualmente, BYD ha esteso la sua presenza di veicoli elettrici a oltre 400 città in 70 paesi e regioni su 6 continenti.

Guida autonoma: al momento non è una priorità

Il settore della guida autonoma sta attraversando una fase di transizione. E il passaggio dalle soluzioni di guida assistita alla guida autonoma vera e propria, anche senza conducente, potrebbe essere piú lungo del previsto. Di recente, sono arrivate sul mercato le prime soluzioni di livello 3, ma per la diffusione di soluzioni più avanzate, secondo gli esperti di AlixPartners e secondo alcune elaborazioni di Start Up Auto, potrebbe essere necessario attendere.

Che il mercato sia in una fase per così dire esplorativa lo dimostra anche il fatto che le startup che hanno scommesso sulla guida autonoma sono in difficoltà. Negli ultimi due anni, infatti, secondo un report di Crunchbase, hanno visto crollare di 40 miliardi di dollari il loro valore di mercato. In termini percentuali, il calo delle startup monitorate dagli analisti è pari all’81% con un vero e proprio crollo da oltre 51 miliardi di dollari di capitalizzazione ad appena 9,16 miliardi di dollari. Alcune startup hanno registrato perdite enormi con percentuali del 97% o addirittura del 99%. E gli investitori non sembrano piú essere così disponibili ad attendere lunghi tempi di sviluppo.

Sviluppare nuove soluzioni di guida autonoma ha un costo notevole. Servono investimenti e pazienza di attendere i primi frutti del lavoro di sviluppo. I grandi costruttori del settore automotive hanno la possibilitá di investire e non hanno fretta di ottenere risultati subito, come dimostra la lunga marcia di Stellantis verso la guida autonoma. Inoltre, possono stare alla finestra cercando le soluzioni piú innovative proposte sul mercato dalle startup piú promettenti. Si lavora allo sviluppo e parallelamente si fa un’operazione di scouting, ma le prioritá al momento sono altre e sono dettate principalmente dall’agenda Ue della transizione green.

AsConAuto a Verona: imprese, scuole e lavoro alleati di ferro

Foto: da sinistra-Roberto Scarabel-Giorgio Sbrissa-Marc Aguettaz-Carlo Zanoni

 

La  prima visita nel Veneto del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara  avviene in Fiera a Verona proprio per sottolineare il ruolo strategico degli Its (Istituti Tecnici Superiori), percorsi di alta formazione tecnica post-diploma oltre alla centralità della scuola nella educazione, nella formazione e nel futuro dei giovani.  E l’assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro e Pari Opportunità della Regione del Veneto, Elena Donazzan, richiama la forte volontà della Regione di avere una legge nazionale, finalmente giunta quest’anno al suo compimento, che fa essere il percorso dell’alta formazione tecnico professionale degli Its Academy, a pieno titolo, un percorso parallelo alla università.

 

In Fiera durante JOB&Orienta, il salone veronese dedicato a orientamento, scuola, formazione e lavoro  sono emerse  le previsioni per i prossimi cinque anni rispetto al fabbisogno complessivo di lavoratori da parte delle imprese: tra 4,2 e 4,4 milioni, a seconda dell’andamento della economia (fonte: Excelsior, sistema informativo per l’occupazione e la formazione di Unioncamere e Anpal). L’attenzione  si è rivolta al valore dell’orientamento  e allo sviluppo necessario delle nuove competenze green  sempre più richieste dal mercato del lavoro, oltre alle competenze digitali, fondamentali per raggiungere gli obiettivi del PNRR che riguardano la transizione digitale in atto.

