Omoda & Jaecoo: il parcheggio remoto supera il test

Omoda & Jaecoo: il parcheggio remoto supera il test

Omoda & Jaecoo VPD entra nel cuore di una delle situazioni più temute dagli automobilisti: il parcheggio. Spazi sempre più stretti, rampe anguste, garage affollati, ostacoli improvvisi e il timore di graffiare la carrozzeria sono ormai parte della vita quotidiana di chi guida, soprattutto nelle grandi città. Proprio su questo terreno il marchio del gruppo Chery ha scelto di mostrare il proprio sistema di assistenza al parcheggio remoto, presentandolo in test dal vivo durante il Chery International Business Summit.

Il VPD, acronimo di Valet Parking Driver, è una tecnologia pensata per consentire all’auto di uscire da uno stallo, raggiungere l’utente o parcheggiarsi autonomamente in aree dedicate. Non si tratta di guida autonoma libera, né di una funzione da utilizzare su strada pubblica, ma di un’assistenza avanzata per contesti controllati, come parcheggi chiusi e aree private. È un dettaglio importante, perché il settore automotive sta vivendo una fase delicata: l’innovazione corre veloce, ma deve sempre restare dentro un perimetro chiaro di sicurezza, responsabilità e uso corretto.

 

Come funziona il sistema VPD

Durante la dimostrazione, il sistema VPD di Omoda & Jaecoo ha lavorato su due funzioni principali: il richiamo remoto del veicolo e il parcheggio automatico. Nel primo caso, con un comando, l’auto può uscire autonomamente dallo spazio in cui si trova e raggiungere una posizione prestabilita. Nel secondo, il veicolo può cercare uno stallo disponibile e completare la manovra senza intervento diretto del conducente.

Il test è stato costruito su scenari complessi: parcheggi bloccati, spazi molto stretti, manovre in aree senza uscita, ricerca dinamica di un posto libero ed evitamento degli ostacoli. Secondo quanto comunicato dal marchio, il veicolo ha pianificato il percorso, gestito le interferenze e completato le operazioni con precisione, mostrando una fluidità superiore rispetto alla guida manuale in condizioni particolarmente difficili.

La parte più significativa è stata il confronto tra uomo e macchina. Le prove hanno valutato tempo di esecuzione, numero di correzioni e qualità finale del parcheggio. Il sistema VPD avrebbe completato le manovre con maggiore continuità, riducendo le correzioni e ottimizzando lo spazio. È un risultato che va letto con attenzione: non significa che l’auto sostituisca il conducente in ogni situazione, ma che l’elettronica può diventare un alleato concreto nei contesti ripetitivi e ad alto rischio di piccoli urti.

 

Perché il parcheggio intelligente conta davvero

Il parcheggio è spesso considerato un tema secondario, quasi banale. In realtà rappresenta una delle principali fonti di stress alla guida. È anche uno dei momenti in cui si verificano più danni lievi alla carrozzeria: paraurti segnati, cerchi graffiati, portiere troppo vicine, manovre interrotte da pedoni o altri veicoli. In questo senso, una tecnologia come il parcheggio remoto VPD non è solo un gadget per stupire, ma una risposta a un’esigenza concreta.

Il settore auto viene spesso criticato quando introduce funzioni digitali percepite come superflue. Eppure, in questo caso, la direzione appare coerente con l’evoluzione della mobilità urbana. Le città diventano più dense, i parcheggi non crescono allo stesso ritmo del parco circolante e gli automobilisti chiedono vetture più sicure, semplici da usare e capaci di ridurre gli errori nelle manovre quotidiane.

La sfida, però, non è soltanto tecnologica. È anche culturale. Un sistema di assistenza alla guida deve essere compreso, usato nel modo corretto e comunicato senza creare false aspettative. La nota del costruttore è chiara: il VPD è destinato esclusivamente ai parcheggi chiusi e non può essere utilizzato su strade pubbliche. Il conducente deve inoltre mantenere attenzione sull’ambiente circostante ed essere pronto a riprendere il controllo quando necessario.

 

La strategia globale di Omoda & Jaecoo

Il debutto del VPD si inserisce in un momento di forte espansione per Omoda & Jaecoo. Il marchio, parte del gruppo Chery, ha superato il traguardo di 1 milione di unità globali e punta a raggiungere 1 milione di vendite l’anno entro il 2027. Reuters ha riportato che Chery guarda con decisione all’Europa e che i brand Omoda e Jaecoo, lanciati nel 2023, hanno venduto 380.000 veicoli con l’obiettivo di arrivare a 1 milione nel 2027.  

La crescita europea è un passaggio decisivo. In Italia, dove il mercato guarda con curiosità ma anche con prudenza ai nuovi costruttori cinesi, tecnologie come il VPD possono diventare un elemento distintivo. Non basta più proporre un prezzo competitivo: servono contenuti, assistenza, rete, affidabilità percepita e una visione credibile di lungo periodo.

