Presa d’atto: il 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀

𝗜 𝗱𝗲𝗮𝗹𝗲𝗿 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗶: 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲!
di Gianluca Di Loreto, partner presso Bain & Company
 
Anche quest’anno ci siamo ritrovati alla consueta conferenza stampa di ANIASA – Confindustria per presentare insieme a Italo Folonari la nostra analisi sul mercato automotive dal titolo “𝗜𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀”. Un’occasione speciale per discutere non di previsioni che verranno, ma di quelle che erano state fatte anni fa…e che si sono rivelate sbagliate (non sia mai che si riesca ad imparare dagli errori).

𝗩𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗲 𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲, 𝘀𝗲𝗴𝘄𝗮𝘆, 𝗺𝗼𝗻𝗼𝗽𝗮𝘁𝘁𝗶𝗻𝗶, 𝗰𝗮𝗿 𝘀𝗵𝗮𝗿𝗶𝗻𝗴, 𝟭𝟬𝟬% 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗿𝗶𝗰𝗼. Una serie di annunci roboanti che avrebbero dovuto cambiare il modo in cui ci muoviamo, creando una nuova mobilità di massa, ma che sono stati disattesi per uno stesso, comune motivo: 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼 𝘀𝘂 𝘂𝗻’𝗼𝗳𝗳𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼, 𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮 𝗰𝗿𝗲𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻’𝗼𝗳𝗳𝗲𝗿𝘁𝗮 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘁𝗲. Offerte imposte dall’alto che però il consumatore ha rigettato, e non per un problema tecnologico, ma per la mancanza di un reale “fit di mercato”.

Per tornare in carreggiata il settore automotive ha quindi bisogno di evitare la bulimia regolatoria che lo ha contraddistinto e 𝗿𝗶𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗹𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹 𝘃𝗼𝗹𝗮𝗻𝘁𝗲: ripensare prodotti, prezzi e canali a partire da 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗶 𝗺𝘂𝗼𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗲 𝗱𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝘀𝗶. Dal 2013 al 2024 il prezzo medio di un’auto nuova in Italia è infatti cresciuto di oltre il 50%, mentre i redditi familiari netti sono saliti del 29%. 𝗨𝗻 𝗱𝗶𝘃𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝘀𝗮 𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗻𝗴𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗹’𝘂𝘀𝗮𝘁𝗼. L’elettrico cresce, ma poco e in modo disomogeneo, guidato da incentivi temporanei più che da una domanda strutturalmente convinta: al netto delle campagne promozionali, la penetrazione rimane di poco sopra i valori storici.

Rimettere il Cliente al volante significa una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica. Significa ripartire dai bisogni dei consumatori e dal modo in cui si avvicinano all’acquisto (o noleggio) di un’auto. Per questo come Bain 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝟭𝟮.𝟯𝟬𝟬 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗺𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ a livello mondiale (11 Paesi) proprio per 𝗿𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗲𝘀𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀, condividendo i risultati della ricerca in anteprima con ANIASA.

EuRaid 2026: le Alfa Romeo storiche in viaggio verso l’Europa

EuRaid 2026, le Alfa Romeo storiche in viaggio verso l’Europa

La passione per le Alfa Romeo storiche torna protagonista con EuRaid 2026, la sesta edizione del viaggio organizzato da CinemAlfa che porterà cinque vetture iconiche lungo alcune delle strade più simboliche d’Europa. Un’iniziativa che unisce cultura automobilistica, memoria storica e difesa del patrimonio motoristico in un momento delicato per il settore delle auto storiche. Dal 18 al 22 maggio quattordici partecipanti provenienti da Lombardia, Piemonte, Lazio e Calabria attraverseranno Svizzera, Francia e Belgio a bordo di una Giulia Super 1.3, un’Alfetta prima serie, una Nuova Giulietta 1.6, un’Alfa 75 1.8 ie e una GTV 2.5 V6. Il punto di partenza sarà Bariano, in provincia di Bergamo, dove gli equipaggi si ritroveranno per il briefing iniziale prima di dirigersi verso Strasburgo. Il raid rappresenta ormai uno degli appuntamenti più particolari dedicati al mondo Alfa Romeo, non solo per il valore delle vetture coinvolte, ma anche per il messaggio culturale e sociale che accompagna ogni edizione.

 

Viaggio tra motori, memoria e patrimonio culturale

La prima tappa significativa sarà proprio Strasburgo, dove la delegazione di CinemAlfa incontrerà rappresentanti del Parlamento Europeo guidati dall’eurodeputato Carlo Fidanza. Il tema centrale sarà la tutela del patrimonio storico automobilistico, un comparto che negli ultimi anni guarda con attenzione all’evoluzione normativa europea legata alla transizione ecologica. Il dibattito attorno alGreen Deal e alle nuove politiche ambientali continua infatti a coinvolgere anche il mondo del collezionismo. Le auto storiche rappresentano una nicchia fatta di conservazione culturale, restauro e memoria industriale, distante da una logica di utilizzo quotidiano e di massa. In questo contesto, iniziative come EuRaid cercano di sottolineare il valore storico delle vetture d’epoca, considerate sempre più come beni culturali mobili capaci di raccontare l’evoluzione sociale, tecnica e stilistica dell’automobile europea.