 

All’interno del programma culturale, un incontro: “Veloci come il vento. About change the future is clover than you expect”, moderato  da Giorgio Sbrissa, presidente di ENAIP NET, organizzato  a cura di ENAIP NET (Consorzio ENAIP Regionali), EVTA (European Vocational Training Association-BE) e AsConAuto (Associazione Consorzi Concessionari Autoveicoli)  con  la partecipazione di  Marc Aguettaz, Country Manager di GIPA automotive aftermarket intelligence, Carlo Zanoni, direttore generale dell’Accademia Formativa Martesana, e Roberto Scarabel, presidente AsConAuto,  ha proposto   ai partecipanti, in presenza in Fiera e collegati dalle aule scolastiche, significativi contributi  alla riflessione sugli scenari futuri della mobilità sostenibile e del settore automotive e alla valutazione delle nuove opportunità di lavoro rese disponibili  dalla profonda mutazione in atto nel mercato globale.

 

Il presidente di AsConAuto, Roberto Scarabel: “L’assistenza è molto cambiata negli ultimi quindici anni e oggi sono richieste nuove competenze ai tecnici che operano sul territorio all’interno del “Service”. Stiamo collaborando con ENAIP  attraverso la nostra Academy con soddisfazione per entrambe le parti. Noi possiamo contare su un vivaio di ragazzi da inserire all’interno delle nostre strutture, concessionarie, officine e carrozzerie. Offriamo  un bacino di imprese per gli stage  che i giovani devono effettuare, oltre  a fornire  docenze su argomenti specifici come le auto elettriche, per esempio. E gli studenti che entrano nelle nostre aziende, generalmente al termine del percorso formativo  in stage, sono confermati nel posto di lavoro in un circolo virtuoso. Infatti, i giovani hanno avuto la possibilità di acquisire le competenze necessarie sul campo all’interno nelle nostre strutture e sanno già  come operare”.

“Un  grande valore per le nostre imprese – ha proseguito Scarabel – considerata la carenza di personale e la difficoltà di reperire persone già specializzate. Credo che AsConAuto possa anche aiutare a cambiare la cultura del settore e una rappresentazione superata ma ancora  diffusa nel mercato:  le officine oggi  sono diventate quasi  sale operatorie in cui  tutto ciò che era manuale va riletto in chiave digitale, in un percorso che bene si adatta alle nuove generazioni e ai loro interessi. Oggi, non va dimenticato che la riparazione di un’auto elettrica presuppone l’adozione di misure di protezione per i lavoratori coinvolti  tali da renderli a volte  simili ad astronauti: il tema della sicurezza di chi lavora richiede formazione tecnica idonea con dotazioni significative,  attrezzature e strumenti  di protezione che solo imprese che investono in qualità e formazione sono in grado di assicurare. Le scuole non sono in grado di fornire laboratori idonei, mentre le nostre imprese possono aprire le porte alle istituzioni scolastiche in un’alleanza positiva per la qualità del lavoro tecnico, sempre più specializzato che il futuro richiede al nostro comparto”.

 

Il presidente Scarabel ha quindi ribadito una visione ottimistica: “Uno spazio per nuove professioni in ambito tecnico è aperto alle scelte scolastiche dei ragazzi e delle loro famiglie e può aprire un futuro interessante di lavoro, grazie anche ai forti investimenti che noi imprenditori abbiamo ritenuto di fare in questi ultimi anni di trasformazioni”.

 

AsConAuto Academy, divisione di AsConAuto creata nel 2017, pianifica ogni anno un’articolata proposta di percorsi formativi. L’auto e la sua manutenzione richiedono ormai attenzioni diversificate professionalmente, nuove  competenze e di fronte a necessità di assistenza per automezzi  sempre più connessi e per le diverse normative che riguardano veicoli elettrici e ibridi. AsConAuto diviene  così presidio di innovazione e di cultura professionale  attraverso l’aggiornamento e la formazione di qualità  della propria rete,  presente in modo capillare sul territorio nazionale: una sicurezza  e una qualità fondate sull’uso del ricambio originale.