Il principio dichiarato da Chery, “In somewhere, for somewhere”, va proprio in questa direzione: essere presenti nei mercati locali per sviluppare prodotti e soluzioni adatti alle esigenze di quei territori. Per l’Italia, questo significa confrontarsi con città storiche, parcheggi complessi, strade strette, garage condominiali e automobilisti molto attenti al rapporto tra tecnologia e praticità.

Il punto vero, allora, non è chiedersi se il parcheggio automatico sia spettacolare. Lo è. La domanda più interessante è un’altra: quanto può migliorare davvero l’esperienza d’uso quotidiana? Se sistemi come il VPD riusciranno a funzionare con continuità, semplicità e sicurezza, potranno contribuire a rendere l’auto meno stressante, soprattutto per chi vive la mobilità urbana come una necessità e non come un piacere.

Il settore automotive ha bisogno anche di questo: non solo potenza, autonomia o design, ma tecnologie che risolvano piccoli problemi reali. Il parcheggio è uno di questi. E il test di Omoda & Jaecoo dimostra che l’assistenza intelligente può diventare una parte sempre più concreta dell’esperienza di guida, a patto che l’innovazione resti al servizio dell’utente e non si trasformi in una promessa eccessiva.

 


Foto da ufficio stampa OMODA

L’auto in Italia: attesa per le misure a sostegno dell’industria

Immatricolazioni in Europa: cinesi sempre più presenti, elettriche ok (eccetto l'Italia)

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 
Ad aprile il mercato italiano dell’auto mantiene una dinamica positiva, segnando un rialzo a doppia cifra (+11,6%). Il risultato beneficia anche di un giorno lavorativo in più rispetto allo stesso mese del 2025 (21 giorni contro 20).A fronte del trend registrato del primo quadrimestre 2026, abbiamo rivisto al rialzo le previsioni di chiusura d’anno: il mercato potrebbe puntare verso il 10% di volumi in più
rispetto ai volumi del 2025
. A sostenere la domanda nel mese sono principalmente i privati, unico canale in crescita a doppia cifra, che rappresentano quasi il 50% del totale immatricolato ad aprile.

Sul fronte delle alimentazioni, prosegue la crescita delle vetture elettriche (BEV), che raggiungono una quota dell’8,5% ad aprile, mentre le ibride plug-in (PHEV) si avvicinano alla soglia del 10%.

In questo contesto, auspichiamo che le misure a supporto dell’industria annunciate qualche mese fa dal MIMIT nell’ambito del Fondo Automotive possano presto entrare in vigore grazie ad una rapida approvazione del relativo DPCM. E’ fondamentale, infatti,
rendere finalmente operative le risorse destinate alle imprese per facilitare gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, più che mai necessari in questa fase di transizione energetica.
 
 
Foto da ufficio stampa ANFIA


L’auto in Italia: elettriche in crescita, serve un piano d’azione

Crisi di Hormuz e carburanti alle stelle: si applichi la clausola di salvaguardia nazionale

di Fabio Pressi, presidente di Motus-E

 
Il recupero dell’Italia sulle immatricolazioni elettriche è un segnale positivo, ma per avvicinarsi concretamente al gruppo di testa dell’Europa serve un piano d’azione circostanziato. I risultati degli altri principali mercati europei sono frutto di una strategia organica e coerente, che vede in campo incentivi chiari in grado di aiutare famiglie e imprese a orientarsi verso la mobilità elettrica.

Una pianificazione che risulta ancor più efficace in un momento in cui l’elettrico è guardato con grande attenzione da automobilisti e fleet manager per mettersi al riparo dai riflessi degli shock petroliferi, anche grazie alla crescente disponibilità di modelli entry level ideali per un mercato come quello italiano.

Mai come in questa fase sarebbe quindi indispensabile per l’Italia mettere a punto un piano d’azione strutturale per colmare il gap sull’elettrico e riacquisire una posizione centrale nel mercato europeo, partendo da una profonda revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, in grado di stimolare a cascata anche il promettente mercato delle auto elettriche usate.

Mobilità elettrica e rinnovabili sono due facce della stessa medaglia: investire su entrambe significa costruire una vera sovranità energetica per il Paese.

 
 
Foto da ufficio stampa Motus-E


Italiani e auto elettriche: il 54% ci guarda, ma il caro vita frena il mercato

Italiani e auto elettriche: il 54% ci guarda, ma il caro vita frena il mercato

La transizione elettrica nel mercato italiano continua il proprio percorso, anche se a una velocità inferiore rispetto alle aspettative iniziali. Gli automobilisti sembrano muoversi in una fase di equilibrio delicato tra desiderio di innovazione, sostenibilità e necessità di contenere le spese. È questo il quadro che emerge dal Global Automotive Consumer Study 2026di Deloitte, ricerca condotta su oltre 28 mila consumatori in 27 Paesi, che fotografa le intenzioni di acquisto e le priorità degli automobilisti.

Nel caso italiano, i dati raccontano un consumatore sempre più interessato all’elettrificazione, ma ancora fortemente influenzato dal contesto economico. Il 54% degli italiani dichiara infatti di voler acquistare un’auto elettrica o elettrificata come prossimo veicolo, segnale di una sensibilità crescente verso tecnologie a basse emissioni e costi di utilizzo potenzialmente più contenuti.