 

Dalla Normandia a Le Mans: le tappe del raid

Dopo Strasburgo, il gruppo raggiungerà il nord della Francia fino a Dunkerque, dove visiterà il Museo dell’Operazione Dynamo del 1940, luogo simbolo dell’evacuazione delle truppe alleate durante la Seconda Guerra Mondiale. Il percorso proseguirà poi lungo la costa francese fino alle spiagge dello Sbarco in Normandia, in un itinerario che vuole anche mantenere viva la memoria degli eventi che hanno segnato il Novecento europeo. Grande spazio sarà dedicato anche alla cultura motoristica. Gli equipaggi raggiungeranno infatti la “24 Ore di Le Mans”, attraverso una visita al museo dedicato alla storica competizione endurance, uno dei templi mondiali dell’automobilismo sportivo. Prevista anche una tappa al museo Michelin di Clermont-Ferrand, città profondamente legata allo sviluppo tecnologico del pneumatico moderno. Il ritorno in Italia è fissato per la serata del 22 maggio, quando gli equipaggi saranno accolti nella sede del club a Caravaggio, in provincia di Bergamo, per l’evento conclusivo dedicato alla sesta edizione del raid.

 

La posizione di CinemAlfa sul futuro delle auto storiche

A spiegare il significato dell’iniziativa è il presidente di CinemAlfa, Ivan Scelsa, che sottolinea il doppio legame tra automobilismo storico e cultura: «L’edizione 2026 coniuga ancora una volta le due inclinazioni dell’associazione: passione per l’automobilismo storico e per la cultura». Scelsa ribadisce anche l’importanza di tutelare le vetture storiche come parte integrante della memoria industriale italiana ed europea: «Abbiamo deciso di portare le ruote delle nostre Alfa Romeo d’epoca al Parlamento Europeo per sottolineare l’importanza del patrimonio di cui siamo custodi». Un passaggio che riflette un tema sempre più discusso nel settore. Il rischio, secondo molti appassionati e operatori, è che normative costruite per la mobilità moderna possano coinvolgere indirettamente anche il comparto storico, che invece ha numeri limitati e finalità prevalentemente culturali. Le vetture storiche continuano infatti a rappresentare un patrimonio fatto di artigianalità, meccanica, design e storia industriale italiana. Un’eredità che club e associazioni cercano di preservare anche attraverso eventi itineranti come EuRaid.



Il legame con Nicola Romeo e la storia Alfa

L’edizione 2026 del raid porta inoltre il logo celebrativo dedicato al 150° anniversario della nascita di Nicola Romeo, figura centrale nella storia del marchio Alfa Romeo. Un richiamo che rafforza ulteriormente il valore identitario dell’iniziativa. Non soltanto un viaggio turistico, ma una vera esperienza culturale costruita attorno alla memoria del marchio milanese e alla sua influenza nella storia dell’automobile italiana. A supportare l’evento ci saranno anche i partner G.S.I. Security Group e Arica Ricambi, mentre la copertura mediatica sarà garantita dai canali social di CinemAlfa e dai media partner dell’iniziativa, tra cui #FORUMAutoMotive Diario.

 


Foto fornita da CinemAlfa

Targhette (finalmente) per i monopattini: da ACI MIlano sportelli dedicati

ACI Milano: Pietro Meda confermato presidente fino al 2030

Dal 16 maggio diventa obbligatoria la targatura con contrassegno adesivo (il cosiddetto “targhino) per i monopattini elettrici. È possibile richiedere il contrassegno adesivo anche agli sportelli di Automobile Club Milano – quindi presso la sede in Corso Venezia 43 e nelle delegazioni sul territorio di Milano, Lodi e Monza/Brianza – presentando Carta di Identità e Codice Fiscale. “L’introduzione dell’obbligo del contrassegno identificativo per i monopattini elettrici è un passo importante verso una convivenza più sicura e ordinata sulle strade. Abbiamo sempre sostenuto che la mobilità debba evolversi di pari passo con la responsabilità: identificare i mezzi non significa penalizzare gli utenti ma tutelare l’intero sistema di mobilità”, afferma Pietro Meda, presidente di Automobile Club Milano.

“Automobile Club Milano è naturalmente sempre vicino alle esigenze dei cittadini. Per questo abbiamo attivato presso gli sportelli di Milano e Città Metropolitana, Lodi, Monza/Brianza il servizio di rilascio del contrassegno adesivo. I cittadini possono quindi recarsi nella nostra sede o nelle nostre sedi delegate, dove verrà loro fornita la necessaria assistenza per l’ottenimento del contrassegno. Vogliamo che questo passaggio sia il più semplice ed immediato possibile per gli utenti”, conclude Meda. Ricordiamo che dal 16 maggio per chi circolerà con monopattini senza contrassegno, il Codice della Strada prevede una sanzione amministrativa da 100 a 400 euro, con l’aggravante della confisca qualora il mezzo sia dotato di un motore termico o elettrico di potenza superiore a 1 kW.

 


Foto da ufficio stampa Automobile Club Milano

Fiscalità e quote UE di elettrico: ecco le preoccupazioni del settore

Fiscalità e quote UE di elettrico: ecco le preoccupazioni del settore
di Italo Folonari, presidente di ANIASA
 
L’avanzata della mobilità a noleggio nel nostro Paese è ormai un trend strutturale che comporta effetti positivi per l’industria automotive, la sicurezza delle strade e la riduzione delle emissioni grazie a un rinnovo della propria flotta decisamente più veloce della media nazionale (circa 4 anni vs oltre 13 anni).
 
