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Fiscalità e quote UE di elettrico: ecco le preoccupazioni del settore

Fiscalità e quote UE di elettrico: ecco le preoccupazioni del settore
di Italo Folonari, presidente di ANIASA
 
L’avanzata della mobilità a noleggio nel nostro Paese è ormai un trend strutturale che comporta effetti positivi per l’industria automotive, la sicurezza delle strade e la riduzione delle emissioni grazie a un rinnovo della propria flotta decisamente più veloce della media nazionale (circa 4 anni vs oltre 13 anni).
 
Il contesto fiscale continua a penalizzare le aziende clienti del settore, frenando lo sviluppo e gli investimenti. Auspichiamo che nel 2026 si intervenga finalmente sulla fiscalità dell’auto aziendale: l’appuntamento è l’attuazione della Legge Delega per la riforma tributaria che prevede proprio la revisione dei costi parzialmente deducibili per le imprese.

Auspichiamo parallelamente che nell’attuazione della riforma possa essere adottata l’aliquota IVA agevolata del 10% per i noleggi di
veicoli a breve termine con finalità turistiche e per i servizi di car sharing. 
Contestualmente sul settore grava oggi il possibile recepimento della proposta UE su quote obbligatorie di elettrico per le flotte aziendali e le società di noleggio: 45% delle immatricolazioni al 2030 e 80% al 2035%.

Un obbligo stringente, lontano dalle reali dinamiche di mercato, che potrebbe costringere gli operatori, soprattutto nel breve termine, a ridurre o rinviare ulteriormente il rinnovo delle flotte per via dei costi più elevati e delle difficoltà operative legate all’infrastruttura di ricarica.

Il risultato sarebbe paradossale: meno ricambio del parco auto, aumento dell’anzianità dei veicoli in flotta, forti criticità per il turismo nei centri minori che necessita del noleggio a breve termine, un pericoloso ritorno al rimborso chilometrico con veicoli datati e possibili forme di evasione fiscale. Di fatto, un rallentamento concreto del percorso di decarbonizzazione.

 
 

Foto da ufficio stampa ANIASA