Mercato: gli incentivi al noleggio spingono elettriche e ibride

Continua a crescere l’interesse dei privati verso il noleggio di vetture a lungo termine, specialmente elettriche ed ibride. In queste settimane, anche grazie agli incentivi (seppur limitati al 50%), il settore del noleggio veicoli sta registrando una forte ripresa degli ordini di queste vetture, superiore del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

 

La clientela privata (con o senza partita IVA) del settore ha ormai raggiunto quota 170.000. È questa l’istantanea che emerge dall’analisi realizzata da ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, che fornisce uno spaccato dei nuovi scenari del mercato dell’auto sempre più proiettato all’uso rispetto alla proprietà.

 

 

 

È in deciso aumento il numero di privati che scelgono forme di mobilità pay-per-use rinunciando all’acquisto della vettura: nei primi dieci mesi dell’anno sono arrivati a quota 170.000 (suddivisi tra 95.000 muniti solo di codice fiscale e 75.000 dotati anche di partita Iva). Un trend in continua ascesa anche nel nostro Paese, che oggi può registrare un’ulteriore spinta grazie alla scelta del Governo di concedere eco-incentivi anche per il noleggio di vetture elettrificate ed ibride. Da gennaio a ottobre queste motorizzazioni hanno costituito il 35% delle alimentazioni scelte dal canale del noleggio.

 

A spingere gli italiani verso questa formula è oggi sicuramente la convenienza economica (15% di risparmio rispetto alla proprietà secondo diverse stime), oltre alla certezza del costo mensile che annulla i rischi di spese extra connesse al veicolo, al risparmio di tempo legato alla “burocrazia dell’auto” e alla vendita dell’usato (l’obsolescenza tecnica è oggi uno dei veri problemi della transizione). Il fenomeno ha visto una crescita impetuosa negli ultimi anni: +260% rispetto al 2020, quando erano 65.000 i contraenti privati che utilizzavano il noleggio ed il trend è destinato a proseguire nei prossimi mesi/anni.

 

“La penetrazione del noleggio a lungo termine presso i privati”, osserva il presidente ANIASA, Alberto Viano, “rappresenta uno dei mega trend della mobilità a livello internazionale, con il graduale passaggio dalla proprietà all’uso dell’auto. Oggi una spinta alla scelta di questa formula arriva anche dall’avvento dell’elettrico. Il noleggio consente di sposare questa alimentazione, venendo sollevati dalle incognite relative al passaggio tecnologico, alla manutenzione del veicolo e infine alla sua rivendita, attraverso un più sostenibile canone mensile che evita di investire ingenti somme (non a tutti accessibili) al momento dell’acquisto. Il noleggio costituisce lo strumento più diretto ed economicamente sostenibile per la transizione ecologica del nostro parco circolante”.

 

“Una nuova spinta alla crescita sta arrivando dagli incentivi stanziati dal Governo anche per i privati che scelgono di noleggiare vetture a basso impatto ambientale. Per imprimere un’ulteriore accelerazione alla diffusione di queste alimentazioni chiediamo al Governo di portare l’attuale misura degli incentivi dal 50% al 100%, riequilibrando la situazione rispetto alla proprietà ed al leasing”, ha concluso Viano. I 170mila contratti di noleggio con soggetti privati si aggiungono oggi alla restante parte della clientela ormai consolidata: 85.000 aziende, 2.900 PA e oltre 71mila partite IVA (artigiani e professionisti).

 

L’apporto dei soggetti privati, con e senza partita IVA, raggiunge oggi il 15% della complessiva flotta di 1,1 milioni di veicoli in noleggio a lungo termine circolanti sul territorio nazionale, mentre in termini di giro d’affari rappresenta circa il 25% del totale.

SuperRete NCC: il nuovo modo dei ricchi di viaggiare in Italia

di Fabrizio Boschi

 

Immaginate un autista al vostro completo servizio, gentile, discreto, elegante, riservato. Un’auto di lusso, di solito Mercedes, ma anche Bmw, Audi o addirittura Maserati che possa portarvi dappertutto, dal teatro al ristorante, da Palermo a Montecarlo. Servizi prevalentemente per hotel a 5 stelle o per clienti facoltosi in Italia per lavoro o turismo, ma non solo. Per chi non lo sapesse, infatti, il servizio NCC è un servizio di qualità superiore ad un semplice taxi perché su prenotazione e rivolto ad una clientela specifica. Si tratta di un servizio completamente dedicato ai clienti, che si potrebbe definire sartoriale perché tagliato su misura delle esigenze di ciascun passeggero.