Il contesto fiscale continua a penalizzare le aziende clienti del settore, frenando lo sviluppo e gli investimenti. Auspichiamo che nel 2026 si intervenga finalmente sulla fiscalità dell’auto aziendale: l’appuntamento è l’attuazione della Legge Delega per la riforma tributaria che prevede proprio la revisione dei costi parzialmente deducibili per le imprese.

Auspichiamo parallelamente che nell’attuazione della riforma possa essere adottata l’aliquota IVA agevolata del 10% per i noleggi di
veicoli a breve termine con finalità turistiche e per i servizi di car sharing. 
Contestualmente sul settore grava oggi il possibile recepimento della proposta UE su quote obbligatorie di elettrico per le flotte aziendali e le società di noleggio: 45% delle immatricolazioni al 2030 e 80% al 2035%.

Un obbligo stringente, lontano dalle reali dinamiche di mercato, che potrebbe costringere gli operatori, soprattutto nel breve termine, a ridurre o rinviare ulteriormente il rinnovo delle flotte per via dei costi più elevati e delle difficoltà operative legate all’infrastruttura di ricarica.

Il risultato sarebbe paradossale: meno ricambio del parco auto, aumento dell’anzianità dei veicoli in flotta, forti criticità per il turismo nei centri minori che necessita del noleggio a breve termine, un pericoloso ritorno al rimborso chilometrico con veicoli datati e possibili forme di evasione fiscale. Di fatto, un rallentamento concreto del percorso di decarbonizzazione.

 
 

Foto da ufficio stampa ANIASA

Auto elettriche: perché l’Italia resta un caso particolare nella transizione

Auto elettriche: perché l’Italia resta un caso particolare nella transizione

La crescita delle auto elettriche continua a ridefinire gli equilibri dell’industria automotive globale, ma il percorso della transizione non segue ovunque la stessa velocità. Se da una parte alcuni mercati stanno accelerando con decisione verso l’elettrificazione, dall’altra emergono modelli più graduali, dove tecnologie intermedie e alimentazioni alternative mantengono un ruolo centrale. È questo uno dei punti chiave emersi da uno studio presentato da Red Travel durante la conferenza stampa dell’edizione 2026 di Salone Auto Torino. L’analisi prende in esame il mercato mondiale, europeo e italiano, cercando di interpretare come cambiano le dinamiche di vendita e quale potrebbe essere l’evoluzione nei prossimi anni.

Il quadro che emerge racconta un settore in trasformazione, ma ancora lontano da una traiettoria uniforme. La mobilità elettrica cresce, ma lo fa seguendo ritmi differenti, influenzati da fattori economici, infrastrutturali e culturali.

 

Mercato auto globale, il peso di Cina e Stati Uniti

Nel 2025 il mercato automotive mondiale ha raggiunto circa 88 milioni di veicoli venduti. Una cifra che conferma il ritorno della domanda dopo gli anni segnati da crisi logistiche e instabilità economica. A dominare lo scenario restano soprattutto due grandi aree: Cina e Stati Uniti. Il mercato cinese supera i 30 milioni di unità, mentre quello americano oltrepassa i 16 milioni. Insieme rappresentano più della metà delle vendite globali.

Questa concentrazione geografica influenza inevitabilmente anche la direzione dell’innovazione. La Cina, in particolare, è diventata il riferimento mondiale per l’elettrificazione, grazie a una combinazione di politiche industriali, incentivi e sviluppo produttivo. La leadership cinese non riguarda soltanto i volumi di vendita, ma anche la capacità di creare un ecosistema completo fatto di produzione batterie, infrastrutture e filiera industriale. Auto elettriche nel mondo, crescita disomogenea.

Nel segmento delle BEV, le batterie continuano a trainare il cambiamento. A livello globale, nel 2025 le vendite di vetture elettriche hanno raggiunto circa 13,7 milioni di unità. Anche in questo caso la Cina mantiene una posizione dominante, con circa 8 milioni di veicoli elettrici immatricolati, pari a quasi il 60% del totale mondiale. Il dato racconta una differenza evidente rispetto ad altri mercati. Non tutti i Paesi seguono infatti lo stesso modello di transizione.

Paesi industrialmente avanzati come Giappone e Corea del Sud mostrano una crescita più prudente delle auto elettriche, preferendo percorsi graduali che valorizzano tecnologie ibride e soluzioni meno radicali. Questo dimostra come la mobilità sostenibile non sia un processo lineare. Le scelte dei consumatori dipendono da infrastrutture, politiche pubbliche, disponibilità economica e abitudini consolidate. In alcuni mercati l’elettrico rappresenta già una scelta diffusa, mentre in altri resta ancora una tecnologia in fase di consolidamento.

 

Europa e mobilità elettrica, un continente a più velocità

Nel panorama europeo, il mercato automotive ha raggiunto circa 13,3 milioni di veicoli venduti considerando Unione Europea, Paesi EFTA e Regno Unito. La Germania si conferma il primo mercato con oltre 2,8 milioni di unità immatricolate, mentre l’Italia si posiziona tra i principali Paesi europei con circa 1,5 milioni di vetture. Tuttavia, osservando il comparto delle auto elettriche, emerge una distanza significativa.