Allo stesso tempo, cresce leggermente anche l’interesse verso motorizzazioni benzina e Diesel, complice il caro vita e una maggiore prudenza nelle decisioni di spesa. Una situazione che mostra come la transizione non sia soltanto una questione tecnologica, ma soprattutto economica e culturale.

 

Prezzo e qualità guidano le scelte degli italiani

Nel mercato automotive italiano, il fattore economico continua a pesare più di ogni altro elemento. La ricerca Deloitte evidenzia che la maggioranza dei consumatori non vuole superare i 50 mila euro per l’acquisto della prossima vettura.

Entrando nel dettaglio, l’8% degli italiani punta a spendere meno di 10 mila euro, mentre il 17% valuta una fascia compresa tra 10 e 15 mila euro. La quota più consistente degli intervistati, pari al 37%, considera accettabile un investimento compreso tra i 15 e i 30 mila euro. Solo il 23% si orienta verso vetture tra i 30 e i 50 mila euro. Questi numeri raccontano una realtà chiara: il mercato italiano resta fortemente legato al rapporto tra qualità e prezzo, con una domanda orientata verso prodotti accessibili e concreti.

In questo scenario, le case automobilistiche devono affrontare una doppia sfida. Da una parte sviluppare modelli sempre più efficienti e tecnologici; dall’altra riuscire a proporre listini compatibili con le possibilità economiche delle famiglie. L’elettrificazione, infatti, non può essere percepita come un lusso o una scelta per pochi. Il rischio, altrimenti, è che una parte del mercato rimanga ancorata a modelli tradizionali, rallentando ulteriormente il processo di trasformazione.

 

Elettrico e risparmio: perché cresce l’interesse

Chi guarda a una vettura elettrica lo fa principalmente per due motivazioni. La prima è la possibilità di ridurre i costi di carburante, indicata dal 36% degli intervistati. La seconda riguarda la preoccupazione ambientale, anch’essa al 36%. L’interesse verso l’auto elettrica appare quindi sempre più pragmatico. Non si tratta soltanto di una scelta ideologica, ma di una valutazione concreta che tiene conto delle spese quotidiane e della gestione complessiva del veicolo. La crescente diffusione di modelli elettrificati, unita all’arrivo di prodotti più competitivi sul piano economico, potrebbe contribuire a consolidare questa tendenza. Tuttavia, restano alcuni elementi che continuano a generare dubbi.

Se le paure legate all’autonomia e ai tempi di ricarica sembrano diminuire rispetto agli anni passati, emerge invece una nuova attenzione verso la gestione delle batterie e il loro ciclo di vita. Per molti consumatori, infatti, la durata nel tempo e il valore residuo del veicolo rappresentano aspetti decisivi. La questione della sostituzione delle batterie o della loro eventuale svalutazione rimane un tema centrale nel dibattito sulla mobilità elettrica.

 

Ricarica domestica preferita, ma non per tutti accessibile

Quando si parla di elettrico, il tema delle infrastrutture resta inevitabilmente centrale. Gli italiani mostrano una preferenza netta per la ricarica domestica, considerata la soluzione più pratica e conveniente. Secondo Deloitte, il 55% degli intervistati indica la casa come luogo ideale per ricaricare il veicolo. Tuttavia, la realtà infrastrutturale presenta ancora limiti significativi: il 54% degli italiani non ha la possibilità concreta di accedere a una ricarica privata. Solo il 34% dispone infatti di una colonnina domestica. Questo elemento contribuisce a spiegare perché la diffusione dell’auto elettrica proceda ancora con gradualità.

La ricarica pubblica rappresenta l’alternativa principale per il 32% degli intervistati, mentre cresce lentamente anche la ricarica sul luogo di lavoro, scelta dal 13%. Tra le soluzioni pubbliche, vengono preferite le stazioni dedicate ai veicoli elettrici, seguite dalle tradizionali aree di servizio dotate di caricatori e dai parcheggi attrezzati.Anche in questo caso il prezzo resta un elemento determinante. L’86% degli italiani considera il costo della ricarica il fattore principale nella scelta del servizio, mentre il pagamento tramite carta rimane il metodo preferito. Questa tendenza evidenzia come gli utenti chiedano sistemi semplici, trasparenti e immediatamente comprensibili, senza complessità tariffarie.

 

Brand, concessionarie e nuove abitudini di acquisto

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il rapporto degli italiani con i marchi automobilistici. Solo il 30% degli intervistati resta fedele alla stessa casa automobilistica, mentre il 60% dichiara di aver cambiato brand rispetto all’auto precedente. È un dato che fotografa un mercato sempre meno legato alla tradizione e sempre più aperto alla sperimentazione. Inoltre, quasi la metà dei consumatori non considera rilevante la nazionalità del costruttore. Questo significa che la competizione si gioca sempre più sul prodotto e meno sull’origine geografica del marchio.