Driver professionisti, che parlano inglese e sanno essere discreti offrendo tutte le attenzioni al cliente. E’ vero, sono abbastanza cari, ma chi sostiene che siano molto cari forse ignora il fatto che, a differenza di un taxi, innanzitutto i costi di gestione, manutenzione e personale di guida sono enormemente più alti, i servizi offerti sono molti di più e, infine, il prezzo del servizio è stabilito all’inizio e non è dato dal diritto di chiamata più il tempo calcolato dal tassametro, di conseguenza in caso di traffico, ad esempio, o di cambio di programma, non si vedrà il costo lievitare.

La clientela è perlopiù quella congressuale, di eventi come la moda, e i servizi si rivolgono a un turismo che necessita di un’auto di lusso con autista per brevi transfer in aeroporto oppure lunghi transfer o per uno o più giorni e richiede, dunque, l’immagine di un servizio altamente professionale.

Ecco, quindi, che in un contesto del genere è normale che ogni ditta di NCC, quando con i propri mezzi e con i propri autisti, non sia in grado di soddisfare la propria clientela, si rivolga alle aziende che conosce meglio e a quelle di cui si fida, per trovare i mezzi e gli autisti necessari. In quest’ottica di collaborazione reciproca, è nato nel settembre 2019 questo network nazionale di ditte operanti nel settore degli NCC e che oggi conta ben 300 aziende sparse su tutto il territorio nazionale per un volume d’affari di oltre 200 milioni di euro. La SuperRete NCC è sorta da un’idea di Mario Molinaro, fiorentino, ex bancario, ex taxista, oggi NCC vicino alla pensione, nonché presidente onorario della SuperRete, che mette insieme i più importanti noleggiatori d’Italia in un gruppo whatsapp e sito internet www.superrete.com che collaborano e fanno impresa insieme senza alcun vincolo. Se non uno: il rispetto.

Presidente Molinaro, la stagione estiva 2022 appena terminata, per gli Ncc è stata particolarmente ricca. Come è andata? 

“Dopo un fermo di oltre 2 anni, la voglia di vivere è esplosa, insieme all’impegno dei tour operator e, i turisti, insieme agli eventi, hanno sconvolto con massicce richieste le aziende Ncc già stremate da 2 anni da incubo, con perdite irrecuperabili di dipendenti sistematisi prevalentemente nel famelico settore dei trasporti merci. Nessuno ha potuto prendersi giornate di riposo, per cogliere ogni opportunità di guadagno necessario a ripianare le enormi perdite del 2020/2021”.

Lei è presidente onorario della SuperRete che raccoglie le più importanti aziende di Ncc nazionali. Ce ne parla?

“Siamo nati nel settembre del 2019, da una precedente esperienza negativa e imparando dagli errori fatti, abbiamo creato una chat in whatsapp dedicata al Lavoro e una dedicata alle Informazioni, oltre che un sito aperto denominato SuperRete Ncc. Nel trovarmi a dover soddisfare come Ncc la mia clientela ho dovuto cercare su scala nazionale delle ditte NCC professionali e affidabili e crearmi quindi una rete di fornitori soddisfacente, da Milano fino a Catania.  Intuendo che questa mia necessità era anche la medesima di tante altre ditte NCC, ho promosso insieme ad altri colleghi la virtuale “rete d’impresa” SuperRete, cui i miei stessi fornitori potevano liberamente relazionarsi fra loro per le loro necessità. Dalla serietà, professionalità, affidabilità, libertà, è nato questo network diventato una risorsa aggiuntiva per le aziende Ncc aderenti, cui l’unico obbligo è il rispetto”.

Non ci sono quote da pagare?