Nel 2025 in Europa sono state vendute circa 2,6 milioni di vetture elettriche. La Germania mantiene un ruolo dominante con oltre 545mila unità, mentre l’Italia si ferma a circa 94 mila immatricolazioni. Il dato non fotografa soltanto un ritardo numerico, ma evidenzia un approccio differente alla transizione. In molti Paesi europei l’adozione delle BEV è sostenuta da politiche fiscali favorevoli, incentivi stabili e una rete di ricarica più capillare. All’interno del Continente spicca il caso della Norvegia, che continua a rappresentare un benchmark internazionale. Pur con un mercato più contenuto, registra una penetrazione delle auto elettriche vicina al 96% delle vendite. Un risultato costruito nel tempo attraverso incentivi, agevolazioni fiscali e un forte sostegno istituzionale.

 

Italia, perché la transizione è più graduale

Il mercato italiano rappresenta uno dei casi più particolari del panorama europeo. La transizione elettrica procede infatti con ritmi più lenti rispetto ad altri Paesi, ma questo non significa immobilismo. L’Italia mostra una forte presenza di tecnologie intermedie, che continuano a rappresentare una parte importante delle vendite. Le alimentazioni alternative come GPL e metano coprono circa il 9% del mercato, mentre il mild hybrid supera il 30%. Questa struttura rende il mercato italiano diverso rispetto ad altri contesti europei. Gli automobilisti italiani tendono a privilegiare soluzioni che garantiscano costi più accessibili, autonomia elevata e minore dipendenza dalle infrastrutture di ricarica. Per questo motivo, le tecnologie ibride stanno svolgendo un ruolo di ponte verso l’elettrificazione.

 

Lo studio suddivide il mercato in due grandi categorie.

Da una parte le motorizzazioni tradizionali, che includono benzina, Diesel, GPL e mild hybrid, rappresentano ancora circa il 75% delle vendite. Dall’altra, le soluzioni ad alta elettrificazione – full hybrid, plug-in hybrid e vetture elettriche – coprono circa il 25%. Questa fotografia mostra come il cambiamento sia già iniziato, ma segua un percorso graduale e coerente con le caratteristiche del mercato italiano.

 

Il futuro del mercato auto italiano

Uno degli aspetti più interessanti riguarda le previsioni evolutive al 2027. Secondo l’analisi, assumendo un mercato di circa 1,6 milioni di vetture, si assisterà a un progressivo riequilibrio delle alimentazioni. Le motorizzazioni tradizionali potrebbero perdere circa 300mila unità, mentre quelle ad alta elettrificazione crescerebbero di circa 400 mila unità. Non si tratta di una rivoluzione improvvisa, ma di un cambiamento progressivo. L’elettrificazione dovrebbe essere trainata soprattutto da full hybrid e plug-in hybrid, mentre le auto elettriche pure continueranno a crescere con maggiore gradualità.

Questo scenario riflette le caratteristiche strutturali del mercato italiano, dove il costo delle vetture, la rete di ricarica e la composizione del parco circolante influenzano fortemente le scelte dei consumatori. Nel prossimo futuro, circa 400mila automobilisti potrebbero orientarsi verso nuove motorizzazioni ad alta elettrificazione. Un cambiamento che potrebbe ridefinire anche gli equilibri competitivi tra i brand.

 

Mobilità elettrica, il ruolo degli eventi automotive

La diffusione delle nuove tecnologie non passa soltanto dai listini o dalle normative, ma anche dall’esperienza diretta. Eventi come il Salone Auto Torino permettono infatti ai consumatori di avvicinarsi alle nuove motorizzazioni, provarle e comprenderne vantaggi e limiti. La possibilità di effettuare test drive o confrontare diverse tecnologie nello stesso contesto può contribuire a ridurre le barriere culturali che ancora frenano parte della domanda. Nel mondo automotive, la transizione non riguarda soltanto il prodotto, ma anche la percezione.

Molti automobilisti continuano a considerare l’elettrico con interesse ma anche con prudenza, soprattutto quando entrano in gioco temi come autonomia, tempi di ricarica e costo d’acquisto. Per questo motivo, il percorso italiano appare più graduale rispetto ad altri Paesi. Non è necessariamente un ritardo, ma una modalità di adattamento che tiene conto delle specificità economiche e sociali.

 

Un mercato in trasformazione ma senza una sola direzione

Il mercato auto globale sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Le vetture elettriche crescono, ma non esiste una traiettoria unica. Ogni Paese segue un proprio percorso, influenzato da politiche industriali, disponibilità infrastrutturale e cultura automobilistica. L’Italia continua a rappresentare un caso particolare, dove il peso delle ibride e delle alimentazioni alternative contribuisce a rendere la transizione più progressiva. La mobilità del futuro sarà probabilmente il risultato di un mix di tecnologie, almeno nel breve periodo. Per il settore automotive, il vero tema non è soltanto quanto cresceranno le auto elettriche, ma in che modo cambieranno le abitudini di acquisto e il rapporto degli utenti con la mobilità.

 

 

Industrial Accelerator Act: da Bruxelles un segnale di svolta

Industrial Accelerator Act: da Bruxelles un segnale di svolta
di Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti di ANFIA
 

L’automotive sta vivendo una profonda evoluzione normativa che richiede adattamento, visione industriale e dialogo costante con le istituzioni. La revisione del regolamento UE sulle emissioni di CO2 degli autoveicoli leggeri deve coniugare ambizione e pragmatismo, definendo obiettivi realistici e raggiungibili con tutte le leve tecnologiche utili.