Le nuove generazioni risultano maggiormente aperte ai produttori stranieri, mentre le fasce d’età più mature mostrano una posizione più neutrale. Parallelamente cambia anche il modo di acquistare un’auto. Cresce la predisposizione verso il digitale: il 45% degli italiani si dichiara interessato all’acquisto online direttamente dal produttore. Nonostante ciò, la concessionaria resta il riferimento principale per il 60% degli automobilisti. La possibilità di vedere l’auto dal vivo, confrontarsi con un consulente e valutare fisicamente il prodotto continua ad avere un peso importante.

I siti ufficiali dei costruttori e quelli dei concessionari rimangono le principali fonti informative, mentre social media e influencer mantengono ancora un ruolo limitato nel processo decisionale.

 

Intelligenza artificiale e connettività: cresce la curiosità

La trasformazione dell’auto non riguarda soltanto la motorizzazione. Sempre più automobilisti guardano alle funzionalità digitali come parte integrante dell’esperienza di guida. In Italia, il 40% degli intervistati si dice interessato agli optional abilitati dall’intelligenza artificiale, un dato superiore alla media europea. Le tecnologie che raccolgono maggiore consenso sono quelle orientate alla sicurezza. I servizi di tracciamento antifurto, l’assistenza automatica in caso di emergenza e il rilevamento di pedoni o veicoli rappresentano le funzionalità più richieste. Questo approccio conferma una tendenza precisa: la tecnologia piace quando porta un vantaggio concreto e tangibile.

La connettività, infatti, non viene più vista solo come elemento di intrattenimento, ma come un supporto alla sicurezza e alla gestione intelligente dell’auto. In un mercato che evolve rapidamente, il valore percepito delle funzionalità digitali potrebbe diventare sempre più rilevante nella scelta del veicolo.La sfida per il settore automotive sarà quella di integrare innovazione, semplicità e accessibilità economica. Un equilibrio che potrebbe determinare il ritmo reale della transizione verso una mobilità diversa.

 


Foto da ufficio stampa Deloitte

Giornata Europea della Sicurezza Stradale: serve un impegno collettivo

Sicurezza stradale: una strategia integrata per ridurre l'incidentalità

di Toni Purcaro,  presidente di DEKRA Italia

 
In occasione della Giornata Europea dedicata alla Sicurezza Stradale, che è stata celebrata il 6 maggio, è fondamentale fermarsi a riflettere su quanto la tutela della vita sulle nostre strade rappresenti una responsabilità condivisa, che riguarda ciascuno di noi. La sicurezza non dipende soltanto dal rispetto delle regole, ma anche dalla capacità di costruire una vera cultura della prevenzione, fondata su educazione, consapevolezza e innovazione.

Oggi disponiamo di tecnologie sempre più avanzate, di sistemi di assistenza alla guida e di strumenti capaci di rendere la mobilità più sicura ed efficiente, ma nessuna innovazione può sostituire il valore del comportamento umano, dell’attenzione e del senso di responsabilità. Per questo è necessario continuare a investire nella formazione dei conducenti, nella manutenzione delle infrastrutture e nella diffusione di una cultura della sicurezza che parta dalle scuole e coinvolga cittadini, imprese e istituzioni.

Come DEKRA Italia crediamo che la sicurezza stradale debba essere considerata un obiettivo strategico e sociale, non solo normativo. Ridurre gli incidenti significa proteggere vite, famiglie e comunità intere. Significa anche promuovere una mobilità più sostenibile, moderna e inclusiva, capace di mettere al centro le persone. La Giornata Europea sulla Sicurezza Stradale deve quindi rappresentare non solo un momento simbolico, ma un’occasione concreta per rafforzare l’impegno collettivo verso strade più sicure per tutti.

 
 

Toni Purcaro, Presidente e AD DEKRA Italia – Foto da ufficio stampa DEKRA

L’auto in Italia: manca la fiducia, acquisti posticipati

Roma, ZTL a pagamento per le auto elettriche: un vero disincentivo alla transizione

di Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE

Il mercato italiano dell’auto si muove, ma resta prigioniero della fragilità del contesto: senza un quadro stabile e prevedibile, la domanda si sospende. Oggi il vero nodo è la fiducia: famiglie e imprese rinviano le decisioni perché il quadro cambia più velocemente delle loro certezze.

Servono scelte strutturali e urgenti per riformare la fiscalità in chiave “green” – detraibilità IVA, deducibilità dei costi, periodo di ammortamento – con un approccio graduale ma concreto, che parta subito dalla leva più efficace, la deducibilità, per rinnovare le flotte e accelerare davvero l’adozione di veicoli a zero e bassissime emissioni. La fiscalità dell’auto aziendale poggia ancora su un’impostazione costruita in un contesto ormai datato e molto diverso da quello attuale: un’architettura che non riflette più né l’evoluzione del mercato, né gli obiettivi della transizione.

Aggiornarla oggi non è solo opportuno, è necessario. È il momento che le istituzioni trasformino questo tema in una priorità concreta e non più rinviabile, e l’opportunità offerta dalla Delega Fiscale, in scadenza a fine agosto, è un’occasione imperdibile per concretizzare
queste modifiche.