“No, si entra su presentazione e si partecipa alla vita del network tutto in libertà e democrazia assoluta, tutto alla luce del sole. È in buona sostanza una rete d’imprese, priva di vincoli statutari e regolamentari, che consente liberamente la creazione di una rete tra gli aderenti, dove l’unico “contratto” è la parola, seguita da una mail o da un messaggio whatsapp”. 

Chi sono i vostri clienti?

“Siamo obbligati alla riservatezza sulle molteplici personalità straniere che vogliono discrezione e segreto professionale quando salgono sui nostri mezzi. Comunque, imprenditori, uomini d’affari, olimpionici, gente dello spettacolo, diplomatici, leader politici e, a volte, anche reali, oppure semplici turisti in vacanza in Italia. Tanto per fare un esempio, uno dei nostri nel 2022 ha lavorato per la Casa Bianca, altri nel 2019 per Vladimir Putin, altri ancora per i vertici della Apple”.

Voi disponete di auto e van molto lussuosi. Cosa vi caratterizza in particolare?

“La clientela esige la massima pulizia del mezzo, compreso l’odore al suo interno. Un mezzo efficiente, al massimo di cinque anni di vita. Un autista vestito bene con giacca, cravatta e scarpe lucide. Un mezzo che abbia di base fazzoletti e acqua fresca a bordo nonché una serie di altri servizi come, ad esempio, il wi-fi. Un autista che sappia parlare in inglese. Ma soprattutto rapportarsi con un’azienda che garantisca il mezzo, la puntualità, la riservatezza: un autista gentile, disponibile ad ogni variazione di programma, che sia discreto, non faccia domande, non si permetta confidenze. La clientela del mondo degli NCC è molto esigente, che paga il servizio richiesto senza trattare sui 100 euro in più, purché abbia il massimo delle attenzioni, con l’equilibrio di una totale assenza di confidenza. Le auto per la nostra clientela devono essere di gran lusso, senza se e senza ma”.

Cosa ne pensa della decisione della Ue di abolire i motori a benzina e Diesel dal 2035 per passare completamente all’elettrico?

“È una lodevole scelta che cozza però contro la realtà. Sarebbe preferibile, a mio avviso, puntare sull’ibrido, che è una soluzione inventata dapprima dai nostri dell’Eni nel deserto della Libia, con metano e benzina, e poi come dicono i grandi ingegneri italiani alle soluzioni elettrico-benzina, affiancandole alle auto ibride gas-benzina-metano. Puntare tutto sull’elettrico soddisferà gli appetiti delle aziende del settore, ma non è una soluzione del tutto ecologica. Basti pensare alle batterie”.  

Un messaggio di salvaguardia dell’ambiente è giusto che provenga soprattutto da chi con le auto ci lavora?

“In questo mondo dove tutto corre veloce è necessario che i centri di comando siano molto democratici nell’interesse della società. In ogni fabbrica vedrei bene nel Cda un rappresentante dei consumatori, competente di quanto viene prodotto. Se vogliamo fare sana ecologia, dobbiamo distruggere la società dell’usa e getta, produrre beni durevoli, ovvero ascoltare i consumatori, che se avessero voce decisionale aiuterebbero a fare le scelte migliori. Noi del settore saremmo più utili nel Cda delle fabbriche di auto, che a fare gli opinionisti”. 

Come immagina cambierebbe il vostro mestiere? 

“Il mondo lavora nella direzione delle auto completamente automatiche. Si potrebbe dire che lo chauffeur sia destinato all’estensione. Se muterà la filosofia di considerare l’uomo come un qualcosa di sostituibile dalla tecnica, lo chauffeur continuerà ad esistere in un nuovo mondo dominato da nuove filosofie di vita. Diversamente vedo degli umanoidi alla guida e gli imprenditori seduti nei loro uffici a pilotarli. Sarebbe come tra andare a mangiare in un buon ristorante oppure rivolgersi ad un distributore automatico di cibi e bevande”. 