 
In questo scenario, l’Industrial Accelerator Act è il primo segnale di un possibile cambio di paradigma nella politica industriale europea, stimolando la produzione “Made in EU”, accelerando gli investimenti e riducendo le dipendenze strategiche da Paesi terzi, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza delle catene del valore.

Questo incide anche sul comparto aftermarket, che, oltre a dare un contributo fondamentale alla messa in sicurezza e alla sostenibilità del parco circolante, deve adattarsi rapidamente all’evoluzione tecnologica e alle esigenze degli automobilisti.

 

Foto da ufficio stampa ANFIA

Due ruote e mobilità urbana: perché scooter e moto tornano al centro delle città

Due ruote e mobilità urbana: perché scooter e moto tornano al centro delle città

La mobilità urbana su due ruote sta vivendo una fase di rivalutazione che va oltre il semplice fenomeno di mercato. Scooter, motocicli e ciclomotori stanno tornando al centro del dibattito sulle città contemporanee, dove traffico, parcheggi limitati e tempi di percorrenza rappresentano problemi sempre più complessi. In questo scenario si inserisce la nuova campagna “Due ruote che valgono il doppio” promossa da ANCMA, che punta a ridefinire il ruolo della mobilità leggera all’interno degli spazi urbani.

L’idea di fondo è semplice: le due ruote non devono essere considerate un’alternativa marginale all’auto, ma una soluzione complementare capace di rispondere a esigenze concrete. Non si tratta soltanto di praticità o passione motociclistica, ma di un cambiamento culturale che riguarda il modo in cui ci si muove quotidianamente. Negli ultimi anni la mobilità cittadina è cambiata profondamente. L’introduzione di zone a traffico limitato, l’aumento della congestione urbana e la ricerca di spostamenti più rapidi hanno modificato le abitudini degli utenti. In questo contesto, moto e scooter stanno ritrovando spazio grazie alla loro capacità di adattarsi alle dinamiche urbane.

Mobilità urbana, le due ruote diventano una scelta strategica

Parlare di mobilità urbana sostenibile significa oggi considerare un ecosistema composto da mezzi differenti. L’automobile resta centrale, soprattutto nei percorsi extraurbani e familiari, ma le città richiedono soluzioni più flessibili. Le due ruote offrono vantaggi evidenti: minore ingombro, facilità di parcheggio e maggiore rapidità negli spostamenti. In molte aree urbane, soprattutto nei grandi centri, scooter e motocicli consentono di ridurre tempi morti e stress legato al traffico. Secondo ANCMA, negli ultimi dieci anni le patenti A sono cresciute del 43%, mentre il mercato delle due ruote a motore ha registrato un aumento del 77%. Numeri che raccontano un cambiamento già in corso e che riflettono una domanda crescente di mezzi individuali più agili.

La questione non riguarda soltanto chi sceglie la moto per passione. Sempre più utenti valutano le due ruotecome strumento funzionale alla quotidianità. In particolare, nelle aree metropolitane, la rapidità negli spostamenti rappresenta un elemento decisivo. Questa tendenza si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro delle città. La congestione urbana è uno dei temi principali della mobilità contemporanea e richiede un equilibrio tra trasporto pubblico, auto privata e mezzi leggeri.

Perché le due ruote piacciono alle nuove generazioni

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dalla campagna riguarda il rapporto tra scooter, moto e nuove generazioni. Millennials e Gen Z valutano la mobilità in modo differente rispetto al passato. Il concetto di possesso sta lasciando spazio a quello di utilizzo. Conta meno il mezzo in sé e più l’efficienza con cui permette di raggiungere una destinazione. Tempo risparmiato, flessibilità e minore stress diventano parametri sempre più rilevanti. Le due ruote rispondono bene a queste esigenze. Consentono spostamenti rapidi, riducono l’impatto del traffico e si adattano facilmente a modelli di vita dinamici. Inoltre, l’evoluzione tecnologica del settore ha ampliato l’offerta, con modelli sempre più accessibili e dotati di sistemi avanzati.

Il mercato delle moto e degli scooter elettrici, ad esempio, sta contribuendo a ridefinire la percezione del mezzo. La presenza di versioni a zero emissioni amplia le possibilità di utilizzo nelle aree urbane soggette a restrizioni ambientali. Anche la sharing mobility ha avuto un ruolo importante. La diffusione di scooter sharing nelle grandi città ha reso le due ruote più familiari anche a chi non aveva mai considerato questa opzione.

Traffico urbano e sostenibilità, una risposta concreta

La campagna ANCMA si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda il rapporto tra mobilità e sostenibilità.Le città europee stanno progressivamente ripensando gli spazi urbani, riducendo la presenza delle auto nei centri storici e incentivando mezzi alternativi. In questo contesto, le due ruote possono contribuire a migliorare la fluidità del traffico. Veicoli più piccoli occupano meno spazio, richiedono minori aree di sosta e possono rendere più efficiente la circolazione.

Non significa sostituire l’automobile, ma integrare diverse modalità di trasporto. L’auto continua a mantenere un ruolo centrale, soprattutto in termini di comfort e versatilità. Tuttavia, nei tragitti brevi e nei percorsi urbani, scooter e motocicli rappresentano una soluzione spesso più pratica. Il tema riguarda anche le amministrazioni pubbliche. Integrare le due ruote nelle politiche di mobilità significa ripensare infrastrutture, parcheggi e sicurezza stradale. Le città che favoriscono una convivenza equilibrata tra auto, trasporto pubblico e micromobilità tendono a migliorare la qualità degli spostamenti.