 
 
Foto da ufficio stampa UNRAE


Auto cinese inarrestabile: una minaccia, ma anche un’opportunità

Auto cinese inarrestabile: una minaccia, ma anche un'opportunità
di Emanuele Cordone, Partner Automotive Industrial di AlixPartners 
 
Il dato sulla crescita dei brand cinesi in Italia è il sintomo di un fenomeno strutturale: la torta non cresce, cambiano le quote. E non si tratta più solo dei costruttori. In Europa stanno arrivando anche i fornitori cinesi, abituati a operare in patria sotto una pressione di prezzo estrema e con un modello operativo super-lean che fa dell’AI una leva di accelerazione dello sviluppo prodotto: tra il 2022 e il 2028 sono annunciati 19 nuovi stabilimenti di fornitori cinesi in Europa, a fronte di una riduzione di 36 impianti tra i fornitori europei.
 
È certamente una minaccia, ma anche un’opportunità di riconversione di capacità non utilizzata, che può passare sotto nuova proprietà e compiere un salto tecnologico. Non si tratta solo di fabbriche di batterie, ma anche elettronica, chassis, pneumatici. L’ambizione europea di poter recuperare il terreno perso per alcuni componenti e tecnologie attraverso un Industrial Acceleration Act con principi anche condivisibili, ma senza un adeguato supporto resta una pia illusione: i cinesi – che non peccano per lentezza – hanno ricevuto sussidi e contributi pubblici per oltre 220 miliardi di dollari e hanno costruito il loro attuale vantaggio in 15 anni. Pensare di recuperare in qualche mese, con la velocità cinese in ulteriore aumento e senza massicci sostegni finanziari, è semplicemente irrealistico.
 

Bosch accelera sulla guida autonoma: Livello 3 protagonista ad Auto China

Bosch accelera sulla guida autonoma: Livello 3 protagonista ad Auto China

Bosch guida autonoma Livello 3 è una delle combinazioni chiave che stanno caratterizzando il presente e il futuro dell’industria automotive. Ad Auto China 2026, il colosso tedesco ha scelto di mostrare non soltanto la propria crescita economica nel mercato cinese, ma soprattutto la direzione strategica verso cui si sta muovendo la mobilità globale: software, intelligenza artificiale, sistemi di assistenza avanzata e integrazione tra hardware e cloud.

Il contesto non è casuale. La Cina continua a rappresentare il motore dell’automotive mondiale, con oltre un terzo della produzione globale di veicoli. In questo scenario Bosch conferma un ruolo centrale come partner tecnologico per i costruttori, registrando nel 2025 una crescita del fatturato del settore Mobility del 4,9%, fino a raggiungere 122,3 miliardi di yuan, equivalenti a circa 15,1 miliardi di euro.

Un dato che va oltre la dimensione finanziaria. Più della metà delle vendite Bosch in Cina arriva infatti dai costruttori automobilistici locali, segnale di un radicamento sempre più forte in un mercato altamente competitivo e orientato all’innovazione.

 

Bosch e la sfida della guida autonoma

La guida assistita non è più soltanto un elemento premium riservato a pochi modelli di fascia alta. In Cina, circa due terzi delle nuove auto vendute nel 2025 sono equipaggiate con sistemi di Livello 2, dimostrando come il mercato stia accelerando verso forme di automazione sempre più avanzate. Bosch ha deciso di spingersi oltre. Dal marzo 2026, l’azienda è autorizzata a testare veicoli con funzioni di guida autonoma Livello 3 in condizioni reali nella città di Wuxi. Si tratta di un passaggio cruciale, perché il Livello 3 modifica radicalmente il rapporto tra guidatore e veicolo.

Con i sistemi di Livello 2, il conducente resta sempre responsabile della guida, pur beneficiando di supporti elettronici per sterzo, frenata e accelerazione. Con il Livello 3, invece, la responsabilità passa temporaneamente al veicolo in situazioni specifiche, consentendo al conducente di togliere le mani dal volante e distogliere lo sguardo dalla strada.

È un cambio di paradigma che apre nuove possibilità, soprattutto nei lunghi tragitti autostradali o nei contesti di traffico scorrevole. Bosch ha sviluppato una piattaforma in grado di operare fino a 120 km/h, funzionare con visibilità fino a 300 metri e gestire autonomamente i cambi di corsia. Secondo Markus Heyn, membro del Consiglio di Amministrazione Bosch e presidente di Bosch Mobility, il valore reale del Livello 3 non è solo tecnologico, ma esperienziale: l’auto diventa uno spazio in cui recuperare tempo, ridurre stress e aumentare comfort.

 

Sicurezza e intelligenza artificiale

L’elemento centrale nello sviluppo Bosch resta la sicurezza. La guida autonoma non può prescindere da ridondanza, controllo e capacità predittiva. Uno degli esempi più concreti mostrati ad Auto China è l’Autonomous Emergency Steering, un sistema che consente al veicolo di sterzare autonomamente per evitare ostacoli quando la frenata non è più sufficiente.

Il sistema interviene in situazioni critiche, come un pedone che attraversa improvvisamente o un veicolo che cambia corsia in modo inatteso. Bosch coordina freni, sterzo e propulsione tramite il Vehicle Motion Management, permettendo al veicolo di mantenere stabilità anche in condizioni di scarsa aderenza.