Da cosa deriva il successo della SuperRete? 

“Ciascun membro, piccolo o grande, di questa virtuale rete d’imprese è il centro, quando da imprenditore-cliente usa le risorse del network, ovvero la certezza di una selezione, ed è una ruota dell’ingranaggio quando diventa, se vuole, esecutore ovvero fornitore”. 

In che cosa si caratterizza? 

“La libertà della scelta, della trattativa, dei termini di pagamento, delle regole d’ingaggio, tutte in sede privata e riservata. Dalla commessa di lavoro di 50 euro a quella da 500mila euro. L’insindacabilità delle scelte degli imprenditori. Il rispetto delle diversità culturali e aziendali tra regione e regione su cui gioca l’intelligenza dell’imprenditore che deve realizzare lavoro e ricchezza e certezze ai suoi dipendenti. Una realtà apparentemente fragilissima, ma nella sua ossatura fortissima, molto più di una rete d’imprese costituita che ha un suo direttorio costituito, nel mentre nella sua fluidità si vengono a creare ad hoc tanti direttori quante sono le missioni commerciali che si formano spontaneamente e si sciolgono altrettanto naturalmente”. 

Quante aziende aderiscono alla SuperRete? 

“Oltre 300 aziende, a breve 350. Dall’estremo Nord Italia, fino a Pantelleria, per centinaia e centinaia di auto, van, bus e migliaia di dipendenti”.

Qual è il vostro volume d’affari? 

“Vi sono aziende che fatturano a oggi, post-lockdown, 7 milioni di euro fino alle microaziende che arrivano al minimo a 70mila euro. Da una stima sommaria credo si vada oltre i 200 milioni di euro di fatturato in totale”. 

A livello istituzionale non siete riconosciuti? 

“Come libera e micro-virtuale associazione di categoria, costituitasi e vivente come rete di relazioni, priva di istituzionalità, ma ugualmente vivente come “libero movimento” non possiamo ambire ad un riconoscimento istituzionale dallo Stato, al pari dei grandi sindacati di categoria. Possiamo solo, in punta di piedi, esprimere la nostra opinione sul nostro lavoro alle varie autorità che sanno della nostra esistenza. Noi siamo un network, una rete d’imprese virtuale, una sana rete di relazioni tra imprese del settore NCC, ma anche uno specchio di una vera democrazia che è ancora dominante in Italia e che ci lascia liberi di pensare, agire e fare affari”. 

Cosa servirebbe a livello normativo per venire incontro alle esigenze degli NCC?

“Secondo il mio modesto parere, che molto ascolta i big sindacali nazionali, un tavolo permanente di confronto tra le autorità politiche e i sindacati per disciplinare bene e in modo realistico la nostra funzione di “servizio pubblico” in linea con i giganteschi cambiamenti tecnologici, che rendono primitivo il rientro in “rimessa”, essendo il nostro lavoro “nazionale” e rendendo l’attuale  legge adatta ai tempi delle “carrozze”, con grave molestia alla produzione di ricchezza e posti di lavoro”.  

Cosa chiederebbe al nuovo ministro del Turismo o a quello delle Infrastrutture e Trasporti? 

“Chiederei la massima attenzione per lo studio di una legge quadro nazionale cui gli NCC possano fare impresa al passo con la modernità, senza costringerci tutti a perdere tempo prezioso a fare fogli di servizio per controllare se rubiamo lavoro ai taxi. Cosa che offende la nostra intelligenza imprenditoriale, in considerazione del fatto che esistono strumenti di controllo superiori, efficaci al 100%, sulla serietà degli NCC e che nessuno ci ha mai chiesto, perché l’onda dell’ignoranza ci vorrebbe in catene, facendo del male a noi e soprattutto ai potenziali dipendenti che non vengono assunti a tempo indeterminato in onore all’ignoranza politica e ai supposti interessi delle cosiddette lobby dei taxisti, che come ripeto il nostro mercato, la nostra clientela, rigetta”.