Il settore moto cresce e cambia percezione

Negli ultimi anni il comparto motociclistico ha mostrato una forte capacità di adattamento. Non è più soltanto un mercato legato al tempo libero o al turismo, ma una componente attiva della mobilità quotidiana. La campagna “Due ruote che valgono il doppio” prova a consolidare questa percezione, spostando l’attenzione dal concetto di alternativa a quello di opportunità. Il messaggio è chiaro: le due ruote non devono essere viste come una scelta di nicchia, ma come una soluzione integrata nel sistema urbano.

Per il settore automotive e della mobilità, questo rappresenta un segnale importante. Le città stanno cambiando e con esse cambiano anche i mezzi che le attraversano. Moto e scooter possono contribuire a rendere gli spostamenti più efficienti, a patto che vengano inseriti in una strategia complessiva capace di valorizzarne punti di forza e limiti.


Foto da ufficio stampa ANCMA

L’auto in Italia: benino l’andamento, ma ancora non basta

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"
di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor
 

Quinta crescita consecutiva per il mercato dell’auto italiano. In aprile le immatricolazioni di autovetture sono state 155.210 con una crescita dell’11,6% sullo stesso mese del 2025. Il consuntivo del primo quadrimestre chiude con 640.083 immatricolazioni e con un incremento sullo stesso periodo dello scorso anno del 9,8%. Il confronto con la situazione ante-pandemia è ancora fortemente negativo. Infatti, rispetto al primo quadrimestre del 2019 si registra ancora un calo del 10,2%. E’ certamente un dato fortemente negativo, ma non si può non sottolineare che, sempre rispetto alla situazione ante-crisi, alla fine dello scorso anno il calo era di ben il 20,4%.

Il buon andamento che si è delineato nel primo scorcio di quest’anno è dunque significativo ed è senza dubbio dovuto principalmente all’aumento delle vendite per gli incentivi all’acquisto di auto elettriche lanciati nell’ottobre scorso e che hanno sostenuto il mercato negli ultimi sei mesi come emerge chiaramente anche dal fatto che la quota delle auto elettriche, che nei primi dieci mesi del 2025 si era attestata sul 5,2%, è passata al 12,2% nel novembre scorso, per attestarsi poi sull’11% in dicembre, sul 6,6% in gennaio, sul 7,9% in febbraio, sull’8,6% in marzo e sull’8,5% in aprile.

Questo andamento è certamente dovuto agli incentivi dell’ottobre scorso, ma è plausibile che all’effetto incentivi si stia sommando un maggior interesse per l’auto elettrica, anche se non sostenuta da incentivi. Il confronto con il resto d’Europa è ancora comunque fortemente negativo. A fine marzo la quota delle elettriche in Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) si è infatti attestata al 21,8%.

Non va sottovalutato il fatto che, dall’inchiesta congiunturale mensile sul mercato dell’automobile condotta dal Centro Studi Promotor su un campione rappresentativo di concessionari, emerge che soltanto l’11% dei concessionari prevede per i prossimi tre/quattro mesi un aumento delle immatricolazioni, mentre il 56% si aspetta stabilità e il 33% diminuzione delle vendite.

Occorre poi segnalare che proiettando le immatricolazioni del periodo gennaio-aprile sull’intero 2026 si ottiene un volume di immatricolazioni di 1.631.266 auto, con un incremento del 6,9% sul 2025, ma con un calo ancora elevatissimo rispetto al 2019 (-14,9%), per non parlare del confronto con il volume di immatricolazioni del 2007, anno che ha preceduto la crisi dei mutui subprime quando le immatricolazioni toccarono quota 2.493.106, ma in quel periodo non si erano ancora verificati gli effetti della politica ecologista dell’Unione Europea.

In sintesi, la situazione attuale del mercato dell’auto italiano può essere definita senza infamia e senza lode, ma è evidente che i livelli di vendite raggiunti nei primi anni di questo secolo sono lontani anni luce e la ragione va ricercata nella forte penalizzazione del mercato dell’auto, dei produttori di auto europei e dei cittadini determinata dalle scelte in materia ambientale dell’Unione Europea.


Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor

Due ruote: il mezzo sempre più versatile ed economico

Due ruote: il mezzo sempre più versatile ed economico

di Mariano Roman, presidente di ANCMA

Nonostante le difficoltà di lettura del dato statistico, causate dai rimbalzi tecnici legati alla fine dell’omologazione Euro 5 che hanno caratterizzato la prima metà del 2025, nel complesso il mercato delle due ruote a motore mostra un buon andamento, registrando una crescita del 15%.

Le prospettive, tuttavia, restano strettamente legate all’evoluzione del contesto macroeconomico: la durata dell’attuale clima di incertezza, insieme alle ricadute del costo dell’energia e dei carburanti e, più in generale, dell’inflazione, potrebbe incidere sulla capacità di spesa dei consumatori. In questo scenario, appare fondamentale un deciso allentamento delle tensioni geopolitiche per salvaguardare i livelli di consumo.

A fronte di queste criticità, prevale comunque un cauto ottimismo. Le due ruote si confermano infatti come la modalità di trasporto più economica e versatile, qualità che le rendono particolarmente competitive in contesti incerti come quello attuale.