La rapidità di sviluppo è un altro elemento che distingue il gruppo tedesco. Bosch ha collaborato con un costruttore cinese per rendere pronta alla produzione questa tecnologia in appena 6 mesi, un tempo estremamente ridotto rispetto agli standard tradizionali del settore.

La chiave di questa accelerazione è l’intelligenza artificiale. Bosch dichiara di utilizzare AI in ogni componente software, integrandola con sistemi di sicurezza ridondanti. La filosofia è chiara: non basta sviluppare un algoritmo avanzato, serve un ecosistema capace di controllare ogni componente del veicolo.

 

Il peso strategico della Cina

La Cina rappresenta molto più di un mercato di sbocco. È diventata il laboratorio globale dell’innovazione automotive. Con 34,5 milioni di veicoli prodotti nel 2025, il Paese detta tempi e tendenze dell’intero settore. Bosch ha compreso che per restare competitiva deve adattare rapidamente i propri prodotti alle esigenze regionali.

Stefan Hartung, presidente del Consiglio di Amministrazione Bosch, ha sottolineato come la Cina sia un ambiente dinamico, in cui software e intelligenza artificiale cambiano il modo stesso di progettare le automobili. La presenza Bosch nel Paese è costruita su un modello di collaborazione continua con costruttori locali e internazionali. Questo approccio consente di accelerare lo sviluppo, ridurre i tempi di industrializzazione e adattare le tecnologie alle richieste specifiche del mercato. In un settore sempre più dominato da aggiornamenti software, architetture digitali e personalizzazione delle piattaforme, la velocità di risposta diventa un vantaggio competitivo.

 

Brake-by-wire e steer-by-wire

Tra le tecnologie che Bosch considera fondamentali per il futuro della mobilità ci sono i sistemi brake-by-wire e steer-by-wire. Questi sistemi eliminano il collegamento meccanico tradizionale, sostituendolo con segnali elettronici che trasmettono i comandi del guidatore. Nel caso del brake-by-wire, Bosch utilizza una configurazione con due dispositivi indipendenti: un nuovo attuatore frenante e un sistema ESP tradizionale. L’obiettivo è garantire sicurezza e affidabilità, semplificando al tempo stesso l’integrazione nelle piattaforme dei costruttori.

Bosch ha già firmato accordi con cinque costruttori automobilistici e prevede l’avvio della produzione di serie a partire dalla metà del 2026. Il sistema steer-by-wire, invece, modifica il rapporto tra volante e ruote senza collegamenti meccanici. Questo permette di adattare la risposta dello sterzo alle diverse situazioni di guida.

Durante le manovre di parcheggio, ad esempio, il sistema può aumentare comfort e precisione. Nella guida sportiva o su strade tortuose, invece, garantisce una risposta più diretta e reattiva. Secondo Bosch, i test svolti in Svezia hanno dimostrato la rapidità di intervento e la qualità del feedback trasmesso al conducente.

 

Bosch e la mobilità elettrica

Parallelamente alla guida autonoma, Bosch continua a investire nella mobilità elettrica. L’azienda ha già prodotto oltre 25 milioni di componenti destinati a sistemi elettrificati e prevede di consegnarne più di 7 milioni nel corso del 2026. Nel mercato cinese Bosch rifornisceoltre 30 costruttori, offrendo componenti per propulsione elettrica, inverter, sistemi di ricarica e architetture modulari.

Un esempio concreto è l’e-axle 6-in-1, una piattaforma integrata che riunisce motore elettrico, inverter, trasmissione, caricatore di bordo, convertitore DC/DC e distribuzione energetica. Questa soluzione consente di ridurre peso, spazio occupato e costi di produzione, favorendo una maggiore efficienza industriale. Bosch ha inoltre lavorato sull’ottimizzazione dei motori elettrici, riducendo le perdite di efficienza fino al 30%. Per i veicoli sportivi, la densità di potenza può arrivare fino a 16 kW/kg, mentre per le citycar l’uso di bobine in alluminio permette una riduzione di peso e costi.

 

Un futuro sempre più software-defined

Il messaggio che emerge da Auto China è chiaro: il futuro dell’automobile sarà sempre più definito dal software. Bosch punta a diventare uno dei principali protagonisti di questa trasformazione, integrando sensori, elettronica, intelligenza artificiale e cloud in un’unica architettura. La sfida non riguarda soltanto la tecnologia, ma la capacità di costruire sistemi affidabili e scalabili. La guida autonoma di Livello 3 rappresenta una fase intermedia tra assistenza avanzata e automazione completa, ma è anche uno dei passaggi più delicati.

Per il settore automotive significa ridefinire responsabilità, normative e abitudini di guida. Per Bosch significa consolidare un ruolo di partner tecnologico globale, capace di dialogare con costruttori cinesi, europei e americani. La Cina continuerà a essere il laboratorio principale di questa evoluzione, ma le soluzioni sviluppate potranno trovare applicazione anche in Europa e negli Stati Uniti.