 


Mariano Roman presidente di ANCMA – Foto da ufficio stampa ANCMA

Transpotec Logitec e NME: Milano capitale dei trasporti

Transpotec Logitec e NME: Milano capitale dei trasporti

Transpotec Logitec e NME riportano al centro del dibattito italiano un tema che spesso viene trattato solo in chiave emergenziale: il trasporto non è un servizio accessorio, ma una delle infrastrutture decisive per la tenuta economica del Paese. Dal 13 al 16 maggio, Fiera Milano ospiterà in contemporanea Transpotec Logitec, dedicata a logistica e autotrasporto, e NME-Next Mobility Exhibition, focalizzata sulla mobilità collettiva delle persone. Due manifestazioni distinte, ma sempre più legate da una visione comune: costruire un sistema dei trasporti più efficiente, sostenibile, competitivo e tecnologicamente avanzato.

Il dato di partenza è già significativo: oltre 500 espositori distribuiti su 6 padiglioni, con imprese, istituzioni, costruttori, operatori della filiera, associazioni e stakeholder chiamati a confrontarsi su un settore attraversato da trasformazioni profonde. La logistica deve misurarsi con tensioni geopolitiche, crisi energetiche, supply chain più fragili e nuove esigenze di resilienza. La mobilità collettiva, invece, è chiamata a rinnovare flotte, infrastrutture e servizi in un Paese dove l’auto privata continua ad avere un peso dominante negli spostamenti quotidiani.  

 

Il trasporto come questione industriale

Il valore strategico della logistica non è più discutibile. In Italia il comparto rappresenta circa il 9% del PIL, mentre la sola contract logistics ha raggiunto nel 2025 un valore di 112,4 miliardi di euro secondo l’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano. Sono numeri che raccontano una trasformazione chiara: la logistica non è soltanto movimentazione di merci, ma una leva competitiva per imprese, distretti produttivi e territori.

In questo scenario la Lombardia conferma un ruolo centrale, concentrando il 22% del valore aggiunto del settore e il 18% delle imprese attive in Italia, con oltre 261.000 addetti. Milano, in particolare, diventa il baricentro di un ecosistema avanzato, dove trasporto, industria, commercio, distribuzione urbana e collegamenti internazionali si intrecciano in modo sempre più stretto.

Ed è proprio qui che Transpotec Logitec assume una funzione che va oltre la semplice esposizione fieristica. La manifestazione si propone come piattaforma di sistema, un luogo in cui il mercato può misurare concretamente le risposte disponibili: mezzi, carburanti, tecnologie digitali, soluzioni per la gestione delle flotte, componentistica, aftermarket, servizi e modelli organizzativi.

 

Neutralità tecnologica e rinnovo dei mezzi

Uno degli aspetti più rilevanti di Transpotec Logitec è la scelta di rappresentare il mercato nella sua complessità, senza ridurre la transizione a una sola soluzione. Il settore dell’autotrasporto vive infatti una fase delicata, nella quale sostenibilità e competitività devono procedere insieme. Per questo la manifestazione darà spazio alla neutralità tecnologica, con proposte che vanno dal diesel di ultima generazione al gas naturale, dall’elettrico ai biocarburanti, fino all’idrogeno.  

È una scelta importante, perché difende una prospettiva realistica: la decarbonizzazione del trasporto merci non può essere affrontata con slogan o semplificazioni. Le imprese devono poter valutare tecnologie diverse in base a missioni operative, percorrenze, carichi, infrastrutture disponibili e sostenibilità economica degli investimenti. In un comparto fatto anche di piccole e medie imprese, la transizione deve essere accompagnata, non imposta senza strumenti adeguati.

La presenza dei principali costruttori europei di veicoli industriali, da DAF a Ford Trucks, da Iveco a MAN, da Mercedes-Benz Trucks a Renault Trucks, Scania e Volvo Trucks, conferma il peso della manifestazione. Accanto ai truck, ampio spazio sarà riservato a rimorchi, semirimorchi, allestimenti, veicoli commerciali leggeri e soluzioni per il trasporto a temperatura controllata, segmento sempre più importante per filiere sensibili come alimentare e farmaceutica.

 

La logistica non può fermarsi

La forza della logistica emerge soprattutto quando il contesto internazionale diventa instabile. Le tensioni lungo rotte strategiche, i conflitti, l’aumento dei costi del cargo aereo e la ridefinizione degli equilibri commerciali globali impongono alle filiere una capacità di adattamento molto più alta rispetto al passato. La continuità dei flussi non è più un elemento scontato: va progettata, protetta e resa resiliente.

Per questo l’area Logitec assume un ruolo centrale all’interno di Transpotec Logitec. Con oltre 100 aziende del settore, molte alla prima partecipazione, il progetto si presenta come un ecosistema dedicato a supply chain, distribuzione urbana, intermodalità, automazione e digitalizzazione. Qui il confronto non riguarda soltanto i mezzi, ma l’intera architettura del trasporto moderno: magazzini, nodi logistici, ultimo miglio, gestione dei dati, integrazione tra modalità diverse e rapporto tra committenza e operatori.

La logistica, in altre parole, diventa una questione di sistema. E il settore ha bisogno di luoghi in cui le sue criticità vengano affrontate non come problemi isolati, ma come parti di un’unica rete produttiva. È anche questo il valore di una manifestazione come Transpotec Logitec: dare visibilità a un comparto che lavora spesso lontano dai riflettori, ma che rende possibile la vita quotidiana di imprese e cittadini.

 

NME e la nuova mobilità collettiva

In parallelo, NME-Next Mobility Exhibition mette al centro il trasporto collettivo delle persone, un settore chiamato a una trasformazione altrettanto profonda. Il punto di partenza è noto: in Italia l’auto privata resta dominante, con 701 veicoli ogni 1.000 abitanti e una quota di spostamenti coperta dall’automobile stimata intorno al 60-65%, mentre il trasporto pubblico locale si ferma all’8-9%.  

Questo dato non va letto contro l’auto, che resta uno strumento fondamentale di libertà individuale, soprattutto in un Paese con territori molto diversi tra loro e aree non sempre servite in modo adeguato. Ma indica una necessità chiara: rafforzare il trasporto collettivo dove può essere realmente competitivo, integrandolo con mobilità condivisa, servizi digitali e infrastrutture più efficienti.

NME nasce esattamente con questa funzione: mostrare come il trasporto pubblico e collettivo possa evolvere attraverso elettrificazione, digitalizzazione, bigliettazione elettronica, gestione avanzata dei dati, automazione, infrastrutture intelligenti e nuovi modelli di servizio. Tra i costruttori presenti figurano realtà come BYD, Irizar e-mobility, Iveco Bus, Karsan, MAN Truck & Bus Italia, Menarini, Solaris Bus & Coach e Yutong, con autobus elettrici di diversi segmenti e diverse anteprime.  

 

Dall’elettrico al MaaS, il futuro passa dall’integrazione

La mobilità collettiva del futuro non sarà definita soltanto dal tipo di alimentazione dei mezzi. L’elettrico avrà un ruolo rilevante, ma il cambiamento passa anche da piattaforme digitali, manutenzione predittiva, gestione intelligente delle flotte e servizi più semplici da usare per il cittadino.

In questo senso, NME guarda alla mobilità come a un ecosistema. Trasporto pubblico, sharing mobility, mobilità dolce e Mobility as a Service possono integrarsi in un’unica esperienza di viaggio, rendendo più accessibili gli spostamenti urbani e interurbani. È una prospettiva che richiede investimenti, regole, competenze e una forte collaborazione tra industria e istituzioni.

Anche la guida autonoma rientra in questo orizzonte, soprattutto per applicazioni come navette di primo e ultimo miglio, servizi automatizzati in ambito urbano e soluzioni intermodali. Non si tratta di immaginare scenari futuristici scollegati dalla realtà, ma di capire quali tecnologie possano già oggi preparare una mobilità più efficiente, sicura e sostenibile.

 

Il nodo del lavoro: mancano autisti e competenze

Tra i temi più urgenti del palinsesto convegnistico c’è quello del lavoro. Transpotec Logitec e NME proporranno oltre 50 appuntamenti in quattro giorni, con un focus rilevante su politiche pubbliche, industria, filiere e competenze. La carenza di conducenti professionali è una delle criticità più serie: in Europa mancano già oltre 500.000 autisti, con il rischio di superare il milione di posti scoperti nei prossimi tre-cinque anni. In Italia il gap è stimato tra 20.000 e 25.000 conducenti, mentre nel trasporto pubblico di persone mancano circa 12.000 autisti.  

È un problema che non può essere liquidato come semplice difficoltà di reclutamento. Dietro questi numeri ci sono il ricambio generazionale, l’attrattività delle professioni, la formazione tecnica, la qualità del lavoro, la sicurezza, la conciliazione dei tempi e la percezione sociale di mestieri essenziali ma spesso poco valorizzati.

Le iniziative dedicate agli studenti, alla formazione e all’inclusione vanno quindi nella direzione giusta. La transizione dei trasporti non sarà solo energetica o digitale: sarà anche umana. Senza nuove competenze e senza professionisti preparati, mezzi più evoluti e infrastrutture più moderne rischiano di non bastare.

Un settore da difendere, non da semplificareIl valore di Transpotec Logitec e NME sta anche nella capacità di restituire complessità a un settore spesso raccontato per contrapposizioni: elettrico contro termico, auto privata contro trasporto pubblico, sostenibilità contro competitività. La realtà è più articolata. Il sistema dei trasporti deve ridurre emissioni, aumentare efficienza, migliorare sicurezza e sostenere le imprese, ma senza perdere di vista la concretezza operativa.

 

Difendere il settore

Difendere il settore significa riconoscerne il peso industriale e sociale. Significa anche evitare che la transizione venga vissuta come una penalizzazione per chi lavora ogni giorno su strada, nei depositi, nei magazzini, nelle officine, nelle aziende di trasporto e nelle amministrazioni locali. Innovare è necessario, ma deve avvenire con strumenti adeguati, investimenti sostenibili e politiche pubbliche coerenti.

Fiera Milano, mettendo insieme merci e persone, logistica e mobilità collettiva, industria e istituzioni, propone una lettura utile: il futuro dei trasporti non si costruisce per compartimenti stagni. Si costruisce collegando filiere, tecnologie, competenze e territori. Ed è proprio da questa integrazione che può nascere un modello più solido, capace di accompagnare il Paese nelle sfide dei prossimi anni.

 


Foto da ufficio stampa Transpotec