Più che una semplice vetrina, Auto China 2026 ha mostrato come il settore stia entrando in una nuova fase. Una fase in cui il valore non sarà dato soltanto dal motore o dal design, ma dalla capacità dell’auto di comprendere il contesto, assistere il guidatore e prendere decisioni in modo intelligente.

 


 

Foto da ufficio stampa BOSCH

L’auto in Italia: le ultimissime da MIMIT e MASE, mentre in Europa…

L'ideologia "green" UE continua: pronti con l'ETS2

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 
Nonostante la “diminuzione del traffico” negli show room delle concessionarie per il ponte pasquale, le immatricolazioni ad aprile chiudono in territorio positivo, trascinate dal noleggio a breve termine e da una dose, ormai vitale, di auto-immatricolazioni. Riteniamo in larga parte legata all’ecobonus MASE la crescita del canale privati e il conseguente aumento delle immatricolazioni di auto elettriche e strutturale l’aumento delle ibride, di tutte le tipologie, per un progressivo interessamento degli automobilisti a queste tecnologie a fronte di una discreta varietà di offerta da parte di tutti i costruttori.
 
Proprio in tema di ecobonus 2025 dobbiamo aspettarci il progressivo aumento delle immatricolazioni a saturazione degli incentivi disponibili, grazie alla fluidificazione delle procedure impresse dal Ministero dell’Ambiente, che dovrebbero portare ad un più rapido rimborso dei voucher anticipati dai dealer centrando gli obiettivi della misura, non ultimo la chiusura entro il 30 giugno 2026.
 
In tema incentivi sollecitiamo il MIMIT a chiarire se l’ECOBONUS N1+N2 uscirà o meno, perché è evidente l’effetto di attesa che si è generato sul mercato che vede le immatricolazioni di veicoli commerciali in declino da mesi. Nel contesto delle iniziative assunte dal MASE per sbloccare l’impasse dei ritardi di rimborso, con ripercussioni negative sulle concessionarie, ritardi nell’immatricolazione delle auto e proteste da parte della clientela, apprezziamo gli sforzi della struttura ministeriale e di Sogei – anche a seguito delle tempestive segnalazioni da parte di Federauto – volti a semplificare i controlli, peraltro imposti dalle procedure PNRR dettate dall’Unione europea.
 
Sempre in ambito europeo, dove è in itinere il complesso dibattito sul cosiddetto Automotive Package, apprezziamo l’importante novità introdotta dal Count Emission Regulation, la normativa che fissa i criteri di calcolo delle emissioni di CO2 prodotte dai servizi di trasporto, che affida obbligatoriamente la misurazione dell’impatto di CO2 alla metodologia EN ISO Standard 14083:23, calcolando le emissioni secondo il criterio Well-to-Wheel (WtW), cioè dal pozzo alla ruota.

Questa è un’indicazione normativa estremamente positiva, che ci auguriamo possa indicare un segnale di cambio di rotta dell’Europa nei criteri da adottare per misurare l’impatto della CO2 dell’automotive per il quale è ancora prevista l’impiego dell’opinabile criterio Tank- to-Well (dal SERBATOIO alla ruota) che, escludendo dal calcolo delle emissioni tutta la fase di produzione e utilizzo del vettore energetico, finisce per favorire una sola tecnologia, quella elettrica, senza considerare il complessivo impatto ambientale.
 
Foto da ufficio stampa Federauto


Kimi Antonelli per la Fondazione ANT: quando la F1 diventa messaggio sociale

Kimi Antonelli per la Fondazione ANT: quando la F1 diventa messaggio sociale

Nel motorsport tutto si misura in decimi di secondo. La velocità, la strategia e la precisione sono elementi che possono cambiare il risultato di una gara. Ma esiste un momento in cui fermarsi diventa più importante che accelerare. È da questo concetto che nasce la nuova campagna di prevenzione oncologica promossa da Fondazione ANT Franco Pannuti ETS, che ha scelto come testimonial il giovane pilota bolognese Andrea Kimi Antonelli.

La scelta non appare casuale. Antonelli rappresenta una nuova generazione di sportivi, capaci di parlare a un pubblico giovane e trasversale, ben oltre il mondo della Formula 1. La campagna utilizza infatti un linguaggio immediato e vicino all’immaginario delle corse, trasformando il concetto di pit stop in una metafora della salute.

Il messaggio è semplice: anche chi corre ogni giorno ha bisogno di fermarsi per controllare che tutto sia in ordine. Prevenzione oncologica, il valore di un controllo anticipato. La prevenzione oncologica continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per intervenire precocemente e aumentare le possibilità di diagnosi tempestiva.

Nel dibattito pubblico si parla spesso di cure, ricerca e innovazione medica, ma il tema dei controlli periodici resta centrale. La diagnosi precoce permette infatti di individuare eventuali patologie in una fase iniziale, migliorando le prospettive terapeutiche.

Fondazione ANT, nata a Bologna nel 1978, porta avanti da anni un’attività che unisce assistenza domiciliare ai malati oncologici, ricerca clinica e programmi di prevenzione. Negli ultimi ventidue anni, la fondazione ha offerto gratuitamente oltre 314mila visite di diagnosi precoce in tutta Italia. Solo nel 2025, le visite effettuate hanno superato quota 26mila.

Le attività si concentrano soprattutto su controlli che riguardano patologie non sempre incluse negli screening regionali, come melanoma, tumori ginecologici, patologie della tiroide, del testicolo, della vescica e della mammella nelle fasce d’età più giovani.

In questo contesto, il coinvolgimento di una figura come Andrea Kimi Antonelli assume un significato preciso: parlare di salute utilizzando un linguaggio vicino alle nuove generazioni.

 

Andrea Kimi Antonelli, un volto giovane per un messaggio universale

“Andrea Kimi Antonelli,“Pilota italiano Mercedes-AMG Petronas Formula 1 Team” è uno dei nomi più promettenti del motorsport internazionale. Cresciuto nell’ambiente delle corse e protagonista di un percorso rapidissimo verso la Formula 1, rappresenta una figura capace di dialogare con un pubblico giovane. La campagna costruisce un parallelismo tra il pit stop e la prevenzione. Nelle competizioni automobilistiche, il pit stop non è soltanto una sosta: è un momento decisivo in cui si controlla ogni dettaglio per poter tornare in pista nelle migliori condizioni.

Trasportato nella vita quotidiana, questo concetto diventa un invito a dedicare tempo ai controlli medici. Il claim scelto per la campagna, “Il pit stop più importante è la prevenzione”, utilizza una metafora facilmente riconoscibile per spiegare l’importanza di fermarsi prima che sia troppo tardi. Antonelli ha aderito al progetto in modo pro bono, scegliendo di affiancare la fondazione per sensibilizzare sull’importanza dei controlli periodici.

Il giovane pilota ha sottolineato come, anche quando si vive “a mille all’ora”, sia fondamentale fermarsi per verificare che tutto sia in ordine. Un messaggio che acquista forza proprio perché arriva da un atleta abituato a vivere la velocità come parte integrante della propria professione.

 

Sport e salute, un linguaggio capace di coinvolgere

Il rapporto tra sport e sensibilizzazione sociale è sempre più forte. Gli atleti, grazie alla loro esposizione mediatica, diventano spesso punti di riferimento per campagne dedicate alla salute, alla sostenibilità o alla sicurezza. Nel caso di Andrea Kimi Antonelli, il legame con Bologna rappresenta un ulteriore elemento simbolico. La città emiliana è infatti il luogo che accomuna il pilota e Fondazione ANT.

Secondo la presidente della fondazione, Raffaella Pannuti, il coinvolgimento di Antonelli nasce dalla volontà di trovare un testimonial in grado di parlare a pubblici differenti e di rendere più accessibile il tema della prevenzione. La coincidenza tra l’acronimo ANT e la sigla utilizzata dal pilota nelle grafiche gara ha contribuito ad avvicinare le due realtà, ma il vero punto di contatto è stato il messaggio. La prevenzione, spesso percepita come un argomento distante o rimandabile, viene qui raccontata in modo più vicino alla vita quotidiana.

 

Una comunicazione pensata per raggiungere pubblici diversi

La campagna è stata sviluppata da BTREES e prodotta in collaborazione con Uovo Lab, con una pianificazione che comprende carta stampata, radio, social network e affissioni urbane. L’obiettivo è costruire una comunicazione capace di intercettare pubblici differenti, utilizzando codici visivi e linguaggi contemporanei. Parlare di salute attraverso il mondo delle corse permette di abbattere una barriera spesso presente nelle campagne di prevenzione: la distanza emotiva. Il motorsport diventa così uno strumento narrativo, in grado di rendere immediatamente comprensibile il concetto di controllo periodico.

Nel panorama della comunicazione sociale, il ricorso a testimonial sportivi rappresenta una strategia sempre più diffusa. La differenza, però, sta nella coerenza del messaggio. Nel caso di Antonelli, il riferimento al pit stop appare naturale e immediatamente riconoscibile.

 

Perché fermarsi può fare la differenza

La prevenzione non riguarda soltanto la medicina, ma anche la cultura. Molti controlli vengono ancora rimandati per mancanza di tempo, sottovalutazione o paura. Tuttavia, le campagne dedicate alla diagnosi precoce cercano proprio di modificare questo approccio. La metafora del pit stop racconta una verità semplice: fermarsi non significa rallentare, ma prendersi il tempo necessario per continuare il proprio percorso in sicurezza.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla costante ricerca di produttività, il messaggio lanciato dalla campagna ANT assume un valore particolare. Anche chi vive giornate intense, impegni e ritmi accelerati dovrebbe considerare la prevenzione come parte della propria routine. Per il pubblico più giovane, spesso meno incline ai controlli periodici, il coinvolgimento di un volto vicino al motorsport può contribuire a rendere il tema più accessibile.

Il valore della prevenzione non si misura solo nella capacità di individuare precocemente una patologia, ma anche nella consapevolezza che prendersi cura di sé rappresenta una scelta attiva.

 


Foto da ufficio stampa ANT